Dispassione, Maria Laura Rosati (LiberiLibri, 2021)A cura di Viviana Filippini

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“Mi chiamo Fiamma, e sono cattiva. Non sono stata sempre così, credo, ogni tanto la mia mente ha strani ricordi, tenerezze, turbamenti, lacrime. Forse. Non ne sono sicura. Magari l’ho solo sognato. Una volta, molto tempo fa, avevo un’altra vita, poi è arrivato il vuoto”. Questa è la voce di Fiamma la protagonista di “Dispassione” il romanzo di Maria Laura Rosati edito da LiberiLibri. Fiamma ci appare da subito come una donna scontrosa, cupa, che si rivolge direttamente a noi lettori facendoci capire che lei è davvero il peggio del peggio. Fiamma è e vuole restare sola, accetta solo Valeria, un’amica che sopporta comunque a fatica, mentre Paola e la piccola Claudia sono per lei un fastidio ogni volta che si fanno sentire. Quello che stupisce della donna è che oltre a non voler contatti con il prossimo, vive una vita fatta da mille ossessioni e non a caso mangia solo alcuni cibi e cucinati in un certo modo, odia la polvere e la sporcizia e teme i parassiti. Fiamma è una donna complessa e difficile, ma ha nel suo io profondo un qualcosa che la tormenta e che le impedisce di ricordare. La protagonista ha perso la memoria da tempo e non c’è verso di recuperarla, così sembra. Fiamma è affetta da dispassione (da dispassion in inglese, visto che nel vocabolario italiano non c’è), ossia distacco, e non a caso la protagonista prende le distanze da tutto e da tutti per timore, paura, per rabbia verso qualcosa o qualcuno che nemmeno lei conosce, o forse lo sa, ma non riesce a ricordarlo. Poi, un giorno, durante un viaggio che Fiamma non ha compreso perché ha fatto, la convinzione di aver perso di vista la figlia scatena in lei qualcosa. Fiamma comincia un cammino, anzi una fuga del tutto personale per cercare di capire che fine ha fatto la sua amata bambina. A complicare il tutto nella mente della protagonista arrivano ricordi improvvisi e imprecisi che la portano in un passato del quale non ricorda nulla, se non frammenti confusi e poco confortanti. Una gita in montagna con il marito e la figlia. La bimba (Pia) abile danzatrice che chiede ai genitori di andare a sciare con l’amichetto appena conosciuto. Il sì del babbo, i dubbi della mamma che parte sugli sci per cercare la figlia prima che si faccia male. Un gran caos emotivo, di ricordi e frammenti assedia la fragile Fiamma e il suo bisogno di trovare la pace la porta – e lei non sa perchè- a Parma. Qui Fiamma passa giornate intere a guardare il ritratto di una fanciulla ritratta da Leonardo, a non rispondere al telefono e a evitare lo strano uomo con il cane che incontra al parco deve lei va a cercare un po’ di pace. Il romanzo della Rosati è un grande puzzle nel quale Fiamma – e anche noi lettori- passo dopo passo, evento dopo evento, prende nuova coscienza di sé rimettendo assieme i tasselli di un passato oscuro che forse non le ha lasciato ferite nel corpo, ma le ha di certo creato un abissale vuoto nelle mente. “Dispassione” di Maria Laura Rosati è una storia travolgente, dal ritmo incalzante, con dialoghi che ti trascinano dentro alla trama facendoti sentire parte del vissuto di Fiamma. “Dispassione” compie una fine e acuta indagine nella mente e nell’animo umano e la Rosati, che è medico oltre che scrittrice, conduce il lettore dentro alle fragilità umane ed emotive di una donna che ha subìto un trauma profondo che le ha rotto qualcosa dentro e l’ha gettata nella paura e nella completa disperazione, impedendole di capire che l’amore, quello costante e vero, salva. Il romanzo è tra i finalisti del Premio Campiello del 2021.

Maria Laura Rosati è medico e scrittrice.  “Dispassione” è il suo secondo romanzo dopo “Passaggi”, uscito nel 2016. Nel 2017 ha ideato il collettivo di scrittura Scriviperbene, di cui fanno parte numerosi autori italiani, con il quale ha pubblicato e curato il ro­manzo “La giusta luce” e la raccolta di racconti “Acqua”.

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’ufficio stampa di LiberiLibri.

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