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:: Milady di Adelaide de Clermont-Tonnerre (EO, 2026) a cura di Giulietta Iannone

25 agosto 2026

A quasi due secoli dalla sua creazione, il personaggio di Milady de Winter, ideato da Alexandre Dumas ne I tre moschettieri (1844), riprende vita nel romanzo Milady (Je voulais vivre) di Adelaide de Clermont-Tonnerre, pubblicato nel 2025 da Éditions Grasset e tradotto in italiano da Alberto Bracci Testasecca. Insignito del prestigioso Prix Renaudot 2025, il romanzo è, se vogliamo, una rivisitazione contemporanea e femminista della più celebre antieroina dell’Ottocento, un prodigio di contraddizioni che nel romanzo di Dumas solo si intravedono e che Clermont-Tonnerre mette invece pienamente in luce.

Ma intendiamoci: non è un tentativo di correggere o riscrivere Dumas. È un’operazione molto più complessa e personale, che porta la scrittrice francese a cercare la donna dietro il mito, non per assolverla o compatirla, ma per darle voce. La voce di una donna che ha amato, è diventata madre, ha subito soprusi e violenze e che, alla fine, dopo un processo arbitrario, è stata uccisa.

Questo, è bene ripeterlo, non la assolve dai crimini che ha commesso e non ne fa una Giovanna d’Arco. Permette però, in filigrana, di comprendere perché abbia scelto la strada della vendetta in un mondo di uomini che non tolleravano donne indipendenti e libere come lei cercava di essere. Milady rimane un personaggio spigoloso, spesso poco empatico, che non cerca compassione ma verità e giustizia.

L’autrice sceglie di spostare il punto di vista e di restituire voce a una donna che, nella versione originale, è soprattutto osservata attraverso gli occhi degli uomini che la circondano: uomini che subiscono il suo fascino e, nello stesso tempo, la disprezzano proprio per il suo essere irraggiungibile, indomabile e fuori dagli schemi dell’epoca.

La scrittura di Clermont-Tonnerre è elegante, sfarzosa, ricca di atmosfera, capace di trasportare il lettore nell’epoca storica raccontata e, allo stesso tempo, di rendere sorprendentemente attuali le riflessioni sulla condizione femminile. Non è un romanzo di cappa e spada, né cerca di replicare il ritmo avventuroso di Dumas: ha piuttosto una dimensione introspettiva ed esistenziale, ma racchiude in sé uno scrigno di riflessioni che aiutano a comprendere anche le donne di oggi.

E proprio qui emerge tutta la modernità del personaggio di Dumas: una donna che non si piega alle ragioni della storia e che, nella rilettura di Clermont-Tonnerre, si reinventa attraverso la propria individualità, i propri diritti e le proprie ragioni.

Milady non è dunque un’eroina, ma neppure soltanto una vittima del suo tempo. È una donna con le sue fragilità e la sua rabbia, ma anche con qualità indubbie: la bellezza, l’intelligenza, l’intraprendenza, il coraggio. È, nello stesso tempo, astuta, seducente, manipolatrice e spietata. Ed è proprio questa complessità ad averla resa molto più memorabile di una semplice antagonista.

La sua bellezza e la sua capacità di sedurre diventano strumenti di potere. Ed è forse questo, più di ogni altra cosa, il vero crimine che non le viene perdonato.

Adélaïde de Clermont-Tonnerre, giornalista e scrittrice, si è formata all’École normale supérieure. Con il suo romanzo d’esordio, Il visone bianco (Mondadori 2011), ha vinto cinque premi letterari, tra cui il Prix Maison de la Presse e il Prix Françoise Sagan. L’ultimo di noi (Sperling & Kupfer 2019) ha vinto il Grand Prix du roman de l’Académie française 2016 ed è stato tradotto in dieci lingue. Con Les jours heureux ha vinto il Premio Cabourg del romanzo 2021 e con Milady il prestigioso Prix Renaudot 2025.

:: Milady di Adélaïde de Clermont-Tonnerre

24 febbraio 2026

Traduzione: Alberto Bracci Testasecca

Milady non è una donna che piange, è una di quelle che si vendicano.

«Il ritratto di una donna libera, straziante, magnifica… Un autentico gioiello! Alexandre Dumas ci ritroverebbe la sua eroina. Un romanzo appassionante». France 2

«Adélaïde de Clermont-Tonnerre si insinua negli interstizi lasciati da Dumas padre nei suoi moschettieri. Milady è un grande racconto di cappa e spada, con un tocco femminile». Le Figaro

«La scrittrice affronta la nemica dei tre moschettieri. Un romanzo avvincente, animato da un soffio epico». Télérama

In una notte gelida padre Lamandre accoglie una bambina venuta a bussare con insistenza alla sua porta. La piccola ha gli occhi sgranati per il freddo e la fame, ha i piedi insanguinati in scarpe dalla fibbia d’argento, e si rifiuta di rispondere alle domande che le vengono rivolte. Il vecchio prete riuscirà solo a sapere che si chiama Anne. Vent’anni dopo Anne è diventata Milady, cambiando molti nomi nel frattempo. Ricchissima e corteggiata, viene ascoltata dai grandi del mondo e il cardinale Richelieu stravede per lei. Eppure nell’ombra alcuni uomini conoscono il suo segreto e sono pronti a tutto per punirla dei suoi misfatti. Manipolatrice senza scrupoli, intrigante, traditrice e avvelenatrice, quella criminale ha attraversato i secoli e la letteratura.

Ma cosa si cela oltre la leggenda? Anche un personaggio letterario ha diritto di pretendere giustizia. Questo romanzo indimenticabile, scritto con voce potentemente contemporanea, riporta in vita Milady e ci regala la sua storia, quella di cui Dumas ha seminato gli indizi nei Tre moschettieri. Magnifico ritratto di una donna libera che per sopravvivere fa un gioco pericoloso. In un’epoca in cui troppi uomini vorrebbero piegarla e possederla, questa donna lotta fino alla trasgressione finale per il suo paese, per il suo ideale e per la sua libertà.

Adélaïde de Clermont-Tonnerre, giornalista e scrittrice, si è formata all’École normale supérieure. Con il suo romanzo d’esordio, Il visone bianco (Mondadori 2011), ha vinto cinque premi letterari, tra cui il Prix Maison de la Presse e il Prix Françoise Sagan. L’ultimo di noi (Sperling & Kupfer 2019) ha vinto il Grand Prix du roman de l’Académie française 2016 ed è stato tradotto in dieci lingue. Con Les jours heureux ha vinto il Premio Cabourg del romanzo 2021 e con Milady il prestigioso Prix Renaudot 2025.

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