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:: L’avvenire dei diritti di libertà di Piero Calamandrei (Galaad Edizioni 2018) a cura di Nicola Vacca

1 ottobre 2018

copertina lavveniredeidirittidilibertàPiero Calamandrei sosteneva che le libertà si pongono come elementi essenziali del sistema costituzionale, necessarie al funzionamento del sistema democratico.
Nel 1945, quando la guerra è finita e le macerie del fascismo sono ancora fumanti, il giurista e lo scrittore fiorentino con la chiarezza che sempre lo contraddistinguerà, si interroga sul significato della parola libertà.
Lo fa con un scritto che appare come prefazione alla seconda edizione di Diritti di libertà di Francesco Ruffini.
Il saggio di Piero Calamandrei divenne immediatamente celebre.
Dopo molti anni quello scritto torna in libreria. L’avvenire dei diritti di libertà. Lo ripubblica Galaad edizioni.
Calamandrei parte da un atto di fede nella libertà e nel saggio passa in rassegna, tenendo conto del particolare momento storico delicato, l’elenco aperto dei diritti di libertà, sottolineando che il cammino dei diritti di libertà si identifica con il cammino della civiltà.
Pagine dense di riflessioni queste di Calamandrei, che si stringe attorno al concetto di libertà per caldeggiarlo e per difenderlo attraverso la garanzia e il sostegno ai diritti che lo rappresentano, per evitare di regredire nuovamente verso la tirannia.
Calamendrei da riformista autentico (non dimentichiamo che siamo alla vigilia dell’Assemblea Costituente) nella sua appassionata difesa dei diritti di libertà scrive e sostiene che non bisogna mai dimenticare che la libertà è un’esigenza morale.
Tenendo conto del sistema costituzionale che si stava fondando, Calamendrei è convinto che libertà individuale e sovranità popolare si affermano insieme come espressioni di una stessa concezione politica: la democrazia.
I diritti di libertà, sostiene ancora Calamandrei, debbono soprattutto concepirsi, in un ordinamento democratico, come la partecipazione del singolo alla vita della comunità.
Calamadrei scrive queste pagine dopo che l’Italia è uscita dalla tragica esperienza del fascismo, ventennio che ha visto la soppressione di tutti i diritti di libertà.
Adesso la ricostruzione politica è iniziata e il giurista, nello scrivere della necessità di lavorare per garantire nuovamente espansione e garanzia a tutti i diritti di libertà, mostra le sue preoccupazioni e tiene alta la guardia perché dietro l’angolo si nascondono i fautori della loro soppressione.

«Difesa dei diritti di libertà significa sopra tutto difesa contro il potere legislativo; ma perché questa difesa sia effettiva, occorrerà che le norme concernente i diritti di libertà, al pari di tutte le altre norme costituzionali, siano sottratte alla disposizione degli organi legislativi ordinari…».

Sono profetiche le preoccupazioni di Piero Calamandrei.Egli si rende conto delle difficoltà che si incontrano nel sostenere in maniera incondizionata il concetto di libertà e i suoi diritti assoluti.
Scrive ancora:

«Anche la libertà è come l’equilibrio atomico: basta che sia infranta in una persona, cioè in un atomo della società, perché da questa frattura infinitesima si sprigioni un a forza distruttiva capace di sovvertire il mondo»

Ringraziamo Galaad edizioni. È coraggioso e doveroso pubblicare Calmandrei proprio in questo delicato momento in cui ci sono troppi barbari che attaccano e violano la Costituzione, dimostrando di non avere a cuore i diritti di libertà, che sono i fondamenti a cui non possiamo e non dobbiamo rinunciare. Perché senza avremo solo la tirannia e l’oscurantismo.

Giurista, scrittore, politico, Piero Calamandrei nasce a Firenze il 21 aprile 1889. Docente di diritto processuale civile nelle università di Messina, Modena, Siena e Firenze, antifascista, nel 1941 aderisce al movimento Giustizia e Libertà, nel 1942 è tra i fondatori del Partito d’Azione, nel 1946 viene eletto all’Assemblea Costituente. Nel 1945 fonda la rivista «Il Ponte», che dirige per dodici anni. Tra le sue opere principali La Cassazione civile, Studi sul processo civile, Elogio dei giudici scritto da un avvocato, Inventario della casa di campagna, Uomini e città della Resistenza. Muore nella sua città natale il 27 settembre 1956.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’ufficio stampa.

:: Lettere a Cioran di Nicola Vacca (Galaad Edizioni 2017)

29 novembre 2017

lettere a cioranNiente si può comprendere della sua opera se prima non ci rendiamo conto di essere di fronte a una coscienza che non trova mai pace, esasperata da se stessa e tuttavia tenacemente vigile; a uno scrittore, a un uomo, che non si è mai nascosto dietro le sue paure, consapevole che è proprio il pungolo della paura – quando la si affronti a viso aperto- a renderci lucidi, a rivelarci la vera natura delle cose smascherando tutte le convenzioni legate al vivere e al suo perdere terreno.

Se Nicola Vacca ha un talento è sicuramente quello di rendere semplici concetti e pensieri estremamente difficili. Lungi da voler essere un fatuo complimento è una osservazione che sgorga spontanea dalla lettura di Lettere a Cioran Galaad Edizioni, prefazione di Mattia Luigi Pozzi.
Il suo talento divulgativo, vissuto come una vera vocazione più che una posa, è lontano anni luce dalle ostentazioni e dalle fisime dell’intellettuale che dispensa il suo sapere dall’alto di un piedistallo, ma tutt’al contrario, utilizzando un linguaggio colloquiale, semplice, immediato riesce a diffondere i concetti anche più irti e difficili, perché la diffusione del sapere non debba essere mai elitaria, creare barriere, ma appunto spezzarle in una comunione umana e umanistica che distingue il pensatore e studioso dall’intellettuale snob chiuso nella sua irraggiungibile torre d’avorio.
Nicola Vacca parlando di Cioran non utilizza una lingua da iniziati, ma nella semplicità (frutto di un’ attento studio e di una sensibilità affine), ci trasmette qualcosa di molto più prezioso, un’ autentica ammirazione (se non venerazione) per un pensatore, filosofo e scrittore difficile e iconoclasta come Emil Cioran davvero fu. Uno dei geni più controversi e poco omologabili che “il secolo breve” ha avuto.
Se il dubbio è la scintilla d’intelligenza che ha incendiato tutto il suo pensiero, Nicola Vacca ce lo dimostra più che aprioristicamente enunciarcelo. Lo scetticismo, quasi sempre visto con connotazioni negative e pessimiste, in Cioran è linfa e luce di un pensiero libero, e onesto, svincolato dalla gabbia dorata della sistematicità.
La realtà è così complessa e frammentaria che solo il frammento, l’aforisma, l’intuizione, la scheggia di pensiero e di scrittura, può definirla, con l’abilità che ci vuole a riunire le mille schegge di uno specchio in frantumi. La realtà è visione, e costa dolore assorbirla nelle sue mille sfaccettature distorte. Per guardare in faccia la realtà, le contraddizioni e il marcio di questo mondo, serve uno spirito scevro di illusioni, e nello stesso tempo attento alle pieghe dell’anima. Serve uno spirito senziente e in costante ricerca del vero e del reale. Anche quando la ricerca non porta in nessun dove. Ma è la ricerca stessa il senso.

Nicola Vacca scrive: Per Cioran meditare significa trovare la giusta distanza fra il pensiero e la parola: pochi ci riescono, ed egli è stato uno di quei pochi. Sempre difendendo un sano e caustico diritto all’insolenza, alla provocazione, il suo pensiero ha interso “sfregiare” ogni oggetto su cui si sia appuntato, per mettere in luce questa nostra caduca esistenza, il tragico il comico. E insolente, provocatoria è ogni parola, ogni pagina di Cioran, che concepisce in frammenti la sua intera opera perché è così, in frammenti, che vede o vorrebbe ridurre il mondo stesso.

Anche se è pur vero che tutti si suoi scritti non sono necessariamente rivolti a un pubblico e proprio nei sui Cahiers, appunti sparsi di una vita, dà il meglio di sé. In un mondo dove nessuno può salvare nessuno, Cioran scrisse per sé stesso per contenere e dominare i suoi demoni, le sue inquietudini di pensatore insonne, malato di verità.
Avvicinarci a Cioran, e Nicola Vacca ci aiuta proprio a fare questo, a percorrere questa iniziazione verso la vertigine, è un’ esperienza insolita e creativa. Difficilmente etichettabile come pura curiosità letteraria da esibire nei salotti più snob. Cioran è una presenza ingombrante e inquieta, che scortica le coscienze e ustiona i preconcetti e le rassicuranti favolette che ci possiamo raccontare per dormire sonni tranquilli. Cioran non si accontenta, si interroga, fino a sentire i pugnali nella carne, si inabissa negli oscuri meandri dell’ignoto, dell’inconoscibile, del poco ponderato. La sua religione è ciò che di più lontano possa esistere dal quieto vivere, dall’autocompiacimento e dall’autoassoluzione.
Bisogna essere capaci di perdersi, per seguirlo e imparare ad apprezzare il suo genio, la sua autentica vocazione al contraddittorio e al paradosso come Nicola Vacca fa da quando ha iniziato a leggere e meditare le opere di questo scrittore.
Cioran fu un uomo del suo tempo? Certo fu poco compreso dai suoi contemporanei, di cui stigmatizzava vizi e difetti, e questa espulsione dal consesso degli eletti intellettualmente omologabili, ne costituisce in un certo senso una sua prima virtù, facendolo diventare contemporaneo di qualsiasi uomo si interroga sul senso della vita e della realtà. Anche quando un senso non c’è e proprio la negazione di senso si ricollega ad un empirico paradosso esistenziale.
Il suo rifiuto di idolatrare la storia, come serie inenarrabile di abomini, compiuti da uomini verso altri uomini capaci di contabilizzare la morte nei campi di concentramento raggiungendo vette di crudeltà che poco hanno di umano, è a mio avviso la più alta vetta di una coscienza civile tormentata, non chiusa nel bozzolo della propria solitudine e del proprio egoismo. Cioran fu consapevole che la vita vira verso queste degenerazioni, che l’umanità ha in sé i germi del male, un Male metafisico e oscuro, pur tuttavia non si rifugia in un nichilismo di maniera, in un’ adorazione del nulla. Ma anzi questo nulla, che attira a sé tutto come una stella morente, cerca di superarlo, proclamando un disperato amore per la vita (non a caso Leopardi fu da lui un poeta molto amato). Raggiungendo vette mistiche inaspettate e insospettabili. Alla mistica, sia orientale che occidentale, fu sempre legato da un legame profondo.
Cioran si permette poi il lusso di contraddire se stesso, di non seguire una fitta rete di coerenti corrispondenze, per aderire più pienamente al reale. Nella realtà cambiamo idea, ci superiamo, evolviamo, pur senza rinnegare noi stessi, e come diceva Louis Ferdinand Celine non siamo infallibili, possiamo anche dire solenni sciocchezze. Possiamo mentire a noi stessi, pur non considerando la menzogna uno strumento di analisi. E da qui il gusto per il paradosso, per l’antinomia, il bisticcio di parole, la farsa.
Se poi vogliamo approfondire il discorso, avvicinarci ai testi di Cioran, la bibliografia essenziale (pag. 99) è piuttosto esaustiva, lo possiamo fare, anzi l’intero testo è un invito a farlo. Una lettura propedeutica e necessaria se vogliamo decriptare il suo pensiero e il suo complesso organismo intellettuale. Potete usare questo testo come una bussola, se deciderete mai di intraprendere il viaggio di approfondimento. Buona lettura.

Nicola Vacca è nato a Gioia del Colle, nel 1963, laureato in giurisprudenza. È scrittore, opinionista, critico letterario, collabora alle pagine culturali di quotidiani e riviste. È redattore della rivista Satisfiction Svolge, inoltre, un’intensa attività di operatore culturale, organizzando presentazioni ed eventi legati al mondo della poesia contemporanea. Ha pubblicato: Nel bene e nel male (Schena,1994), Frutto della passione (Manni 2000), La grazia di un pensiero (prefazione di Paolo Ruffilli, Pellicani, 2002), Serena musica segreta (Manni, 2003), Civiltà delle anime (Book editore, 2004), Incursioni nell’apparenza (prefazione di Sergio Zavoli Manni 2006), Ti ho dato tutte le stagioni (prefazione di Antonio Debenedetti, Manni 2007) Frecce e pugnali (prefazione di Giordano Bruno Guerri, Edizioni Il Foglio 2008) Esperienza degli affanni (Edizioni il Foglio 2009), con Carlo Gambescia il pamphlet A destra per caso (Edizioni Il Foglio 2010), Serena felicità nell’istante (prefazione di Paolo Ruffilli, Edizioni Il Foglio 2010), Almeno un grammo di salvezza (Edizioni Il Foglio, 2011), Mattanza dell’incanto ( prefazione di Gian Ruggero Manzoni Marco Saya edizioni 2013), Sguardi dal Novecento (Galaad edizioni 2014) Luce nera (Marco Saya edizioni 2015, Premio Camaiore 2016), Vite colme di versi (Galaad edizioni 2016), Commedia Ubriaca (Marco Saya 2017).

Source: testo inviato dall’autore.