Dice Angelica di Vittorio Macioce (Salani, 2021) a cura di Elena Romanello

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1093121_Dice Angelica_Esec@01.inddTra le letture che si incontrano a scuola, di solito non particolarmente amate, c’è l’Orlando furioso di Ludovico Ariosto, con le folli avventure del paladino di Carlo Magno che perde la testa per la bellissima Angelica.
In realtà, questo e altri poemi sono gli antenati di storie modernissime, come quelle del genere fantasy e non solo, e non è un caso che negli anni critici e romanzieri si siano cimentati con loro, con toni diversi, a raccontare la loro modernità e attualità.
Il giornalista Vittorio Macioce presenta per la collana Stanze della Salani il risultato di un suo studio, tra critica e romanzesca, dell’Orlando furioso, partendo dai personaggi femminili, in particolare dalla protagonista, con Dice Angelica.
A scuola abbiamo letto tutti la sua storia, la bella per eccellenza Angelica, donna per cui i paladini di mezzo mondo impazziscono, si sfidano in duelli e battaglie, pur di averle. A differenza della guerriera Bradamente, per molti già da tempo un’antenata delle iconiche super eroine e combattenti dell’immaginario di oggi, Angelica esotica, insidiosa, motore di ogni brama, è vista come una preda o un trofeo che attende di essere conquistato. Ma nessuno si è mai chiesto se era d’accordo, se le piaceva il paladino della cristianità Orlando, se non trovasse ridicoli tutti questi maschi alpha che si sfidavano per loro.
Vittorio Macioce si è fatto tutte queste domande e per la prima volta dà voce a questa creatura tanto celebrata quanto misteriosa. Angelica è in fondo una ragazza normale, moderna, con le stesse emozioni che hanno le appartenenti all’altra metà del cielo oggi, sentirsi viva e trovare un posto nel mondo. Nello stesso tempo non ama certo essere continuamente un oggetto sessuale per gli uomini e soffre di dover interpretare un ruolo cucito addosso da altri.
L’autore racconta con gli occhi di oggi tutto ciò che la storia della letteratura ha trascurato di Angelica e delle pulsioni che la animano, facendo riscoprire una vicenda densa di riferimenti alla cultura pop contemporanea di cui è stata in fondo l’antenata, dai videogiochi al fantasy, dagli spaghetti western ai fumetti. Una vicenda dove, tra l’altro, si è parlato di un argomento attuale e scomodo come le ossessioni amorose e i guai che queste provocano ai diretti interessati e a chi sta loro vicino.
Vittorio Macioce ha lavorato su questo libro per molto tempo, confrontando i poemi cavallereschi con le tracce che sono arrivate fino ad oggi, e restituisce interesse ad un personaggio come Angelica, per molto tempo sottovalutato e visto come irritante e poco incisivo, rispetto alle più intriganti e per certi versi moderne Alcina e Bradamante.
Come fa dire l’autore alla sua ritrovata Angelica è questo:  Ero solo una ragazza che cercava la strada più breve per raggiungere il centro del mondo. Quando ci sono arrivata, lo confesso, mi sono persa. Quello che non mi hanno mai perdonato è di averli sorpresi. Sono stata inseguita da personaggi che hanno generato stirpi di eroi. I loro figli e i figli dei figli sono ancora in giro, magari con maschere e nomi diversi, ma con lo stesso stampo. Molti neppure lo sanno. A tutti ho concesso qualcosa, spesso una speranza. Non me ne vergogno. Sono uscita di scena per amore, perché un ragazzo mi ha stretto la mano, con la stessa forza con cui ci si attacca alla vita.

Vittorio Macioce, caporedattore ed editorialista del Giornale, è da anni una delle migliori penne del giornalismo culturale italiano. Tra le altre cose è il fondatore e il direttore artistico del Festival delle Storie nella Valle di Comino. Questo è il suo esordio nella narrativa.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

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