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Laguna di Nnedi Okorafor (Zona 42, 2017) a cura di Elena Romanello

12 settembre 2018

Laguna-Cop-663x900L’archetipo dell’invasione aliena, come metafora della paura che un giorno arrivi sulla Terra qualcuno di più forte di noi che tratti il genere umano come lui si è sempre comportato con gli animali e le culture concepite come inferiori, è presente da sempre nel genere della fantascienza, e ha attraversato romanzi, a partire da La guerra dei mondi di Wells, film, dai B Movies ai blockbuster come Indipendence Day, telefilm, da Defiance, fumetti e cartoni animati, partendo dai mitici robottoni giapponesi di Go Nagai, Goldrake in testa.
Una delle ultime e senz’altro più originali reincarnazioni di questo archetipo è quella presente nell’interessante romanzo Laguna di Nnedi Okorafor, una delle più interessanti voci della fantascienza di oggi, autrice di lingua inglese ma di cultura nigeriana. Tutti hanno immaginato l’arrivo degli alieni nella propria città, da Londra a Tokyo, e non bisogna stupirsi che Nnedi Okorafor abbia scelto invece il posto dove sono le sue radici, con un attacco a sorpresa a Lagos, capitale della Nigeria, fondata dai portoghesi al centro di una laguna (lagos vuol dire laguna) e oggi una delle città più emblematiche e contraddittorie del continente africano.
Un boato scuote una città divisa tra povertà e ricchezza, tensioni etniche e religiose, tradizioni tribali e desiderio di modernità: dal mare emerge Ayodele, una donna misteriosa che promette un nuovo mondo per tutti, mentre il mare brulica di nuova vita, anche insolita e aliena. Tre personaggi, la biologa Adaora, donna in cerca di una sua identità oltre antiche tradizioni soffocanti, il rapper Anthony, emblema delle istanze dei giovani, e il soldato Agu, si confronteranno con una novità che rischia di stravolgere tutto, contro l’ignoranza che rifiuta il nuovo ma anche contro la spietatezza di qualcuno che se si sente respinto può diventare devastante.
Nel nostro Paese si parla della Nigeria solo come teatro di fatti tragici o come il luogo da cui sono arrivate le schiave moderne della nostre strade statali e la criminalità a loro legata, ma in realtà è un mondo molto più complesso e interessante, metafora nel libro di qualsiasi popolo a confronto con l’ignoto, con la paura del diverso, con il panico, con l’impossibilità di voler cambiare.
Laguna parla di modernità e di antiche tradizioni, del nostro rapporto con cosa non capiamo, della paura, della voglia di cambiare ma anche di cosa lo impedisce, del perché comunque non ci può essere un salvatore assoluto per tutti, di ecologia e di ambiente, di donne e omosessuali, di diversità e bigottismo, sotto la storia di un attacco alieno originale e insolito.
Un libro ovviamente per appassionati di fantascienza, ma anche per chi vuole capire di più il mondo reale, in particolare la società africana, continente al di là del Mediterraneo dove sono state compiute le più grandi efferatezze, oggi allo sbando ma con anche potenzialità e cose da dire. Non è un caso che stanno crescendo molti autori e autrici di fantascienza proprio in Africa.

Provenienza: libro preso in prestito presso le Biblioteche civiche di Torino.

Nata negli Stati Uniti da genitori nigeriani, Nnedimma Nkemdili Okorafor è una delle più talentuose autrici emerse negli ultimi anni sulla scena internazionale. Nnedi Okorafor si è affermata grazie a una produzione narrativa capace di trascendere il genere per combinare in maniera mirabile fantascienza e tradizione africana, fantasy e realismo magico.
Vincitrice di molti tra i più prestigiosi premi letterari (Hugo, Nebula, World Fantasy Award tra gli altri) è professoressa di Scrittura creativa presso l’Università di Buffalo (NY).
Laguna è il suo primo romanzo di fantascienza a essere tradotto in italiano, mentre è già uscito per Gargoyle il fantasy Chi teme la morte. La profezia di Onye. Il suo sito ufficiale è http://nnedi.com

:: Chi vincerà il Nobel per la Letteratura 2016?

7 ottobre 2016

sun

Sembra che in quel di Stoccolma, tra i saggi dell’ Accademia di Svezia quest’anno per quanto riguarda la scelta dello scrittore da insignire del Premio Nobel, non sappiano proprio decidersi. Il vincitore era previsto per giovedì 6, ma sembra che dovremo aspettare giovedì 13. Per ora è tutto un si dice per cui prendete con le pinze quanto dirò. Io un mio super candidato ce l’ho, ormai da anni, anche se sono quasi certa che mai vincerà. Se siete curiosi è Don DeLillo, che comunque tra gli americani se la contende con niente di meno che Philip Roth, Cormac McCarthy e Thomas Pynchon.
Ma in queste ore il superfavorito sembra essere Ngũgĩ Wa Thiong’o, autore di romanzi, ma anche di un piccolo saggio che mi capitò di leggere, anche piuttosto agguerrito, Decolonizzare la mente, interessante per molti versi, anche soprattutto per il momento storico in cui stiamo vivendo. La letteratura africana postcoloniale se vogliamo ha una sua Trinità, composta da Wole Soyinka, Chinua Achebe e appunto da Ngũgĩ Wa Thiong’o. Wole Soyinka ha vinto il Nobel nel 1986, Chinua Achebe è venuto a mancare, non resta quindi che Ngũgĩ Wa Thiong’o, e a quanto pare anche a Stoccolma stanno riflettendo in questo senso.
L’ anno scorso ha vinto una donna quindi è saggio e logico pensare che quest’anno toccherà a un uomo.  Anche se Joan Didion non sfigurerebbe, o perché no, Margaret Atwood.
Elena Ferrante, forse la più internazionale tra le scrittrici italiane, (anche se si fa il nome di Dacia Maraini, sempre per l’Italia), sarebbe davvero un altro nome di riferimento e qui il presunto disvelamento della sua identità non si sa bene se gioca contro o a favore.
Tra i gettonatissimi comunque resta Murakami, dopo la Cina con Mo Yan, un tocco d’Oriente. Chissà. Forse è solo troppo giovane, rispetto all’età media degli altri candidati.
Per concludere, dato che DeLillo neanche lo si nomina quest’anno, andiamo a conoscere meglio Ngũgĩ Wa Thiong’o, vi lascio un suo breve profilo bio (giusto per arrivare preparati, mai che vincesse).

Ngũgĩ Wa Thiong’o (Limuru, Kenya, 1938), romanziere, drammaturgo e saggista, è la principale figura letteraria dell’Africa orientale ed è considerato fra i massimi esponenti della letteratura africana. Dopo aver studiato a Kampala (Uganda) e a Leeds in Inghilterra, pubblica il suo primo romanzo Wheep Not, Child (1964; Se ne andranno le nuvole devastatrici, Jaca Book, 1975, 19762), ma è con A Grain of Wheat (1967, Un chicco di grano, Jaca Book, 1978, 19972) che guadagna fama internazionale. Dopo avere insegnato per un decennio all’Università di Nairobi, nel ‘77 pubblica Petals of Blood (Petali di sangue, Jaca Book, 1979), romanzo in cui condensa una dura critica alla società keniota postcoloniale. Vincitore di numerosi premi internazionali, oggi vive e insegna negli Stati Uniti.