:: Intervista con Umberto Lenzi

Umberto-LenziGrazie Maestro di aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Umberto Lenzi non ha bisogno di presentazioni. Regista, sceneggiatore, scrittore, sei uno dei maestri del poliziesco all’italiana, autore di veri film di culto che hanno fatto la storia del cinema italiano e sono stati opere fondamentali che hanno ispirato molto cinema internazionale. Prima che scrittore sei stato regista. Come è nato il tuo amore per il cinema?

Il mio interesse per il cinema è iniziato nei primi anni ’50, a Massa Marittima, dove fondai un Circolo del Cinema con alcuni compagni di Liceo. Avevamo un professore di italiano, che era stato allievo di regia al Centro Sperimentale di Cinematografia. Ci insegnava con entusiasmo Eisenstein e John Ford anzichè Manzoni e Ariosto. Bellissimi ricordi!
All’ Università continuai ad appassionarmi alle teorie del montaggio cinematografico, della sceneggiatura, della direzione degli attori e dopo la laurea in legge, nel 1954, fui ammesso al CSC e partii per Roma con una valigia di cartone e molte speranze.

Trai tuoi maestri citi Raoul Walsh e Samuel Fuller. Tecnicamente parlando quali sono le lezioni di cinema che hai appreso da questi grandi registi?

I miei ideali maestri sono stati i grandi registi americani di genere di qul periodo, Raoul Walsh, Samuel Fuller, Henry Hathaway, Nicholas Ray, Robert Siodmak, Edgar Ulmer. Professionisti di grande valore, abilissimi nelle tacniche di ripresa, nel ritmo di montaggio, nelle soluzioni ardite di racconto. Ma sopratutto capaci di girare film eccellenti con budget limitati.

Hai iniziato girando film di avventura, che ricordi hai legati ai tuoi esordi, com’era la Roma di Cinecittà?

La mia carriera di regista è iniziata nei primi anni ’60 con film di avventura, tra i quali ricordo alcune gemme: LA MONTAGNA DI LUCE e L’ ULTIMO GLADIATORE. In seguito ho progredito professionalmente realizzando thriller interpretati dall’ attrice americana Carroll Baker, tra i quali emerge per efficacia e suspense ORGASMO (1969) .

Nel 1978 hai girato negli Stati Uniti Il grande attacco interpretato da Henry Fonda e John Huston. Ti piaceva l’America di quegli anni. In cosa differiva fare cinema in America rispetto all’Italia?

Tra gli anni ’60 e ’70 , diressi alcuni film di guerra con cast prestigiosi: Jack Palance, John Huston, Henry Fonda, Stacy Keach, George Peppard, Samantha Egger, Capucine e molti altri nomi famosi hollywoodiani. Nel 1978, girai uno di questi film in America, il primo di una serie di produzioni internazionali di budget notevole… Mi trovai immerso, a Los Angeles, Nex York, e Boston, in ambienti di grande professionalità con tecnici preparati e molto efficienti.

Non tutti sanno, mi riferisco alle giovani generazioni che oltre a girare film polizieschi di culto ne hai ideato anche una sottile parodia con il personaggio del Er Monnezza. Che ricordi hai legati a questo periodo?

Tralascio di parlare dei miei film di polizia degli anni ‘ 70, che mi hanno dato una grande notorietà e successo, in particolar modo quelli interpretati da Tomas Milian e Maurizio Merli. MILANO ODIA LA POLIZIA NON PUO’ SPARARE e NAPOLI VIOLENTA, tanto per citarne due, hanno trovato molti estimatori anche all’estero, tra cui registi come Quentin Taranrino, Joe Dante, Tim Burton.

E ora parliamo di libri tema caro al nostro blog. Nel 2008 hai debuttato come scrittore di noir con un buon successo di critica e di pubblico. Come hai scoperto la passione per la scrittura? Quali sono i tuo autori di riferimento?

Tre anni fa, dopo aver lasciato volontariamente il cinema poiché non sopportavo più per vari motivi il forte stress sul set, ho iniziato un’ attività di scrittore di romanzi gialli. Il primo, DELITTI A CINECITTA’, è uscito nel 2008 per i tipi della Coniglio editore ed ha ottenuto recensioni entusiastiche per la originale impostazione del racconro che si svolge nel 1940, in pieno periodo del cinema fascista dei cosiddetti telefoni bianchi.. E’ la storia di Bruno Astolfi, un investigatore privato senza clienti e pieno di debiti, che per un caso fortuito si trova a investigare sul set del film LA CORONA DI FERRO a Cinecittà, ingaggiato dalla protagosista del film , l’attrice Luisa Ferida, che riceve lettere anonime con minacce di morte, ed è già sfuggita per miracolo a un primo attentato. Bruno Astolfi , che è un toscano amante della donne, delle sigarette Macedonia Extra e dei liquori forti, nonché antifascista convinto, riesce a risolvere il caso e ad acciuffare il misterioso criminale, che nel frattempo ha eliminato altre due donne.
Mi ero proposto, con questo libro, di raccontare, attraverso una storia che rispettasse i canoni del giallo, il cinema italiano dei primi anni ’40. Scelsi di far interagire il protagonista con personaggi reali, attori, registi e nomi celebri dell’epoca, che vanno da Totò a De Sica, ad Amedeo Nazzari, a Giorgio Scerbanenco, ai registi Camerini e Blasetti.

Cito i titoli de i tuoi romanzi Delitti a Cinecittà (2008), Terrore ad Harlem (2009), ambientato sul set di Harlem di Carmine Gallone, e Morte al Cinevillaggio, ambientato a Venezia nella città del cinema voluta dalla Repubblica di Salò. Perché hai scelto questo periodo storico per ambientare i tuoi noir?

Il successo del romanzo e l’incitamento di lettori e critici a continuare le indagini dell’ originale protagonista, mi hanno indotto a proseguire con altri tre romanzi, sempre ambientati negli studi cinematografici durante gli anni di guerra, in cui ha luogo la dissoluzione del cinema dei telefoni bianchi e il crollo della dittatura.
Questi sequel che vedono Bruno Astolfi immerso in spericolate investigazioni tra divi dello schermo, giornalisti, nobili spiantati e belle donne, sono: TERRORE AD HARLEM (Coniglio editore, 2009), che si svolge nell’inverno del ’43 durante le riprese a Cinecittà del film HARLEM di Carmine Gallone; MORTE AL CINEVILLAGGIO (Coniglio editore. 2010) ambientato a Venezia; e infine SCALERA DI SANGUE, uscito alcuni mesi fa e in corso di presentazione in varie città d’Italia. In questo ultimo libro, il protagonista fa luce su una tremenda catena di delitti negli stabilimenti romani della Scalera film, incontrando personaggi reali come Fellini, Anna Magnani, Indro Montanelli, Clara Calamai..

Parlami di Bruno Astolfi, detective privato antifascista. Come nasce questo personaggio? Rispecchia parte del tuo spirito anarchico e anticonformista?

Sono molto affezionato al personaggio di Bruno Astolfi, che in parte riflette la mia personalità di toscano anticonformista e libertario. Come me, Astolfi è irruento, mordace, e talvolta cinico. Ma anche, lasciatemelo dire, dotato di un certo fascino e di notevole acume.

Per concludere vorrei esprimerti la mia riconoscenza per la tua disponibilità. Potresti fare qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri ? I tuoi noir diventeranno mai soggetti cinematografici?

Mi piacerebbe molto che qualche produttore intelligente si rendesse conto che la mia quadrilogia ha tutti i crismi per essere trasposta in una miniserie televisiva di successo. Di cui io non aspiro ad essere regista, ma solo collaboratore all’ adattamento dei testi.

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