Posts Tagged ‘fantascienza distopica’

Il prequel di Hunger Games, a cura di Elena Romanello

22 marzo 2021

A distanza di alcuni anni Suzanne Collins è tornata nel mondo di Hunger Games, interessante e appassionante saga young adult che si può leggere a qualsiasi età anche perché non è certo banale, raccontandone l’antefatto, in Ballata dell’usignolo e del serpente.
La storia racconta infatti eventi avvenuti sessantacinque anni prima delle avventure di Katniss Everdeen, durante una delle prime edizioni degli Hunger Games, a cui partecipava l’allora giovanissimo Coriolanus Snow, futuro capo di Panem, ridotto in miseria con la sua famiglia durante le lotte dei Giorni Bui, che partecipa alla competizione per guadagnare i soldi che gli servirebbero per l’Università.
Coriolanus è ben diverso dal freddo e crudele capo che i lettori della trilogia originale conoscono, magistralmente interpretato nella versione cinematografica dal grande Donald Sutherland, è un giovane idealista, ma che presto cambierà volto, con un percorso diverso da quello fatto da Katniss anni dopo, malgrado la presenza nella sua vita della giovane Lucy Gray, simbolo dell’unico suo lato umano e del suo unico rimpianto.
Anche con questo libro Suzanne Collins conferma il suo talento ad aver costruito un futuro distopico inquietante e quasi profetico, metafora di tanti aspetti del mondo di oggi, reality show in testa, aprendo la strada ad una serie di romanzi young adult del genere, sulla scia di classici senza tempo come 1984 di George Orwell o Il mondo nuovo di Aldous Huxley. La fantascienza negli anni ha preso vari volti, quello distopico, stimolato da un presente sempre più inquietante, è uno dei più interessanti e ricchi di spunti, destinato a non esaurirsi, anzi.
Anche Ballata dell’usignolo e del serpente verrà portato al cinema, con Suzanne Collins come produttrice: ancora non si conosce il cast, e in particolare chi farà Coriolanus da giovane, ma sarà senz’altro un film interessante da vedere, come quelli precedenti. L’autrice è intenzionata a scrivere altre storie ambientate sempre nel mondo di Panem e degli Hunger Games, questo futuro che mai come adesso fa paura e fa riflettere.

Thunderhead di Neal Shusterman (Oscar Fantastica, 2020) a cura di Elena Romanello

15 gennaio 2021

14296336Oscar Fantastica propone il secondo e atteso capitolo della saga di Falce di Neal Shusterman, Thunderhead, che riprende più o meno da dove si era concluso il primo. 
In un mondo di un futuro non si sa quanto remoto non esistono più fame, guerra e malattie, ma per tenere sotto controllo la popolazione ci sono le Falci, che decidono chi deve morire ogni anno. Tutto il resto, con ogni altro aspetto delle vite individuali,  è gestito dal Thunderhead, una potente intelligenza artificiale.
Le strade dei due protagonisti, Citra Terranova e Rowan Damisch, si sono divise dopo il comune apprendistato: Rowan si è ribellato ed è fuggito, diventando Mastro Lucifero, un giustiziere che mette fine alle vite delle Falci corrotte: infatti, come ha avuto modo di vedere, molti suoi compagni di ventura agiscono mossi non da un desiderio di ordine e giustizia, ma per vendetta, sadismo o pura voglia di uccidere. E se quelle Falci trovano Mastro Lucifero sulla loro strada non hanno certo vita lunga. 
Citra si chiama ora Madame Anastasia, ma è una Falce anomala, le sue spigolature sono guidate dalla compassione e dalla giustizia, e sfida l’ordine costituito, creando non pochi problemi e mettendo a repentaglio la sua stessa vita.
Alla vicenda si aggiunge un nuovo personaggio: Greyson Tolliver, un altro giovane, cresciuto con genitori ringiovaniti che hanno sempre avuto poco interesse per lui, da sempre grande ammiratore del Thunderhead, l’intelligenza artificiale quasi onnipotente, tanto da voler diventare un agente Nimbus e poter interagire con lui. Ma le cose andranno in maniera diversa, e Greyson si troverà bollato come Losco, uno di quegli individui non affidabili contro cui si scatena peggio una caccia alle streghe.
Ma forse Greyson è una pedina in mano al Thunderhead, a cui sono affidati gli stacchi della narrazione oltre che il titolo, sempre più una coscienza di una società spietata, che forse vuole o può cambiare tutte le cose.
Dopo un primo capitolo adrenalinico e efficace nel raccontare un futuro inquietante metafora però anche del presente, la saga delle Falci non delude, in un seguito non più affidato solo a Citra e Rowan e alla loro ricerca di giustizia, ma anche a nuovi personaggi, con un’intelligenza artificiale che non può non ricordare Hal 9000 di 2001: Odissea nello spazio.
Anche il secondo capitolo della trilogia di Falce ripresenta gli interrogativi del primo, su cosa è la giustizia, se ci sono vite meno degne di altre e soprattutto se esiste davvero un mondo perfetto, tra vari colpi di scena, con tre storie parallele più il Thunderhead come oracolo, fino al colpo di scena finale. Una conferma quindi per una storia intrigante, appassionante e capace di far pensare, in attesa della vera conclusione per un mondo a questo punto condannato.

Neal Shusterman è nato a New York nel 1962 ed è autore di libri per ragazzi e young adult di grande successi, ed è vincitore del National Book Award per Il viaggio di Caden. Tra le sue opere, oltre alla saga di Falce, ci sono anche DownsidersFull Tilt e Unwind La divisione. E’ anche autore di sceneggiature per il cinema e la televisione, oltre che di libri game, di racconti, saggi e novelizzazioni di serie TV come The X-Files.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

I romanzi distopici di George Orwell a cura di Elena Romanello

10 dicembre 2020

978880473490HIG-337x480Mai come in questo periodo si è sentito parlare di distopia, una società negativa, diventata realtà, e si è citato George Orwell,  uno dei massimi scrittori del Novecento, attivista e autore sia di cronache reali che di romanzi di fantascienza.
Oscar Draghi propone un volume unico con vari scritti dell’autore, Il peggiore dei mondi possibili, con cui ci si confronta con l’Orwell autore di fantascienza e con l’Orwell realista, scoprendo la grandezza di entrambi.
Il libro contiene vari scritti: si comincia con Fiorirà l’aspidistria un romanzo autobiografico, in cui l’autore racconta la sua esperienza di giovane insegnante disilluso nella Londra bigotta degli anni Trenta.
Si prosegue con Omaggio alla Catalogna, il resoconto del periodo in cui George Orwell andò a combattere in Spagna contro la dittatura franchista.  Una boccata d’aria è di nuovo un romanzo, con al centro un uomo stanco della vita, che si rifugia in campagna in cerca di nuovi spunti di vita.
La fattoria degli animali non ha bisogno di presentazioni, una storia di denuncia sociale nascosta da favola con protagonisti gli animali, in un classico da leggere ad ogni età. Si chiude doverosamente con 1984, forse il libro di Orwell più famoso e emblematico, sguardo terrificante su un futuro totalitario, ispirato all’epoca all’autore dalle dittature sue contemporanee, stalinismo in testa, ma profetico per tante involuzioni sociali, non ultime alcune recenti.
Si può quindi leggere, con queste opere, scritte tra il 1936 e il 1948,  un panorama sociale, politico e narrativo che si è nutrito insieme di suggestioni biografiche, grandi eventi storici, immaginazione letteraria, capendo come mai George Orwell è uno dei grandi autori del Novecento. Il volume ospita anche un profilo dell’autore e una sezioni di  giudizi critici dei contemporanei.

Falce di Neal Shusterman (Oscar Fantastica, 2020) a cura di Elena Romanello

31 ottobre 2020

L’epoca attuale non è certo delle migliori, soprattutto in questi ultimi mesi, e non deve stupire allora un fiorire o rifiorire della cosiddetta fantascienza distopica, storie di futuri più o meno prossimi dove le cose non sono andate in maniera decisamente positiva, tra dittature, strapotere delle macchine e altre storture sociali.
Accanto ai classici, da Orwell ad Huxley, ci sono tante storie nuove da scoprire, anche rivolte all’apparenza ad un pubblico di giovanissimi (ma non certo banali), come la saga di Falce, di Neal Shusterman.
L’autore immagina un mondo che all’apparenza è perfetto, perché ha sconfitto la morte: tutti possono vivere vite pressoché eterne, rigenerandosi anche in nuove giovinezze grazie ad una chirurgia estetica ormai completa, senza più malattie, fame, incidenti, guerre, tutto governato dal cervello elettronico Thunderhead, che non sbaglia mai e non ha sentimenti, né rimorsi, né rimpianti.
C’è però un ma, dato che si continua a nascere, per scongiurare la sovrappopolazione, ogni anno qualcuno deve essere comunque spigolato, cioè ucciso, su esecuzione delle Falci, esseri umani che devono portare avanti un compito non certo facile, ma per cui godono di una grande considerazione sociale, oltre che di un certo timore. Gli spigolati vengono scelti in teoria in base ad una percentuale varia in base all’età, ma non mancano gli abusi.
In questo mondo vivono un ragazzo e una ragazza, Rowan Damisch e Citra Terranova, convinti che sia il migliore possibile, anche se vedono le sue contraddizioni: la loro vita cambia di colpo nel momento in cui la Compagnia delle falci, in cerca di nuove reclute, decide di reclutarli come apprendisti nella persona del venerando maestro Faraday.
Rowan e Citra sono schietti, coraggiosi, leali, e non vogliono diventare due assassini, tenendo conto che alla fine del’addestramento come prova finale uno o una dei due dovrà eliminare l’altro o l’altra, e per questo motivo sono potenzialmente delle falci perfette, diverse da chi incontreranno sulla loro strada, spinto solo dalla voglia di uccidere a tutti i costi.
Un romanzo che riecheggia per gli appassionati le atmosfere de Il mondo nuovo e anche de La fuga di Logan, con uno sguardo anche al successo di Hunger Games, ma con una sua grande originalità e con all’interno il tema eterno del rapporto tra vita e morte, di cosa dà valore alla vita e su quanto mostruosa sia la morte data, per qualsiasi motivo, e alla fine arbitrariamente come in questo futuro non certo perfetto, dove l’incertezza di una fine comunque inevitabile è stata sostituita da una lucidità chirurgica su quanti comunque eliminare ogni anno.
Il viaggio di Rowan e Citra, in una società solo all’apparenza idilliaca ma in realtà spietata, inizia così, in una storia di formazione in cui emergono tutte le debolezze ma anche la forza dell’animo umano, in un inno alla vita e al suo valore stravolto da una missione spietata,  in un mondo che non potrà rimanere così dopo che ci sono passati i due ragazzi.

Neal Shusterman è nato a New York nel 1962 ed è autore di libri per ragazzi e young adult di grande successi, ed è vincitore del National Book Award per Il viaggio di Caden. Tra le sue opere, oltre alla saga di Falce, ci sono anche DownsidersFull Tilt Unwind La divisione. E’ anche autore di sceneggiature per il cinema e la televisione, oltre che di libri game, di racconti, saggi e novelizzazioni di serie TV come The X-Files.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

:: Nel grande vuoto di Adil Bellafqih (Mondadori 2019) a cura di Alexander Recchia

11 aprile 2019

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La storia è ambientata a Roma nell’era cosiddetta Post-Crollo. Questo, di cui viene lasciato al lettore intendere cosa possa essere, ha creato una cesura netta con il passato. In questo presente gli individui hanno perso la loro reale identità a scapito di avatar in Realtà Aumentata. Nel mondo che viene presentato, gli esseri umani-avatar sono connessi tra di loro, tramite un innesto spinale, in unica rete detta Aion. Così collegati, sperimentano una vita fittizia fatta di un’apparenza costruita a pagamento secondo le loro necessità e desideri. Le sensazioni e sentimenti vissuti non sono reali, ma sono frutto di una proiezione mentale. Niente è come è, ma solo come appare. In questo scenario si svolgono le vicende di Nel grande vuoto. Il protagonista del romanzo è Meister Eckhart, un debunker, ossia una sorta di investigatore privato che cerca di trovare la verità sommersa dietro la miriade di informazioni contraffatte della rete. Possiede un “potere speciale”, un malfunzionamento del suo collegamento all’Aion gli permette, tappandosi l’occhio destro, di cogliere l’essenza dietro il velo della realtà aumentata. Questa speciale abilità fa si che sia cosciente della finzione che vive quotidianamente e che proprio per questo sia consapevole del suo essere maschera. Verrà ingaggiato per indagare riguardo ad un sanguinoso omicidio, ma sarà proprio questo caso a cambiare definitivamente la percezione di sé stesso.
Con il suo romanzo Adil Bellafqih mette violentemente in risalto alcune importanti riflessioni riguardante un possibile futuro del genere umano. Un futuro allarmante verso cui stiamo correndo forse in maniera inesorabile. La vita camuffata dietro una maschera virtuale e sociale, che si fonde simbioticamente con noi e sostituisce i veri rapporti umani con relazioni di facciata. L’influenza della cultura di massa nell’inconscio collettivo che ci bombarda di informazioni, anche inutili, facilmente contraffabili e malleabili, alterando il giudizio individuale. Tutto ciò rende uno sforzo quasi titanico l’emanciparsi umanamente cogliendo la vera essenza del mondo, squarciando, come fa Eckhart, l’Aion-Noia corrispondente ella miriade di beni materiali superflui e contingenti dietro al quale nascondiamo la nostra reale volontà di vivere.

Adil Bellafqih è nato nel 1991 a Sassuolo, dove vive. Dopo un triennio concluso su Stephen King, ha conseguito la laurea in Filosofia a Parma con una tesi sulla pulsione creativa, ispirata a Nietzsche e a Jung. Nel grande vuoto si è aggiudicato la menzione speciale della giuria alla XXXI edizione del Premio Calvino. Ha pubblicato numerosi racconti partecipando a vari concorsi letterari.

Source: pdf inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’Ufficio stampa Mondadori.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Vox di Christina Dalcher (Nord, 2018) a cura di Elena Romanello

28 novembre 2018

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In un futuro prossimo gli Stati Uniti hanno visto una svolta autoritaria, con l’arrivo al potere di un regime teocratico ispirato da un reverendo che impone a tutti una morale personale restrittiva, colpendo in particolare le donne, che oltre a non poter più lavorare, studiare, scegliere liberamente la propria vita in tema di figli e matrimonio, sono costrette ad indossare un braccialetto che obbliga loro a stare dentro ad un limite di cento parole, pena scariche elettriche via via più forti, che possono arrivare a uccidere.
Jean McClellan era una professionista affermata, glottologa e logopedista, ma ora è costretta a vivere segregata, senza più autonomia, vedendo la figlia di sei anni ormai stare zitta e sottostare ad una scuola che forma future schiave domestiche, e i tre figli adolescenti sempre più prepotenti perché succubi anche loro della nuova ideologia, anche se ne vedranno poi gli eccessi. La consola la storia d’amore clandestina con l’ex collega italiano Lorenzo, di nascosto dal marito e da tutti, mentre ha perso per sempre amiche considerate troppo trasgressive e rinchiuse in campi di lavoro perché non si sono piegate al nuovo ordine, magari solo perché omosessuali. Finché un giorno Jean viene chiamata per dare una mano al fratello del presidente, rimasto con il cervello danneggiato da un incidente, con la possibilità di essere meno oppressa dal sistema. In parallelo però la protagonista scopre che la posta in gioco da parte del nuovo regime è quello di dominare il mondo con una scoperta scientifica a cui lei sta lavorando e che esiste comunque una resistenza sotterranea a questo nuovo totalitarismo, che coinvolge persone insospettabili e molto vicine a lei.
Inevitabile fare un raffronto con Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood, diventato anche un’ottima serie TV, ma Vox non è un mero clone di un romanzo che non passa certo di moda, anzi, anche se riprende, in maniera intrigante, il tema della distopia che limita i diritti delle donne, comunque mai da dare per scontati, come mostra troppe volte la vita reale. L’autrice mette al centro di tutto l’importanza del linguaggio e delle parole, perché per opprimere qualcuno basta privarlo di questo, della possibilità di dire quello che sente e che vuole, e non è un caso che i momenti di maggiore angoscia del libro sono quando Jean si preoccupa per la sua bambina, che si abituerà fin dall’infanzia a stare zitta, come una futura generazione di donne succubi e senza parola.
Più scorrevole de Il racconto dell’ancella, più cinematografico ed infatti è probabile che diventerà un film o una serie, Vox fa riflettere ancora una volta sull’importanza delle libertà individuali e sui pericoli dei totalitarismi, che hanno paura della libertà di essere e di esistere, oltre che di chi si ribella a schemi che sembrano superati ma che c’è sempre qualcuno che vuole riproporre.
In tempi di rigurgiti reazionari di tutti i tipi, un libro come Vox è senz’altro da leggere e da meditare, sperando che quello che è raccontato nelle sue pagine resti appunto una metafora e un avvertimento su un possibile futuro da scongiurare.

Christina Dalcher si è laureata in Linguistica alla Georgetown University con una tesi sul dialetto fiorentino. Ha insegnato italiano, linguistica e fonetica in diverse università, ed è stata ricercatrice presso la City University London. Vive negli Stati Uniti e, quando possibile, trascorre del tempo in Italia, soprattutto a Napoli. Vox è il suo romanzo d’esordio.

Provenienza: libro del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Laguna di Nnedi Okorafor (Zona 42, 2017) a cura di Elena Romanello

12 settembre 2018

Laguna-Cop-663x900L’archetipo dell’invasione aliena, come metafora della paura che un giorno arrivi sulla Terra qualcuno di più forte di noi che tratti il genere umano come lui si è sempre comportato con gli animali e le culture concepite come inferiori, è presente da sempre nel genere della fantascienza, e ha attraversato romanzi, a partire da La guerra dei mondi di Wells, film, dai B Movies ai blockbuster come Indipendence Day, telefilm, da Defiance, fumetti e cartoni animati, partendo dai mitici robottoni giapponesi di Go Nagai, Goldrake in testa.
Una delle ultime e senz’altro più originali reincarnazioni di questo archetipo è quella presente nell’interessante romanzo Laguna di Nnedi Okorafor, una delle più interessanti voci della fantascienza di oggi, autrice di lingua inglese ma di cultura nigeriana. Tutti hanno immaginato l’arrivo degli alieni nella propria città, da Londra a Tokyo, e non bisogna stupirsi che Nnedi Okorafor abbia scelto invece il posto dove sono le sue radici, con un attacco a sorpresa a Lagos, capitale della Nigeria, fondata dai portoghesi al centro di una laguna (lagos vuol dire laguna) e oggi una delle città più emblematiche e contraddittorie del continente africano.
Un boato scuote una città divisa tra povertà e ricchezza, tensioni etniche e religiose, tradizioni tribali e desiderio di modernità: dal mare emerge Ayodele, una donna misteriosa che promette un nuovo mondo per tutti, mentre il mare brulica di nuova vita, anche insolita e aliena. Tre personaggi, la biologa Adaora, donna in cerca di una sua identità oltre antiche tradizioni soffocanti, il rapper Anthony, emblema delle istanze dei giovani, e il soldato Agu, si confronteranno con una novità che rischia di stravolgere tutto, contro l’ignoranza che rifiuta il nuovo ma anche contro la spietatezza di qualcuno che se si sente respinto può diventare devastante.
Nel nostro Paese si parla della Nigeria solo come teatro di fatti tragici o come il luogo da cui sono arrivate le schiave moderne della nostre strade statali e la criminalità a loro legata, ma in realtà è un mondo molto più complesso e interessante, metafora nel libro di qualsiasi popolo a confronto con l’ignoto, con la paura del diverso, con il panico, con l’impossibilità di voler cambiare.
Laguna parla di modernità e di antiche tradizioni, del nostro rapporto con cosa non capiamo, della paura, della voglia di cambiare ma anche di cosa lo impedisce, del perché comunque non ci può essere un salvatore assoluto per tutti, di ecologia e di ambiente, di donne e omosessuali, di diversità e bigottismo, sotto la storia di un attacco alieno originale e insolito.
Un libro ovviamente per appassionati di fantascienza, ma anche per chi vuole capire di più il mondo reale, in particolare la società africana, continente al di là del Mediterraneo dove sono state compiute le più grandi efferatezze, oggi allo sbando ma con anche potenzialità e cose da dire. Non è un caso che stanno crescendo molti autori e autrici di fantascienza proprio in Africa.

Provenienza: libro preso in prestito presso le Biblioteche civiche di Torino.

Nata negli Stati Uniti da genitori nigeriani, Nnedimma Nkemdili Okorafor è una delle più talentuose autrici emerse negli ultimi anni sulla scena internazionale. Nnedi Okorafor si è affermata grazie a una produzione narrativa capace di trascendere il genere per combinare in maniera mirabile fantascienza e tradizione africana, fantasy e realismo magico.
Vincitrice di molti tra i più prestigiosi premi letterari (Hugo, Nebula, World Fantasy Award tra gli altri) è professoressa di Scrittura creativa presso l’Università di Buffalo (NY).
Laguna è il suo primo romanzo di fantascienza a essere tradotto in italiano, mentre è già uscito per Gargoyle il fantasy Chi teme la morte. La profezia di Onye. Il suo sito ufficiale è http://nnedi.com

:: Insecta di Gianrico Gambino (Astro Edizione 2016) a cura di Elena Romanello

12 dicembre 2017

insectaPer quanto si amino gli animali e si abbiano a cuore i loro diritti, ce ne sono alcuni che proprio non stimolano l’affetto, almeno nella stragrande maggioranza delle persone, e che anzi suscitano irritazione e disgusto: ovviamente si parla di insetti e aracnidi, mostri in miniatura lontanissimi come forma da quella degli esseri umani e degli animali appartenenti ai mammiferi, ai rettili, agli anfibi e agli uccelli, percepiti come pericolosi e in qualche caso lo sono comunque.
Gianrico Gambino, che detesta gli insetti dopo un incontro non certo felice con un bombo, immagina nel romanzo di fantascienza INSeCTA una storia di fantascienza distopica in cui gli insetti sono diventati enormi e capaci di organizzazione sociale complessa (cosa che comunque hanno, basti pensare a formiche e api), e che dominano il pianeta Terra contrastati da un numero sparuto di esseri umani.
Non è la prima volta che nel fantastico si immagina un mondo dominato da una specie animale, basti pensare alla serie de Il pianeta delle scimmie, o che si racconta la minaccia di un animale diventato gigantesco, come nei B Movies di culto anni Cinquanta americani e giapponesi, da Godzilla a Tarantula e forse dietro c’è anche un po’ di cattiva coscienza da parte di una specie come quella umana che ha sterminato i suoi simili e gli altri animali e devastato la natura.
Stavolta però il tutto viene affidato ad un racconto scritto, ma talmente vivace e pregnante da uscire dalle pagine e avvincere, facendo guardare con ancora più timore gli insetti anche nella stagione invernale dove per fortuna se ne vedono un po’ meno. Ma sono sempre in agguato, tra leggende metropolitane e cronaca.
Del resto, per quanto gli insetti non piacciano, e quelli di INSeCTA sono particolarmente terrificanti e insopportabili, alla fine la colpa è degli esseri umani e della loro mania di sfruttare animali e natura, perché gli enormi bombi, vespe e simili che popolano le pagine del libro sono il risultato di un esperimento nato per aumentare il profitto di alcune multinazionali poi sfuggito di mano al punto da rendere gli esseri umani la minoranza in cerca di un riscatto contro creature mostruosamente organizzate e spietate.
Un romanzo interessante di una voce italiana per ricordare che anche nel nostro Paese c’è una serie di autori e autrici attivi nel genere fantastico in tutte le sue forme: tra l’altro la Astro edizioni dà spazio a molti di loro, come altre case editrici indipendenti e in cerca di nuovi talenti capaci di stupire con i loro romanzi.

Gianrico Gambino, programmatore, si è sempre dedicato alla scrittura e al fantasy attraverso un forum e un gioco di ruolo online, di cui è anche stato dungeon master.
Un giorno un bombo gli finisce addosso; ha il sacro terrore degli insetti (apiformi in particolare) e, per sublimare l’enorme spavento, inizia a scrivere INSeCTA.
Tra le sue passioni anche la chitarra, l’astronomia, il tiro con l’arco, la lettura di classici da Asimov a Silverberg, da Marion Zimmer Bradley a Tolkien.

Source: libro inviato al recensore dall’autore.

:: Starlite (Le storie di Perfection Vol. 2), Germano M. (Amazon Media, 2016)

23 Maggio 2016

cover«Vicesceriffo Ferrell, come si sente?»
«Sto ancora morendo, grazie.»

«Viviamo tempi strani e in terre di confine. È necessario un cambiamento.»

Bette Davis bestemmiò il Padre della Robotica.

Quando penso a ipotetici scenari futuri o futuribili, proiezioni di un qualcosa di indefinibile insito nell’uomo che quasi mai si accontenta della realtà contingente ma deve progettare altro (fosse anche solo con la fantasia) non posso non pensare a Giulio Verne (ci penso italianizzandone il nome ma comunque era francese, si chiamava Jules Verne). Nacque a Nantes nel 1828 e morì a Amiens lo stesso giorno del mio compleanno nel 1905. Fu un uomo dell’Ottocento, e nello stesso tempo se si ha modo di leggere i suoi libri (a torto giudicati solo letteratura per ragazzi) la sua attualità sorprende. Probabilmente sorprenderà anche i nostri posteri. Viaggio al centro della Terra, Dalla Terra alla Luna, Ventimila leghe sotto i mari, non so se mi spiego. La sua fantasia ha costruito mondi, anticipato scoperte, e molte cose da lui viste (partendo da assunti scientifici plausibili e documentati dopo un accanito lavoro di ricerca) non esistono ancora. Ma esisteranno, ne sono certa.
Per certi versi viene da pensare che avesse davvero scoperto la macchina del tempo (Herbert George Wells docet), e avesse sbirciato squarci (piuttosto allucinati) del nostro futuro prossimo o remoto. Se amate come me questi tipi di viaggi apprezzerete il mondo costruito da Germano M, un altro scrittore che sembra avere scoperto (in qualche anfratto polveroso della sua cantina) la macchina del tempo.
Già avevo recensito la prima parte della sua serie fantascientifica distopica, e ora con Starlite siamo al secondo episodio delle storie di Perfection. Ricordate? Una pandemia, le donne vengono sostituite da replicanti artificiali, il mondo sta morendo non potendo più riprodursi e asfissiato dall’inquinamento. Se amate i dipinti iperrealisti di motel, juke-box, diner, drive in del tipico background di tanto cinema noir americano, avrete anche le immagini da abbinare al racconto. Iconografie vintage per un futuro neanche tanto lontano, neanche tanto snaturante.
Qualche scarica elettrostatica e dovreste davvero vedere Perfection e i suoi bizzarri personaggi sullo schermo del vostro personale cinema d’essai. Perché sì la fantasia di Germano M. è molto cinematografica, o per lo meno visiva, frutto della sua passione per il cinema che traspare ad ogni scena (e anche dal titolo). Mai un ebook di fantascienza italiana diventerà un film, ma se questa serie lo diventasse (magari non con una mega produzione hollywoodiana, ma con sano cinema indipendente sì) ne vedremmo la potenzialità visionaria e se vogliamo sovversiva e destabilizzante.
C’è un discorso sociopolitico, come sottotesto? Me lo sono chiesta durante la lettura, e sicuramente c’è più o meno velato, lontano dalla narrativa di puro intrattenimento (sua natura prima, la letteratura tutta infondo è intrattenimento) capace tuttavia di far emergere qualcosa di più profondo su cui riflettere, su cui soffermarci con quella leggerezza che l’ironia e il velato umorismo dell’autore rendono affatto pedante o didascalico. C’è un forte razzismo verso le strutture di vita artificiale (Preferisco pensare a noi Lei come a una nuova etnia. Confido che il resto del mondo voglia dimostrarsi tollerante nei nostri riguardi e che questo terribile episodio non sia il preludio a un clima di persecuzione e violenza, a un nuovo medioevo), un forte burocratismo fatto di direttive, leggi, rapporti. Una struttura piramidale fortemente gerarchizzata, che comunque andrebbe approfondita, e sicuramente lo sarà nei prossimi capitoli della serie.
Insomma è una lettura a più strati, ricca di significati più o meno nascosti. Più o meno eterogenei. Più o meno complessi. E la complessità è un altra caratteristica da tenere presente, che implica uno sforzo del lettore (spettatore attivo) atto a entrare in un mondo tecnologicamente più evoluto, pieno di aggeggi e congegni a noi non familiari. Bisogna stare al gioco, accettarne le regole, misurarsi con la propria capacità di adattarsi ad una realtà altra, diversa, non conforme. Ma si sa i lettori di fantascienza non sono ostili a questa sfida, anzi la ricercano, se non la pretendono.
E’ un libro solo per amanti del genere fantascientifico? Non credo, perché più generi si innestano al filone principale, dal noir (con venature horror) al romanzo di formazione, dal pampleth filosofico al memoir esistenzialista, passando per tutte le sue varianti. Lo stile è fluido, il linguaggio strutturato da un’ oculata scelta delle parole, anche le più desuete. Poca improvvisazione, e molto lavoro di limatura. Un autoprodotto di qualità, insomma, frutto della sinergia di diversi professionisti dall’illustratore della copertina, all’editor, a colui che ne ha ulteriormente vagliato i passaggi logici e la plausibilità scientifica. Insomma un team affiatato al servizio dell’autore e della storia.
In questo secondo episodio abbiamo un filo conduttore principale, le indagini dell’agente speciale federale Average “Avery” White (Lo sai che è un uomo, sì?) mandata a Perfection, Texas dal suo capo il vicedirettore Skinner in una sorta di esilio nel deserto, per una specie di punizione. L’alternativa è finire in congedo anticipato, con disonore e nessun vitalizio. E Skinner rincara minaccioso: Non troveresti impiego neppure come guardia giurata di qualche magazzino di pezzi di ricambio per automata di prima generazione. Naturalmente Avery sceglie Perfection e le indagini su strani traffici di contrabbando di materiale genetico modificato. E perché mai un contrabbandiere di geni dovrebbe venire a fare affari in mezzo ai cactus?
La grande incognita è come sopravvivere, come trovare scampo e tutti i metodi sono validi leciti o illeciti, legali o illegali (Non era nemmeno sbagliato, cercare una cura con ogni mezzo, anche se il governo dell’Alleanza s’era messo in testa di impedirlo). Lo scenario che si prospetta è la fine della razza umana, con un mondo nuovo popolato solo più da cyborg destinati anch’essi alla consunzione. E’ questo lo scenario che ci aspetta? L’universo parallelo, proiezione del futuro, arrugginito, sgretolato, di macchine che lentamente si avviano all’immobilità, perdendo il loro stesso senso e la loro funzione primaria di ausilio per l’uomo. La prospettiva è affascinante. E può arrivare a teorizzazioni estreme. Non ho mai pensato che la robotica possa costituire un surrogato della natura umana o, ancor peggio, un succedaneo, bensì un netto superamento di essa.
Il passaggio alla coscienza delle macchine, o per lo meno a una forma sintetica di coscienza, è un tema molto dibattuto nella fantascienza, già il soggetto di Artur Clarke (originato da un suo racconto del 1948 The Sentinel) per 2001: A Space Odyssey, implicava un computer HAL 9000, cosciente. Se la ragione ci dice che una macchina non potrà mai diventare cosciente, e evolversi in una folle metamorfosi come essere senziente, qualcosa sfugge ancora a questa ferrea logica. Già il Frankenstein di Mary Shelley del lontano 1816, dibatteva questa strada. Ricreare la vita, porsi al di là del bene e del male (non più surrogati dell’uomo, ma un passo in più: divinità) e diventare una sorta di demiurgo è una grande tentazione non del tutto sopita. E tutto sempre teso all’affannarsi verso una sopravvivenza e una proiezione di un’ eternità anche solo fittizia. Come se la morte e la fine di tutto, in un gorgo di nulla, fosse un concetto assolutamente rifiutato e rinnegato.
Buona lettura.

Germano M. è laureato in lettere. Ha avuto esperienze lavorative che nulla hanno a che vedere con la sua laurea o l’ambiente letterario.
Dal 2009 è un blogger e si dedica alla scrittura a tempo pieno.
Fondatore del blog collettivo Book and Negative, è l’ideatore principale dell’ambientazione DARKEST e del premio Boomstick Award.
E’ l’autore di Girlfriend from Hell, volume piuttosto noto del Progetto Survival Blog con più di 15.000 download. Attualmente è una delle menti dietro al progetto Risorgimento di Tenebra. Gli piace viaggiare, cucinare la carne e sogna di vivere in Antartide.

Source: epub inviato dall’autore

:: La rivalsa delle scimmie, Aldous Huxley, (Gargoyle, 2014) a cura di Davide Mana

3 giugno 2014

larivalsadellescimmiewebEd era vostro nonno, oppure vostra nonna, ad essere una scimmia?”

È impegnativo, chiamarsi Huxley, e scrivere di scimmie.
Il 30 giugno 1860, il vescovo Samuel Wilberforce (noto ai suoi ammiratori come “Soapy Sam” – “Sam il viscido”) chiese a Thomas Huxley (noto ai suoi ammiratori come “il Mastino di Darwin”) se si considerasse un discendente di scimmie da parte di padre o di madre.
Si era in quel di Oxford, durante un dibattito sulle teorie di Charles Darwin.
Secondo i testimoni, Huxley mormorò “Ecco, Dio ha posto quest’uomo nelle mie mani affinché io possa farne ciò che voglio“, e poi rispose che non ne aveva idea di quale ramo della sua famiglia fosse scimmiesco, ma si sarebbe vergognato di più ad avere fra i propri antenati una persona che usasse le proprie doti per offuscare la verità.
Ottantotto anni dopo, il nipote di Thomas Huxley, Aldous Huxley, pubblicò una storia intitolata Ape and Essence, sulla quale l’ombra di quel confronto oxfordiano grava inequivocabilmente.
Distopico e pessimista, il libro – che ora viene tradotto e presentato al pubblico italiano da Gargoyle col titolo di La Rivalsa delle Scimmie – si apre il giorno dell’omicidio di Gandhi (il 30 gennaio 1948) e utilizza un espediente narrativo classico – quello del manoscritto ritrovato – per trasportare il lettore in un mondo post-apocalittico.
Una sceneggiatura mai realizzata e fortunosamente riscoperta descrive un mondo da incubo: le scimmie hanno cancellato la civiltà umana, scatenando una guerra termonucleare e biochimica.
Sopravvive la Nuova Zelanda, e da qui, un secolo dopo la caduta, una spedizione di scienziati si dovrà confrontare con ciò che adesso è il genere umano – un’orida dittatura religiosa che pratica una forma radicale di eugenetica, e che adora il demonio.
Nella scena culminante della sceneggiatura ritrovata, uno degli scienziati si confronta con il “vicario” a capo della comunità – in un duello intellettuale che ricorda da vicino quello fra Huxley e Wilberforce.
A fare da contrappunto alla narrativa principale, una serie di scene slegate mostrano diversi aspetti della civiltà delle scimmie, in una ferocissima satira della civiltà umana del ventesimo secolo.
La Rivalsa delle Scimmie è una storia feroce, ed in ultima analisi estremamente spiacevole – non c’è redenzione per l’umanità in questa storia, ed è palese che secondo Huxley è stato l’elemento scimmiesco, animale ed irragionevole a prevalere nell’evoluzione umana, tanto che la società dei babbuini descritta nel romanzo è alla fine indistinguibile dalla nostra.
Rispetto ai due lavori più vicini tematicamente nel canone fantascientifico, ne La Rivincita delle Scimmie manca l’elemento avventuroso che solleva il pessimismo de Il Pianeta delle Scimmie di Pierre Boulle, manca il positivismo che rende Genus Homo di Lyon Sprague De Camp una lettura divertente.
Opera considerata a lungo “minore” nella produzione di Huxley, La Rivincita delle Scimmie è un titolo indispensabile nella definizione della narrativa distopica, e merita una lettura – per quanto possa gettare il lettore in un lieve stato depressivo.

Aldous Huxley (1894-1963) è uno degli scrittori e intellettuali inglesi più im­portanti della sua generazione. Tra le opere più significative ricordiamo: Giallo Cromo, Punto contro pun­­to, Il mondo nuovo, Il tempo si deve ferma­re, Le porte della percezione e L’isola. Grande viaggiatore, soggiornerà in va­ri paesi, tra cui anche l’Italia, terra natale della sua seconda moglie. Dopo una lunga malattia, muore il 22 no­­vem­bre 1963, giorno dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy.