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Il castello invisibile di Mizuki Tsujimura (De Agostini, 2019) a cura di Elena Romanello

30 giugno 2019

9788851168216_9466307ee241383d5cb4fa147033dffcIn Italia c’è uno strano rapporto con la produzione letteraria giapponese: si conoscono benissimo vari voci classiche, a cominciare da Yukio Mishima, e voci contemporanee di maggiore successo, come Haruki Murakami e Banana Yoshimoto, ma si ignora la vastissima produzione di narrativa di genere di oggi, a cominciare da quella rivolta ai ragazzi, oltre che le light novels, un fenomeno davvero di grandi proporzioni nel Paese del Sol levante, rivolte agli adolescenti, il pubblico prevalente degli amatissimi anche da noi manga.
Per questo motivo non si può che essere felici per l’arrivo de Il castello invisibile di Mizuki Tsujimura, grandissimo successo in patria, un fantasy ma non solo, che può essere, si spera, il primo di molti libri per giovani e non solo dal Giappone.
Kokoro ha solo tredici anni e da diversi mesi si è chiusa in casa, dopo che alcuni episodi di  bullismo particolarmente odiosi l’hanno spinta a isolarsi dal mondo. Mentre i suoi genitori sono al lavoro Kokoro passa le sue giornate a giocare ai videogames e a guardare la televisione, è una hikikomori, non la sola in Giappone e non solo e i tentativi di spingerla a frequentare una scuola di sostegno o a confrontarsi con un docente falliscono.
Kokoro ha preferito scomparire, ma un giorno dallo specchio si sprigiona una luce improvvisa che la rapisce e la trasporta in un castello abitato da una bambina con il volto da lupo e sei altri ragazzi e ragazze che come lei sono alle prese con un periodo difficile della loro vita. Insieme, dovranno affrontare una serie di prove, entrando e uscendo dallo specchio e scoprendo di avere affinità impreviste. Ma tutto non è come sempre.
Il castello invisibile è un romanzo che incanta, con come fonti di ispirazione dei classici senza tempo come Alice nel paese delle meraviglie, Il mago di Oz e La storia infinita, capace di mescolare magia e incanto con drammi contemporanei non solo giapponesi come il bullismo e gli hikikomori. Un libro che porta in un mondo fantastico ma che non dimentica la realtà, che parla di crescita e dolore, di elaborazione del lutto e di amicizia, di saper recuperare se stessi e andare avanti, malgrado tutto.
Un libro senz’altro per i giovani e giovanissimi, ma non solo, che piacerà anche molto a chi, magari da anni, segue manga e anime, giustamente sulla copertina viene citato Hayao Miyazaki, e sarebbe bellissimo un film suo o del figlio tratto da questo libro, ma ci sono richiami anche ad altre opere, come La ragazza che saltava nel tempo, di Wolf Children e Mirai di Mamoru Hosoda e Your Name di Makoto Shintai.
Il castello invisibile presenta una nuova storia per un genere amato ma a tratti un po’ troppo ripiegato su se stesso come il fantasy, con nuove atmosfere, da un immaginario che del resto ha già conquistato più di una generazione.

Mizuki Tsujimura, nata e cresciuta a Fuefuki, sull’isola di Honshū, è un’autrice pluripremiata e divora libri fin dalla più tenera età. Grazie a Il castello invisibile ha vinto nel 2018 il Japanese Bookseller Award, ambito riconoscimento assegnato dall’associazione dei librai indipendenti.

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Il pianeta di ghiaccio di Andrea Scavongelli (Fanucci, 2019) a cura di Elena Romanello

25 giugno 2019

unnamedLa fantascienza continua ad essere un genere amato da un nutrito gruppo di appassionati, che è cresciuto grazie a nuove storie, come quelle raccontate in alcune serie TV di grande successo, ma negli ultimi anni ha preferito concentrarsi su scenari distopici, grazie anche all’attuale momento storico politico non proprio facile, trascurando un filone amatissimo, quello della space opera, le avventure nello spazio, che per anni è stato pane quotidiano per chi sognava un oltre le prime spedizioni nel cosmo.
Per questo motivo, se si sono letti ed amati Asimov e Hamilton e se si sono seguite con passione le avventure televisive di Star TrekSpazio: 1999  e degli anime di Leiji Matsumoto, Capitan Harlock in testa, non si può che essere felici per l’arrivo nel catalogo Fanucci tra l’altro dell’opera prima di un autore italiano, Andrea Scavongelli: Il pianeta di ghiaccio.
Primo capitolo del Ciclo di Rizor, e infatti la storia non si esaurisce qui, il libro ci porta sullo sfondo di un universo ormai dominato dagli esseri umani, che hanno colonizzato pianeti e stazioni spaziali, non sempre in modo pacifico e non sempre andando d’accordo tra di loro. Gli uomini di potere vogliono conquistare il dominio assoluto, ma non hanno calcolato che ci potrebbero essere delle pedine ribelli, stanche di un dominio dispotico.
Rickard Hill è tormentato dal suo passato e si trova disperso nel deserto di ghiaccio del pianeta Rizor 4, dove incontra un popolo semisconosciuto, che gli fa capire il suo valore e come uscire dai sensi di colpa che lo attanagliano. Romeo Davis è un giovane e idealista soldato, membro del corpo scelto dei Volmarix, e si trova costretto a fare i conti con la violenza del mondo a cui appartiene e a cercare un’altra strada per salvare chi ama.
Entrambi, e non solo loro, non hanno fatto i conti con un cinico agente segreto che è disposto a qualsiasi cosa per risolvere il conflitto tra esseri umani e una pericolosa razza aliena,  a vantaggio degli umani certo, ma sacrificandone una parte. Rizor 4 sarà il teatro dello scontro definitivo ma non risolutivo di una guerra che si è trascinata per troppo tempo.
Ci sono echi di Asimov con il ciclo della Fondazione e di Herbert con la saga di Dune in una storia in cui la fantascienza è riflessione sui troppi conflitti contemporanei, che rappresenta comunque un futuro non certo utopico ma dove gli spazi dell’universo e i pianeti altri diventano di nuovo protagonisti. Un romanzo di fantascienza che riflette e appassiona, che non rinuncia a raccontare una versione metaforica della realtà ma nello stesso tempo intrattiene, riaprendo lo sguardo verso nuovi mondi da scoprire, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima.

Andrea Scavongelli  è nato a Ortona (Chieti) nel 1985, è laureato in Tecniche sanitarie di radiologia medica e lavora presso la UO di Radioterapia dell’ospedale di Chieti. È un grande appassionato di basket, di musica metal, rock, country e jazz, ma soprattutto è un assiduo lettore di fantasy e fantascienza. Tra i suoi autori preferiti, David Gemmell, Frank Herbert, Dan Simmons e Gene Wolfe. Con Il pianeta di ghiaccio fa il suo esordio nel catalogo Fanucci Editore.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Alika di Sara Segantin e Silvia Poli (Fanucci, 2019) a cura di Elena Romanello

24 giugno 2019

alika_1024x1024Fanucci editore continua a portare avanti un discorso in sostegno del fantasy, uno dei generi più amati oggi ma a tratti forse più difficile da incasellare, dando spazio a voci italiane, con il primo volume di una saga per ragazzi e non solo, Alika, scritta a quattro mani dalle due appassionate del genere e ora scrittrici Sara Segantin e Silvia Poli.
La Alika del titolo è il nome di un piccolo continente, dove vivono umani, ninfe, draghi, mutaforma e altre creature fantastiche: non è un luogo pacifico, perché ci sono guerre civili e maledizioni, i mari sono infestati dai pirati e nelle foreste è meglio non addentrarsi.
In questo mondo di spavento e d’incanto si incrociano le strade di quattro ragazzi,  Ayeres, Jean, Miluna e Cyrniev, diversi tra di loro ma accomunati da una missione comune.
Infatti ad ognuno di loro, in separata sede per ciascuno, è stato affidato il compito di rubare Tarima, un medaglione su cui incombe una maledizione sconosciuta ai più, simbolo del potere in uno degli Stati del continente di Alika. La ricerca del medaglione porta i quattro, prima rivali e poi amici, a scoprire il mondo di Alika, tra mille avventure, ma non sanno che sulle loro tracce c’è lo Stratega, un generale del paese dei mutaforma.
I quattro ragazzi, Ayeres, Jean, Miluna e Cyrniev dovranno non solo portare a termine la missione e scampare ai pericoli, ma anche confrontarsi, giorno dopo giorno, con chi sono e chi vorrebbero essere e diventare, cercando di scegliere la strada migliore, in quello che è un romanzo non solo fantasy ma di formazione.
Alika recupera una tradizione importante del genere fantasy, quello della quest, dell’avventura in un mondo fantastico, introdotta tanti anni fa da Tolkien e Lewis e portata avanti da molti altri, a cominciare da Terry Brooks con la serie di Shannara. Ci sono echi del mondo di Shannara, anche se Alika non è una Terra post apocalittica ma un mondo a parte, inquietante e favoloso, che riesce a conquistare.
Un libro per ragazzi ma anche per chi legge fantasy da anni ed è sempre in cerca di nuovi intrecci, che lo rassicurino con la ripresa di archetipi sempre validi e lo appassionino con nuove avventure. Bella e evocativa è anche l’illustrazione di copertina, ad opera della brava Cristiana Leone.

Sara Segantin, 22 anni, è cresciuta sulle Dolomiti, e dopo un periodo alla Montana State University negli USA si è laureata in Lingue e letterature straniere a Trieste., dove ha deciso di restare per proseguire gli studi in Turismo culturale. Da sempre impegnata nella difesa dei diritti delle persone e dell’ambiente, è organizzatrice di scambi e progetti internazionali e svolge anche attività come regista, giornalista e ogni tanto attrice. Le sue grandi passioni sono scrivere, il public speaking, viaggiare e ama le storie, vicine e lontane, inventate o vissute, di luoghi, persone e semplici istanti.

Silvia Poli, nata nel 1996 sulle Dolomiti trentine, ama da sempre le storie, di qualunque tipo, che siano libri, fumetti, serie TV, film, giochi da tavolo. La sua passione per fantasy e fantascienza si è trasformata in studio e lavoro, tra fiere e giornali del settore. Dal 2015 vive a Bologna, dove si è laureata con una tesi su Magic: The Gathering  e ora studia Forecasting, Innovation and Change, pratica aikido e cucina dolci.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

L’orso e l’usignolo di Katharine Arden (Fanucci, 2019) a cura di Elena Romanello

21 giugno 2019

45569-51osarxaxtl.-sx322-bo1-204-203-200-Fanucci editore propone il primo volume di una nuova serie fantasy, La notte dell’inverno, che pesca dalle fiabe e dalle leggende di un mondo particolare e forse non abbastanza esplorato, quello russo, che l’autrice ha conosciuto e apprezzato durante un suo soggiorno per motivi di studio. Lo stesso mondo che fu raccolto da Afanasev in quella che è ancora oggi una delle fondamentali antologie di fiabe e studiato da Propp per cercare le regole delle storie del fantastico.
La vicenda ci porta in un mondo fuori dal tempo, in uno sperduto villaggio ai confini della tundra russa, dove l’inverno dura per la maggior parte dell’anno e dove i mucchi di neve sono più alti delle case, un mondo che fa somigliare Grande Inverno e la Barriera al confronto un villaggio turistico.
Vasilisa e i suoi fratelli amano il loro villaggio, e passano le lunghe notte polari di un luogo dove per metà anno le tenebre dominano oltre al freddo ad ascoltare le fiabe della loro balia. In particolare Vasilisa ama la storia di Frost, il demone invernale dagli occhi blu, che arriva nelle notti più gelide per reclamare le anime imprudenti.: per questo da sempre si sa che bisogna temerlo ed onorare invece gli spiriti che proteggono le case dal male.
Il padre di Vasilisa, da tempo vedovo, si risposa e la matrigna è una donna che viene dalla città, che crede nella religione ortodossa e disprezza chi crede agli spiriti: la sfortuna si abbatte sul loro villaggio, Vasilisa decide di ribellarsi e la matrigna, con la complicità anche di un pope giunto in paese per evangelizzare i pagani, minaccia di farla sposare con un marito scelto da lei o chiuderla in convento.
Ma la minaccia degli spiriti maligni non è una cosa da sottovalutare, il villaggio è in pericolo e Vasilisa decide di affrontare l’ignoto a qualsiasi costo.
L’orso e l’usignolo è un libro interessante e originale, che fa scoprire come si diceva il folklore russo, con al centro una protagonista che ha il nome dell’eroina per antonomasia delle fiabe della Russia, Vasilisa la bella, non una principessina in cerca di un principe che la salvi, ma una vera e propria guerriera che affronta pericoli e creature non umane. Come altri libri fantasy ambientati in altre zone del mondo, quali quelli sul mondo celtico, rievoca anche l’incontro scontro tra la cultura pagana tradizionale e quella cristiana, in questo caso ortodossa, ma gli archetipi non si fermano qui, Vasilisa che affronta le forze del male è un’icona del fantastico al femminile, massicciamente presente nell’immaginario di oggi e sempre interessante, soprattutto quando è trattata senza cadere nel banale come capita talvolta.
L’orso e l’usignolo è un libro per gli amanti del fantastico che vogliono provare nuove storie magari un po’ fuori da schemi sentiti troppe volte e per chi pensa che davvero la fantasia non abbia confine, e che gli immaginari di tutto il mondo possono servire da spunto per immaginare nuovi universi.

Katherine Arden, classe 1987, è nata a Austin e attualmente risiede nel Vermont. Dopo il liceo ha trascorso un anno a Mosca, prima di frequentare il Middlebury College e laurearsi in russo e francese. Con il suo romanzo d’esordio, L’Orso e l’Usignolo, primo capitolo della trilogia La notte dell’inverno, fa il suo esordio nel catalogo Fanucci.

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

La maledizione di Melmoth di Sarah Perry (Neri Pozza, 2019) a cura di Elena Romanello

20 giugno 2019

melmothDopo il successo de Il serpente dell’Essex, Sarah Perry torna nel catalogo Neri Pozza con La maledizione di Melmoth, sua ultima fatica, ispirato al classico del romanzo gotico ottocentesco Melmoth l’uomo errante di Charles Robert Maturin, tra le altre cose prozio di Oscar Wilde.
L’autrice sceglie di attualizzare la vicenda di un uomo che doveva vagare in eterno per una maledizione in epoca biblica, portando i suoi lettori nella Praga di oggi, in pieno inverno, dove abita Helen Franklin, traduttrice, residente nella città mitteleuropea da vent’anni, in fuga da un passato lontano dove le è capitata una cosa incredibile per chi la conosce oggi, riservata e dedita solo al lavoro.
In una giornata gelida incontra per caso Karel Pražan, una delle due persone che frequenta in città, in maniche di camicia malgrado il gelo, con in mano una cartellina chiusa, che le chiede di seguirlo. In un caffè della città le mostra cosa ha in mano, un manoscritto in tedesco che gli ha dato un uomo anziano che ha incontrato in biblioteca e che ora è morto. Sembra qualcosa di molto antico, ma in realtà è datato 2016 e parla di Melmoth la Testimone, l’Errante, colei che porta con sé il male del mondo, colei che appare dove regnano desolazione e morte.
Helen pensa che la storia di Melmoth sia solo una stupida leggenda e che quel manoscritto sia uno stupido scherzo di qualche burlone, ma quando Karel sparisce nel nulla, capisce di essere in pericolo e che Melmoth sta cercando proprio lei, per qualcosa che è capitato anni prima, in un altro luogo del mondo, lontano da Praga.
Sarah Perry si conferma una voce capace di ridare linfa al genere gotico, uno dei più antichi della narrativa di oggi, scegliendo stavolta a differenza de Il serpente dell’Essex un’ambientazione contemporanea, in una delle città più suggestive del mondo, con al centro di tutto una donna in fuga da un passato scomodo che tornerà a tormentarla e non solo.
L’autrice sognava da tempo di omaggiare un mostro della narrativa gotica del passato, ma voleva che fosse una donna: Melmoth, donna che non riconobbe Gesù risorto ed è condannata a vagare e a portare sventura sa conquistare, presentando la maledizione dell’immortalità ma anche il ritorno eterno di drammi e intolleranza.
Un romanzo agile, capace di stupire fino all’ultima pagina, un omaggio al fantastico e ad una sua figura iconica e un monito su come sia impossibile sfuggire dal passato che torna sempre.

Sarah Perry è nata nel 1979 a Chelmsford, nell’Essex. Studiosa, giornalista e scrittrice, con Il serpente dell’Essex (Neri Pozza, 2017) ha ottenuto un grande successo di pubblico e critica.

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Unicorni arte, moda e magia di Valeria Arnaldi (Ultra edizioni, 2018) a cura di Elena Romanello

14 giugno 2019

COVER-Unicorni-PROCESSATO_1-page-001-325x475Si dice che fu ispirato a animali realmente esistenti e meno belli come il rinoceronte o il narvalo, ma l’unicorno, cavallo con un corno, fu un simbolo assoluto di nobiltà, purezza e bellezza, fu uno dei protagonisti assoluti dei bestiari medievali e il suo fascino è giunto fino a noi, grazie anche al grande successo dell’immaginario fantastico oggi.
Valeria Arnaldi, studiosa di cultura pop e folklore passato e presente, dedica all’unicorno un libro illustrato per Ultra, che racconta la sua gloriosa storia passata, ma anche la sua importanza oggi, in vista forse anche di una sua presenza nel gran finale dei romanzi delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin, secondo almeno alcune indiscrezioni dell’autore.
L’unicorno è stato creatura magica dotata di poteri soprannaturali, capace di neutralizzare i veleni, simbolo di castità, incarnazione del verbo di Dio, ma anche richiamo erotico, prima di diventare una creatura dell’immaginario, è stato raffigurato nella pittura e nella scultura, al cinema e nei fumetti, vivendo mille avventure, fino all’Unicorn Frappuccino di Starbucks e alla linea di cosmetici a tema.
Sfogliando le pagine del libro, tutte da leggere, si scoprono gli unicorni che decorano i palazzi di Venezia, gli unicorni delle arti cinesi, Il Giardino dell’Eden di Lucas Cranach in cui è uno dei protagonisti, la tappezzeria La dama e l’unicorno, una delle più belle opere di arte medievale al Musée de Cluny di Parigi, le sculture di unicorni all’Isola Bella nel Lago Maggiore, il quadro di Raffaello Dama con liocorno.
La fortuna dell’unicorno nella modernità è raccontata con il film Legend di Ridley Scott, con il poco noto Nico the Unicorn, con film d’animazione da riscoprire come L’ultimo unicorno e soprattutto Unico del compianto Osamu Tezuka, senza dimenticare gli unicorni presenti in NarniaHarry Potter Sailormoon.
Valeria Arnaldi racconta poi anche come l’unicorno è stato amato e rivisitato dalla moda, da certi stili di vita, dai giocattoli, dai gadget, dalla cosmetica, dalla cucina, dalla street art, ritornando poi sui vari monumenti con unicorni sparsi per il mondo, come a Kempten in Germania, a Dietikon in Svizzera, a Montpelier in Francia, a Riga in Lettonia, a Londra sulle cancellate dei palazzi reali.
Un omaggio ad un animale che è esistito solo in fiabe, leggende e storie fantasy, ma forse per questo è più reale che mai, un simbolo di libertà e creatività oggi, di estrosità e volontà di cambiare le cose, fosse solo con la sua presenza per ravvivare un muro rovinato in un’area degradata delle nostre città che hanno bisogno di colore e fantasia.
Un libro per tutti i curiosi, per chi pensa che fantasia e cultura vadano a braccetto, per chi vuole scoprire cosa c’è dietro a miti e leggende giunti fino a noi.

Valeria Arnaldi, laureata in Scienze Politiche, è giornalista professionista. Scrive su quotidiani e mensili italiani e stranieri. Tra i suoi libri più recenti ricordiamo Gli amori di Frida Kahlo, Tina Modotti hermana, Chi è Banksy? E perché ha tanto successo?, Chi è Obey? E perché fa tanto discutere?, Che cos’è la street art? E come sta cambiando il mondo dell’arte. Cura mostre di arte contemporanea in Italia e all’estero: ha collaborato con Commissione Europea, Unar-Presidenza del Consiglio, Regione Lazio, Provincia di Roma, Roma Capitale. Per Ultra ha pubblicato, tra gli altri, Manga Art-Viaggio nell’iperpop contemporaneo, Bomba Sexy – Storia e mito della femminilità a cavallo del millennio, Hayao Miyazaki – Un mondo incantatoSelf-made WomanBarbie, la Venere di plasticaMadonna, l’icona del popLady Oscar.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Voi di Davide Morosinotto (Rizzoli, 2019) a cura di Elena Romanello

14 giugno 2019

9788858696903_0_0_626_75Torna Davide Morosinotto, uno dei più acclamati autori italiani di libri per ragazzi, con una nuova storia che mescola archetipi vecchi e nuovi, omaggi e ricordi, con il filtro sempre efficace del fantastico e in un contesto nostrano: Voi.
In una località alpina di montagna, Montemorso, verosimilmente tra Friuli, Veneto e Trentino Alto Adige, i luoghi natali dell’autore, un dente di roccia crolla nel lago uccidendo un pescatore di frodo, che forse avrebbe fatto meglio a trovarsi da un’altra parte. I vecchi del paese dicono che quella era la pietra del sigillo, che proteggeva il paese dagli spiriti. Nessuno, nell’epoca degli smartphone e dell’elettricità, crede più a loro, ma poi cominciano a succedere cose, una boy scout rimane ferita durante un’escursione in montagna, il lago si increspa in onde mai viste e una donna sente suo marito, morto mezzo secolo prima.
Forse gli spiriti esistono davvero e forse possono essere davvero pericolosi, e a Montemorso, comunità comunque piccola, si diffonde il panico.
Saranno due ragazzi, due outsider, Cameron, da poco arrivato da oltre oceano, e Blu, un maschiaccio con i capelli del colore del suo soprannome, che proveranno a capire cosa sta succedendo, e che da qualche parte ci sono i Voi, un popolo venuto da un altro mondo, parte di quelli che di solito si chiamano alieni, e che susciteranno nei Noi umani reazioni imprevedibili.
Una piccola comunità isolata in cui accadono fatti straordinari e incontri con creature fantastiche, buone o cattive che siano, è un archetipo presente fin dalle leggende, molto presenti anche nelle Alpi venete e ha ispirato in tempi recenti storie amatissime e di segno diverso, da ET It, da Stranger things The stone. Come molti archetipi funziona sempre e qui serve per raccontare una storia di incanto e di paura, di crescita e di incontro con il diverso e l’ignoto, di strade da scoprire e di distacchi da compiere, in un luogo sospeso nel tempo e nello spazio dove si potranno scoprire nuove possibilità di vita.
Tra le righe si potrà anche leggere una metafora del rapporto molto attuale con persone che vengono da lontano, che sono visibili a differenza dei Voi ma per molti restano invisibili e che suscitano spesso paura e intolleranza.
Voi è un libro per ragazzi dagli 11 anni in su, e senz’altro è proprio così, perché certe atmosfere, certe storie, certe paure, la voglia di avventura, la sofferenza ma anche il desiderio di crescere, sono per tutte le età, anche per chi ha già macinato altre storie del genere ma che ama sempre ritrovare la parte ragazzina di sé.
Voi è arricchito dai disegni, in copertina e all’interno, di Giordano Poloni, che regala anche una piantina di Montemorso e il suo lago.

Davide Morosinotto è nato nel 1980 in un piccolo paese vicino a Padova, e oggi vive a Bologna. È giornalista, traduttore di videogiochi e scrittore di oltre quaranta libri per ragazzi. Nel 2007 ha vinto il Mondadori Junior Award, e dieci anni dopo il “Superpremio Andersen” con Il rinomato catalogo di Walker & Dawn.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

Guida all’immaginario nerd di Vari (Odoya, 2019) a cura di Elena Romanello

13 giugno 2019

nacci_nerdLa casa editrice Odoya continua la sua esplorazione delle culture pop degli ultimi decenni fino ad oggi con la corale Guida all’immaginario nerd, un volume illustrato che porta in quello che oggi è uno degli universi di narrazioni più amati e forse anche più discussi, per accuse periodiche di istigazione alla violenza, isolamento e ultimamente di abbracciare ideologie maschiliste e fasciste.
I cinque autori del libro, Jacopo Nacci, Alessandro Lolli, Irene Rubino, Gregorio Magini e Fabrizio Venerandi, affiancati da alcuni altri collaboratori, tra cui Vanni Santoni autore di uno dei libri simbolo sulla cultura nerd, La stanza profonda,  si confrontano nelle pagine del libro con quella che viene chiamata nerdiness o nerditudine, se può essere definita una subcultura, una delle tante giovanili che sono sorte in Occidente soprattutto dal dopoguerra ad oggi o un’indole, uno stile di vita, se è un insieme di prodotti culturali, libri, film, telefilm, fumetti, videogiochi, o un atteggiamento in generale che investe tutto.
In fondo, il libro dice che i nerd non esistono e se esistono non sono gli autori delle pagine del volume, che nessun essere umano è una caricatura, e in definitiva nessun nerd è mai tale perché non esiste un canone nerd, e se ci fosse nessun essere umano, di nessuna età sarebbe in grado di incarnarlo.
Le definizioni di nerd sono tante, patito di videogiochi, fanatico di fumetti e immaginario fantastico perso in un suo mondo e con poca attitudine verso qualsiasi forma di vita sociale, fissato con le tecnologie, interessato a cose poco popolari, capace di virare, come si è detto recentemente, anche verso ideologie estremiste. Ma su questo gli autori sono abbastanza fermi a dire che non c’è correlazione.
Guida all’immaginario nerd racconta percorsi individuali, mentalità, subculture incarnate in varie persone, di più generazioni, che in qualche modo si sono avvicinate ad un mondo vasto, contraddittorio appunto, dove non mancano anche le donne e le ragazze e dove forse certi atteggiamenti totalitari e estremisti sono fuori luogo e forzature.
Nelle pagine del libro, un saggio non nostalgico ma che crea non pochi ricordi, trovano spazio i videogiochi anni Ottanta, il film cult Wargames, un mito ormai di generazioni come Star Wars, l’universo ampio di Star Trek, l’iconico Capitan Harlock, la serie Doctor Who, ad oggi il telefilm più duraturo di sempre, i super eroi Marvel, i Transformers, La storia infinitaStand by meI GooniesIl signore degli anelliDylan DogDungeons & Dragons e molto altro ancora.
Ogni nerd troverà in queste pagine eroi e ispirazione, una strada per scoprirsi o riscoprirsi in un certo modo, e chi vuole sapere chi sono davvero questi nerd potrà avere degli spunti comunque.

Alessandro Lolli ha pubblicato il libro La guerra dei meme (Effequ, 2017), primo saggio italiano sul fenomeno dei meme di internet e sulle sottoculture virtuali che li hanno generati. Scrive di cultura, politica, cinema, letteratura e musica su riviste come Not, Esquire Italia, Il Tascabile, Vice Italia e altre. Quando non scrive, è un giocatore competitivo di Super Smash Bros. e ottiene piazzamenti di tutto rispetto, anche in tornei nazionali.

Gregorio Magini vive e programma a Firenze. Ha pubblicato i romanzi La famiglia di pietra (Round Robin, 2010) e Cometa (Neo Edizioni, 2018). Ha fondato e coordinato il progetto Scrittura Industriale Collettiva, da cui è nato il romanzo storico a 115 autori In territorio nemico (Minimum Fax, 2013). I suoi racconti sono apparsi sulle riviste letterarie italiane e antologie.

Jacopo Nacci è narratore e diverse altre cose malgrado creda fermamente nella specializzazione. Ha pubblicato il romanzo Dreadlock! (Zona, 2011), il saggio Guida ai super robot (Odoya, 2016), un paio di autoproduzioni in formato eBook, qualche racconto su riviste cartacee e in rete, e diversi articoli di cultura pop su L’indiscreto, Fumettologica, Not ed Esquire.

Irene Rubino, dopo gli studi di lettere classiche e letterature comparate a Pisa, approda a Carrara dove diventa giornalista a tempo pieno. Collabora con Il Tirreno e La Voce Apuana; i suoi contributi sono apparsi, tra gli altri, su Prismo Magazine e Cinema Errante.

Fabrizio Venerandi è cofondatore della casa editrice Quintadicopertina per la quale ha seguito gli sviluppi della narrativa interattiva e della programmazione dei libri elettronici. È autore di libri, di letteratura elettronica, di interactive fiction e videogiochi.

Provenienza: libro del recensore.

Il tempo delle streghe di Cressida Cowell (Rizzoli, 2019) a cura di Elena Romanello

13 giugno 2019

51rVrNZVG0L._SX329_BO1,204,203,200_Torna in libreria Cressida Cowell, già autrice della saga di Dragon Trainer, trasposta in animazione al cinema con grande successo, con il secondo capitolo di una nuova serie, iniziata l’anno scorso e subito baciata dal successo con Il tempo dei maghiIl tempo delle streghe.
Stavolta non sono di scena i draghi, ma altre figure archetipe dell’immaginario, come maghi e streghe (e non solo), rilette in una chiave diversa, con una vena di umorismo dissacrante che conquista.
Ci troviamo di nuovo nel Bosco selvaggio, dove le Streghe sono tornate, il Re Stregone si è risvegliato e vuole trovare la Magia-che-ha-potere-sul-ferro e impossessarsene. Xar saprebbe come sconfiggerlo, e deve anche salvarsi dalla magia Malvagia che ha iniziato a infettarlo partendo da una macchia sulla sua mano. Ma il ragazzo è rinchiuso nella prigione di Gormincrag.
Nel frattempo Sychorax, la regina dei Guerrieri, convoca il Fiutastreghe e i suoi cacciatori perché scovino e distruggano le creature malefiche, da sempre loro nemiche e ora di nuovo tornate a minacciare, ma il rischio è che scoprano il segreto magico di Desideria, la ragazza guerriera in possesso di un potente libro degli incantesimi. Per Xar e Desideria si preannunciano nuove avventure, nella più improbabile delle alleanze, tra foreste, incantesimi, giganti e pericoli da sventare.
Come il primo libro, anche questo è arricchito da immagini che raccontano il testo, introducendo un nuovo modo di narrare, non graphic novel, non libro illustrato, ma un racconto con immagini, per portare in un mondo fantastico, con echi di Roald Dahl e della narrativa fantastica britannica per ragazzi in generale.
Il tempo delle streghe è un libro per giovanissimi, certo, ma ha punti di interesse anche per chi ha qualche anno in più, a cominciare dalla costruzione tra disegno e testo, e la storia, variante mai scontata sul tema del viaggio dell’eroe: del resto il fantasy è uno dei grandi generi della modernità ed è bene mettere in mano storie adatte per le varie fasce d’età.
In attesa che magari anche questa saga non diventi un film o una serie TV d’animazione: le carte in regola ce le ha comunque tutte e anche magari qualche suggerimento per le impostazioni grafiche.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

Cressida Cowell, cresciuta tra una piccola isola a largo della costa scozzese e Londra, è nota principalmente per la sua serie fantasy da cui è tratta la serie di film di animazione Dragon Trainer, best-seller nei paesi anglosassoni e ora pubblicati da Rizzoli. Il tempo dei maghi è stato un grande successo nel Regno Unito.

Le figlie di Salem di Thomas Gilbert (Diabolo Edizioni, 2019) a cura di Elena Romanello

7 giugno 2019

salemLa casa editrice indipendente di graphic novel torinese Diabolo edizioni presenta l’ultima fatica dell’autore francese Thomas Gilbert, nato ad Angers nella Valle della Loira e ora residente a Parigi, Le figlie di Salem.
Come evidenzia il titolo, la storia narrata è incentrata sui fatti di stregoneria avvenuti a Salem, cittadina dell’allora Nuovo Mondo, in quello che oggi si chiama Massachussetts, nel 1692: un gruppo di donne, alcune giovanissime, poco più che delle bambine, furono accusate di praticare riti satanici e condannate a morte, tramite impiccagione perché le leggi locali non prevedevano il rogo perché consideravano la stregoneria un attacco alla società civile e non un’eresia.
Il fatto negli anni ha ispirato varie storie d’invenzione, una delle più famose è l’opera teatrale Il crogiolo di Arthur Miller, in cui il drammaturgo vide in questa persecuzione, una delle prime organizzate contro i cosiddetti diversi da temere e annientare, una metafora del maccartismo degli anni Cinquanta.
Thomas Gilbert ha preso come ispirazione proprio l’opera di Arthur Miller, cercando però di creare un suo stile e una sua ricostruzione d’epoca e ha deciso di raccontare questa storia terribile e emblematica dopo aver ascoltato in giro frasi intolleranti contro i cosiddetti diversi.
Le figlie di Salem racconta la storia partendo da Abigail, un’adolescente oppressa da convenzioni già allora molto rigide perché i puritani erano considerati gli integralisti tra i protestanti, in cerca di nuove, impossibili evasioni, in un bosco che spaventa e conforta dove incontra un giovane pellerossa, che presenta  un punto di vista diverso rispetto al mondo chiuso che vuole privarla di ogni libertà, fino alle estreme conseguenze.
Le donne furono proprio il capro espiatorio di questa caccia alle streghe, ovviamente non solo a Salem ma anche in Europa, come simbolo di diversità e ribellione, e la persecuzione raccontata colpì, oltre all’inquieta Abigail anche altre figure emblematiche, come la schiava di colore Tituba, le due locandiere del paese, madre e figlia, irlandesi e cattoliche e una ragazza con problemi psichiatrici messa incinta da qualcuno di insospettabile che partorì in cella, come ricorda uno dei momenti più intensi e disturbanti della graphic novel.
Le figlie di Salem rievocano un mondo cupo, capace di turbare il suo autore mentre lo realizzava e che colpisce i lettori, in un mondo dove ancora oggi non mancano discriminazioni e violazioni dei diritti, per ricordare a cosa può portare odiare chi viene percepito come diverso.

Provenienza: libro del recensore.

Thomas Gilbert è nato ad Angers nel 1983 e vive a Parigi. Si è appassionato al fumetto fin da bambino, iniziando a disegnare e ha frequentato la ESA Saint Luc di Bruxelles per diventare fumettista. Esordisce come fumettista nel 2009, in Italia ha pubblicato Velenose per Edizioni BD e per Diabolo Edizioni La saggezza delle pietre e Le figlie di Salem. Ha partecipato a vari eventi anche nel nostro Paese, come il Treviso Comic Book Festival e il Salone del libro di Torino.

Mai più sola nel bosco di Simona Vinci (Marsilio Editori, 2019) a cura di Elena Romanello

6 giugno 2019

2970015Marsilio editore propone un nuovo titolo per l’interessante e intrigante collana Passaparola, dove autori e autrici si confrontano con il libro che li ha cambiato, magari da giovanissimi, dando voce a Simona Vinci, che sceglie di confrontarsi con le Fiabe dei fratelli Grimm.
L’autrice ha raccontato fin dai suoi esordi il rapporto con la paura, che può anche essere piacevole, e non stupisce che scelga come libro suo una raccolta di storie tutt’altro che zuccherose e melense come si potrebbe pensare se non le si conosce, perché le fiabe nascono per un pubblico adulto, sono tutto tranne che politicamente corrette, a cominciare proprio da quelle dei Grimm, soprattutto nella prima edizione ritradotta recentemente per Donzelli.
Simona Vinci si confronta quindi con fiabe che si avvicinano alle tradizioni della sua città natale, Budrio, a cominciare da quella con protagonista una creatura fatta d’acqua scura che striscia in soffitta, forse il fantasma di un uomo assassinato durante la Resistenza e gettato in uno stagno. Ma nelle pagine rivivono le Cose assiepate dietro i cespugli e che ringhiano quando qualcuno passa lì vicino, soprattutto se è un bambino o bambina, il lupo nei boschi che attende Cappuccetto rosso, in una metafora del crescere e diventare donna, gli alberi di ginepro che conservano la memoria dei morti pronta a tornare, i briganti e le madri antropofaghe, i corvi che erano ragazzi, l’arcolaio di Rosaspina la bella addormentata che per i Grimm è meno gore stranamente che per Basile e Perrault, la mela avvelenata di Biancaneve, le matrigne assassine, gli animali parlanti.
Un esame appassionato e accurato di storie che hanno riflettuto una società spesso terribile, in cui si abbandonavano i bambini quando non li si mangiavano, e in cui la paura era qualcosa di palpabile, in notti scure perché non esisteva l’elettricità e il cibo appunto era essenziale perché scarseggiava e una casa fatta di marzapane non è una follia da golosi. L’autrice racconta il suo rapporto con questo mondo che le è entrato dentro, che raccorda il tempo presente con l’infanzia, rievoca colpe e assoluzioni, giochi e dispetti, il primo approccio con la morte, gli amici perduti e i luoghi da riscoprire, insieme ai bambini che crescono e i bambini che si è stati.
Simona Vinci racconta quindi anche l’importanza della paura per crescere  e per mantenere dentro di sé un lato oscuro che non va temuto ma tenuto sotto controllo, attraverso fiabe che è senz’altro divertente aver letto da piccoli o averle sentite raccontare dai parenti anziani, ma che è un’ottima cosa riprendere in mano da adulti. Perché paura e lato oscuro sono parte della nostra vita e la creatura d’acqua scura forse non è quello che si temeva davvero da piccoli.
Un ritratto di un’infanzia sospesa in un tempo fiabesco e anche dell’importanza della fantasia, dello spavento e dell’incanto contenuti in storie che sono ancora oggi fondamentali.

Simona Vinci è nata a Milano nel 1970 e oggi vive a Bologna. Ha pubblicato Dei bambini non si sa niente (Einaudi Stile libero 1997 e 2018), In tutti i sensi come l’amore (Einaudi Stile libero 1999 e 2018, premio Selezione Campiello 1999), Come prima delle madri (Einaudi 2003, premio Selezione Campiello 2003), Brother and Sister (Einaudi Stile libero 2004), Stanza 411 (Einaudi Stile libero 2006 e 2018), Rovina (Edizioni Ambiente 2007), Strada Provinciale Tre (Einaudi Stile libero 2007), Nel bianco (Rizzoli 2009), La prima verità (Einaudi Stile libero 2016, premio Campiello 2016), Parla, mia paura (Einaudi Stile libero 2017) e In tutti i sensi come l’amore (Einaudi Stile libero 2018). I suoi libri sono tradotti e pubblicati in quindici paesi.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

L’ombra di Allende di Jorge Gonzalez e Olivier Bras (001 Edizioni, 2019) a cura di Elena Romanello

5 giugno 2019

allende-001-670x948001 Edizioni continua a guardare con attenzione e interesse al fumetto sudamericano presentando una riflessione su una ferita mai chiusa nel continente, quella legata al presidente cileno Allende, in appunto L’ombra di Allende, un lavoro a quattro mani di Jorge Gonzalez e Olivier Bras.
Il fumetto non è un racconto biografico sull’uomo politico ma una riflessione oggi da parte di chi appartiene ad un’altra generazione rispetto a quella che credette in un’utopia socialista e fu oppressa da un regime totalitario, fuggendo all’estero in dolorosi esili. La storia viene raccontata per immagini, con vari stili, a volte con pochi tratti a volte prendendo ispirazione da giornali e foto.
Il Cile è rimasto ferito dagli eventi di un altro 11 settembre rispetto a quello diventato più famoso oggi, quello del 1973, quando al Palacio de la Moneda ci fu un colpo di stato che cambiò la storia dell’America latina ed ebbe una profonda influenza sulla politica mondiale, la deposizione e la morte del presidente della Repubblica Salvador Allende, deposto dalla giunta militare guidata dal generale Augusto Pinochet.
La storia di due protagonisti è raccontata dal punto di vista di Leo, figlio di immigrati cileni, che ha sempre sentito raccontare la vicenda in casa dai genitori ma non ha mai voluto schierarsi, forse perché non l’ha mai sentita una cosa non sua, una memoria di un altro mondo e di un’altra generazione.
Finché il generale Pinochet non viene arrestato a Londra nei primi anni del Duemila e a questo punto Luis deve ricercare le proprie radici, ricostruire cosa è successo ai suoi genitori e ai loro coetanei quando avevano più o meno la sua età e anche interrogarsi sulla sua identità morale, su da che parte vuole stare.
L’ombra di Allende racconta quindi, in parallelo e senza retorica, le vite di Allende e di Pinochet, le loro opposte visioni politiche e anche il loro approccio diverso alla vita, due rivali forse per caso e al centro comunque di una tragedia capace ancora oggi di dividere e far riflettere.
Una graphic novel interessante dal punto di vista tecnico e della realizzazione, una pagina di Storia ricostruita ma anche una riflessione sul destino e sull’importanza della memoria, che spesso tende a rimuovere fatti ed eventi che non andrebbero cancellati. Il ricordo di un’utopia per un mondo migliore e di una terribile sconfitta, ricostruito in maniera secca, asciutta ma implacabile, per chi c’era allora e per chi è arrivato dopo e deve capire cosa è successo e cosa ha significato.

Jorge González è un artista argentino, spagnolo d’adozione, classe 1970, che ha lavorato per la pubblicità come illustratore e storyboard artist e come illustratore di graphic novel. Ha collaborato con il quotidiano El País e disegnato alcune storie per Horacio Altuna. I suoi libri sono pubblicati in tutta Europa. Con Fueye ha vinto nel 2008 il Premio internazionale per il romanzo grafico FNAC-Sinsentido, e nel 2009 il Premio Junceda Iberia. Con Hate Jazz nel 2010 si aggiudica il Premio Tiza al  primo Salone del fumetto di Navarra. Tra le sue altre opere ricordiamo Ritorno al Kosovo, un reportage su una terra martoriata dalla guerra e Cara Patagonia, entrambi pubblicati da 001 Edizioni.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa, che ringraziamo.