Posts Tagged ‘Narrativa storica’

:: Le assaggiatrici di Rosella Postorino (Feltrinelli 2018) a cura di Marcello Caccialanza

29 marzo 2018
Le assaggiatrici di Rosella Postorino

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Le assaggiatrici, eccentrico ed alquanto curioso romanzo, edito dalla Casa Editrice Feltrinelli e scritto per mano dall’autrice Rosella Postorino, è senza ombra di dubbio un interessante viaggio nella Germania Nazista, vissuto e narrato in un’ottica nuova ed accattivante, capace, a mio avviso, di spiazzare lo stesso lettore che ne rimane ipnotizzato ed affascinato.
Non è dunque la solita narrazione stereotipata e racchiusa nei soliti clichè che a lungo andare ti lasciano indifferente e sterile d’innanzi ad eventi che dovrebbero essere sempre in grado di scuoterti e farti riflettere. Cosa che la scrittrice nella novità della sua narrazione ha fatto in modo esemplare!
Rosa Sauer è una giovane donna che risiede d’abitudine in una fredda caserma nazista. Suo compito ingrato è quello di assaggiare, alla moda dei grandi imperatori romani e dello stesso Bonaparte, i piatti destinati al palato di Hitler per accertarne la non alterazione.
Ma come in un buon romanzo che si rispetti, l’autrice inserisce anche un’appassionante liaison amorosa come pregevole cameo. Infatti tra Rosa e il crudele comandante della caserma nascerà un vero e proprio legame affettivo, tanto speciale quanto conturbante!

Rosella Postorino (Reggio Calabria, 1978) è cresciuta in provincia di Imperia, vive e lavora a Roma. Ha esordito con il racconto In una capsula, incluso nell’antologia Ragazze che dovresti conoscere (Einaudi Stile Libero, 2004). Ha pubblicato i romanzi La stanza di sopra (Neri Pozza, 2007; Premio Rapallo Carige Opera Prima), L’estate che perdemmo Dio (Einaudi Stile Libero, 2009; Premio Benedetto Croce e Premio speciale della giuria Cesare De Lollis) e Il corpo docile (Einaudi Stile Libero, 2013; Premio Penne), la pièce teatrale Tu (non) sei il tuo lavoro (in Working for Paradise, Bompiani, 2009), Il mare in salita (Laterza, 2011) e Le assaggiatrici (Feltrinelli, 2018). È fra gli autori di Undici per la Liguria (Einaudi, 2015).

Source: libro del recensore.

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:: I prescelti di Steve Sem-Sandberg (Marsilio 2018) a cura di Micol Borzatta

14 febbraio 2018
I prescelti

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L’ospedale viennese Spiegelgrund non esiste più.
Famosissimo negli anni tra il 1940 e il 1945 come istituto per raddrizzare i bambini ribelli e assistere quelli affetti da malattie mentali.
Adrian è uno di questi bambini. Dopo un’infanzia piena di problematiche molto forti viene rinchiuso nell’istituto nel 1941.
Mentre la persone fuori pensano che, una volta entrati, i bambini vengano seguiti e veramente curati, nella realtà dentro a quelle mura è un vero inferno, dove i medici si dedicano a torture di ogni genere e all’eutanasia infantile che Berlino pretende e obbliga di effettuare.
Ovviamente tutti i sensi di colpa vengono sopiti con la scusante che si stanno solo seguendo degli ordini, così che i coinvolti possono andare avanti con le loro vite senza dover prendere atto delle loro azioni.
Romanzo molto forte che dopo una partenza lenta in cui conosciamo il passato di Adrian, prende il via con toni pesanti e duri quando inizia la sua vita dentro all’istituto.
Molto ben descritto anche il personaggio dell’infermiera Anna Katschenka, che ci trasmette la dualità dei suoi sentimenti. Infatti Anna ama moltissimo i bambini, li ha nel cuore, però è anche fedele e leale al regime, con un forte senso del dovere che le fa eseguire tutti gli ordini che le vengono dati, facendola passare così come un mostro disumano, ma che dentro di sé è a pezzi dal dolore.
Un romanzo che narra una realtà diversa del tempo del nazismo, una realtà più pediatrica, più infantile, una realtà che non siamo abituati a sentire e che ci distrugge l’animo durante la lettura, nonostante sia intramezzata dalla finzione romanzata.
Un modo diverso per ricordare e vivere il periodo della guerra senza fossilizzarsi sempre e solo sui campi di concentramento.

Steve Sem-Sandberg nasce nel 1958 ed è uno dei migliori scrittori svedesi apprezzati. Ha già pubblicato il romanzo Gli spodestati che è stato pubblicato in oltre 20 paesi, ed è stato un caso internazionale vincendo l’August Prize, il più prestigioso premio letterario di Svezia.
I prescelti ha vinto in Francia il Prix Médicis come miglior romanzo straniero e il Prix Transfuge come miglior romanzo europeo.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Si ringrazia Anna Chiara dell’ Ufficio Stampa.

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:: I fantasmi dell’impero, Marco Consentino – Domenico Dodaro – Luigi Panella (Sellerio editore 2017) a cura di Maria Anna Cingolo

8 settembre 2017

fantasmi imperoQuesto libro nasce da una chiacchierata a cena. Luigi Panella, che per passione trascorre il tempo libero tra biblioteche ed archivi, racconta a Marco Cosentino e Domenico Dodaro una storia che ha dell’incredibile. (pag. 539)

Come si legge nelle ultime pagine del libro, Panella ha ritrovato nei fascicoli dell’ex Ministero dell’Africa Italiana un’inchiesta segreta in Etiopia, risalente al 1938. Questa documentazione e la sterminata collezione fotografica di Panella stesso, costituita da ben 20.000 scatti dell’epoca, sono state la fonte di acqua viva che ha irrigato le pagine di questo romanzo storico.
Il microlivello delle battaglie, delle esecuzioni e delle dinamiche politico-strategiche in Etiopia si fonde con il macrolivello della storia mondiale, sempre più vicina alla catastrofe della seconda grande guerra. Questo romanzo spolvera la coscienza italiana dallo strato di oblio e di dimenticanza, persino di disinteresse, con cui è stata coperta e ricorda i terribili mezzi utilizzati dall’esercito italiano di Mussolini durante la conquista e il governo dell’Etiopia: stermini, stupri, esecuzioni sommarie, armi chimiche, violenza gratuita su ribelli e civili. Il colonnello Vincenzo Bernardi e il sottotenente Vittorio Valeri cercano la verità tra tradimenti, sciumbasci e rastrellamenti dei ribelli; la rincorrono in mezzo a battaglie, rapimenti e belle abissine; noi la troviamo nelle foto che Valeri ha scattato con la sua Leica III. Infatti, i volti e quasi sempre i nomi in questo libro sono quelli di uomini e donne realmente vissuti (in primis, quelli di Valeri e di Bernardi); i telegrammi ritrovati sono interamente e fedelmente riportati in queste pagine; gli scontri e le esecuzioni sono davvero accaduti.
Panella, Cosentino e Dodaro colorano magistralmente di finzione la Storia e la raccontano con i tratti della cronaca giornalistica attraverso una polifonia di voci amiche e nemiche, italiane e locali, di uomini e di donne. I fantasmi dell’impero è decisamente un esordio riuscito, un romanzo avvincente, sincero nei fatti e nei sentimenti, spesso crudo e commovente: un altro libro blu Sellerio da non perdere.

Marco Consentino, esperto di relazioni istituzionali, Domenico Dodaro, business lawyer, e Luigi Panella, avvocato penalista, vivono a Roma e sono amici da anni. I fantasmi dell’impero è il loro primo romanzo.

Source: Copia inviata al recensore dalla Casa Editrice. Ringraziamo Maurizio dell’ Ufficio Stampa Sellerio.

:: La cattura dell’effimero – Beatrice Colin (Neri Pozza 2017) a cura di Federica Spinelli

5 settembre 2017

la_cattura_dell_effimero_01La cattura dell’effimero è ambientato nella Parigi alla vigilia dell’Esposizione Universale del 1889, quella in cui sorgerà una delle meraviglie del mondo moderno: la Tour Eiffel. Siamo nella Parigi delle stagioni dell’alta nobiltà, dei corsetti e delle redingote, dei balli e degli inviti a colazione, ma anche nella Parigi dell’impressionismo e della pittura di Jeorge Seurat. Un Ottocento ancora ruggente nelle sue consuetudini e nelle sue regole ferree.
La storia si apre con un viaggio in mongolfiera in cui Alice Arrol e suo fratello Jamie, due giovani scozzesi nel bel mezzo del loro Grand Tour, accompagnati da Caitriona Wallace, si godono in una fredda mattina invernale la vista di Parigi. Sulla stessa mongolfiera si trova anche Emile Nougier, ingegnere co-responsabile insieme a Gustave Eiffel della costruzione della Tour Eiffel. Cait fa per caso la conoscenza di Emile e tra i due scatta subito il colpo di fulmine, ma Jamie si intromette architettando di far sposare la sorella al giovane ingegnere ed entrare così anche lui nella costruzione della famosa Torre. Sarà proprio intorno alla costruzione della Torre si intrecceranno così i destini di tutti i personaggi, restando inevitabilmente compromessi.
Il romanzo tocca il tema del ruolo della donna nella società di metà Ottocento, incastrata in un dedalo di regole dell’etichetta e la cui unica speranza di sopravvivenza è commisurata alla possibilità di fare un buon matrimonio. Cait, dopo essere rimasta vedova, secondo la società ha come sola speranza di sopravvivenza quella di risposarsi se non vuole incorrere in un destino di povertà. La stessa Alice, seppure provvista di mezzi materiali, ha come unica aspirazione quella di sposarsi con un buon partito. La prima riesce a riscattarsi solo fuggendo lontano dalle convenzioni in un luogo dove resterà libera di prendere le proprie decisioni, mentre la seconda pagherà ben presto il prezzo della sua superficialità. Nel corso del romanzo, come metafora della rete di cui sono vittime le donne per via dell’etichetta, si fa riferimento alla quantità di vestiti e indumenti che le signore sono costrette a indossare, con numerosi commenti circa la scomodità e la difficoltà ad annodare, tirare, allacciare, abbottonare, costringere e schiacciare il corpo in questa armatura di ferro e stoffa. In riferimento agli abiti come esempio della costrizione delle regole della società, nel finale la libertà raggiunta dalla protagonista si esprime anche nell’indossare vestiti leggeri e comodi.
La Parigi descritta nel libro è esattamente come ci si immagina la città all’epoca dell’impressionismo, con i caffè e i locali notturni dove dare sfogo a vizi proibiti, Montmatre e la vita di strada, gli artisti e personalità notabili che camminano lungo i nuovi viali voluti dal barone Haussman. Il sapore di quest’epoca è restituito alla perfezione dall’autrice che ne evoca non lo solo lo spirito ma persino colori e profumi. Il romanzo scorre sotto gli occhi del lettore come un film dove la trama lascia poco all’immaginazione ma è ben scritta e funzionante. La cattura dell’effimero a cui il titolo fa riferimento si rivolge sia alla Tour Eiffel che svetta verso il cielo – una volta eretta era l’edificio più alto dell’epoca – , a tutte le storie legate alla sua costruzione e allo sgomento che questo strano edificio suscitava, ma anche alle illusioni verso cui ciascun personaggio tende nel corso del romanzo e che sarà costretto ad abbandonare.

Beatrice Colin, nata a Londra e cresciuta in Scozia, ha vissuto per anni a New York lavorando come giornalista freelance per il Guardian e numerose altre testate. Autrice di testi teatrali e radiofonici per la BBC, ha pubblicato il romanzo La vita luminosa di Lilly Afrodite, tradotto in molti paesi e pubblicato in Italia da Neri Pozza. Vive a Glasgow. http://www.beatricecolin.co.uk/

Source: libro inviato dall’ editore al recensore.

:: Recensione di La contea più fradicia del mondo di Matt Bondurant (Dalai Editore, 2012)

9 maggio 2013
Matt Bondurant

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“Perché avete tutti paura dei Bondurant? Mi dica solo questo”.
“Vuole che le dica qualcosa? Gli hanno tagliato la gola con un rasoio. Erano convinti che fosse morto, tutto quel sangue… Non ne aveva più nemmeno una goccia nelle vene. Ma se le dicessi che si è rialzato e ha camminato per più di quindici chilometri in una bufera di neve? Che ne pensa?
“Che è una gran bella storia”
“E lei ci crede?”
“No. E’ una leggenda. Una balla”.
“Be’, allora lei non ha nulla da temere”.

Può un libro diventare un’ ossessione?
Ma a me è successo che un libro diventasse un’ossessone con La contea più fradicia del mondo (The Wettest County in the World, 2008) di Matt Bondurant, pubblicato da Dalai Editore nella collana Romanzi e racconti. Sarà che il periodo in cui è ambientato, (Grande Depressione e Proibizionismo), mi ha da sempre interessato; sarà che si parla di uno scrittore come Sherwood Anderson, noto per la raccolta di racconti Winesburg, Ohio che ogni appassionato di letteratura anglo-americana conosce, il cui talento forse a tutt’oggi non è ancora stato giustamente valutato e così sfortunato in vita da morire per aver inghiottito per sbaglio uno stecchino da denti in un cocktail party; sarà che è stato ispirato da una storia vera, la vita del nonno e dei prozii dell’autore, e oltre ad essere un romanzo storico, ben documentato, è anche una gangster story in cui buoni e cattivi si scambiano le parti; sarà che è uscito un film intitolato Lawless, e a volte il cinema pur quando non è al suo meglio, offre un ottimo servizio alla letteratura spingendoti a chiederti come sarà il romanzo da cui il film è tratto.
Per queste e forse altre ragioni più difficilmente identificabili leggere questo libro è diventato per me quasi un chiodo fisso e quando finalmente me ne sono procurata una copia la paura di rimanere delusa è stata tanta. Naturalmente se sto ora a parlarvene, la delusione non c’è stata anzi, mi sono divertita pure parecchio ad immaginarmi come doveva essere stata la vita dei contrabbandieri illegali di alcool nelle contee rurali della old Virginia, popolate di leggende e di gangster improvvisati e bizzarri, più avvezzi a scuoiare un maiale che a sparare con i fucili a pompa, con magari una corda invece che una cintura, la salopette di jeans, e la terra dei campi sotto le unghie.
Per non parlare delle donne che li hanno amati, donne volitive e determinate, rivisitazione in chiave proibizionista delle belle da saloon del vecchio West, come il personaggio di Maggie, il più bello a mio avviso ed evocativo di tutto il romanzo, o come il personaggio di Berta, suonatrice di mandolino, dall’animo ribelle e scanzonato seppur costretta negli abiti grigi e dimessi di una brava ragazza battista.
Se il Vecchio West incarna il lato allegro ed ottimistico del sogno americano, la Grande Depressione e il Proibizionismo ne incarnano la sua anima più dolente e tormentata e a questo proposito non posso non pensare alle bellissime foto di Dorothea Lange, che difficilmente si dimenticano una volta viste, e anche una foto compare sulla copertina, una foto di Jack presumo, nel romanzo l’autore cerca di ricreare il giorno in cui fu scattata. Starei ore a parlarvi di questo libro, ma  mi rendo conto che sto divagando e forse voi vorreste conoscere qualcosa in più della trama e dello stile di Matt Bondurant, che per inciso mi deve un’ intervista – se mi leggi sappi che aspetto ancora le tue risposte-.
Tornando alla trama, allora la storia si basa sui fatti e sul processo legati al The Great Moonshine Conspiracy Trial of 1935 avvenuto nella contea di Franklin, processo teso a dimostrare il reticolo di corruzione e ricatti che legava i moonschiners, distillatori illegali di whiskey, con le forze dell’ordine locali, sceriffo e procuratore legale in testa, anche se quest’ultimo, forse per i suoi agganci politici, sarà l’unico poi a farla franca.
Sherwood Anderson sulle tracce di una fantomatica contrabbandiera, Willie Carter Sharpe, l’unico essere umano in grado di sfrecciare giù per Grassy Hill al volante di una Ford, le cui gesta il vero Anderson racconterà in Kit Brandon, si imbatte nei fratelli Bondurant: Howard, Forrest e Jack. Paladini di una lotta personale con la legge che non solo infrangono contrabbandando alcool, ma anche schierandosi platealmente contro all’idea di pagare sottobanco le forze dell’ordine per continuare i loro traffici. Proprio per questo, in quel celebre processo non sedettero sul banco degli accusati, ma furono sentiti come semplici testimoni dei fatti accaduti.
La contea più fradicia del mondo, frase coniata dallo stesso Anderson per descrivere la contea di Franklin, è una saga familiare, dai toni epici e violenti, che raffigura un mondo rude e nello stesso tempo liricamente tratteggiato, capace di evocare una certa nostalgia per qualcosa che non c’è più, forse l’innocenza di una nazione che nel periodo più difficile della sua storia, gravato da una crisi economica che degenerò nella Seconda Guerra Mondiale, riuscì a rafforzare quei legami di solidarietà e di fratellanza, quell’ amore per la libertà e una giustizia ben superiore ai giochi di potere della legge costituita.
Una certa anarchia soffia per tutto il romanzo, un’allegra avversione verso la giustizia umana, nelle cui pieghe corruzione, sopraffazione e sadico amore per la violenza in sé vengono combattuti da Robin Hood in salopette e stivali da contrabbandiere. Questo mondo di certo non c’è più, ma nelle pagine di questo libro ancora vive, ed è bello che sia così. Traduzione di Paolo Falcone.

Matt Bondurant, nato e cresciuto ad Alexandria, in Virginia, vive attualmente in Texas. La contea più fradicia del mondo, in cui ha narrato le vicende del nonno e dei prozii, è il suo secondo romanzo, con cui ha raggiunto i vertici delle classifiche americane.

Liberi di scrivere intervista Matt Bondurant: qui

Source: acquisto personale

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Nota: questo libro appartiene alla promozione Remainders -50%