:: Mi manca il Novecento: Don Lorenzo con gli ultimi e con l’utopia del Vangelo a cura di Nicola Vacca

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dlmDon Lorenzo Milani ha speso la sua vita di cristiano per ridare dignità ai contadini e agli operai, che a causa della propria inferiorità culturale, erano umiliati, oppressi e saccheggiati da imprenditori e proprietari terrieri.
La sua dedizione, nel nome del cristianesimo di San Francesco, agli scartati e agli ultimi è stata la sua missione.
Senza mai perseguire interessi personali, si è donato a loro arrivando a dire: «Ho voluto più bene a voi che a Dio».
Un uomo di grande levatura morale e culturale, cristiano autentico sempre illuminato dal volto vero del Vangelo. La sua coerenza intellettuale di uomo sfugge a qualsiasi definizione, ma possiamo dire che Lorenzo Milani è stato un eretico di Dio che ha amato gli uomini.
La grande lezione cognitiva di don Milani va al di là della sua testimonianza di fede e nella sua immanenza è sempre straordinaria e attuale: andare in fondo alle cose, ragionare e pensare con la propria testa, porre domande e conoscere, perché la conoscenza è l’humus culturale in cui non si annida l’ingiustizia.
«Non c’è scuola più grande che pagare di persona» scrive Lorenzo Milani quando presta attenzione alle persone più lontane del mondo e alla loro causa, avendone cura e non banalizzando il loro ruolo.
La conoscenza come bene comune è la vocazione di Don Lorenzo Milani maestro, educatore, sacerdote, pensatore.
Da qui nasce la sua idea di una scuola come strumento privilegiato di elaborazione della coscienza personale e sociale. Compito della scuola non deve essere quello di sfornare laureati, ma di educare gli uomini a diventare cittadini sovrani.

«Vorrei che tutti i poveri del mondo studiassero lingue per potersi intendere e organizzare fra loro. Così non ci sarebbero più oppressori, né patrie, né guerre».

Queste le parole alte e umane che arrivano dalla scuola di Barbiana, una delle fondamentali esperienze pedagogiche messe in atto da Don Lorenzo in cui appunto la centralità della didattica è costituita dalla centralità della lingua per “dare e ridare la parola ai poveri” per abbattere il divario sociale e umano tra le classi sociali.
La sua vita è stata al servizio di una comunità di uguali dedita all’emancipazione e al riscatto che deve avvenire attraverso la conoscenza come forma di consapevolezza.
Padre Ernesto Balducci ha detto che

«don Milani ha scelto la vita della rottura, si è servito del gruppo dei suoi figli come di una via concreta per raggiungere la totale spoliazione di sé, per aggredire, una volta spogliatosi di ogni egoismo, il mondo degli altri, e far nascere nella coscienza di tutti noi, prelati, preti, professori, comunisti, radicali, giornalisti, il piccolo amaro germoglio della vergogna, che è la remora premessa di qualcosa di più: della nostra conversione».

Un prete che non amava gli addobbi e le retoriche del cattolicesimo, un uomo che non era fatto per scendere a compromessi insieme a i suoi ragazzi

Conoscere i ragazzi dei poveri e amare la politica è un tutt’uno. Non si può amare creature segnate da leggi ingiuste e non volere leggi migliori», da Lettera a una professoressa)

ha scelto la via difficile e immanente del come riuscire a comprendere e comunicare la parola di Dio e come coniugare la dottrina della Chiesa con la giustizia e con l’esistenza concreta dei viventi. Avendo sempre il coraggio di pagare sempre di persona.

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2 Risposte to “:: Mi manca il Novecento: Don Lorenzo con gli ultimi e con l’utopia del Vangelo a cura di Nicola Vacca”

  1. ornella_spagnulo Says:

    Un pezzo di storia felice. ⭐

  2. Antonio Fiori Says:

    sottoscrivo!

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