Archive for the ‘Addii’ Category

:: Bianca Garavelli (Vigevano, 23 agosto 1958 – Vigevano, 29 dicembre 2021)

30 dicembre 2021

:: Andrew Henry Vachss (Ottobre 19, 1942 – Dicembre 27, 2021)

28 dicembre 2021

:: Joan Didion (Sacramento, 5 dicembre 1934 – New York, 23 dicembre 2021)

23 dicembre 2021

Anne Rice (New Orleans, 4 ottobre 1941 – 11 dicembre 2021)

12 dicembre 2021

:: Almudena Grandes Hernández (Madrid, 7 maggio 1960 – Madrid, 27 novembre 2021)

28 novembre 2021

:: Wilbur Smith (9 gennaio 1933 – 13 novembre 2021)

14 novembre 2021

:: Daniele Del Giudice (Roma, 11 luglio 1949 – 2 settembre 2021)

2 settembre 2021

:: Stefano Di Marino (Milano, 28 marzo 1961 – Milano, 6 agosto 2021)

6 agosto 2021

Ci ha lasciato questa mattina Stefano Di Marino, ha collaborato con il nostro blog per diversi anni e ne è nata una bella amicizia, era una persona schietta e sincera e non per dire, in questi anni mi ha dato molti consigli ed era sempre presente se si aveva bisogno. Questi ultimi mesi sono stati per lui molto difficili, assistere genitori anziani e malati è una prova terribile soprattutto quando si è da soli. Lascia un grande vuoto e la certezza che forse il suo talento sarà riconosciuto ancora di più ora che non c’è più. Aveva una penna felice, una facilità di scrittura rara e scriveva veri noir, cosa ancora più rara in Italia, ed era un grande divulgatore e saggista, cosa forse meno conosciuta ai più. Non è un addio ma un arrivederci, tutti passeremo oltre e sono certa ci rincontreremo ovunque tu sia.

Mi sono ripromessa di scrivere qualcosa in ricordo di Stefano appena avessi ritrovato un po’ di lucidità, ma sono passati 5 giorni e lo shock, lo sgomento, il dolore sono ancora presenti. Tutto luglio sono stata senza computer e questo mi ha impedito di rendermi conto pienamente di cosa Stefano stesse passando. Il senso di colpa però di non essere riuscita a fare niente rimane, che era stanco, prosciugato, tutti bene o male ce ne siamo accorti. Che era un periodo difficile non lo nascondeva, quando gli ho offerto di parlarmene, di confidarsi che questa volta sarei stata io a potergli dare consigli (ho assistito entrambi i genitori malati oncologici e so quanto questo possa usurare) dopo i tanti che mi aveva dato lui, mi ha ringraziato anche solo del pensiero ma non ha voluto aprirsi. In tutta sincerità non so quali siano state le vere ragioni che l’hanno portato a togliersi la vita, io non giudico, nessuno di noi deve permettersi di farlo, possono essere i dissesti economici, la morte di una persona cara, la diagnosi di una malattia incurabile, la depressione, la solitudine, chiunque ne può cadere vittima, chiunque può trovarsi a un punto in cui sembra non ci sia scelta o anche solo si è stanchi di combattere. Ho letto che ha lasciato un biglietto, per ora non ancora reso pubblico, in cui spiega le ragioni del suo gesto, gesto che ha messo fine a tutti i suoi progetti, lasciando orfani i tanti lettori che amavano le sue storie e gli manifestavano costante apprezzamento e appoggio (leggo in questi giorni che la critica lo ignorava e dal poco che lo conoscevo se avesse dovuto scegliere tra il plauso della critica e l’affetto dei lettori avrebbe scelto quest’ultimo), i suoi colleghi, i suoi amici. Per tutti coloro che gli hanno voluto bene, e hanno capito e valorizzato il suo talento posso solo dire che Stefano resta la persona che abbiamo conosciuto, restano i suoi libri, resta il suo ricordo, e appena questi giorni tremendi passeranno ricorderemo solo le cose belle, il tempo sereno che ci ha fatto passare parlando con competenza e intelligenza di film, sceneggiati, libri. Io personalmente ricorderò l’abbraccio virtuale che ha messo al post in cui ricordavo il compleanno di mia madre, è stato il primo a farlo. Come è stato il primo a credere nel mio blog e a collaborarvi con recensioni e articoli. Come autore io lo conoscevo ben da prima e quello che è successo non cambierà una virgola di quello che è stato.

:: Mo Hayder (Essex, 1° gennaio 1962 – Bath, 27 luglio 2021)

31 luglio 2021

:: Mi manca il Novecento: L’unico e immenso Roberto Calasso – a cura di Nicola Vacca

30 luglio 2021

La morte di Roberto Calasso decreta la fine di un mondo. Con lui se ne va definitivamente quel Novecento che già ci mancava da tempo.
L’editore unico, lo scrittore immenso, l’intellettuale raffinato che con la sua (e la nostra) Adelphi, presidio di cultura alta e di libertà intellettuale, ci ha donato la possibilità di un mondo culturale autentico e onesto.
Roberto Calasso sempre lontano e distante dal chiacchiericcio ciarliero delle polemiche culturali ha creduto nei libri unici e negli scrittori di vocazione.
Al centro della sua politica editoriale sempre e comunque quella straordinaria qualità da non barattare mai con le tendenze perverse e dozzinali del mercato.
In un editoria che fabbrica i libri seguendo le indagini di mercato, Calasso ha sempre pubblicato in Adelphi i libri che si devono leggere e non i libri che si vogliono leggere.
Come editore ha lasciato un’impronta indelebile perché Roberto Calasso è l’ultimo editore puro rimasto in questo paese miserabile.
Roberto Calasso di libri unici ne ha pubblicati molti con il suo modo singolare e originale di fare editoria.
Attraverso una cura appassionata e ossessiva della veste di ogni volume, ha praticato la nobile arte dell’editoria non ignorando mai l’elegante criterio della forma: “la capacità di dare forma a una pluralità di libri come se essi fossero i capitoli di un unico libro”.
È affascinante seguire Calasso nel racconto delle origini della Adelphi. Il cammino insieme a Bazlen e Foà, indispensabili e preziosi collaboratori che avevano il fiuto per la buona letteratura, nella costruzione delle collane che avrebbero ospitato anche libri che avevano rischiato di non diventare libri.
Guardando, infatti, oggi il catalogo della casa editrice milanese ci accorgiamo che moltissimi autori sarebbero rimasti ignoti nella nostra lingua se qualche decennio fa un gruppo di intellettuali fosse rimasto sordo al “suono giusto”, espressione cara a Bazlen, requisito sufficiente per riconoscere un libro unico.
Come non ricordare il viaggio meraviglioso negli autori della Mitteleuropa, da Karl Kraus a Joseph Roth. Oppure la scoperta di autori scomodi come Nicolás Gómez Dávila, considerato il Nietzsche colombiano, e l’intera opera del non conforme e estremo Cioran.
Il mio primo libro Adelphi è stato Squartamento di Emil Cioran.
Sono passati quarant’anni e la mia riconoscenza nei confronti di Roberto Calasso è infinita.
Grazie per avermi fatto diventare un lettore forte.
Grazie per avermi fatto scoprire scrittori che prima di tutto hanno a che fare con la letteratura.
Grazie per aver pubblicato autori che l’oblio aveva condannato alla scomparsa.
Grazie Roberto Calasso, editore puro, e grande scrittore per aver pubblicato i libri che si devono leggere.
Grazie soprattutto per avermi regalato Emil Cioran, lo scrittore che mi ha cambiato la vita.
Di fronte all’ibridazione universale della letteratura, Roberto Calasso è l’ultimo editore che in tempi difficili ha creduto in una civiltà letteraria, come quella del Novecento che tanto amato e ci ha fatto conoscere con Adelphi.
Roberto Calasso ha lasciato la sua impronta con i libri unici che ha pubblicato e ha scritto.
Questa unicità è la sua eredità e ci auguriamo non vada dilapidata.

:: Lucinda Riley (Lisburn, 16 febbraio 1966, 11 giugno 2021)

11 giugno 2021
Foto von Lucinda Riley

:: Ferite nella memoria di Giuseppe Battaglia (LArgoLibro, 2021) a cura di Giulietta Iannone

10 giugno 2021

La vita è fatta di memoria, se così non fosse non proveremo quel tale senso di vuoto perdendola. La memoria è linfa e nutrimento di cosa di più intimo, prezioso e profondo l’essere umano possiede: la sua coscienza. La poesia serve a tramandare memoria e a vivificare la coscienza perché non si rattrappisca, inaridisca e muoia. Ecco questo è il testamento morale che Giuseppe Battaglia ci ha voluto lasciare con la sua ultima opera dal titolo emblematico Ferite nella memoria. Una raccolta poetica di rara sensibilità, accorata, graffiante, pudica, in un mondo dove il pudore è sempre raro. I versi sono rarefatti, quasi epigrammi orientali che raccolgono quel grumo aspro che è il senso della vita come noi lo percepiamo, iridescente e remoto. Anche chi non ama la poesia troverà in questi versi nutrimento e un po’ di tregua dagli affanni, dal tran tran quotidiano. Sopra/ il respiro/ senza bagliori/ polvere antica/ pensieri vaghi, ecco cosa differenzia la coscienza dall’incoscienza, e dalla mancanza di senso: il respiro e il pensiero. I versi di questo poeta portano a compimento questo senso con apparente leggerezza e senza sforzo. La vita è respiro e memoria, è ciò che diamo agli altri e cosa riceviamo, tutto della stessa importanza, del medesimo valore. Con generosità Giuseppe Battaglia ci ricorda che il bene e accanto al male (di cui vede consapevolmente tutte le ombre dal dolore al tradimento) ma non lo sovrasta. Chiuderei questo commento alla silloge con alcuni suoi versi presagi dell’imminente destino che ci accomuna tutti: Ritagli/ d’infanzia/ rompono/ il sonno/ sotto/ il legno/ della crocifissione. Versi scarni che per intensità mi sono rimasti in mente e mi hanno portato alla mente versi di altri grandi poeti e mistici che hanno riflettuto sull’assenza e sulla morte. Epigrammi che per il loro significato etimologico hanno il precipuo scopo poetico di lasciare il ricordo d’una vita.

Giuseppe Battaglia nasce a Ragusa il 27 settembre del 1953. Laureato in Sociologia presso l’Università di Urbino, ha conseguito specifiche formazioni professionali in Psicoterapia, Psicanalisi individuale e di gruppo e Psicoterapia analitica. Ha pubblicato opere poetiche in dialetto siciliano e con Manni Editore Respiro dello Sciamano. Con l’Edizioni L’ArgoLibro ha pubblicato Rumore del tempo nella memoria e Sotto una montagna di carte titolo d’esordio della collana Agorà diretta da Nicola Vacca.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo l’Ufficio stampa L’ArgoLibro.