Archive for the ‘Consigli di lettura’ Category

:: E per Natale regalate un libro – 2018 🎄

18 dicembre 2018

regali-nataleCome tradizione ho chiesto ai collaboratori di Liberi di Scrivere di elencarmi 5 libri da regalare a Natale. Ce ne è per tutti i gusti dalle ultime uscite ai classici, regalando un libro non si sbaglia mai. E si spende relativamente poco, certo se non ci si orienta sui libri rari. Con questi libri, garantito, farete un figurone. E se comprate dai nostri link di acquisto in partnership con Libreria Universitaria, supportate il blog! Infine naturalmente cogliamo l’occasione per farvi gli auguri di Buone Feste!

Nicola Vacca

L’amore –Maurizio Maggiani – Feltrinelli
Pierpaolo Vettori – Lanterne per illusionisti –Bompiani
Angela Nese – Del tempo e dell’esistenza – L’ArgoLibro editore
Peter Cameron –Gli inconvenienti della vita –Adelphi
Lawrence Osborne – La ballata di un piccolo giocatore -Adelphi

Fabio Orrico

  • Città sola di Olivia Laing (Il Saggiatore). Memoir, autofiction o come preferite. Il punto focale della riflessione è la solitudine intesa come esperienza personale, condizione esistenziale e fantasma urbano, indagata attraverso le biografie di Edward Hopper, Andy Warhol, Henry Darger e David Wojnarowicz. Narrativa, saggio, poesia ma anche e soprattutto un canto solenne e tristissimo a New York.
  • Difficult men di Brett Martin (Minimum fax). Saggio su alcune delle maggiori serie della tv contemporanea (I Soprano, The wire, Madmen, tra le altre) partendo dalla ricerca sul campo e puntando dritto al cuore dell’ispirazione degli autori. Aneddoti dal set, interviste, curiosità e analisi critiche di grande acume.
  • Napoli mon amour di Alessio Forgione (NN Editore). Esordio arrabiato, tenero, dolcissimo e accorato. L’amore e il lavoro al tempo del precariato. Romanzo verissimo e sincero.
  • C’era una volta il cinema di Sergio Leone (Il Saggiatore). Le interviste del redattore dei Cahiers Noel Simsolo al padre del western all’italiana. Libro fondamentale se si ama Leone, prodigo di considerazioni sul suo lavoro e sul senso profondo del suo cinema (l’apprendistato con la Hollywood sul tevere, i progetti non realizzati, la battaglia ventennale per portare sullo schermo il torrenziale gangster-movie C’era una volta in America nonché le irrinunciabili notizie sul mai realizzato Leningrado, il film cui il cineasta romano stava lavorando prima di morire).
  • – La dimensione della perdita di Enzo Lamartora (Crocetti Editore). Raccolta di poesie datata 2016 di cui, colpevolmente, ignoravo l’esistenza. Versi lunghi, dal tono colloquiale e dall’intenzione narrativa con lancinanti aperture visionarie. Per quanto mi riguarda una delle grandi scoperte poetiche degli ultimi anni.

Daniela Distefano

“Resta con me. Un’incredibile storia vera. 41 giorni dispersi nel Pacifico” (HarperCollins) di Tami Oldham Ashcraft.
“Autobiografia” (Rubbettino) di Friedrich August von Hayek.
“Sovietistan. Un viaggio in Asia centrale (Marsilio) di Erika Fatland.
“Cargo” (Adelphi) di Georges Simenon.
“Del camminare e altre distrazioni. Antologia per viandanti e sognatori” (Ediciclo) a cura di Francesca Cosi e Alessandra Repossi.

Ippolita Luzzo

Dopo il diluvio di Leonardo Malaguti Exorma edizioni
Un’altra cena di Simone Lisi Effequ edizioni
Tu che eri ogni ragazza di Emanuela Cocco edizione Wojtek
La stanza dei lumini Rossi di Mimmo Conoscenti edizione Il Palindromo
Pantarei di Ezio Sinigaglia di TerraRossa Edizioni

Ilaria Mainardi

EUREKA STREET, di Robert McLiam Wilson, Fazi
AMY E ISABELLE, di Elizabeth Strout, Fazi
COLPISCI E SCAPPA, Doug Johnstone, CasaSirio
IL TENENTE DI INISHMORE (testo teatrale), di Martin McDonagh, Il Nuovo Melangolo
LA META’ DI NIENTE, Catherine Dunne, Guanda

Maria Anna Cingolo

I miserabili, Victor Hugo; (Garzanti)
Federico il grande, Alessandro Barbero (Sellerio 2017);
Il sogno della macchina da cucire, Bianca Pitzorno (Bompiani 2018);
Il tramonto birmano, Inge Sargent (addEditore 2016);
Grammatica della fantasia, Gianni Rodari (Einaudi 2013)

Giulietta Iannone

– La notte delle stelle cadenti di Ben Pastor (Sellerio), traduzione di Luigi Sanvito. Per chi ama la storia, i romanzi introspettivi, le ricostruzioni minuziose di fatti e ambienti.
– L’ultimo respiro del drago di Qiu Xiaolong (Marsilio), traduzione di Fabio Zucchella. Per chi ha una forte coscienza ambientalista, ama l’Oriente e la Cina, cerca in un giallo una metafora per indagare sui mali della società.
– I racconti di Pietroburgo di Gogol (Marcos Y Marcos), traduzione di Paolo Nori. Per chi ama i classici, la Russia ottocentesca, l’umorismo burocratico e le storie bizzarre.
– La libertà è una lotta costante di Angela Davis (Ponte Alle Grazie), traduzione di Valentina Salvati. Per chi intende il femminismo come libertà e difesa della propria identità, per chi è pronto a combattere ogni giorno in quello in cui crede.
– Scambiare i lupi per i cani di Hervé Le Corre (Edizioni EO), traduzione di Alberto Bracci Testasecca. Per chi ama il noir francese, la provincia, la realtà così come me è, anche in contesti disagiati.

Lorenzo Mazzoni

Babbitt di Sinclair Lewis Mattioli 1885
Runners Christian Caielli BAT Edizioni
Come ombra che declina Antonio Munoz Molina 66thand2nd
L’ultima Londra Iain Sinclair Il Saggiatore
Il lago Bianca Bellova Miraggi Edizioni

Irma Loredana Galgano

– “La conoscenza e i suoi nemici” Tom Nichols (Luiss University Press, 2018)
– “Le Trattative” Antonio Ingroia / Pietro Orsatti (Imprimatur, 2018)
– “Contro la democrazia” Jason Brennan (Luiss University Press, 2018)
– “Le ragioni del Buddha” Diego Infante (Meltemi, 2018)
– “Lo schianto” Adam Tooze (Mondadori, 2018)

Federica Belleri

I cercatori di pace, di Laura Costantini Dei Merangoli Editrice
Una ragazza cattiva, di Alberto Beruffi Newton Compton
-Il pranzo della domenica, di Paolo Panzacchi Laurana Editore
Attesa, antologia di Brunella Caputo Homo Scrivens
Aglio, olio e assassino di Pino Imperatore DeA Planeta Libri

Eva Dei

Le case del malcontento, S. Naspini, E/O Editore.
L’educazione, T. Westover, Feltrinelli.
Resto qui, M. Balzano, Einaudi.
Storia di Ásta, K. Stefánsson, Iperborea.
Come una famiglia, G. Simi, Sellerio.

Elena Romanello

321 cose intelligenti da sapere prima di diventare grandi di Mathilda Masters e Louise Perdieus (Rizzoli, 2018)
Il castello delle stelle di Alex Alice (Mondadori, 2017)
Giappomania, Rizzoli
Il futuro è adesso di Carmine Treanni, Homo Scrivens
Guida ai narratori italiani del fantastico di Odoya editore

Viviana Filippini

Al mattino stringi forte i desideri, Natascha Lusenti, Garzanti
La manutenzione dei sensi, Franco Faggiani, Fazi
Dove nasce il vento, Nicola Attadio, Bompiani
Fiabe Faoresi, Iperborea
Il suono della vita, Hans Josef- Ortheil, Keller

:: 都市漫步者 – 漫步巴黎的艺术

15 dicembre 2018

FlaneurPer i nostri lettori di lingua cinese (siete tanti) vi segnalo che Lo spirito della flânerie: Flâneur: L’arte di vagabondare per Parigi di Federico Castigliano ha la sua edizione in lingua cinese per il prestigioso editore “Chinese Academy of Social Sciences”.

Questa è la bella copertina. E questo l’annuncio che ha fatto l’autore proprio oggi:

Today I have the big pleasure to announce the publication of 都市漫步者 – 漫步巴黎的艺术, the Chinese translation of my “Flâneur”, published by the Chinese Academy of Social Sciences. The book is available in all bookstores around China and in the biggest Chinese on line stores (Taobao, Jingdong, DangDang, Amazon.cn etc..), for example following this link: https://item.jd.com/39399077950.html

It has been a long and exciting work. I would like to thank all those who have supported and assisted me for the publication of the Chinese version of this book. Thanks to Professor Liu Xuehui, Vice Dean of the Beijing International Studies University; Professor Zhang Ke; Professor Fang Youzhong; Bai Yan, General Secretary of the Communist Party of China at the Beijing International Studies University; Professor Li Yanming; Professor Wang Jing and Professor Chen Weigong, Chief of the Research Department of Western European Cultures and Languages. Thanks to Mrs. Zhang Ping, editor of the Chinese Academy of Social Sciences Publishing House, and Mrs. Wang Hongjie, copyright manager.

A big thanks to my colleague, Mrs. Sun Shuang, for her Chinese translation of my book and to Professor Cao Shengchao, for his help in the translation. Thanks to my colleagues and students of the Beijing International Studies University and of the Beijing Foreign Studies University: their enthusiasm and optimism have had a profound impact on me. In addiction, thanks to photographers Tang Lijun, Ji Ji, Wang Jiao, Chaeyoung Hwang and Thomas Gourmelon for taking the photos included in my book.

A special thank you go to Mr. Thierry Lasserre, General Director of the Alliance Française in the People’s Republic of China and Mongolia, and to Mrs. Zhang Ying, Head of Cultural Affairs of the Beijing French Cultural Institute.

“Olga di carta. Misteriosa”, Elisabetta Gnone (Salani, 2018) A cura di Viviana Filippini

5 dicembre 2018

Tornano le avventure di Olga di carta, nata dalla penna di Elisabetta Gnone. Questa volta la piccola narratrice Papel racconterà ai suoi amici la storia “Olga di carOlga Mistta. Misteriosa”, con protagonista una bambina un po’ strana che ha i vestiti sempre troppo grandi. Olga non l’ha mai incontrata, ma conosce l’avventurosa vita della sconosciuta perchè scritta in un diario dove Misteriosa, questo il nome della protagonista, narra le sue avventure. “Misteriosa” di Elisabetta Gnone è il terzo appuntamento con le avventure narrate da Olga e l’autrice costruisce una storia nella storia, nella quale il lettore conosce due vicende molto coinvolgenti e avvincenti aventi come temi di fondo il diventare grandi, la responsabilità e cosa essa comporti nel momento in cui ogni individuo è chiamato a diventare adulto. Come cornice abbiamo la storia ambientata a Balicò dove Olga incontra Mimma e Mirina arrivate dalla città a passare l’estate nel piccolo villaggio. Le due cittadine vanno alla fattoria di Olga per incontrarla e a loro si unisce Bruco, il grande amico della piccola cantastorie. I quattro ragazzini decidono di fare una lunga passeggiata. Olga comincia a raccontare una storia per tutti, ma soprattutto per aiutare Mirina ad avere meno paura di ogni cosa e a diventare più autonoma nel suo agire. Tutto sembra procedere per il meglio, poi un improvviso temporale rischia di avere un esito catastrofico per Olga e i suoi amici. Per stemperare la paura e l’ansia nell’attesa del ritorno della pace, Olga continua a raccontare e i suoi amici ascoltano rapiti la storia di Misteriosa che oltre ai vestiti troppo grandi, aveva la strana abitudine di sfuggire alla realtà saltando dentro ai quadri. Misteriosa scappa dentro ai dipinti per sfuggire ai problemi e alla nuove responsabilità che il mondo a volte –spesso- riserva. La piccola con i vestiti troppo larghi fugge però, non perché irresponsabile, ma perché impaurita, timorosa di non essere capita e senza gli strumenti adatti per affrontare le incombenze della vita da grandi. Misteriosa, e chi è con lei, è quindi una persona che sta crescendo, che sta cercando il proprio posto nel mondo anche se non è facile trovarlo, ecco perché dalla realtà piena di responsabilità e incombenze la ragazzina si rifugia nel mondo della fantasia e dei quadri. Olga racconta la storia di Misteriosa e le sue straordinarie avventure nella speranza che possano servire a Mirina e agli altri suoi amici per trovare la fiducia e superare le loro ansie e paure del diventare grandi. Misteriosa è una storia che invita il lettore a scoprire un adeguato equilibrio tra la fantasia e la realtà per affrontare le incognite del domani. Non a caso, un altro aspetto che emerge dal romanzo è il fatto che non solo i bambini debbano imparare ad affrontare la vita e quello che essa comporta. L’invito di Olga e di Misteriosa in “Olga di Carta. Misteriosa” di Elisabetta Gnone è che anche gli adulti, una volta divenuti grandi e razionali, recuperino un po’ dell’innocenza che avevano da bambini per tornare a meravigliarsi e stupirsi delle piccole gioie del vivere quotidiano.

Elisabetta Gnone è nata a Genova e vive sulle colline del Monferrato.
È stata direttore responsabile delle riviste femminili e prescolari della Walt Disney, per la quale ha ideato la serie a fumetti W.I.T.C.H. È autrice della fortunatissima saga di Fairy Oak, e ora, con la nuova serie Olga di carta, porta ai lettori un nuovo, delicatissimo mondo in cui, con garbo e ironia, affronta i temi delle fragilità e delle imperfezioni che ci rendono umani. Per i lettori di tutte le età.

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie a Simona Scandellari dell’ufficio stampa Salani.

 

 

 

Il grande ritorno de Le nebbie di Avalon a cura di Elena Romanello

17 novembre 2018

Le-nebbie-di-Avalon-vol.1_hm_cover_bigPer molti cultori di oggi del fantasy, soprattutto donne, Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley è stato il primo libro del genere letto, nel lontano 1986 per Longanesi nella collana La Gaja Scienza, con una copertina indimenticabile.
Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti, negli anni sono usciti molti altri libri dell’autrice, molti antecedenti come quelli del celebre ciclo di Darkover, altri curati da lei come le varie antologie: Marion Zimmer Bradley è morta nel 1999, quasi vent’anni fa, ancora relativamente giovane, il ciclo di Avalon è stato continuato dall’amica Diana L. Paxton, e in tempi più recenti la figlia ha dato della madre un ritratto non certo lusinghiero, causando prese di posizione anche di rifiuto tra gli appassionati.
In questi ultimi mesi si è segnalato il saggio di presentazione di Michela Murgia L’inferno è una buona memoria edito da Marsilio in cui l’autrice ha omaggiato uno dei suoi libri preferiti di sempre, e adesso Le nebbie di Avalon, da tempo reperibile in varie edizioni solo per il mercato dell’usato torna per HarperCollins in un’edizione integrale in due volumi, perché all’epoca furono molte le parti tagliate per motivi di budget.
Quindi, al di là di polemiche, rancori e gossip (ricordiamo che arte e artisti non sono necessariamente la stessa cosa, basti pensare che il grande Caravaggio nella vita era uno sbandato e un assassino) forse è proprio giunto il momento di riprendere e prendere in mano un libro interessante e fondamentale nella costruzione del fantasy moderno.
Le nebbie di Avalon racconta la notissima storia di Re Artù dal punto di vista delle donne, in particolare di una donna, sua sorella Morgana; è un romanzo femminista ma non solo, è anche una ricostruzione antropologica di un mondo realmente esistito presso i Celti, una società matriarcale che non ha mai cessato di affascinare e che ispirò il moderno movimento femminista.
Un libro complesso e appassionante, che si può leggere a più livelli, oltre che ormai un classico alla pari de Il signore degli anelli La storia infinita, e che merita quindi di essere preso in mano, approfittando di questa nuova edizione, in attesa magari di un adattamento al cinema o per la TV degno di questo nome.

:: È tempo di partire di Shanmei disponibile su Amazon

29 ottobre 2018

Narrano gli antichi che gli eroi non sempre sono facili da individuare, spesso si nascondono nelle ombre del passato, negli anfratti più reconditi delle leggende, sfuggono alla narrata popolare, che preferisce vedere protagonisti delle loro storie mandarini malvagi, imperatori sfortunati, o guerrieri celebri e valorosi.
Questa volta i protagonisti della nostra storia saranno infatti un contadino e una ragazza, due ombre sullo sfondo della grande storia fatta dai potenti, ma se presterete attenzione anche ai minimi dettagli, alle inezie, al comico e al burlesco, che dopo tutto fa parte della vita di tutti noi, vi accorgerete che anche loro hanno dignità, anche loro sono capaci di gesti eroici, e soprattutto imprevedibili.
E forse proprio perché sottovalutati da tutti, vi sorprenderanno.

Il contadino in questione si chiamava Chou Jiao.
Non che questo fosse il suo vero nome, certo, chi utilizzerebbe questo irriverente nomignolo per il proprio bambino? Ma così era conosciuto, per cui col tempo aveva smesso di protestare e l’aveva accolto come un titolo onorifico, dimenticandosi, forse davvero, il nome con cui era stato registrato nel libro degli atti pubblici della provincia.
Chou Jiao proveniva da un povero e sfortunato villaggio la cui maggiore attività era la coltivazione del sorgo rosso. Non ci si stupisce troppo perciò che fosse rozzo, sboccato, ubriacone, ma infondo un brav’ uomo, come testimoniavano le varie donne con cui negli anni si era accasato.

PARTIRE

Siamo in Cina, nella seconda metà dell’Ottocento. Un contadino e una nobile ragazza fuggita di casa si incontrano sulla strada verso Pechino, diretti a una Scuola di Arti Marziali, che non è per niente detto che raggiungeranno mai.
Troveranno invece mille avventure ad attenderli.

Un “wuxia” comico, dal sapore picaresco, senza magia, in cui tutta la storia si regge sulle profonde differenze tra il lui, un contadino rozzo, sboccato, ubriacone, amante delle donne ma infondo un brav’ uomo, dal soprannome alquanto buffo “Piedi Puzzolenti” (in cinese pressapoco Chòu jiǎo), e la lei bellissima, aristocratica, volitiva, divertente, esile come un giunco ma tagliente come una lama, per nulla decisa ad accettare il ruolo di donna sottomessa che la società le impone.

I battibecchi saranno all’ordine del giorno, e le scintille assicurate. Ma quando c’è da menare le mani i due saranno uniti e potranno contare l’una sull’altro.

Dopo “Il Fermaglio di Giada”, ” Gli Otto Sigilli della Fenice di Fuoco“, “Le Diecimila Lame della Vendetta“, “Mille Fiori Dorati sul Mare Tranquillo” e “Luna Crescente Vento d’estate” un nuovo racconto dell’ Antica Cina, tra storia e suggestioni fantasy.

:: Mi manca il Novecento – Paolo Volponi e l’umanesimo come progetto a cura di Nicola Vacca

24 settembre 2018

pv

Ho avuto la fortuna di studiare a Urbino tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta. Per un giovane affamato di cultura e di conoscenza la realtà urbinate con i suoi riferimenti letterari è stata davvero un territorio da esplorare. Non dimenticherò mai la prima volta che ho conosciuto Carlo Bo, i miei numerosi incontri con scrittori e poeti che dalla città ducale passavano per presentare i loro libri (in modo particolare vorrei ricordare le conversazioni indimenticabili con Franco Fortini, Fulvio Tomizza e Mario Luzi).
Non si può comunque parlare dei fermenti culturali di Urbino in quegli anni senza che il pensiero vada a Paolo Volponi, uno dei maggiori scrittori e intellettuali del secondo Novecento, nato proprio nella città dei Montefeltro, di cui era talmente innamorato da farne il teatro di quasi tutti i suoi romanzi. Ci incontravamo spesso davanti a un bianchetto del Metauro. Era un piacere sentirlo parlare di letteratura e delle trasformazioni sociali del nostro Paese abbruttite dallo strapotere dell’industria e dalle sue logiche perverse di profitto.
Volponi è sicuramente uno dei più grandi intellettuali del Novecento, uno scrittore fondamentale ancora oggi per comprendere il rapporto tra la realtà e il territorio in un paese che ha subito trasformazioni radicali e spesso involutive.
Memoriale, Corporale, La macchina mondiale e Le mosche del capitale questi sono i romanzi in cui lo scrittore urbinate coglie la parte più torbida dell’animo italiano nell’idea della nostra storia che tiene conto delle alienazioni e delle nevrosi dell’ uomo nell’epoca della civiltà industriale e nel suo rapporto con il contesto sociale, di cui la fabbrica e il capitale sono le metafore che rappresentano entrambe.
L’umanesimo e il rapporto stretto con la realtà contemporanea non abbandoneranno mai la scrittura di Paolo Volponi. Due importanti caratteristiche del suo pensiero che porterà con sé quando decide di impegnarsi politicamente iscrivendosi nel 1975 al Pci.
Un impegno politico che lo vedrà protagonista di una lunga esperienza parlamentare. Volponi infatti è stato per diverse legislature senatore, prima nelle fila del Pci e poi per Rifondazione.
Nel 2013 i suoi discorsi parlamentari furono pubblicati da Manni
È un’opera che al valore documentario e politico unisce quello umano dello scrittore. La sua passione civile, la sua attenzione al ruolo delle istituzioni e all’importanza del confronto tra le idee.
C’è una lezione di etica civile, che oggi vale più che mai. Per Volponi le idee sono il motore delle decisioni, svincolate dalla disciplina di partito, concependo il Parlamento come luogo di crescita, di dibattito. Un’idea che nasce, e si nota negli scambi di battute, dal rispetto nei confronti dei colleghi parlamentari di tutti gli schieramenti. Una lezione di vita che ribadisce il ruolo cardine del Parlamento. Volponi parla con la forza di chi vuol essere ascoltato e convincere con la forza dell’oratoria, dove frammenti di vita e ricordi personali si alternano ad acute osservazioni e riferimenti letterari.
Nei suoi interventi politici, infatti, non manca mai la sua nota schiettezza di giudizi sostenuta da una morale senza ombre fondata sulla chiarezza e sulla coerenza.
Nel suo primo discorso da senatore, Volponi parla dell’attività del Parlamento richiamando l’attenzione sulle sue funzioni di dibattito aperto, leale e chiarificatore. Dibattito soffocato, denuncia Volponi, dai tempi stretti alla discussione imposti da un Governo che mostra di aver perso di vista la realtà del Paese.
Volponi parlando di democrazia, cultura e industria, lamenta con una punta di amarezza l’avanzare di una decadenza liberticida. Le sue parole sembrano profeticamente pronunciato per i tempi ch stiamo attraversando.
Nei suoi discorsi parlamentari, come nelle pagine dei suoi romanzi, Paolo Volponi è portavoce di una moderna cultura di sinistra aperta e innovatrice, una cultura che ha le sue radici profonde nell’umanesimo urbinate, che fu letterario e artistico, ma anche scientifico e tecnologico.
L’umanesimo che ha condiviso con Adriano Olivetti. Un umanesimo che soprattutto aveva nel coraggio di osare e nella capacità di progettare i punti fermi per costruire un Paese nuovo e soprattutto un uomo nuovo.

:: Luna Crescente Vento d’Estate di Shanmei disponibile su Amazon

20 settembre 2018

La neve turbinava sospinta dal vento gelido dell’inverno.
Tra la tempesta di aghi di giaccio, l’antico monastero di Bing Bo sorgeva in cima alle montagne di Wudang, nella provincia di Hubei, riparato da un costone roccioso che ne nascondeva quasi la vista ai pellegrini che arrivavano da sud attraverso un difficile e tortuoso sentiero che si inerpicava quasi senza appigli e sostegni.
Oltre c’era lo strapiombo.
Il terreno era ghiacciato e scivoloso, quasi una lastra di ghiaccio dalla quale spuntavano ogni tanto aguzzi spuntoni di pietra.
Era ben difeso, dicevano le miti monache taoiste che vi abitavano. Non avevano bisogno di guardie armate. Come l’amministratore della regione si era generosamente premurato di offrire più volte. Che mai si fosse detto che lasciava tante donne indifese in balia di predoni e assassini. Ma le monache erano ostinate e anche sicure che ben poca gente si sarebbe trascinata fin lassù, e certamente non in questo rigido periodo dell’anno.

cover giulia

Nella più pura tradizione wuxia, in un’ epoca indefinita dell’ Antica Cina, una storia di integrità e coraggio, di duelli e combattimenti senza regole, di maturazione personale, e di crescita spirituale.

Luna Crescente è una donna ormai adulta, affascinante e bellissima, ma dal carattere piuttosto spigoloso, maestra d’arti marziali, a cui in un agguato uccidono il marito. Per il grande dolore in una notte i suoi capelli diventano bianchi. Questa perdita la costringe a riguardare tutta la sua vita e alla fine decide di ritirarsi in un convento femminile taoista per riconquistare la pace e seguire la via del Tao. Ma un giorno al convento arriva un giovane con una richiesta alla quale non può dire di no.

Dopo “Il Fermaglio di Giada”, ” Gli Otto Sigilli della Fenice di Fuoco“, “Le Diecimila Lame della Vendetta” e “Mille Fiori Dorati sul Mare Tranquillo” un nuovo racconto dell’ Antica Cina, tra storia e suggestioni fantasy.

Il guardiano della diga -Volume 1, Robert Kondo – Daisuke “Dice” Tsutsumi, Bao Publishing 2018 A cura di Viviana Filippini

16 settembre 2018

Guardiano digaArriva in Italia grazie a Bao Publishing il primo volume- “Il guardiano delladiga”- di una trilogia a fumetti creata da Robert Kondo e Daisuke “Dice” Tsutsumi, fautori dello studio di animazione, Tonko House, che ne ha fatto anche un cortometraggio nominato agli Oscar nel 2015. I protagonisti nel libro sono animali. Maiale è un giovanotto che fa il guardiano alla diga costruita tempo prima dal padre. La chiusa è gigante e separa la Valle dell’Aurora dal resto del mondo. Il fatto che il padre di Maiale le abbia dato forma è perché oltre ad essa c’è un pericolo – la nebbia nera- che porta scompiglio e morte in chiunque si imbatta in lei. Maiale, che ha perso il padre e  ha ereditato da lui il ruolo di guardiano della diga, non è del tutto solo nell’ importante missione dove sarà coinvolto. Accanto a Maiale, i suoi amici, anche loro giovani e animali, Volpe e Hippo. I tre  si troveranno catapultati in strane situazioni, a tratti reali, a tratti degli incubi allucinati, che li porteranno a doversi rimboccare le maniche per agire in modo tale da salvare la Valle dell’Aurora e la sua gente. La storia è caratterizzata da un ritmo incalzante che crea suspense e lascia nel lettore la curiosità di capire, e scoprire, se il piccolo Maiale e i suoi compagni di avventura riusciranno a compiere la loro impresa. Di certo, facendo un’analisi del personaggio principale – Maiale- ci si rende conto che il suo essere e agire richiamano la figura classica dell’eroe delle fiabe. Maiale, non a caso, dovrà compiere ogni azione per salvare il suo mondo dal pericolo, dovrà rispettare l’impegno e il compito che ha ereditato dal padre (fare il guardiano della diga) e dovrà portare a termine una missione per ristabilire la pace e armonia. Accanto a lui ci saranno Volpe e Hippo, amici, compagni di avventura e aiutanti. Oltre ad un piccolo eroe, Maiale si dimostra da subito coinvolto in un percorso di prove e ostacoli che lo metteranno a dura prova, ma che fanno dedurre il processo di formazione che lo aiuterà a crescere. Perfette e molto curate sono le immagini realizzate Robert Kondo e Daisuke “Dice” Tsutsumi, le quali  rendono il libro elegante e accattivante, nel senso che arrivati alla fine del primo volume de “Il guardiano della diga”, si resta in attesa nella speranza che arrivi presto il seguito, per scoprire il destino di Maiale, dei suoi amici e della Valle dell’Aurora. Traduzione Caterina Marietti.

Dice Tsutsumi è nato e cresciuto a Tokyo. Laureatosi alla School of Visual Art a New York, ha lavorato come disegnatore ai Blue Sky Studios su L’era glaciale, Robots e Ortone e il mondo dei Chi e come art director per Pixar su Toy Story 3 e Monsters University. Nel frattempo, ha portato avanti progetti di beneficenza come Totoro Forest Project e Sketchtravel.

Robert Kondo è nato e cresciuto a Los Angeles. Da bambino, ha imparato a disegnare dalla madre, esperta fashion designer, e ha poi studiato illustrazione all’Art Center College di Pasadena. Per dodici anni, ha lavorato per i Pixar Animation Studios come art director per film come Ratatouille, Toy Story 3 e Monsters University.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore. Ringraziamo l’ufficio stampa Bao Publishing e Chiara Calderone dell’ufficio stampa.

Heidi, Francesco Muzzopappa, Fazi 2018 A cura di Viviana Filippini

8 settembre 2018

Heidi

Torna l’ironia che fa sorridere (di un riso amaro) e allo steso tempo riflette di Francesco Muzzopappa nel romanzo “Heidi”, pubblicato da Fazi editore. Protagonista della storia Chiara, un donna di 35 anni, milanese, dipendente della Videogramma, un’azienda che inventa contenuti per la tv. Chiara si occupa di provinare le centinaia di migliaia di persone che accorrono a fare provini per partecipare a programmi televisivi nella speranza di diventare famosi. La giovane lavora tanto;essere direttrice dei casting le porta via tempo e la carica di uno stress profondo, così opprimente da renderle difficile avere una vita dopo il lavoro. Tutto per Chiara si complica quando la casa di riposo dove si trova suo padre le rispedisce l’uomo, perché diventato ingestibile. Muzzopappa veste in modo simbolico i panni di una giovane donna single non solo per raccontarci il suo complicato e rocambolesco vissuto. Muzzopappa crea un’attenta riflessione su quella che è la nostra società contemporanea, ossessionata dai media e dalla bisogno (non si sa fino a quanto sano) di notorietà. Chiara dovrà rimboccarsi le maniche in una convivenza forzata con il babbo Massimo Lombroso, un vecchio critico letterario del «Corriere della Sera» malato di demenza selettiva che la chiama Heidi. Chiara vive con un lui che, a causa della malattia, non è più in grado di fare il padre, ma nemmeno di badare a se stesso. La patologia lo ha reso incapace di mettere in atto le cose più semplici, tanto è vero che per lui Chiara non è Chiara, ma Heidi, la protagonista dell’omonimo cartone animato con le caprette che fanno ciao. Thomas, il giovanotto assunto dalla protagonista per badare al padre, diventa Peter. A rendere ancora più complessa la vita di Chiara, lo Yeti, il nuovo capo dalla Videogramma pronto a licenziare i dipendenti e a “salvare” solo quelli che dimostreranno particolare inventiva nel creare format televisivi di successo. Lo Yeti è un uomo meschino, che non esiterà a mettere in atto loschi comportamenti, pur di ottenere quello che vuole (sesso in cambio del posto di lavoro) da chi si avvicina a lui, costringendo i dipendenti a scendere a compromessi. Questo, fino a quando qualcuno si stancherà del suo agire marcio e darà il via alla ribellione. Il mondo di Chiara presentato in “Heidi” – specchio dei nostri tempi- è una dimensione fatti di conflitti. C’è quello tra una figlia e un padre che non la riconosce più, c’è quello di una società dove, con la presenza massiccia dei media, conta più l’apparire che l’essere. C’è il contrasto sul fatto che importa più come ti poni per farti accettare dagli altri, che i valori in cui credi. E questo assecondare il prossimo per piacere, porta spesso l’individuo a perdere coscienza di sé, per diventare mera merce di intrattenimento. Con “Heidi”, Francesco Muzzopappa ci fa si sorridere però, allo stesso tempo, richiama noi lettori alla riflessione, mostrandoci il disadattamento della nostra società, tutta e troppo concentrata sul piacere effimero di un attimo di celebrità e sempre più smemorata verso  quei valori (amicizia, rispetto, lealtà. amore vero) che si dovrebbero recuperare e conservare come gemme preziose.

Francesco Muzzopappa ha vinto Premio Massimo Troisi 2017 con il romanzo Dente per dente, è uno tra i più conosciuti e apprezzati copywriter italiani. Per la categoria in cui eccelle, le pubblicità radiofoniche, ha vinto numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero. Sempre con Fazi Editore ha pubblicato nel 2013 Una posizione scomoda e nel 2014 Affari di famiglia. Tutti i libri sono stati tradotti in Francia dall’editore Autrement riscuotendo un grande successo di critica e di pubblico. Heidi è il suo quarto romanzo.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore. Ringraziamo l’ufficio stampa della Fazi editore.

:: Mi manca il Novecento – Le parole giuste di uno scrittore di nome Cassola a cura di Nicola Vacca

3 settembre 2018

Carlo Cassola

Carlo Cassola è stato un grande inventore di trame. Nei suoi romanzi indagò l’essenza vera della vita senza mai rinunciare a una semplicità che infastidì non poco i censori ideologici del Gruppo ’63. Lo scrittore fu messo al bando, demonizzato e paragonato con disprezzo a Liala. La semplicità della sua narrativa fu degradata al romanzetto da quell’avanguardia che credeva nello stretto legame tra la letteratura e l’ideologia.
Cassola romanziere non nascose mai le sue idee in merito. Per l’autore de La ragazza di Bube il nemico cui opporsi, sul fronte politico e letterario, è l’ideologia che gli altri indossano come un abito preconfezionato.Questo modo di pensare, per Cassola, allontana la politica e la letteratura dalla realtà.
La scrittura letteraria viene prima di tutto e deve spiegare la vita e i sentimenti che la compongono. Si capisce bene come ai cosiddetti scrittori impegnati dell’avanguardia il caso Cassola rappresentò un ostacolo pericoloso da neutralizzare.

«Capisco bene – annota lo scrittore – di aver deluso molta gente. Nel ’44 ho tradito i “vecchi compagni”, che si aspettavano che io diventassi comunista, quando ho scritto Il soldato ho deluso quelli che mi consideravano uno scrittore impegnato, e col Cuore arido ho deluso i molti ingenui ed entusiasti lettori de La ragazza di Bube. E questo è solo un sommario elenco dei molti tradimenti da me perpetrati. Ma in coscienza non posso dire di esserne pentito. Erano tradimenti necessari, se non volevo tradire me stesso».

Le parole giuste di uno scrittore che obbediva esclusivamente a se stesso e alla propria etica finirono per contrariare gli intellettuali della cultura dominante che invece avevano i loro padroni da servire. Sanguineti, Eco e tutti gli altri conformisti politicamente orientati non perdonarono mai al ribelle Cassola la vocazione alla libertà di giudizio, non omologata a un sistema culturale ideologizzato.
Di questo grande scrittore, lontano dall’ufficialità del potere, resta la grande lezione di coerenza e di stile di narratore puro rimasto sempre fedele a proprio DNA. Con una semplicità disarmante, nei suoi romanzi, Cassola è stato unico nel raccontare l’impegno intimista dell’esistenza. Nelle sue storie egli mette in risalto l’importanza dei sentimenti e dell’amore.

«E in Cassola – scrive Alba Andreini – i sentimenti tanto incriminati ma per lui non anacronistici né arcaizzanti sono presenti- sia pure in modo ellittico e soprattutto con il lato delusivo della frustrazione: non svolti in chiave di psicologia per divieto della poetica esistenziale, ma espressi con la medesima compostezza dolente che aveva già forma virile e controllata al dolore».

Rileggere Paura e tristezza, La ragazza di Bube, Un cuore arido, dopo la sconfitta dell’egemonia della cultura ufficiale benpensante che non ha saputo andare oltre gli steccati dell’ideologia, rende giustizia a un grande autore che ha fatto della scrittura l’unica ragione per spiegare gli enigmi che si nascondono dietro il flusso dell’esistenza.
Immune da degenerazioni patetiche, Cassola trova il suo stile riconoscibile nelle aperture pesaggistiche. Nei paesaggi toscani si percepisce tutto il bene della vita. Le descrizioni dei personaggi e dei paesaggi hanno una ricchezza particolare che vedono una partecipazione dell’autore alla condizione umana. Nelle trame dei suoi romanzi l’amore lirico è il legame, il fondamento invisibile, che fa del tempo il grande protagonista della narrazione.Si può benissimo pensare a Carlo Cassola come al portavoce di una vicenda generazionale. Franco Fortini celebra in Cassola la stella polare dell’autointerrogazione.
È sufficiente ripercorrere le trame dei romanzi di Cassola per apprezzare quel dualismo storia-natura in cui si enuncia l’idea profetica del superamento dell’esperienza dell’impegno:

«Quando il mondo sta per finire, non c’è più tempo di pensare alla letteratura. Alla politica sono fermamente intenzionato a dedicare questo scampolo di vita che mi resta. Pure non rinnego la letteratura. Mi nacque dalla stessa radice da cui mi nasce l’impegno politico. L’amore per la vita».

Cassola fu un uomo libero che non si piegò mai al conformismo della cultura dominante. Anche quando egli mette sul banco degli accusati l’editoria e il sistema culturale non abbandona mai quel parlare diretto e semplice con il quale era solito narrare le sue avventure esistenziali.
Cassola è stato uno scrittore che, nella fedeltà al suo stile, ha sempre rivendicato un’appartenenza naturale a una memoria che non poteva mai essere tradita, ma sempre onorata con la limpidezza di un raccontare vero.
I romanzi di Cassola non sono né ideologici e né realisti. Nelle sue narrazioni la storia non è importante in senso assoluto, ma diventa maestra di vita quando si rivolge e coinvolge i destini singoli. Egli è uno scrittore che scrive solo di quello che conosce, non si nasconde mai dietro le idee ma le rappresenta con una straordinaria onestà intellettuale: la scrittura di Carlo Cassola è legata alla vita anche quando affronta i temi dell’impegno della sua generazione e definisce i fascismo una pesante umiliazione e la Resistenza una condizione tra esaltazione e depressione.
Cassola nel romanzo Fausto e Anna racconta la Resistenza come fu veramente, liberandola dalle scorie dell’ideologia, dalla retorica e dai trionfalismi dell’autocelebrazione. Dopo l’uscita del libro lo scrittore fu attaccato dalla sinistra che lo accusò di voler diffamare e insultare la lotta partigiana. Cassola era di idee libertarie e socialiste e sempre si schierò contro le ortodossie e le violenza di ogni forma di ideologia.
Mario Luzi ha scritto che l’opera di Cassola esige molta intelligenza. Cassola, per il poeta fiorentino, è uno degli scrittori più difficili che ci siano. È stato accusato di facilità, e questo dimostra appunto l’ottusità di chi ha pronunziato questo giudizio.
La verità è un’altra. A Carlo Cassola non è stata mai perdonata la sua onestà intellettuale, l’innocenza con cui l’ha perseguita.
In un’intervista del 1964 in cui, riferendosi all’amico Cancogni rifiutato e boicottato dall’establishment letterario, Cassola afferma che

«il potere letterario lo si esercita attraverso il controllo delle case editrici, delle riviste e dei premi»

Cassola, al contrario, era convinto che o si scrive per la gente o si scrive per il mondo.
L’establishment, che aveva in mano le grandi case editrici, non ha mai tollerato le opinioni scomode dello scrittore toscano, uomo libero e irregolare che rifiutò le etichette ideologiche. Molte cose non hanno perdonato a Cassola i suoi detrattori, di ieri e di oggi.
Lo scrittore, secondo il loro punto di vista, è colpevole di aver fornito con Fausto e Anna e con La ragazza di Bube un’immagine non retorica e non convenzionale della Resistenza.
Non gli hanno mai perdonato di essersi allontanato, dopo le speranze accese con Il taglio del bosco, dal credo del vangelo neorealista.
Cassola, inoltre, è stato accusato di aver indugiato nelle piccole cose antieroiche della vita di provincia e nelle pieghe di una dolente aspirazione alla felicità.
Negli ultimi anni di vita, Carlo Cassola si impegnò in una battaglia pacifista ed ecologista che sapeva più di anarchismo che di marxismo. Anche per questo fu attaccato violentemente.
Nei suoi libri, nei suoi articoli, nei suoi saggi continuò con coerenza a sostenere il suo libero pensiero: a cercare la catena di un padrone, anziché obbedire a se stessi e alla propria etica, si finisce male.

Il confine dell’oblio, Sergej Lebedev, (Keller 2018) A cura di Viviana Filippini

3 agosto 2018

“Il confine dell’oblio” di Segej Lebedev, edito da Keller, è un romanzo ammantato da un senso di claustrofobia e dal costante bisogno da parte del protagonista di mettere assieme i pezzi di vita altrui per dare una senso anche alla propria. Sì perché lo scrittore russo mette in forma un romanzo nel quale l’intento principale è quello di salvare la Storia e i fatti (compresi quelli dolorosi) che l’hanno caratterizzata, proprio per evitare che essa finisca nel dimenticatoio: nell’oblio. Oblio KellerAl centro delle trama c’è un rapporto indissolubile, più potente dei legami di sangue, tra il protagonista e l’anziano vicino di casa soprannominato Nonno due. L’uomo è solo, cieco e di lui non si sa nulla, né da dove venga, né cosa abbia fatto nel suo passato. Un individuo misterioso attorno al quale ci sono tante dicerie dalle quali il piccolo protagonista non si lascia influenzare. Il ragazzino si affeziona molto all’anziano e l’empatia tra i due è reciproca, a tal punto che nei primi anni Novanta (siamo nel 1991) Nonno due sacrificherà la sua vita per salvare quella del suo piccolo amico. Il bambino, diventato adulto, inizierà una vera e propria indagine, che non solo lo porterà a viaggiare in lungo e in largo per la terra russa. La sua ricerca gli permetterà di dare sempre più forma al passato di quel vecchio cieco e burbero da lui chiamato Nonno due. Il viaggio compiuto dal protagonista di Lebedev è rivolto sempre più verso il Nord della Russia (Siberia) e addentrandosi nelle pagine si ha come la sensazione di compiere una vera e propria discesa agli inferi in un mondo dove, ad un certo punto, non si riesce più a comprendere chi sia davvero la vittima e chi il carnefice. Il protagonista troverà lettere, incontrerà persone e scoprirà indizi che gli permetteranno di mettere assieme la vera identità di Nonno due. Dati che lo faranno soffrire e riflettere. Nonno due infatti fu per parecchio tempo il capo di un gulag, ebbe una sua famiglia, ma le avversità del Destino e della vita giocarono contro di lui. A fare da sfondo all’indagine c’è il paesaggio siberiano fatto di miniere in disuso, di crepacci naturali pieni di memoria, di caserme un tempo piene di uomini. Luoghi vuoti nel presente, afflitti da un senso di opprimente desolazione sotto la quale ribollono le indicibili violenze che caratterizzarono la vita degli internati e quella dell’anziano. Nel compiere la sua ricostruzione il protagonista del romanzo di Segej Lebedev mette in evidenza la magnifica bellezza delle terre russe, modificate e ferite in modo irreparabile dall’uomo. Allo stesso tempo, la violenza sull’ambiente rispecchia quella che gli esseri umani hanno compiuto verso altri loro simili, con il conseguente annientamento di ogni aspirazione alla libertà del vivere, agire e pensare. “Il confine dell’oblio” di Lebedev è un libro che vuole fare memoria del passato russo, di quell’epoca storica del Novecento dolorosa, già narrata da autori come Aleksandr Solženicyn o Varlam Šalamov. Il tutto per mantenere vivo nel presente il ricordo delle centinaia di migliaia di uomini e donne finiti nei gulag. Traduzione dal russo Rosa Mauro.

Sergej Lebedev è nato a Mosca nel 1981 e ha lavorato per sette anni in spedizioni geologiche nella Russia settentrionale e in Asia centrale. Lebedev è un poeta, saggista e giornalista. Oggi è una delle voci più importanti della nuova letteratura russa.

Source: grazie all’uffcio stampa e allo staff di Keller editore.

 

:: Tè verde d’Estate e Catania non guarda il mare di Daniele Zito

31 luglio 2018

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Continua la mia collaborazione con PETER’S TeaHouse ditta che produce ottimi tè di cui vi ho giù parlato sul blog esclusivamente riguardo ai tè neri (i miei preferiti). Questo terzo cofanetto che mi hanno mandato grazie a Mattia che qui ringrazio, invece contiene tè verdi, depurativi e dreananti, perfetti per l’estate. Ho scelto di iniziare infatti con il Tè verde d’ Estate, profumatissimo e più chiaro dei tè neri ma altreattanto gradevole. Si può bere sia caldo che freddo e in quest’afosa estate consiglio sicuramente la seconda soluzione. E’ composto di Tè verde indiano, guava, pepe rosso, fiordaliso e aroma di pompelmo rosa.

La preparazione è semplice:

  • 1 cucchiaino di tè
  • 80 ° la temperatura dell’acqua (è un tè più delicato quindi fate attenzione a non bruciarlo con l’acqua in piena bollitura, aspettate un minuto, se non avete il termometro per l’acqua)
  • 2 o 3 minuti di infusione

Ripeto io preferisco i tè neri, ma i tè verdi hanno diverse proprietà che li rendono migliori in questa stagione: sono ottimi per drenare i liquidi (specie nelle diete dimagranti), antiossidanti e depurativi. Potete berli sia a colazione che nel primo pomeriggio. Sconsiglio sempre di bere tè alla sera, meglio tisane rilassanti o la sempre verde camomilla.

Consiglio goloso

Tè verde d’ Estate lo consiglio con semplicissimi biscotti caserecci fatti con zucchero, uova, farina e olio. Quando l’impasto e di giusta consistenza si mettono in forno per 10 – 15 minuti. Li si può cospargere di semi d’anice, finocchio e granella di zucchero. Ho usato stampini a forma di cuore, stella etc…

E ora veniamo al mio consiglio di lettura:

Tè verde d’ Estate è perfetto leggendo Catania non guarda il mare di Daniele Zito, libro splendido che potete portare al mare, in campeggio, sui monti!

E un ultimo consiglio, non abbiate fretta, sorseggiate il tè lentamente in compagnia di felici pensieri.

Source tè: campione omaggio gentilmente inviato da PETER’S TeaHouse, ringraziamo Mattia dell’ ufficio marketing.

Source libro: Ufficio stampa Laterza.

E ora che dire, buona estate, il blog resterà chiuso ad agosto, ma i libri non vanno in vacanza, sono amici fedeli che restano sempre con noi. Non sono stata molto presente in questi ultimi mesi, ma spero a settembre di ritrovare lo slancio e l’entusiasmo per continuare questa avventura. Ringrazio i lettori che ci leggono e continuano a farlo. Grazie anche dei commenti, vi ringrazio soprattutto per la vostra gentilezza e moderazione. Sono felice di avere lettori come voi. Spero di avervi fatto buona compagnia con i mei consigli di lettura, e spero di potere continuare a farlo. Quindi che dire, arrivederci a settembre.