Posts Tagged ‘Anna Luisa Pignatelli’

:: Un’ intervista con Anna Luisa Pignatelli, autrice di Ruggine, a cura di Viviana Filippini

1 giugno 2016

ruggine

V:Benvenuta ad Anna Luisa Pignatelli autrice di Ruggine, edito da Fazi, ci racconta un po’ di lei e di come è nata la passione per la scrittura?  

A:Sono nata in Toscana, ho studiato a Siena e poi a Firenze Scienze Politiche, ho lavorato a Roma e vissuto molti anni fuori Italia. Ho un legame forte con la terra e la natura, forse perché mi sono occupata per molto tempo, se pure a distanza, di alcuni campi e di un bosco in Toscana.
La passione per la scrittura è nata da quella per la letteratura e la storia e dalla curiosità che sento per le persone e i loro segreti.

V:Cosa o chi le ha ispirato la storia di Gina/Ruggine?

A:In un borgo toscano mi era giunta la storia di una vecchia che aveva avuto una relazione insana con il figlio. Ma ciò che mi ha spinto a scrivere Ruggine è stata la voglia di parlare di una donna anziana, senza soldi, malandata, una che impersonifica l’essenza della marginalità e della solitudine.

V:Ferro è un gatto nero che fa da compagnia a Gina, chiamata da tutti Strega, questo mi ha ricordato il valore simbolico che nel passato veniva assegnato ai gatti (nei dipinti per esempio è segno del demonio). Nel suo romanzo che valore ha Ferro?

A:Ferro ha un valore positivo e , come ha rilevato Ida Bozzi nella sua recensione su La Lettura del Corriere della Sera, è un’estensione di Gina, le dà un nesso con la realtà: esce di casa e raggiunge svelto luoghi dove lei non può più andare, ha esperienze che lei non ha mai avuto, (amorazzi, avventure notturne e risse coi compagni ) la incuriosisce, la stupisce, e le dà la forza di vivere.

V:Gina è sola, è una donna anziana vedova, con una vita problematica, con un figlio che non la tratta molto bene. Perché i suoi compaesani al posto di aiutarla, provano verso di lei astio e odio?

A:Perché non chiede aiuto, perché non è di quel borgo, ma nata altrove. Perché ha pudore e si sente diversa per il suo carattere schivo e la sua storia con il figlio. E anche perché ogni comunità ha le sue streghe, i suoi orchi e i suoi eroi e a lei è toccato il ruolo di strega.

V:La protagonista è in un certo senso la rappresentazione del “diverso” che tutti temono e guardano con sospetto, perché nel suo romanzo e nella vita di oggi le persone hanno paura di “diverso”?

A:Il diverso ha sempre fatto paura: ognuno tiene nascosta la propria diversità, cerca di occultarla per farsi considerare dagli altri uno come tutti, con qualità e difetti che corrispondono agli stereotipi comunemente accettati di ‘persona normale’ o anche diversa, ma non troppo. La gente non è attratta da chi sente davvero diverso, chi non si cura dell’opinione altrui, chi sa fare a meno degli altri perché dagli altri non si sente compreso. E poi la vecchiaia, la povertà si preferisce ignorarle, non se ne vuol sapere. In una società che ha sempre fretta il vecchio è un fardello.

V:Perché Ruggine non riesce a fidarsi dell’unica persona (l’adolescente) del paese che vorrebbe aiutarla e le dimostra comprensione?

A:Ruggine intuisce che, per quanto la ragazza abbia curiosità per lei, è inviata dal padre per indagare nella sua vita . Inoltre Tamara è condizionata dall’ambiente in cui vive, per quanto desideri andarsene altrove neppure lei riuscirà a liberarsi della mentalità asfittica del borgo in cui è nata, dove la gente si spia e si nutre di invidie e di pettegolezzi.

V:Quanto Ruggine di sente responsabile/colpevole per il comportamento del figlio Loriano e del rapporto insano che si è sviluppato tra loro?

A:Non si sente responsabile per il comportamento del figlio, si sente colpevole solo verso se stessa, perché non ha saputo ribellarsi alla violenza di lui, l’ha subita perché ha avuto paura e non ha sentito la solidarietà di nessuno.

V:Il finale mostra una Ruggine che in un certo senso ha avuto un po’ di giustizia, ma la donna non è molto contenta di questo. Il suo stato d’animo come deve essere interpretato, come una sconfitta o come una sorta di scherzo del destino?

Come una sorta di scherzo del destino: finisce nella casa di cura dove era internato Loriano, il figlio perverso che lei sfuggiva e che, dimesso, viene riammesso nella comunità del borgo e visto con benevolenza, come una vittima di sua madre che invece viene considerata malvagia e pazza. Gina però non è una vittima, anche se ha dovuto subire molti torti: è coraggiosa, combattiva, le basta poco e ama la vita: mi è piaciuto entrare nella sua vita e constatare che, nonostante tutto, le piacciono i giovani, gli olivi, i noci, gli zingari e Ferro.

V:Se dovessero fare un film su Ruggine, quale attrice le piacerebbe vedere nel ruolo della protagonista?

A:Credo che sia difficile fare un film su Ruggine: ci vorrebbe un regista interessato alle stesse tematiche mie. Quanto all’attrice, dovrebbe essere italiana, meglio se toscana, con un forte carattere, una che non ha paura di fare la parte di una vecchia e di mettersi una gobba.

V:Sta già scrivendo qualche nuovo libro? (solo se può parlarne)

A:Sì, ma ancora è una bozza.

:: Ruggine, Anna Luisa Pignatelli, (Fazi 2016), a cura di Viviana Filippini

9 maggio 2016
ruggine

Clicca sulla cover per l’acquisto

Ruggine e ferro sono due elementi che vanno di pari passo, nel senso che se noi scorgiamo della ruggine, sappiamo che vicino a essa c’è del ferro. Ruggine e Ferro sono anche i protagonisti del romanzo Ruggine di Anna Luisa Pignatelli, pubblicato da Fazi editore. Ruggine in realtà si chiama Gina ed è una donna anziana e sola, dalla vita solitaria e parecchio travagliata. La sua compagnia un gatto nero di nome Ferro, ed è l’unico essere vivente in grado di darle l’affetto e quella comprensione che gli umani le negano da tempo. Ruggine/Gina aveva un marito, ma è morto e l’unico figlio, Loriano, è rinchiuso in una casa di cura a causa del suo comportamento violento. Attorno a lei e all’allontanamento del figlio ci sono una marea di pettegolezzi e chiacchiere malevole che prendono forma da fatti torbidi avvenuti nel passato familiare della donna. Al centro dello scandalo il rapporto morboso e malato tra madre e figlio e il conseguente ricovero di lui. Ciò che ha scatenato questi eventi, sono atti e gesti animaleschi compiuti da Loriano nei confronti della madre che, purtroppo, a causa delle dicerie popolari è stata additata come la responsabile di tutto. Ruggine/Gina, sempre con a fianco il suo inseparabile Ferro, lotterà e farà il possibile per ricostruirsi una vita degna di essere vissuta, che le permetta di guadagnarsi quel rispetto che i suoi compaesani sembrano aver scordato cosa sia. Ruggine è per tutti una malefica strega dalla quale stare lontani per non finire male. In realtà, la donna è la vera vittima delle violenze piscologiche, ma soprattutto fisiche attuate dal figlio prima, e dalla meschina gente del suo paese, dopo. I vicini di casa e vita di Ruggine, perché tutti la chiamano con questo soprannome, sono individui grotteschi, quasi caricaturali, la cui mente è accecata da una tale ottusità e ignoranza, che non comprendono la verità dei fatti e non capiscono che Ruggine più che carnefice è vittima. Nonostante la malvagità e l’isolamento che gli altri le impongono, l’anziana donna cercherà di ricominciare a vivere cambiando casa e facendo qualche lavoretto per guadagnare qualche spicciolo. Tutto svolto con il massimo rispetto degli altri, che invece di lei non ne vogliono sapere e fanno di tutto per punirla, per colpe che non ha. Solo Tamara, un’adolescente con la passione per la lettura, desiderosa di lasciare il claustrofobico e bigotto paesello per cercare fortuna altrove, sembra voler capire davvero chi è Ruggine. Il problema è che la protagonista ha talmente sofferto nel corso della sua vita, da aver timore della ragazzina, nel senso che Ruggine non riesce a comprendere quanto possa fidarsi di questa adolescente. La donna è attanagliata dal dubbio se Tamara sia davvero interessata a lei o se, magari, invece è stata spedita a casa sua per poi riferire al resto della comunità cosa fa la strega Ruggine. Ruggine della Pignatelli è dominato da atmosfere cupe e tenebrose che riflettono come la malignità delle persone che circondano la protagonista. Gente che non riesce andare oltre il pregiudizio e per tale ragione si scaglia contro chi, come Ruggine, è debole e indifeso. Questa massa popolana è così cattiva, da architettare persino spedizioni punitive verso una donna che in fin dei conti non ha mai fatto male a nessuno. Ad un certo punto Ruggine finirà al ricovero e qui assisterà, senza poter far nulla, alle “punizioni” che il tempo assegnerà a tutti i suoi principali nemici, ma questo non sarà motivo per le di felicità. Sarà una nuova condanna alla sofferenza.

Anna Luisa Pignatelli è nata in Toscana, ma ha vissuto per molti anni fuori dall’Italia. Fra le località dove è stata Dar es Salaam e Seoul. Come scrittrice è molto conosciuta e apprezzata in Francia dove, nel 2010, ha vinto il Prix de lecteurs du Var con la traduzione del suo primo libro Nero toscano, pubblicato in Italia nel 2013. Attualmente vive in Guatemala.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo l’Ufficio Stampa Fazi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.