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Carne mangia carne, il nuovo thriller di Andrea Monticone a cura di Elena Romanello

11 luglio 2020

carneIl lockdown o confinamento che si è vissuto negli scorsi mesi sta già ispirando e ispirerà numerose storie, diari e riflessioni, una delle prime è uscita per Buendia Books nella collana Fiaschette ed è un thriller, Carne mangia carne, di Andrea Monticone.
L’autore ritorna ad un suo personaggio, il colonnello dei carabinieri Gabriele Sodano, che si trova a dover cercare un’altra verità, non legata al coronavirus e agli arresti domiciliari forzati per tutta la popolazione, secondo il principio che il thriller è oggi il genere che sa raccontare meglio la contemporaneità e i suoi problemi, violenza sulle donne, razzismo, discriminazioni, criminalità organizzata, disagio, droga e altro ancora.
Torino è deserta, nelle pagine di Carne mangia carne, non c’è nessuno in  giro, se non fuori dai supermercati e dalle farmacie, ma la criminalità non dorme, anzi, il malaffare è cresciuto durante il confinamento e non nella finzione: Gabriele Sodano si trova a dover fare i conti con due omicidi efferati, una ragazza fatta a pezzi e un pensionato a cui hanno strappato il cuore, letteralmente.
L’indagine porterà il militare a dover affrontare un’associazione spietata che ha trovato spazio in Italia, soprattutto a Torino, la mafia nigeriana, che ha iniziato ad occuparsi di sfruttamento della prostituzione ampliando poi i suoi interessi altrove, distinguendosi per rituali tribali sanguinari che accompagnano la violenza solita.
Carne mangia carne mescola quindi due fatti attuali, uno che influenzato le vite non solo degli italiani in questi ultimi mesi, e l’altro di cui si tende a parlare poco, ma che ogni tanto esplode lasciando atterriti e attoniti.
Una conferma per il talento di Andrea Monticone, che il crimine lo conosce in prima fila per il suo lavoro da cronista e come caporedattore di CronacaQui, una storia tesa che racconta una pagina già di Storia e atti che continuano a succedere, che spesso si rimuovono ma che sono indice di un malessere enorme che non va sottovalutato.

La paura trema contro di Corrado Artale (Buendia Books, 2019) a cura di Elena Romanello

16 dicembre 2019

la-paura-trema-controSpesso si sente dire che in Italia non si sanno scrivere o realizzare buoni prodotti di genere fantastico: uno stereotipo duro a morire anche perché falso, visto che sono state tante le storie di genere fantastico italiane che sono uscite negli anni e continuano ad uscire, con vari media.
Una di queste è un film indipendente del 2019, La paura trema contro di Pupi Oggiano, girato a Torino come alcuni classici di Dario Argento e da cui Corrado Artale, un autore che ha l’horror e il fantastico nel DNA, ha scritto un romanzo che non è solo una novelisation e che viene proposto da Buendia Book nella collana Fiaschetta.
Dalla copertina si potrebbe pensare che ci troviamo nel territorio dell’horror, come il mitico Profondo Rosso, girato a Torino e ancora oggi al centro di pellegrinaggi alle sue location, ma in realtà siamo più nel terreno della fantascienza, con la storia di una famiglia, in particolare di una madre e di una figlia, sulle quali aleggiano misteri e strani eventi. Comunque chi ama le atmosfere orrorifiche troverà pane per i suoi denti, in una vicenda che si richiama anche al carattere misterioso di Torino.
La paura trema contro è una storia che piacerà molto ai fan di serie cult come Stargate (non vuole essere uno spoiler) e soprattutto The X-Files, visto che si parla di alieni e presenze insolite, un libro che vive anche di vita sua senza il film, ma che fa capire quanto fantastico ci possa essere e ci sia anche alle latitudini italiane, in una città come Torino tra l’altro più che altrove.

Corrado Artale classe 1970, docente, vive a Torino. Cura la sezione letteraria del TOHorro Film Fest,evento dedicato al cinema e alla cultura horrorofantastica in generale. Autore di articoli sul cinema, ha scritto a quattro mani con il romanziere Stefano Di Marino un saggio sul cinema sexploitation anni ’70, Tutte dentro (Bloodbuster, collana I Ratti). Ha anche collaborato alla realizzazione del testo Pupi Avati– Il cinema dalle finestre che ridono – curato da Luca Servini e dedicato al cinema fantastico del noto regista bolognese (Edizioni Il Foglio).

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Nel cerchio di Coccinella di Gabriella Mancini (Buendia Books, 2019) a cura di Elena Romanello

16 dicembre 2019

coccinellacoverLa collana Fiaschetta di Buendia Books presenta un prezioso libricino, molto più lungo in realtà del suo numero di pagine, vincitore del Concorso Barbera da Leggere 2018, a cui l’autrice ha partecipato cercando di vincere la sua timidezza, e dato il risultato per fortuna.
Nel cerchio di Coccinella è una fiaba per tutte le età, incentrata intorno alla vita di una gatta nella Torino storica, tra Vanchiglia, via Rossini e Porta Palazzo, dove la sua vita si intreccia con quella di varie persone, creando legami e nuovi inizi, intorno anche ad una casa magica, che forse esiste e forse no e che diventa uno di quei luoghi della letteratura che rimangono nel cuore.
Un libro che parla di gatti e dell’amore che si ha per loro, ma anche della Torino degli ultimi vent’anni, del suo essere diventata una città multietnica, dei suoi cuori pulsanti, della vita di varie generazioni, in una storia che appunto può piacere ad ogni età. Buendia Books consiglia il libro dai sette anni in su, appunto, perché a qualsiasi età si può trovare qualcosa, soprattutto se si vive a Torino ma non solo.
Nel cerchio di Coccinella è quindi una storia che affascina, appassiona e commuove e che poi ti fa riflettere anche dopo, su quello che conta nella vita e su come cercare nuove strade, come fa la micia protagonista.
Il libro è impreziosito da alcune belle tavole di Roberta Barberis, che catturano bene il mondo di gatti di Coccinella e non solo.

Gabriella Mancini, torinese, è insegnante e mamma, e ha deciso di scrivere la storia di Coccinella partendo dai racconti per i suoi figli e i suoi allievi.

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Il caso del collare dei Savoia di Annamaria Bonavoglia (Buendia Books, 2019) a cura di Elena Romanello

27 novembre 2019

casocollareLa collana Fiaschette di Buendia Books si arricchisce di un nuovo titolo, una novella intrigante di un nome noto ai cultori del thriller e della fantascienza, Annamaria Bonavoglia, che ne Il caso del collare dei Savoia porta i suoi lettori nella grigia, cupa e nebbiosa Torino del 1892.
Nelle strade della città sabauda, da non molto non più capitale d’Italia, si consumano delitti efferati, che non sembrano legati alla comunque alta criminalità, che si concentra in particolare nel Casermone, in pieno Quadrilatero romano, un palazzo immenso pieno di sotterranei che si immergono nelle viscere della terra, bordelli, osterie e sbandati, in cui la polizia ha paura di entrare e dove si mormora e si sa che in tanti non sono usciti vivi.
Sulle tracce dell’assassino, che si dimostrerà ben diverso e più inquietante di chi si pensava che fosse, si metterà un misterioso inglese dal passato indefinito che vive da qualche tempo a Torino, il solitario Siger, che si troverà a dover risolvere un mistero che ha a che fare con un segreto legato ad un collare prezioso dei Savoia che risale al Medio Evo.
Annamaria Bonavoglia omaggia in queste pagine uno dei personaggi più amati e iconici dell’immaginario letterario di tutti i tempi, Sherlock Holmes: nel 1892 l’investigatore creato da Conan Doyle era stato dato per morto l’anno prima in Svizzera, salvo poi tornare nel 1894 quando il suo autore si rese conto che aveva perso una miniera d’oro e che non riusciva più ad ottenere lo stesso successo con altre opere.
In questi tre anni Sherlock Holmes avrebbe vissuto sotto mentite spoglie in vari Paesi, tra cui l’Italia, ed ecco che qui si inserisce questa sua avventura inedita e appassionante, con una spolverata di paranormale basata su una tradizione comunque esistente, quella del collare di Amedeo di Savoia e dell’ordine di cavalieri ad esso legato.
La grande protagonista di questa novella è però Torino, città d’adozione dell’autrice, raccontata in una veste insolita, attraverso cose poco note ai più, come le chiese che esistono davvero sotto il Duomo, o il famigerato Casermone, che fece paura per secoli e che fu distrutto all’inizio del Novecento. Al suo posto sorge oggi il palazzo dell’ENEL in via Stampatori, vicino ai giardini La Marmora.
Il caso del collare dei Savoia è una storia per tutti coloro che amano Sherlock Holmes, sia attraverso le storie originali che le riletture che si sono succedute negli anni, come il serial cult Sherlock, ma anche per chi conosce, abita o comunque ama Torino con i suoi misteri e la sua storia vicina o lontana.

Annamaria Bonavoglia ha nel cuore due città, Taranto, dov’è nata, e Torino, dove vive e lavora. Ha scritto due romanzi, pubblicato racconti di genere giallo e fantascientifico, sul Giallo Mondadori e su Urania.
Non ama molto parlare di sé, un po’ perché non si ricorda proprio tutto quello che ha scritto (sta invecchiando, anche se non lo ammetterebbe mai) e un po’ perché preferisce che siano i suoi scritti a parlare per lei.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.