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Fiabe norvegesi, a cura di Bruno Berni (Iperborea 2019) A cura di Viviana Filippini

24 novembre 2019

20190925151600_314_cover_altaLe fiabe nordiche sono una delle cellule della casa editrice Iperborea, grazie alla quale noi lettori italiani abbiamo la possibilità di addentrarci dentro il fascino che caratterizza la letteratura e la cultura dei Paesi del Nord Europa. Di recente è uscito, a cura di Bruno Berni, il tomo “Fiabe Norvegesi”, il sesto della serie dedicata alle fiabe nordiche. La raccolta ha per protagoniste narrazioni di origine antica, nelle quali gli esseri umani si muovono al fianco di creature come i troll, gli orchi e, perché no, anche animali  parlanti che non solo aiutano i protagonisti, ma nascondono, in certi casi, la loro vera natura sotto la veste animalesca. Da subito si è catapultati in un mondo misterioso, un po’ fantastico, munito di elementi con richiamo netto e preciso alla realtà. Nelle fiabe ci sono giganti che celano il cuore e solo chi avrà il giusto animo gentile e arguto riuscirà a trovarlo. Ci sono fratelli maggiori cha maltrattano e ingannano i minori, i quali si trovano coinvolti in mirabolanti avventure per ottenere, si spera, il giusto riscatto. Ci sono giovani principesse promesse in spose a principi meschini, imbroglioni e umili contadini dall’intelligenza acuta. Pagina dopo pagina, ci si addentra in un mondo quotidiano, nel quale, accanto alla presenza umana non mancano creature fantastiche e animali parlanti o elementi del mondo naturale (piante e fiori) che stupiscono il lettore con i loro poteri e improvvisi colpi di scena. Come per i volumi precedenti dedicati alle fiabe, anche in questo con al centro quelle norvegesi, c’è un’interessante postfazione che permette ai lettori di avere informazioni sulle fiabe presenti nel patrimonio folklorico norvegese. Per esempio si scopre che i testi, per abitudine trasmessi oralmente, vennero raccolti e scritti per la prima volta nell’Ottocento, da Asbjørnsen e Moe. La trascrizione fu importante, poiché permise a queste storie raccontate per un tempo incalcolabile a voce, di essere fissate in una forma precisa. Ciò che affascina, leggendo le fiabe norvegesi è che in esse ci sono elementi  noti, perché se andiamo a cercare nella memoria ci accorgiamo che ritornano anche nelle classiche fiabe che ci hanno raccontato da piccoli. Alcuni esempi concreti? Ci sono ragazze poverelle che indossano e perdono scarpette preziose proprio come Cenerentola. Gatti parlanti che hanno gli stivali, in questo caso, delle sette leghe. Principi trasformati in animali pronti a tornare umani quando l’incantesimo verrà sciolto. Non solo. In queste fiabe norvegesi ci sono anche personaggi che ritornano in modo costante un po’ in tutta la produzione fiabistica nordica, come accade per la figura di Ceneraccio, presente anche nella fiabe islandesi e faroesi, un segno evidente del ruolo consolidato che la tipologia di figura letteraria ha nella narrazione nordica. Le “Fiabe norvegesi” sono una raccolta di storie antiche, dove una morale c’è sempre. Esse sono ideali per un pubblico bambino e adulto che, da un parte, ha la possibilità di viaggiare in mirabolanti avventure nei boschi e nei paesaggi norvegesi e, dall’altro, soprattutto per il lettore adulto, ha la speranza di recuperare il proprio animo fanciullo volando sulle ali della fantasia. Le fiabe sono corredate dalle illustrazioni di Vincenzo Del Vecchio. Traduzione Bruno Berni.

Bruno Berni è nato a Roma nel 1959. Ha insegnato letteratura danese alle università di Urbino e Pisa. Dal 1993 dirige la biblioteca dell’Istituto Italiano di studi Germanici, dove è ricercatore. Ha scritto saggi e volumi sulle letterature nordiche e pubblicato diverse traduzioni di autori scandinavi: Andersen, Karen Blixen, Ludvig Holberg, August Strindberg e Peter Høeg. Lavori che gli hanno permesso di ottenere il premio Hans Chritsina Andersen nel 2004, il Dansk Oversaetterpris nel 2009, il Premio Nazionale per la Traduzione del 2013 del ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Source: richiesto all’editore. Grazie all’ufficio stampa Iperborea.

Once upon a time Fiabe, fantasy e serie televisive (Yume Books, 2019) a cura di Elena Romanello

24 ottobre 2019

once-upon-a-timePresento ai lettori di Liberi di scrivere la mia nuova fatica, perché oltre a scrivere articoli per giornali on line e blog continuo la mia attività di autrice di libri di saggistica sul mondo otaku e nerd, che costituisce la mia grande passione.
Questa volta ho scelto di occuparmi di una serie TV di culto e molto curiosa di questi ultimi anni, Once upon a time, andata in onda sulla ABC dal 2011 al 2018 e in Italia su Rai 4, perché mi ha colpita e spinta ad approfondire l’argomento.
Sono appassionata da sempre di fiabe, grazie anche ai film Disney e non solo,  e ritengo che non ci sia un’età per questo genere letterario antichissimo, da cui sono derivati poi tutti gli altri: negli anni il mio interesse per il fantastico è cresciuto, portandomi a scoprire fantascienza, fantasy e fumetti, tre baluardi della mia vita, e tutto quello che fa parte di questi universi non può non interessarmi e piacermi.
Once upon a time rilegge le fiabe, partendo dai film Disney ma non solo, in una nuova mitologia, con due piani temporali, il mondo della Foresta Incantata dove vivono tutti i personaggi delle fiabe in una sorta di universo condiviso e un’anonima e molto kinghiana cittadina del Maine di oggi, Storybrooke. Nel pantheon di personaggi trovano spazio eroi vecchi e nuovi, soprattutto protagoniste, comprese le recentissime Elsa di Frozen, Mulan e Merida di Brave, per la trama consiglio di leggere il mio libro o meglio di guardare le sette stagioni, perché è davvero ricca di spunti, di eventi, di fatti, di colpi di scena, con le prime sei stagioni ottime, la settima parte zoppicando ma poi si riprende nel gran finale.
Non è un caso che i due ideatori siano Edward Kitsis e Adam Horowitz, due degli sceneggiatori di Lost, altra serie epocale, e tra l’altro è stato Once upon a time che mi ha spinta a fare una maratona di Lost l’anno scorso (all’epoca l’avevo snobbata), appassionandomi anche a quello. Le due serie sono molto diverse, però è divertenti trovare in entrambe alcuni interpreti in ruoli diversi.
Once upon a time mescola storie e personaggi, presentando una Biancaneve guerriera, un Pinocchio insolito e che cresce, una Cenerentola latinoamericana, e regalando i due personaggi migliori, almeno a mio parere, nella schiera dei cattivi, anche se non sono liquidabili solo come cattivi.
Regina, la regina cattiva di Biancaneve, regalerà le emozioni più grandi cambiando animo durante la storia e compiendo un vero e proprio viaggio dell’eroina. Tremotino, che nelle fiabe classiche era uno gnomo maligno, qui diventa un vero e proprio signore del male, diventato tale per salvare il figlio, compiendo anche lui un percorso incredibile di redenzione, sottolineato dalla grande interpretazione di Robert Carlyle che io adoro come attore dai tempi di Full Monty.
In Once upon a time ho trovato tante fiabe che ho amato e amo, da Biancaneve La bella addormentata, da Alice Peter Pan (viva Capitan Uncino..), da Hansel e Gretel Mulan, da Brave Frozen, in una nuova, intrigante cornice narrativa, e mi sono affezionata al microcosmo di Storybrooke, che ho voluto raccontare.
Una serie che consiglio, senz’altro capace di rivoluzionare la percezione delle fiabe e del fantastico in TV, insieme all’altra ammiraglia del momento, Game of thrones (a cui sarà dedicato il mio prossimo libro), sia a chi ama ovviamente gli universi dell’immaginario sia a chi è appassionato di storie, di qualsiasi tipo siano.

Il mago di Oz di Sébastien Perez e Benjamin Lacombe (Rizzoli, 2019) a cura di Elena Romanello

20 ottobre 2019

9788817141529_0_0_802_75Rizzoli propone un nuovo titolo della collana per ragazzi (e non solo!) Illustrati d’autore, e cioè Il mago di Oz, raccontato di nuovo da Sébastien Perez sulla storia originale di L. Frank Baum con i meravigliosi disegni di Benjamin Lacombe, nuovo sodalizio tra due creativi che ha già dato vita ad altri libri di immagini, sulle fiabe e non.
Testo e immagini, anche di grande formato, si alternano per raccontare una nuova versione della storia originale, recentemente tra l’altro uscita in edizione integrale per Einaudi: una storia fedele ma modernizzata dai toni forse troppo ottocenteschi e moralistici del testo originale, per un approccio fresco e interessante ad un universo fiabesco che ha poi ispirato tutti i viaggi fantastici dell’ultimo secolo, in un modo o nell’altro.
Il protagonista della vicenda, anche se non mancano gli altri personaggi, giustamente, è lo Spaventapasseri, ma nelle pagine del libro si rivivono le avventure di un gruppo di personaggi a cui manca qualcosa:  Dorothy non riesce a tornare a casa, l’uomo di latta non ha un cuore, al leone serve il coraggio e lo spaventapasseri, il protagonista, è senza cervello.
Il mago di Oz dimostrerà di non essere quello che ci si aspettava, le streghe sono paurose e temibili e alla fine i quattro amici per casa capiranno che devono trovare in loro stessi quello che cercano altrove.
Nel libro originale c’era tra le righe un elogio della diversità, in queste pagine rilette emerge insieme ad un inno all’audacia, al voler cambiare, al voler migliorare.
Il testo è sottolineato dalle tavole di Benjamin Lacombe, protagonista l’anno scorso di una mostra a Lucca Comics & Games in cui non si parlava ancora di questo libro, in cui emergono profondità di campo, nuovi sguardi su personaggi dell’immaginario, richiami all’art decò, onnipresenza del verde smeraldo, creato da un pantone nuovo su richiesta dell’artista.
Un libro per giovanissimi, anche, come primo approccio ad un classico, ma anche un volume prezioso e illustrato per chiunque, a qualsiasi età, ami i mille volti e colori della fantasia.

Benjamin Lacombe è un autore e illustratore francese. Compie i suoi studi presso l’Ecole Nationale Superieure des Arts Decoratifs di Parigi (ENSAD) lavorando contemporaneamente per la pubblicità e l’animazione. All’età di 19 anni firma i suoi primi libri di fumetti e illustrazioni e nel 2007 ottiene il primo riconoscimento con Cerise Griotte. Lacombe è tradotto e premiato in numerosi paesi e ha esposto i suoi lavori nelle più importanti gallerie del mondo come L’Art de rien (Parigi), Dorothy Circus (Roma), Ad hoc art (New York), Maruzen (Tokyo).

Sébastien Perrez nasce illustratore, ma presto si dedica alla scrittura, che scopre essere la sua vera passione, nonché efficace terapia per le proprie paure infantili. Nei suoi testi mescola abilmente storia e finzione, umorismo e cinismo, realismo e fantastico.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Mai più sola nel bosco di Simona Vinci (Marsilio Editori, 2019) a cura di Elena Romanello

6 giugno 2019

2970015Marsilio editore propone un nuovo titolo per l’interessante e intrigante collana Passaparola, dove autori e autrici si confrontano con il libro che li ha cambiato, magari da giovanissimi, dando voce a Simona Vinci, che sceglie di confrontarsi con le Fiabe dei fratelli Grimm.
L’autrice ha raccontato fin dai suoi esordi il rapporto con la paura, che può anche essere piacevole, e non stupisce che scelga come libro suo una raccolta di storie tutt’altro che zuccherose e melense come si potrebbe pensare se non le si conosce, perché le fiabe nascono per un pubblico adulto, sono tutto tranne che politicamente corrette, a cominciare proprio da quelle dei Grimm, soprattutto nella prima edizione ritradotta recentemente per Donzelli.
Simona Vinci si confronta quindi con fiabe che si avvicinano alle tradizioni della sua città natale, Budrio, a cominciare da quella con protagonista una creatura fatta d’acqua scura che striscia in soffitta, forse il fantasma di un uomo assassinato durante la Resistenza e gettato in uno stagno. Ma nelle pagine rivivono le Cose assiepate dietro i cespugli e che ringhiano quando qualcuno passa lì vicino, soprattutto se è un bambino o bambina, il lupo nei boschi che attende Cappuccetto rosso, in una metafora del crescere e diventare donna, gli alberi di ginepro che conservano la memoria dei morti pronta a tornare, i briganti e le madri antropofaghe, i corvi che erano ragazzi, l’arcolaio di Rosaspina la bella addormentata che per i Grimm è meno gore stranamente che per Basile e Perrault, la mela avvelenata di Biancaneve, le matrigne assassine, gli animali parlanti.
Un esame appassionato e accurato di storie che hanno riflettuto una società spesso terribile, in cui si abbandonavano i bambini quando non li si mangiavano, e in cui la paura era qualcosa di palpabile, in notti scure perché non esisteva l’elettricità e il cibo appunto era essenziale perché scarseggiava e una casa fatta di marzapane non è una follia da golosi. L’autrice racconta il suo rapporto con questo mondo che le è entrato dentro, che raccorda il tempo presente con l’infanzia, rievoca colpe e assoluzioni, giochi e dispetti, il primo approccio con la morte, gli amici perduti e i luoghi da riscoprire, insieme ai bambini che crescono e i bambini che si è stati.
Simona Vinci racconta quindi anche l’importanza della paura per crescere  e per mantenere dentro di sé un lato oscuro che non va temuto ma tenuto sotto controllo, attraverso fiabe che è senz’altro divertente aver letto da piccoli o averle sentite raccontare dai parenti anziani, ma che è un’ottima cosa riprendere in mano da adulti. Perché paura e lato oscuro sono parte della nostra vita e la creatura d’acqua scura forse non è quello che si temeva davvero da piccoli.
Un ritratto di un’infanzia sospesa in un tempo fiabesco e anche dell’importanza della fantasia, dello spavento e dell’incanto contenuti in storie che sono ancora oggi fondamentali.

Simona Vinci è nata a Milano nel 1970 e oggi vive a Bologna. Ha pubblicato Dei bambini non si sa niente (Einaudi Stile libero 1997 e 2018), In tutti i sensi come l’amore (Einaudi Stile libero 1999 e 2018, premio Selezione Campiello 1999), Come prima delle madri (Einaudi 2003, premio Selezione Campiello 2003), Brother and Sister (Einaudi Stile libero 2004), Stanza 411 (Einaudi Stile libero 2006 e 2018), Rovina (Edizioni Ambiente 2007), Strada Provinciale Tre (Einaudi Stile libero 2007), Nel bianco (Rizzoli 2009), La prima verità (Einaudi Stile libero 2016, premio Campiello 2016), Parla, mia paura (Einaudi Stile libero 2017) e In tutti i sensi come l’amore (Einaudi Stile libero 2018). I suoi libri sono tradotti e pubblicati in quindici paesi.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

:: Fiabe svedesi, Bruno Berni (Iperborea 2017) a cura di Viviana Filippini

13 novembre 2017

fiabe svedesi“Fiabe svedesi” è l’ultimo volume uscito per Iperborea che raccoglie le fiabe della tradizione nordica. In questo testo, curato da Bruno Berni si alternano vicende fantastiche nelle quali si incontrano diversi personaggi alla prese con sfide e prove da affrontare, per dare un nuovo corso al proprio destino e a quello del mondo dove vivono. Tanti sono i personaggi che si alternano nel libro, sono creature letterarie coinvolte in avventure nelle quali spesso e volentieri sono chiamati a confrontarsi con esseri appartenenti al mondo della fantasia. Tra i protagonisti ci sono ragazzi che fanno a gara con misteriosi giganti per vedere chi mangia di più. Accanto a loro, incontriamo principi- come Hatt- costretti a vivere al buio e a uscire solo dopo il tramonto, affinché nessuno li veda. Non mancano poi principesse trasformate in topoline da inspiegabili sortilegi e gelosie. Queste vicende si alternano alle avventure di umili contadini in lotta contro mostruosi giganti e draghi, oppure in cammino in boschi rigogliosi di una natura nordica nella quale si nascondono misteriose creature. Tra di esse ci sono troll che gelosamente custodiscono tesori, animali pronti a dare aiuto a chi ne ha davvero bisogno, lucci, rane e anche altre animali parlanti. Ognuna delle fiabe svedesi qui presenti è stata tratta da “Svenska folk-sagor ock äfventyr” (Fiabe e leggende popolari svedesi) di Gunnar Olof Hyltén e George Stephens, due amici che lavorarono assieme per la pubblicazione di una raccolta, uscita a Stoccolma nel 1844 e nel1849, diventata il punto di partenza per lo studio deli racconti della tradizione svedese. La “Fiabe svedesi” sono un’importante risorsa che aiuta il lettore contemporaneo a conoscere il patrimonio narrativo del Paese del Nord Europa, scovando paesaggi fatti da una vegetazione ben diversa da quella mediterranea, usi e costumi differenti da quelli del Sud dell’Europa e, allo steso tempo, personaggi fiabeschi che ritornano nella nostra memoria durante la lettura – vedi il richiamo a il Gatto con gli stivali o la Principessa sul pisello) raccolti dai fratelli Grimm, da Hans Christian Andersen, da Perrault, Basile. Nelle “Fiabe svedesi”, curate da Bruno Berni, riecheggiano i personaggi fiabeschi della tradizione, variati a seconda delle esigenze della cultura nordica, a dimostrazione di come nella tradizione narrativa orale esistano dei modelli (degli archetipi potremmo definirli) che ritornano in modo costane e continuo, presentati con forma diversa. Le “Fiabe svedesi”, vanno ad unirsi agli altri tre volumi dedicati alle fiabe nordiche pubblicati da Iperborea: “Fiabe Lapponi” (2014), “Fiabe Danesi” (2015), “Fiabe Islandesi” (2016). Volumi da leggere anche da adulti per ritrovare la spensieratezza magica di un tempo. Curatore e traduzione dallo svedese: Bruno Berni.

Bruno Berni è nato a Roma nel 1959. Ha insegnato letteratura danese alle università di Urbino e Pisa. Dal 1993 dirige la biblioteca dell’Istituto Italiano di studi Germanici, dove è ricercatore. Ha scritto saggi e volumi sulle letterature nordiche e pubblicato diverse traduzioni di autori scandinavi: Andersen, Karen Blixen, Ludvig Holberg, August Strindberg e Peter Høeg. Lavori che gli hanno permesso di ottenere il premio Hans Chritsina Andersen nel 2004, il Dansk Oversaetterpris nel 2009, il Premio Nazionale per la Traduzione del 2013 del ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Source:  libro inviato dall’editore, ringraziamo Silvio dell’ Ufficio Stampa Iperborea.