Posts Tagged ‘narrativa storica’

:: I fantasmi dell’impero, Marco Consentino – Domenico Dodaro – Luigi Panella (Sellerio editore 2017) a cura di Maria Anna Cingolo

8 settembre 2017
fantasmi impero

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Questo libro nasce da una chiacchierata a cena. Luigi Panella, che per passione trascorre il tempo libero tra biblioteche ed archivi, racconta a Marco Cosentino e Domenico Dodaro una storia che ha dell’incredibile. (pag. 539)

Come si legge nelle ultime pagine del libro, Panella ha ritrovato nei fascicoli dell’ex Ministero dell’Africa Italiana un’inchiesta segreta in Etiopia, risalente al 1938. Questa documentazione e la sterminata collezione fotografica di Panella stesso, costituita da ben 20.000 scatti dell’epoca, sono state la fonte di acqua viva che ha irrigato le pagine di questo romanzo storico.
Il microlivello delle battaglie, delle esecuzioni e delle dinamiche politico-strategiche in Etiopia si fonde con il macrolivello della storia mondiale, sempre più vicina alla catastrofe della seconda grande guerra. Questo romanzo spolvera la coscienza italiana dallo strato di oblio e di dimenticanza, persino di disinteresse, con cui è stata coperta e ricorda i terribili mezzi utilizzati dall’esercito italiano di Mussolini durante la conquista e il governo dell’Etiopia: stermini, stupri, esecuzioni sommarie, armi chimiche, violenza gratuita su ribelli e civili. Il colonnello Vincenzo Bernardi e il sottotenente Vittorio Valeri cercano la verità tra tradimenti, sciumbasci e rastrellamenti dei ribelli; la rincorrono in mezzo a battaglie, rapimenti e belle abissine; noi la troviamo nelle foto che Valeri ha scattato con la sua Leica III. Infatti, i volti e quasi sempre i nomi in questo libro sono quelli di uomini e donne realmente vissuti (in primis, quelli di Valeri e di Bernardi); i telegrammi ritrovati sono interamente e fedelmente riportati in queste pagine; gli scontri e le esecuzioni sono davvero accaduti.
Panella, Cosentino e Dodaro colorano magistralmente di finzione la Storia e la raccontano con i tratti della cronaca giornalistica attraverso una polifonia di voci amiche e nemiche, italiane e locali, di uomini e di donne. I fantasmi dell’impero è decisamente un esordio riuscito, un romanzo avvincente, sincero nei fatti e nei sentimenti, spesso crudo e commovente: un altro libro blu Sellerio da non perdere.

Marco Consentino, esperto di relazioni istituzionali, Domenico Dodaro, business lawyer, e Luigi Panella, avvocato penalista, vivono a Roma e sono amici da anni. I fantasmi dell’impero è il loro primo romanzo.

Scheda libro:

Prezzo: 15 Euro (su Libreria Universitaria 12, 75)
Ebook: disponibile
Pagine: 512
Formato: brossura
Scheda editore: qui

Source: Copia inviata al recensore dalla Casa Editrice. Ringraziamo Maurizio dell’ Ufficio Stampa Sellerio.

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:: La cattura dell’effimero – Beatrice Colin (Neri Pozza 2017) a cura di Federica Spinelli

5 settembre 2017
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La cattura dell’effimero è ambientato nella Parigi alla vigilia dell’Esposizione Universale del 1889, quella in cui sorgerà una delle meraviglie del mondo moderno: la Tour Eiffel. Siamo nella Parigi delle stagioni dell’alta nobiltà, dei corsetti e delle redingote, dei balli e degli inviti a colazione, ma anche nella Parigi dell’impressionismo e della pittura di Jeorge Seurat. Un Ottocento ancora ruggente nelle sue consuetudini e nelle sue regole ferree.
La storia si apre con un viaggio in mongolfiera in cui Alice Arrol e suo fratello Jamie, due giovani scozzesi nel bel mezzo del loro Grand Tour, accompagnati da Caitriona Wallace, si godono in una fredda mattina invernale la vista di Parigi. Sulla stessa mongolfiera si trova anche Emile Nougier, ingegnere co-responsabile insieme a Gustave Eiffel della costruzione della Tour Eiffel. Cait fa per caso la conoscenza di Emile e tra i due scatta subito il colpo di fulmine, ma Jamie si intromette architettando di far sposare la sorella al giovane ingegnere ed entrare così anche lui nella costruzione della famosa Torre. Sarà proprio intorno alla costruzione della Torre si intrecceranno così i destini di tutti i personaggi, restando inevitabilmente compromessi.
Il romanzo tocca il tema del ruolo della donna nella società di metà Ottocento, incastrata in un dedalo di regole dell’etichetta e la cui unica speranza di sopravvivenza è commisurata alla possibilità di fare un buon matrimonio. Cait, dopo essere rimasta vedova, secondo la società ha come sola speranza di sopravvivenza quella di risposarsi se non vuole incorrere in un destino di povertà. La stessa Alice, seppure provvista di mezzi materiali, ha come unica aspirazione quella di sposarsi con un buon partito. La prima riesce a riscattarsi solo fuggendo lontano dalle convenzioni in un luogo dove resterà libera di prendere le proprie decisioni, mentre la seconda pagherà ben presto il prezzo della sua superficialità. Nel corso del romanzo, come metafora della rete di cui sono vittime le donne per via dell’etichetta, si fa riferimento alla quantità di vestiti e indumenti che le signore sono costrette a indossare, con numerosi commenti circa la scomodità e la difficoltà ad annodare, tirare, allacciare, abbottonare, costringere e schiacciare il corpo in questa armatura di ferro e stoffa. In riferimento agli abiti come esempio della costrizione delle regole della società, nel finale la libertà raggiunta dalla protagonista si esprime anche nell’indossare vestiti leggeri e comodi.
La Parigi descritta nel libro è esattamente come ci si immagina la città all’epoca dell’impressionismo, con i caffè e i locali notturni dove dare sfogo a vizi proibiti, Montmatre e la vita di strada, gli artisti e personalità notabili che camminano lungo i nuovi viali voluti dal barone Haussman. Il sapore di quest’epoca è restituito alla perfezione dall’autrice che ne evoca non lo solo lo spirito ma persino colori e profumi. Il romanzo scorre sotto gli occhi del lettore come un film dove la trama lascia poco all’immaginazione ma è ben scritta e funzionante. La cattura dell’effimero a cui il titolo fa riferimento si rivolge sia alla Tour Eiffel che svetta verso il cielo – una volta eretta era l’edificio più alto dell’epoca – , a tutte le storie legate alla sua costruzione e allo sgomento che questo strano edificio suscitava, ma anche alle illusioni verso cui ciascun personaggio tende nel corso del romanzo e che sarà costretto ad abbandonare.

Beatrice Colin, nata a Londra e cresciuta in Scozia, ha vissuto per anni a New York lavorando come giornalista freelance per il Guardian e numerose altre testate. Autrice di testi teatrali e radiofonici per la BBC, ha pubblicato il romanzo La vita luminosa di Lilly Afrodite, tradotto in molti paesi e pubblicato in Italia da Neri Pozza. Vive a Glasgow. http://www.beatricecolin.co.uk/

Scheda libro:

Prezzo: 18 Euro (su Libreria Universitaria 15, 30)
Ebook: disponibile
Pagine: 352
Formato: brossura
Scheda editore: qui

Source: libro inviato dall’ editore al recensore.

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:: Recensione di La contea più fradicia del mondo di Matt Bondurant (Dalai Editore, 2012)

9 maggio 2013
Matt Bondurant

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“Perché avete tutti paura dei Bondurant? Mi dica solo questo”.
“Vuole che le dica qualcosa? Gli hanno tagliato la gola con un rasoio. Erano convinti che fosse morto, tutto quel sangue… Non ne aveva più nemmeno una goccia nelle vene. Ma se le dicessi che si è rialzato e ha camminato per più di quindici chilometri in una bufera di neve? Che ne pensa?
“Che è una gran bella storia”
“E lei ci crede?”
“No. E’ una leggenda. Una balla”.
“Be’, allora lei non ha nulla da temere”.

Può un libro diventare un’ossessione?
Ma a me è successo che un libro diventi un’ossessone con La contea più fradicia del mondo (The Wettest County in the World, 2008) di Matt Bondurant, pubblicato da Dalai Editore nella collana Romanzi e racconti. Sarà che il periodo in cui è ambientato, (Grande Depressione e Proibizionismo), mi ha da sempre interessato; sarà che si parla di uno scrittore come Sherwood Anderson, noto per la raccolta di racconti Winesburg, Ohio che ogni appassionato di letteratura anglo-americana conosce, il cui talento forse a tutt’oggi non è ancora stato giustamente valutato e così sfortunato in vita da morire per aver inghiottito per sbaglio uno stecchino da denti in un cocktail party; sarà che è stato ispirato da una storia vera, la vita del nonno e dei prozii dell’autore, e oltre ad essere un romanzo storico, ben documentato, è anche una gangster story in cui buoni e cattivi si scambiano le parti; sarà che è uscito un film intitolato Lawless, e a volte il cinema pur quando non è al suo meglio, offre un ottimo servizio alla letteratura spingendoti a chiederti come sarà il romanzo da cui il film è tratto.
Per queste e forse altre ragioni più difficilmente identificabili leggere questo libro è diventato per me quasi un chiodo fisso e quando finalmente me ne sono procurata una copia la paura di rimanere delusa è stata tanta. Naturalmente se sto ora a parlarvene, la delusione non c’è stata anzi, mi sono divertita pure parecchio ad immaginarmi come doveva essere stata la vita dei contrabbandieri illegali di alcool nelle contee rurali della old Virginia, popolate di leggende e di gangster improvvisati e bizzarri, più avvezzi a scuoiare un maiale che a sparare con i fucili a pompa, con magari una corda invece che una cintura, la salopette di jeans, e la terra dei campi sotto le unghie.
Per non parlare delle donne che li hanno amati, donne volitive e determinate, rivisitazione in chiave proibizionista delle belle da saloon del vecchio West, come il personaggio di Maggie, il più bello a mio avviso ed evocativo di tutto il romanzo, o come il personaggio di Berta, suonatrice di mandolino, dall’animo ribelle e scanzonato seppur costretta negli abiti grigi e dimessi di una brava ragazza battista.
Se il Vecchio West incarna il lato allegro ed ottimistico del sogno americano, la Grande Depressione e il Proibizionismo ne incarnano la sua anima più dolente e tormentata e a questo proposito non posso non pensare alle bellissime foto di Dorothea Lange, che difficilmente si dimenticano una volta viste, e anche una foto compare sulla copertina, una foto di Jack presumo, nel romanzo l’autore cerca di ricreare il giorno in cui fu scattata. Starei ore a parlarvi di questo libro, ma  mi rendo conto che sto divagando e forse voi vorreste conoscere qualcosa in più della trama e dello stile di Matt Bondurant, che per inciso mi deve un’ intervista – se mi leggi sappi che aspetto ancora le tue risposte-.
Tornando alla trama, allora la storia si basa sui fatti e sul processo legati al The Great Moonshine Conspiracy Trial of 1935 avvenuto nella contea di Franklin, processo teso a dimostrare il reticolo di corruzione e ricatti che legava i moonschiners, distillatori illegali di whiskey, con le forze dell’ordine locali, sceriffo e procuratore legale in testa, anche se quest’ultimo, forse per i suoi agganci politici, sarà l’unico poi a farla franca.
Sherwood Anderson sulle tracce di una fantomatica contrabbandiera, Willie Carter Sharpe, l’unico essere umano in grado di sfrecciare giù per Grassy Hill al volante di una Ford, le cui gesta il vero Anderson racconterà in Kit Brandon, si imbatte nei fratelli Bondurant: Howard, Forrest e Jack. Paladini di una lotta personale con la legge che non solo infrangono contrabbandando alcool, ma anche schierandosi platealmente contro all’idea di pagare sottobanco le forze dell’ordine per continuare i loro traffici. Proprio per questo, in quel celebre processo non sedettero sul banco degli accusati, ma furono sentiti come semplici testimoni dei fatti accaduti.
La contea più fradicia del mondo, frase coniata dallo stesso Anderson per descrivere la contea di Franklin, è una saga familiare, dai toni epici e violenti, che raffigura un mondo rude e nello stesso tempo liricamente tratteggiato, capace di evocare una certa nostalgia per qualcosa che non c’è più, forse l’innocenza di una nazione che nel periodo più difficile della sua storia, gravato da una crisi economica che degenerò nella Seconda Guerra Mondiale, riuscì a rafforzare quei legami di solidarietà e di fratellanza, quell’ amore per la libertà e una giustizia ben superiore ai giochi di potere della legge costituita.
Una certa anarchia soffia per tutto il romanzo, un’allegra avversione verso la giustizia umana, nelle cui pieghe corruzione, sopraffazione e sadico amore per la violenza in sé vengono combattuti da Robin Hood in salopette e stivali da contrabbandiere. Questo mondo di certo non c’è più, ma nelle pagine di questo libro ancora vive, ed è bello che sia così. Traduzione di Paolo Falcone.

Matt Bondurant, nato e cresciuto ad Alexandria, in Virginia, vive attualmente in Texas. La contea più fradicia del mondo, in cui ha narrato le vicende del nonno e dei prozii, è il suo secondo romanzo, con cui ha raggiunto i vertici delle classifiche americane.

Liberi di scrivere intervista Matt Bondurant: qui

Source: acquisto personale

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Nota: questo libro appartiene alla promozione Remainders -50%