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:: La rivalsa delle scimmie, Aldous Huxley, (Gargoyle, 2014) a cura di Davide Mana

3 giugno 2014

larivalsadellescimmiewebEd era vostro nonno, oppure vostra nonna, ad essere una scimmia?”

È impegnativo, chiamarsi Huxley, e scrivere di scimmie.
Il 30 giugno 1860, il vescovo Samuel Wilberforce (noto ai suoi ammiratori come “Soapy Sam” – “Sam il viscido”) chiese a Thomas Huxley (noto ai suoi ammiratori come “il Mastino di Darwin”) se si considerasse un discendente di scimmie da parte di padre o di madre.
Si era in quel di Oxford, durante un dibattito sulle teorie di Charles Darwin.
Secondo i testimoni, Huxley mormorò “Ecco, Dio ha posto quest’uomo nelle mie mani affinché io possa farne ciò che voglio“, e poi rispose che non ne aveva idea di quale ramo della sua famiglia fosse scimmiesco, ma si sarebbe vergognato di più ad avere fra i propri antenati una persona che usasse le proprie doti per offuscare la verità.
Ottantotto anni dopo, il nipote di Thomas Huxley, Aldous Huxley, pubblicò una storia intitolata Ape and Essence, sulla quale l’ombra di quel confronto oxfordiano grava inequivocabilmente.
Distopico e pessimista, il libro – che ora viene tradotto e presentato al pubblico italiano da Gargoyle col titolo di La Rivalsa delle Scimmie – si apre il giorno dell’omicidio di Gandhi (il 30 gennaio 1948) e utilizza un espediente narrativo classico – quello del manoscritto ritrovato – per trasportare il lettore in un mondo post-apocalittico.
Una sceneggiatura mai realizzata e fortunosamente riscoperta descrive un mondo da incubo: le scimmie hanno cancellato la civiltà umana, scatenando una guerra termonucleare e biochimica.
Sopravvive la Nuova Zelanda, e da qui, un secolo dopo la caduta, una spedizione di scienziati si dovrà confrontare con ciò che adesso è il genere umano – un’orida dittatura religiosa che pratica una forma radicale di eugenetica, e che adora il demonio.
Nella scena culminante della sceneggiatura ritrovata, uno degli scienziati si confronta con il “vicario” a capo della comunità – in un duello intellettuale che ricorda da vicino quello fra Huxley e Wilberforce.
A fare da contrappunto alla narrativa principale, una serie di scene slegate mostrano diversi aspetti della civiltà delle scimmie, in una ferocissima satira della civiltà umana del ventesimo secolo.
La Rivalsa delle Scimmie è una storia feroce, ed in ultima analisi estremamente spiacevole – non c’è redenzione per l’umanità in questa storia, ed è palese che secondo Huxley è stato l’elemento scimmiesco, animale ed irragionevole a prevalere nell’evoluzione umana, tanto che la società dei babbuini descritta nel romanzo è alla fine indistinguibile dalla nostra.
Rispetto ai due lavori più vicini tematicamente nel canone fantascientifico, ne La Rivincita delle Scimmie manca l’elemento avventuroso che solleva il pessimismo de Il Pianeta delle Scimmie di Pierre Boulle, manca il positivismo che rende Genus Homo di Lyon Sprague De Camp una lettura divertente.
Opera considerata a lungo “minore” nella produzione di Huxley, La Rivincita delle Scimmie è un titolo indispensabile nella definizione della narrativa distopica, e merita una lettura – per quanto possa gettare il lettore in un lieve stato depressivo.

Aldous Huxley (1894-1963) è uno degli scrittori e intellettuali inglesi più im­portanti della sua generazione. Tra le opere più significative ricordiamo: Giallo Cromo, Punto contro pun­­to, Il mondo nuovo, Il tempo si deve ferma­re, Le porte della percezione e L’isola. Grande viaggiatore, soggiornerà in va­ri paesi, tra cui anche l’Italia, terra natale della sua seconda moglie. Dopo una lunga malattia, muore il 22 no­­vem­bre 1963, giorno dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy.

:: Segnalazione di I collezionisti di destini di Stephen J. Cannell (Gargoyle, 2012)

15 giugno 2012

Stephen J. Cannell, noto in Italia forse ai più per la partecipazione alle celebri partite a poker del sabato sera con James Patterson e Michael Connelly nei telefilm polizieschi Castle, oltre ad essere stato sceneggiatore e produttore di alcune delle più popolari serie tv americane, era anche un eccellente romanziere e grazie alla Gargoyle avremo presto l’occasione di leggere anche in Italia i suoi libri. Il 21 giugno esce infatti I collezionisti di destini  primo romanzo della serie di Shane Scully e forse quello di maggior successo. Non posso quindi che sperare che condividiate la mia stessa curiosità.

“I collezionisti di destini” di Stephen J. Cannell, editore Gargoyle (collana “Extra”), 15,90 €, pp. 378, titolo originale The Tin Collectors, traduzione Benedetta Tavani – in libreria dal 21 giugno 2012.

Io riconosco il distintivo del mio ufficio come simbolo di pubblica fede, e lo accetto perché affidatomi dalla società fino al momento in cui verrò meno all’etica del mio servizio.

Shane Scully, sergente dello smisurato e ultra-ramificato Dipartimento di polizia di Los Angeles, riceve nel cuore della notte la chiamata di Barbara Molar, una sua antica fiamma. Preda della furia del marito, la donna invoca aiuto finché la comunicazione non si interrompe di colpo. Allarmato, Shane si precipita dai Molar riuscendo a salvare Barbara dalla violenza del coniuge ma uccidendo quest’ultimo nella colluttazione. La disgrazia si rivela un vero boomerang: Ray Molar era infatti un tenente pluridecorato, forte di un’enorme popolarità tra i poliziotti. Shane è rinviato al giudizio e il suo fascicolo viene assegnato al procuratore Hamilton dell’Unità Affari Interni, il regno dei cosiddetti “collezionisti di distintivi”: quegli agenti che, designati a investigare sui colleghi, ne determinano in modo irreversibile le carriere attraverso l’eventuale e definitiva confisca del distintivo. A peggiorare la situazione, c’è il fatto che il sergente Alexa Hamilton ha più di un pregiudizio negativo nei confronti di Shane Scully. Con quasi l’intero Dipartimento contro e inviso, al contempo, ai vertici della Pubblica amministrazione della città (Molar era stato autista e guardia del corpo del sindaco), Shane intuisce di trovarsi addentro un intrico molto più vasto di quanto appaia, dove la sua carriera e il suo onore sono soltanto alcuni dei tasselli in gioco. Ben presto anche l’acuto sergente Alexa Hamilton si rende conto che qualcosa non quadra, a cominciare dall’aura leggendaria che seguita ad avvolgere Raymond “Dente d’acciaio” Molar anche da morto. Shane e Alexa avviano, così, un’indagine senza esclusione di colpi, che si dipana tra omicidi, ricatti, rapimenti e frodi d’ogni tipo, fino a scoperchiare un mefitico calderone d’inimmaginabile corruzione. Arricchito di momenti introspettivi di struggente delicatezza – inconsueto per un thriller d’azione pressoché ininterrotta –, I collezionisti di destini racconta magnificamente il tortuoso cammino compiuto da qualsiasi uomo giusto per scagionare se stesso a causa della miseria del mondo.

Stephen J. Cannell (Los Angeles, 1941 – Pasadena, 2010) è stato un maestro della narrativa seriale americana, con cui si è misurato in varie vesti (scrittore, sceneggiatore, produttore e attore). Malgrado una grave forma di dislessia, nel 1964 Cannell si laurea in Giornalismo e, di lì a qualche anno, inizia a collaborare con la Universal come autore free lance di alcuni episodi de “Il tenente Colombo” e “Ironside”. Dal 1971 la collaborazione con la major diventa stabile e Cannell si distingue quale sceneggiatore di serie tv di grido come “Agenzia Rockford” (vincitrice di tre Emmy Award nel 1977, 1979 e 1980) e “Ralph supermaxi eroe”. Nel 1979 fonda la Stephen J. Cannell Productions e nel 1986 i Cannell Studios, realizzando alcuni tra i successi seriali più significativi del ventennio a venire, tra cui “A-Team”, “21 Jump Street” e “Renegade”. Nel 1996 esce il suo primo romanzo, The Plan, un thriller sui tentacoli della mafia nella politica a stelle e strisce, che diventa subito un bestseller negli USA; segue un’altra mezza dozzina di libri in un crescendo di vendite. Nel 2001 Cannell inizia a scrivere il ciclo del detective Shane Scully: otto romanzi, tutti bestseller del New York Times, pubblicati tra il 2001 e il 2011, che vendono in totale circa un milione e mezzo di copie nei soli Stati Uniti. I collezionisti di destini, primo titolo del ciclo, resta quello di maggiore successo con 240.000 copie vendute.

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