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The Outsider di Stephen King (Sperling & Kupfer, 2018) a cura di Elena Romanello

15 gennaio 2019

978882006623hig-250x380Estate nella tranquilla cittadina di Flint City in Oklahoma: il signor Ritz sta portando a spasso il suo cane quando si imbatte nel cadavere orrendamente martoriato e seviziato di un bambino di soli undici anni. La sua sarà la prima testimonianza che la polizia ascolterà in una concitata caccia all’uomo, perché chi ha commesso un delitto così efferato non può restare in giro libero, come decide il detective Ralph Anderson, sempre in cerca di giustizia per i colpevoli ma soprattutto per le vittime innocenti, questa volta più che altre volte.
I sospetti portano ad un uomo, Terry Maitland, padre, marito e insegnante tranquillo, allenatore di baseball dei bambini, insospettabile ma intorno al quale si serra una catena di odio e risentimento. Terry non era in città, era ad un incontro letterario a chilometri di distanza, ma nonostante questo viene arrestato in maniera spettacolare e non sarà l’ultimo colpo di scena, tra la voglia di vendetta di una cittadinanza indignata e poco accorta e la disperazione della sua adorata famiglia.
Ma presto la polizia si renderà conto di aver compiuto un errore, che ha e può avere conseguenze gravissime, mentre l’eco di un’antica leggenda metropolitana su un essere che può prendere qualsiasi forma prende piede e coinvolge anche Ralph Anderson, non soddisfatto dalla piega presa da quello che sembrava uno dei suoi casi risolti migliori.
Stavolta non siamo nel Maine, ma in un’altra profonda provincia degli Stati Uniti, quelle aree che hanno sancito l’imbarazzante e discutibile vittoria di Donald Trump, ma Stephen King non cambia il suo voler raccontare gli abissi dell’animo umano, con una storia che inizia come un thriller ma poi vira nel paranormale, dopo aver fatto riflettere sulla psicosi oggi più presente che mai di sbattere il mostro in prima pagina e distruggerlo, anche di fronte all’evidenza dell’innocenza.
Ralph Anderson è l’eroe suo malgrado di una caccia all’uomo che diventerà qualcosa di più, una riflessione sulle storture della società di oggi, sempre in cerca di un capro espiatorio e non della verità. Nelle pagine del libro compare un personaggio di precedenti romanzi di Stephen King, Holly Gibney, coprotagonista nelle trilogia di Mister Mercedes, qui impegnata ad allargare lo sguardo di coprotagonisti e lettori sugli orizzonti dell’impossibile. Chi ha letto i tre libri sarà felicissimo di ritrovarla in queste pagine, che sono comunque godibilissime anche per chi è digiuno della trilogia.
L’uomo nero capace di prendere le sembianze di un innocente e distruggerlo non è che l’ennesima incarnazione del male secondo Stephen King, un It per certi versi più subdolo, con tratti da folclore popolare e da fermare a qualunque costo.
Una riflessione sulla condizione umana e sul male nel mondo nascosta da romanzo thriller paranormale, forse i libri di Stephen King di qualche anno fa erano migliori, ma anche questo è di tutto rispetto: gli appassionati ritroveranno i suoi temi cari, i neofiti un viaggio a più livelli tra reale e paranormale in cosa c’è e ci può essere dentro l’animo umano.

Provenienza: libro del recensore.

Stephen King vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha. Le sue storie sono clamorosi bestseller che hanno venduto centinaia di milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Brian De Palma, Stanley Kubrick, Rob Reiner e Frank Darabont. Accanto ai grandi film, innumerevoli gli adattamenti televisivi tratti dalle sue opere. King, oggi seguitissimo anche sui social media, è stato insignito della National Medal of Arts dal presidente Barack Obama.

:: Il più bel libro di Stephen King

9 gennaio 2019

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E ora scopriamo insieme quale è il più bel libro di zio Steve. Scrivete nei commenti a questo post qual è il vostro suo libro preferito. Sarà interessante. Tempo per votare fino a domenica 13.

Il libro più bello di Stephen King (secondo i lettori di Liberi) è: L’ombra dello scorpione.

Graduatoria:

It +

L’ombra dello scorpione + + + + +

La Zona morta +

Il miglio verde +

22/11/63 +

Cose preziose +

Dolores Claiborne + +

Misery + +

Pet Sematary + +

La pallottola flessibile (racconto) +

Il Talismano +

:: Sleeping beauties di Stephen King e Owen King (Sperling & Kupfer 2017) a cura di Elena Romanello

31 gennaio 2018
Sleeping Beauties cover Sperling

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Il nuovo romanzo di Stephen King è in realtà un lavoro a quattro mani con il figlio Owen, per raccontare una storia affascinante e tenebrosa, una fiaba dark al femminile, anzi femminista, che prende il largo da una cittadina del West Virginia, Dooling, dove sorge un carcere per donne condetenute che hanno commesso i reati più vari.
Un giorno una delle prigioniere comincia a parlare riguardo alla Regina nera e ha una crisi: il dottor Norcross, lo psichiatra della prigione le somministra un sedativo non dando peso alla cosa, mentre sua moglie, Lila, lo sceriffo di Dooling, sente questo come un presagio. Anche perché, alcune ore dopo, arriva una chiamata alla polizia, da parte di una ragazza sconvolta che ha visto una donna mai vista uccidere due suoi amici, una donna che si chiama Evie Black, intorno alle quali svolazzano strane falene e che non sembra umana. Man mano le donne non solo di Dooling cadono in un sonno profondo e vengono avvolte in un bozzolo, un qualcosa da cui è meglio non svegliarle.
I fan di Stephen King troveranno nel corso della storia echi di altri suoi romanzi, a cominciare da Under the dome e The Tommyknocker, con il tema della minaccia aliena, strana, devastante e a cui non si vuole dare un nome che irrompe nella vita quotidiana cambiando equilibri e sconvolgendo vite. Ma i toni sono diversi, sono quelli di una favola nera ma anche metafora della realtà degli Stati Uniti e non solo, con un richiamo alle fiabe partendo dall’inizio, C’era una volta a Dooling, microcosmo di un mondo più ampio.
Non è la prima volta che Stephen King si interessa all’universo femminile, visto che ha donato a lettori e lettrici figure indimenticabili come Carrie, Beverly, Dolores Claiborne, Rose Madder e anche la folle ma non certo sottovalutabile Annie Wilkies, solo per citarne alcune. In questa storia di una malattia che colpisce tutte le donne, gli autori parlano di molestie sessuali e sopraffazione, raccontando gli orrori con lo specchio deformato di donne che non sono più a disposizione degli uomini ma possono essere un qualcosa di molto diverso, anche di devastante.
Fiaba nera e denuncia sociale, orrore paranormale dietro a cui si nascondono gli orrori veri che esistono nella realtà di tutti i giorni: Sleeping beauties è tutto questo, non si sa quanto è farina del sacco del padre o del figlio, lo stile resta inconfondibile, e la storia, complessa e che non si riesce a lasciare, è un nuovo tassello nella produzione di un autore che ha saputo segnare la letteratura e la cultura non solo pop degli ultimi quattro decenni.
Da Sleeping Beauties verrà tratta una miniserie, forma narrativa che si è già dimostrata ottima per altre opere di Stephen King, prodotta dalla Anonymous Content, la stessa di True Detective e Mr. Robot. Chiaramente sarà interessante vederla, ma nell’attesa il libro è già capace di travolgere, appassionare e far riflettere.

Stephen King vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha. Le sue storie sono clamorosi bestseller che hanno venduto centinaia di milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Brian De Palma, Stanley Kubrick, Rob Reiner e Frank Darabont. Accanto ai grandi film, innumerevoli gli adattamenti televisivi tratti dalle sue opere. King, oggi seguitissimo anche sui social media, è stato insignito della National Medal of Arts dal presidente Barack Obama.

Owen Philip King, nato a Bangor nel 1977, è il figlio minore di Stephen King. Autore di due raccolte di racconti (la prima delle quali pubblicata da Frassinelli con il titolo Siamo tutti nella stessa barca) e di un romanzo, ha ricevuto diversi premi letterari per il suo lavoro. È sposato con la scrittrice Kelly Braffet.

Provenienza: acquisto personale del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

#Libriinarrivo #Novità #InLettura #N°3

22 novembre 2017

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:: Dal libro al cinema: Bentornato Pennywise! Esce oggi al cinema It dal romanzo di Stephen King

19 ottobre 2017
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Pennywise (Bill Skarsgard) regge il filo del palloncino (Fonte MovieWeb)

Esce oggi nelle sale cinematografiche italiane IT, film tratto dal capolavoro omonimo di Stephen King. Un film che farà discutere, (già ha fatto discutere qui da noi prima dell’uscita) grande successo in America, apprezzato anche da King e pure da Tim Curry. Pennywise e il suo palloncino rosso ormai sono entrati nell’immaginario di generazioni di ragazzi ora adulti, che abbiano o no letto il libro, che abbiano o no visto la miniserie televisiva del 1990. It è un libro che ha una particolarità, fa paura, davvero paura. Non per scherzo. Trasporta le paure più profonde dell’ infanzia sulla pagina o su pellicola, in modo da terrorizzare davvero. It è un libro e ora film sulla paura, su come si genera, su come si propaga, e il bello, il bello davvero: come si combatte.

Ho amato il Pennywise di Tim Curry, e ora adoro questa sua nuova veste. Mi piacciono i costumi, la fotografia, i colori. Penso davvero sia un’ opera grandiosa. Gli occhi gialli di Pennywise fanno davvero paura, immaginateli visti all’improvviso di notte! Sono la quint’essenza del male. E tutti odiamo il male, ma in un certo senso anche ci affascina, ci ipnotizza. Ma bisogna combatterlo, e la ciurma  di ragazzini lo farà con ogni mezzo. A costo della vita.

Il regista Andy Muschietti in questo film si occupa dei “ragazzi”, girerà poi un secondo film nel 2019, sempre con Bill Skarsgard nel ruolo di Pennywise, dove i “perdenti” si ritrovano dopo 27 anni.

E voi? Andrete a vederlo? Quando l’avete fatto, soprattutto se siete fan di King, tornate a dirci cosa ne pensate. Ci conto. Ahahahahah! (Dovrebbe suonare come la risata finale di Pennywise).

Trama: Ottobre 1988, nella cittadina di Derry. Il piccolo Georgie esce di casa nella pioggia per far navigare la barchetta di carta preparatagli dal fratello maggiore Billy, costretto a casa dall’influenza. La barchetta scorre per i rivoli lungo i marciapiedi, ma finisce in uno scolo che conduce alla rete fognaria. Georgie, contrariato, si china a guardare nella feritoia e incontra lo sguardo del bizzarro clown che abita nelle fogne, Pennywise.

#StephenKingChallenge – Il miglio verde

3 settembre 2017

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Oggi siamo felici di ospitare la seconda tappa della nostra prima Reading Challange dedicata niente meno che a Stephen King, il Re che da quando è stato bannato da Trump su Twitter è diventato il mio mito assoluto. A parte gli scherzi scrive libri che apprezzo molto, per cui sono stata felice di aderire. E credo vi divertirete anche voi a partecipare.

Ma prima di entrare nello specifico vorrei spiegare cosa è una Reading Challange per i lettori che pur avendo già sentito questo termine non avessero molto approfondito.
E’ una semplice sfida di lettura. Puoi porti l’obbiettivo di leggere 70 libri in un anno, o fare un tour a tappe tra tanti blog che pongono delle sfide ai loro lettori. Quella di oggi è del secondo tipo. Clarissa di Questione di libri, fan storica di King, ha proposto a me e a altre blogger di partecipare a questa iniziativa dedicata ai libri di King nella nuova edizione Pickwick di Sperling & Kupfer (che collabora ufficialmente con noi mettendo a disposizione i premi).

Per voi lettori partecipare è facile, (è più difficile spiegarlo che farlo insomma). Si tratta di scattare una foto legata al libro che il blog propone, per ogni blog partecipante alla Challange. Si tratta in tutto di 14 foto da postare sulle pagine Facebook o Istagram di ogni blog, una per libro. Nel mio caso non avendo Istagram, dovrete postare la foto su FB https://www.facebook.com/liberidiscrivereblog/ con due semplici hashtag (cancelletto e parole chiave) che sono:

  • #stephenkingchallenge
  • #ilmiglioverdeSKC

Il libro da me scelto dunque è Il miglio verde. Un libro bellissimo. Avevo visto il film, ma ero curiosissima di leggere anche il libro, così l’ho comprato con la scusa di questa iniziativa. Speravo di farne la recensione, ma non ce l’ho fatta, per cui spero di poterla fare in seguito.
Tornando alla Challange sempre io sceglierò la foto più bella (almeno tra quelle della mia tappa) tra quelle scattate dai partecipanti, (non cercate di farmi gli occhi dolci, sono incorruttibile) che potrà accedere allo step successivo (saprete tutto il 30 settembre sul blog di Clarissa) in cui si proclameranno i felici vincitori di un misterioso pacco dono. Io so cos’è, non parlo, ma per i fan di King è davvero ghiotto. Quindi ne sarete contenti. Un’ indicazione sui miei criteri di scelta però la do: sceglierò la foto più divertente, sempre a mio insindacabile giudizio.

La sfida è la seguente:

Scattate una foto che abbia per tema l’illusionismo o la magia.

1Nel penitenziario di Cold Mountain, lungo lo stretto corridoio di celle noto come “Il Miglio Verde”, i detenuti come lo psicopatico “Billy the Kid” Wharton o il demoniaco Eduard Delacroix aspettano di morire sulla sedia elettrica, sorvegliati a vista dalle guardie. Ma nessuno riesce a decifrare l’enigmatico sguardo di John Coffey, un nero gigantesco condannato a morte per aver violentato e ucciso due bambine. Chi è Coffey? Un mostro dalle sembianze umane o un essere diverso da tutti gli altri? Il capolavoro da cui è tratto il film omomino con Tom Hanks.

Stephen King, vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha e la figlia Naomi. Da più di quarant’anni le sue storie sono bestseller che hanno venduto 500 milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Stanley Kubrick, Brian De Palma, Rob Reiner, Frank Darabont. Oltre ai film tratti dai suoi romanzi, vere pietre miliari come Shining, Stand by me – Ricordo di un’estate, Le ali della libertà, Il miglio verde – per citarne solo alcuni – , sono seguitissime anche le sue serie TV, ultima in ordine di apparizione quella tratta da 22/11/’63. Recentemente King si è dedicato ai social media e in breve tempo ha conquistato oltre un milione di follower su Facebook e soprattutto su Twitter. Per i suoi meriti artistici, il presidente Barack Obama gli ha conferito la National Medal of Arts.

Prezzo: 11,90
Pagine: 552
Formato: tascabile
Scheda editore: qui
Leggi il primo capitolo: qui

Date, blog, libri

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(Credit Sandy Mercado)

Bene è tutto, se conoscete fan di Stephen King passate parola!

Source: acquisto personale.

Importante: per partecipare è necessario NON essere collaboratori di Liberi e avere residenza o domicilio in Italia.

:: Fine turno, Stephen King (Sperling & Kupfer, 2016)

2 febbraio 2017
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Dopo Mr Mercedes e chi Perde paga, chiude la trilogia Fine turno, (End of Watch, 2016) edito in Italia sempre da Sperling e Kupfer e tradotto da Giovanni Arduino, con una dedica niente di meno che a Thomas Harris. Piuttosto impegnativa direte voi? Concordo e rilancio soffermandomi sulle ragioni che hanno spinto il Re a giocare coi generi e tentare qualcosa che inevitabilmente scontenterà alcuni e deluderà altri: unire l’ hardboiled classico all’ horror (certo molto sfumato, ma presente). Insomma non un gioco da ragazzi. Però c’ era da aspettarselo che Stephen King ci avrebbe provato, è da lui, rientra appieno nella sua “poetica”, nella sua costante evoluzione personale, prima che artistica. Fine turno chiude un cerchio, dà compimento a una storia che poteva avere due derive: una prettamente razionale, riportando tutto ciò di apparentemente soprannaturale a una spiegazione, certa e scientifica; l’altra di stampo nettamente contrario dando alla fantasia campo libero, lasciando il soprannaturale prevalere a costo di deludere chi in un hardboiled vuole i duri fatti della vita, narrati senza ornamenti superflui o trucchi. Dunque che fa King? Prende questi due opposti e ci gioca, lasciando aperta l’eventualità che la tecnologia raggiunga e ottenga cose che apparentemente la ragione ci dice siano impossibili. Il potere della mente è ancora inesplorato, il potenziale che davvero racchiude ancora un mistero, venato dalla consapevolezza che ne usiamo solo una parte, sia nel bene che nel male. Quindi un cattivo come Brady Hartsfield una certa inquietudine la crea per i fenomeni di telecinesi che scatena, la sorta di invasione nelle psichi altrui, la sua capacità manipolativa, ampliata (forse) da medicine sperimentali date a lui come cavia non sappiamo quanto inconsapevole. Ho visto di recente un film Limitless, a sua volta tratto da un romanzo, Territori oscuri, dello scrittore irlandese Alan Glynn, e sicuramente chi li conosce sa di cosa parlo, quando mi accosto alle suggestioni fantasiose di sostanze che alterano i normali processi celebrali ampliandoli o distruggendoli. E ammettiamolo la materia affascina e spaventa, più degli omicidi mascherati da suicidi di cui il romanzo abbonda. Per non parlare degli Zappit, console portatili, porte del male, veicolo di messaggi subliminali letali, sotto le innocue apparenze di giochini elettronici. E il fatto che molti giovani e adolescenti (ma anche adulti) siano schiavi di smartphone, telefonini, tablet e quant’altro, non è fantascienza e quasi King sembra metterci in guardia. A modo suo, con le sue tortuose spire. Nelle note finali ci piazza anche il numero da chiamare per la prevenzione del suicidio, male reale, causa di innumerevoli morti ogni anno, e non solo mero pretesto per trovare materiale per un libro di paura. Come la malattia di cui soffre il protagonista, un’altra piaga inguaribile della nostra società, sempre più evoluta, sempre più tecnologica. Cioè ragioni per cui questo libro ci faccia realmente paura ci sono e esulano dalla bravura di King nel creare quell’atmosfera, quel particolare stato d’animo nel lettore di cui è maestro. Il nostro eroe Bill Hodges, e la sua fida assistente e socia Holly Gibney, (interessante personaggio femminile affatto scontato), insomma lottano contro forze soverchianti, contro un nemico che a rigor di logica dovrebbe vincere, anzi stravincere e spazzarli via. Più il nemico è potente, e più il valore dei buoni spicca e brilla di luce propria, sembra dirci King, e infondo come possiamo dargli torto? Malinconico il finale, ma infondo non poteva essere diverso, senza volere prevedere risurrezioni da soap televisiva. Una porta chiusa a doppia mandata. Non il classico lieto fine, ma qualcosa che ci va molto vicino.

Stephen King, il maestro dell’horror è nato a Portland, nel Maine, nel settembre del 1947. Il padre, ex capitano della Marina Mercantile durante la Seconda Guerra Mondiale, scompare due anni dopo la nascita di Stephen, e la famiglia King, è costretta, per il lavoro della madre, a spostarsi tra Maine, Massachusetts, Wisconsin, Indiana, Illinois e Connecticut.
Oltre all’abbandono del padre, l’infanzia di King è segnata da un altro evento tragico: a soli quattro anni, assiste alla morte dell’amico, travolto da un treno mentre i due giocano sulle rotaie. Il piccolo Stephen torna a casa sconvolto ma senza ricordare nulla.
A partire dai primi anni delle elementari inizia a leggere da solo tutto ciò che gli capita tra le mani; è di questo periodo anche il suo primo racconto. Anni dopo trova nella soffitta della zia i libri del padre, amante dei racconti di Edgar Allan Poe, H.P. Lovercraft e Richard Matheson. Nel 1962 comincia a frequentare la Lisbon Falls High School e poco dopo viene contattato per lavorare al Lisbon Enterprise, settimanale di Lisbon.
Studia letteratura presso l’Università del Maine, dove tiene una rubrica sul giornale universitario. Per pagarsi gli studi, King lavora e vende alcuni suoi racconti. Nell’estate del 1969 conosce Tabitha Jane Spruce, giovane poetessa e laureanda in storia che diventerà sua moglie due anni più tardi. Conseguita la laurea, comincia ad insegnare lettere in una scuola superiore.
Il successo, e la prima vera pubblicazione, arriva con Carrie nel 1974, che supera il milione di copie vendute. Le notti di Salem (1975) e Shining (1977) riscuotono ancora più successo, con i rispettivi tre milioni e quattro milioni di copie vendute. Nel 1970 nasce la figlia Naomi Rachel e due anni dopo il figlio Joseph Hillstrom.
Due eventi tragici colpiscono lo scrittore negli anni a seguire: lo scrittore comincia ad avere seri problemi di dipendenza da alcol e droga, da cui uscirà solo dopo un processo di disintossicazione durato più di un anno. Nell’estate del 1999, inoltre, durante una passeggiata King viene travolto da un’auto subendo pesanti traumi. Sottoposto a numerosi interventi, ci vorranno mesi prima che King si riprenda totalmente.
Nell’arco della sua carriera, Stephen King ha venduto oltre 500 milioni di copie e dai suoi libri sono state tratte oltre 40 pellicole cinematografiche.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Marina dell’Ufficio Stampa Sperling & Kupfer.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Blogtour – 22/11/63, Stephen King– ultima tappa – Focus Sadie Dunhill

14 novembre 2016

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Eccoci arrivati all’ ultima tappa del magico blogtour dedicato a 22/11/63 di Stephen King, edito da Sperling & Kupfer e tradotto da Wu Ming1 (pseudonimo di Roberto Bui).  Dopo tappe bellissime, dedicate a un libro senz’altro significativo del Re, la mia si occuperà di approfondire il personaggio di Sadie Dunhill, la bella bibliotecaria di cui il protagonista del romanzo si innamorerà, ricambiato. Sarà una storia d’amore destinata al lieto fine? Bene, continuate a leggere se volete scoprirlo. Prometto niente spoiler, almeno non troppi.

֎ La trama ֎

Jake Epping è un tranquillo professore di Lisbon Falls, Maine, e il suo posto preferito per fare quattro chiacchiere è la tavola calda di Al. Che ha un segreto: la dispensa nasconde un varco temporale, e conduce al 1958. Per Jake è una rivelazione sconvolgente, eppure l’incredulità non gli impedisce di farsi coinvolgere nella missione che ossessiona il suo amico da tempo.
Se mai hai voluto cambiare veramente le cose, Jake, questa è la tua occasione: ferma Oswald quel 22 novembre 1963. Salverai Kennedy. Salverai suo fratello Bob, e Martin Luther King; bloccherai le rivolte razziali. E forse eviterai anche la guerra in Vietnam. Basta che passi per la «buca del coniglio», sul retro della tavola calda. Non importa quante volte l’attraverserai: uscirai sempre sul piazzale di una fabbrica tessile di Lisbon Falls, ore 11.58 del 9 settembre 1958. E non importa quanto a lungo resti in quel passato: al ritorno, nel tuo presente saranno trascorsi due minuti.
Comincia così la nuova esistenza di Jake, nei panni di George Amberson, nel mondo di Elvis Presley, James Dean, del twist e del fumo di sigaretta che avvolge tutto. Un mondo nel quale Jake è destinato a conoscere l’amore e a sovvertire tutte le regole del tempo. Fino a cambiare il corso della storia.
22.11.63 è il romanzo da cui è tratta l’omonima serie TV con James Franco, prodotta da J.J. Abrams.

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֎ Focus Sadie Dunhill ֎

Ecco a voi Sadie Dunhill, (qui nella foto interpretata dalla brava e bella Sarah Gadon), la protagonista femminile del romanzo, la donna di cui Jake Epping/George Amberson si innamorerà perdutamente. Sadie Dunhill è una tipica donna anni ’50, bibliotecaria della Denholm Consolidated High School nella piccola cittadina di Jodie, in Texas. Moglie separata di un tipaccio violento e incontrollato, con gravi problemi psichici, John Clayton, che la spinge a lasciare definitivamente Savannah, in Georgia, per appunto il Texas.
Pressappoco a metà romanzo Jake si trasferisce a Jody (popolazione 1280 abitanti). Qui inizierà a insegnare inglese nel liceo locale, facendo amicizia con Miss Mimi Corcoran, la precedente bibliotecaria.
La prima volta che sentiamo parlare di Sadie Dunhill è a casa di Jake. Siamo a neanche a metà giugno del 1961. Miss Mimi Corcoran è passata con la scusa di parlare del suo romanzo, Il posto degli omicidi, che le ha dato in lettura e intanto le spiega i suoi problemi di salute e che il 21 luglio avrebbe sposato Deke Simmons, il preside della scuola. Lo invita al ricevimento e annunciandogli il suo pensionamento parla della nuova bibliotecaria che la sostituirà:

“Malata o in salute, quanrant’anni sono abbastanza. E’ tempo che arrivino mani più giovani, occhi più giovani e una mente più giovane. Su mia raccomandazione, Deke ha assunto una donna giovane e ben qualificata, che viene dalla Georgia. Si chiama Sadie Clayton. Sarà al ricevimento, non conoscerà assolutamente nessuno e mi aspetto che tu sia gentile con lei”.

Miss Mimi sapendolo scapolo e sapendo che Sadie nel prossimo futuro desidera riassumere il cognome da nubile Dunhill, dopo aver espletato le formalità legali, insomma organizza per i due un appuntamento.

Se si parla di amore a prima vista, io sono d’accordo coi Beatles: credo accada di continuo. Ma per me e Sadie non fu così, anche se al primo incontro la strinsi forte, con tanto di mano destra sul seno sinistro. Per questo credo di essere d’accordo anche con Mickey e Sylvia quando cantano: “L’amore è strano”.

Il primo incontro:
siamo al ricevimento in giardino del matrimonio di Mimi.

“George? Vieni ti presento una persona”.
Mi girai. Mimi scendeva verso di me tenendo per mano una donna. La prima cosa che mi colpiì di Sadie (la prima cosa che colpiva chiunque, su questo ho pochi dubbi) fu la sua altezza. Portava scarpe senza tacchi, come quasi tutte le donne a quella festa, visto che sapevano di dover passare il pomeriggio e la sera gironzolando sull’erba, ma quella era una donna che probabilmente non portava tacchi dal giorno delle sue nozze, e forse persino in quell’occasione aveva scelto un abito che nascondesse l’ennesimo paio di scarpe basse, scelte per non sovrastare lo sposo davanti all’altare. di sicuro era sopra il metro e ottanta.

Non fu amore a prima vista, ma quel primo incontro fu uno di quelli che i ricordano, e possiamo dire che gli cadde letteralmente fra le braccia:

Sadie era bella in una maniera non artefatta, da genuina ragazza americana sono-come-tu-mi-vedi. Ed era anche qualcos’altro: quel giorno pensai che si trattasse solo della tipica goffaggine delle persone troppo alte. Più tardi scoprii che non era goffa per niente. Anzi il contrario.

Fisicamente sappiamo che è bella, bionda, con gli occhi azzurri, un bel sorriso, alta un metro e ottanta, facile agli incidenti. Non diventano subito amanti, ma amici, parlando di tutto dai libri ai Kennedy, al nascente movimento per i diritti civili, all’integrazione. La brutta esperienza con il marito non la incoraggia a intraprendere relazioni romantiche.
Comunque Sadie inizia ad essere attratta da Jake e bisogna aspettare il ballo del Sadie Hawkins Day, gestito dal Club Attività Sociali, perché Sadie e Jack ballino per la prima volta insieme, e per la prima volta si bacino.

Spensi il motore (della sua Sunliner, siamo nel vialetto di casa di Sadie) e la guardai. Adesso dirà: Grazie per avermi dato una mano!, oppure. “Grazie per la bella serata”, e finirà qui. Ma lei non disse niente del genere. Non disse proprio nulla. Mi guardò e basta. I capelli erano sciolti sulle spalle. Sotto la maglia, i primi bottoni della camicia Oxford da uomo erano aperti. Gli orecchini brillavano. Poi fummo insieme, prima toccandoci, poi stringendoci forte. Poi ci baciammo, ma fu più di questo.

E si può dire che nonostante la sua esperienza matrimoniale è con Jake che Sadie scopre il piacere dell’ amore. Come moltissime brave ragazze della classe media cresciute negli anni Quaranta e Cinquanta, Sadie non sapeva nulla di sesso. E questo è uno dei motivi per cui ci mise quattro anni a lasciare il marito e le sue perverse ossessioni.
La relazione stra Sadie e Jake sembra funzionare, anche se la donna inizia a farsi domande sul suo passato e sulle strane affermazioni che Jake fa ogni tanto (tipo canticchiare canzoni dei Rolling Stones), ma è la ricomparsa di Johnny Clayton a mettere tutto in forse non solo il loro futuro assieme, ma anche la stessa missione di Jake di salvare Kennedy e cambiare la storia. Ma la storia migliora se cambiata? E soprattutto ne vale la pena? Scoprirete tutto leggendo questo magnifico libro.

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֎ Tutte le tappe ֎

08/11 QUESTIONE DI LIBRI – Recensione
09/11 UN LETTORE E’ UN GRAN SOGNATORE – Autore
10/11 LA LETTRICE DISTRATTA – Ambientazione
11/11 LEGGENDO VIAGGIANDODifferenze libro/serie TV
12/11 VIAGGIATRICE PIGRA – Focus su Jake/George
13/11 RACHEL SANDMAN AUTHOR – Focus su Lee Oswald
14/11 LIBERI DI SCRIVERE – Focus su Sadie

֎ Il giveaway ֎

Per festeggiare il 5° anno dalla pubblicazione sarà possibile per voi lettori vincere una copia cartacea del libro. Basta cliccare il seguente link e troverete tutte le indicazioni:

a Rafflecopter giveaway

Source: acquisto personale.

:: Il bazar dei brutti sogni, Stephen King (Sperling & Kupfer, 2016)

22 luglio 2016
bazar

Clicca sulla cover per l’acquisto

Stephen King è come il buon vino, invecchiando migliora. Per cui non dispiace molto rivedere, tra i venti racconti che costituiscono la raccolta Il bazar dei brutti sogni, alcuni magari usciti già altrove, e anche solo poco rimaneggiati e arricchiti. “Miglio 81” per esempio è stato già pubblicato in Italia con lo stesso titolo da Sperling & Kupfer nel 2011, per la traduzione di Giovanni Arduino. Sempre anche in Italia sono stati pubblicati “The Dune”, originariamente su Granta, (“La duna” su Granta Italia n°5 traduzione a cura di Letizia Sacchini; “A Death” originariamente su The New Yorker, (“Una morte” su Internazionale, traduzione di Diana Corsini), “Herman Wouk Is Still Alive”, originariamente su The Atlantic (“Herman Wouk è ancora vivo”, su Internazionale n° 911, traduzione di Wu Ming). Questi ultimi solo in America: “Premiun Harmony”, su The New Yorker; “Batman e Robin” su Harper’s Magazine; “The Bone Church” su Play Boy; “Morality” su Esquire; “Afterlife” su Tin House; “Tommy” su Play boy; “The Bus is another World” su Esquire e “Summer Thunder” su Cemetery Dance. Tutti gli altri sono inediti.
Ma il valore aggiunto, ciò che davvero rende questo libro imperdibile, che siate o non siate lettori storici di King, sono le premesse ad ogni racconto, una letteratura a parte, che ho sempre adorato, in autori come Asimov. Leggevo infatti i suoi libri per leggere queste premesse, anche Chandler non si ritraeva. Scoprire insomma cosa portò al racconto, facendo luce sulla stessa vita dell’autore, ma con pudore, come se si accendesse una luce discreta, e nulla più, beh è un’ esperienza piacevole e molto istruttiva. Stephen King hai il pregio del narratore accanto al fuoco, mentre i marshmallow sfrigolano sul fuoco, una notte di luna piena. In campeggio, sì, quando giunge l’ora, superata la mezzanotte, in cui i racconti di paura prendono vita. Anche noi, che non siamo americani, non facciamo fatica a immaginarci la scena e l’atmosfera. E non credo di sbagliarmi molto ne di essere irrispettosa. Ma King non è un autore da salotto, ecco. Con lui si sente l’odore della terra dopo la pioggia, si sentono i grilli e le rane toro che gracidano, c’è poco da fare.
Il bazar dei brutti sogni a mio avviso è un libro riuscito, che mi sento di consigliarvi senza esitazione. Comunque l’esperienza di lettura è diversa per ogni lettore, mi limiterò a raccontarvi la mia. Prima dei racconti ho letto tutte le premesse ai racconti, in un pomeriggio, con molto gusto e divertita curiosità. Poi i racconti. Non che ve lo consiglio, non che sia un’esperienza ortodossa, ma tant’è così ho fatto io. Prima dei racconti vorrei però parlarvi del curatore e dei traduttori. La traduzione infatti ha richiesto un lavoro collettivo che ha coinvolto Giovanni Arduino, Chiara Brovelli, Alfredo Colitto e Christian Pastore. La curatela del libro è di Loredana Lipperini. Essendo venti racconti sarà difficile che possa parlarvi estesamente di ognuno, ma posso sen’zaltro dirvi quelli che mi sono più piaciuti e mi hanno fatto più paura. Sebbene non l’orrore in senso stretto, traspaia da questi racconti. Se “Miglio 81” è uno dei suoi preferiti, o il finale de La duna addirittura è da lui definito “uno dei miei finali preferiti in assoluto”, tra i miei preferiti citerei senz’altro Il bambino cattivo, Herman wouk è ancora vivo e Il piccolo dio verde del dolore. Probabilmente a voi poco importa, e i vostri preferiti saranno altri, ma il bello è che questo descrive l’ora, l’adesso. Magari già domani avrò cambiato idea. Buona lettura.

Stephen King vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha e la figlia Naomi. Da più di quarant’anni le sue storie sono bestseller che hanno venduto 500 milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Stanley Kubrick, Brian De Palma, Rob Reiner, Frank Darabont. Oltre ai film tratti dai suoi romanzi, vere pietre miliari come Shining, Stand by meRicordo di un’estate, Le ali della libertà,Il miglio verde ¿ per citarne solo alcuni ¿ sono seguitissime anche le sue serie TV, ultima in ordine di apparizione quella tratta da The Dome, trasmessa da RAI2. Recentemente King si è dedicato ai social media e in breve tempo ha conquistato centinaia di migliaia di follower su Facebook e soprattutto su Twitter.
Nel 2015 il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama gli ha conferito la National Medal of Arts.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Marina dell’Ufficio Stampa Sperling & Kupfer.

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:: 22/11/1963, Stephen King (Sperling & Kupfer, collana Pickwick, 2011) a cura di Maria Anna Cingolo

4 giugno 2016
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Sapevo dove mi trovavo: a Lisbon Falls, Maine, nel cuore della contea di Androscoggin. La vera domanda non era dove, ma quando.”

Nel più celebre romanzo di Lewis Carroll, una bambina segue un coniglio bianco nella sua tana e si ritrova in un mondo altro dove tutto è possibile. In questo romanzo di Stephen King, invece, c’è sempre una “buca del coniglio” ma essa coincide con la dispensa di un tavola calda nel Maine e conduce sempre e solo alle 11:58 del 9 settembre 1958. Uno due tre gradini e Jake Epping, un insegnante di inglese come tanti, da poco divorziato e senza figli, mette piede nella Terra di Allora per tentare di compiere una missione senza eguali: vivere cinque anni nel passato e nel 1963 salvare la vita del presidente degli Stati Uniti, uccidendo il suo attentatore, Lee Harvey Oswald.

Puoi cambiare la storia, Jake, lo capisci? John Kennedy può salvarsi.

Jake Epping assume un’altra identità, diventa George Amberson e scopre che nel passato i prezzi sono più bassi, il cibo è più saporito e “pieno” ma gli odori decisamente peggiori del 2011. Jake continua ad insegnare, perché è questa la sua vocazione, balla il twist e vive la gioia di amare e riessere amato. Però, ad ogni piacere Jake/George deve anteporre il dovere e la sua missione, anche se significa compromettere la sua stessa felicità. Tornare indietro nel tempo e mutare il corso degli avvenimenti non è, però, un’impresa facile perché “il passato è inflessibile e si difende dal cambiamento”, perché qualcosa del passato rifiuta di essere modificato e si oppone con ogni sua forza, e spesso con violenza, affinché tutto rimanga al suo posto.
22.11.63 è un romanzo storico e rappresenta una delle poche eccezioni con le quali King ha scelto di variare il suo repertorio di opere horror che lo hanno reso famoso in tutto il mondo; l’autore si dimostra comunque una certezza dando vita ad uno dei suoi libri migliori, almeno secondo il modesto parere di chi scrive. Nonostante il cambiamento di genere, il sovrannaturale rimane una costante anche in questo libro ed è data non solo dal viaggio nel tempo ma soprattutto dal sempre stra-ordinario stile narrativo. Infatti, non è solo l’originalità di questa storia – come di tante sue altre – a rendere Stephen King un maestro trai romanzieri contemporanei e futuri, ma la capacità innata, superba ed estremamente naturale con la quale egli descrive ogni scena, senza tralasciare alcun particolare. All’immaginazione del lettore è permesso di vedere, sentire, amare e temere quello che Jake Epping vede, sente, ama e teme durante questa strabiliante avventura. Jake Epping vincerà e perderà nel corso di una storia che, se leggerete questo romanzo, al di là del luogo comune abusato dai recensori, terrà davvero i vostri occhi incollati alle pagine. Diventerà la vostra storia, la vostra missione, il vostro disperato tentativo di combattere il passato per salvare la vita di JFK e cercare di rendere il mondo un posto migliore. Nelle ultime pagine di questo romanzo, l’ammaliante scrittura di Stephen King smette soltanto di raccontare e invita alla riflessione: cambiare il passato comporta conseguenze nel futuro perché ogni avvenimento si lega ad un altro e quest’ultimo ad altri ancora. Ogni azione, che sia compiuta dal presidente del Paese più potente del mondo o da un qualunque insegnante di inglese, genera quello che viene definito effetto farfalla ed acquisisce un suo peso nella Storia. Naturalmente, questa dinamica non vale solo per chi torna indietro nel tempo e vuole cambiare il passato ma anche per coloro che, forse più fortunati, possono cercare di fare la differenza nel loro ordinario presente. Traduzione di Wu Ming 1.

Stephen King: (Portland, 21 settembre 1941) sceneggiatore ma soprattutto instancabile scrittore, vive nel Maine con la moglie Tabitha; è considerato il re dell’horror e i suoi libri sono bestsellers in tutto il mondo.

Source: acquisto personale.

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:: Recensione di Joyland di Stephen King (Sperling & Kupfer, 2013)

25 novembre 2013

joylandRicordo ancora la giornata di Mike e di Annie al parco come se fosse ieri, ma ci vorrebbe un narratore molto più dotato di me per farvi capire che cosa provai e per spiegarvi perché da quel momento in poi Wendy Keegan non fu più padrona del mio cuore e delle mie emozioni. Posso solo confermarvi un fatto risaputo: certi giorni valgono più dell’oro. Non sono molti, ma nel corso di quasi ogni vita ne esistono almeno un paio. Quello fu uno dei miei giorni e ogni volta che sono giù di corda e il mondo non mi sorride e tutto mi sembra finto e dozzinale come la passeggiata di Joyland in un pomeriggio di pioggia, io ritorno con la memoria a quel martedì di ottobre, anche solo per ricordare a me stesso che la nostra esistenza non è sempre un gioco da spennapolli. Talvolta i premi sono reali. Talvolta hanno un valore immenso.

È la prima volta che recensisco Stephen King, anche se naturalmente Joyland non è il primo libro di King che abbia letto. Non che la cosa mi imbarazzi, tutt’altro, ho recensito Euripide, Arthur Miller e Graham Greene tanto per dire, recensire i mostri sacri della letteratura è un’ esperienza stimolante e istruttiva, che consiglio a  tutti i lettori. Comunque recensire King è anche un’ esperienza catartica ed è bizzarro che abbia avuto questa sorta di battesimo del fuoco proprio con una storia di iniziazione e struggente nostalgia, ricca degli stessi spunti narrativi presenti bene o male in tutti i suoi romanzi, horror compresi.
Che Joyland non sia un horror è già stato detto, anche che si ricollega in un certo senso alla poetica de Il corpo, da cui è stato tratto il film generazionale Stand by me – Ricordo di un’ estate, stessa cosa che non è un vero thriller e men che meno un giallo classico di tipo deduttivo, un whodunit come sembra averlo definito Charles Ardai editor di Hard Case Crime (l’editore americano del romanzo), sebbene ci sia una ragazza morta, ultima di una serie di vittime di una specie di serial killer, e parte del romanzo si riveli essere un’ indagine condotta dal protagonista per smascherarlo, che comunque si riduce ad essere una ricerca per biblioteche e vecchi quotidiani condotta da Erin, dalla quale il protagonista ricaverà l’intuizione fatale. Ben poco, concorderete con me, per definirlo appunto un whodunit.
Potremmo a questo punto giocarci la carta della ghost story, e qui abbiamo ben due fantasmi che giocano un ruolo fondamentale nella storia, sebbene il primo, quello della ragazza Linda Gray, sembra solo capace di segnare il destino di Tom Kennedy, spegnendo un po’ della sua contagiosa allegria (il protagonista non arriverà mai a vederlo, limitandosi a notare un cerchietto azzurro, appartenuto alla ragazza). A questo punto ritengo che la cosa più onesta da fare sia definire Joyland un romanzo senza classificazioni, forse tutt’al più un romanzo di formazione che segue con amorevole cura il passaggio dall’adolescenza all’età adulta di un giovane universitario americano che sogna di fare lo scrittore e finirà per fare il giornalista, con un groppo alla gola per l’estate dei suoi ventun’anni, relegata nel 1973 in un parco di divertimenti sulle coste della Carolina del Nord.
Pubblicato in Italia, in contemporanea con l’America, da Sperling & Kupfer nella collana Pandora, e tradotto da Giovanni Arduino, Joyland (Joyland, 2013) è un romanzo come dicevo prima profondamente kinghiano. Parla di nostalgia, dell’ingenuità degli anni ’70, sorta di Eden dorato in cui anche King era giovane e i parchi di divertimento erano ancora quasi a gestione famigliare, sorta di ribellione contro l’avvento omologante e massivizzante di parchi di divertimento modello Disney World. (Se Devin Jones vive in quell’estate gli ultimi scampoli della sua adolescenza, anche Joyland vive una delle sue ultime stagioni, prima del fallimento.)
Parla del passaggio dall’adolescenza all’età adulta con conseguente perdita di innocenza, sostituita da una dolente accettazione per le regole, a volte crudeli, di cui è fatta la vita. Parla d’amore, corrisposto, fugace, infelice, tradito, del rapporto tra padri e figli, velato ma presente nel legame tra Devin e suo padre e in quello tra Devin e il piccolo Mike, per citare i modelli positivi, e in quello doloroso tra Annie e il predicatore.
Parla d’amicizia, di malattia, di morte, del soprannaturale (perché nei romanzi di King il soprannaturale anche sfumato c’è sempre) nascosto nelle pieghe di una quotidianità così spesso avvilente, fatta di sacrifici, perdite, sconfitte, povertà, desiderio di riscatto.
Parla della magia di un parco di divertimenti in riva al mare, di quelli simili alle giostre paesane itineranti che ogni anno ancora oggi toccano la mia città. Il tirassegno, la ruota panoramica, le tazze ballerine, il Castello del Brivido, la cartomante vestita come una gitana magiara, segnata dal forte accento di Brooklyn, quando si distrae, che legge la mano e predice la fortuna e forse è realmente dotata del “dono”.
Parla dei codici di comportamento, di cosa significhi essere figli del carrozzone, della loro bizzarra parlata, del senso di appartenenza ad una comunità coesa e bislacca. Hot dog, zucchero filato, il regno dell’infanzia di molti, forse di tutti.
King è un maestro nel rendere epico qualcosa di così radicato nell’immaginario comune, e sebbene qui descriva l’America di provincia degli anni ’70, Heavens Bay, Carolina del Nord, non è difficile rivivere le stesse sensazioni, gli stessi odori, la musica (i Doors, i Pink Floyd) i falò sulla spiaggia fissi nei ricordi dei lettori, almeno di quelli che erano ragazzi negli anni ’70.
King schiaccia il pedale della nostalgia e di una certa buona dose di sano sentimentalismo, soprattutto nel rapporto tra Devin e Mike, ragazzino malato di distrofia muscolare ma quasi mitico per la sua forza, e il suo accecante sorriso, (difficile non piangere e commuoversi nel finale, soprattutto se avete avuto l’esperienza nella vostra vita di accompagnare un bambino malato) e gioca con le ombre trasfigurate di un allora quasi più candido, coraggioso, giocoso, onesto (Devin arriva a rifiutare l’assegno di un genitore che vuole ricompensarlo per avere salvato la vita di sua figlia), fatto di scintillante polvere di stelle.
E poi per non scadere nello sdolcinato e nel melenso a  tutti i costi, o forse per non commuoversi troppo, innesta la trama quasi thriller, (badate dico quasi), con un tocco di macabro, quando ci presenta Linda Gray, ovvero il fantasma della ragazza sgozzata quattro anni prima che vaga chiedendo di essere liberata per il Castello del Brivido e appare solo ai lavoranti del luna park, terrorizzandoli a morte.
Naturalmente sarà Devin Jones, voce narrante del lungo flashback di cui è costituto il romanzo, a scoprire quasi per caso il suo assassino, e a scoprire qualcosa di ancora più importante: il potere dei sentimenti, catturati in una goccia d’ambra come l’immagine di una soleggiata estate in cui il senso della vita si materializza privandoci forse dell’innocenza, ma donandoci in cambio qualcosa di ancora più prezioso.
Succede poco, la lentezza della prima parte è quasi biblica, il finale mystery un po’ artificioso, sembra di sentire il rumore di King che si arrampica sui vetri, l’addio al fantasma, personaggio che per tutto il romanzo sembra di vitale importanza, un po’ improvviso e deludente, è stato detto che le parti più deboli dei romanzi di King siano i finali, un po’ come se esaurita la carica creativa, vada avanti per inerzia e chiuda il tutto senza eccessiva cura, ma pur tuttavia è anche evidente che a King non interessa aderire ad un genere o superarlo, parla decisamente d’altro, di una materia molto più fluttuante e indefinibile, parla di sogni, di aspirazioni, di come da vecchi guarderemo indietro con rimpianto e malinconia l’altro noi stesso di allora.
È stato definito nient’altro che una sorta di young adult d’autore, e chi lo fece non voleva fare certo un complimento, pur tuttavia credo sia vero, credo sia davvero un regalo che King abbia fatto ai suoi più giovani lettori o a quelli che non ostante l’età anagrafica abbiano conservato la giovinezza del cuore. Forse i suoi lettori storici ameranno di più le sue storie horror, presto ci sarà il seguito di Shining, pur tuttavia se amate la poetica kinghiana ne riconoscerete i tratti distintivi.

Stephen King, acclamato genio della letteratura internazionale, vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha. Le sue storie da incubo sono clamorosi bestseller internazionali che hanno venduto 400 milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Brian De Palma, Stanley Kubrick, Rob Reiner e Frank Darabont. www.stephenking.com

:: Recensione di 1408 racconto contenuto nella raccolta Tutto è fatidico di Stephen King (Sperlig & Kupfer, 2005) a cura di Micol Borzatta

7 Mag 2013

fatidicoIl 20 aprile 2013 alle ore 21:00 è andato in onda su Sky Cinema Max il film 1408 tratto dall’omonimo racconto di Stephen King contenuto nella raccolta Tutto è fatidico, collana Narrativa, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 2002. La visione del film mi ha fatto venire voglia di riprendere in mano questo bellissimo libro che oltre a una trama avvincente ha anche una storia molto particolare alle sue spalle.
La storia narra di uno scrittore Mike Enslin, che scrivi libri sui luoghi infestati demolendoli con il suo non credere, che vuole a tutti i costi pernottare nella stanza 1408 del Dolphin Hotel.
La stanza è famosissima per essere stata palcoscenico di numerosissime morti, sia suicidi che morti naturali.
Mike ovviamente non crede che una stanza possa essere la mandante o la causa delle morti e alla fine riesce, andando per vie legali, a pernottare nella camera.
Qui la vicenda è molto diversa se si legge il libro o se si guarda il film, perché nel film vengono evidenziate di più le manipolazioni della realtà causate dalla stanza, nel libro invece Stephen King descrive il tutto da un punto di vista diverso dal normale, infatti la storia degli avvenimenti che accadono è raccontata esclusivamente dal registratore che stava usando Mike all’interno della stanza per prendere appunti per il libro e che viene recuperato dai resti bruciati.
Non si sa assolutamente nulla di quello che è accaduto nella stanza ma si percepisce esclusivamente lo stato d’animo e di terrore di Mike che cambia diventando sempre più ossessivo e pesante di pagina in pagina.
Due linee quindi completamente diverse ma che ottengono assolutamente lo stesso risultato: tenere il lettore o lo spettatore incollato fino all’ultima pagina.
Come dicevo all’inizio questo racconto di Stephen King ha una straordinaria storia alle spalle. Innanzitutto è cortissimo. Il racconto infatti nasce come piccolo raccontino esclusivamente da inserire nel suo libro On Writer come esempio pratico di come si struttura un racconto e lo si modifica, se non fosse che mentre stava scrivendo il racconto ha incominciato a vivere di vita propria, come racconta lui stesso nella prefazione, e a descriversi e compilarsi da solo.
Anche se molto diverso dai soliti lavori di Stephen King, si nota subito la mano del maestro e riesce anche nella sua brevità a trasmettere al lettore tutto lo stato psicologico e mentale del protagonista.
Un’ ottima lettura adatta a chiunque non sia troppo influenzabile dagli stati psicologici e ansiosi del protagonista.
Ancora una volta un capolavoro del maestro che sa sempre come superarsi.

Stephen King nasce a Portland nel 1947. Scrittore e sceneggiatore statunitense è uno dei più celebri autori della letteratura horror del XX secolo e nel romanzo gotico.
Inizia la sua carriera di scrittore nel 1974 con Carrie.
A oggi ha pubblicato sessanta opere.
Molte delle sue opere hanno avuto trasposizioni cinematografiche e televisive con registi della portata di Stanley Kubrick, John Carpente, Brian De Palma, David Cronenberg e Frank Darabont.