:: Nel cuore del gatto di Jina Khayyer (Iperborea 2026) a cura di Valentina Demelas

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Nel cuore del gatto è il romanzo d’esordio dell’autrice di origini iraniane Jina Khayyer, pubblicato da Iperborea e tradotto da Silvia Albesano. Attraverso una narrazione stratificata che intreccia memoria familiare, ricerca identitaria e riflessione politica, il libro restituisce un ritratto dell’Iran contemporaneo lontano dalle semplificazioni della cronaca e del dibattito pubblico. Sullo sfondo delle proteste scoppiate dopo l’uccisione di Mahsa Jina Amini nel 2022, l’autrice costruisce una storia che attraversa generazioni di donne e differenti modi di vivere il senso di appartenenza.

La protagonista si chiama Jina, proprio come la giovane donna divenuta il simbolo del movimento “Donna, Vita, Libertà”. Ha origini iraniane, ma è nata e cresciuta in Europa e vive quella condizione tipica della diaspora che consiste nel sentirsi intimamente legata a una terra che, allo stesso tempo, continua a rimanere in parte distante. Quando l’angoscia per la sorte della sorella Roya e della nipote Nika, rimaste a Teheran, diventa insostenibile, il presente lascia spazio al ricordo del suo primo viaggio in Iran. Da questa frattura prende forma un mosaico di incontri, vicende e memorie che collega il passato e il presente della sua famiglia.

Sono soprattutto i personaggi femminili a dare spessore e profondità alla narrazione, a rappresentarne le voci più significative. Accanto alle giovani donne che sfidano apertamente il regime, come Iman, trovano spazio le anziane zie che custodiscono le tracce di un mondo cancellato dalla Rivoluzione islamica. Attraverso le loro storie emergono desideri interrotti, affetti perduti e differenti forme di resistenza, talvolta silenziose, talvolta apertamente conflittuali.

Pur confrontandosi con temi profondamente politici, Khayyer evita di trasformare il romanzo in una semplice testimonianza. La repressione attraversa la narrazione senza esaurirne il significato. L’Iran che emerge da queste pagine è fatto anche di poesia, tradizioni, paesaggi, lingua e memoria culturale. È un paese attraversato da profonde contraddizioni, raccontato nella sua dimensione più umana e quotidiana. Un ruolo particolarmente significativo è affidato alla lingua persiana, descritta come un patrimonio vivo nel quale immagini, simboli e memoria continuano a sopravvivere.

Accanto alla riflessione politica, il romanzo sviluppa anche una profonda indagine sul rapporto tra memoria e identità. Le vicende delle diverse generazioni sembrano richiamarsi continuamente, mostrando come le ferite della storia non appartengano soltanto a chi le ha vissute direttamente, ma continuino a produrre conseguenze nel tempo. Questa eredità del passato assume così il valore di una risorsa complessa: un peso da portare, ma anche uno strumento di resistenza e sopravvivenza. In questa prospettiva il racconto individuale si apre progressivamente a una dimensione collettiva che coinvolge un intero paese.

Suggestivo è anche il modo in cui il viaggio geografico si trasforma gradualmente in un percorso interiore. Da Teheran a Persepoli, dal deserto ai luoghi legati alla tradizione zoroastriana, ogni tappa contribuisce a ricomporre il rapporto della protagonista con le proprie radici. Anche il titolo del romanzo ha una particolare valenza simbolica: richiama la celebre immagine dell’Iran come un gatto accovacciato, suggerisce un’immersione nel cuore della sua storia e della sua identità.

La struttura procede per frammenti, ricordi e racconti intrecciati, rispecchiando il funzionamento stesso della memoria. Ne nasce un racconto composito nel quale storia personale e storia collettiva si riflettono continuamente l’una nell’altra. Alla cronaca politica si alternano momenti più lirici e contemplativi, contribuendo a restituire la ricchezza culturale e simbolica dell’universo narrato.

Nel cuore del gatto si inserisce nel filone della narrativa diasporica iraniana contemporanea, trovando una propria voce nell’equilibrio tra dimensione politica e intimità familiare. Più che offrire una spiegazione dell’Iran, il romanzo invita ad attraversarne le ferite, le contraddizioni, le tradizioni, i colori, la vitalità, restituendo il ritratto di un paese che continua a resistere attraverso la memoria, la cultura e le donne che ne custodiscono la storia.

Jina Khayyer, scrittrice, poeta, pittrice, giornalista d’arte, è nata in Germania da una famiglia di origini iraniane e dal 2006 vive tra Parigi e la Provenza. Scrive in tedesco, inglese e francese per diverse testate internazionali tra cui Apartamento e The Gentlewoman. Con Nel cuore del gatto, il suo romanzo d’esordio, ha ottenuto il Premio Mara Cassen ed è stata candidata al Deutscher Buchpreis 2025.Source: libro gentilmente donato dall’editore presso il Salone del Libro di Torino. Ringraziamo Francesca Gerosa, ufficio stampa Iperborea.


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