Nella tana dell’inconscio: locus suspectus di Gian Piero Grandi (Ananke lab, 2019) a cura di Elena Romanello

29 marzo 2020 by

inconscioGian Piero Grandi, psicoterapeuta e psicologo, si occupa da tempo di lavorare con adolescenti e giovani adulti, e usa per le sue terapie il richiamo alla cultura pop dei fumetti e dell’immaginario nerd, che possono contenere spunti davvero interessanti per tutte le età.
Il sottotitolo di questo saggio è Narrativa di psicoterapia in età evolutiva, e nelle sue pagine l’autore si pone il compito di far compiere un viaggio attraverso archetipi e personaggi, in cerca del lato oscuro, della paura, delle incognite del crescere, della precarietà del mondo moderno. Ogni viaggio è visto come una prigione di cui liberarsi.
Il primo personaggio che si incontra nel libro è Batman, supereroe ambivalente per antonomasia, soprattutto dopo la rilettura che ne ha fatto Frank Miller ne Il cavaliere oscuro. Il secondo è Ken il guerriero, protagonista di uno dei maggiori successi di manga e anime anni Ottanta, antieroe in un mondo violento di un futuro post apocalittico in cui emergono tante paure della contemporaneità. Il terzo sono i Cavalieri dello zodiaco, altri eroi di manga e anime di una trentina di anni fa, alle prese con un percorso di salvataggio che è una sorta di venire a patti con quello che si è e quello che si vuole diventare.
Il quarto percorso da seguire è ispirato al romanzo IT di Stephen King, uno dei più emblematici dell’autore e senz’altro uno dei migliori (per molti è il suo romanzo per antonomasia), riflessione sulla paura, sull’inconscio e anche sul crescere e tutto il dolore che questo significa tra le più riuscite e lucide.
Si passa poi ad esaminare la figura di Dracula, con particolare riferimento al film di Coppola, e al suo mix tra orrore, solitudine, bisogno di amare, caduta agli inferi e desiderio di un riscatto. Il viaggio successivo riguarda un personaggio demoniaco giovanissimo, Dante, eroe del videogioco Capcom Devil may cry, in lotta contro un futuro dominato dai demoni. Il percorso successivo riporta alla ribalta un altro celeberrimo romanzo di Stephen King, Shining, con attenzione per il personaggio del piccolo Danny, e del suo essere stato comunque fondamentale per salvare se stesso e sua madre dagli orrori dell’Overlook Hotel.
La prigione successiva da cui liberarsi è quella del protagonista del film La finestra segreta, anche questo da Stephen King, altra storia di uno scrittore alle prese con i suoi demoni in una situazione di isolamento. Si passa a City Hunter, eroe del manga omonimo di Tsukasa Hoijo, trasposto anche in animazione, all’apparenza un allegrone che ama la bella vita e le belle donne, ma in realtà con un buco nell’anima dovuto al suo passato e ai suoi lutti non indifferente. L’ultimo personaggio che ispira un percorso è il protagonista del fumetto Venom, portato anche al cinema, dove il protagonista si trova ad essere posseduto da un alieno che gli procura grandi poteri ma anche non pochi problemi.
Nella tana dell’inconscio è un saggio per chi è interessato al mondo della psicologia e della psicoterapia, che non possono allontanarsi, soprattutto quando si rivolgono ad un pubblico di giovani e giovanissimi, dalla cultura dei fumetti e dell’immaginario fantastico, capace di essere fonte di grandi archetipi e riflessione. Dato che tra l’altro ci si riferisce ad eroi e a storie sulla breccia da tempo, la lettura del libro è ricca di spunti anche a chi non è più nella cosiddetta età evolutiva.

Gian Piero Grandi è laureato in Psicologia Clinica e di Comunità e specializzato in Psicoterapia a indirizzo individual psicologico dal 2013. Attualmente in supervisione permanente e in didattica individuale. Ha conseguito il titolo di analista S.I.P.I. nel 2015. È docente e formatore presso la Scuola Adleriana di Psicoterapia. Responsabile dell’Accademia del Test Proiettivo e coordinatore del Gruppo di Ricerca del Sestante. Svolge il ruolo di rappresentante dell’Area psicodinamica presso la Federazione Italiana Associazioni di Psicoterapia (F.I.A.P.). Gestisce in qualità di redattore responsabile le riviste scientifiche “Il Sagittario” e i “Quaderni del Sestante”. Nel lavoro clinico si occupa di adolescenti e giovani adulti, esperto in psicodiagnosi.

Provenienza: omaggio dell’autore che ringraziamo.

Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon (Mondadori, 2019) a cura di Elena Romanello

28 marzo 2020 by

978880471827HIG-333x480Il fantasy continua a dimostrarsi uno dei generi di maggiore successo, le storie proposte sono tante, e una che spicca è senz’altro il poderoso e trascinante Il priorato dell’albero delle arance di Samantha Shannon, con richiami abbastanza ovvi all’opera di George R. R. Martin, soprattutto per la presenza dei draghi, i giochi di potere e l’importanza data ai personaggi femminili, ma soprattutto un ritorno alle storie al femminile e femministe come le raccontava la comunque grande dal punto di vista letterario Marion Zimmer Bradley.
Un romanzo voluminoso e ampio, nelle dimensioni e nelle tante storie parallele narrate, auto conclusivo anche se forse uno spiraglio per un seguito ci sarebbe ma meglio immaginarselo per conto proprio, che porta in un mondo diviso tra Occidente, Oriente e Meridione, dove vivono anche i draghi, non sempre cattivi, anche se uno di essi, il Senza Nome, sconfitto e imprigionato mille anni prima minaccia di tornare, con il suo esercito di sputafuoco che diffondono la malattia chiamata peste draconica.
In Occidente, un microcosmo che può ricordare i regni europei medievali, soprattutto Spagna e Inghilterra, domina la lunga dinastia delle regine della casata Berthnet, le cui antenate sconfissero il Senza Nome, anche se poi si scoprirà come sono andate davvero le cose: l’ultima è Sabran, non più una ragazzina, che ha visto morire in complotti e intrighi la sua famiglia e che deve sposarsi per partorire la sua unica figlia possibile, perché la dinastia continui e il Senza Nome non venga liberato, secondo la tradizione.
In Oriente, con echi di Cina e Giappone, si racconta invece che il Senza Nome sia stato sconfitto dai draghi d’acqua, animali presenti e venerati come dei, e per questo motivo le due parti del mondo sono in lotta tra di loro e non ci sono contatti, solo un antagonismo millenario che vede in una delle due parti la nemica mortale dell’altra. In quelle terre vive Tané, una ragazza che si sta addestrando per diventare cavaliere dei draghi, che commette un crimine quando non denuncia alle autorità un uomo proveniente da Occidente clandestino, vede morire la sua migliore amica, e viene allontanata dall’ordine dei cavalieri, partendo per un viaggio che la cambierà.
Dalle terre meridionali, simili all’Europa mediterranea, dove c’è il priorato che dà il titolo al romanzo è arrivata in segreto Ead Duryan, figlia di un eretico, membro di un ordine segreto che combatte contro i servitori del Senza Nome, dotata di poteri magici, che veglia sulla regina Sabran, in un regno in cui la magia è proibita e che si troverà a dover scegliere tra la fedeltà alla priora del suo ordine e quella ad una regina a cui si è affezionata avendo visto la sua solitudine e il suo bisogno d’affetto dietro alle consuetudini e alle regole di una corte spietata.
Nelle terre di questo mondo si muovono anche il vecchio alchimista Niclays Roos, mandato in esilio e pieno di risentimento verso il regno di Occidente e il giovane lord Arteloth Beck, in missione segreta, amico di Ead.
Il romanzo mescola luoghi e personaggi, con varie trame parallele che alla fine convergono in un unico, gran finale che porta alla riunione dei personaggi che erano in posti diversi, quelli ancora vivi almeno: una struttura che si richiama in parte ai libri di Martin, qui la posta in gioco non è la conquista di un trono (anche questo) ma il salvare un mondo da una minaccia arcana e nello stesso tempo capire che non si può andare avanti in questo modo, tra divisioni culturali e antiche tradizioni che toccano e opprimono le donne di quello che solo all’apparenza è un matriarcato.
Le tre protagoniste, Sabran, Ead e Tané rappresentano una nuova incarnazione dei tre archetipi delle donne nel fantasy, la regina, molto umana e a tratti debole, alle prese con un ruolo che le va stretto e a cui è destinata fin dalla nascita, la maga o strega, protettrice ma anche distruttrice, e la guerriera.
Il priorato dell’albero delle arance parla quindi di tradizioni antiche e pericolose, di complotti e cambiamenti, di passioni, di incontro e scontro tra culture, e non manca la presenza di tematiche glbt, sullo sfondo ma anche in una delle vicende più importanti della storia. Un romanzo avvincente e complesso, che inizia se vogliamo un po’ in sordina, con troppi salti spaziali, ma prende vigore man mano che va avanti per arrivare al gran finale, atteso e capace di portare a termine, almeno nel volume una serie di vicende.
Gli altri libri dell’autrice sono già stati opzionati per un serial, ma non sarebbe male vedere anche un film o una serie TV tratti da Il priorato dell’albero delle arance, suggestivo come ricostruzione d’ambiente, presentazione di un universo fantastico e interazioni tra i personaggi.
Un libro in cui è bello immergersi per dimenticare, adesso più che mai, una realtà non soddisfacente e priva di prospettive a breve e medio termine. Da segnalare anche l’impostazione grafica del libro, fedele a quella originale, e capace di evocare dalla copertina il mondo da cui si verrà travolti e da cui sarà difficile staccarsi.

Samantha Shannon è nata a Londra nel 1991. Nel 2013 ha pubblicato La sognatrice errante, il primo dei sette volumi della serie La stagione della Falce, a cui sono seguiti The Mime Order nel 2015 e The Song Rising nel 2017, tutti bestseller internazionali, tradotti in ventisei lingue. Imaginarium Studios, inoltre, ne ha acquisito i diritti cinematografici. Il Priorato dell’Albero delle Arance è il quarto romanzo dell’autrice.

Provenienza: libro del recensore.

:: Solidarietà digitale: tanti classici disponibili in formato gratuito

27 marzo 2020 by

Anna KareninaTra le iniziative atte ad aiutarci ad affrontare questa emergenza, c’è sicuramente quella che permette la possibilità di scaricare gratuitamente, dai principali negozi online, quasi tutti i migliori libri della letteratura mondiale, nelle traduzioni più prestigiose. Da lettrice, che si occupa di libri su questo blog ormai da anni, è una cosa che mi colpisce nel profondo, la creatività, non solo artistica, ma anche solidale ha davvero mille modi di esprimersi, e questo è sicuramente segno che per quanto distruttivo sia questo virus noi abbiamo la possibilità di neutralizzarlo. Per cui qui va il nostro ringraziamento a tutti coloro che hanno operato perchè questo si sia realizzato: editori, traduttori, redattori. Anna Karenina, nella traduzione di Gianlorenzo Pacini, Moby Dick, nella traduzione di Alessandro Ceni, Pere Goriot, nella traduzione di Cesare De Marchi, Orgoglio e pregiudizio, Madame Bovary, Moll Flanders, Le relazioni pericolose, La donna in bianco, Il conte di Montecristo, L’Odissea, Germinale, Notre-Dame de Paris, I Promessi sposi, Le Affinità elettive, Zanna Bianca, e tanti altri, li potete trovare tutti a questo link qui ma anche su altri store online. Buona lettura a tutti!

Nota: non tutti i libri sono ancora gratuiti, vi consiglio di affrettarvi.

:: Nota di lettura: María di Nadia Fusini, (Editore Einaudi 2019) a cura di Lidia Popolano

26 marzo 2020 by

978880624148HIGUna storia in apparenza come tante, quasi scontata. Una storia di violenza che raggiunge però un epilogo inatteso e non funzionale alla trama classica di una storia del genere, ma semmai alla comprensione profonda dei protagonisti.

Due uomini e due donne legati a una vicenda in apparenza di banale cronaca nera, che si svolge in un’isola non identificata chiaramente, ma che ricorda le atmosfere che si possono assaporare nelle Egadi. Due di loro: la coppia abusatore/vittima. Gli altri due: gli investigatori del crimine. Una storia raccontata con pochi accadimenti e molti pensieri e ipotesi.

I caratteri, ben delineati: all’inizio, soprattutto quelli della coppia abusatore/vittima, poi anche quelli degli investigatori. Una scelta spiazzante, questa, che Nadia Fusini realizza proprio nel finale del libro, quando tutto ormai sembra definito e invece c’è ancora spazio per illuminare due vite solitarie e “altre” che si riconoscono senza invadersi reciprocamente.

Non c’è un vero e proprio finale, ma il valore aggiunto del romanzo è proprio l’assenza dei fin troppo scontati “titoli di coda”. Una decisione sapiente che lascia il gusto amaro e dolce della realtà, fatto di disillusione e di speranza: vita vera.

:: È tempo di tornare – Shanmei

26 marzo 2020 by

tempo di tornare nuovo

È tempo di tornare è la continuazione di È tempo di partire.

Ritroviamo finalmente Chòu jiǎo e Fúróng huā (Piedi Puzzolenti e Fiore di Ibisco) ormai da alcuni anni a Pechino. Mentre Fúróng huā è diventata una famosa esperta di arti marziali, Chòu jiǎo è finito… a lavare i piatti in una taverna. Beve e non sa scrollarsi di dosso la sfortuna che sembra perseguitarlo. Sarà Fúróng huā a trovarlo e a spronarlo a non lasciarsi andare, e anzi lo invita alla sua scuola, gli fa dare una ripulita e lo convince a riprendere ad allenarsi seriamente, perché presto ci sarà un importante torneo di arti marziali a Pechino e il primo premio gli consentirà di far avverare il suo antico sogno: aprire una scuola di arti marziali tutta sua.

Sempre un wuxia comico, insomma si ride, saranno predominanti le scene di combattimento, sia a mani nude che con la spada, salti, capriole, piroette, colpi segreti e proibiti, insomma se amate le storie asiatiche dove si danno botte da orbi avrete di che divertirvi.

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:: Un’ intervista con il Dott. Tiziano Ciocchetti redattore di Difesa Online a cura di Giulietta Iannone

24 marzo 2020 by

PandemiaBenvenuto Tiziano e grazie di aver accettato questa nuova intervista. Data la gravità del momento, e la difficoltà di tracciare scenari possibili una volta finita la pandemia, inizierei col chiederti una valutazione prettamente personale della situazione. In che misura secondo te cambieranno gli equilibri geopolitici e strategici una volta che l’allarme sanitario sarò rientrato? C’è un rischio reale per la tenuta democratica degli stati?

Sicuramente andremo incontro ad un peggioramento delle nostre, già precarie, condizioni economiche. Con il risultato di far aumentare il malcontento nei confronti di una classe politica che si è dimostrata inadeguata (una situazione che ricorda l’8 settembre). L’Unione ha mostrato il suo vero volto, ovvero quello di un gruppo di inutili burocrati incapaci di fronteggiare la crisi. Gli altri Stati hanno fatto affidamento ai propri leader costituzionalmente riconosciuti, mentre da noi assistiamo alle apparizioni facebook della coppia social Casalino-Conte, con un Parlamento, de facto, sospeso.

Il ridimensionamento dell’esercitazione Defender Europe che ripercussioni avrà secondo te? Un’unificazione delle forze armate europee sotto un’unica autorità è ancora sul piatto delle consultazioni e trattative o la pandemia in corso ha incidentalmente provocato un ritorno più spiccato ai vari nazionalismi? 

La Defender Europe è una esercitazione finalizzata a mostrare ai russi chi comanda in Europa (ne ho descritto il senso geopolitico in un articolo per Difesa online), cioè gli americani. Il dispiegamento di 25.000 uomini, o meno, è solo un atto dimostrativo.
Unificazione di forze europee? Fantasia! La NATO non verrà mai soppiantata, almeno per i prossimi vent’anni.
I nazionalismi sono sempre esistiti, solo noi italiani facciamo finta di non vederli. Prendiamo il surplus di Bilancio con l’Estero della Germania, da anni Bruxelles sostiene che è troppo alto e che Berlino deve diminuirlo. Ma la Germania lo reinveste nel suo welfare (il migliore in Europa) perché altrimenti non esisterebbe una Germania unita.

Stiamo assistendo a un utilizzo delle forze armate non più per meri scopi bellici, ma forse per la sua accezione più nobile di difesa della popolazione e mantenimento dell’ordine. È un’evoluzione prevista o si è fatta come si suol dire di necessità virtù? 

Le Forze Armate di una nazione esistono per difendere la stessa da nemici esterni, quindi già difendono la popolazione. Quando i militari vengono utilizzati per l’ordine pubblico vuol dire che la situazione interna è critica.

Per quanto riguarda la tenuta dell’Unione europea, esiste un piano comune, una qualche forma di coordinamento in caso di minacce pandemiche? Prevede che comunque venga messo in atto nei prossimi mesi?

Piani comuni per simili eventi non ne esistono, perché ogni paese dell’Unione agisce secondo i propri scopi e, come ci hanno dimostrato, ignorando le difficoltà degli altri.

In che misura la disinformazione e le fake news stanno influenzando l’opinione pubblica?

Io avrei più paura delle fake dei governi. Per quanto riguarda la disinformazione il nostro esecutivo non è stato secondo a nessuno.

Nel caso di un’ipotetica guerra batteriologica diciamo tradizionale, esiste una strategia e un piano comune europeo per fronteggiare la questione?

Esiste solo in ambito NATO. Ovvero secondo quanto stabiliscono gli USA.

E in che modo si potrebbe fronteggiare un eventuale attacco terroristico che utilizzasse armi batteriologiche?

Non si potrebbe.

La NATO non ha attivato alcun protocollo in caso di pandemia? Come si collocano in questo quadro di instabilità l’invio di medici militari e non, derrate e aiuti all’Italia da parte di paesi esterni alla NATO come la Russia, la Cina e Cuba? Non dovrebbe essere per prima Bruxelles, e poi Washington a coordinare gli aiuti nei paesi europei più colpiti? 

Dovrebbe essere così. Ma questa pandemia sta evidenziando la finzione di certe alleanze.

Finita l’emergenza come si ovvierà all’inevitabile disturbo post traumatico sofferto dalla popolazione? Servono dunque non solo virologi, e immunologi ma anche medici militari esperti di queste problematiche?

Serviranno sostanziosi investimenti pubblici, unico rimedio efficace.

Grazie della disponibilità, speriamo di aver fatto chiarezza con informazioni chiare e attendibili e sensibilizzato i nostri lettori su queste tematiche.

“Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa” Curatori: Vivien Greene, Karole P. B. Vail (Marsilio, 2020)

24 marzo 2020 by

Ultima dogaressa ita“Peggy Guggenheim. L’ultima dogaressa” è il catalogo della mostra dedicata a Peggy Guggenheim, tenutasi a Venezia dal 21 settembre 2019 al 27 gennaio 2020.  Il volume è un vero e proprio viaggio biografico e artistico nella vita della grande collezionista e mecenate delle arti. L’immagine che emerge è quella di una donna appassionata di arte, che comprava dipinti, disegni e sculture perché le piacevano, perché la emozionavano sì dal punto di vista tecnico, ma soprattutto emotivo. Questo seguire il proprio cuore permise alla Guggenheim di essere lungimirante e di dare spazio e diffusione ad artisti emergenti, entrati poi a fare parte del mondo dell’arte contemporanea. Il tomo ci racconta la giovane Guggenheim a Londra tra il 1937/38, e il primo tentativo di dare sviluppo ad una galleria dove esporre le opere dei surrealisti e astrattisti. Il non riuscire a dare pieno compimento al suo progetto nella capitale londinese, la portò a Parigi, dove la collezionista si trasferì dal 1938 e per parte degli anni ’40, riuscendo a dare vita ad una galleria. In essa esposero surrealisti, futuristi, astrattisti. Poi, l’incombere della Seconda guerra mondiale costrinse Peggy ad andare in America, portando con sé molte opere d’arte. Come fece lei anche molti artisti europei fuggirono negli U.S.A, dove cominciarono a farsi conoscere e ad approfondire l’arte americana e le sue nuove forme di espressione. A New York fu inaugurata, proprio grazie all’impegno della Guggenheim, una galleria-museo rivoluzionaria chiamata “Art of This Century”, dove presero forma le fondamenta artistiche dei giovani esponenti dell’Espressionismo astratto americano. Questi sono anche gli anni in cui Peggy instaurò un rapporto di conoscenza con Jackson Pollock, comprandone le opere, affascinata da quel colore colato che narrava storie e sentimenti. Sarà la stessa Guggenheim a portare in Europa le tele di Pollock, facendolo conoscere fuori dalle terre americane. L’anno cruciale per una svolta fondamentale nella vita di Peggy fu il 1948 con l’acquisto di Palazzo Venier e l’esposizione della sua collezione alla Biennale di Venezia, nel padiglione della Grecia. La  collezione Guggenheim divenne qualcosa di unico e sensazionale, poiché accanto ai grandi maestri delle avanguardie, la collezionista mise lo opere di giovani artisti come Piero Dorazio, Tancredi Parmeggiani, il gruppo Cobra, esponenti dell’arte britannica come Sutherlnad e Bacon. La collezione della Guggenheim però, nel corso del tempo, si arricchì anche di arte primitiva, quella stessa forma espressiva che influenzò i grandi artisti di inizio del 1900, tra i quali possiamo ricordare Picasso e Matisse. Nella sua collezione finirono opere dell’Africa, dell’Oceania e delle Americhe. Il catalogo, corredato da immagini fotografiche di alcune delle opere pittoriche e scultoree che compongono la collezione, comprende anche le interviste a Marina Apollonio, Alberto Biasi e Franco Costalonga. Questi sono tre importanti esponenti dell’arte cinetica italiana, entrati a far parte della collezione della grande collezionista. “Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa” non è un semplice catalogo d’arte, è un vero e proprio viaggio nella vita e nella passione per l’arte di Peggy Guggenheim, allo scoperta di come, anno dopo anno, anzi, giorno dopo giorno, la mecenate riuscì a comporre quella che è diventata una delle più importanti collezioni d’arte del XX secolo. Traduzione Sylvia Notini.

Source: grazie a tutto lo staff dell’uffcio stampa Marsilio.

:: Gruppo di lettura – Un incantevole aprile di Elizabeth von Arnim

24 marzo 2020 by

Un incantevole aprileNuovo gruppo di lettura per il bel libro di Elizabeth von Arnim “Un incantevole aprile“, libro davvero stupendo, allegro, pieno di luminosa speranza.

Vi invito tutti a leggerlo e incontrarci sabato 4 aprile, alle 18,00, qui sul blog. Arrivate puntuali.

In un club della Londra anni Venti due signore inglesi scoprono di essere accomunate da una vita amorosa insoddisfacente, molto diversa da quella che avevano sognato il giorno del matrimonio. Mrs Wilkins, timida e repressa, è sposata con un avvocato ambizioso che «lodava la parsimonia tranne quando si trattava del cibo che finiva nel suo piatto»; Mrs Arbuthnot, estremamente religiosa, è sposata a uno scrittore di biografie sulle amanti dei re: per una donna come lei, una cosa davvero sconveniente. Insieme decidono di rispondere a un annuncio per l’affitto di un castello a San Salvatore, piccola cittadina della Liguria, per tutto il mese di aprile. A loro si uniscono Mrs Fisher, un’anziana signora che incarna appieno la morale vittoriana nel portamento, nelle amicizie e nella rigida etichetta che esige sia rispettata, e Lady Caroline, giovane ereditiera di una bellezza sopraffina in cerca di requie dalla vita mondana e dagli innumerevoli spasimanti. Le quattro donne, che si conoscono a malapena, si lasciano così alle spalle la grigia e piovosa Inghilterra per godersi un mese di vacanza in Italia. Immergendosi nel calore della primavera italiana e nella bellezza placida del luogo, avvolte nei profumi dei glicini e dei narcisi che aiutano a mettersi a nudo, le signore imparano ad apprezzarsi, mentre ognuna, a turno, sboccia e ringiovanisce, riscoprendo l’amore e l’amicizia, ritrovando la speranza. Un delizioso e irriverente romanzo al femminile che, uscito per la prima volta nel 1922, fu subito un bestseller.
Da Un incantevole aprile, uno dei romanzi di maggior successo dell’autrice, sono stati tratti due film.

«Un romanzo sulla bellezza bello a sua volta; parla dei sensi ed è sensuale, ma soprattutto, parlando di felicità rende felice il lettore».
dall’introduzione di Cathleen Schine

«Che meraviglia. Che felicità. Raramente si esce così rigenerati, deliziati, dalla lettura di un libro».
Susanna Nirenstein, «la Repubblica»

«Se si scopre uno dei tanti romanzi di Elizabeth von Arnim, se ne diventa dipendenti».
Natalia Aspesi, «Il Venerdì di Repubblica»

Loki il giovane dio dell’inganno di Mackenzie Lee (Mondadori, 2020) a cura di Elena Romanello

23 marzo 2020 by

loki-il-giovane-dio-dell-inganno-79694.576x324I comics a stelle e strisce stanno vivendo da alcuni anni un momento di successo, grazie ai tanti adattamenti cinematografici che sono usciti, e che hanno riportato alla ribalta vari personaggi.
Gli eroi hanno il loro fascino, ma non mancano nemmeno i cattivi carismatici, tra cui spicca Loki, fratello traditore di Thor nella saga omonima, diventato particolarmente popolare grazie all’interpretazione nei film del bravissimo Tom Hiddleston. A Loki e ad una storia inedita del suo passato, è ispirato il romanzo di Mackenzie Lee uscito per Mondadori nella collana Oscar Vault, che apre quindi al mondo rutilante dei libri ispirati ai fumetti, floridissimi sia negli States che in Giappone.
La vicenda porta nel passato del giovane, quando era ancora un ragazzino, e cercava di mostrarsi all’altezza della situazione, ma dato che suo padre Odino aveva avuto un presagio in cui l’aveva visto combattere contro di lui viene messo da parte a favore di Thor. L’unica persona che gli dimostra considerazione è la bella maga Amora, che Loki sente come uno spirito affine e alla quale si lega in un rapporto prima d’amicizia e poi sentimentale. Ma un giorno i due ragazzi causano la distruzione di uno degli oggetti magici più potenti e quindi Amora viene privata dei suoi poteri ed esiliata in un altro mondo, che è poi la Terra.
Tempo dopo, sul nostro pianeta, in quella che è nota come la Londra vittoriana, avvengono alcuni delitti misteriosi, in cui le vittime rimangono sospese tra vita e morte, e Loki viene mandato dal padre a scoprire quello che è successo. Farà alcuni incontri e capirà meglio il suo destino e i suoi poteri, in mezzo a vicoli e luoghi iconici appartenenti ormai all’immaginario collettivo.
I comics raccontano quella che viene raccontata la storia ufficiale, che si dipana secondo varie serie e autori nel corso degli anni, poi ci sono aggiunte e periodi nuovi che vengono raccontati, e questo libro si inserisce in una nuova linea temporale su Loki, in un passato anche lontano rispetto ai fatti narrati nelle storie disegnate e al cinema. Una storia divisa in due parti, una più vicina alle atmosfere dei fumetti e dei film, ambientata ad Asgard, e l’altra che riecheggia il genere gotico vittoriano, che periodicamente torna di moda perché non tramonta mai.
Loki il giovane dio dell’inganno si rivolge agli appassionati del personaggio, raccontando nuove cose su di lui, soprattutto alle giovani generazioni che hanno imparato ad amare questo malvagio carismatico e ambivalente grazie ai film, arricchendo la sua vita con nuove storie, che andranno a ricongiungersi con quelle ufficiali e già note. Loki sarà protagonista, sempre con il volto di Tom Hiddleston, di una serie sulla piattaforma Disney +, ma dopo aver letto il libro sarebbe bello pensare anche a qualcosa sulla sua giovinezza, partendo come spunto dalle vicende qui raccontate.

Mackenzi Lee laureata in storia e in scrittura creativa, è autrice del fantasy storico This Monstrous Thing; con The Gentleman’s Guide to Vice and Virtue, seguito da The Lady’s Guide to Petticoats and Piracy (entrambi di prossima pubblicazione presso Mondadori), ha vinto lo Stonewall Honor Award 2018 e il New England Book Award. Ha inoltre scritto due raccolte di biografie dedicate alle donne (Bygone Badass Broads) e ai cani che hanno fatto la storia (The History of the World in Fifty Dogs).

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Le disobbedienti di Elisabetta Rasy (Mondadori, 2019) a cura di Elena Romanello

22 marzo 2020 by

Le-disobbedienti-coverLe donne hanno avuto molta più difficoltà degli uomini ad affermarsi in ambito anche creativo, ma nonostante questo la Storia dell’arte presenta varie pittrici, anche se spesso non vengono studiate come i colleghi uomini.
Elisabetta Rasy racconta la storia di alcune di loro, ne Le disobbedienti, con come sottotitolo Storie di sei donne che hanno cambiato l’arte, in un periodo che va dal barocco al Novecento. Ci sono ritratti più noti, di vere e proprie icone, e altre meno famose, ma tutte e sei le artiste raccontate in questo libro sono particolari, interessanti, emblematiche, uniche.
Si parte, doverosamente, con Artemisia Gentileschi, vissuta tra Rinascimento e barocco, voluta entrare a tutti i costi in un ambiente maschile, emergendo per il suo talento, ma dovendo anche affrontare a soli 18 anni un processo per stupro che la segnerà per tutta la vita, perché come e più di oggi, con i metodi dell’Inquisizione, verrà umiliata e dovrà dimostrare di non essersela, per dirlo in termini moderni, cercata. Artemisia gira per l’Europa, è una donna indipendente che vive del suo lavoro e dalle sue opere emerge una lotta contro i soprusi che l’ha accompagnato per tutta la vita.
Nella Francia del XVIII secolo Elisabeth Vigéè Le Brun diventa la pittrice di corte della regina Maria Antonietta, realizzando i quadri più celebri della sfortunata sovrana, ma ritraendo anche le dame dell’epoca, diventando agiata, finché non deve fuggire allo scoppio della Rivoluzione con la figlia, girando per l’Europa e dipingendo nobili per mantenersi, vivendo una vita lunga e avventurosa fino alla morte quasi novantenne, molti anni dopo i fasti reali.
Sempre in Francia, qualche anno più tardi, emergono gli Impressionisti, tra cui c’è anche Berthe Morisot, ragazza di buona famiglia che vuole dedicarsi alla pittura come professionista e non come semplice hobby contro il volere della famiglia, diventando cognata di Manet, e facendosi apprezzare per i suoi quadri, che raccontano la vita delle donne dell’epoca, tra un privato sempre più stretto e un pubblico agognato.
A fine Ottocento Suzanne Valadon, poverissima, cerca di farsi strada come artista circense, modella di artisti come Toulouse Lautrec, di cui è anche una delle amanti, e poi come pittrice, crescendo un figlio, che diventerà famoso come Maurice Utrillo, e che lei aiuterà a lottare contro alcolismo e depressione. Suzanne diventa ricca e si allontana dalla sua infanzia e adolescenza, che però continua a raccontare nei suoi quadri, realistici, miseri, che raccontano un mondo che colpisce e denuncia.
La ricca ragazza ebrea tedesca Charlotte Salomon lascia il suo Paese natale all’avvento del nazismo e va in Francia, dove trova l’amore e la possibilità di realizzare la sua arte, in un corpus immenso che si chiamerà Vita? O teatro? Tutto finisce per lei quando viene deportata nei lager nazisti dove muore a soli 26 anni. La sua opera viene pubblicata grazie ad Otto Frank, il papà di Anna e amico dei genitori di Charlotte, per far scoprire al mondo un talento incredibile.
Nella stessa epoca, oltreoceano, tra Messico e Stati Uniti, vive Frida Kahlo, toccata fin dall’adolescenza da gravi problemi di salute che la rendono invalida, ma piena di voglia di vivere, di amare, di essere un’icona, a cominciare dalla cura per la sua immagine, simbolica del Messico, tra abbigliamento, trucco, scelte di vita, trasgressioni, coraggio nelle sue opere di parlare di cose scomode e tabù, come l’aborto.
Sei donne fuori dalla norma, che è davvero bello scoprire o riscoprire grazie a questo libro: Artemisia Gentileschi e Frida Kahlo sono da tempo icone femministe e globali, le altre sono note più agli studiosi, anche se le loro opere sono esposte nei più importanti Musei mondiali e raccontano epoche fondamentali. Un libro da cui partire quindi per scoprire l’importanza delle donne nell’arte e le loro vite, sorprendenti, appassionanti, a tratti tragiche e sempre intrecciate con le loro opere.

Elisabetta Rasy è nata a Roma, dove vive e lavora. Ha pubblicato numerosi romanzi, racconti e saggi di argomento letterario, molti dei quali dedicati alla scrittura femminile. Ha vinto numerosi premi letterari, fra cui il premio Selezione Campiello nel 1997 con Posillipo. Collabora al “Sole-24 Ore”. Tra i suoi ultimi titoli citiamo Memorie di una lettrice notturnaL’estranea, La scienza degli addiiL’ombra della luna.

Provenienza: libro preso in prestito nel Circuito delle Biblioteche civiche torinesi.

:: Qui Radio Londra

22 marzo 2020 by

Radio LondraAmici blogger, amici lettori,

stiamo combattendo una “guerra” che si combatte non solo sul fronte sanitario, ma anche su quello psicologico, spirituale e morale. Noi stiamo conducendo la “resistenza” su questo secondo fronte, non meno importante del primo. Per cui invito tutti a “non smettere di leggere”, lo so è difficile, mille pensieri ci turbinano nella mente, ansie, preoccupazioni, paure, ma leggere resta un’attività che possiamo fare tutti, che apporta grandi benefici, anche contro l’ ansia e la depressione, nemici forse ancora più insidiosi di un virus. C’è la meditazione, la preghiera, l’attività fisica, l’ascolto di musica, la visione di film, documentari, serie televisive, ma la lettura ha un qualcosa in più, vi difende, vi fortifica, permette alla vostra mente di creare quegli anticorpi che vi serviranno in questi giorni difficili. I libri diventeranno presto molto simili ai veri amici, quindi cercate di leggere qualche pagina ogni giorno, col passare del tempo una pagina diventerà due pagine, tre pagine. Negli attimi di pausa, quando potete dedicare tempo a voi stessi, la compagnia dei libri vi ricaricherà le pile, come si suol dire. La mente è creativa, immagina, vede oltre al tempo contingente e ci proietta al di là, quando questa emergenza sarà finita e dovremo ricostruire il nostro mondo. Questa granitica certezza vi accompagni in questi giorni dove tutti insieme, in ogni angolo del mondo, siamo chiamati a combattere la stessa battaglia. Io nel mio piccolo, con il mio blog, cercherò di andare avanti, fin che le forze me lo consentiranno. Un saluto a tutti.

Blogger friends, reader friends,

we are fighting a “war” that is being fought not only on the health front, but also on the psychological, spiritual and moral front. We are conducting “resistance” on this second front, no less important than the first. So I invite everyone to “don’t stop reading”, I know it’s difficult, a thousand thoughts swirl in our minds, anxieties, worries, fears, but reading remains an activity that we can all do, which brings great benefits, even against the anxiety and depression, perhaps even more insidious enemies of a virus. There is meditation, prayer, physical activity, music listening, watching movies, documentaries, television series, but reading has something more, it defends you, strengthens you, allows your mind to create those antibodies that you will need in these difficult days. The books will soon become very similar to real friends, so try to read a few pages every day, as time goes by, one page will become two pages, three pages. In the moments of pause, when you can devote some time to yourself, the book company will recharge your batteries, as they say. The mind is creative, it imagines, it sees beyond contingent time and projects us beyond, when this emergency is over and we will have to rebuild our world. This rock-solid certainty shall accompany you in these days where all together, in every corner of the world, we are called to fight the same battle. I in my small way, with my blog, I will try to go on, as long as the forces allow me. Hello everybody.

:: 21 marzo Giornata Mondiale della Poesia

21 marzo 2020 by

Adrift! A little boat adrift!
And night is coming down!
Will no one guide a little boat
Unto the nearest town?

So Sailors say—on yesterday—
Just as the dusk was brown
One little boat gave up its strife
And gurgled down and down.

So angels say—on yesterday—
Just as the dawn was red
One little boat—o’erspent with gales—
Retrimmed its masts—redecked its sails—
And shot—exultant on!

Emily Dickinson (1830-1886)

dickinsonEmily Dickinson è stata una poetessa statunitense. È considerata tra i maggiori lirici del XIX secolo. Nacque a Amherst nel Massachusetts il 10 dicembre 1830 e morì nello stesso luogo di nefrite il 15 maggio 1886 all’età di 55 anni. Al momento della sua morte la sorella scopre nella camera di Emily diverse centinaia di poesie scritte su foglietti ripiegati e cuciti con ago e filo contenuti tutti in un raccoglitore. Prima della sua morte erano stati pubblicati solo sette testi, con varie modifiche apportate dagli editori. Nel 1890 la sorella di Emily, Vinnie, e Mabel Loomis Todd, riescono a ottenere la pubblicazione di un volume di poesie, primo di una lunga serie. Dal 1924 al 1935 vengono pubblicate altre trecento poesie di Emily Dickinson, trovate dalla nipote Martha dopo la morte della madre, cognata di Emily, a cui le aveva affidate in custodia quando era ancora in vita. Diverse poesie furono poi ricavate dalle lettere della Dickinson, nonché dai biglietti che ella scrisse per accompagnare i doni fatti a parenti e amici.

Il sito: https://www.emilydickinson.it/.