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:: Un’ intervista con Loredana Lipperini

3 ottobre 2017

Lipperini-cover-DEFBenvenuta Loredana su Liberi di Scrivere e grazie per avere accettato questa intervista. Presentati ai nostri lettori. Raccontaci un particolare della tua infanzia a cui tieni particolarmente.

Sono una donna che legge e che parla di quel che ha letto, e sono una donna che scrive. Se devo retrocedere fino al momento in cui è nato tutto questo, incrocio i miei cinque anni, un libro ricevuto in regalo, e la parola “treno” che di colpo si associa nella mia mente a una locomotiva col pennacchio di fumo. E’ cominciata così.

Giornalista, scrittrice, conduttrice radiofonica, una vita tra i libri, sempre occupata a leggerli o a scriverli, o a parlarne coi lettori o i tuoi radioascoltatori. Come è nato il tuo amore per i libri?

Quando ho capito che nei libri avrei potuto fare tutte le esperienze che desideravo, e vedere luoghi sconosciuti, e dare un nome alle mie emozioni. C’è un passo meraviglioso di Proust, in Dalla parte di Swann, che dice, parlando dei singhiozzi di solitudine del bambino che è stato, che quei singhiozzi non sono mai scomparsi: “ è soltanto perché la vita si è fatta più silenziosa intorno a me che li sento di nuovo, come quelle campane di conventi che il clamore delle città copre tanto bene durante il giorno da far pensare che siano state messe a tacere e invece si rimettono a suonare nel silenzio della sera”. Un libro, credo, riesce a farti ascoltare quel che sembrava tacere, sia che tu lo legga, sia che tu lo scriva.

La poesia di Fortini che ami di più.

Tutte. E, parlando di prosa, la sua ultima lettera, spietata e ammonitrice verso chi stava già contribuendo alla fine di un mondo. Era il 1994.

Parliamo adesso del tuo nuovo libro L’arrivo di Saturno, edito da Bompiani. Graziella De Palo è esistita davvero, era una giornalista d’inchiesta, come si direbbe oggi, scomparsa a Beirut il 2 settembre 1980, assieme al giornalista Italo Toni. Che ricordo hai di questa donna coraggiosa? Filtrato dai tuoi ricordi personali e da ciò che emerso da giornali e telegiornali, e voci degli amici.

Quel che ricordo è quanto ho scritto nel romanzo: ho inteso restituire l’amica e la ragazza, non semplicemente il “caso”. E spiegare come sia stato possibile che una giovane donna di 24 anni si sia volontariamente infilata in un groviglio di tenebra: perché credeva nella verità, e credeva che quella verità si potesse raccontare.

Conosco il caso di Ilaria Alpi, mentre non conoscevo la storia di Graziella, forse perché ero troppo giovane quando è scomparsa o per una sorta di amnesia collettiva. Come è nata in te l’esigenza di narrare la sua storia, filtrata dalle esigenze di un libro di narrativa, non di un documentario?

Volevo scrivere un romanzo, non una non fiction novel, o un saggio, o un memoir. I saggi ci sono già, e vengono, come spesso avviene, dimenticati. Il desiderio o se credi l’ambizione, è quello di restituire una maggior durata, un tempo più lungo, alla memoria.

Pensi che ci siano ancora ragazze motivate, idealiste come lei al giorno d’oggi o era il periodo, e l’entusiasmo e l’idealismo di allora ormai stanno scomparendo?

Certo che ci sono. Bisogna solo saperle vedere.

C’è ormai molta aggressività su Internet, sui social, soprattutto rivolta contro le donne. Da cosa pensi sia dovuto? Da una contingenza generale, da una frustrazione diffusa, dall’ impunità di colpire chi tollera e non reagisce? Come cerchi di fermare questa follia collettiva?

Dalla rabbia, dal rancore, dall’impotenza. E dall’idea che non esista più una comunità, ma si sia soli. Non si tratta di fare leggi speciali per Internet: si tratta di ricreare una cultura, che era esattamente quello che presagiva Fortini in quell’ultima lettera. Io faccio quel che posso: ovvero, cerco di motivare quello che scrivo sui social, di non cedere alle semplificazioni, di non partecipare ai flame.

Tornando ai libri, quest’estate mi ha detto che stavi leggendo Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood. Quali libri hai adesso sul comodino?

Atti umani” di Han Kang.

Quali sono i tuoi maestri letterari? Quegli scrittori che ti hanno dato e insegnato di più sulla scrittura, sulla letteratura, sulla vita?

Uno, soprattutto: Stephen King. Mi ha insegnato la bellezza della storie e l’importanza dello sguardo sui mondi piccoli, che nascondono squarci verso l’universo intero.

Ti avevo promesso poche domande, questa è l’ultima. Parlaci dei tuoi progetti letterari futuri? Stai scrivendo un nuovo libro o hai in programma di iniziarne uno a breve?      

Lo sto scrivendo. Con calma. Con tutto il tempo che richiederà.

:: Il bazar dei brutti sogni, Stephen King (Sperling & Kupfer, 2016)

22 luglio 2016
bazar

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Stephen King è come il buon vino, invecchiando migliora. Per cui non dispiace molto rivedere, tra i venti racconti che costituiscono la raccolta Il bazar dei brutti sogni, alcuni magari usciti già altrove, e anche solo poco rimaneggiati e arricchiti. “Miglio 81” per esempio è stato già pubblicato in Italia con lo stesso titolo da Sperling & Kupfer nel 2011, per la traduzione di Giovanni Arduino. Sempre anche in Italia sono stati pubblicati “The Dune”, originariamente su Granta, (“La duna” su Granta Italia n°5 traduzione a cura di Letizia Sacchini; “A Death” originariamente su The New Yorker, (“Una morte” su Internazionale, traduzione di Diana Corsini), “Herman Wouk Is Still Alive”, originariamente su The Atlantic (“Herman Wouk è ancora vivo”, su Internazionale n° 911, traduzione di Wu Ming). Questi ultimi solo in America: “Premiun Harmony”, su The New Yorker; “Batman e Robin” su Harper’s Magazine; “The Bone Church” su Play Boy; “Morality” su Esquire; “Afterlife” su Tin House; “Tommy” su Play boy; “The Bus is another World” su Esquire e “Summer Thunder” su Cemetery Dance. Tutti gli altri sono inediti.
Ma il valore aggiunto, ciò che davvero rende questo libro imperdibile, che siate o non siate lettori storici di King, sono le premesse ad ogni racconto, una letteratura a parte, che ho sempre adorato, in autori come Asimov. Leggevo infatti i suoi libri per leggere queste premesse, anche Chandler non si ritraeva. Scoprire insomma cosa portò al racconto, facendo luce sulla stessa vita dell’autore, ma con pudore, come se si accendesse una luce discreta, e nulla più, beh è un’ esperienza piacevole e molto istruttiva. Stephen King hai il pregio del narratore accanto al fuoco, mentre i marshmallow sfrigolano sul fuoco, una notte di luna piena. In campeggio, sì, quando giunge l’ora, superata la mezzanotte, in cui i racconti di paura prendono vita. Anche noi, che non siamo americani, non facciamo fatica a immaginarci la scena e l’atmosfera. E non credo di sbagliarmi molto ne di essere irrispettosa. Ma King non è un autore da salotto, ecco. Con lui si sente l’odore della terra dopo la pioggia, si sentono i grilli e le rane toro che gracidano, c’è poco da fare.
Il bazar dei brutti sogni a mio avviso è un libro riuscito, che mi sento di consigliarvi senza esitazione. Comunque l’esperienza di lettura è diversa per ogni lettore, mi limiterò a raccontarvi la mia. Prima dei racconti ho letto tutte le premesse ai racconti, in un pomeriggio, con molto gusto e divertita curiosità. Poi i racconti. Non che ve lo consiglio, non che sia un’esperienza ortodossa, ma tant’è così ho fatto io. Prima dei racconti vorrei però parlarvi del curatore e dei traduttori. La traduzione infatti ha richiesto un lavoro collettivo che ha coinvolto Giovanni Arduino, Chiara Brovelli, Alfredo Colitto e Christian Pastore. La curatela del libro è di Loredana Lipperini. Essendo venti racconti sarà difficile che possa parlarvi estesamente di ognuno, ma posso sen’zaltro dirvi quelli che mi sono più piaciuti e mi hanno fatto più paura. Sebbene non l’orrore in senso stretto, traspaia da questi racconti. Se “Miglio 81” è uno dei suoi preferiti, o il finale de La duna addirittura è da lui definito “uno dei miei finali preferiti in assoluto”, tra i miei preferiti citerei senz’altro Il bambino cattivo, Herman wouk è ancora vivo e Il piccolo dio verde del dolore. Probabilmente a voi poco importa, e i vostri preferiti saranno altri, ma il bello è che questo descrive l’ora, l’adesso. Magari già domani avrò cambiato idea. Buona lettura.

Stephen King vive e lavora nel Maine con la moglie Tabitha e la figlia Naomi. Da più di quarant’anni le sue storie sono bestseller che hanno venduto 500 milioni di copie in tutto il mondo e hanno ispirato registi famosi come Stanley Kubrick, Brian De Palma, Rob Reiner, Frank Darabont. Oltre ai film tratti dai suoi romanzi, vere pietre miliari come Shining, Stand by meRicordo di un’estate, Le ali della libertà,Il miglio verde ¿ per citarne solo alcuni ¿ sono seguitissime anche le sue serie TV, ultima in ordine di apparizione quella tratta da The Dome, trasmessa da RAI2. Recentemente King si è dedicato ai social media e in breve tempo ha conquistato centinaia di migliaia di follower su Facebook e soprattutto su Twitter.
Nel 2015 il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama gli ha conferito la National Medal of Arts.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Marina dell’Ufficio Stampa Sperling & Kupfer.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.