:: Guest post: JACK di Sara Di Furia (La Corte Editore 2017) di Alessandro Mana

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Jack Sara di Furia

Oggi ospitiamo su Liberi un guest post d’ Autore, di Alessandro Mana, ripperologo stimato e conosciuto anche internazionalmente, autore del principale blog in italiano Redjack, interamente dedicato alla figura e ai crimini di Jack the Ripper, nella Londra vittoriana. Ha recensito per noi Jack di Sara Di Furia. Lascio a lui la parola.

Jack lo Squartatore è il nome del più noto serial killer attivo nel distretto di Whitechapel ( Londra) nel 1888.
Gli attacchi attribuiti a Jack riguardarono prostitute che vissero e lavorarono nei bassifondi dell’East End della capitale dell’Impero Britannico. Le loro gole vennero tagliate prima di orrende mutilazioni addominali. La rimozione di organi interni di almeno tre delle vittime portò all’idea che l’assassino avesse conoscenze anatomiche o chirurgiche di qualche genere.
Quando gli omicidi si intensificarono, nel settembre e nell’ottobre del 1888, alcune lettere vennero recapitate ai media e a Scotland Yard da qualcuno che affermò di essere l’assassino. Il nome “Jack lo Squartatore” ebbe origine proprio da una di queste lettere.
Quando George Lusk, presidente del Comitato di Vigilanza di Whitechapel, ricevette la lettera “From Hell” con la metà  di un rene umano conservato – presumibilmente estratto da una delle vittime – il pubblico si convinse sempre di più della presenza di un serial killer sia a causa della natura straordinariamente brutale degli omicidi, che per il trattamento di questi dai media dell’epoca. L’ampia copertura giornalistica conferì infatti una notorietà  internazionale e duratura allo Squartatore.
L’indagine della polizia su undici brutali omicidi avvenuti a Whitechapel fino al 1891 non fu in grado di collegarli tutti in modo definitivo a Jack.
Solo cinque vittime – Mary Ann Nichols, Annie Chapman, Elizabeth Stride, Catherine Eddowes e Mary Jane Kelly – conosciute come le “cinque canoniche”, e i loro relativi omicidi (tra il 31 agosto e il 9 novembre 1888) vengono spesso considerati i più probabili da imputare a Jack lo Squartatore.
Gli omicidi non furono mai risolti e le leggende che li circondano sono diventati una combinazione di autentica ricerca storica, folklore e pseudo-storia. Oggi ci sono oltre un centinaio di ipotesi sull’identità  dello Squartatore, e gli omicidi hanno ispirato molte opere di finzione.
Una di queste è “Jack” di Sara Di Furia, edito da La Corte Editore.
Nel tentativo di dissolvere le ombre che avvolgono questa serie di efferati omicidi e far luce sulla identità  del misterioso serial killer, l’autrice costruisce una storia tra il thriller ed il paranormale utilizzando elementi storici ed una narrativa avvincente che tiene il lettore incollato alle pagine, fornendo una personale interpretazione dei fatti.
Per rendere al meglio la narrazione di quei tragici eventi utlizza il personaggio di Damon Blake, trasferitosi in Inghilterra dall’ India per sfuggire ad un passato burrascoso di truffe e suicidi.
Sebbene i delitti portino la firma di Jack Lo Squartatore, Blake ne viene coinvolto e travolto finendo nel mezzo di un vero e proprio incubo che, tra visioni notturne e donne misteriose, lo porterà  a dubitare anche delle sue stesse facoltà  mentali, facendolo giungere sull’ orlo della follia.
In qualità  di ripperologo ed autore di Redjack (un blog dedicato allo studio e all’analisi del caso di Jack lo Squartatore), mi sento in obbligo di ricordare al lettore più esigente e/o informato sugli eventi narrati che l’opera della Di Furia è comunque una storia di Fiction.
L’autrice, che tra le righe del suo romanzo dimostra di aver fatto ricerca sugli eventi del 1888 e sulla possibile identità  del serial killer, utilizza tuttavia questi dati per raccontare la sua storia e dipingere le atmosfere di una Londra vittoriana in cui la realtà  storica cede il passo alla fantasia.
Considerato tutto questo, le 256 pagine del romanzo risultano avvincenti, ben scritte e piene di colpi di scena che celano sino all’ultimo la soluzione del mistero.

Sara Di Furia: è nata a Brescia e ha all’ attivo già  diverse pubblicazioni, tra cui LA REGINA ROSSA, con La Corte Editore, che l’ hanno fatta apprezzare da lettori e critica per la sua scrittura intensa e le atmosfere intrise di mistero. E’ membro dell’ associazione EWWA (European Writing Women Association) ed è insegnante nella scuola secondaria di secondo grado. Con questo romanzo la sua scrittura vira decisamente verso tinte più scure, pur mantenendo le sue qualità  intatte.

Guest blogger

Alessandro Mana: orientalista, DJ, promoter, organizzatore eventi e ripperologo originario di Torino, attualmente residente in un piccolo paese rurale della provincia di Asti.
Dal 2013, la passione per il caso irrisolto di Jack lo Squartatore, lo ha condotto allo studio dilettantesco della criminologia e della ricerca storica per contestualizzare il blog Redjack, il principale sito dedicato a Jack lo Squartatore in lingua italiana.
Collabora dal 2014 con la comunità  internazionale di studiosi del caso del Ripper.

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40 Risposte to “:: Guest post: JACK di Sara Di Furia (La Corte Editore 2017) di Alessandro Mana”

  1. Carlo Croce Says:

    Jack Lo squartotore è un personaggio che mi ha fatto sempre troppa paura per incuriosirmi!

    • Giulia Says:

      Sì, hai ragione Carlo, anche a me ha sempre fatto quell’ effetto. Come non amo le storie di serial killer in sè, specie se tratte da storie vere. Anche se qui è un vero e proprio giallo storico, e io sono tra quelli che pensano sia stato il Principe Albert Victor Christian Edward (noto come “Eddy” per gli amici) e proprio perchè nipote della regina Vittoria, intoccabile. Ma anche adesso se ne parla, nessuna dichiarazione definitiva. Chissà cosa ne pensa Alessandro Mana.

  2. Alessandro Mana Says:

    Il principe Eddy è stato più volte scagionato come sospettato. Sebbene sia considerato parte di quella che viene chiamata la Cospirazione Reale-Massonica, sappiamo esattamente dove si trovasse durante le notti degli omicidi, grazie ai registri degli spostamenti reali. La Regina Vittoria non avrebbe comunque avuto motivo di celarne l’identità. L’Impero Britannico all’epoca era avvezzo a scandali. La regina avrebbe avuto tutte le ragioni per denunciare il fatto per mantenere il controllo dell’Impero e per concludere “positivamente” il caso del Ripper.

    • Giulia Says:

      Non ho svolto studi approfonditi, non mi sono mai interessata molto a dire il vero, non sapevo di questa Cospirazione, mi attengo solo all’intuito e a un certo sesto senso, e all’unico personaggio davvero ambiguo della storia, che con mezzi, opportunità, circostanze, poteva depistare le indagini, dare false informazioni, e farla franca. Sì, era controllato, come membro della famiglia reale, ma spesso si diceva che i membri della famiglia circolassero in incognito per le vie della città, a fare cosa non si sa bene. Dalla pazzia di re Giorgio, forse anche prima, si è sempre pensato che ci fosse una vena di “instabilità” nella casata, e non dubito che chi si opponeva alla monarchia in quel periodo abbia colto l’opportunità e attizzato le braci di questo sospetto (probabilmente ingiustificato). Certo la regina Vittoria era abituata agli scandali, ma questo era decisamente piuttosto alieno dai suoi interessi, e dalla portata che avrebbe potuto avere. Insomma c’è ancora molto da investigare, e il caso è affascinante proprio per questo. A mio avviso, diciamo da profana assoluta.

  3. Giulia Says:

  4. Alessandro Mana Says:

    Una delle teorie più controverse sullo Squartatore è proprio quella enunciata da Stephen Knight nel libro del 1978, JACK THE RIPPER: THE FINAL SOLUTION. La cospirazione di Knight, è diventata la teoria più popolare sul Ripper nonostante le forti obiezioni sollevate da ripperologi come Donald Rumbelow e la ritrattazione della testimonianza proveniente dall’informatore chiave dello stesso Knight. Tuttavia, ha ricevuto la massima esposizione e sostegno rispetto a qualsiasi altra teoria e, continua ad apparire in moilti altri settori della cultura popolare.
    La genesi di base della teoria, inizia nel 1973 e non ha nulla a che fare con Knight. La BBC decise di produrre un programma televisivo sugli omicidi di Whitechapel. In una mossa senza precedenti, unirono i loro dipartimenti teatrali e documentaristici per produrre uno strano spettacolo ibrido che pretendeva di risolvere il mistero una volta per tutte con prove documentate, ma includendo anche detective da fiction televisiva. Parlando con un detective di Scotland Yard, saltò fuori il nome di un uomo ( Joseph Gorman) che era a conoscenza di un matrimonio segreto tra il principe “Eddy” ed una ragazza cattolica di povere origini di nome Annie Elizabeth Crook.

    Tramite Gorman saltano fuori i nomi di Walter Sickert, la Regina Victoria e Lord Salisbury ( il Primo Ministro), una bambina di nome Alice Margaret (la figlia di Eddy e Annie), Sir William Gull (medico personale della regina), Mary Kelly e le altre vittime…

    Se interessati all’argomento vi rimando ai miei articoli su Redjack per completezza e per essere sintetico in questo commento.

    Giulia, se ci pensi bene, questa cospirazione è molto simile a quella che vede la fine di Lady Diana a Parigi. Tra l’altro avvenuta proprio il 31 Agosto come nel caso di Mary Ann Nichols.

  5. Giulia Says:

    Uno degli errori principali, da non fare mai, per gli investigatori “veri” è innamorarsi di un’ idea, e cercare tutte le prove che l’avvalorano. Si finisce solo per volere avere ragione a discapito della verità. Molto c’è anche sulla stampa britannica, ma più di sapore scandalistico, come questo articolo: https://www.dailystar.co.uk/news/latest-news/497089/jack-the-ripper-prince-albert-victor-Duke-Clarence-Avondale-evidence-letters-gonorrhoea Quindi in effetti se vogliamo avvalorare ipotesi dobbiamo farci le domande principali degli investigatori: aveva i mezzi, l’opportunità e un movente plausibile per commettere questi atroci delitti? Al riparo della congiura dinastica, che in realtà non dovrebbe interessare e inquina un po’ solo il discorso. Indagare sugli alibi, che non fossero costruiti, ma con testimoni attendibili e non comprati, e se mai escludere il povero Eddy per sempre. Sarebbe un bel colpo!

  6. Alessandro Mana Says:

    Da considerarsi inoltre a quanto dici, c’è il fatto che le scienze forensi che noi oggi tutti conosciamo grazie a serie tv come CSI, all’epoca non esistevano o erano ai loro primi passi. Le impronte digitali vennero usate solo dal 1904, l’uso di cani segugio ( odio il termine cane molecolare contemporaneo) non era ancora stato sviluppato pienamente (fecero dei tentativi nel caso di Jack, ma senza considerare che il sangue era quello delle vittime e non dell’assassino), che le persone non hanno i termini precisi per descrivere un’altra persona per realizzare un identikit preciso, che dal sangue si riusciva a stabilire solo se era umano o meno (ma non il gruppo sanguigno)…
    Per stabilire un sospettato solitamente occorre rispondere a quello che gli scienziati forensi chiamano le 6 W (what, why, who, when, where e how). Quando abbiamo tutti i pezzi e se la Teoria di Locard (Ogni contatto lascia una traccia ) è soddisfatta, ci sono buone possibilità di interrogare un sospettato.

  7. Giulia Says:

    Tra i “cold case” questo è davvero uno dei più interessanti, per i personaggi coinvolti, per le modalità e per la copertura mediatica del tempo. Certo con gli strumenti che abbiamo oggi forse sarebbe stato risolto. O forse no. Oggi possiamo cercare di ricostruire i profili psicologici dei personaggi (tracce ematiche e impronte haimè credo si siano perse) ma forse lo studio del DNA è ancora possibile, forse non si è ancora deterioriato del tutto. Non so, certo ci vuole un esperto. Forse se ne verrà a capo un giorno. E forse sarà la spiegazione più semplice e classica: un vagabondo, magari ex medico o un macellaio con esperienze di dissezione, sparito poi nel nulla, o magari suicida. Si potrebbe scrivere un racconto. Certo di pura fiction. Solo un’ altra teoria in più, nell’ampio discorso che si è instaurato nel tempo.

  8. Sara Says:

    Ciao ragazzi! Eccomi qui. Pensavo che scrivere su Jack sarebbe stato facile… niente di più sbagliato! Trovare una versione originale, che non fosse già stata vista o scritta, un’impresa!

    • Alessandro Mana Says:

      Ciao Sara,
      avere idee originali sull’argomento non è facile. E’ trattato dettagliatamente da 130 anni oramai.

    • Giulia Says:

      Grazie Sara di essere intervenuta, dibattito interessante. E già per avere 130 anni è ancora attuale. Insomma ancora ne discutiamo. Quando le vittime erano considerate del più basso strato sociale. Delle vite a perdere si potrebbe dire. Certo le modalità piuttosto efferate colpì pure gli uomini del tempo, non solo noi che ne discutiamo oggi a mente fredda.

      • Alessandro Mana Says:

        All’epoca si pensò infatti anche al fatto che potesse essere una sorta di “riformatore” sociale e che con le sue azioni stesse cercando di attirare l’attenzione di quello che venne definito il Male Sociale – la prostituzione ed il dilagare delle malattie veneree come sifilide e gonorrea.

      • Giulia Says:

        O un fanatico religioso, un prete spretato, insomma uno che combattesse il vizio nei meandri più sordidi della società.

        • Alessandro Mana Says:

          Thompson ti piacerà. Era un ex-seminarista e ex-studente di medicina con un bisturi da dissezione sempre con se, una storia di malattia mentale e guai con la polizia. Un poeta dedito all’uso del laudano, appena abbandonato da una prostituta – con cui aveva una relazione – e aveva espresso il desiderio di sventrare delle donne in opere precedenti all’Autunno del Terrore.

        • Giulia Says:

          Beh piacere è esagerato, però si adatta al profilo.

  9. Alessandro Mana Says:

    Tra i sospettati più interessanti venuti a galla nel mondo ripperologico internazionale negli ultimi anni c’è il poeta Francis Thompson (16 dicembre 1859 – 13 novembre 1907). Ha studiato per essere un chirurgo al Owens Medical College, ma fallisce gli esami. Nel 1878 è iscritto sul registro del Manchester Royal Infirmry, dove studia anatomia. Nel 1879 diventa dipendente da oppio a causa dei trattamenti con il laudano per curare un’infezione polmonare. Nel 1880, a causa di complicazioni al fegato, la madre di Thompson muore all’età di 58 anni, il giorno dopo il 21° compleanno di Francis. Nel 1882 Thompson, ora dipendente da oppio, subisce un crollo medico quando, per la seconda volta, fallisce gli esami in medicina. Una sua poesia inviata in segreto a vari editori viene respinta. Nel 1885 Francis Thompson fallisce gli esami di medicina per la terza volta e, dopo una accesa discussione con il padre, per il furto di oppio e forse per i piani del padre di avere presto una seconda moglie, la notte del 8 Novembre 1885 Francis si dirige a Londra.
    Tra il 1885 e il 1888 Francis Thompson trascorre la maggior parte del suo tempo come un vagabondo senza fissa dimora nella zona dei Docklands a sud di Whitechapel.

    Thompson, all’apice della sua disperazione, tenta il suicidio ma viene fermato da una visione che crede essere quella di Thomas Chatterton, un giovane poeta morto suicida quasi un secolo prima. Una prostituta – la cui identità Thompson non rivelerà mai – diventa sua amica, gli fornisce un alloggio e condivide il suo reddito con lui. Successivamente Thompson la descriverà in una sua poesia come la sua salvatrice. Ben presto la donna scompare e non tornerà mai più. Francis pensa che sia dovuto al fatto che la prostituta tema di “contaminare” la reputazione in ascesa del poeta. Thompson continua a scrivere poesie, e nell’aprile del 1888 una delle sue poesie viene pubblicata su Merrie England, una rivista letteraria minore di stampo cattolico.

    Thompson, nel 1888, soddisfa le descrizioni fisiche dello Squartatore date da molti testimoni. Sappiamo che aveva una formazione medica. Si dice che portasse con se un bisturi da dissezione per radersi. Si sa anche che possedesse un grembiule di cuoio ai tempi in cui la polizia cercava un sospetto con tale indumento.

    Non c’è alcuna traccia però che Thompson sia stato interrogato dalla polizia o sospettato all’epoca degli omicidi.

  10. Giulia Says:

    Ma tu, Alessandro, per chi propendi?

    • Alessandro Mana Says:

      Io al momento propendo ancora per un sospettato non ancora identificato. Una persona comune, dall’apparenza innocua e che avesse eventualmente delle giustificazioni plausibili per trovarsi di notte ( eventualmente coperta di sangue o con l”arma del delitto) nell’area degli omicidi. Con una buonissima conoscenza della zona e delle tecniche di polizia. Era probabilmente una persona che aveva già ucciso in passato e con un minimo di conoscenze mediche (strangola e poi sgozza per non sporcarsi eccessivamente). Un folle dalla mente lucida ed organizzata. Una persona che vedono tutti ma che è talmente parte dell’ambiente che non se ne colglie la presenza.

      • Giulia Says:

        Sì, concordo, forse se fosse stato Eddy l’avrebbero riconosciuto tutti, a meno che non si fosse travestito da donna. Ma i baffi non li poteva camuffare.

        • Alessandro Mana Says:

          Ricordiamoci anche che baffi e basette all’epoca facevano parte di una serie di etichette sociali che determinavano la posizione sociale. Quindi per molti una cosa improponibile al solo pensiero quello di radersi.

        • Giulia Says:

          A meno che appunto non fosse di bassissima estrazione sociale, magari aduso a travestirsi da donna, o un girovago, un circense o altro.

          • Alessandro Mana Says:

            Ho analizzato anche la possibilità circense. Possiamo sicuramente dire che:

            – Il Circo Buffalo Bill’s Wild West ha visitato l’Europa otto volte, i primi quattro tour tra il 1887 e il 1892 e gli ultimi quattro dal 1902 al 1906. La prima esibizione fu a Londra nel 1887 come parte della American Exhibition, che coincise con il Golden Jubilee della regina Vittoria. Alcuni incontri reali privati hanno fornito a Buffalo Bill’s Wild West un avallo e una pubblicità che ne hanno assicurato il successo. Il Wild West di Buffalo Bill ha chiuso la sua fortunata corsa londinese nell’ottobre del 1887 dopo oltre 300 rappresentazioni, con oltre 2,5 milioni di biglietti venduti. Il tour fece tappa a Birmingham e Manchester prima di tornare negli Stati Uniti nel maggio 1888 per un breve tour estivo.

            [NOTA] Uno dei suoi interpreti era un uomo medicina di nome Black Elk (Nativo Americano della tribù Sioux). Nel maggio 1888, in qualche modo Black Elk e altri due artisti nativi americani persero un treno a Manchester e furono tagliati fuori dal resto del Wild West Show che salpò per l’America. Da Manchester il trio si diresse verso sud, a Londra. Black Elk e i suoi compagni furono arrestati il terzo giorno nella capitale, ma successivamente rilasciati senza accusa. L’arresto e il rilascio avvenivano prima che lo Squartatore rivendicasse la sua prima vittima e, quando la gente scrisse sui giornali certa che loro fossero i responsabili, questi tre nativi americani si stavano già esibendo a Parigi.

            – Il Circo Barnum & Bailey’s Greatest Show on Earth arrivò a Londra solo nel 1889. Dai registri del circo possiamo vedere che non ebbero altre date europee in quel decennio.

        • Giulia Says:

          Sì, l’ipotesi di una compagnia di girovaghi, di giostrai, di saltimbanchi o una forma di teatro itinerante, si presta all’ irreperibilità, e poi alla scomparsa nel nulla di ogni traccia. E anche il travestitismo avrebbe permesso al killer di nascondersi tra la folla, e sparire non visto. Una perosna comune anche, di quelle che non si notano, ricordo che c’era una spia russa in America che aveva queste stesse qualità, nessuno si ricordava di lui una volta visto. Mimetismo, trasformismo, etc… Comunque da quanto ho capito e tu hai detto c’erano dei testimoni, che fecere fare anche degli identikit non utili. Chissà qualcuno l’ha visto davvero.

  11. Alessandro Mana Says:

    Ad esempio Joseph Lawende, Harry Harris e Joseph Hyam Levy. Questi lasciano l’Imperial Club, situato a 16-17 Duke Place ad Aldgate. e quattro minuti circa più tardi, ad una quindicina di metri dal club, notano un uomo e una donna che tranquillamente parlano l’uno con l’altra all’ingresso di Church Passage, il vicolo che conduce in Mitre Square. Una decina di minuti dopo, Catherine Eddowes viene trovata assassinata e brutalmente mutilata in un angolo buio e desolato della piazza. Cosa che molto probabilmente fece mettere sotto sorveglianza una Macelleria nei pressi di Petticoat Lane.

    Una testimone afferma anche di aver visto Mary Kelly girovagare per Whitechapel la mattina in cui è stato rinvenuto il suo cadavere ore dopo la sua morte. Jack si è travestito? Era ancora viva e le conclusioni post-mortem sono sbagliate?

    Tutto questo rende affascinante il caso.

  12. Giulia Says:

    Sì, è un quadro credibile, io se dovessi indagare sul caso 130 anni dopo i fatti cercherei di stilare l’ipotetico profilo psicologico del killer (penso unico, non tre persone come i nativi) e le motivazioni che lo portarono a uccidere delle prostitute e in quel modo così brutale, con tanto di espianto di organ. Mi domanderei: voleva punire tutta la categoria? o quelle persone precise? conosceva le vittime o erano donne scelte a caso che non aveva mai visto. Mi pare che avesse inviato delle lettere alla polizia o ai giornali, non ricordo, da quelle risalire a un suo profilo caratteriale. Sfidava la società? Era orgoglioso del suo operato? Era sicuro che non l’avrebbero mai preso? Da cosa proveniva questa sicurezza? Insomma sì è un po’ come cercare un ago in un pagliao, ma magari la verità e sotto gli occhi di tutti, e nessuno la nota proprio per questo.

    • Alessandro Mana Says:

      Essenzialmente, a 130 anni di distanza, occorre fare una buona cernita delle fonti documentarie. Si è detto di tutto su tutto e spesso a sproposito. Pensa che anche Lewis Carroll venne considerato un sospetto anni addietro. Capire come e cosa pensasse Jack è la cosa più complicata. E’ sicuramente parte del suo movente e forse del Modus Operandi.

      Considera che Catherine Eddowes la sera del suo omicidio venne arrestata per ubriachezza molesta. Nella stazione di Polizia di Bishopsgate deve dare un nome ed un indirizzo per venir rilasciata. Lei sostiene di essere Mary Ann Kelly residente in Fashion Street. Mary Jane Kelly vive poco distante da Fashion Street e l’assonanza dei nomi risulta inquietante. 4a e 5a vittima.

      Jack era sicuro che non l’avrebbero mai preso? Bè di certo sfidava la polizia “Catch me if you can”

  13. Giulia Says:

    Dunque le scrisse queste lettere, abbiamo scampoli della sua calligrafia. Non dubito che siano state fatte perizie grafologiche. Sempre che queste lettere siano state conservate.

    • Alessandro Mana Says:

      Uno degli aspetti più sconvolgenti della vicenda, che impressionò fortemente l’opinione pubblica dell’epoca, fu il carattere di aperta sfida dell’assassino alla polizia, incapace di identificarlo e di fermarlo. Ciò è documentato da almeno tre lettere, che si attribuiscono generalmente a Jack, anche se la polizia ricevette molte altre lettere con la sua firma, ritenute senza dubbio dei falsi.

      – La cosiddetta “Dear Boss” Letter è un messaggio datato 25 settembre 1888, imbucato il 28 settembre e ricevuto quello stesso giorno dalla Central News Agency di Londra e da questa inoltrato il 29 settembre a Scotland Yard.
      Inizialmente la lettera venne ritenuta un falso, ma quando fu scoperto il cadavere di Catherine Eddowes, il 30 settembre, con un orecchio strappato, ci si ricordò della promessa contenuta nella lettera. Nel frattempo era stata ricevuta anche un’altra cartolina.

      – La cartolina da “Saucy Jack” Imbucata e ricevuta il 1º ottobre

      A questo punto la Metropolitan Police Service distribuì un fac-simile della prima lettera e dell’ultima cartolina, nella speranza che qualcuno riconoscesse la calligrafia, ma senza esito. Molti giornali pubblicarono i due testi, integralmente o in parte.

      Il secondo messaggio fa esplicito riferimento alla celebre notte del “doppio evento”: Elizabeth Stride e Catherine Eddowes, terza e quarta vittima del serial killer, furono uccise nelle prime ore del 30 settembre 1888 a breve distanza l’una dall’altra, e parte dell’orecchio della Eddowes fu trovato separato dal resto del viso, orrendamente mutilato. Alcuni studiosi hanno osservato che la cartolina fu spedita prima che la notizia dei due delitti fosse resa pubblica e che quindi era improbabile che un mitomane avesse una conoscenza tanto precisa delle modalità degli omicidi. Tuttavia il timbro postale sulla lettera risaliva a più di 24 ore dopo il crimine, quando già molti dettagli erano noti ai giornalisti e agli abitanti del quartiere.

      – La più nota e la più inquietante delle lettere firmate da Jack lo squartatore è la terza, che reca la famosa intestazione From Hell, “dall’inferno”.

      Imbucata il 15 ottobre 1888, la lettera fu ricevuta da George Lusk, allora capo della Commissione di Vigilanza di Whitechapel, il giorno successivo.

      Un altro dei motivi, per cui questa lettera occupa un posto a sé nella serie, è che era accompagnata da una piccola scatola contenente la metà di ciò che i medici appurarono essere un rene umano conservato nell’alcol. Uno dei reni di Catherine Eddowes era stato asportato dall’assassino.

      Qualche tempo dopo gli omicidi, queste lettere e il pezzo di rene umano sparirono dagli archivi di Scotland Yard, probabilmente sottratte da qualche investigatore e conservate come ricordo. La prima lettera, “Dear Boss”, fu rispedita anonimamente alla polizia nel 1988, presumibilmente dai discendenti dell’autore del furto, mentre le altre due sono ancora disperse e ne esistono solo fac-simile e fotografie.

      C’è poi un graffito ritrovato nell’androne di un complesso residenziale in Goulstone Street la notte del Doppio Evento

      “The Juwes are the men that will not be blamed for nothing”.

      Accanto alla scritta venne ritrovato un brandello del grembiule indossato dalla Eddowes quella notte.

  14. Giulia Says:

    Che storia macabra, quello che è certo fa ancora paura dopo tanti anni. Secoli. Spero di dormire questa notte 🙂

  15. LadyAileen Says:

    Un po’ di tempo fa dicevano che con il test del DNA avevano svelato l’identità di Jack. Si tratterebbe di un immigrato polacco, Aaron Kominski, un barbiere di 23 anni. Chissà!

    • Giulia Says:

      Sì, mi pare fosse uscito un libro. Teoria poi smentita, insomma il DNA non incastrò Kominski, anche se a dire il vero manco lo escluse. Adesso sentiamo Alessandro.

    • Alessandro Mana Says:

      Ciao LadyAileen,
      penso tu ti stia riferendo alle analisi del DNA eseguite prelevando campioni organici da un fantomatico scialle macchiato di sangue – si dice appartenuto a Catherine Eddowes – acquisito negli ultimi anni da Russell Edwards (autore del libro “Naming Jack The Ripper”) ad un’asta e analizzato dal dottor Jari Louhelainen.

      Quanto sono affidabili i dati? Esiste la possibilità che le prove siano state contaminate durante tutto il periodo intermedio? Cosa sappiamo veramente sullo scialle di Catherine Eddowes?

      Per chiarire questo punto occorre fornire alcune informazioni.

      Nel libro “The Jack the Ripper A-Z” di Paul Begg, lo scialle viene descritto come di forma rettangolare (circa 243×61 cm.), in seta e decorato con una stampa floreale. Esperti in tessuto lo hanno provvisoriamente datato alla fine del XIX o all’inizio del XX secolo. Lo scialle proviene dalla famiglia dell’agente Amos Simpson, che si dice lo abbia rimosso da Mitre Square il 30 settembre 1888 – è interessante notare che ci sono delle macchie sulla scialle che si crede possano essere di sangue secco.

      Secondo la tradizione della famiglia Simpson, Amos fu il primo ufficiale di polizia a trovare il corpo in Mitre Square e prese lo scialle probabilmente come souvenir.

      Questo aneddoto tuttavia pone diversi problemi. Dalla documentazione ufficiale della polizia, in particolare, risulta che l’agente Watkins della City Police fu il primo a trovare il corpo di Catherine Eddowes. Inoltre, considerando che la scena del crimine era nella giurisdizione della City Police, e non quella del MET, per quale motivo Simpson sarebbe stato lì?

      Assumendo che Simpson si trovasssr in qualche modo in Mitre Square la sera del delitto, nessuno lo ha visto rimuovere un elemento di prova potenzialmente importante – che non è mai stata menzionato nella lista dei beni o nella descrizione della Eddowes la notte del suo delitto).

      Lo scialle è di buona qualità e deve essere stato un oggetto di valore nel 1888. Se la Eddowes lo avesse avuto, molto probabilmente –
      a meno che non avesse un valore sentimentale – lo avrebbe dato in pegno al posto degli stivali del suo compagno (Kelly).

      Nel 1988, i discendenti dell’agente Simpson tagliano due pezzi di scialle che vengono poi incorniciati ed esposti in svariati negozi, tra cui un negozio di video ed un antiquario. Questi “campioni” ora si crede appartengano ai due ripperologi Andy e Sue Parlor. Il resto dello scialle è stato prestato al Black Museum a Scotland Yard nel 1991 dove è rimasto per sei anni prima di ritornare nelle mani della famiglia Simpson.

      Nel 2006, lo scialle è stato sottoposto ad esami forensi per il documentario di Channel 5 dal titolo “Jack the Ripper: The First Serial Killer”. I risultati dell’esame furono inconcludenti in quanto non si riuscirono a trovare dei campioni di DNA utilizzabili. Ulteriori prove forensi sono state condotte per il documentario di “Jack the Ripper: Prime Suspect”, rivelando tracce di sangue e sperma sul tessuto – ma non DNA utilizzabile per un’analisi.

      Nel 2007, la famiglia Simpson ha messo lo scialle in vendita all’asta (Lacy Scott & Knight Auction Centre di Bury St Edmunds nel Suffolk), ma non è riuscito a soddisfare il prezzo minimo. Tuttavia, lo scialle è stato venduto privatamente al miglior offerente due settimane più tardi – l’acquirente è Russell Edwards.

      Ipotizzando quindi che, in 126 anni (sino alla data dell’ultimo esame) e con tutti questi passaggi di proprietà, le prove biologiche presenti sullo scialle non siano state contaminate, l’analisi del DNA effettuata sullo scialle che valore ha?

      Sappiamo che l’ analisi fatta dal dottor Jari Louhelainen è basata sul DNA mitocondriale (mtDNA).

      “… Poiché il mtDNA viene ereditato dalla madre e più persone possono avere lo stesso tipo di mtDNA, identificazioni uniche non sono possibili utilizzando questo tipo di analisi. Tuttavia, la profilatura mediante mtDNA è una tecnica eccellente da utilizzare per ottenere informazioni nel caso in cui l’analisi del DNA nucleare non sia praticabile.” – FBI

      Se consideriamo che la popolazione dell’Inghilterra era di 40 milioni di abitanti,. Una corrispondenza genetica di una profilatura del mtDNA indicherebbe che 1 su 400.000 potrebbe avere lo stesso DNA mitocondriale contro una probabilità di 1 su 1.000.000.000 con una profilatura del DNA nucleare.

      E’ comunque un dato penserete voi… ma ahimè c’è altro.

      Jari Louhelainen, pare abbia commesso un “errore di nomenclatura” quando si utilizza un database del DNA per calcolare le probabilità di una corrispondenza genetica.

      L’errore è stato evidenziato da quattro esperti con una profonda conoscenza di analisi del DNA – tra cui il professor Sir Alec Jeffreys, l’inventore del fingerprinting genetico.

      Questo porta a dire che l’analisi non è affidabile ed è erronea. Ne consegue anche che Kosminski non è Jack.

    • Giulia Says:

      Cioè l’analisi non assicura che sia lui, ma manco l’esclude, giusto?

      • Alessandro Mana Says:

        E’ il classico caso traducibile con “tutto può essere”.
        Il vantaggio della profilatura del DNA nucleare è che è un’impronta genetica univoca personale derivante da entrambi i genitori. Un figlio (maschio o femmina che sia) ha in sè il DNA del padre ed il mtDNA della madre.

        I mitocondri contenuti nello sperma dei mammiferi non entrano nella cellula uovo, in quanto le modalità di penetrazione dello spermatozoo e la costituzione anatomica dello stesso consentono l’ingresso della sola testa, pertanto i mitocondri che hanno sede nella coda non vengono inseriti. Nel caso in cui alcuni mitocondri paterni penetrino, vengono distrutti dalla cellula uovo subito dopo la fecondazione.

        Quindi… identifichi sempre e solo il lato materno.

        Faccio un esempio per chiarire. Giovanna condivide il mtDNA con sua madre. Concepisce un figlio (Piero) con Stefano. Piero ha il mtDNA di sua madre e sua nonna materna. A suo volta Piero concepisce un figlio con Barbara. Barbara porta con se un nuovo mtDNA (non è una parente) e di conseguenza i figli avranno un mtDNA uguale a quello della madre. E così via…

        Immagina ora la serie di migrazioni e intrecci relazionali che si sono sviluppati solo in Inghilterra. Immagina quante persone condividono lo stesso mtDNA…

        Arrivare ad un unico colpevole non è possibile. Ci sono troppe persone con lo stesso mtDNA.

        Mi basta trovare qualcuno con il mtDNA uguale per dirti non è Kosminski ma è Brambilla.

        Per un colpevole ci vogliono prove certe e inequivocabili.

        Per questo il DNA nucleare è così potente e da risultati superiori al 99%.

        Spero di aver spiegato la situazione

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