:: Maj Sjöwall (Stoccolma, 25 settembre 1935 – 29 aprile 2020)

30 aprile 2020 by

Maj Sjowall

:: COME SALMONI – La vita quotidiana in Italia ai tempi del Covid-19

29 aprile 2020 by

Come salmoni

In attesa dell’auspicato ritorno alla normalità del mercato librario, l’agenzia editoriale LOREM IPSUM lancia un’iniziativa pro bono, a cura di Jacopo Viganò, pensata per distrarre e intrattenere i lettori in questi giorni di cattività forzata tra le mura domestiche.
Come salmoni vede la partecipazione di scrittori – ma anche giornalisti, medici, psicologi, coach, farmacisti, ottuagenari golfisti, fumettisti, critici gastronomici, musicisti, sportivi e semplici genitori – ciascuno con la propria narrazione della vita quotidiana ai tempi della grande pandemia. Il risultato è un’antologia di 50 racconti intimi, feroci, scritti col sangue, che fotografano con grande lucidità lo smarrimento dell’individuo in questo momento storico senza precedenti.

Tutti gli autori coinvolti hanno prestato la propria opera pro bono e tutti i racconti sono pubblicati gratuitamente, a cadenza regolare e per i prossimi mesi, sui canali social e sul sito web di Lorem Ipsum, per confluire infine in una raccolta completa formato ebook.
Tramite il sito di agenzia è inoltre possibile contribuire con una donazione all’Istituto di Virologia dell’Ospedale Sacco di Milano per la ricerca sul Covid-19 e altre malattie pandemiche e ricevere in omaggio, al termine del progetto, Come salmoni in formato ebook.

:: Attorno a un giardino di Anna Maria D’Ambrosio (Italic 2020) a cura di Lucrezia Romussi

29 aprile 2020 by

Attorno a un giardinoAnna Maria D’Ambrosio, scrittrice di raccolte poetiche come ‘’Di fiori e di foglie’’ Interlinea e di romanzi dall’indiscusso successo, in primis ‘’Devi solo cadere con me’’ Interlinea, e della raccolta di racconti “Le parole del pettirosso” Giovane Holden, vincitrice di diversi premi nonché riconoscimenti letterari tra i quali il Premio Rhegium Julii 2011 per l’inedito di poesia, Premio F. Kafka 2015 e Premio Giuria della Città di Pontremoli 2017, è tornata a emozionare con ‘’Attorno a un giardino’’.

L’opera poetica pubblicata da Italic di Ancona vanta la prefazione della scrittrice pluripremiata Maria Paola Colombo, che afferma:

‘’Per molto tempo ho dimenticato il piacere di leggere poesie. Non so dire perché: ci sono cose che smettiamo di fare senza un motivo preciso…Poi ho incontrato la raccolta di Anna D’Ambrosio e ho sentito quanto mi sia mancato, in questi anni, l’istante in cui finisci di leggere una bella poesie, l’istante in cui stacchi gli occhi dalle pagine ma ancora l’anima resta là, in quell’Altrove fragile e disvelato. E quando ritorni, tutto intero, mente e cuore, al mondo degli oggetti quotidiani, dei gesti, dei volti, ti sorprendi a osservarli come cose misteriose, messaggi dell’Invisibile. È questa la magia della grande poesia, è questa la magia delle poesie di Anna D’Ambrosio: chiamare la vita per un istante con il suo nome segreto, chiamarla attraverso l’atroce vuoto che infuria, farla brillare nella sua intensità incantevole e dolorosa.’’

Con queste parole Maria Paola Colombo, magistralmente, suggerisce la dimensione dell’opera di Anna Maria D’Ambrosio, che con grande padronanza riesce a far trasparire da ogni poesia la bellezza del quotidiano, una bellezza autentica, vera, spontanea, che regala a tutti momenti di estasi.

Anna Maria D’Ambrosio, ricordando grandi poeti del passato come il Pascoli, ricerca la semplicità con audacia e interesse e riesce a stabilire un rapporto autentico tra la realtà interiore ed esteriore all’insegna della più naturale ed estasiante meraviglia.

Prendono così forma, diversi capitoli, quali ‘’Dolore e bellezza in lotta’’, una raccolta di sentimenti personali ma proprio per questo universali, ‘’Marginali’’, una collezione di storie quotidiane straordinarie come quella di Antonia che sposa a sedici anni un uomo, obbligata e gravida di disamore, ‘’Ombrello capovolto ‘’ l’avventura di chi non si arrende all’esilio dell’anima e del cuore, e, infine, ‘’Attorno a un giardino ’’, un ritorno da parte dell’autrice a sé medesima per riscoprirsi, trasformando così, il proprio io attraverso le parole. Una poesia, tra le tante, che meglio rappresenta la grandezza e il senso di questa opera poetica è: ‘’Donne filosofe’’:

Generazioni
di donne asservite
a cui era lecito
coltivare la furbizia,
disfatte dai parti,
in lutto perenne,
vecchie a trent’anni.
E di grande saggezza.
Filosofe analfabete
alla finestra
mentre passava la vita.
Prefiche e devote mammane.
Esperte a ninnare, accudire,
allattare, essere
strumenti di vita.

Questo componimento in versi, non solo, è un inno alle donne, intese come creature dotate di straordinarie capacità emozionali e intellettive ma pare anche un’esaltazione del quotidiano, nel quale si cela una filosofia a tratti mistica che esula da nozioni scolastiche ma si concentra sulle sensazioni primarie individuali, vere e uniche caratteristiche per le quali gli esseri umani possono definirsi davvero tali.
Quindi, grazie ad Anna Maria D’Ambrosio, perché è proprio attraverso poeti e poetesse come lei che la poesia diventa

‘’Il salvagente a cui mi aggrappo quando tutto sembra svanire. Quando il mio cuore gronda per lo strazio delle parole che feriscono, dei silenzi che trascinano verso il precipizio. Quando sono diventato così impenetrabile che neanche l’aria riesce a passare.’’

Khalil Gibran

Anna Maria D’Ambrosio, nata a Novara, dove vive, si è laureata in Pedagogia presso l’università di Torino ed è abilitata in Filosofia. Nel 2011 ha vinto il premio Rhegium Julii per l’inedito di poesia con la raccolta Costretti a calpestare l’erba, finalista al premio A. Manzoni 2013. Con Interlinea ha pubblicato il suo libro d’esordio, la raccolta poetica Di fiori e di foglie (2013): premio Giovane Holden Edizioni 2015 e premio F. Kafka 2015. Con Giovane Holden Edizioni pubblica nel 2016 la raccolta di racconti Le parole del pettirosso.

Source: libro del recensore.

:: Un testimone e un uomo del suo tempo. Il viaggio di Alessandro Leogrande a cura di Nicola Vacca

28 aprile 2020 by

alAlessandro Leogrande non è stato solo un giornalista e uno scrittore, ma anche una delle menti più libere e lucide della cultura italiana.
Un intellettuale vero, sempre attento ai problemi sociali e alle diseguaglianze, severo e libero ma soprattutto con le sue inchieste giornalistiche e con i suoi libri ha indagato sulle nuove mafie e lo sfruttamento dei braccianti nel sud. Ogni sua parola è stata una spina nel fianco negli affari sporchi del caporalato.
Alessandro Leogrande è un grande uomo del Sud, figlio naturale di quella grande e nobile cultura che proviene dal pensiero meridionalista, che lo ha formato e plasmato.
Leogrande, nato a Taranto nel 1977, è morto improvvisamente nel 2017.
Se n’è andato troppo presto e con lui è andata via anche una voce critica e necessaria per questo tempo sbandato che perde con lui un testimone e un interprete vigile che ha saputo raccontarlo a occhi aperti.

«Leogrande – scrive Christian Raimo – non è stato soltanto il recettore e il traduttore della migliore cultura che l’Italia ha visto nascere: il meridionalismo di Gaetano Salvemini, il socialismo di Giuseppe Di Vittorio, il pacifismo di Danilo Dolci e Aldo Capitini. Goffredo Fofi, che gli ha fatto da fratello maggiore, fino ad ammettere il proprio di debito – la sua prefazione al libro postumo Dalle macerie è un colpo al cuore – è colui che di più sta portando quest’eredità dolorosa di cui avremmo voluto davvero fare a meno.
Leogrande ha mostrato anche quanta chiarezza può produrre il rigore di una lettura marxista della società: qualunque ideologia va sempre interpretata su più livelli, sembrava ricordarci, individuando struttura e sovrastruttura. Nell’epoca dei giornalisti e degli scrittori innamorati delle mille fenomenologie, dell’impegno fatto di dichiarazioni d’intenti, è stato un modello rarissimo d’interprete e non di testimone».

Alessandro Leogrande ci ha lasciato troppo presto. Ci mancherà la sua intelligenza anche se abbiamo i suoi scritti e i suoi articoli, ma soprattutto la lucida analisi di un testimone giusto del suo e nostro tempo.
Goffredo Fofi, che ha avuto l’onore di conoscerlo da vicino molto bene, scrive che Alessandro Leogrande è stato un sociologo, uno scrittore, un giornalista, certamente il migliore nel saper coniugare inchiesta e narrazione sulla scia di quanto meglio la cultura mondiale ci ha proposto negli ultimi decenni, partendo magari da modelli lontani.

«Con Alessandro abbiamo perso una guida, e che sarà molto difficile, purtroppo, trovarne altre di questa statura nella generazione dopo la sua, nel campo soprattutto dell’analisi politica, del giudizio politico, dell’intervento politico».

Nel suo libro Uomini e caporali, un viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud, Leogrande scrive, da vero meridionalista, che gli schiavi di Puglia parlano di una degradazione dell’uomo dei corpi e delle speranze.
Lo scrittore e il giornalista denunciano la situazione barbarica che flagella il meridione (e in particolare la Capitanata) come un tumore sociale che incancrenisce anche altre parti d’Italia, dove è assente lo stato di diritto e le ingiustizie e lo sfruttamento sviliscono tutto.
Nei suoi libri, che sono autentici romanzi – inchiesta – Leogrande ha fatto un viaggio negli inferi del dramma sociale, raccontando, denunciando con indignazione civile il volto nero di una Nazione.
La frontiera è un altro viaggio che ci porta nel cuore del dramma dell’immigrazione. Un’inchiesta coraggiosa in cui Leo grande ricostruisce le vicende di esodi e apocalissi che succedono in mezzo al mare, facendoci conoscere le attività degli scafisti, raccontando quello che si vede a bordo delle navi dell’operazione Mare nostrum e denunciando i soprusi e gli abusi che avvengono nei Cie.

«Ho impiegato molto tempo per capirlo. Bisogna farsi viaggiatori per decifrare i motivi che hanno spinto tanti a partire e tanti altri a andare incontro alla morte. Sedersi per terra intorno a un fuoco e ascoltare le storie di chi ha voglia di raccontarle, come hanno fatto altri viaggiatori fin dalla notte dei tempi».

In queste parole di Alessandro che chiudono La frontiera c’è la lezione che ci ha lasciato.
Alessandro Leogrande nella sua breve ma intensa vita è stato uomo che ha viaggiato nella tragedia degli uomini e intrecciando sempre metodo narrativo e prospettiva politica è, come giustamente ha scritto Goffredo Fofi, una delle presenze più acute e morali della sua generazione.
La sua voce ci manca ma continua a parlarci.

L’architettrice di Melania G. Mazzucco (Einaudi, 2019) a cura di Elena Romanello

27 aprile 2020 by

_architettrice-1571952330Melania G. Mazzucco torna al romanzo storico e alle vicende legate all’arte con L’architettrice, storia della prima donna architetto della Storia: mentre di donne pittrici si è parlato e si continua a parlare diffusamente, di architette o architettrici no, e il libro è dedicato a sua madre, che ancora negli anni Cinquanta lasciò la facoltà di architettura perché era ritenuta poco femminile.
Il libro ci porta nella Roma del Seicento, per raccontare la vicenda poco nota di Plautilla Briccio, una figura rimasta perduta nei meandri del tempo, artista, pittrice e anche progettista di una villa sui colli. Tutto parte quando Giovanni Briccio, materassaio, pittore, musicista, attore e poeta, porta nel 1624 la sua figlia bambina Plautilla, che porta il nome della santa che soccorse san Paolo sulla strada del martirio, a vedere sulla spiaggia di Santa Severa una balena, un qualcosa che affascina la piccola spingendola a voler studiare cose nuove e a non accontentarsi di un destino prestabilito.
La ragazzina cresce in una Roma ricca di cantieri ma povera di risorse, in condizioni oggi inenarrabili come salute, igiene e degrado, ma nello stesso tempo da quel giorno lì sviluppa interesse per qualcosa al di sopra della sua condizione, per trovare un suo posto in un mondo che è spietato con i poveri, soprattutto poi se donne.
Plautilla vive in una Roma dominata da Bernini e Pietro da Cortona, pian piano affina il suo lavoro e la sua sensibilità artistica, rinunciando al percorso tradizionale delle donne, il matrimonio e la maternità, che è fatale per la sua amata sorella. Ad un certo punto incontra Elpidio Benedetti, un aspirante scrittore che è stato scelto dal cardinal Barberini come segretario di Mazzarino e grazie a lui vede aprirsi nuovi orizzonti, maggiori di quelli che aveva conosciuto il suo poliedrico ma sfortunato padre, progettando e costruendo una originale villa di delizie sopra Roma.
Il romanzo segue la vita di Plautilla in tutta la sua vita, grazie ad una ricostruzione minuziosa fatta dell’autrice, alla ricerca anche delle sue opere artistiche, con immagini fuori e dentro il testo che finalmente rendono onore al suo lavoro. In mezzo ci sono degli intermezzi nella villa costruita da Plautilla durante l’assedio di Roma nel 1849, quando il ricordo di lei, custodito su una targa, venne fuori.
L’architettrice racconta una storia artistica al femminile poco nota, mettendola dentro un’epoca fastosa, corrotta, spietata, inquietante, e appassionando ad ogni pagina, con uno stile evocativo, mai banale e pronto a rendere vivo un mondo remoto ma di cui ancora oggi a Roma ci sono i fasti. Un libro da leggere per chi ha a cuore l’apporto delle donne nelle arti, anche e soprattutto quello meno noto, ma anche per chi ama la Roma di oggi, dove si gira ancora nei vicoli e sotto i palazzi in cui Plautilla visse la sua silenziosa ma non certo da dimenticare vita.

Melania G. Mazzucco è autrice di Il bacio della Medusa (1996), La camera di Baltus (1998), Lei cosí amata (2000, sulla scrittrice Annemarie Schwarzenbach, Vita (2003, Premio Strega), Un giorno perfetto (2005), da cui Ferzan Ozpetek trae l’omonimo film. Al pittore veneziano Tintoretto dedica il romanzo La lunga attesa dell’angelo (2008, Premio Bagutta), la monumentale biografia Jacomo Tintoretto & i suoi figli. Storia di una famiglia veneziana (2009, Premio Comisso) e il docufilm Tintoretto. Un ribelle a Venezia (2019), da lei ideato e scritto per Sky Arte, distribuito in tutto il mondo. Nel gennaio 2011 riceve il Premio letterario Viareggio – Tobino come Autore dell’Anno. Per Einaudi ha inoltre pubblicato: Limbo (2012, Premio Bottari Lattes Grinzane, Premio Elsa Morante, Premio Giacomo Matteotti); Il bassotto e la Regina (2012, Premio Frignano Ragazzi 2013); Sei come sei (2013); Il museo del mondo (2014), in cui racconta 52 capolavori dell’arte; Io sono con te (2016, Libro dell’anno di Fahrenheit, Radio 3) e L’architettrice (2019). Ha scritto per il cinema, il teatro e la radio e collabora con la Repubblica.

Provenienza: libro preso in prestito presso le Biblioteche civiche torinesi.

I due volumi di Zappa e Spada di Acheron Books a cura di Elena Romanello

26 aprile 2020 by

ZORA-27-zappa-e-spada-2-FRONT-HRLa casa editrice indipendente Acheron Books, specializzata in letteratura fantastica di autori e autrici italiani delle ultime generazioni, presenta nel suo catalogo due libri che sono fin dal titolo tutto un programma: Zappa e Spada.
Il nome richiama un filone di narrativa popolare a sfondo storico romanzesco, ma anche il genere del fantasy dello Sword & Sorcery, letteralmente Spada & Magia, avventure fantastiche introdotte in particolare negli anni Trenta dallo sfortunato e prolifico Robert E. Howard, autore tra gli altri della sterminata serie di Conan il barbaro.
Il primo volume di Zappa & Spada ha come sottotitolo Spaghetti fantasy, un richiamo al famoso filone di western all’italiana anni Sessanta diventati di culto al punto da ispirare registi come Quentin Tarantino, mentre il secondo ha il dissacrante Padri fondatori e servi della gleba, a rimarcare un tono goliardico che vede braccia rubate all’agricoltura e prestate alla scrittura.
Per molti il fantasy è qualcosa di eroico, su modello di Tolkien, o comunque di complesso, come Martin e Jordan, o ancora per ragazzini, ma in queste pagine si scoprirà una nuova via, spassosa ma mai banale, partendo dal fatto che il nostro Paese, è vero, ha snobbato il genere per il duro giudizio dato a suo tempo da Benedetto Croce ma non è certo lontano da esso, tutt’altro.
L’Italia è stato il Paese di Boccaccio, Straparola, Ariosto, Boiardo, Pulci, Dante, Basile, Gozzano e in tempi più recenti di Buzzati e Calvino, e comunque le atmosfere dei racconti nei libri non si rifanno solo alla letteratura alta che si studia a scuola, ci sono ricordi di film ancora oggi cult come L’armata Brancaleone di Mario Monicelli.
A1N2w6fi7ELI due libri raccontano storie di un fantasy dissacrante, con come eroi furfanti, contadini, avventurieri senza molto onore, paladini messi decisamente male, fratacchioni che amano la bella vita, fattucchiere, alle prese con varie vicende, che in poche pagine sanno cogliere il fulcro della situazione.
Tra gli autori e autrici presenti si segnalano nomi già noti agli appassionati come Mala Spina, Davide Mana, Alessandro Vincenzi, Julia Sienna, Roberto Recchioni, Elvio Ravasio, Vanni Santoni, già attivi con loro libri e vite all’insegna della scrittura e del fantastico.
Le due antologie di Zappa e Spada non possono mancare nelle biblioteche fantasy di una certa dimensione, ma sono da consigliare a chi pensa che il genere sia banale e ripetitivo, oltre che per scoprire le origini accademiche e letterate di certi immaginari, presenti nella nostra letteratura fin dalle origini.

:: Per Olov Enquist (Skellefteå, 23 settembre 1934 – 25 aprile 2020)

26 aprile 2020 by

Per Olov Enquist

Furore di John Steinbeck (Bompiani 2013) a cura di Viviana Filippini

25 aprile 2020 by

FuroreCi sono romanzi che lasciano il segno, non perché ti cadono addosso di spigolo. Lasciano il segno per la potenza che hanno le parole impresse sulla carta. Uno di questi libri è “Furore” di John Steinbeck, uscito nell’aprile del 1939 in America e arrivato in Italia nel 1940, per volontà (a lui immenso grazie!) dell’editore Valentino Bompiani. La storia narrata dallo scrittore americano ci trascina negli Stati Uniti d’America, ai tempi della Depressione, nelle vite di questa squattrinata famiglia americana che da Est a Ovest, sulla Route 66, si muove alla ricerca di una stabilità economica che, a dire la verità, sembra proprio non voler arrivare a loro. Il cuore narrativo è la struggente vicenda umana di questi esseri viventi sempre in bilico tra rinascita e perdizione, tutti con qualche cosa di traumatico nel loro vissuto. La capacità narrativa di Steinbeck è proprio quella di portarci dentro alla vite dei Joad, di creare quel coinvolgimento emotivo durante la lettura che, ad un certo punto, si ha la netta sensazione di essere lì, accanto ai protagonisti. Lo squattrinato Tom Joad è uscito di prigione con un permesso premio, quindi, da subito l’autore ci mostra uno dei protagonisti e il suo essere un relitto umano. T. Joad è stato condannato a sette anni di carcere per aver accoltellato un uomo e quel deserto, a tratti arido e piovoso, che lui attraversa mentre torna dalla famiglia è duplice. È la terra bruciata dalla tremenda crisi economica americana del 1929, dove aleggiano solo miseria e povertà e, allo stesso tempo, è il deserto delle relazioni umane che Tom ha perso a causa del suo violare la legge. Oltre a Tom incontriamo la  mamma, poi Al, Connie e la giovane sposa e futura madrea Rosasharn (Rose of Sharon), il fratello maggiore Noah, la sorellina Ruth (12 anni) e il fratellino più piccolo Winfield (10 anni). Non mancano il babbo, lo zio John, i vecchi nonni e Casy, un ex-predicatore trovato da Tom, un uomo spesso e volentieri perso nei suoi pensieri filosofici sulla condizione umana.  Questo piccolo gruppo, che già forma in sé una mini-comunità, si metterà alla ricerca della fortuna, del sogno americano, in una terra dove la grave crisi economica solcò per tempo l’intera America. Come fanno i Joad, ci sono centinaia di migliaia di altre famiglie che si muovono sul suolo americano per riuscire a riscattarsi e ad avere fortuna a livello economico. La realtà dei fatti sarà ben diversa, perché la famiglia dei protagonisti si troverà a convivere con tutta un’altra umanità derelitta, povera e imbarbarita dalla tremenda miseria che, a questo punto non è solo economica, ma anche di valori esistenziali.  Basta un nulla per scatenare litigi, ripicche e aggressioni tra persone che nemmeno si conoscono, ma che sono accomunate dalla mancanza di sicurezze e dall’estrema fame. Sì perché nel libro, oltre ai personaggi, una delle altre componenti attive della narrazione è la fame che tormenta, assilla e mina in modo costante la vita della famiglia Joad e degli altri attori letterari messi in campo da Steinbeck in questo romanzo. Tutti sono alla ricerca di un lavoro per fare fortuna, per guadagnare soldi e per placare la fame che li attanaglia, quella che toglie loro le forze e che rende labile la possibilità di un riscatto per un domani migliore. In “Furore” però, Steinbeck non si concentra solo sulla sfera umana, spesso e volentieri ci sono parti narrative che hanno come tema centrale il dirompente arrivo dei mezzi meccanici nell’agricoltura. Essi appaiono in tutta la loro solitudine mentre lavorano nei campi. Un segno evidente del progresso meccanico che avanzava, ma anche del cambiamento radicale dell’economia agricola e del metodo di lavorare la terra che, accanto alla grave crisi del 1929, trasformò il destino dei braccianti. “Furore” di John Steinbeck, identificato come il grande romanzo sulla Depressione americana, è un libro che ti travolge e appassiona dalla prima all’ultima pagina, ed è entrando nel suo intreccio narrativo che ti rendi conto di come i Joad e i loro comprimari siano fragili e animati da quella forza e ostinazione che li rende pronti a tutto per un domani migliore. Nel novembre 2013, sempre per Bompiani, è uscita l’attesa nuova versione integrale curata dallo scrittore  Sergio Claudio Perroni che è andata a sostituire quella fatta nel 1940 da Carlo Coardi.

John Ernst Steinbeck, Jr. (Salinas, 27 febbraio 1902 – New York, 20 dicembre 1968) è stato uno scrittore statunitense tra i più noti del XX secolo, autore di numerosi romanzi, racconti e novelle. Fu per un breve periodo giornalista e cronista di guerra nella seconda guerra mondiale. Nel 1962 gli fu conferito il Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: “Per le sue scritture realistiche ed immaginative, unendo l’umore sensibile e la percezione sociale acuta”. Considerato uno dei principali esponenti della cosiddetta “Generazione perduta”, ha ricevuto anche la Medaglia presidenziale della libertà dal Presidente Lyndon B. Johnson il 14 settembre 1964.

Source: libro di proprietà del recensore.

:: Finché il caffè è caldo di Toshikazu Kawaguchi (Garzanti, 2020) a cura di Eva Dei

23 aprile 2020 by
Finchè il caffè è caldo

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In una caffetteria in Giappone Gorō e Fumiko stanno discutendo di una cosa seria: la rottura del loro fidanzamento. Gorō, stranamente distaccato, liquida in fretta la questione e lascia Fumiko al tavolino di quello strano locale. Fumiko si guarda intorno triste e abbattuta: nella caffetteria non c’è neanche una finestra, si trova all’interno di un seminterrato. A scandire il passare del tempo ci sono tre grossi orologi antichi da parete, che segnano ognuno un orario diverso; il din-don di un campanello segnala l’ingresso e l’uscita dei clienti, che per lo più sembrano abitudinari. Un posto forse non alla moda, ma particolare, proprio come il suo nome, quello che aveva attratto Fumiko, ricordandole una canzone che cantava sempre da piccola.
In realtà quella caffetteria non è particolare solo per il suo aspetto, ma anche per una leggenda metropolitana che qualche anno prima le aveva fatto conquistare una certa fama. Pare infatti che in quel locale sia possibile viaggiare nel tempo. Fumiko non si ricorda immediatamente di questo particolare, ma dopo una settimana dalla rottura con Gorō torna al bancone, pronta a convincere Kazu, la cameriera, a riportarla indietro; purtroppo non è così semplice, non si tratta solo di esaudire un desiderio o pagare un servizio.
Kazu inizia così a elencare a Fumiko le severe regole che già in passato hanno scoraggiato molte persone dal tentare:

  • Una volta tornato nel passato, potrai incontrare solo le persone che sono state nel locale.
  • Una volta tornato nel passato, non puoi fare niente per cambiare il presente.
  • C’è una sola sedia che ti permette di tornare indietro nel tempo e mentre sei nel passato non ti puoi muovere da quella sedia.
  • C’è un limite di tempo: il viaggio inizia appena ti verrà versato il caffè in una tazza e dovrai berlo prima che si raffreddi. Quando finirai il caffè tornerai nel presente.

Quattro storie compongono il romanzo d’esordio di Toshikazu Kawaguchi, ma definirli racconti è riduttivo, si tratta di qualcosa di più organico, meno indipendente. La cornice comune è sicuramente la caffetteria, ma anche i personaggi appaiono e scompaiono dalla scena, giocando talvolta il ruolo di comparse, altre quello di protagonisti. Anche quando un personaggio non è il protagonista della storia racconta qualcosa di sé, un indizio che si riaccenderà come una lampadina nella mente del lettore quando quello stesso personaggio sarà al centro della storia successiva.
Questa struttura ricorre nella letteratura giapponese, ma anche nella produzione cinematografica, basti pensare alla serie di Netflix Midnight Diner, tratta dall’omonimo manga di Yarō Abe: in quel caso tutte le storie ruotano intorno a un ristorante notturno, ma l’andamento è sicuramente simile.
Finché il caffè è caldo riprende però un altro topos letterario, ovvero quello dei viaggi nel tempo, ma lo fa mutilandolo di quella che è la sua attrattiva fondamentale: la capacità di modificare passato e futuro.

In fin dei conti, che uno torni nel passato o viaggi nel futuro, il presente non cambia comunque. E allora sorge spontanea la domanda: che senso ha quella sedia?

All’inizio del libro la domanda è legittima ma proseguendo nella lettura si capisce che, rievocando T. S. Eliot, quello che Kawaguchi vuole sottolineare è che il senso sta tutto in come si affronta il viaggio (metaforicamente nel tempo, realmente nella vita) e non nel viaggio stesso. I suoi personaggi hanno dei rimpianti, dei moti di orgoglio, ma davanti all’impossibilità di modificare quello che la vita ha in serbo per loro, capiscono che la vera chiave di volta si trova nel loro atteggiamento.
Con un libro sui viaggi nel tempo l’autore esalta l’importanza del presente, l’essenza stessa del vivere giorno per giorno, momento per momento, senza dare niente e nessuno per scontato.

Toshikazu Kawaguchi è nato a Osaka, in Giappone, nel 1971, dove lavora come sceneggiatore e regista. Con Finché il caffè è caldo, suo romanzo d’esordio, ha vinto il Suginami Drama Festival.

Source: libro del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore 2020

23 aprile 2020 by

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Oggi è la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore 2020 promossa dall’Unesco e anche Liberi di scrivere si unisce alle celebrazioni in corso in tutto il mondo.

Tra le iniziative, una delle più significative è la:

Maratona letteraria in streaming

Utilizzando poi l’hashtag #CapolavoriDellaLetteratura potete commentarla nei principali social e partecipare anche voi.

Non che ci occupiamo di promuovere libri 365 giorni l’anno non possiamo che apprezzare questa riscoperta dell’importanza dei libri e della lettura vera ancora di salvataggio in questi giorni difficili che tutti stiamo vivendo.

Perchè un libro salva la vita, a volte letteralmente, consentendoci di stare a casa conservando il nostro equilibrio.

Tanti gli artisti che si stanno impegnando con grande passione condividendo i loro talenti.

Vi invito a partecipare tutti e parlarci qui nei commenti dei libri che avete più amato.

Buon World Book and Copyright Day a tutti!

:: Il green new deal. Cos’è e come possiamo finanziarlo di Ann Pettifor (Fazi 2020)

22 aprile 2020 by
Il Green New Deal

Clicca sulla cover per prenotarlo

Per proteggere il futuro della vita sulla terra, non basta semplicemente re-immaginare la nostra economia: dobbiamo cambiare tutto. Ann Pettifor, uno dei principali pensatori del programma che ha contribuito a innescare la campagna Green New Deal, spiega quello che possiamo e dobbiamo fare prima che sia troppo tardi. Il Green New Deal sostiene che il cambiamento economico è del tutto possibile, tenendo conto che la finanza, l’economia e l’ecosistema sono strettamente legati. Perché possiamo salvare le banche ma non il pianeta? Dobbiamo smettere di pensare all’imperativo della crescita economica: nulla cresce per sempre.

Il Green New Deal ha il potenziale per diventare una delle più grandi campagne globali dei nostri tempi, e tutto ha avuto inizio nell’appartamento di Ann Pettifor. Nel 2008 il primo Green New Deal è stato ideato da Pettifor e da un gruppo di economisti e pensatori inglesi, ma rimase inascoltato tra i tumulti del crollo finanziario globale. Un decennio più tardi, le stesse idee sono al centro del dibattito internazionale. Rianimato dai socialisti democratici negli Stati Uniti, quello del GND è uno degli argomenti principali della campagna elettorale americana, grazie soprattutto ad Alexandria Ocasio-Cortez e Bernie Sanders, mentre in Inghilterra il Labour ha sposato in pieno le idee di Pettifor e dei suoi sostenitori. I critici hanno osservato che il GND è un sogno irrealizzabile che costerebbe cifre inarrivabili. Ma, come mostra Ann Pettifor, dobbiamo ripensare la funzione stessa del denaro e il suo ruolo all’interno del sistema globale. Traduzione di Thomas Fazi.

«Questo libro spiega brevemente cos’è il GND, da dove viene l’idea, perché è necessario e come realizzarlo. Come economista ed esperta di teoria monetaria, Pettifor è in una posizione privilegiata per descrivere come finanziare il GND». «Morning Star»

«Richiedere un cambiamento così drastico e forse impossibile, come fa la Pettifor, potrebbe essere l’unico modo per assicurarsi che qualcosa venga fatto». Jonathan Ford, «Financial Times»

Ann Pettifor. È una economista britannica che fornisce consulenza a governi e società. Ha pubblicato diversi libri. Il suo lavoro si concentra sul sistema finanziario globale, sulla ristrutturazione del debito sovrano, sulla finanza internazionale e sullo sviluppo sostenibile. Pettifor è nota per aver predetto correttamente la crisi finanziaria del 2007-2008. È stata una delle promotrici della campagna di cancellazione del debito dei paesi in via di sviluppo avvenuta durante il Giubileo del 2000.

In prenotazione, esce il 21 maggio.

:: Tanti libri belli per i piccoli lettori

22 aprile 2020 by

Bentrovati su Liberi di scrivere, oggi vorrei parlarvi di alcuni libri dedicati ai piccoli lettori. Tra il gioco e le attività scolastiche a distanza c’è posto anche per un buon libro e infatti qui ve ne indicherò alcuni per tutte le fasce di età, sia per i più piccini che per i ragazzi ormai grandi.

Iniziamo con La grande orchestra di Caroline Laffon e disegni di Gaia Stella, nella bella traduzione dal francese di Camilla Diez. Albo illustrato a colori, rilegato, consigliato dai 6 anni in su è un libro bellissimo per piccoli musicisti in erba. Gli insegna infatti a scoprire la musica e i più importanti strumenti musicali, da quelli più antichi ai più moderni, le loro storie e i loro suoni. Educativo e divertente è un ottimo premio se fanno tutti i compiti. Gallucci Editore.

Caroline e Martine Laffon si interessano da tempo alla divulgazione scientifica e alla trasmissione della cultura. Hanno scritto la serie di Pico convinte che sia importante offrire ai bambini, anche molto piccoli, gli strumenti per adattarsi al mondo intorno a loro e alle situazioni che vivono, incoraggiando la loro futura indipendenza.

Gaia Stella è nata nel 1982 a Milano, dove si è diplomata allo IED e attualmente vive e lavora come illustratrice e grafica. Ha progettato e illustrato diversi albi per editori italiani e stranieri.

La grande orchestra

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Poi c’è Il libro che non sopportava i bambini di Christine Naumann-Villemin, con i meravigliosi disegni di Laurent Simon. Età consigliata dai 4 anni in su. Incantevole e colorato, rilegato, traduzione di Emanuelle Caillat. Gallucci Editore.

Christine Naumann-Villemin ha lavorato come logopedista e ha cominciato a inventare delle storie per aiutare i suoi piccoli pazienti.

Laurent Simon, assieme alla moglie, anche lei illustratrice, ha lavorato nella pubblicità prima di pubblicare una quindicina di titoli per bambini.

Il libro che non sopportava i bambini

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E infine per i più grandi, dagli 8 anni in sù, un vero libro fatto di parole, un romanzo d’avventura per ragazzi di Luca Poldelmengo dal titolo Valerio e la scomparsa del professore Boattigre. Disegni di Manola Caprini. Gallucci Editore.

Luca Poldelmengo è autore di vari romanzi gialli e noir. Ha inoltre firmato soggetti e sceneggiature per il cinema, a partire dal noir Cemento armato (2007). Padre di due bambini, con il libro Valerio e la scomparsa del professor Boatigre ha esordito nella narrativa per ragazzi.

Manola Caprini (Teramo, 1979) fin da piccola ha amato disegnare e sfogliare libri illustrati. Anni dopo il diploma al Liceo artistico ha cominciato a illustrare manuali scolastici e dal 2010, come freelance, albi pubblicati da alcuni dei principali editori francesi, belgi, canadesi e italiani. Vive a Teramo con i suoi due gatti.

Valerio e la scomparsa del professore Boattigre

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Alla prossima con tante altre novità per i piccoli grandi lettori.

Source: inviati dall’editore. Ringraziamo Marina Fanasca dell’Ufficio stampa Gallucci.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.