:: Recensione di Come un fiore ribelle di Jamie Ford (Garzanti, 2013) a cura di Natalina S.

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Come un fiore ribelleÈ un’ironia suprema e un orribile scherzo del destino che una madre debba trincerare e seppellire l’amore per il proprio bambino dietro la fortezza della vergogna e sotto il peso del dolore. Non c’è colore della pelle, profumo emesso dalle ghiandole sebacee o forma degli occhi che possa giustificare un tale strappo se non la gravità dell’odio. Dopo “Il gusto proibito dello zenzero”  Jemie Ford è, nuovamente, in vetta alle classifiche degli Stati Uniti con un nuovo emozionante romanzo: “Come un fiore ribelle”, in Italia tradotto da Alba Mantovani e pubblicato ancora una volta da Garzanti. Sono le strade di Seattle, quelle in cui lo stesso autore è cresciuto, a guidarci nella travolgente vita di Liu Song e William Eng, protagonisti centrali di questa triste storia di amore tra madre e figlio insieme ai loro sentimenti. Il romanzo si apre con il rigore e la disciplina dell’orfanotrofio in cui William trascorre, ormai da 5 anni, il suo tempo sospeso. È il 28 settembre 1934 e l’Istituto festeggia il compleanno di tutti i bambini abbandonati. Una ricorrenza universale che mal si addice alla storia personale di ognuno. In questo giorno ai bambini è concesso fare domande sul destino dei loro genitori e William trova il coraggio per chiedere di sua madre. L’amore viscerale che lega un bimbo alla donna che lo ha portato in grembo per nove lunghi mesi è in grado di arrivare in qualsiasi forma e stato; William sente che la risposta ricevuta da Suor Briganti non corrisponde a verità poiché quell’energia ancor prima di giungere alla mente arriva al cuore. Ripone fiducia nell’animo di Charlotte, una bimba dell’orfanotrofio con lo sguardo sempre fisso sul mondo e la luce dentro al cuore, alla quale William confida le sue emozioni. Insieme decidono di scappare ma la Seattle degli anni 30 è decisamente poco rassicurante per un bimbo dagli occhi a mandorla e una bimba dallo sguardo opaco. Ad illuminare la strada è la fiamma che William ha nel cuore, quella speranza sempre accesa che Liu Song sia ancora viva e non molto distante da lui ma soprattutto il desiderio di sapere cosa ha spinto sua madre ad abbandonare ciò che prima ha amato, al di sopra di tutto, al di là di tutto. William non troverà Liu Song ma la voce di una donna famigliare quanto quella di sua madre, quella di Willow Frost. “La persona che William ha conosciuto è sepolta sotto il dolore e la vergogna”, soffocata dai sensi di colpa e da quella violenza inaudita che l’ha portata a concepire la vita stessa di suo figlio. È una storia triste e dal sapore amaro quella che Ford ci racconta in questo romanzo che affonda le sue radici in un contesto storico-sociale segnato da forme di razzismo e chiusure culturali, soprattutto, nei confronti di donne e bambini appartenenti ad etnie orientali. La vita di tutti i personaggi del romanzo è segnata dalla solitudine e dall’abbandono, nonché dagli strappi dolenti causati dalla scomoda verità che la natura umana possa essere tanto malvagia quanto buona, tanto codarda quanto coraggiosa poiché “ognuno porta in sé una mescolanza confusa di amore e odio, di gioia e dolore, di nostalgia e oblio, di verità travisate e inganni dolorosi”. Attraverso una struttura narrativa ideata su analessi  e continui ritorni al presente, l’autore ci consente di scavare in profondità nella vita dei personaggi al punto di palpare con mano sentimenti ed emozioni in grado di graffiare e scavare cicatrici dolorose quanto le mancanze e le assenze che hanno segnato per sempre l’animo stesso dei protagonisti; ma soprattutto ci guida a riflettere sulle conseguenze che il dolore può causare e protrarre nel tempo e nel corso delle generazioni poiché è estremamente difficile far nascere un fiore dall’odio anche se non impossibile, come lo stesso Ford ci insegna.

Jamie Ford: è cresciuto nella zona della Chinatown di Seattle e ora vive nel Montana con la moglie e i figli. Discende da un pioniere del Nevada, Min Chung, emigrato nel 1865 dalla Cina a San Francisco, dove adottò il nome occidentale Ford. Il suo primo romanzo, Il gusto proibito dello zenzero, è stato un bestseller internazionale.

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