:: THE HERCULE POIROT CENTENARY BLOGATHON

10 Maggio 2020 by

Poirot2Quest’anno Hercule Poirot compie cent’anni. Apparve per la prima volta in Poirot a Styles Court (titolo originale The Mysterious Affair at Styles) nel 1920, quando l’editore londinese John Lane, cofondatore con Charles Elkin Mathews della casa editrice Bodley Head, decise di pubblicarlo negli Stati Uniti.

Per Agatha Christie fu l’inizio di una delle carriere letterarie più incredibili che si possano immaginare, e ancora oggi i suoi libri appaiono nei primi posti nelle classifiche di vendita di tutto il mondo.

Molto del suo successo è dovuto a Poirot, ex funzionario della polizia belga rifugiatosi in Inghilterra a causa della Prima Guerra Mondiale e diventato l’investigatore privato più famoso del mondo.

Per celebrare Poirot, e la sua autrice, Liberi di scrivere annuncia il lancio di THE HERCULE POIROT CENTENARY BLOGATHON

Le regole:

  • Ogni blogger può scrivere un articolo in cui parla di un romanzo o un racconto in cui Poirot è protagonista o di un tema a scelta: tipo Poirot al cinema, Poirot nei fumetti, Poirot in cucina etc…
  • Scrivete il nome del vostro blog e l’argomento scelto nei commenti a questo post, man mano io li inserisco poi nell’elenco.
  • Ogni blogger è invitato a parlare di un libro/argomento diverso.
  • Nel post che si pubblicherà sarà inserito un link a questo post di lancio.
  • La Blogathon avrà luogo lunedì 12 Ottobre 2020. Ogni blogger posterà il suo articolo in quella data.
  • Se volete chiarimenti o  maggiori informazioni potete contattarmi al mio recapito email: liberidiscrivere@gmail.com.

Elenco dei blog partecipanti:

Appunti di Zelda Poirot nei fumetti e nei videogiochi.

Ho voglia di scrivervi Poirot al cinema.

Hook a Book Sono un’assassina? (Third girl, 1966).

Karavansara Il Poirot di Peter Ustinov in inglese.

L’angolo di Annarita Poirot e la strage degli innocenti (Hallowe’en party 1969).

La Petite Pritt Macabro quiz (Cat among the pigeons, 1959).

Libera_mente Corpi al sole (Evil Under the Sun, 1941).

Liberi di scrivere Poirot sul Nilo (Death on the Nile, 1937).

Libri, libretti, libracci Non c’è più scampo (Murder in Mesopotamia, 1936) + viaggi in Africa che ispirarono la Christie.

Lily’s Bookmark La serie infernale (The A. B. C. Murders, 1936).

Red Kedi Il segreto di Greenshore (Hercule Poirot and the Greenshore Folly, 2014).

Romance e altri rimedi Assassinio sullOrient Express (Murder on the Orient Express, 1934).

Strategie evolutive Il Poirot di Peter Ustinov.

Sunflakes Poirot a Styles Court (The Mysterious Affair at Styles, 1920) + un piccolo approfondimento del suo personaggio (nascita, curiosità, etc).

The Mad Otter L’evoluzione di Poirot con approfondimento e confronto tra la prima opera in cui apparve Poirot e l’ultima dal punto di vista della Christie e del personaggio stesso.

Three-A-Penny Carte in tavola (Cards on the Table, 1936).

Libera tra i libri Le Cover di Assassinio sul Nilo.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Elena Bibolotti

9 Maggio 2020 by

La prima ospite delle nostre Interviste (im)perfette è la bella e brava Elena Bibolotti, che sarà con noi lunedì 11 maggio alle ore 18,30 nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autrice potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche io domande all’autrice. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

È un nuovo modo di fare interviste che mi è stato suggerito dall’osservazione che a volte le domande dei lettori sono altrettanto o forse più interessanti di quelle degli intervistatori di professione, ma spesso vanno perdute.

Elena Bibolotti

Ma ora scopriamo insieme chi è Elena Bibolotti:

Elena è nata a Bari, e ha trascorso l’infanzia in una casa piena di libri. Fondamentale per lei il contatto con la natura e l’amore per gli animali, lo spirito d’osservazione verso il mondo che la circonda; la cura verso il proprio corpo e la propria mente, accresciuta anche attraverso la meditazione.
Durante il liceo entra a far parte della Compagnia del Teatro Abeliano partecipando a diverse produzioni di Teatro per ragazzi. Da studentessa lavoratrice ottiene la Maturità Classica. Raggiunta la maggiore età si trasferisce a Roma per frequentare l’Accademia Nazionale d’Arte drammatica Silvio D’amico.
Il Jazz influenza la sua scrittura e nei contenuti e nel ritmo.
Nel 2009 collabora al Master in Scrittura creativa e Editoria come assistente di Roberto Cotroneo presso la prestigiosa Università Luiss Guido Carli. Lì rincontra Alberto Castelvecchi, con il quale aveva fatto un colloquio di lavoro poche settimane prima, che le suggerisce di scrivere un romanzo e come intitolarlo. Nasce così Justine 2.0
L’esperienza in Luiss sarà determinante nel suo nuovo lavoro.
Apre un blog. Pubblica diversi racconti per la l’editore Paolo Baron, 80144 Edizioni. Con il racconto “Campo di carne” ottiene il secondo posto al Premio Damiani 2017, con il romanzo “Io e il Minotauro” entra nella cinquina dei finalisti al Premio Walter Mauro 2017. Quattro sono le opere a suo nome: Justine 2.0 (Il cuore è soltanto un muscolo) INK Edizioni, Milano 2013; Pioggia Dorata (Sei storie amare) Giazira Scritture, Bari, 2015; Conversazioni sentimentali in Metropolitana, Castelevecchi Editore, Roma 2017; Io e il Minotauro, Giazira Scritture, Bari, 2020.
Elena Bibolotti lavora come editor free lance e consulente.

Per conoscerla meglio il suo blog:

https://bibolotty.wixsite.com/ilmiosito

Il libro di cui parleremo: Io e il Minotauro

Per chi volesse approfondire ecco anche una mia precedente intervista all’autrice:

Liberi intervista Elena Bibolotti

Ecco è tutto, spero parteciperete numerosi, è la prima iniziativa così strutturata, se funziona seguiranno altri incontri con gli scrittori che accetteranno il mio invito. Un ultima cosa, non saranno incontri a cadenza fissa, un po’ perchè ci vuole tempo per organizzarli, un po’ perchè preferisco conoscere le opere degli scrittori di cui modero gli incontri. Ecco detto questo, buone letture a tutti!

Ancillary trilogia Imperial Radch di Ann Leckie (Mondadori, 2019) a cura di Elena Romanello

9 Maggio 2020 by

978880471236HIG-341x480Dopo una prima edizione incompleta di qualche anno fa, Mondadori propone in un unico volume Titan Edition di Oscar Fantastica la suggestiva Ancillary trilogia Imperial Radch di Ann Leckie, space opera già entrata nella Storia della letteratura fantascientifica. Il volume contiene i tre volumi, Justice, Sword Mercy, più due racconti ambientati nello stesso universo letterario.
Breq si trova su un lontanissimo pianeta coperto di ghiaccio e sta per recuperare un oggetto che cerca da tempo, un manufatto della temutissima specie aliena Presger, ma nello stesso tempo trova un corpo semi assiderato nella neve, quello di Seivarden Vendaai, che credeva morta da mille anni. Breq non è una donna come le altre, quasi vent’anni prima era la Justice of Toren, una gigantesca astronave da trasporto truppe vicino al pianeta Shis’urna insieme alle navicelle sorelle Sword e Mercy.  Le tre navi, appartenenti all’impero Radchaai, sono intelligenze artificiali che controllano ancelle umane. Ma ora la Justice è stata distrutta e della sua coscienza pensante è rimasto solo un frammento, Breq, racchiuso in un fragile corpo umano e con un’inesauribile desiderio di vendetta.
Breq cerca infatti chi ha devastato la sua vita precedente di macchina, e il suo obiettivo è Anaander Mianaai, Lord del Radch, la creatura semi-immortale che da tremila anni detiene il potere assoluto sull’impero grazie alle sue migliaia di corpi interconnessi. Ma il viaggio sarà lungo, in un universo in cui uomo e macchina sono diventati tutt’uno e dove le leggi della fisica e della vita sono state riscritte.
La trilogia Ancillary, a cui l’autrice è tornata con un nuovo libro ancora inedito in italiano e si spera di prossima uscita, racconta un mondo originale, dominato da intelligenze artificiali che hanno raggiunto una quasi immortalità, dove non hanno senso le differenze di genere, e dove si parla di psicologia, pregiudizi, razzismo, politica, religione, viaggi nello spazio, scontri, nuovi mondi.
Un universo complesso, dove si ritrovano due temi fondanti della fantascienza degli ultimi decenni. Il primo è il rapporto uomo e macchina (qui donna e macchina), ormai presente anche nel mondo di oggi, e destinato senz’altro ad un’evoluzione, qui che ha portato le intelligenze artificiali ad avere vite infinite e a sviluppare sentimenti e individualità.
L’altro è il ruolo della donna nella fantascienza, un discorso antico, visto che il primo libro di fantascienza, Frankenstein, fu scritto da una donna, Mary Shelley, e che da allora tante autrici si sono succedute, introducendo discorsi femministi e di genere in futuri più o meno utopici o distopici. Ann Leckie immagina un mondo tutto al femminile, dove le macchine comandano e hanno una loro anima, e dove possono nascondersi dietro ad una donna, un mondo non ideale, dove restano le pulsioni di sempre ma anche le speranze.
La trilogia di Ancillary è un romanzo a più livelli di lettura, un microcosmo metaforico dell’oggi, avventure nello spazio, lotte, un inno femminista, una storia nello spazio insolita, per chi ama la fantascienza di ieri, di oggi e di domani, un genere che continua ad avere molto da dire, oggi più che mai.

Ann Leckie (Toledo, Ohio, 1966), da sempre appassionata di fantascienza, ha esordito nel 2013 con il primo romanzo della trilogia «Imperial Radch» Ancillary Justice, vincendo tra gli altri i premi Hugo, Nebula, BSFA, Arthur C. Clarke e Locus. Anche i successivi volumi Ancillary Sword (2014) e Ancillary Mercy (2015) hanno vinto il Locus e sono stati finalisti al Nebula. Nello stesso universo di Ancillary sono ambientati il romanzo Provenance, di prossima pubblicazione in Italia per Mondadori, e i racconti Il lento veleno della notte e Lei Comanda e Io Obbedisco, compresi in questo volume. Nel 2019 Ann Leckie ha pubblicato il suo primo romanzo fantasy, The Rave Tower.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

:: ADALI, la prima Associazione Degli Agenti Letterari Italiani

8 Maggio 2020 by

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Si è costituita il 7 aprile 2020 l’associazione ADALI, la prima associazione degli Agenti Letterari Italiani. L’Associazione riunisce 37 agenti e agenzie letterarie  che nella loro attività aderiscono a elevati standard di competenza e professionalità. Le agenzie  associate rappresentano autori, illustratori, e case editrici, operano nel mercato da almeno due anni, hanno residenza fiscale in Italia oppure il loro portafoglio è costituito per almeno il 50% da autori italiani rappresentati sul mercato editoriale italiano.

ADALI, in quanto associazione di categoria, mira a confrontarsi con le altre categorie professionali per elaborare proposte innovative ad orizzonte molto ampio, che sostengano il libro e la lettura.

ADALI è un’associazione indipendente di rappresentanza e autogoverno senza scopo di lucro, apolitica e apartitica, regolata dalle norme del Codice Civile e da un proprio Statuto. Il consiglio direttivo è costituito da: Maria Gabriella Ambrosioni (Presidente), Roberta Oliva (Segretario), Alessandra Mele, Loredana Rotundo, Anna Spadolini.

Il sito: www.adali.org

I social: Facebook e Instagram

Le agenzie fondatrici dell’associazione sono, in ordine alfabetico: AC2 Literary Agency, Agnese Incisa Agenzia Letteraria, Alferj e Prestia Ampi Margini – Literary Agency Anna Spadolini Agency, Arianna Letizia Agency, Benedetta Centovalli Literary Agency, Bennici & Sirianni Agenzia Letteraria, Book on a Tree, bookat literary agency, Clementina Liuzzi Literary Agency, Donzelli Fietta Agency, Eulama, Gabriella Ambrosioni Literary Agency, Il Caduceo Agenzia Letteraria, Agenzia Letteraria Kalama, La Matita Rossa, Laura Ceccacci Agency, Literaturagentur Juliane Roderer, Loredana Rotundo Literary Agency, Lorem Ipsum | Agenzia Editoriale, Martin Eden Agenzia Letteraria, Meucci Agency, Nabu International Literary and Film Agency, Natoli Stefan & Oliva – Agenzia Letteraria, Oblique Studio, Otago Literary Agency, Pastrengo Agenzia Letteraria, Phileas Fogg Agency, Reiser Literary Agency, Rosaria Carpinelli Consulenze Editoriali, r.vivian literary agency Sosia & Pistoia Literary, Susanna Zevi Agenzia Letteraria, Trentin Agency – Literary & Talent Agency,  Vicki Satlow Literary Agency e Walkabout Literary Agency.

:: La ballata del Re di Pietra – Martinengo indaga sul Monviso di Fabrizio Borgio (Fratelli Frilli Editori 2019) a cura di Giulietta Iannone

7 Maggio 2020 by

La ballata del Re di PietraNuova indagine per l’investigatore privato Giorgio Martinengo, nato dalla penna del piemontese Fabrizio Borgio, con La ballata del Re di Pietra – Martinengo indaga sul Monviso giunto al quarto romanzo della serie.
L’ambientazione montana ben riflette la ruvidezza dei personaggi che si muovono alle pendici del Monviso, il Re di Pietra, la montagna forse più ricca di fascino dell’arco alpino, ponte con la Francia (a soli 2 km dal confine) e da sempre terra di scalatori e contrabbandieri.
La gente di montagna è gente rude, concreta, di poche parole, ma con un cuore grande come l’anziano Giuseppe Paseo, a tutti semplicemente noto come Beppe, e la figlia Anna, guide alpine di lungo corso, e lo stesso Martinengo, che sebbene sia un uomo di pianura, non disdegna l’aria tersa delle vette, il silenzio dei ghiacciai, e la bellezza di una bella arrampicata tra laghi e picchi alpini.
La natura fa da sfondo a questa nuova indagine che porta il nostro Martinengo ad essere assunto da una compagnia assicurativa, la Helios, per far luce su una possibile frode assicurativa: un velivolo, un prototipo realizzato in alluminio areonautico, il 7075 o Ergal, giace disfatto sul costone sinistro del Monviso, portando con sè la morte del pilota collaudatore.
Suicidio, disgrazia accidentale, omicidio, Martinengo ha davati a sè un  ampio ventaglio di scenari tutti plausibili, ma per portare a compimento la sua indagine, deve andare sul luogo della tragedia.
Così in compagnia delle guide Beppe e Anna, di Gianluca Osella, l’azionista di maggioranza e Amministratore delegato della Granda Avio S.P.A., società produttrice del prototipo, di Raffaella Ferrero, segretaria particolare dell’Osella, e dell’avvocato Angela Beccaris, rappresentate legale della Helios, si reca a far visita al Re di Pietra.
Nello stesso tempo la montagna è teatro di una grande caccia all’uomo: una guardia giurata ha ucciso i suoi due colleghi ed è scomparso con il bottino raccolto dalle casse dei supermercati della zona.
Sul momento le due indagini sembrano slegate ma, come spesso accade nei libri di Borgio, legami invisibili intrecciano le storie e le sottotrame, in un groviglio complesso e inestricabile in cui solo Martinengo sembra potere scovare il classico bandolo della matassa.
Giallo classico in cui l’ambientazione piemontese, caratterizzata anche da tocchi di dialetto, la fa da padrone. Simpatico il protagonista, chi ha letto i libri precedenti della serie sicuramente coglierà meglio alcuni accenni sulla sua vita passata (per esempio quando accenna ai dissidi con il padre), ben caratterizzati i comprimari tra cui una nota per il Metallaro, personaggio molto particolare di cui non anticipo nel dettaglio il ruolo chiave nella vicenda. Insomma una piacevole lettura per chi ama la natura e risolvere misteri seguendo le tracce disseminate dall’autore.

Fabrizio Borgio nasce prematuramente nella città di Asti il 18 giugno 1968. Appassionato di cinema e letteratura, affina le sue passioni nell’adolescenza iniziando a scrivere racconti. Collabora proprio come sceneggiatore e soggettista. Esordisce partecipando con un racconto breve al concorso letterario “Il nocciolino” di Chivasso e ricevendo il premio della giuria. Ha pubblicato Arcane le Colline nel 2006 e La Voce di Pietra nel 2007. Per Fratelli Frilli Editori pubblica nel 2011 Masche (terzo classificato al festival Lomellina In Giallo) e nel 2012 La morte mormora. Nel 2014 esce Vino rosso sangue, il primo noir che vede protagonista l’investigatore privato Giorgio Martinengo. Firma un contratto con la Acheron Books di Samuel Marolla con la quale pubblica il romanzo Il Settimino, terza avventura dell’agente speciale del DIP Stefano Drago. Sempre per Fratelli Frilli Editori escono Asti ceneri sepolte e Morte ad Asti (menzione d’onore al festival Giallo Garda 2018) con protagonista Giorgio Martinengo.  La Ballata del Re di Pietra è il quarto libro con protagonista l’investigatore Giorgio Martinengo. Dal 2015 è membro della Horror Writers Association. Sposato, vive a Costigliole d’Asti sulle colline a cavallo delle colline tra le Langhe e il Monferrato. Milita nella locale sezione della Croce Rossa Italiana come soccorritore.

Source: libro inviato al recensore dall’editore. Ringraziamo Carlo Frilli.

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con gli scrittori

6 Maggio 2020 by

Interviste imperfette

Cari amici e lettori,

a breve inizierà su Liberi di scrivere un ciclo di incontri/interviste a diversi scrittori e scrittrici che inviterò volta per volta nel nostro gruppo Facebook. Colgo l’occasione per invitarvi a iscrivervi!

Saranno interviste collettive, le domande durante questi incontri saranno sia mie che vostre, e gli scrittori risponderanno in tempo reale su un post del gruppo.

Naturalmente io modererò anche l’incontro, dando spazio a tutti di potere chiedere cosa vi sta più a cuore ai vostri autori preferiti, che ringraziamo già da ora per la disponibilità.

Saranno insomma interviste senza rete, ma non dirette video, o in streaming, tutti i partecipanti anche i più timidi potranno così intervenire scrivendo nei commenti.

In cambio si richiede rispetto ed educazione, su questo sarò inflessibile.

Poi sia le domande che le risposte verranno raccolte e usciranno in un post del blog.

Spero perteciperete numerosi, fra poco annuncerò quale sarà il primo scrittore ospite.

Hai la mia parola di Patrizia Rinaldi (Sinnos 2020) a cura di Viviana Filippini

6 Maggio 2020 by

HAI-LA-MIA-PAROLAPatrizia Rinaldi è tornata in libreria con un romanzo per ragazzi pubblicato da Sinnos intitolato “Hai la mia parola”. La storia è ambientata in un mondo che sembra difficile da collocare a livello temporale e che assume le atmosfere di una fiaba con netti collegamenti alla realtà per i temi che emergono durante la lettura. Protagoniste delle storia, dove ci imbattiamo in castelli e immense campagne, sono due sorelle: la bella Mariagabriela e la zoppa Nera. Le due sono orfane di madre, certo hanno un padre, ma lui non le sa difendere dalle angherie della matrigna. La situazione già non felice, si complica quando il vedovo Visconte della Contea vuole Mariagabriela come domestica. L’uomo ha un progetto preciso, vuole avere un figlio dalla ragazza e poi lo affiderà alla nuova moglie. La giovane non vuole sottostare alle volontà del Visconte, e il suo sarà un atto di ribellione che le costerà caro, perché ad un certo punto della storia Mariagabriela sparirà. Sulle sue tracce, proprio per il profondo e sincero legame affettivo che le unisce, arriverà Nera, la sorella zoppa da tutti guardata a distanza proprio per il suo modo di muoversi e essere. Nera non sarà sola, con lei ci sarà Michelino, un ragazzino che il padre le ha dato come aiutante per il pascolo, dopo che Mariagabriela era finita dal Visconte. Il libro di Patrizia Rinaldi porta il lettore bambino, ma anche adulto, in un libro nel quale ci sono i tradizionali elementi strutturali della fiaba: l’eroe, la vittima, l’antagonista, uno o più aiutanti, una sparizione, una missione da compiere, supence e un traguardo da raggiungere. L’autrice crea una storia che assomiglia ad un’antica fiaba ad ambientazione medievale ma, i temi che vengono messi in campo sono attuali ancora al giorno d’oggi. Pensiamo al Visconte e al suo agire che incarna la tipica rappresentazione del più forte che si impone e sottomette il più debole. È l’individuo singolo, potente e prepotente che maltratta il prossimo per ottenere i suoi interessi. Mariagabriela è la giovane che non accetta di essere vessata e trattata come un oggetto, e si ribella, anche se questo gesto avrà delle conseguenze inaspettate e impreviste. Nera invece è vista come la “diversa”, in quanto la sua menomazione fisica è quella che la rende differente da tutti gli altri. Lei però se la caverà bene con le parole e questo le permetterà di avere una possibilità di riscatto agli occhi di tutti. Come vuole la tradizione, la modalità di scrittura della Rinaldi rende “Hai la mia parola” un libro ben costruito, dal ritmo serrato e con colpi di scena inaspettati che stupiscono sia il lettore bambino che quello adulto. Nella storia di Mariagabriela e Nera ritorna anche uno dei temi costanti della produzione della scrittrice napoletana: il mondo femminile.  “Hai la mia parola” di Patrizia Rinaldi è un’avventurosa storia di azione dall’atmosfera fiabesca, nella quale la dimensione femminile è al centro del racconto come mondo sociale maltratto e sfruttato ma mai sconfitto, poichè animato da una tenace forza che induce alla resistenza e alla lotta per un riscatto sociale e per la giustizia.

Patrizia Rinaldi vive e lavora a Napoli. È laureata in Filosofia e si è specializzata in scrittura teatrale. Ha partecipato per diversi anni a progetti letterari presso l’Istituto penale minorile di Nisida. Nel 2016 ha vinto il Premio Andersen Miglior Scrittore. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo La compagnia dei soli, illustrato da Marco Paci, (Sinnos 2017), vincitore del Premio Andersen Miglior Fumetto 2017, Un grande spettacolo (Lapis 2017), Federico il pazzo, vincitore del premio Leggimi Forte 2015 e finalista al premio Andersen 2015 (Sinnos 2014), Mare giallo (Sinnos 2012), Rock sentimentale (El 2011), Piano Forte (Sinnos 2009). Per le Edizioni E/O ha pubblicato Tre, numero imperfetto (tradotto negli Stati Uniti e in Germania), Blanca, Rosso caldo, Ma già prima di giugno (Premio Alghero 2015) e La figlia maschio (2017).

Source: inviato dall’editore al recensore. Grazie all’ufficio stampa Sinnos e a Emanuela Casavecchi.

I gatti del Louvre di Taiyo Matsumoto (J-POP, 2020) a cura di Elena Romanello

4 Maggio 2020 by

J-POP aggiunge nel suo vasto catalogo dedicato ai manga di ieri e di oggi un titolo molto suggestivo, che si esaurisce in due volumi, I gatti del Louvre di Taiyo Matsumoto.
Si tratta di un progetto realizzato dall’autore in collaborazione con il prestigioso e celeberrimo Museo parigino, che viene omaggiato dalla prima pagina con scorci e riproduzioni di quadri, anche meno noti nel gran numero di opere presenti nelle sale, del resto tutto ruota intorno ad un quadro che in pochi vedono ma che dopo la lettura si andrà senz’altro a cercare.
La vicenda de I gatti del Louvre, disegnata con uno stile lontano da quello dei manga e con tavole a colori su modello delle graphic novel occidentali, mescola storie e personaggi nelle sale del Louvre, tra realtà e fantasia.
C’è una guida turistica, stufa di raccontare a gruppi di visitatori sempre le solite cose sui soliti quadri, c’è un anziano sorvegliante che è stato testimone anni prima di un fatto inquietante legato alla scomparsa di sua sorella, c’è una colonia di gatti che vivono nel Museo, che tra di loro si vede in sembianze diverse e che scopre che si può entrare e uscire dai quadri.
Una storia intrisa di poesia e realismo magico, che omaggia un luogo iconico e amatissimo della cultura mondiale: non è certo la prima volta che si decide di raccontare il Louvre, anche in chiave fantastica, basti pensare tra gli altri allo sceneggiato cult anni Sessanta Belfagor il fantasma del Louvre e al romanzo Il codice da Vinci di Dan Brown, ma stavolta la strada scelta è particolarmente interessante e originale, con i quadri che diventano vivi, luoghi di delizie ma anche trappole mortali perché possono inghiottire e non fare più uscire chi si avvicina a loro.
I gatti del Louvre è un manga atipico, come impostazione e disegno, che piacerà a chi nei fumetti made in Japan cerca sperimentazione e originalità, ma anche a chi magari non è un grande stimatore di questo filone, forse perché lo vede troppo legato a cliché e storie fisse. Ovviamente è un’opera per chiunque ami Parigi e il Museo del Louvre, che tutti sperano di poter visitare al più presto, e tra le sue pagine viene fuori anche una nuova lettura e nuove idee di visita da fare poi nella vita reale, partendo dal presupposto che il Louvre non è solo La Gioconda.
I gatti del Louvre è però anche, come suggerisce il titolo, una storia per chiunque ami i gatti, tra l’altro abitanti di vari Musei e monumenti, presenza sempre silenziosa e bella, oltre che compagno di tante vite in casa. Una graphic novel quindi che coniuga arte, intrattenimento e ricerca del nuovo, per chiunque ami Parigi, i gatti e le belle storie raccontate in maniera originale.

Taiyo Matsumoto è nato a Tokyo nel 1967. Iniziò a disegnare manga dopo aver abbandonato la speranza di diventare calciatore professionista. Tra i suoi lavori più importanti, che sono destinati a un pubblico adulto tra i 20 e i 60 anni, ci sono Tekkonkinkreet – diventato anche un film di animazione – Ping Pong e Blue Spring, entrambi adattati al cinema.

Provenienza: libro del recensore.

:: Mi manca il Novecento: Don Lorenzo con gli ultimi e con l’utopia del Vangelo a cura di Nicola Vacca

3 Maggio 2020 by

dlmDon Lorenzo Milani ha speso la sua vita di cristiano per ridare dignità ai contadini e agli operai, che a causa della propria inferiorità culturale, erano umiliati, oppressi e saccheggiati da imprenditori e proprietari terrieri.
La sua dedizione, nel nome del cristianesimo di San Francesco, agli scartati e agli ultimi è stata la sua missione.
Senza mai perseguire interessi personali, si è donato a loro arrivando a dire: «Ho voluto più bene a voi che a Dio».
Un uomo di grande levatura morale e culturale, cristiano autentico sempre illuminato dal volto vero del Vangelo. La sua coerenza intellettuale di uomo sfugge a qualsiasi definizione, ma possiamo dire che Lorenzo Milani è stato un eretico di Dio che ha amato gli uomini.
La grande lezione cognitiva di don Milani va al di là della sua testimonianza di fede e nella sua immanenza è sempre straordinaria e attuale: andare in fondo alle cose, ragionare e pensare con la propria testa, porre domande e conoscere, perché la conoscenza è l’humus culturale in cui non si annida l’ingiustizia.
«Non c’è scuola più grande che pagare di persona» scrive Lorenzo Milani quando presta attenzione alle persone più lontane del mondo e alla loro causa, avendone cura e non banalizzando il loro ruolo.
La conoscenza come bene comune è la vocazione di Don Lorenzo Milani maestro, educatore, sacerdote, pensatore.
Da qui nasce la sua idea di una scuola come strumento privilegiato di elaborazione della coscienza personale e sociale. Compito della scuola non deve essere quello di sfornare laureati, ma di educare gli uomini a diventare cittadini sovrani.

«Vorrei che tutti i poveri del mondo studiassero lingue per potersi intendere e organizzare fra loro. Così non ci sarebbero più oppressori, né patrie, né guerre».

Queste le parole alte e umane che arrivano dalla scuola di Barbiana, una delle fondamentali esperienze pedagogiche messe in atto da Don Lorenzo in cui appunto la centralità della didattica è costituita dalla centralità della lingua per “dare e ridare la parola ai poveri” per abbattere il divario sociale e umano tra le classi sociali.
La sua vita è stata al servizio di una comunità di uguali dedita all’emancipazione e al riscatto che deve avvenire attraverso la conoscenza come forma di consapevolezza.
Padre Ernesto Balducci ha detto che

«don Milani ha scelto la vita della rottura, si è servito del gruppo dei suoi figli come di una via concreta per raggiungere la totale spoliazione di sé, per aggredire, una volta spogliatosi di ogni egoismo, il mondo degli altri, e far nascere nella coscienza di tutti noi, prelati, preti, professori, comunisti, radicali, giornalisti, il piccolo amaro germoglio della vergogna, che è la remora premessa di qualcosa di più: della nostra conversione».

Un prete che non amava gli addobbi e le retoriche del cattolicesimo, un uomo che non era fatto per scendere a compromessi insieme a i suoi ragazzi

Conoscere i ragazzi dei poveri e amare la politica è un tutt’uno. Non si può amare creature segnate da leggi ingiuste e non volere leggi migliori», da Lettera a una professoressa)

ha scelto la via difficile e immanente del come riuscire a comprendere e comunicare la parola di Dio e come coniugare la dottrina della Chiesa con la giustizia e con l’esistenza concreta dei viventi. Avendo sempre il coraggio di pagare sempre di persona.

No Spoiler! di Leonardo Patrignani e Francesco Trento (DeA Planeta Libri, 2020) a cura di Elena Romanello

2 Maggio 2020 by

no-spoiler_643480eef0108426dc1920a55b115b2fTutti, fin dalla più tenera età, ci appassioniamo a storie di vario genere, trovando immaginari e personaggi che ci soddisfano. Da anni librerie e biblioteche sono piene di saggi sulla scrittura, sulle tecniche di narrazione e su come scrivere un libro, un film o una sceneggiatura, alcuni molto interessanti, ma nessuno fino ad ora si era rivolto ai più giovani, partendo da cosa loro amano.
No Spoiler!, scritto a quattro mani da Leonardo Patrignani e Francesco Trento e illustrato da Agnese Innocente parte da alcune delle storie più amate degli ultimi anni, come Toy Story, The Avengers, Star Wars per raccontare appunto le regole delle storie e le loro strutture, che da sempre si rifanno ad archetipi e temi fissi.
Ma per gli autori storie sono anche quelle dei poemi epici, o anche il tema in cui si raccontano le proprie vacanze, o le storie di Instagram o cosa si racconta di sé ad una persona su sui si vuole fare colpo. Ogni buona storia, dall’alba dei tempi, segue infatti regole precise e si regge su un’impalcatura solida e invisibile, che ritorna.
Tornando all’immaginario fantastico moderno, si nota come in tutte queste vicende ci siano sempre eroi e eroine destinati a vivere un’avventura, mentori che li guidano (il cui archetipo, che torna in varie forme, è mago Merlino), alleati, nemici, sfida da superare, addestramenti, prove con poste in gioco che diventano via via più difficili e scontri finali all’ultimo sangue.
No Spoiler! presenta un viaggio straordinario alla scoperta dei segreti di chi da anni intrattiene il mondo con romanzi, film e serie TV, ma parla anche di vite meno eroiche, quelle quotidiane, dove è importante saper raccontare e sapersi raccontare, oggi più che mai, facendo emergere gli elementi dietro ad ogni grande storia.
Il libro si rivolge ai più giovani, con uno stile fresco e vivace, ma è molto interessante anche per chi ha qualche anno in più, in particolare se è un nerd amante del fantastico, per come gioca con personaggi e storie che hanno davvero cullato i sogni dei giovani degli ultimi quarant’anni. Del resto, a qualsiasi età è importante raccontare e ascoltare storie, e No Spoiler! sottotitolo efficace con La mappa segreta di tutte le storie ricorda questo in maniera simpatica e mai banale, fornendo spunti e stimolando ricordi che è bene riprendere in mano sempre.

Leonardo Patrignani è nato a Moncalieri nel 1980. Ha esordito nella narrativa italiana con Multiversum (Mondadori, 2012), primo titolo di una trilogia tradotta in più di venti Paesi, con oltre centomila copie vendute. Ha poi pubblicato il thriller There (Mondadori, 2015), i cui diritti cinema sono stati opzionati. Per De Agostini ha pubblicato Time Deal Darkness.

Francesco Trento è autore di vari film, libri e documentari, tra cui Venti sigarette a Nassirya e Crazy for football. Con più di 100 goal all’attivo è il bomber della Nazionale italiana scrittori.

Agnese Innocente, nata nel 1994, è una fumettista e illustratrice amante dei gatti e dei dolci. Collabora con alcune delle più importanti case editrici italiane ed estere.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

:: Io e il Minotauro di Elena Bibolotti (Giazira Scritture, 2020) a cura di Giulietta Iannone

1 Maggio 2020 by

Io e il MinotauroIo e il Minotauro, edito da Giazira Scritture, è il nuovo romanzo di Elena Bibolotti, già autrice di Justine 2.0., Pioggia dorata e Conversazioni sentimentali in metropolitana.
Autrice interessante la Bibolotti, coniuga il rigore e la disciplina appresa nel suo precedente percorso teatrale a una spontaneità e sincerità, quasi dolorosa, quando si tratta di sondare le pulsioni e i sentimenti dell’animo femminile.
Io e il Minotauro avrebbe dovuto essere il secondo episodio di una trilogia iniziata con Conversazioni sentimentali in metropolitana, ma sembra che non ci sarà mai il terzo per una questione di continuità editoriale. Premesso questo esiste pur tuttavia un senso di continuità in tutti i lavori della Bibolotti, capace come pochi autori in questi anni di analizzare contraddizioni e discordanze presenti nell’animo femminile, a torto ignorate se non eluse.
Protagonista di Io e il Minotauro è una coppia borghese, economicamente benestante, di professionisti in carriera. Lei, Adele, sicuramente più ricca e realizzata di lui, Gimmi, frustrato attore di scarso talento pur se bellissimo e affascinante come spesso i narcisisti sanno essere.

«Sveglia, cretina, quel narcisista malato di Gianmaria non cambierà mai e te la farà pagare per tutto il mese di agosto per qualcosa che non hai detto né fatto».

La loro relazione si basa su un complesso meccanismo di violenza e sottomissione, non solo fisica ma mentale e spirituale, le cui valenze e sfumature sono molto difficili da determinare e analizzare.

Appena Giulia esce, apro un file di word. Devo scrivere la sinossi perfetta per il mio alias, devo costruire l’esistenza di una donna sensibile, empatica. La preda giusta per un manipolatore relazionale.

Essenzialmente Gimmi è un manipolatore relazionale, ossessionato dal controllo che vuole avere su sua moglie, donna affatto debole o sprovveduta, ma incapace di uscire da questo labirinto emozionale, per fragilità familiari sue pregresse e per un insano spirito da crocerossina che le fa dire “io lo salverò”.
Comunque la loro relazione, pur tossica come tutte le relazioni prive di reali e autentici sentimenti corrisposti, è più complessa di quanto possa sembrare a prima vista. Gimmi ha a sua volta fragilità e debolezze, che ne determinano la sua aria tormentata e infelice, che affiorano in sprazzi di dolcezza soffocata dalla paura, di perdere lei, di essere abbandonato dall’unica donna da cui dipende la sua sopravvivenza anche materiale.
La sofferenza che infligge alla moglie sembra il riflesso di una sofferenza più profonda che ne delimita il carattere e le aspirazioni, e senza giustificarlo, chi usa violenza contro un suo simile che sia verbale o fisica infrange la sacralità e il rispetto che dovrebbe caratterizzate anche i più elementari rapporti umani, ne fa anch’egli una vittima di un meccanismo perverso e autodistruttivo.
Ma Adele non ha gli strumenti né la forza per salvarlo, può solo alla fine cercare di salvare se stessa, e così avviene.
La Bibolotti narra tutto questo tormentato percorso esistenziale con stile fluido e pacato, in cui l’analisi puramente razionale non prende mai del tutto il sopravvento in favore di una profonda compassione per entrambi i personaggi.
Non giudica in un certo senso né l’incapacità di Adele di lasciare il suo carnefice, né la debolezza caratteriale e morale di lui, che vede nella violenza fisica e mentale, alternata a un’intensa dipendenza sessuale, l’unico strumento di controllo a sua disposizione per affermare principalmente se stesso.
Come in tutti i rapporti umani non ci sono solo ombre, nei momenti felici, anche se pochi e rarefatti, anche lui appare come l’uomo che avrebbe potuto essere: affascinante, sensuale, anche sensibile. Ma la sua volontà di prevaricare l’altro ne determina la caduta inarrestabile verso un finale inevitabile che non anticipo, ma che giunge come una liberazione.
Ciò che emerge in questa vicenda di inferno coniugale è la grande solitudine in cui entrambi i personaggi gravitano: né gli amici, né i familiari, né persone esterne intervengano per spezzare le catene di questa prigionia psicologica e mentale, e la stessa Adele tarda a chiedere aiuto arrivando a mentire per giustificarlo, imprigionata in un ulteriore labirinto di ipocrisia sociale che sembra immobilizzarla.
Una lettura senz’altro impegnativa, per alcuni tratti anche sgradevole, che ci porta ad affrontare tematiche complesse e spesso solo superficialmente considerate arrivando quasi a colpevolizzare entrambe le vittime (non solo quelle che infliggono violenza, ma anche quelle che la ricevono). La Bibolotti attinge dal suo bagaglio emozionale personale e quasi in modo catartico dona a molte donne, che possono riconoscersi nella sua protagonista, gli strumenti per una positiva autocoscienza. Primo passo per una reale liberazione. Potere della vera letteratura.

Elena Bibolotti autrice pugliese trapiantata a Roma. Dopo aver frequentato la Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico si è dedicata alla scrittura. Tra le sue opere Justine 2.0., Pioggia dorata, Conversazioni sentimentali in metropolitana e Io e il Minotauro.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo l’ufficio stampa di Giazira Scritture.

:: Controvento di Fabio Martini (Rubettino, 2020) a cura di Nicola Vacca

30 aprile 2020 by
cop libro Martini

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Bettino Craxi rivive a vent’anni dalla sua scomparsa. Quest’anno sono usciti diversi libri sull’ultimo statista della Prima Repubblica.
Negli ultimi decenni la sua figura controversa è stata analizzata e presa di mira da letture e interpretazioni manichee che non hanno reso giustizia alla verità storica sul personaggio politico Craxi.
Controvento. La vera storia di Bettino Craxi, scritto da Fabio Martini, inviato di politica del quotidiano La Stampa, è il libro più importante, il saggio più argomentato e imparziale su uno dei protagonisti della vita politica italiana.
Martini ripercorre la biografia di Craxi dall’ascesa nella Milano del dopoguerra fino al tragico epilogo da cui è scaturita la fine miserabile di questo Paese.
Dai primi passi di consigliere comunale, assessore, fino a arrivare in Parlamento e poi a Palazzo Chigi.
L’autore passa in rassegna tutte le stagioni politiche e esistenziali di Bettino Craxi, gettando nuova luce su pagine oscurate o inedite della sua vicenda politica e umana.
Mette in risalto il suo carattere duro, il decisionismo, punto di forza e di debolezza che gli ha fatto fare anche scelte impopolari per il bene del Paese, che lo ha reso “antipatico”, uomo politico che non cadde mai nel populismo e non fui mai capace di dire bugie.
Il socialista di minoranza che fin da giovane si ribella ai comunisti che non ha mai tradito la scommessa del primato della politica.
«La politica prima di tutto». Sarà il suo grande amore per la politica che gli farà vincere tutte le battaglie più importanti della sua vita, sarà un eccesso di politica che lo farà capitolare nelle battagli finali.
Il Bettino Craxi che Fabio Martini ci presenta è un uomo dal forte carisma che non ha fatto nulla per mostrarsi simpatico, è stato un vero antipatico che politicamente sapeva il fatto suo.

«A venti anni dalla sua scomparsa – ha affermato Fabio Martini in una recente intervista – e dopo decenni di contrapposizioni frontali tra detrattori e adulatori, è più facile rispondere a questa domanda. Craxi è destinato a passare alla storia come il leader socialista, che dando il suo decisivo assenso all’installazione degli euromissili assieme al cancelliere tedesco Schmidt, favorì indirettamente la dissoluzione dell’impero sovietico; fu il primo capo di governo italiano che osò platealmente ribellarsi ad un gesto illegale dell’alleato americano; fu l’unico leader socialista europeo che, senza accettare la realpolitik verso i regimi comunisti, diede un appoggio materiale e ideale a tanti dissidenti che invece il Pci guardava con distacco e sospetto. Fu il primo socialista che sdoganò la categoria dell’anticomunismo democratico. Il primo che, dopo una lunga trattativa, assunse una decisione dirimente come il decreto sulla scala mobile, contro il parere della Cgil. E d’altra parte dopo di lui non è più esistita una forza socialista organizzata e il fatto che siano scomparsi anche Dc e Pci, non diminuisce il significato di questa défaillance».

Nelle pagine di Fabio Martini non c’è nessuna apologia. La storia di Bettino Craxi la racconta basandosi sui fatti, non omettendo anche i suoi errori (l’intuizione del rinnovamento istituzionale e l’incapacità di realizzare la Grande Riforma).
Martini racconta la vera storia di Bettino Craxi, un decisionista che non fu mai populista, che ebbe il coraggio di tagliare i baffi a Marx.
Dal Midas fino alla conclusione tragica della sua carriera politica, avvenuta per mano di un manipolo di toghe agli ordini di Botteghe Oscure, Craxi ha lavorato alla costruzione di una sinistra democratica e riformista.
Essere da sinistra anticomunista in quegli anni non era una cosa facile. Il “duro e puro” Enrico Berlinguer arrivò a definire Bettino Craxi un “pericolo per la democrazia”.
Ma Craxi non prendeva ordini dai comunisti. Non si lasciava intimorire dagli emissari in Occidente dell’Unione Sovietica.
Amava il suo Paese e lo voleva moderno e competitivo. Era fermamente convinto che soltanto una sinistra democratica, liberale e riformista fosse la via giusta per dare una speranza alla nostra democrazia.
I comunisti vedevano in Craxi, e nella sua certa idea della sinistra, un pericolo e un nemico da abbattere.
Così è stato. Il “pericoloso anticomunista” Bettino Craxi è stato epurato dai magistrati del Pool milanese, con la regia occulta e la complicità morale dei comunisti, di alcuni giornali, e forse anche degli Stati Uniti.
Tutti i partiti della sinistra defunta si ispirano al riformismo. Nel corso degli anni riformisti e socialisti sono diventati anche Veltroni, D’Alema, Fassino e Violante. Sulla loro disfatta politica pesa come un macigno la figura di Bettino Craxi. In certo modo lo hanno ambiguamente riabilitato, dopo aver contribuito pesantemente alla sua eliminazione.

«Sono certo che la storia condannerà i miei assassini, solo una cosa mi ripugnerebbe essere riabilitato da coloro che mi uccidono».

È accaduto proprio questo. Fassino nella sua autobiografia – pubblicata qualche anno fa da Rizzoli – scrive che Craxi aveva ragione e Berlinguer torto, Veltroni d’incanto scopre che il suo comunismo è incompatibile con la libertà. Loro hanno avuto paura di fare seriamente i conti con il postcomunismo e il fantasma politico di Bettino Craxi, la cui eliminazione per via giudiziaria ha lasciato irrisolti tutti i problemi di quella guerra civile a Sinistra che il leader socialista aveva già vinto. Renzo De Felice nel 1995 ha scritto

«I socialisti nel bene e nel male hanno avuto una funzione culturale solo con Craxi. Prima non esistevano.
La verità oggi è una sola. Le idee riformiste di Bettino Craxi – nel bene e nel male – sono sopravvissute al suo massacro giudiziario».

Nel suo racconto tutto politico Fabio Martini parla a trecentosessanta gradi dell’ultimo leader della Prima Repubblica, con i suoi limiti e con i suoi errori che gli costarono cari, e con le sue luci che contribuirono all’ultima stagione di crescita dell’Italia.
Un libro onesto che si conclude con l’invito a andare oltre i pregiudizi e capire quale sia stato “tra luci e inevitabili ombre” il contributo di Craxi nel consolidamento della democrazia in Italia e nella conquista della libertà in tanti Paesi oppressi dalla dittatura.
È arrivato il tempo per capire meglio. Questo libro ci aiuterà molto.

Fabio Martini è inviato di politica del quotidiano “La Stampa”. Ha collaborato a “Mondoperaio” ed è autore de L’opposizione al governo Berlusconi, Laterza, Il piccolo principe, con Marco Damilano, Sperling; La fabbrica delle verità, Marsilio. Insegna Giornalismo politico all’Università Tor Vergata.

Source: libro inviato al recensore dall’editore.

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