Posts Tagged ‘thriller storico’

L’enigma dell’abate nero di Marcello Simoni (Newton Compton, 2019) a cura di Elena Romanello

27 luglio 2019

lenigma-dellabate-nero-x600Newton Compton presenta un nuovo capitolo della Secretum Saga di Marcello Simoni ambientata nel Quattrocento, tra avventura e thriller, con protagonista il giovane ladro Tigrinus: L’enigma dell’abate nero, per raccontare le nuove peripezie del ladro Tigrinus.
Siamo nel 1461, nel Mar Ligure e Angelo Bruni è diventato mercante navale e non disdegna all’occorrenza il contrabbando. Un giorno abborda una nave proveniente da Avignone per saccheggiarla, e sopra trova una spia informata riguardo ad un complotto ai danni del cardinal Bessarione.
Angelo Bruni vuole sfruttare questa informazione a suo vantaggio e pianifica di correre in un apparente soccorso del prelato a Ravenna, in realtà per derubarlo insieme al ladro Tigrinus. Ma le cose non andranno come aveva previsto e Tigrinus arriverà da solo in città.
Qui però un piano che poteva funzionare anche solo per lui fallirà e Tigrinus si troverà bersaglio di attacchi incrociati, sia da parte dei fedeli di Bessarione, convinti che sia un sicario pericolosissimo che quelli di Bianca de’Brancacci, inviata a Ravenna da Cosimo de’ Medici.
Tigrinus, sfumata la possibilità di tirare su un buon bottino, dovrà lottare per la sua vita tra inseguimento, catture, fughe rocambolesche, cercando in parallelo di salvare la Tavola di Smeraldo, un libro pericoloso che tutti vogliono. Mentre lotta per scampare ad una morte che sembra certa, scoprirà anche un pericoloso segreto sull’inquietante Abate Nero, che può fare paura a molti per le conseguenze che comporta.
Marcello Simoni dimostra ancora una volta il suo talento a costruire un mondo che avvince, in un Medio Evo non luogo cupo e lontano da noi, ma vivo, colorato, appassionante, divertente. Mettendo insieme un romanzo storico ben documentato e la gioia del romanzo d’avventura, tra Salgari e Dumas senza dimenticare modelli più recenti, riesce a fare centro anche questa volta, portando il suo lettore in particolare nella città di Ravenna, storico centro d’arte ancora oggi, ma poco noto e frequentato dai romanzieri e dagli storici e per questo motivo ancora più interessante.
L’enigma dell’abate nero va letto ovviamente dopo gli altri libri della serie, del resto l’estate può essere il momento ideale per questo tipo di letture, intriganti e divertenti, senza dimenticare di essere intelligenti, che coniugano interesse e svago. In attesa ovviamente di ulteriori sviluppi, come nelle migliori saghe a puntate.

Marcello Simoni è nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, con Il mercante di libri male­detti, romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. I diritti di traduzione sono stati acqui­stati in diciotto Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato La biblioteca perduta dell’alchimista, Il labirinto ai confini del mondo, secondo e terzo ca­pitolo della trilogia del famoso mer­cante; L’isola dei monaci senza nome, con il quale ha vinto il Premio Lizza d’Oro 2013; La cattedrale dei mor­ti; la trilogia Codice Millenarius Saga (L’abbazia dei cento peccati, L’abbazia dei cento delitti e L’abbazia dei cento inganni) e la Secretum Saga (L’eredità dell’abate nero, Il patto dell’abate nero, L’enigma dell’abate nero). Nel 2018 Marcello Simoni ha vinto il Premio Ilcorsaronero e nel 2019 il Premio Jean Coste. La ricetta del successo dei suoi romanzi risiede nel ritmo molto avvincente, in personaggi straordinariamente moderni come eroi contemporanei, e in uno stile narrativo che ha saputo fare propria la lezione di grandi maestri: da  Salgari a Dumas.

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Due attese di Maurizio Lacavalla (Edizioni BD, 2019) a cura di Maria Anna Cingolo

20 giugno 2019

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Due attese è il graphic novel d’esordio di Maurizio Lacavalla, edito da Edizioni BD nella collana Next, tutta dedicata a giovani artisti italiani di talento.
Eugene lavora per un’agenzia che si occupa di ritrovare i dispersi a seguito dei conflitti mondiali, persone che non hanno fatto ritorno a casa e che i familiari hanno continuato invano ad aspettare. Eugene ha il compito di rintracciarli, vivi o morti, per consentire ai loro cari una sepoltura se non fisica almeno emotiva. Il nuovo caso che deve seguire riguarda Emilio, un soldato della seconda guerra mondiale, sposato con Maria e con una figlia. La lista d’attesa dell’agenzia era così lunga che quando Eugene arriva a Barletta, città natale di Emilio, sua moglie, novantaduenne, è morta senza trovare risposta alle sue domande, trasferendo il peso dell’assenza di Emilio sulla sua discendenza. La figlia di Emilio ormai è diventata nonna e il nipote di lei, Salvatore, ha la stessa fronte e le stesse labbra del suo bisnonno.  Eugene parte alla ricerca della verità, trovando finalmente il colpevole della scomparsa dell’uomo: Karl, un gerarca vendicativo e senza braccia, ancora saturo di odio. Invece, Salvatore e sua nonna sono destinati ad aspettare ancora, sommando l’attesa di Emilio a quella di Eugene. Due attese, appunto, entrambe interminabili. 
Le tavole di questo fumetto sono così espressive da lasciare spazio a pochi dialoghi. L’artista in bianco e nero dà corpo al dolore e alla sete di verità, il suo tratto, forte, netto, sicuro si fa contraltare dell’incertezza dell’anima, i volti spesso ridotti a ombre nascondono i connotati dimenticati delle persone che sono state amate troppo tempo fa e di cui non si riconoscerebbe nemmeno più la voce. Quella di Maurizio Lacavalla, di voce, è, invece, inconfondibile e davvero difficile da dimenticare.

Maurizio Lacavalla nasce nel 1992 a Barletta. Vive e lavora a Bologna dove nel 2016 ha fondato Sciame, un collettivo che pubblica fumetti e libri illustrati. Due attese è il suo fumetto di esordio.

Source: Copia inviata al recensore. Ringraziamo Simone Tribuzio dell’Ufficio Stampa di Edizioni BD.

:: L’uomo di Berlino. La prima indagine di Gregor Reinhardt, Luke McCallin (Baldini&Castoldi, 2016) a cura di Daniela Distefano

29 giugno 2016
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Sarajevo nel 1943 non era la “Miss Sarajevo” cantata dagli U2 nel 1995 come protesta contro la guerra in Bosnia ed Erzegovina, ma anche allora, soprattutto allora, era un centro perenne di conflitti armati.
Qualche anno prima, nel 1941, i Nazisti avevano conquistato il Regno di Jugoslavia sia per scongiurare un allineamento a favore degli Alleati,  sia per non venir meno a quel bisogno di Lebensraum che pareva realizzarsi sotto gli occhi del mondo.
Di fatto, l’intera regione bosniaca fu legata mani e piedi alle potenze dell’Asse, divenne Stato Indipendente di Croazia guidato dal fascista ustacia Ante Pavelic.
La brutalità degli ustacia (contro la popolazione serba e ebrea) fu tale che molti serbi furono costretti ad imbracciare le armi contro le forze di occupazione.
Il popolo ebreo e rom originario della Bosnia venne quasi interamente annientato.
Dal 1941, i comunisti jugoslavi di Josip Broz Tito si allargarono a macchia d’olio sviluppando la loro resistenza armata.
Il resto fu barbarie dalle eco medievali.
Questo è l’acquario storico all’interno del quale nuota, respira, si nutre, il racconto sodo di un’indagine contorta;  un caso di doppio omicidio affidato a Gregor Reinhardt, capitano dei servizi segreti militari, già detective della polizia di Berlino.
Perché proprio Reinhardt?
Un giocatore in panchina può far comodo se non si vogliono risultati imprevisti.

Sorseggiando il caffè, Reinhardt tornò ancora una volta col pensiero alla fine del 1938, nei giorni in cui si rimise al servizio della nazione e intraprese quel viaggio che, facendo prima tappa in Norvegia, Francia, Jugoslavia e Nord Africa, lo aveva condotto fin lì.
Reinhardt sapeva di essere stato un bravo poliziotto e il fatto di essere tagliato per quel lavoro, senza contare la tranquillità e il rispetto che questo gli aveva procurato dopo gli anni amari e tumultuosi in coda alla guerra, fu per lui una rivelazione inaspettata(..).
Ma ben presto era uscito dalle grazie dei nazisti, soprattutto dopo il suo duplice rifiuto a un trasferimento nella Gestapo in seguito ai ripetuti attriti con le nuove leve piazzate forzosamente in polizia, ma più spesso con i suoi colleghi di vecchia data che, tutt’a un tratto, dal giorno alla notte, si mettevano a sbandierare la propria simpatia nei confronti di Hitler e dei suoi ideali.

Fu così che questo sbattuto Odisseo venne estromesso dalla Omicidi poi spedito in periferia finché non si ridusse a indagare su miseri casi di persone scomparse, cioè a raschiare il fondo del barile.
Però niente dura in eterno, sul suo cammino una deviazione lo porta a prendere coscienza del suo ruolo nella casella del destino.

Sapeva di essere solo e, alle volte, in quella condizione ci sguazzava pure. Sapeva anche che da lungo tempo aveva smesso di essere sincero, realmente sincero, con se stesso.

Prende fiato Reinhardt e comincia ad indagare sulla morte binaria di una giornalista ben ammanicata e di un ufficiale tedesco:entrambi sono stati trovati senza vita nell’appartamento della donna ad Illidza.
Marija Vukic era  croata bosniaca (ustacia), non solo giornalista, ma anche regista e fotografa, di fatto un’ape regina dentro l’alveare del Male.
Aveva un debole per i soldati, quasi sempre alti ufficiali più vecchi di lei.
Chi aveva interesse a vederla in Cielo se stava così bene in quell’Inferno?
C’è un sospettato che muore. Ci sono bobine, un filmato che potrebbe rivelare la mano che ha lanciato il sasso nello stagno.
Chiunque abbia preso la pellicola preziosa proveniente dalla casa della Vukic ha fatto in modo di distruggerla.
E di questa prova vuole ora impossessarsi la Feldgendarmerie.
Buoni e cattivi si mescolano senza confondersi mai in un romanzo dall’atmosfera decadente, non esistenzialista, infiammabile come un liquido che ha aspettato solo il vento su un cerino per invadere il pozzo dalla bassa acqua del Tempo.
Le pagine si sorseggiano come bibita gradita in una giornata d’estate, forse manca un tocco sull’anima, il personaggio della Vukic si rivela marcatamente disegnato (femmina perduta nel formicaio degli usurpatori etc.), quello di Reinhardt bonariamente smart, però è un thriller solido e di questo ne diamo atto.

Luke McCallin, originario di Oxford, classe 1972, ha vissuto in Africa, ma ha girato il mondo prestando servizio come operatore umanitario e mediatore di pace per conto delle Nazione Unite.
Vive in Francia con moglie e figli, ha una laurea in Scienze politiche e parla francese, spagnolo e un po’ di russo.

Nota: Il libro riporta nella sua parte iniziale una “Tabella comparativa dei gradi militari delle SS, dell’Esercito tedesco e dell’Esercito italiano”.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Chiara dell’ Ufficio stampa Baldini&Castoldi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria

:: Recensione di Il testamento del papa di Giulio Leoni (Editrice Nord, 2013)

14 dicembre 2013

medium«Nel campo dei Fori, dove tronchi di colonna emergono dal suolo come denti spezzati di antichi giganti, i nostri predecessori consentirono a un gruppo di monaci basiliani di erigere un monastero e una chiesa. Là dove è memoria che un tempo sorgesse il tempio di Marte. Sotto le nuove mura esiste ancora l’antico sanctum: prima di raggiungere l’imperatore, ci dirigeremo lì e consegneremo la cassa al priore, che è avvertito da tempo.»
«Il fardello ci rallenterà non poco…» osservò Harald con aria critica.
«Ma quello che contiene renderà più veloce il cammino dell’uomo sulla strada del sapere. Per questo è importante che si salvi.»
«Ma, se la… machina venisse catturata dai nostri nemici, essa potrebbe rivelare con la sua voce i segreti della vostra scienza», obiettò ancora il giovane. «Non sarebbe meglio distruggerla, come l’arte della guerra insegna si debba fare con ogni arma che il nemico potrebbe rivolgere contro di noi?»
Gerberto sorrise, poi estrasse da una piega dell’abito un cilindro di metallo splendente, mostrandolo al giovane. «Qui è inscritto il segreto che voglio sia dettato alle future generazioni. È questo cilindro il cuore della mia machina, e senza di lui essa non è che un inutile artifizio, come un corpo privato della testa. Non temere, esso resterà presso di noi, e neppure la morte potrà separarlo dalla nostra persona.»

Avventura, spy story, travestimenti, inseguimenti, attentati, segreti che hanno attraversato i secoli, macchine miracolose, cacce al tesoro si intrecciano nell’ ultimo romanzo di Giulio Leoni, Il testamento del papa, edito da Nord Edizioni. Un thriller storico di stampo classico, scritto in modo scorrevole e fluido, adatto sia ad un pubblico di lettori adulti, ma anche indicato ai ragazzi appassionati di romanzi d’avventura.
Due epoche storiche si alternano in capitoli per lo più brevi e introdotti dai luoghi dove si svolge l’azione: la Roma del 999 dopo Cristo, in cui fu papa Silvestro II, al secolo Gerberto d’Aurillac, e la Roma mussoliniana del 1928, con due brevi tappe a Berlino.
Protagonista l’architetto, antiquario Cesare Marni, personaggio già noto ai lettori di Leoni, apparso in E trentuno con la morte…, e in Il Cabaret del Diavolo, che questa volta si trova ad indagare sul trafugamento di un antica statua dalle forme femminili, appartenuta a Papa Silvestro II, che la ricevette in dono dall’imperatore d’Oriente. Statua che nasconde un segreto al suo interno, fatto di congegni e canne di vetro, che le consentono… di parlare.
Accompagnato da Marcella, giovane figlia di uno studioso che sostiene addirittura che la statua possa indicare il nascondiglio di un tesoro appartenuto ad Augusto, Marni si troverà coinvolto in una serie di morti misteriose, e dovrà vedersela con un misterioso conte Desmondi, capo di una setta che vuole restaurare culti pagani, e intenzionato a perseguire un piano che a suo dire dovrebbe cambiare la storia di Italia e con una pericolosissima spia tedesca in missione in Italia per trovare un misterioso oggetto che dovrebbe rendere invincibile la Germania in una prossima inevitabile guerra che si dovrebbe addensare sull’Europa.
Romanzo da leggere con attenzione, perché oltre alla trama complessa si inserisce un gioco di ruoli che Leoni sottopone sotto gli occhi del lettore, con un certo divertito sorriso di sfida. Nulla è come sembra insomma, le apparenze come sempre ingannano e sarà compito del lettore più scaltro, non cadere nell’inganno. E come nella tradizione dei racconti di avventura, l’azione costituisce l’ossatura della trama, in un susseguirsi di rocambolesche  corse contro il tempo, condite da rischiosi stratagemmi e colpi di scena. I nostri eroi si troveranno a infiltrarsi in riunioni segrete di adepti di strani culti, e pure Evola, farà una breve comparsa come esperto a cui Marni si rivolge, a inseguire con aerei treni in corsa,  a chiedere passaggi improvvisati in aperta campagna, ad affrontare spie spietate per quanto affascinanti, rischiando l’arresto in qualsiasi momento.
Il tono scanzonato della commedia riporta l’azione su un puro piano dell’intrattenimento, ma la ricostruzione d’epoca è fedele, i termini usati, precisi e accuratamente inseriti in un contesto proprio. Insomma una lettura interessante e divertente, e anche istruttiva. Il personaggio di Papa Silvestro ne esce mondato dai pregiudizi del suo tempo che lo volevano un mago asservito alle potenze occulte, ridandogli la sua statura di studioso e ingegnoso scienziato precorritore dei tempi. Altri personaggi realmente esistiti appaiono in vari capitoli, come Evola appunto, o Mussolini. Forse il personaggio di Marcella l’ho trovato piuttosto tradizionalista, ma in compenso bilanciato dal fascino di Zirka, l’enchanteresse merveilleuse. Divertente una battuta che si scambiano le due donne, quasi rivali: «Mia cara, a confronto con una bimbetta qualunque donna apparirebbe più matura», rispose acida lei. Memoria di Caccia al Ladro in cui Grace Kelly/ Frances Stevens si rivolge pressappoco così a Brigitte Auber/ Danielle Foussard.

Giulio Leoni, romano, è uno degli scrittori italiani di gialli storici e di narrativa del mistero più conosciuti all’estero, grazie anche alla fortunata serie di romanzi dedicati alle avventure investigative di Dante Alighieri, che è stata tradotta in tutti i maggiori Paesi del mondo. Ma oltre a riguardare il remoto passato, i suoi interessi vanno anche verso la storia del secolo appena trascorso, soprattutto nei suoi aspetti meno conosciuti e controversi. Studioso delle avanguardie artistiche, è un appassionato di storia dell’illusionismo e della pop-culture degli anni ‘50 e ‘60, di cui ricerca e colleziona testimonianze e memorabilia. Elementi che trasporta spesso nei suoi romanzi, dove anche le trame più imprevedibili e sorprendenti si sviluppano su uno sfondo storico ricostruito con grande precisione, e in cui personaggi reali e finzione narrativa s’intrecciano, dando vita a un teatro delle ombre enigmatico e affascinante.