Posts Tagged ‘letteratura canadese’

:: Turbolenza di David Szalay (Adelphi 2019) a cura di Nicola Vacca

24 settembre 2019
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La letteratura vera è quella che sa raccontare la zona del nostro disagio e ha bisogno di scrittori capaci di rappresentare tutte le inadeguatezze di cui siamo fatti.
David Szalay è sicuramente uno di questi. Se con Tutto quello che è un uomo ci aveva sorpresi, con Turbolenza, da poco uscito sempre per Adelphi, ci ha definitivamente atterrati.
Tradotto magnificamente da Anna Rusconi, il nuovo libro dello scrittore canadese è un romanzo in forma di racconti. Caratteristica principale dell’opera è una geniale circolarità delle storie che toglie il fiato e avvince.
Dodici storie legate in cui l’aria diventa la metafora esplicita di un vuoto che assedia le esistenze con le sue turbolenze micidiali.
Dodici personaggi che passano nelle storie successive il testimone ad altri personaggi precipitati nelle loro esistenze pur puro caso, ma anche no. Insieme danno vita all’affresco di una condizione umana che fa i conti con l’inadeguatezza del tutto.
Uomini e donne con i loro problemi immanenti di solitudine, di incomprensione, che hanno a che fare con la spietata legge del quotidiano, si incontrano nei non luoghi come gli aeroporti, o in luoghi mordi e fuggi come gli alberghi o in volo dove sospesi nel vuoto dell’aria si trovano a fare i conti con le turbolenze.
Questo è il contesto in cui David Szalay con una scrittura essenziale e minimalista costruisce la struttura circolare della sua storia che dà vita a una serie infinta di storie il cui al passaggio di testimone da un personaggio all’altro assistiamo come lettori al disfacimento di vite che azzardano un tentativo di fuga in cui non credono.
In questi racconti che formano un romanzo il vero protagonista è il disagio che non concede alcuna via di scampo
Ogni personaggio di queste storie è un disadattato che vive lo sconforto del proprio tempo, ognuno con il suo bagaglio di croci personali.
La circolarità diventa il collante di questo stato di cose in cui lo scrittore attraverso i suoi personaggi racconta l’inconsistenza, l’inadeguatezza e il malessere destinato a diventare disagio cronico di questa nostra epoca.
La vera turbolenza che in queste pagine incontriamo è la vita di tutti i giorni. Come i personaggi di queste dodici storie, che ci riguardano da vicino, tutti noi viviamo sospesi in aria e incastrati in quel vuoto in cui il disagio si moltiplica fino a diventare catastrofe e poi apocalisse.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’ufficio stampa Adelphi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Una furia dell’altro mondo, Lisa de Nikolits (Edizioni Le Assassine 2019) a cura di Viviana Filippini

2 luglio 2019

Copertina Nikolitis_Una-furia-dellaltro-mondoMi sveglio, ho dolori da tutte le parti. Sono intrappolata nell’oscurità, come se fossi sott’acqua … Sì … respiro, ma il bruciore mi morde la carne fino alle ossa. Cerco di sollevare la testa, ma è troppo pesante, è come un enorme ceppo d’albero in cui sono piantate le braccia che mi formicolano mentre i gomiti sono rottami in mille pezzi. Ho qualcosa di rotto? Perché non riesco a muovermi? Mi concentro sulla bocca. I denti sono serrati, la mascella è bloccata”.

Questi i pensieri di Julia Redner la protagonista del romanzo “Una furia dell’altro mondo” edito da edizioni Le Assassine. Julia è una donna in carriera, pronta a tutto raggiungere il massimo successo. Julia però si trova in una sorta di strano aldilà che, a tratti, ricorda un aeroporto, ma si sente a pezzi, completamente dolorante e fuori luogo. In realtà questo posto di attesa, dove non mancano i comfort come la sala per rilassarsi, quella dover farti fare trattamenti di bellezza e pure una sala bowling, è una sorta di dimensione sospesa tra quello che è l’aldilà e l’aldiquà. Sì, perché leggendo il romanzo della Nikolits, si ha come la sensazione che a Julia sia accaduto qualcosa di tremendo ma, non essendo ancora del tutto giunta la sua ora, la donna riceverà una seconda possibilità. Volto nuovo – quando tornerà a casa i nipoti non la riconosceranno nemmeno – e pure nome rinnovato aiuteranno Julia, pian piano, a ricordarsi chi l’ha aggredita (il suo ex amante e datore di lavoro). L’evento traumatico emerge grazie ad uno psicoterapeuta che è, allo stesso tempo, umano e ha in sé tratti che lo fanno assomigliare ad un angelo. Il ritorno nell’aldiquà, ossia sulla Terra, nella vita quotidiana di ogni giorno, permetterà alla protagonista di sistemare non solo il suo aggressore, ma anche tante situazioni irrisolte che la donna aveva lasciato lì sospese prima della brutale aggressione. “Una furia dell’altro mondo” è un thriller surreale, è un romanzo pieno di colpi di scena imprevisti e inaspettati. Quella della Nikolits è una storia nella quale grazie all’atmosfera onirica che lo caratterizza il lettore viaggia in una dimensione strana a tal punto, da non comprendere se è realtà e quindi se Jane si trova in essa davvero o se tutto è una sua proiezione mentale, un lungo sogno nel quale la donna comprende che deve cambiare le cose e le azioni per tornare a vivere. Accanto a Jane, piena di lividi, ematomi, rabbia e dolore, ci sono strane figure che la aiutano, compresa quella Beatrice dal sentore vagamente dantesco. Certo è che il romanzo della De Nikolits fa riflettere sulla violenza che le donne subiscono e su quanto sia difficile fare i conti con se stessi e con chi ti ferisce nella psiche, nei sentimenti e nel corpo. Julia ha un carattere forte, ma l’aggressione subìta e il cammino di ripresa pieno di intoppi e di una non facile presa di coscienza di sé, uniti alla nuova occasione concessa, permetteranno alla protagonista di “Una furia dell’altro mondo” di provare a mettere in ordine le cose e comprendere che chi ama davvero non ti riduce in fin di vita, ma ti salva e sostiene nel cammino del vivere. Traduzione dall’inglese Tiziana Prina.

Lisa De Nikolits Originaria del Sud Africa, ha vissuto e lavorato come art director negli Usa, in Gran Bretagna e in Australia. Qui dopo essere stata licenziata da una società dei media, decide di trasferirsi in Canada, che considera un Paese molto più aperto e multietnico. Nel 2003 prende la cittadinanza canadese e si dedica in modo professionale e continuo alla scrittura: “Do One Thing A Day For Your Writing” (Fai ogni giorno qualcosa per la tua scrittura), sebbene fin da giovanissima abbia riempito i cassetti con i suoi manoscritti. Una furia dell’altro mondo è il suo settimo romanzo e ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Lisa de Nikolits è molto attiva e impegnata nel valorizzare e sostenere la scrittura femminile di gialli, per cui con altre scrittrici anima diversi gruppi: Sisters in Crime, Mesdames of Mayhem, a cui si aggiungono Crime Writers of Canada e The International Thriller Writers.

Source testo ricevuto dall’autore. Grazie a Francesca Ghezzani, dell’ufficio stampa Francesca Ghezzani.

:: Il principe della città sommersa di Denis Thériault (Frassinelli 2018) a cura di Marcello Caccialanza

5 aprile 2018
Il principe della città sommersa

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Denis Thériault è il fortunato autore del romanzo Il principe della città sommersa, edito dalla Casa Editrice Frassinelli.
La toccante vicenda ha il suo naturale snodo nelle fredde ed inospitali terre del Golfo di San Lorenzo in Canada.
Protagonisti indiscussi di questa tenera storia sono due ragazzi messi a dura prova dagli eventi stessi di una vita crudele e perfida matrigna.
L’uno è rimasto orfano di entrambi i genitori; mentre l’altro ha vissuto praticamente da emarginato, perennemente in fuga dalla crudeltà e dalle brutture subite in casa e perfino nell’ambiente scolastico.
Ma un inaspettato raggio di sole tocca in modo assai benefico queste due anime smarrite che per volere di un caso a loro finalmente favorevole si incontreranno lungo la strada, creando in questo modo una sorta di amicizia salvifica per entrambi. Assieme troveranno la forza di vivere!

Denis Thériault è nato in Canada (Québec), dove vive ancora oggi, nel 1959.
Storia di un postino solitario è il suo secondo romanzo, e il primo pubblicato in Italia. Nel 2018 ha pubblicato in Italia Il principe della città sommersa.

Source: libro del recensore.

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:: La figlia della strega di Catherine Egan (Editrice il Castoro 2017) a cura di Elena Romanello

9 febbraio 2018
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In un mondo in cui la magia è stata messa al bando e chi la pratica perseguitato, la giovane Julia ha assistito alla condanna a morte della madre, accusata appunto di stregoneria, quando era solo una bambina, ed è rimasta sola con il fratello. Ora è cresciuta e non ha dimenticato, anche perché anche lei possiede dei poteri, come quello di rendersi invisibile, e questo l’ha resa la migliore ladra e spia della città di Spira. Poteri che potrebbero costarle la vita e che finora ha saputo dissimulare, in cerca anche di una vendetta per quello che è stato fatto alla sua famiglia.
Julia deve fingersi una cameriera nella casa della nobile signora Och per scoprire che segreti nascondono i suoi ospiti, e presto la ragazza inizia a sospettare un legame tra chi vive lì e una serie di omicidi che insanguinano Spira. Presto entrerà in contatto con forze potenti e pressanti, che possono rivelarsi molto pericolose e da cui può dipendere il destino stesso del mondo, o forse un nuovo modo di vivere non più basato sull’intolleranza e sull’uccisione di chi viene percepito come diverso, un qualcosa che a Julia non può non stare a cuore.
Non è la prima volta che il fantasy racconta storie di mondi alternativi che somigliano non poco alla Storia reale nostra e non è nemmeno la prima volta che si cimenta con una protagonista femminile interessante, secondo una serie di archetipi che funzionano sempre, e uno di questi è proprio la donna di magia, la strega non certo più percepita come malvagia come nelle fiabe classiche.
Quello che rende interessante La figlia della strega è l’ambientazione nelle retrovie delle città, non fra battaglie e corti, ma attraverso il lavoro delle spie, esistenti in tutti i mondi paralleli, con una trama che contiene anche elementi del thriller e dell’horror, con una ricerca della verità che permetterà anche alla protagonista di scoprire qualcosa di nuovo su stessa.
La protagonista è interessante, perché rappresenta un archetipo poco usato nei romanzi del filone fantastico, quella della ragazza all’apparenza insospettabile ma che in realtà fa il doppio gioco: la figura della strega funziona sempre, e qui comunque è trattata in maniera insolita, in un mondo che rievoca non poco l’intolleranza di tante epoche reali, anche non troppo lontane nel tempo.
La figlia della strega non casca inoltre nelle trappole di troppa narrativa young adult di genere fantastico, come del resto è nello stile delle proposte di Hot Spot, che propongono storie reali e non lontane dagli stereotipi stile Harmony, e capaci di proporre argomenti su cui riflettere, sia pure con la metafora di un mondo alternativo.
La figlia della strega è il primo libro di una serie, infatti il finale lascia non pochi appigli, e c’è da sperare di vedere tradotti anche i successivi volumi della serie.

Catherine Egan è nata e cresciuta a Vancouver, in Canada. Nella sua vita ha viaggiato molto e ha vissuto in Giappone, Cina e Stati Uniti, per poi stabilirsi in Connecticut con suo marito e i suoi due figli. È autrice della trilogia fantasy The Last Days of Tian Di.

Provenienza: omaggio della casa editrice al recensore, si ringrazia l’Ufficio stampa.

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:: Seme di strega – Una riscrittura della Tempesta di Margaret Atwood (Rizzoli 2017)

22 dicembre 2017
seme di strega

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Che Margaret Atwood sia la più importante, e significativa, scrittrice canadese della sua generazione, (classe 1939), non è un segreto per nessuno.
Non bisogna essere necessariamente femministe militanti per apprezzare testi come Il racconto dell’ancella o L’altra Grace, forse i suoi libri più famosi, anche tra coloro che non leggono libri e guardano più che altro la tv, per le due trasposizioni televisive di successo.
Margaret Atwood non ha solo il dono di costruire grandi trame dense di coerenza narrativa, ma sonda il suo tempo e l’animo femminile con la stessa grazia.
La sfida di misurarsi con Shakespeare penso l’abbia accolta con divertita curiosità. Non è stata la sola, altri autori contemporanei da Tracy Chevalier, a Jo Nesbo, a Anne Tyler hanno accettato di partecipare all’iniziativa di riscrivere Shakespeare, riadattandolo per le nuove generazioni.
La Hogarth Press ha infatti inaugurato una collana di opere shakespeariane riscritte da autori contemporanei, alcune tradotte in Italia da Rizzoli.
Margaret Atwood ha scelto La Tempesta, e penso in tutta sincerità sia davvero la più adatta al suo stile, alle sue tematiche, al suo concetto del tempo narrativo e psicologico.
Seme di strega, questo è il titolo italiano, è una storia di vendetta, di giustizia, di ricerca di equilibri infranti dall’ arrivismo, dall’ avidità, dalla sete di potere.
Protagonista è un regista teatrale shakespiriano di nome Felix Phillips. Geniale, istrionico, carismatico, con una carriera di successi e gratificazioni, a cui il destino presenta immancabilmente il conto.
Prima la morte della figlia, da cui fatica a riprendersi, poi il tradimento del suo socio in affari Tony, lo portano a perdere tutto e a ritirarsi in una catapecchia in mezzo al nulla. Un eremo dal quale cova la sua inesauribile voglia di vendicarsi di tutti coloro che l’ hanno distrutto.
L’occasione si presenta quando assunto come insegnante di recitazione in un carcere (sotto falso nome) scopre che i sui ex nemici (ora ancora più potenti e riveriti) verranno in visita al carcere per assistere alla sua rappresentazione de La Tempesta. L’ultima opera di Shakespeare che voleva proporre al Makeshiweg Teatre Festival, prima della cacciata, e del pubblico ludibrio.
Riuscirà a ottenere vendetta o meglio farsi giustizia?
E soprattutto cosa ha in mente il terribile Felix?
Il fantasma di sua figlia, che l’ha accompagnato per tutto questo esilio e solo lui può vedere, finalmente troverà pace?
Avere a che fare con attori non professionisti, carcerati, si rivelerà davvero per lui l’esperienza più profonda della sua vita e non solo uno strumento per rimettersi in pari col destino?
A queste e altre domande si troverà puntualmente risposta fino all’immancabile lieto fine che ben si adatta a una storia di riscatto e liberazione.
Niente poteva essere diverso.
Traduzione di Laura Pignatti.
Buona lettura!

Margaret Atwood è autrice di oltre quaranta opere tra romanzi, saggi, raccolte di poesie. È stata cinque volte finalista al Booker Prize, vinto nel 2000 con L’assassino cieco. Le sue opere hanno ricevuto riconoscimenti in tutto il mondo ed è una delle scrittrici più amate dal pubblico internazionale. Figura ecclettica sul piano artistico, politicamente impegnata soprattutto in seno alle tematiche del femminismo, è considerata tra le scrittrici più importanti in attività ed è stata più volte segnalata per il Premio Nobel per la letteratura.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Giulia dell’ Ufficio Stampa Rizzoli.

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