Come cucinare il lupo, Mary Frances Kennedy Fisher, (Neri Pozza, 2014) a cura di Viviana Filippini

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come_cucinare_il_lupo_02_1_Come cucinare il lupo è il libro di Mary Frances Kennedy Fisher uscito per la prima volta nel 1942. Devo ammettere che appena ho letto questo titolo ho pensato alla fiaba di Cappuccetto Rosso, in realtà il lupo al quale si riferisce la Fisher -pioniera del food writing, ossia della scrittura dedicata la cibo – è la fame che travolge la popolazione americana durante gli anni della Seconda guerra mondiale. Una sensazione determinata dal razionamento del gas e dalla sparizione dal mercato alimentare di molti dei prodotti di largo consumo (carne di manzo, bourbon, zucchero a velo, pesce fresco, formaggi, burro puro) nell’America di quegli anni. Il libro in questione, ripreso dalla stessa autrice nei primi anni Cinquanta con l’apporto di alcune aggiunte, è un vero e proprio manuale di ricette rapide, salvifiche (usa pochi ingredienti – gli unici in circolazione- e non troppo costosi) e semplici da impastare nei periodi di limitazione delle materie prime. Letto oggi, questo volume a qualcuno potrebbe sembrare l’ennesimo libro che parla di cucina, ma sappiate che dopo la fine del conflitto bellico, Come cucinare il lupo divenne per gli americani un vero e proprio best seller, un’opera fondamentale della letteratura americana, tanto che il «Time» (esatto proprio la nota rivista USA) non esitò ad inserirlo nella top list dei cento migliori libri di non fiction degli anni Cinquanta. Il cibo è il motore dell’opera della Fisher, anzi è il carburante di un libro che riflette in modo pungente e ironico sul genere umano e sul suo impellente bisogno di cibarsi. Fondamentali sono anche le citazioni presenti all’inizio di ogni capitolo che non solo servono a introdurre l’argomento delle pagine a seguire, ma rispecchiano la realtà sociale e comportamentale del genere umano. Uno tra i riferimenti più arguti è quello del capitolo Come distribuire la virtù introdotto da una frase di Edmund Burke: «L’economia è un virtù distributiva, non consiste nel risparmiare ma nel saper scegliere» o ancora il detto di Shakespeare:«L’ingordigia, lupo universale» per Come salvare la pelle. Il libro della Fisher è un vero e proprio scritto sull’arte di arrangiarsi con quello che si ha, e lei lo fa cercando di dare anche consigli su come render più gustosi cibi che di solito non lo sono, o rimedi alternativi su come preparare il colluttorio o il sapone finto. Il volume propone una carrellata di ricette che comprendono la carne e il pesce (pochi e limitati), le verdure, le uova, le patate, il riso, bevande di vario tipo (latte aromatizzato, infusi vari) dolci semplici e genuini il (Pan di zenzero, la Torta di guerra, la Torta al pomodoro e le Mele al forno). Ogni tanto la Fisher consiglia anche ricette un po’ più sostanziose e costose per il tipo di ingredienti usati (il Boeuf Moreno o le Polet à la mode de Beaune), ma sono eccezioni, che lei stessa riconosce ci si può concedere una tantum. L’autrice, nota in Italia con il libro Biografia sentimentale dell’ostrica, uscito sempre Neri Pozza nel 2005 spesso dichiarava:«Quando non posso lavorare leggo, quando non posso leggere cucino» e il suo amore per l’arte della preparazione culinaria emerge in ogni singola pagina di Come cucinare il lupo che non è composto solo da ricette, ma presenta riflessioni ironiche e attenti moniti sull’utilizzo dei conservanti presenti nel cibo. A questo proposito basta leggere le pagine dedicate al salmone in scatola che nemmeno i suoi animali mangiarono e che sepolto in giardino assieme ad altra spazzatura umida, dopo mesi e mesi, rivelò ancora intatta la sua perfetta forma, la consistenza e il colore. Come cucinare il lupo è un vero e proprio manuale di sopravvivenza in cucina in tempi di razionamento, ma allo stesso tempo questo libro è un esempio di quello che davvero si potrebbe e dovrebbe fare per tenere lontano il lupo. A questo riguardo ammirevole è parte del primo capoverso delle conclusioni scritte da Mary Frances Kennedy Fisher: «… sia il libro che io concordiamo su un’idea nata assai prima del 1942: visto che dobbiamo mangiare per vivere, tanto vale farlo con grazie e gusto». Traduzione Massimo Ortelio

Mary Frances Kennedy Fisher (1908-1992) lavorò a Hollywood come sceneggiatrice, ma dopo un anno si licenziò. Nel 1944 ebbe una figlia, ma non rivelò mai l’identità del padre della bambina. Finita la guerra si trasferì a New York e sposò l’ editore Donald Friede. Il matrimonio, sciocco ma allegro, durò poco. In Italia le sue opere conosciute sono Biografia sentimentale dell’ostrica (Neri Pozza 2005), Il mio io gastronomico, Alfabeto per gourmet e L’arte di mangiare.

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