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Falce di Neal Shusterman (Oscar Fantastica, 2020) a cura di Elena Romanello

31 ottobre 2020

L’epoca attuale non è certo delle migliori, soprattutto in questi ultimi mesi, e non deve stupire allora un fiorire o rifiorire della cosiddetta fantascienza distopica, storie di futuri più o meno prossimi dove le cose non sono andate in maniera decisamente positiva, tra dittature, strapotere delle macchine e altre storture sociali.
Accanto ai classici, da Orwell ad Huxley, ci sono tante storie nuove da scoprire, anche rivolte all’apparenza ad un pubblico di giovanissimi (ma non certo banali), come la saga di Falce, di Neal Shusterman.
L’autore immagina un mondo che all’apparenza è perfetto, perché ha sconfitto la morte: tutti possono vivere vite pressoché eterne, rigenerandosi anche in nuove giovinezze grazie ad una chirurgia estetica ormai completa, senza più malattie, fame, incidenti, guerre, tutto governato dal cervello elettronico Thunderhead, che non sbaglia mai e non ha sentimenti, né rimorsi, né rimpianti.
C’è però un ma, dato che si continua a nascere, per scongiurare la sovrappopolazione, ogni anno qualcuno deve essere comunque spigolato, cioè ucciso, su esecuzione delle Falci, esseri umani che devono portare avanti un compito non certo facile, ma per cui godono di una grande considerazione sociale, oltre che di un certo timore. Gli spigolati vengono scelti in teoria in base ad una percentuale varia in base all’età, ma non mancano gli abusi.
In questo mondo vivono un ragazzo e una ragazza, Rowan Damisch e Citra Terranova, convinti che sia il migliore possibile, anche se vedono le sue contraddizioni: la loro vita cambia di colpo nel momento in cui la Compagnia delle falci, in cerca di nuove reclute, decide di reclutarli come apprendisti nella persona del venerando maestro Faraday.
Rowan e Citra sono schietti, coraggiosi, leali, e non vogliono diventare due assassini, tenendo conto che alla fine del’addestramento come prova finale uno o una dei due dovrà eliminare l’altro o l’altra, e per questo motivo sono potenzialmente delle falci perfette, diverse da chi incontreranno sulla loro strada, spinto solo dalla voglia di uccidere a tutti i costi.
Un romanzo che riecheggia per gli appassionati le atmosfere de Il mondo nuovo e anche de La fuga di Logan, con uno sguardo anche al successo di Hunger Games, ma con una sua grande originalità e con all’interno il tema eterno del rapporto tra vita e morte, di cosa dà valore alla vita e su quanto mostruosa sia la morte data, per qualsiasi motivo, e alla fine arbitrariamente come in questo futuro non certo perfetto, dove l’incertezza di una fine comunque inevitabile è stata sostituita da una lucidità chirurgica su quanti comunque eliminare ogni anno.
Il viaggio di Rowan e Citra, in una società solo all’apparenza idilliaca ma in realtà spietata, inizia così, in una storia di formazione in cui emergono tutte le debolezze ma anche la forza dell’animo umano, in un inno alla vita e al suo valore stravolto da una missione spietata,  in un mondo che non potrà rimanere così dopo che ci sono passati i due ragazzi.

Neal Shusterman è nato a New York nel 1962 ed è autore di libri per ragazzi e young adult di grande successi, ed è vincitore del National Book Award per Il viaggio di Caden. Tra le sue opere, oltre alla saga di Falce, ci sono anche DownsidersFull Tilt Unwind La divisione. E’ anche autore di sceneggiature per il cinema e la televisione, oltre che di libri game, di racconti, saggi e novelizzazioni di serie TV come The X-Files.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

I romanzi delle sorelle Bronte per Oscar Draghi a cura di Elena Romanello

13 ottobre 2020

Ci sono libri che tutti sono convinti di conoscere, come i classici dell’Ottocento, ma che è sempre bene riprendere in mano, tenendo conto che è in quel periodo che è nata la letteratura come oggi la conosciamo, con un grande apporto da parte delle donne, soprattutto nell’Inghilterra vittoriana.
La collana Oscar Draghi lascia da parte per un attimo fantascienza e fantasy per presentare i tre romanzi forse più famosi delle sorelle Bronte, Agnes Grey di Anne, Cime tempestose di Emily e Jane Eyre di Charlotte, presentati in una nuova, suggestiva edizione, con io sottotitolo I capolavori delle impareggiabili penne sororali.
Un’occasione per scoprire o riscoprire quindi tre storie abbastanza diverse tra di loro, che raccontano tre spaccati di vita dell’Inghilterra di allora, in particolare dello Yorkshire, luogo in cui le sorelle Bronte vissero praticamente per tutte le loro vite non certo lunghe, salvo qualche breve spostamento.
Cime tempestose è la storia di un amore folle, di un’ossessione amorosa durata tutta la vita, quella di Catherine e Heathclift, ancora oggi emblematica.
Agnes Grey e Jane Eyre sono considerati romanzi protofemministi, con due protagoniste in cerca di una loro vita al di là delle convenzioni, specchio tra l’altro di un mondo dove le donne non contavano ma spesso erano l’unica fonte di reddito con il loro lavoro per tante famiglie.
Un’ottima occasione per confrontarsi di nuovo con tre capisaldi della letteratura al femminile, ancora oggi capaci di influenzare e far riflettere. Tre romanzi non banali, non favolette zuccherose, non datati, non melensi, con personaggi che parlano al mondo contemporaneo, con dietro le loro autrici, prolifiche nonostante la loro breve vita, sia come scrittrici di narrativa che come poetesse.

:: La collera di Napoli, Diego Lama (Mondadori, 2016) a cura di Diego Di Dio

24 giugno 2016

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Napoli, settembre 1884. Un’epidemia di colera provoca migliaia di vittime in appena due settimane.Veneruso, un commissario di polizia depresso e irritabile, indaga sul ritrovamento dei cadaveri di alcune giovani orfane mutilate su una spiaggia vicino al porto. Le ragazze provengono tutte dallo stesso convento di monache di clausura. Le ricerche di Veneruso e dei suoi scalcagnati agenti riveleranno presto passioni segrete, vizi inconfessabili e relazioni pericolose tra le religiose. All’indagine principale si aggiungono altri casi paralleli, altri omicidi, altri assassini.

La collera di Napoli è il primo romanzo che leggo di Diego Lama.
Il fatto che sia risultato vincitore al Tedeschi mi ha incuriosito parecchio e, ovviamente, ha aumentato a dismisura le mie aspettative. Spesso accade che, leggendo un libro che si è affermato in un premio importante come questo, le pretese rimangano in parte deluse, ma non è questo il caso.
La collera di Napoli non solo introduce nel panorama del giallo storico un personaggio unico, irritabile, nervoso e a suo modo divertente come il commissario Veneruso, ma innesta questo personaggio su uno sfondo storico ben descritto, accurato e definito. Eppure, nonostante la potenza narrativa del protagonista, la cosa che mi ha colpito di più del romanzo non è né lui, né la storia principale, tessuta in maniera sapiente e accorta. No.
La cosa che mi ha colpito di più sono le storie, le piccole vicende collaterali che affluiscono nel fiume della vicenda principale, i piccoli aneddoti, i piccoli gialli che arricchiscono un quadro umano variegato, disperato e bellissimo. C’è qualcosa di geniale in questa scelta dell’autore di non limitarsi a narrare la vicenda principale o le storie a essa funzionali, ma di arricchire il romanzo con uno sguardo traversale indirizzato alle piccole storie di vita e di paese, ai personaggi curiosi e affamati, al popolo napoletano piegato dalla malattia e dalla povertà, ai gesti disperati e alle parole indimenticabili di personaggi ai limiti della società, falegnami, prostitute, preti e suore.
Diego Lama, con La collera di Napoli, irrompe nel panorama editoriale italiano come uno dei più promettenti scrittori gialli contemporanei, congegnando un romanzo che denuncia non solo un potente talento narrativo, ma anche una affinata capacità di gestire trame e sottotrame, di costruire personaggi e dialoghi credibili, di dare vita a tanti piccoli universi letterari.

Diego Lama Napoli 1964. Architetto e giornalista, ha pubblicato diversi romanzi e racconti. Pubblica nel 2013 La collera di Napoli con protagonista il commissario Veneruso con cui è stato vincitore del Premio Tedeschi 2015, pubblicato nel Giallo Mondadori n. 3136 nel mese di ottobre 2015. Il romanzo viene ristampato nel giugno del 2016 negli Oscar Mondadori.

Source: libro del recensore.

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