:: Mediorientarsi: La città ai confini del cielo, Elif Shafak, (Rizzoli, 2014) a cura di Matilde Zubani

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indexElif Shafak ambienta il suo nuovo romanzo (La città ai confini del cielo, Rizzoli 2014) a Istanbul durante quello che fu il periodo più florido dell’Impero Ottomano, il XVI secolo. L’autrice elegge come protagonista dell’intricata storia un ragazzino di origini sconosciute, un certo Jahan, arrivato alla corte di Solimano il Magnifico con il compito di accudire l’elefante bianco Chota, che lo Shah dell’Hidustan ha inviato in dono a Sua Maestà il Sultano. Jahan è un ragazzo curioso e la sua curiosità lo spinge ben presto lontano dal serraglio in cui sono confinate le esotiche bestie del Sultano. Sarà proprio questa sua caratteristica dote ad attirare l’attenzione del Capo Architetto Reale, l’eccellente Sinan.
Sinan è un uomo di grande saggezza e sensibilità, dedito al proprio lavoro con ardore quasi mistico. Sarà lui ad insegnare a Jahan come l’architettura e la filosofia si fondano nel lavoro e nella fatica di un abile progettista, a spiegargli che in ogni moschea costruita bisogna lasciare una piccola imperfezione: una pietra sbeccata o una mattonella asimmetrica, poiché soltanto Dio può essere perfetto.
La vita di Jahan però non segue il percorso meticoloso e meditato di un progetto di Sinan, ma si aggroviglia in una lunga serie di vicende più o meno avventurose, più o meno emozionanti, ai confini del surreale. La scrittrice ci dà l’impressione di non voler scontentare nessuno e infatti in questo suo lungo romanzo non manca nulla (o quasi): amori impossibili, amicizie leali e subdoli tradimenti, menzogne e confessioni, guerre e pestilenze. I colpi di scena si susseguono, tratteggiati dalla scrittura chiara e semplice dell’autrice che rende la lettura, delle oltre 550 pagine, scorrevole e non impegnativa.
Questo è il terzo romanzo di Elif Shafak che leggo e, dovendo muovere una piccola critica, direi che l’autrice ama compiacere il suo pubblico proponendo una visione romantica ed esotica (forse un po’ stereotipata) di quel Medioriente di cui si fa interprete. Per raggiungere lo scopo si trova a mescolare personaggi di fantasia a personaggi storici, che si ritrovano ad essere collocati fuori dall’ordine cronologico della realtà in cui sono vissuti per piegarsi a favore dell’intreccio narrativo in modo forse un po’ eccessivo.
Inoltre, nella storia appaiono anche diverse figure “d’Occidente”, tra cui il Bailo di Venezia, a cui si deve riconoscere il merito di lasciarci intuire quanti rapporti intercorressero a quei tempi fra Istanbul e la Repubblica di San Marco, rapporti apparentemente ormai perduti, ma che di certo non lo sono.
Vorrei aggiungere che ho estremamente apprezzato la prepotente presenza di Istanbul, a cui questo libro rende omaggio con delle accattivanti descrizioni, non solo dei suoi orizzonti, ma anche dell’atmosfera magnetica e del fascino misterioso che la città esercitava, nel suo passato più splendido ed esercita ancora oggi, sui visitatori d’ogni provenienza.
Consiglio questo libro a chi cercasse una lettura vacanziera per lasciarsi coinvolgere da una cultura lontana, ma non troppo.

Sinan (Kayseri, 1489 – Istanbul, 1588) viene senza dubbio ricordato come uno dei più grandi architetti della storia, ed è anche colui che ha realizzato a Istanbul le opere più famose e splendide del Rinascimento Ottomano, come la moschea Süleymaniye. Nominato Capo Architetto Reale da Solimano il Magnifico, conserverà la carica anche sotto il regno di Selim II e Murad III. Sinan fu un prolifico progettista, nonché un colto uomo di scienza, votato alla ricerca e all’innovazione tecnica quanto a quella estetica. L’architetto ha realizzato 334 edifici di carattere religioso e profano: moschee, mausolei, scuole, bagni, ospedali, ponti, caravanserragli, palazzi, ecc.; e non soltanto nella capitale e in numerose città della Turchia, ma persino a Budapest e a Damasco. Sinan ha avuto un ruolo determinante nella storia di Istanbul non solo per gli edifici che ha costruito, ma anche per le ambiziose opere urbanistiche che ha realizzato, il cui assetto si conserva ancora oggi. Tra le caratteristiche più importanti del suo stile architettonico c’è l’utilizzo di un sistema di sostegno nelle costruzioni che dà molta importanza alla simmetria.

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