Mai più sola nel bosco di Simona Vinci (Marsilio Editori, 2019) a cura di Elena Romanello

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2970015Marsilio editore propone un nuovo titolo per l’interessante e intrigante collana Passaparola, dove autori e autrici si confrontano con il libro che li ha cambiato, magari da giovanissimi, dando voce a Simona Vinci, che sceglie di confrontarsi con le Fiabe dei fratelli Grimm.
L’autrice ha raccontato fin dai suoi esordi il rapporto con la paura, che può anche essere piacevole, e non stupisce che scelga come libro suo una raccolta di storie tutt’altro che zuccherose e melense come si potrebbe pensare se non le si conosce, perché le fiabe nascono per un pubblico adulto, sono tutto tranne che politicamente corrette, a cominciare proprio da quelle dei Grimm, soprattutto nella prima edizione ritradotta recentemente per Donzelli.
Simona Vinci si confronta quindi con fiabe che si avvicinano alle tradizioni della sua città natale, Budrio, a cominciare da quella con protagonista una creatura fatta d’acqua scura che striscia in soffitta, forse il fantasma di un uomo assassinato durante la Resistenza e gettato in uno stagno. Ma nelle pagine rivivono le Cose assiepate dietro i cespugli e che ringhiano quando qualcuno passa lì vicino, soprattutto se è un bambino o bambina, il lupo nei boschi che attende Cappuccetto rosso, in una metafora del crescere e diventare donna, gli alberi di ginepro che conservano la memoria dei morti pronta a tornare, i briganti e le madri antropofaghe, i corvi che erano ragazzi, l’arcolaio di Rosaspina la bella addormentata che per i Grimm è meno gore stranamente che per Basile e Perrault, la mela avvelenata di Biancaneve, le matrigne assassine, gli animali parlanti.
Un esame appassionato e accurato di storie che hanno riflettuto una società spesso terribile, in cui si abbandonavano i bambini quando non li si mangiavano, e in cui la paura era qualcosa di palpabile, in notti scure perché non esisteva l’elettricità e il cibo appunto era essenziale perché scarseggiava e una casa fatta di marzapane non è una follia da golosi. L’autrice racconta il suo rapporto con questo mondo che le è entrato dentro, che raccorda il tempo presente con l’infanzia, rievoca colpe e assoluzioni, giochi e dispetti, il primo approccio con la morte, gli amici perduti e i luoghi da riscoprire, insieme ai bambini che crescono e i bambini che si è stati.
Simona Vinci racconta quindi anche l’importanza della paura per crescere  e per mantenere dentro di sé un lato oscuro che non va temuto ma tenuto sotto controllo, attraverso fiabe che è senz’altro divertente aver letto da piccoli o averle sentite raccontare dai parenti anziani, ma che è un’ottima cosa riprendere in mano da adulti. Perché paura e lato oscuro sono parte della nostra vita e la creatura d’acqua scura forse non è quello che si temeva davvero da piccoli.
Un ritratto di un’infanzia sospesa in un tempo fiabesco e anche dell’importanza della fantasia, dello spavento e dell’incanto contenuti in storie che sono ancora oggi fondamentali.

Simona Vinci è nata a Milano nel 1970 e oggi vive a Bologna. Ha pubblicato Dei bambini non si sa niente (Einaudi Stile libero 1997 e 2018), In tutti i sensi come l’amore (Einaudi Stile libero 1999 e 2018, premio Selezione Campiello 1999), Come prima delle madri (Einaudi 2003, premio Selezione Campiello 2003), Brother and Sister (Einaudi Stile libero 2004), Stanza 411 (Einaudi Stile libero 2006 e 2018), Rovina (Edizioni Ambiente 2007), Strada Provinciale Tre (Einaudi Stile libero 2007), Nel bianco (Rizzoli 2009), La prima verità (Einaudi Stile libero 2016, premio Campiello 2016), Parla, mia paura (Einaudi Stile libero 2017) e In tutti i sensi come l’amore (Einaudi Stile libero 2018). I suoi libri sono tradotti e pubblicati in quindici paesi.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

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