Posts Tagged ‘Laura Cangemi’

:: Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson di Selma Lagerlöf (Iperborea 2017) a cura di Viviana Filippini

7 febbraio 2018
Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson

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Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson” è un libro per ragazzi di Selma Lagerlöf, la prima donna ad aver vinto il premio Nobel per la letteratura, scritto nel 1906, tre anni prima di ricevere l’importante riconoscimento. Iperborea lo ha pubblicato con una nuova traduzione e in versione integrale, per permettere ai lettori bambini e, perché no, pure agli adulti di conoscere le mirabolanti avventure di Holgersson. Chi è Nils Holgersson? È un ragazzino vivace, ribelle e pure dispettoso che non perde mai l’occasione di fare scherzi agli animali della fattoria dove vive i genitori. Un famoso proverbio dice “il gioco è bello fin che dura poco” e, ad un certo punto, Nils la combina grossa, tanto che il suo fare scherzi avrà conseguenze impreviste, soprattutto per lui. Infatti il folletto che il protagonista aveva preso di mira si vendica trasformandolo non in un mostriciattolo, ma in un ragazzino minuscolo come un topolino. Nils è in panico, non sa cosa fare per rimediare al guaio che ha combinato. È solo e trova sostegno in Mårten, un papero domestico, anche lui anima solitaria, che ha lasciato la famiglia per unirsi a uno stormo di oche selvatiche nel loro lungo volo migratorio verso la Lapponia. Il tutto per dimostrare che anche un papero domestico può affrontare certe sfide riservate solo agli animali selvatici. Nils e Mårten compiranno sì un itinerario meraviglioso durante il quale incontreranno altri animali parlanti e pure creature fantastiche, ma questa avventurosa esperienza sarà per il ragazzino e il papero piena zeppa di prove da superare. Nel libro per ragazzi scritto dalla Lagerlöf, oltre all’intreccio riguardante Nils, si innestano nella narrazione una serie di leggende nordiche, che si mescolano e relazionano al mondo della natura e a quello degli animali. Allo stesso tempo, viaggiando con i due protagonisti, il lettore ha la possibilità di conoscere la geografia, il paesaggio e gli usi e costumi del mondo svedese dove Nils è nato. Il libro della Lagerlöf è un romanzo d’avventura e di formazione, dove l’atmosfera è un perfetto miscuglio tra realtà e fantasia. Nils e Mårten vivono tante esperienze differenti e tutte sono a loro necessarie, non solo per farsi accettare dalla comunità nella quale vivono o in quella dove – chi lo sa’- torneranno; esse sono importanti, perché li aiutano a diventare maturi e comprendere cosa è bene e male. “Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson” è un libro sulla maturazione, anche se vissuta in una dimensione fiabesca, nella quale Nils imparerà a comprendere il valore dell’amicizia, del rispetto del prossimo diverso da sé (non a caso il suo principale alleato diventa un papero domestico) e della solidarietà tra individui (Nils e il papero si sostengono e aiutano a vicenda) che permette di abbattere i pregiudizi e di superare le insidie. Leggere oggi “Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson” della Lagerlöf è far rivivere un importante classico della letteratura per ragazzi, ed è comprendere che crescere non sempre è un cammino facile però, con la buona volontà e i giusti sostegni, come dimostra la storia di Nils, è possibile diventare persone migliori.

Selma Lagerlöf Nata a Mårbacka nel Värmland nel 1858 e morta nel 1940, destinata a diventare, da maestra elementare, prima donna Premio Nobel nel 1909 e prima donna a essere nominata fra gli Accademici di Svezia nel 1914, è forse la scrittrice svedese più nota e amata nel mondo. Dalla “Saga di Gösta Berling” (1891), censurata aspramente dalla critica positivista, al “Viaggio meraviglioso di Nils Holgersson” (1907), indiscusso capolavoro e grande successo editoriale che le valse una fama mai concessa ad alcun connazionale, le sue opere sono state tradotte, filmate, illustrate ovunque.

Source: acquisto personale del recensore.

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:: Greta grintosa di Astrid Lindgren (Iperborea – I Miniborei 2017) a cura di Maria Anna Cingolo

2 gennaio 2018
greta grintosa

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Greta Grintosa è il titolo del secondo energico volumetto della nuova collana di Iperborea ma è anche il titolo del primo dei dieci racconti inediti scritti dalla straordinaria Astrid Lindgren e contenuti nello stesso volume.
Ogni racconto ha come protagonisti bambini genuini, semplici, buoni e generosi che vivono in una Svezia che Lindgren descrive con colori d’incanto, candidi e fantasiosi. Greta sostituisce la nonna per non cancellare il Natale, la principessa Lise Lotta scopre che giocare è divertente, Bertil fa amicizia con Pirolino, un bambino grande come un topo, Göran non può più camminare ma una notte il Signor De Gigliis lo porta a Calasera, Gunnar e Gunnilla scoprono che l’uccellino del cucù conosce mille avventure e non è affatto di legno. Le pagine di questi racconti strabordano di immaginazione, di gioia e di vitalità e rendono la quotidianità magica nei dettagli più minuti. Lo stile della Lindgren è sempre lo stesso: semplice ma acuto e divertente, estremamente piacevole anche per un lettore adulto. Questo volumetto sembra animarsi della stessa magia contenuta nei racconti delle sue pagine ed invita i bambini a chiudere smartphone e tablet perché sotto al letto potrebbe abitare un nuovo amico, perché di notte è possibile guidare il tram nel Paese di chissà dove e perché ogni avventura diventa vera se si crede nella forza dell’immaginazione.
Oggi i bambini appaiono molto diversi dai personaggi di questi racconti, la società cerca di trasformarli in una versione in miniatura degli adulti, privandoli della propria identità. Per questo, la letteratura deve assumersi il compito di preservare la tenerezza, la spontaneità e l’incredibile forza immaginifica di ogni bambino attraverso storie potenti e suggestive che non lascino assopire la loro vera natura. Iperborea con Greta Grintosa procede proprio per questa felice strada.
Traduzione di Laura Cangemi

Astrid Lindgren (1907-2002) è l’autrice delle indimenticabili avventure di Pippi Calzelunghe e di piccoli personaggi ribelli e saggi, modelli di coraggio, indipendenza e creatività. Ha ottenuto il Premio Hans Christian Andersen, il Lewis Carroll Shelf Award, l’International Book Award dell’Unesco e altri numerosi riconoscimenti.

Source: libro inviato al recensore dalla casa editrice.

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:: Sai fischiare Johanna? di Ulf Stark (Iperborea 2017) a cura di Viviana Filippini

12 dicembre 2017
sai fischiare Johanna

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Arriva in libreria la collana dei Miniborei della Iperborea, che raccoglie libri per l’infanzia. Tra i testi pubblicati anche “Sai fischiare, Johanna?” dello svedese Ulf Stark. Protagonisti due amici di sette anni, Ulf e Berra. I ragazzini giocano, si divertono, però Ulf è fortunato perché, a differenza di Berra, lui ha un nonno che lo fa divertire e che gli dà pure la mancia. Berra invece non ha un nonno, lo desidererebbe e sarà proprio grazie all’aiuto dell’inseparabile amico che anche il piccolo Berra troverà un nonno. Chi è? Il signor Nils, ospite di una casa di riposo, che è contento di aver trovato un nipotino. I tre vivono mirabolanti avventure, perché nonno Nils non solo racconta fantastiche storie, ma insegna anche ai due ragazzini a costruire un grande aquilone con uno scialle di seta e una cravatta. Poi, Ulf e Berra si accorgono che il nonno Nils fischietta sempre una canzone e i due incuriositi gli chiedono cosa sia il motivetto e il nonno risponde che è «Sai fischiare, Johanna?», che lui ama tanto perché Johanna era il nome della moglie. Tra nonno Nils e Berra si scatena una grandiosa amicizia, ricca di amore e affetto tra persone che non hanno legami di parentela, a dimostrazione del fatto che a volte può esserci maggiore empatia con le persone che si incontrano sul proprio cammino che con quelle della propria famiglia. “Sai fischiare, Johanna?” dello svedese Ulf Stark è un libro per bambini che dimostra quanto solido e intenso possa essere il legame tra nonni e nipoti ed stato vincitore del prestigioso Premio tedesco per la Letteratura d’infanzia nel 1994. Inoltre ogni anno la tv svedese a Natale trasmette il film che è stato tratto dal libro. Illustrazioni di Olof Landström. Tra le altre uscite del 2017 “Greta Grintosa” di Astrid Lindgren e “Il meraviglioso viaggio di Nills Holgersson” di Selma Lagerlöf.

Ulf Stark (1944-2017) è stato uno dei più importanti scrittori svedesi per l’infanzia e tra i più amati dai giovani lettori. Pubblicato con successo in tutto il mondo, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui l’Astrid Lindgren Award, il Deutsche Jugendliteraturpreis, l’Augustpriset e il Nordic Children Literature Prize.

Source: inviato dall’ Editore. Si ringrazia Silvio Bernardi dell’ Ufficio stampa Iperborea.

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:: Recensione di La mano di Henning Mankell (Marsilio, 2013)

24 ottobre 2013

3171668Scese di nuovo le scale, si sedette con cautela su un vecchio divano e compose il numero della centrale di Ystad. Martinsson impiegò qualche secondo a rispondere.
“Dove sei?” chiese.
“Una volta si chiedeva “come stai” rispose Wallander. ” Adesso si chiede “dove sei”. Certo che il nostro modo di salutarci si è rivoluzionato”.
“E’ per dire questo che mi hai telefonato?”
“Sono nella casa”.
“Che te ne pare?”
“Non so. La sento estranea”.
“Be’, per forza, è la prima volta che ci metti piede”
“Mi farebbe piacere che mi diceste il prezzo che avete in mente. Non voglio cominciare a rifletterci sopra prima di saperlo. Lo capisci, no, che cè un sacco di lavoro da fare qui dentro?”
“Ci sono stato. Lo so”.
Wallander aspettò, sentendo respirare Martinsson nel ricevitore.
“Non è facile fare affari con gli amici” disse lui alla fine. ” Me ne sono reso conto solo ora”.
“Be’, considerami un nemico” rispose allegramente Wallander. “Un nemico povero, magari.”

Se L’uomo inquieto può essere definito l’inverno di Kurt Wallander, La mano (Handen, 2013), romanzo breve appena edito da Marsilio e tradotto da Laura Cangemi, non può che esserne l’autunno. E’ in autunno è ambientato, dall’ottobre al dicembre del 2002. Un autunno dell’anima che Henning Mankell tratteggia con i toni soffusi della malinconia e del disincanto.
Nella postfazione lo stesso Mankell ci spiega il curioso percorso di questo libro, a dire il vero molto sottile, ma non per questo meno interessante, specialmente per chi ami i racconti. Fu scritto diversi anni fa, per supportare un’iniziativa a favore della lettura che si tenne in Olanda. Era stato deciso che, in un certo mese dell’anno, a chi avesse comprato un libro poliziesco, venisse regalato un libro. Quel libro era appunto La mano di Henning Mankell. Poi anni dopo la BBC lo scovò e ne trasse una sceneggiatura in cui Kenneth Branagh aveva la parte di Wallander. Mankell vide l’episodio e decise che quel racconto poteva avere una nuova vita.
Ed è così che i fan di questa serie possono leggere questo inedito, (almeno in Italia), che sebbene cronologicamente si collochi prima di L’uomo inquieto, l’ultimo racconto della serie e non  esistano altre storie di cui Kurt Wallander sia il protagonista, può essere considerato senza dubbio la parola fine di un personaggio molto amato sia dall’autore, che dai lettori. Un piccolo cadeau del tutto inaspettato. Mankell ora si appresta a far vivere altri personaggi come Birgitta Roslin, comparsa recentemente ne Il cinese, e noi lettori non posiamo far altro che accettare la sua scelta.
La mano è una lettura piacevole, un piccolo squarcio su un personaggio burbero ma infondo buono, che dopo una vita spesa ad occuparsi di crimini e delitti sogna di ritirarsi in campagna, magari con un cane come compagno di solitudine. La figlia Linda, da poco entrata in polizia anche lei, un po’ lo sprona a cercarsi una compagna, a fare del moto, a occuparsi di sé stesso, ma Kurt, quasi presentendo il decadimento fisico e mentale che seguirà, cerca una piccola via di fuga, un’ illusione da coltivare, a cui aggrapparsi.
E’ inquieto Wallander, aspira ad un senso di serenità e pace che tristemente gli sfugge tra le dita e nel rapporto conflittuale con la figlia, di cui ammette di essere geloso del compagno, veniale debolezza di un padre che delega alle domeniche le giornate di cortesia, le piccole tregue dai bisticci della convivenza, quasi rivive il suo grande amore per Mona, l’unica donna che non può dimenticare. Linda ha un carattere forte quanto il suo, forse meno ombroso e suscettibile, ma altrettanto determinato, e nella dimessa e bellicosa quotidianità fatta di provocazioni e schermaglie il loro rapporto si solidifica e resiste, quasi come un ultimo atto di umanità.
Tornando alla trama romanzo, Martinsson offre a Wallander l’opportunità di visitare una casa in campagna, appartenente ad un parente di sua moglie, per la quale si accorderebbero ad un prezzo di favore, un po’ per l’amicizia che li lega e un po’ per il fatto che abbisogna di diversi lavori di restauro. Wallander la visita, e mentre perlustra il giardino qualcosa attira il suo sguardo. Se non fosse un poliziotto, abituato da anni e anni di servizio a notare tutto ciò che stona, che è fuori posto, non se ne sarebbe accorto, ma Wallander nota una radice, forse un pezzo marcito di un rastrello per poi accorgersi che è lo scheletro di una mano. E se c’è lo scheletro di una mano ci sarà anche tutto il corpo.
Ed infatti la squadra chiamata sul posto fa emergere lo scheletro di una donna di cinquant’anni, morta presumibilmente cinquant’anni prima. L’acquisto della casa sfuma, ma Wallander si trova ad indagare su un “presunto” omicidio che porterà alla scoperta di un altro scheletro sotto alcuni cespugli di ribes. Nyberg era il genere di persona capace di capire l’importanza della strana disposizione di un gruppo di cespugli di ribes.
Un caso difficile, due presunti delitti, ormai caduti in prescrizione, avvenuti in un tempo lontano, i cui responsabili con ogni probabilità sono morti. Un caso per il quale poche forze possono esser messe a disposizione. Ma Wallander è deciso a scoprire la verità, a conoscere chi gli ha fatto sfumare il sogno di avere la sua casa in campagna.
Pioggia, vento, neve si abbattono sulla Scania, e così nell’anima di Wallander, che vive gli ultimi anni nella rassicurante routine di riunioni coi colleghi, interrogatori, colloqui con i medici legali. E un po’ della sua malinconia passa al lettore che sfoglia le pagine, seppure la sua ironia, la sua capacità di scambiare buffe frecciate con Martinsson o Nyberg, o con la stessa Linda, non tracimano mai in vera tristezza. E’ una forma di addio, forse ancora più emozionante che ne L’uomo inquieto. L’addio di un autore ad un suo personaggio. Si usa ancora in letteratura, a volte.
Vorrei chiudere con una nota felice, Henning Mankell ritirerà quest’anno il Premio Raymond Chandler che gli sarà consegnato al Courmayeur Noir in Festival. Che sia la volta che riuscirò ad intervistarlo!

Lo storico Premio Chandler va a Henning Mankell “non solo per la sua geniale reinvenzione del romanzo poliziesco in chiave contemporanea, diventato insieme spietato meccanismo di disvelamento del male e lucida interpretazione sociale della Storia, così come denuncia di un’Europa malata di xenofobia e razzismo che dimentica il proprio passato a prezzo del proprio futuro.  Per una volta è un premio che va anche all’intera esistenza umana dello scrittore, da tempo impegnato in Africa sul fronte del riscatto culturale e materiale di quel continente oggi alla ribalta più che mai sia economicamente che politicamente.”

Henning Mankell (Svezia 1948) è tradotto in più di quaranta lingue e ha venduto nel mondo oltre quaranta milioni di copie dei suoi libri. Di recente, l’ispettore Wallander ha conosciuto ulteriore fama grazie alla serie televisiva prodotta dalla BBC, con Kenneth Branagh protagonista. In Italia, la serie di Wallander, dieci episodi, è interamente pubblicata da Marsilio, ora in tascabile. Nel catalogo Marsilio, anche la biografia Mankell (su) Mankell di Kirsten Jacobsen.

:: Recensione di La principessa di ghiaccio di Camilla Lackberg

31 Mag 2010

Venite a Fjallbacka, un incantevole angolo di Svezia di fronte all’arcipelago, dove regnano pace e tranquillità. Beh forse non d’estate, quando i turisti sciamano a frotte e trasformano il piccolo paesino di pescatori in un villaggio turistico. Ma gli altri nove mesi, ah c’è silenzio, pace , bellezza. Anche se diciamolo Fjallbacka non è più come un tempo, quando la pesca delle aringhe era l’unico mezzo di sostentamento e l’asperità dell’ambiente e la continua lotta per la sopravvivenza aveva forgiato una popolazione temprata e forte.
Certo ora Fjallacka è solo più un luogo pittoresco per turisti danarosi, ma i vecchi sognano come era allora  e dopo tutto d’inverno la neve scintilla e l’unico rumore che sentireste sarebbe quello del vostro respiro. Ma come David Lynch ci ha insegnato spesso le piccole città di provincia nascondono un lato oscuro, dietro le tendine inamidate delle simpatiche casette di legno piene di mobili di betulla dipinti di bianco. Spesso vicende strane e inquietanti trovano vie misteriose per manifestarsi e non è sempre facile indagare sui numerosi segreti degli abitanti del luogo.
Certo c’è un mondo di facciata, perfetto, edulcorato, patinato, costruito su misura per ben figurare a servizio del temibile “ quel che dice la gente”.
Erica Falck lo sa bene che queste sono le regole del villaggio, e quando si trova a scoprire il cadavere di Alexandra sua amica di infanzia immersa nel ghiaccio della sua vasca da bagno con i polsi tagliati in una pantomima che dovrebbe far pensare a tutti ad un suicidio beh un po’ della vernice perfetta che ricopre ogni cosa a Fjallbacka inizia a scrostarsi, a rivelare crepe, ragnatele che in controluce non si vedevano, perché niente è come sembra e la polvere che si nasconde sotto il tappeto basta un colpo di vento per farla disperdere. Segreti incofessabili tornano alla luce, e l’acqua limpida del mare che scintilla nell’arcipelago da cartolina diventa ben presto un acquitrino, un pantano di delitti, di odio e di vendetta.
La principessa di ghiaccio folgorante libro di esordio di Camilla Lackberg è ora disponibile in Italia grazie a Marsilio e all’ottima traduzione di Laura Cangemi, primo in patria di una lunga serie di sette titoli, tradotto in più di 24 lingue, vanta già milioni di lettori sparsi per il mondo.
Nell’onda lunga del giallo scandinavo, ormai una vera  e propria scuola di pensiero, la Lackberg è accomunata a nomi come Stieg Larsson e Henning Mankell, se non addirittura alla regina incontrastata del giallo inglese dame Agatha Christie, cosa che farà sicuramente sorridere i puristi ma un fondo di verità ci dovrà pur essere se no non si spiegherebbe l’incredibile successo di vendite raggiunto. Innanzitutto è un libro di facile lettura, le pagine scorrono fluide e non si ha la tentazione di saltare capitoli interi per arrivare alla conclusione anche se è da notare che i capitoli in questo libro non ci sono affatto.
C’è molta attenzione nella caratterizzazione dei personaggi, anche quelli minori o che compaiono anche una sola volta, una spruzzata di indagine psicologica per spiegare motivazioni, antefatti, intrecci e un susseguirsi inarrestabile di colpi di scena che rendono la trama tutt’altro che scontata o monotona. A differenza dei succitati Larsson e  Mankell la Lasckberg da molto spazio al lato sentimentale della vicenda dedicando pagine intere alla storia d’amore tra la protagonista e Patrick Hedstrom il fascinoso poliziotto, amico di infanzia, con cui porta avanti l’indagine.
A mio avviso la bellezza del libro non risiede tanto nel lato thriller della vicenda, ma soprattutto nel fatto che un romanzo di genere dove il delitto e l’indagine sono più che altro un pretesto per parlare d’altro, per svelare il lato oscuro, il cuore nero, di una società quella svedese solo apparentemente solare e rassicurante.