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Vox di Christina Dalcher (Nord, 2018) a cura di Elena Romanello

28 novembre 2018
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In un futuro prossimo gli Stati Uniti hanno visto una svolta autoritaria, con l’arrivo al potere di un regime teocratico ispirato da un reverendo che impone a tutti una morale personale restrittiva, colpendo in particolare le donne, che oltre a non poter più lavorare, studiare, scegliere liberamente la propria vita in tema di figli e matrimonio, sono costrette ad indossare un braccialetto che obbliga loro a stare dentro ad un limite di cento parole, pena scariche elettriche via via più forti, che possono arrivare a uccidere.
Jean McClellan era una professionista affermata, glottologa e logopedista, ma ora è costretta a vivere segregata, senza più autonomia, vedendo la figlia di sei anni ormai stare zitta e sottostare ad una scuola che forma future schiave domestiche, e i tre figli adolescenti sempre più prepotenti perché succubi anche loro della nuova ideologia, anche se ne vedranno poi gli eccessi. La consola la storia d’amore clandestina con l’ex collega italiano Lorenzo, di nascosto dal marito e da tutti, mentre ha perso per sempre amiche considerate troppo trasgressive e rinchiuse in campi di lavoro perché non si sono piegate al nuovo ordine, magari solo perché omosessuali. Finché un giorno Jean viene chiamata per dare una mano al fratello del presidente, rimasto con il cervello danneggiato da un incidente, con la possibilità di essere meno oppressa dal sistema. In parallelo però la protagonista scopre che la posta in gioco da parte del nuovo regime è quello di dominare il mondo con una scoperta scientifica a cui lei sta lavorando e che esiste comunque una resistenza sotterranea a questo nuovo totalitarismo, che coinvolge persone insospettabili e molto vicine a lei.
Inevitabile fare un raffronto con Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, diventato anche un’ottima serie TV, ma Vox non è un mero clone di un romanzo che non passa certo di moda, anzi, anche se riprende, in maniera intrigante, il tema della distopia che limita i diritti delle donne, comunque mai da dare per scontati, come mostra troppe volte la vita reale. L’autrice mette al centro di tutto l’importanza del linguaggio e delle parole, perché per opprimere qualcuno basta privarlo di questo, della possibilità di dire quello che sente e che vuole, e non è un caso che i momenti di maggiore angoscia del libro sono quando Jean si preoccupa per la sua bambina, che si abituerà fin dall’infanzia a stare zitta, come una futura generazione di donne succubi e senza parola.
Più scorrevole de Il racconto dell’ancella, più cinematografico ed infatti è probabile che diventerà un film o una serie, Vox fa riflettere ancora una volta sull’importanza delle libertà individuali e sui pericoli dei totalitarismi, che hanno paura della libertà di essere e di esistere, oltre che di chi si ribella a schemi che sembrano superati ma che c’è sempre qualcuno che vuole riproporre.
In tempi di rigurgiti reazionari di tutti i tipi, un libro come Vox è senz’altro da leggere e da meditare, sperando che quello che è raccontato nelle sue pagine resti appunto una metafora e un avvertimento su un possibile futuro da scongiurare.

Christina Dalcher si è laureata in Linguistica alla Georgetown University con una tesi sul dialetto fiorentino. Ha insegnato italiano, linguistica e fonetica in diverse università, ed è stata ricercatrice presso la City University London. Vive negli Stati Uniti e, quando possibile, trascorre del tempo in Italia, soprattutto a Napoli. Vox è il suo romanzo d’esordio.

Provenienza: libro del recensore.

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I guerrieri di Wyld L’orda delle tenebre di Nicholas Eames (Nord, 2018) a cura di Elena Romanello

12 luglio 2018

La casa editrice Nord è stata per decenni un punto di riferimento per tutti gli appassionati di fantasy e fantascienza,41569-0001 con collane amatissime e ricercatissime ancora oggi. Negli ultimi anni sembra purtroppo aver un po’ mollato filoni che continuano a piacere e a appassionare, ma ogni tanto esce un titolo presso di loro che farebbe sperare ad un ritorno a vecchi e mai dimenticati fasti, guardando anche alle tante voci di oggi, non solo anglosassoni, per generi che hanno sempre qualcosa da dire.
I guerrieri di Wyld L’ora delle tenebre è il primo romanzo di una nuova saga, che si pone sull’onda del successo suscitato da George R. R. Martin, ma con una sua originalità e anche, per fortuna di noi lettori, meno personaggi da seguire.
Clay Cooper si è ritirato a vita privata in un paesino sperduto e ogni sera va nella solita locanda, dove qualcuno ricorda le imprese dei Saga, la leggendaria banda di mercenari che ha segnato un’epoca con le sue avventure picaresche. Ogni sera Clay ascolta chi ne parla, spesso molto giovane e che non sa che lui è stato uno dei Saga, anche se ormai quei tempi sono finiti, il mondo è cambiato e il passato è svanito per sempre. O almeno lui crede che sia così.
Ma una notte arriva a casa sua Gabe, il vecchio comandante della banda, ormai anziano, anche se nei suoi occhi si vede ancora la voglia di combattere: è venuto a chiedergli aiuto per ritrovare la figlia, scappata di casa per andare a difendere la repubblica di Castia dall’invasione di un’orda di mostri e orchi.  Clay non vorrebbe accettare, ha una famiglia a cui pensare ed è stanco, ma capisce presto che se Castia cade l’invasione arriverà fin da loro e che deve difendere la vita che si è costruito, perché tutto altrimenti verrà spazzato via.
Per raggiungere Castia però bisogna attraversare il Wyld, un luogo infestato da pericoli e orrori, da cui nessuno è riuscito ad uscire vivo, tranne i Saga che a questo punto dovranno riunirsi per salvare il mondo da una nuova minaccia.
Nicholas Eames riprende gli archetipi del fantasy, ma si confronta con un tema con cui difficilmente gli autori, da Tolkien a Martin, hanno voglia di avere a che fare, cioè con che succede agli eroi quando diventano vecchi, riprendendo Dumas e i suoi moschettieri vent’anni dopo, ma anche Kurosawa con le storie di anziani samurai pronti a scendere in campo per un’ultima volta. Il risultato è una storia originale e appassionante, con eroi insoliti, non senza macchia e senza paura e nemmeno cinici e bastardi, ma una via di mezzo e per questo molto umani e realistici. Una storia di cui sarà interessante leggere i prossimi sviluppi.
Lo stile avvincente e anche divertente dell’autore è stato ben reso in italiano da Aislinn Sara Benatti, lei stessa autrice di romanzi di genere fantastico.

Provenienza: libro del recensore.

Nicholas Eames ha iniziato a scrivere racconti alle superiori, suscitando l’ammirazione di Ed Greenwood, il creatore di Forgotten Realms. Ma ci sono voluti ancora diversi anni e una laurea in Teatro prima che riuscisse a completare la stesura dei Guerrieri di Wyld. I Guerrieri di Wyld è il suo romanzo d’esordio.

:: Le parole degli altri di Michaël Uras (Editrice Nord 2017) a cura di Nicola Vacca

12 settembre 2017

parole degli altriLa biblioterapia, ovvero quando i libri si prendono cura di noi. La terapia attraverso la lettura è una bella strada da percorrere. Un buon libro è un compagno di viaggio per chi avverte nella sua esistenza momenti di profondo disagio e decide di intraprendere con un professionista un percorso terapeutico.
«La biblioterapia, la terapia attraverso la lettura, – si legge sul sito www.biblioterapia.it – fa parte degli home works, dei  “compiti a casa “, che molti clinici adottano e “ prescrivono” ai loro pazienti come strumento di crescita cognitiva e socio-affettiva nel trattamento psicoterapeutico. La lettura di un libro stimola la riflessione, la conoscenza, l’approfondimento e lo sviluppo di contenuti emersi in terapia e il confronto. Il libro stesso diventa “un altro luogo”, come osservano alcuni autori, condiviso da terapeuta e paziente, comunque parte di un programma terapeutico».
Michaël Uras, tra i più importanti scrittori francesi dela sua generazione, a questa disciplina e al suo amore per i libri dedica Le parole degli altri, il suo nuovo romanzo uscito per i tipi dell’Editrice Nord e tradotto da Francesco Graziosi.
Alex, il protagonista, decide di mettere a frutto la sua sconfinata passione per i libri e si inventa il mestiere di biblioterapeuta.
Quando le persone si rompono, Alex è lì con le parole dei libri. Invece di medicine consiglia ai suoi pazienti, dopo averli ascoltati, letture e parole di libri e romanzi.
Uras segue Alex nelle sue sedute e nei suoi incontri. Sono davvero suggestivi i racconti dell’autore. In ogni consiglio di Alex si apre un mondo sul potere salvifico delle parole: per ogni paziente e per il suo disagio c’è sempre un libro e i suoi infiniti labirinti in cui trovare il benessere.
Yann, Robert e Antony, sono alcuni dei pazienti di Alex. Entrambi, anche se sono diverse le forme di disagio per cui si sono rivolti al biblioterapeuta, hanno in comune qualcosa: il desiderio di ritrovare se stessi.
Il biblioterapeuta sa che per ognuno di loro c’è un libro. Così dispensa ai tre pazienti i suoi consigli di lettura. Le parole degli altri saranno di conforto al loro disagio e la letteratura come terapia sarà davvero utile e risolutiva.
Uras scrive un libro straordinario sui libri e sui loro infiniti mondi. Lo scrittore francese, dopo Io e Proust, si conferma uno scrittore di talento e anche in questo romanzo si avventura nei labirinti magici della letteratura che con il suo straordinario universo di carta e di parole aiuta le nostre esistenze a essere decisamente migliori.
La letteratura e le sue facoltà terapeutiche che aprono sempre altre vie da esplorare.
«La mia fiducia nel futuro della letteratura – scrive Italo Calvino a proposito delle sue Lezioni americane – consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi mezzi specifici».
Anche Alex sa che nella sua vita qualcosa si è rotto dopo che Mélanie lo ha lasciato.
Ma lui non è solo, perché gli restano i libri. Diventa paziente di se stesso, anche lui vuole guarire.
Le parole degli altri gli vengono incontro. Sicuramente anche lui troverà nella passione per i libri quelle giuste per ricominciare.

Michaël Uras è nato in Francia nel 1977 da padre sardo e madre francese. La sua passione per la lettura l’ha spinto a dedicarsi agli studi letterari, culminati in una laurea all’università di Besançon e successivamente in una alla Sorbona di Parigi. Attualmente insegna Lettere in una scuola superiore francese.

 

Source: inviato dall’editore al recensore, si ringrazia l’Ufficio stampa.

:: Vuoi davvero ricordare cosa ti è successo? “Non tutto si dimentica” di Wendy Walker (Nord, 2016) a cura di Irma Loredana Galgano

16 gennaio 2017
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Non tutto si dimentica dell’avvocato e scrittrice americana Wendy Walker ruota interamente attorno alla domanda: “Vuoi davvero ricordare cosa ti è successo?” Il perché lo si scopre nello struggente finale che induce nel lettore ulteriori interrogativi sugli effetti, a livello psichico, del male, inferto e subito.
Il romanzo, uscito negli Stati Uniti col titolo All is not forgotten e tradotto o in corso di traduzione in oltre venti Paesi, arriva in Italia edito dalla Editrice Nord nella versione tradotta da Barbara Ronca, in prima versione digitale a ottobre 2016.
Il libro ha una trama che non può non far presa sul lettore. Adolescenza violata, disperazione dei genitori, segreti, relazioni extraconiugali, personalità borderline, vecchi misteri e crimini irrisolti che si intrecciano con i nuovi… c’è tutto quello che un lettore può chiedere a un thriller psicologico. Lo stile di scrittura è schietto ma la narrazione subisce dei cali di scorrevolezza dovuti alla volontà ripetuta di creare suspense utilizzando dei “diversivi”. Più volte il racconto di quanto accaduto e dei possibili indizi per arrivare alla risoluzione del mistero viene bruscamente interrotto per essere ripreso solo in seguito, spesso in un differente capitolo del libro, oppure “deviato” dalle informazioni circa le abitudini della cittadina e dei cittadini di Fairview, una piccola comunità che nasconde innumerevoli segreti ma che molti di essi non hanno nulla a che vedere con il delitto oggetto delle indagini.
Un lettore che vuole appassionarsi al libro avendolo scelto perché è un thriller e non “solo” un romanzo a tratti si infastidisce per queste dispersioni narrative volendo egli, come consuetudine per gli amanti del genere, riuscire a entrare fin da subito nel crimine e nelle indagini e realizzando solo all’incirca a metà libro che la sfida per lui può essere ancora più interessante del solito, in quanto deve giocarsela con un “professionista” delle turbe mentali.
L’io narrante è lo psichiatra Alan Forrester che segue “la vittima” Jenny Kramer, i suoi genitori, il suo migliore amico e il suo aggressore.
Lo sviluppo della trama e la sua risoluzione invitano chi legge a riflettere sulla reale necessità della “condivisione” di un crimine o di una violenza, inflitti o subiti.
Studi psicologici ipotizzano un “ambivalente piacere” procurato dalla sofferenza altrui. E se ciò vale per le persone “normali” non si può non chiedersi cosa provoca la “spettacolarizzazione pubblica” di crimini e violenze sempre più diffusa, in nome dell’imperativo che vuole il silenzio un’arma ancor più affilata in mano agli aggressori, in personalità al limite, in bilico o già criminali.
Non tutto si dimentica di Wendy Walker ci dimostra che l’eccessivo bisogno di “condividere” può causare e causa addirittura emulazione, che gli effetti di un grosso trauma non si riescono a cancellare nemmeno con una terapia farmacologica studiata ad uopo, che neanche il tempo ci riesce del tutto, che un buon libro, anche se è un thriller, non deve limitarsi a rispondere a degli interrogativi bensì generarne degli altri.

Wendy Walker: È un avvocato specializzato in diritto famigliare dello Stato del Connecticut. Non tutto si dimentica è il suo romanzo d’esordio.

Source: ebook inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Laura dell’Ufficio stampa Nord.

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:: Il giorno del giuramento di Steve Berry (Nord, 2016) a cura di Irma Loredana Galgano

9 dicembre 2016
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Steve Berry, come diversi altri autori americani, può vantare il fatto di avere libri pubblicati in tutto il mondo considerati bestseller internazionali. The 14th colony edito in Italia da Nord nella versione tradotta da Alessandro Storti non sarà da meno.
Ne Il giorno del giuramento si trova tutto quello a cui già Ian Fleming ha abituato i lettori, amanti del genere e non, con i libri che narrano le strabilianti avventure e prodezze dell’agente dell’MI6 James Bond.
Spionaggio, avventura, amori, paesaggi e lande sperdute, pericoli intrighi e cospirazioni ordite contro la ‘democrazia occidentale’ svelate e sconfitte sempre sul filo di lana.
La guerra fredda ha caratterizzato tutta la geopolitica della seconda metà del secolo scorso e il braccio di ferro tra gli Stati Uniti d’America e l’allora Unione Sovietica è sempre stato visto e vissuto come l’ago di una immaginaria bilancia che soppesava l’imminente scoppio o meno del terzo conflitto mondiale, di una guerra nucleare, di una temibile e terribile distruzione del ‘mondo occidentale’.
Berry ne Il giorno del giuramento immagina che non sia mai stata del tutto superata e che in un paese sperduto della Siberia il fuoco del conflitto sia perennemente alimentato al pari dell’odio contro il nemico temuto, ovvero gli americani.
Una vicenda che trova le sue origini nell’incontro avvenuto tra l’allora presidente Ronald Reagan e papa Giovanni Paolo II. Un’udienza troppo privata che viola i protocolli di sicurezza ma che garantisce agli astanti la massima riservatezza. Nessuno deve venire a conoscenza del loro segreto… della volontà condivisa di sconfiggere il nemico comune: il comunismo russo. Considerato il male più temibile del 1900 al pari del terrorismo islamico nel nuovo millennio.
Cotton Malone, l’ex agente operativo del dipartimento di Giustizia americano che si è trasferito a Copenaghen per gestire una libreria antiquaria, è richiamato in servizio, spedito nella taiga siberiana e costretto a rischiare di nuovo la vita per salvare il suo paese e fare in modo che tutto fili liscio come l’olio, soprattutto in uno dei giorni considerati tra i più importanti per gli Stati Uniti, il giorno del giuramento appunto.
Agli incombenti eventi di importanza mondiale Steve Berry affianca i più o meno gravi problemi della quotidianità raccontando, tra l’altro, dell’ansia di Stephane Nelle costretta alle dimissioni, in seguito alla decisione di sciogliere la Sezione Magellano, e quindi all’abbandono dell’unico agente ancora attivo, Malone.
Il ritmo del libro di Berry è incalzante, le vicende si rincorrono e si accavallano, il countdown prosegue impietoso ma, ovviamente, alla fine tutto si risolve per il meglio e Cotton Malone riesce a fare in modo che il giorno del giuramento sia memorabile per il presidente e il suo vice, entrambi minacciati di morte, e per tutti gli americani.

Steve Berry: Da oltre venti anni svolge la professione di avvocato nella Camden County. Grande appassionato di Storia e di narrativa a partire dagli anni ’90 ha dedicato sempre più del suo tempo alla scrittura di romanzi e racconti. Dopo che i diritti di Terzo segreto e Profezia del Romanov sono stati venduti in tutto il mondo, Berry si è confermato un autore di bestseller internazionale grazie al successo dei romanzi che vedono come protagonista l’agente Cotton Malone.

Source: ebook inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Francesca dell’Ufficio stampa Nord.

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:: La strada delle ombre, Mikel Santiago (Nord, 2016) a cura di Micol Bozatta

7 luglio 2016
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Bert Amandale e Chucks Basil sono amici fin da ragazzi. Cresciuti insieme hanno mantenuto un legame quasi fraterno anche quando le loro strade si sono divise per seguire le rispettive carriere, Bert scrittore e Chucks musicista. Un legame talmente forte che quando Bert si trasferisce in Francia per cercare di sistemare il suo matrimonio si trasferisce anche Chucks.
Una sera, dopo essere usciti a bere, durante il ritorno a casa, Chucks investe un uomo. All’inizio scappa spaventato, ma poi torna indietro per soccorrerlo, ma il cadavere è sparito. Nei giorni seguenti nessuna notizia dell’incidente e quando è andato a costituirsi nessuno gli ha creduto.
All’inizio nemmeno Bert gli crede, ma quando pochi giorni dopo leggono sul giornale della morte di Daniel Someres, Chucks riconosce in lui il tizio investito, ma l’articolo dice che è morto giorni dopo e a 100 km di distanza.
Chucks inizia così a indagare, e quando la figli di Bert lo trova morto, sarà Bert stesso a prendere in mano le indagini, e le scoperte che farà saranno spaventose. Ombre nascoste così bene da sembrare raggi di luce.
Romanzo molto interessante, con un inizio un po’ lento per quanto riguarda il ritmo di narrazione, ma comunque molto coinvolgente essendo incentrato sulla capacità di Bert di capire cosa stia passando Chucks.
Descrizioni molto contraddittorie e frastagliate degli avvenimenti trasmettono al lettore la situazione di confusione mentale sia di Chucks, che crede di impazzire, trasmettendo anche la descrizione della trasandezza fisica in cui cade, che di Bert, che cade in una totale confusione perché da una parte crede all’amico, ma dall’altra teme che sia ricaduto nella paranoia e nella pazzia.
Dopo una prima parte lenta, che come spiegato sembra quasi un lungo prologo, si arriva alla morte di Chucks e al vero libro. Da questo momento infatti il ritmo dello stile narrativo cambia, diventando più veloce, come più veloci diventano i pensieri di Bert, che si ritrova a dover indagare sulla morte dell’amico perché è l’unico a non credere al suicidio. Il cambio di ritmo serve anche per trasmettere meglio al lettore il senso di angoscia di Bert, angoscia che effettivamente verrà provata fino alla fine della lettura, quando con uno spettacolare colpo di scena verranno alla luce tutti i segreti, o come dice anche il titolo, tutte le ombre.
Un romanzo che sa davvero come portare il lettore su una montagna russa continuativa, infatti come le montagne russe inizia piano per diventare sempre più travolgente e quasi spaventoso, dando continue scariche adrenaliniche inducendo così il lettore a non staccarsi mai.

Mikel Santiago nasce a Portugalete, nei Paesi bachi, nel 1975.
Chitarrista in una band rock vive per dieci tra la Spagna e l’Irlanda.
La scrittura è entrata nella sua vita quasi per gioco, ma in breve tempo si è ritrovato ai vertici delle classifiche spagnole e americane con il suo romanzo.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Barbara e Laura dell’ufficio stampa Editrice Nord.

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:: Le sorelle, di Claire Douglas (Editrice Nord, 2016) a cura di Micol Borzatta

25 giugno 2016
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Abi ha perso la sorella gemella Lucy a causa di un incidente in auto. Incidente causato da lei che guidava, fuori il temporale impazzava e in macchina Abi urlava ferocemente contro la sorella Lucy. Non riesce a darsi pace, pur essendo stata assolta dal tribunale, Abi continua ad accusarsi della morte di Lucy.
Per cercare di rifarsi una nuova vita Abi lascia Londra e si trasferisce a Bath. Qui incontra Beatrice Price, una ragazza vivace e fisicamente assomiglia tantissimo a Lucy. Abi si affeziona molto alla ragazza, un sentimento che sembra reciproco, tant’è che Beatrice invita Abi ad andare a vivere a casa sua, casa che divide con altre due ragazze e il fratello gemello, Ben.
Tra Abi e Ben scocca subito il colpo di fulmine, basta solo uno sguardo e il sentimento diventa sempre più forte giorno dopo giorno.
La vita di Abi sembra diventata perfetta, ha un nuovo fidanzato, una nuova amica ma il comportamento di Beatrice cambia, inizia a diventare fredda nei suoi confronti e ad avere atteggiamenti duri ei distaccati. Abi non capisce se è perché Beatrice è gelosa del fratello o se hanno scoperto il suo segreto.
Un romanzo spettacolare che sa conquistare il lettore fin dalle prime pagine.
La narrazione in prima persona, insieme alle descrizioni dettagliate fatte dalla Douglas, aiutano il lettore a immedesimarsi nelle due protagoniste, Abe e Beatrice, che raccontano la loro vita, il loro stato d’animo e le loro sensazioni, capitolo dopo capitolo intervallandosi, permettendo di avere una visione completa degli avvenimenti, quasi come se fossero raccontati da una voce fuori campo onnipresente, ma nello stesso tempo fanno entrare il lettore nelle vicende come se le vivesse lui stesso.
I giochi mentali che vengono effettuati in tutto il romanzo riescono a essere debilitanti anche per il lettore, che si ritrova a non riuscire più a credere a nessuno, come se davvero si trovasse in un mondo di pazzi, fino al colpo di scena finale che lo spiazza, che lo colpisce come un pugno allo stomaco, lasciandolo senza fiato e con la voglia di urlare sia ad Abi che a Beatrice di scappare.
Un romanzo che sa davvero come colpire e catturare il lettore come un tornado che lo risucchia dentro di sé.

Claire Douglas da quindici anni lavora come giornalista sia per quotidiani che per riviste femminili. La sua passione per la narrativa risale fin dai tempi della sua infanzia e ha sempre sognato di scrivere libri, Le sorelle è il suo romanzo di debutto con cui si è anche aggiudicata il Marie Claire Debut Novel award.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Barbara e Laura dell’ufficio stampa Editrice Nord.

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:: Scomparsi, Caroline Eriksson (Nord, 2016) a cura di Micol Borzatta

31 maggio 2016
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Agosto. Piccola cittadina sulle sponde del lago Maran, in Svezia.
Mentre Greta prepara la colazione osserva Alex e Smilla che giocano. La complicità tra padre e figlia è fortissima, talmente forte che a volte Greta è quasi gelosa. Nel complesso però sembrano una famiglia felice.
Alex decide di passare la giornata sull’isoletta al centro del lago. Durante il viaggio però Alex spaventa Greta raccontandole le leggende legate al lago e alla scomparsa di persone nel nulla.
Arrivati all’isola Alex e Smilla scendono subito a giocare agli esploratori e ai pirati mentre Greta rimane sulla barca a riprendersi dal mal di mare che l’ha colpita per tutto il tragitto. Cullata dal tepore del sole e dalla calma Greta si addormenta quasi senza accorgersene. Al suo risveglio però qualcosa non torna. Infatti non sente nessun suono e dentro di sé sa che Alex e Smilla sono scomparsi. Greta scende subito a cercarli ma senza risultati. Decide allora di rivolgersi alla polizia e denunciare la scomparsa, ma quando la poliziotta che la riceve fa un controllo di routine su di lei scopre che Greta non è mai stata sposata e nemmeno madre.
Chi sta dicendo la verità? È possibile che i suoi ricordi siano tutti fasulli?
Un romanzo molto particolare, a partire già dalla voce narrante, che appartiene a Greta. Tutto in prima persona la narrazione continua a saltare dal presente al passato ripercorrendo tutti i ricordi di Greta, le sue paure e le sue ansie, descrivendo al lettore una situazione molto pesante ma nello stesso tempo irresistibile. Con questo trucco stilistico la Eriksson riesce anche a inserire nella narrazioni continui controsensi, trasmettendo sia la confusione mentale di Greta che tenere il lettore sempre in apprensione cercando di capire cosa sia successo effettivamente senza riuscirci, perché tutto non è mai quello che sembra.
Un thriller psicologico che è perfetto sia per gli appassionati del genere che per avvicinare nuovi lettori al genere.

Caroline Eriksson è laureata in psicologia sociale.
Per dieci anni ha lavorato come consulente nell’ambito delle risorse umane, ma la sua passione è sempre stata la narrativa.
Vive nei pressi di Stoccolma con il marito e due figli.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Barbara e Laura dell’Ufficio stampa Nord.

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:: Il libro del destino, Grégory Samak (Editrice Nord, 2015), a cura di Micol Borzatta

27 settembre 2015

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La storia si apre su una scena del passato. Siamo nel 1943 e un bambino, perdendo a una partita a scacchi contro un nazista, vede uccidere la sua famiglia e gli viene amputato il dito indice della mano destra.
Salto temporale fino ai giorni nostri.
Elias Ein è un signore di cinquant’anni, ebreo, che decide di lasciare Vienna e trasferirsi a Braunau, dove acquista una vecchia villa.
Subito dopo aver terminato il trasloco, durante un giro ricognitivo della casa, scopre una botola nascosta sotto il letto nella camera azzurra. Spinto dalla curiosità decide di aprirla e vedere cosa nasconde. Una volta sceso non crede ai suoi occhi, davanti a lui ci sono svariati scaffali colmi di libri, tutti rilegati. Elias inizia a guardarli e scopre che contengono i dati biografici di gente del passato, ma non solo.
Elias finisce così il primo sopralluogo. Durante un giro in paese fa conoscenza di Sof, proprietario di un negozio di antiquariato con cui lega subito e inizia a giocare a scacchi alla sera nella sua nuova casa.
Sarà proprio questa amicizia che lo porterà a studiare meglio i volumi e a scoprire che contengono un grande segreto che gli permetterà di cambiare la storia… forse.
Il romanzo è davvero scritto molto bene, con uno stile semplice e avvincente che porta il lettore a dimenticarsi di alcune cose che non vanno, ritrovandosi trasportato nella storia, non solo di Elias, ma anche del resto dell’umanità, rivivendo avvenimenti molto importanti che hanno cambiato il mondo nella realtà.
Come accennato, ci sono alcune cose che non vanno, ma essenzialmente si possono riunire tutte in una: il libro sembra una rivisitazione del libro La biblioteca dei morti di Glenn Cooper, libro a cui il lettore pensa subito anche solo guardando la copertina che effettivamente differisce per pochissimi dettagli.
Molto interessante però il messaggio che Samak inserisce nelle ultime pagine del libro, che portano il lettore a riflettere e a prendere coscienza di quanto le nostre scelte possano incidere anche sulla vita degli altri.
Un romanzo che merita di essere letto perché se pur a primo acchito possa sembrare un plagio, a una lettura approfondita possiamo scoprire quanto sia diverso, profondo e quanto possa insegnarci.

Grégory Samak nasce nel 1972 ed è un dirigente televisivo francese. Si diploma nel 1995 alla Sorbona e nel 1998 diventa capo del personale per la televisione digitale terrestre. Nel 2005 viene nominato Direttore Generale della TN1 e partecipa all’acquisizione di TMC e la sua carriera continua la sua ascesa. Nel 2014, dopo un’auto-publishing, il suo romanzo The secret viene notato da Susanna Leo che decide di pubblicarlo.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Barbara dell’ufficio stampa Editrice Nord.

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:: Recensione di Il testamento del papa di Giulio Leoni (Editrice Nord, 2013)

14 dicembre 2013

medium«Nel campo dei Fori, dove tronchi di colonna emergono dal suolo come denti spezzati di antichi giganti, i nostri predecessori consentirono a un gruppo di monaci basiliani di erigere un monastero e una chiesa. Là dove è memoria che un tempo sorgesse il tempio di Marte. Sotto le nuove mura esiste ancora l’antico sanctum: prima di raggiungere l’imperatore, ci dirigeremo lì e consegneremo la cassa al priore, che è avvertito da tempo.»
«Il fardello ci rallenterà non poco…» osservò Harald con aria critica.
«Ma quello che contiene renderà più veloce il cammino dell’uomo sulla strada del sapere. Per questo è importante che si salvi.»
«Ma, se la… machina venisse catturata dai nostri nemici, essa potrebbe rivelare con la sua voce i segreti della vostra scienza», obiettò ancora il giovane. «Non sarebbe meglio distruggerla, come l’arte della guerra insegna si debba fare con ogni arma che il nemico potrebbe rivolgere contro di noi?»
Gerberto sorrise, poi estrasse da una piega dell’abito un cilindro di metallo splendente, mostrandolo al giovane. «Qui è inscritto il segreto che voglio sia dettato alle future generazioni. È questo cilindro il cuore della mia machina, e senza di lui essa non è che un inutile artifizio, come un corpo privato della testa. Non temere, esso resterà presso di noi, e neppure la morte potrà separarlo dalla nostra persona.»

Avventura, spy story, travestimenti, inseguimenti, attentati, segreti che hanno attraversato i secoli, macchine miracolose, cacce al tesoro si intrecciano nell’ ultimo romanzo di Giulio Leoni, Il testamento del papa, edito da Nord Edizioni. Un thriller storico di stampo classico, scritto in modo scorrevole e fluido, adatto sia ad un pubblico di lettori adulti, ma anche indicato ai ragazzi appassionati di romanzi d’avventura.
Due epoche storiche si alternano in capitoli per lo più brevi e introdotti dai luoghi dove si svolge l’azione: la Roma del 999 dopo Cristo, in cui fu papa Silvestro II, al secolo Gerberto d’Aurillac, e la Roma mussoliniana del 1928, con due brevi tappe a Berlino.
Protagonista l’architetto, antiquario Cesare Marni, personaggio già noto ai lettori di Leoni, apparso in E trentuno con la morte…, e in Il Cabaret del Diavolo, che questa volta si trova ad indagare sul trafugamento di un antica statua dalle forme femminili, appartenuta a Papa Silvestro II, che la ricevette in dono dall’imperatore d’Oriente. Statua che nasconde un segreto al suo interno, fatto di congegni e canne di vetro, che le consentono… di parlare.
Accompagnato da Marcella, giovane figlia di uno studioso che sostiene addirittura che la statua possa indicare il nascondiglio di un tesoro appartenuto ad Augusto, Marni si troverà coinvolto in una serie di morti misteriose, e dovrà vedersela con un misterioso conte Desmondi, capo di una setta che vuole restaurare culti pagani, e intenzionato a perseguire un piano che a suo dire dovrebbe cambiare la storia di Italia e con una pericolosissima spia tedesca in missione in Italia per trovare un misterioso oggetto che dovrebbe rendere invincibile la Germania in una prossima inevitabile guerra che si dovrebbe addensare sull’Europa.
Romanzo da leggere con attenzione, perché oltre alla trama complessa si inserisce un gioco di ruoli che Leoni sottopone sotto gli occhi del lettore, con un certo divertito sorriso di sfida. Nulla è come sembra insomma, le apparenze come sempre ingannano e sarà compito del lettore più scaltro, non cadere nell’inganno. E come nella tradizione dei racconti di avventura, l’azione costituisce l’ossatura della trama, in un susseguirsi di rocambolesche  corse contro il tempo, condite da rischiosi stratagemmi e colpi di scena. I nostri eroi si troveranno a infiltrarsi in riunioni segrete di adepti di strani culti, e pure Evola, farà una breve comparsa come esperto a cui Marni si rivolge, a inseguire con aerei treni in corsa,  a chiedere passaggi improvvisati in aperta campagna, ad affrontare spie spietate per quanto affascinanti, rischiando l’arresto in qualsiasi momento.
Il tono scanzonato della commedia riporta l’azione su un puro piano dell’intrattenimento, ma la ricostruzione d’epoca è fedele, i termini usati, precisi e accuratamente inseriti in un contesto proprio. Insomma una lettura interessante e divertente, e anche istruttiva. Il personaggio di Papa Silvestro ne esce mondato dai pregiudizi del suo tempo che lo volevano un mago asservito alle potenze occulte, ridandogli la sua statura di studioso e ingegnoso scienziato precorritore dei tempi. Altri personaggi realmente esistiti appaiono in vari capitoli, come Evola appunto, o Mussolini. Forse il personaggio di Marcella l’ho trovato piuttosto tradizionalista, ma in compenso bilanciato dal fascino di Zirka, l’enchanteresse merveilleuse. Divertente una battuta che si scambiano le due donne, quasi rivali: «Mia cara, a confronto con una bimbetta qualunque donna apparirebbe più matura», rispose acida lei. Memoria di Caccia al Ladro in cui Grace Kelly/ Frances Stevens si rivolge pressappoco così a Brigitte Auber/ Danielle Foussard.

Giulio Leoni, romano, è uno degli scrittori italiani di gialli storici e di narrativa del mistero più conosciuti all’estero, grazie anche alla fortunata serie di romanzi dedicati alle avventure investigative di Dante Alighieri, che è stata tradotta in tutti i maggiori Paesi del mondo. Ma oltre a riguardare il remoto passato, i suoi interessi vanno anche verso la storia del secolo appena trascorso, soprattutto nei suoi aspetti meno conosciuti e controversi. Studioso delle avanguardie artistiche, è un appassionato di storia dell’illusionismo e della pop-culture degli anni ‘50 e ‘60, di cui ricerca e colleziona testimonianze e memorabilia. Elementi che trasporta spesso nei suoi romanzi, dove anche le trame più imprevedibili e sorprendenti si sviluppano su uno sfondo storico ricostruito con grande precisione, e in cui personaggi reali e finzione narrativa s’intrecciano, dando vita a un teatro delle ombre enigmatico e affascinante.   

:: Recensione di Il giorno del sacrificio di Mark Roberts (Nord, 2012)

19 ottobre 2012

Il giorno del sacrificio (The Sixth Soul, 2013), traduzione di Paolo Scopacasa, portato in Italia da Editrice Nord in anteprima mondiale, libro di esordio di Mark Roberts, professore di scuola superiore per quasi trent’anni di Liverpool prima di dedicarsi a tempo pieno alla narrativa, è decisamente un buon thriller tutto ritmo, suspense e inquietudine.
Roberts ha uno stile di scrittura molto diretto, va subito al punto, non si perde in fumose descrizioni ma catapulta nell’azione, cosa che rende il suo thriller poliziesco decisamente efficace e privo di tempi morti.
Si legge in un fiato, ci ho messo davvero poco, meno di un giorno, e sebbene il tema del serial killer, per giunta non in ambiente americano, non mi entusiasmi particolarmente devo dire che l’autore è stato bravo a creare una storia originale e ricca di fascino, con una buona caratterizzazione dei personaggi, cosa che quasi sempre si trascura quando l’azione prende il sopravvento.
Dicevo c’è un serial killer, denominato Erode, che nel pieno centro di Londra rapisce donne incinte e fa sparire i feti. Fino ad oggi ha rapito 5 donne. L’ultima l’ha rapita in casa passando dalla casa accanto che era disabitata. A seguire le indagini l’ispettore capo David Rosen, un poliziotto non giovanissimo ma dannatamente ostinato, che si dibatte dietro indizi che non sembrano portare a nulla. Sulle scene del crimine giusto la parziale impronta di un orecchio, nulla più.
Finché non entra in scena padre Sebastian Flint, un prete esorcista con un oscuro passato in Kenya, che occupandosi di occultismo è sicuro che il killer imiti gli omicidi di un negromante italiano vissuto a Firenze alla fine del XIII secolo, tale Alessio Capaneo che evocava i morti per apprendere i segreti del paradiso e dell’inferno e uccideva per celebrare un rituale che comprendeva il sacrificio di sei donne a cui rimuoveva i bambini dal loro grembo. Da questo momento in poi i colpi di scena si susseguono, nulla è come sembra, fino ad una soluzione davvero impensata dove Rosen, dopo momenti di autentico panico, che un po’ attraversa la pagina per arrivare al lettore devo ammetterlo, risolve il caso.
Interessante e inquietante il tema trattato, ovvero la stretta correlazione tra possessione diabolica e follia.

:: Recensione di Il traditore di Versailles di Arnaud Delalande

21 ottobre 2010

tresArnaud Delalande, raffinato autore de La Trappola di Dante, torna in libreria per la Nord Edizioni con un nuovo interessante romanzo storico-avventuroso con venature noir che ha per titolo Il traditore di Versailles, tradotto dal francese, in maniera fluente e sontuosa, da Claudia Lionetti.
Secondo episodio della saga che ha per protagonista l’avventuriero italiano Pietro Viravolta, narra gli intrighi, gli inganni, i delitti, le congiure alla corte di Francia, di un morente Luigi XV, con rara abilità e approfondita conoscenza non solo storica ma anche filosofica, letteraria, artistica.
La storia si dipana nello scenario sfolgorante della reggia di Versailles e dei suoi misteriosi giardini, pieni di giochi d’acqua, passeggiate e labirinti verdi, dove dietro lo sfarzo della ricchezza più ostentata si cela la miseria più estrema, l’assoluta mancanza delle più elementari regole igieniche, la corruzione, il pericolo.
Pietro Viravolta non più giovanissimo, fuggito dalla Serenissima con affianco la sua bellissima moglie Anna, vive ormai da anni in Francia dove fa parte del Segreto del Re, una rete di agenti segreti al servizio di Luigi XV.
Un giorno il duca d’Aiguillon, ministro della corona, lo convoca a corte perché un’ oscura minaccia sovrasta la monarchia. Un serial killer settecentesco, che si firma il Favolista, uccide mettendo in scena ogni volta una favola di Jean de La Fontaine.
La prima vittima è una commessa di un famoso profumiere che ha sentito cose che non dovevano essere sentite. Poi il suo amante anche lui dipendente dello stesso profumiere viene ucciso dalle esalazioni di un profumo velenoso. Anche il “naso” della maison fa la stessa fine e sempre le morti vengono sceneggiate sul tema di una favola.
L’Orchidea, questo il nome con cui è conosciuto Pietro Viravolta, intuisce che non sono solo i delitti di un folle ma c’è qualcosa di più, un sordido complotto politico ordito da potenze straniere che mina alle basi la stessa monarchia e che, non sventato, può cambiare inesorabilmente i destini della Francia.
Con ritmo incalzante e altre morti si sviluppa la storia, fino al colpo di scena finale che non lascerà delusi. Il romanzo storico- avventuroso specialmente francese rimanda a padri illustri come Alexandre Dumas padre e da sempre ha attirato schiere di lettori che ad un testo di evasione richiedevano un’ accurata ricostruzione storica, magari un pizzico di esotico, e inseguimenti, duelli, rocambolesche evasioni, eroine in pericolo e coraggiosi e intrepidi avventurieri un po’ guasconi e un po’ gentiluomini.
Delalande sembra attingere a piene mani dalla tradizione dei romanzi di cappa e spada in più aggiunge contaminazioni sue proprie che vanno dalla spy story all’ horror, con spruzzate di intrigo politico, e riflessioni sociologiche.
La ricostruzione storica è senz’altro la parte che più colpisce, per accuratezza e verosimiglianza, ogni aspetto è dettagliato e frutto di approfondite ricerche, documentate al termine del libro da una interessante bibliografia.
È un libro colto, elegante, imprezoisito da una scrittura ricca che travalica le distinzioni tra i generi, pieno di dotte digressioni che rifanno vivere l’epoca dei Lumi con le sue luci e le sue tante ombre.