Archive for the ‘Recensioni’ Category

Caramelle dal cielo, Marta Palazzesi (Gallucci, 2021) A cura di Viviana Filippini

25 aprile 2021

Oggi, 25 aprile, vi suggerisco questo libro per ragazzi (anche per gli adulti va bene) “Caramelle dal cielo” di Marta Palazzesi. La storia edita da Gallucci ha per protagonisti due ragazzini che vivono ai tempi della Seconda guerra mondiale nella città di Milano. Ognuno di loro ha una vita propria. Antonio lavora al mercato nero e vende di tutto (molto probabilmente cederebbe anche il suo migliore amico) pure di avere qualcosa da mangiare. Andrea, invece è diverso, lui sarebbe pronto a sacrificare la propria vita per salvare quella di un amico, compreso il fatto che il migliore amico sia un animale. Proprio così, perché l’inseparabile compagno di avventure di Andrea è Guerrino, un cane che è per il ragazzino l’unico ricordo davvero importante rimastogli del nonno scomparso. I due protagonisti vivono le loro esistenze più o meno tranquille, non si frequentano, ma sono accomunati dal fatto che la guerra incomba sempre su tutto e tutti. Poi ogni cosa cambia nella notte del 12 agosto 1943, quando il suono della sirena d’allarme annuncia un’incursione aerea. In quel momento le strade di Andrea e Antonio si incrociano e i due giovani diventano alleati per salvarsi dalle bombe sganciate dagli aerei sulla città, come fossero caramelle cadenti dal cielo. In questa fuga caotica però Guerrino, il cane di Andrea, scompare e il suo padroncino sarà pronto a tutto – pure a mettere a repentaglio la sua vita sotto i bombardamenti- per ritrovare l’amico di sempre. Ad aiutare Andrea ci sarà Antonio, che all’inizio non ci pensa nemmeno, ma quando vede l’orologio del nonno di Andrea, ha un velocissimo ripensamento e decide di agire con lui. Quella creata dalla Palazzesi è una storia avvincente, resa ancora più coinvolgente dai disegni di Giuseppe Palumbo. In ogni pagina si susseguono azioni frenetiche, imprevisti e colpi di scena, però quello che è sempre presente è l’amicizia. Essa, piano piano, affonda le radici nell’animo dei protagonisti portando a dei veri e propri cambiamenti in Andrea e pure in Antonio, perché entrambi capiranno quello che è davvero importante nella vita per sopravvivere alle bombe e vivere in armonia con il prossimo. “Caramelle dal cielo” di Marta Palazzesi è una storia nella quale Andrea e Antonio si trovano in una situazione di grave pericolo e i loro due caratteri così differenti riusciranno a superare le opposizioni, perché il traguardo da raggiungere è uno e comune: la salvezza.  Dai 12 anni in poi.

Marta Palazzesi è autrice di libri per bambini e ragazzi, traduttrice di sceneggiature e consulente editoriale, dal 2017 fa parte del Centro Formazione Supereroi, un’associazione no profit che tiene laboratori di scrittura creativa nelle scuole medie e superiori di Milano e provincia. Il suo romanzo Nebbia ha vinto il Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2020 nella categoria 6+.

Giuseppe Palumbo è uno degli autori italiani più noti di fumetti e graphic novel.

Source: inviato dall’editore al recensore. Grazie Marina Fanasca dell’ufficio stampa Gallucci

AA. VV. A trent’anni dal “congedo” di Giorgio Caproni (Gammarò edizioni, 2021) a cura di Nicola Vacca

21 aprile 2021

Giorgio Caproni è stato uno dei poeti più innovativi del Novecento. La sua essenzialità musicale scavata nella nuda terra della parola sconvolse il linguaggio della poesia.
I suoi versi restano un’esemplare testimonianza di un secolo ferito in cui il poeta si è posto nella condizione di viaggiatore.
I temi preferiti da Caproni sono il viaggio, la frontiera, la terra di nessuno con i loro paesaggi solitari. L’andare poetico di Caproni è fatto di metafisiche apparizioni che mettono a nudo l’incerto confine della vita abitato dall’uomo che è cacciatore e preda allo stesso tempo.
Caproni già in Come un’allegoria si interroga sulla vita e in seguito negli altri suoi libri (Il muro della terra, Congedo del viaggiatore cerimonioso) ha affrontato a viso aperto le ragioni profonde dell’esistenza toccando con limpida chiarezza i temi legati alle domande fondamentali, davanti alle quali chiede al lettore un’attenzione perplessa.
Nato il 7 Gennaio 1912 a Livorno e scomparso il 22 febbraio 1990 Giorgio Caproni è stato senza alcun dubbio uno dei massimi poeti del Novecento anche se ancora oggi tutte le iniziative promosse in suo favore sono servite ben poco a favorirne una più larga conoscenza.
Questo sostiene Francesco De Nicola che (insieme a Federico Marenco)in occasione dei trent’anni della scomparsa di Caproni al poeta ha curato un volume interessante scritto a più mani.
A trent’anni dal “congedo” di Giorgio Caproni. “Scendo, buon proseguimento” (Gammarò edizioni, pagine 115, € 16,00 è una raccolta di scritti (Angela Siciliano, Maria Teresa Caprile, Francesca Irene Sensini, Valentina Colonna, Federico Marenco, Francesco De Nicola) che esplorano alcuni aspetti sinora pressoché trascurati nella pur vasta bibliografia critica esistente sulla sua poesia.
Maria Teresa Caprile si sofferma sulle intuizioni di Caproni in merito al dubbio e sulla parola che nel Novecento ha subito un’estenuante falsificazione assecondata alla politica, un’imminente volgarizzazione che ha corroso i valori dell’umanesimo.
Partendo da questa premessa Caproni affronterà radicalmente tutti i dilemmi del disfacimento, inventando una lingua nuova che ha nella rottura del significato il suo punto di forza per una poetica che resterà un’esemplare e unica testimonianza di un secolo ferito in cui il poeta si è posto nella condizione di viaggiatore.
Un viaggio che porterà Caproni in nessun luogo, o in posti nebbiosi, assurdi e vuoti «La sua – scriverà Gian Luigi Beccaria – è la religione del vuoto, descritta, commentata con dizione mirabile in luoghi di frontiera dove tutto è solitudine, dolore, addio di un uomo in viaggio o in fuga».
Francesca Irene Sensini nel suo scritto intitolato Anarchici fuori tema: orti, giardini e fiori di Giorgio Caproni scrive che le tesi di Caproni sottraggono il lettore agli automatismi sensoriali del quotidiano e lo trascinano in un termin vague dove gli elementi concreti che cadono sotto i sensi si trasformano in metafisici e assolvono la funzione di strumenti conoscitivi.
Il viaggio, la frontiera, la terra di nessuno con i suoi paesaggi solitari. L’andare poetico di Caproni è fatto di metafisiche apparizioni che mettono a nudo l’incerto confine della vita abitato dall’uomo che è cacciatore e preda allo stesso tempo.

«Una poesia contratta – scrive Carlo Bo – fino allo spasimo e che tuttavia conserva una sua corposità, una parte di sostanza incontaminata. Al fondo c’è sempre l’uomo inseguito dalle sue preoccupazioni».

Caproni è stato il maggiore poeta italiano del secondo Novecento.
Il poeta livornese è riuscito a dare conto in versi dei moti dell’esistere, del vuoto e del nulla inventando un dire che tutto ha messo in discussione fino a tracciare le linee di un’esperienza poetica che ha un grado d’inventività, come giustamente osservava Vittorio Sereni, capace di individuare una situazione lirica nel quotidiano senza alcuna pretesa di definitività.
A trent’anni dal “congedo” di Giorgio Caproni è un libro prezioso, quasi un bilancio che invita il mondo della cultura a una serie di riflessioni sulla grandezza ancora non riconosciuta del grande poeta.

«La viva voce di Caproni – scrive Valentina Colonna nell’ultimo scritto che chiude il volume – è forse tra le meno conosciute del secondo Novecento, in quanto limitato fu anche lo spazio mediatico concessogli rispetto a quello di altri poeti suoi contemporanei, di cui si è consolidato, nella memoria del pubblico della televisione di quegli anni, un ricordo più chiaro. Possiamo infatti più facilmente ricordare la teatralità di Ungaretti o la melodiosità di Montale, con stili diversi e tecniche interpretative molto divergenti e contrastanti. Ma qual era la voce di Giorgio Caproni?»

Eppure quella di Caproni, come giustamente sottolinea Giovanni Giudici, era una poesia nuova.
Ancora oggi lui il è poeta nuovo che ha molto da dire e da insegnare alla cultura e alla poesia italiana contemporanea.

Le figlie di YS di M.T. Anderson e Jo Rioux (ReBelle Edizioni, 2021) a cura di Elena Romanello

19 aprile 2021

Nel panorama vasto, rutilante ma a tratti dispersivo delle graphic novel si affaccia ReBelle Edizioni, con la traduzione di un successo dell’editoria indipendente d’oltreoceano dell’anno scorso, Le figlie di YS, realizzato a quattro mani da M. T. ( Matthew Tobin) Anderson e Jo Rioux.
La storia, sulla carta rivolta ad un pubblico young adult ma in realtà pe tutti, è ispirata ad una delle più note leggende bretoni, quella della città maledetta di YS, una sorta di Atlantide di quelle latitudini, ingoiata dall’oceano per un’oscura maledizione.
In un mondo magico fuori dal tempo, vicino ad un’età dell’oro della mitologia celtica, la regina Malgven, grande amore dalla provenienza misteriosa del re di YS, molto probabilmente una creatura marina, ha innalzato intorno alla sua città delle grandi mura che tengono tutto al sicuro, ma forse c’è anche un oscuro segreto che permette al regno di prosperare.
Dopo la sua morte, il re resta solo con le due figlie Rozenn e Dahut, destinate a prendere strade diverse: Rozenn ama vivere in mezzo alla natura con gli animali, girando per la brughiera, mentre Dahut è attratta dal potere, dagli intrighi, dalle feste e scopre man mano il prezzo per tenere YS al sicuro dal mare, il tributo che ogni giorno bisogna buttare nelle acque, un tributo che può diventare un giorno insostenibile e condannare tutti alla fine.
Nelle pagine acquarellate, con uno stile simile a quello di Noelle Stevenson e il suo Nimona, rivive un’epopea dimenticata dai più, visto che ci sono stati un paio di romanzi fantasy che l’hanno ripresa, ma nulla di paragonabile a storie inflazionate come quella di Re Artù, ma fondamentale per il folklore della Bretagna, terra celtica di mare, sabbia e rocce, sede di antiche leggende come questa.
Le figlie di YS piacerà agli amanti del fantasy, con un intreccio tra regine corrotte e maledizioni che ha in sé i semi di tante storie contemporanee, oltre a chi ama le antiche culture meno note e il mondo celtico, celebrato in questi anni da feste ed eventi purtroppo al momento in pausa.
Una storia ricca di spunti, avvincente, cruda, spietata, persa in un tempo mitico a cui piace tornare, in una nuova veste, a scoprire la sorte maledetta di una città perduta e per sempre ricordata.

M.T. Anderson è autore di diversi bestseller fantasy e young adult, in Italia gli ultimi titoli sono stati pubblicati da Rizzoli. Ha vinto il National Book Award for Young People’s Literature nel 2006 per il primo volume de La storia stupefacente di Octavian Nothing.

Jo Rioux, canadese di Ottawa, proviene dal campo dell’illustrazione per l’infanzia. Ha vinto con Cat’s Cradle il premio Joe Shuster 2013.

Provenienza: libro del recensore.

:: Lettere tra due mari di Siri Ranva Hjelm Jacobsen (Iperborea 2021) a cura di Giulietta Iannone

19 aprile 2021

Cara sorella tra non molto, grandi foreste ricresceranno in noi, fitte e nere di nutrimento. Pensa a questo. Pensa che saremo l’unico suono al mondo.

L’acqua è la culla della vita, liquido amniotico, pioggia che disseta la terra, mare che sfocia nell’oceano. L’acqua è madre, principio femminile, fonte e custode di energia. L’acqua è la protagonista dei cambiamenti climatici in corso sulla terra. I ghiacci si sciolgono, il livello dei mari si innalza, fino a ricoprere tutto il globo terrestre d’acqua?

È questo il nostro destino ultimo? rifondare il mito della Grande Madre?

La scrittrice danese Siri Ranva Hjelm Jacobsen ha scritto un delizioso piccolo libro dal titolo Lettere tra due mari in cui ipotizza un carteggio epistolare intimo, tenero e un po’ selvaggio tra Atlantica e Mediterranea, due sorelle, due mari vittime di inquinamento, che rimpiangono un passato lontano, che desiderano ricongiungersi.

Con penna delicata e lieve, e grande sensibilità l’autrice dà voce all’acqua con voce ambientalista e poetica, capace di far riflettere e toccare le coscienze, grazie alla sua bellezza. Da custodire e regalare a persone preziose. Traduzione di Maria Valeria D’Avino. Illustrazioni di Dorte Naomi.

Siri Ranva Hjelm Jacobsen (1980) Cresciuta in Danimarca da una famiglia originaria delle isole Faroe, dopo gli studi umanistici si dedica alla scrittura e collabora con diversi quotidiani e riviste. Con il suo primo romanzo, Isola (vincitore del Premio MARetica 2019), ispirato alla sua storia personale, si impone subito all’attenzione di pubblico e critica per l’originalità della sua voce poetica, tanto da essere affiancata ai grandi cantori del Nord, William Heinesen, Einar Már Guðmundsson, Jon Fosse e Jón Kalman Stefánsson.

Dorte Naomi (1975) è un’artista figurativa e illustratrice danese. I suoi disegni, opere grafiche e dipinti, che sono stati esposti presso musei e gallerie danesi e internazionali, trattano spesso della fusione tra l’essere umano e la natura in uno spazio tra simmetria e caos.

Maria Valeria D’Avino è nata a Roma, ha studiato letteratura Scandinava in Italia, dove si è laureata presso l’Università La Sapienza, e a Copenaghen. Dopo molti anni alla Rai (Radio, Multimedia) si è dedicata esclusivamente alla traduzione, soprattutto di narrativa danese e norvegese. Collabora con diverse case editrici italiane (Iperborea, Marsilio, Feltrinelli, Orecchio Acerbo). Tra gli autori tradotti per Iperborea: Knut Hamsun, Jørn Riel, Dag Solstad, Johan Harstad, Monica Kristensen, Gunnar Gunnarsson.

La regina degli scacchi di Walter Tevis (Oscar Absolute, 2021) a cura di Elena Romanello

19 aprile 2021

E’ stata una delle serie televisive più amate degli ultimi tempi, pluripremiata anche ai Golden Globe: La regina degli scacchi, è un vero e proprio fenomeno di costume degli ultimi mesi, ma non bisogna dimenticare che è  innanzitutto un romanzo, uscito mezzo secolo fa ad opera di Walter Tevis, autore di altri libri di successo trasposti al cinema, come il cult Lo spaccone.
Oscar Absolute ha riproposto in un’edizione sottolineata dalla copertina con la protagonista  della miniserie Anya Taylor-Joy questo classico contemporaneo, da leggere o rileggere dopo aver visto la serie, scoprendo la fonte di ispirazione di un grande successo di questi tempi, opera di un autore che ha raccontato nelle sue storie personaggi solitari, fuori posto, metafora del disagio che ha sofferto anche lui da bambino e ragazzo, malato e solo.
Negli Stati Uniti degli anni Cinquanta Beth Harmon resta orfana a soli otto anni e il suo destino sembra segnato con una vita senza futuro, in un grigio orfanotrofio in mezzo ad altre bambine e ragazzine in disgrazia come lei,  in un’esistenza senza prospettive. Ma Beth scopre in orfanotrofio, oltre alla trasgressione grazie all’amica afroamericana Jolene, di qualche anno più grande di lei, il potere che hanno le pillole calmanti sulla sua vita, allora prassi comune per come venivano date ai bambini, e soprattutto la magia del gioco degli scacchi, in cui comincia ad allenarsi e ad eccellere.
Alcuni anni più tardi viene adottata da una donna presto sola dopo che il marito la lascia, che vede in lei una possibilità di riscatto e comincia ad aiutarla a partecipare a tornei in cui si fa notare, giovanissima e donna, in un mondo per lo più maschile. Il dolore di un’esistenza comunque ferita e la sua profonda solitudine non la lasciano, ma nonostante questo Beth viaggia, vince, conosce persone, cresce, si innamora anche, continuando a trovarsi a casa sua solo sulla scacchiera, in quel gioco solitario e meditativo di cui diventa l’emblema.
Sono passati oltre cinquant’anni da quando Walter Tevis ha raccontato questa storia, emblema di un’epoca storica e sociale che traspare, ma a tratti universale e sempre valida, come dimostra il successo della serie, del resto: La regina degli scacchi racconta, molti anni prima che esplodessero, problemi come la solitudine e l’alienazione, l’attaccamento a qualcosa di totale come un gioco come mezzo per evadere e dare un senso alla propria vita, tutte tematiche ancora più attuali oggi che negli anni Sessanta.
Beth è un’eroina o antieroina contemporanea, più attuale oggi che all’uscita del libro, in cerca di una sua dimensione, di un suo posto nel mondo fuori dagli schemi, o possibile solo nello schema della scacchiera, protagonista di una vicenda che si evolve man mano, con non grossi accadimenti, ma un’uscita allo scoperto di un personaggio che continuerà a fare quella vita, con un finale aperto che l’autore non ha mai voluto continuare, giustamente.
Un libro che fa riflettere, in cui vedere un mondo di ieri che anticipa l’oggi e i suoi problemi, per chiunque senta interesse e empatia per Beth, protagonista fuori dalle righe pur non facendo niente di particolarmente trasgressivo, in un microcosmo suo dove non si sente fuori posto come nel mondo.

Walter Tevis, nato nel 1928 a San Francisco, cresciuto e vissuto in Kentucky, è l’autore di sei romanzi, oggetto di famose trasposizioni cinematografiche. La regina degli scacchi, da cui è stata tratta l’omonima serie Netfliix, è considerato uno dei suoi capolavori. Tra i suoi titoli più famosi Il colore dei soldi, Lo spacconeL’uomo che cadde sulla Terra. L’intera opera di Tevis è in corso di ripubblicazione presso gli Oscar Mondadori.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

:: Omicidio a regola d’arte di Letizia Triches (Newton Compton 2021) a cura di Federica Belleri

18 aprile 2021

Seconda indagine che ha come protagonista il commissario Chantal Chiusano, il nuovo personaggio creato dalla scrittrice Letizia Triches.

Tra Roma e Napoli la trama intreccia il mondo dell’arte con il privato dei personaggi. Ad esempio la morte del marito della Chiusano, inspiegabile e atroce. O la morte di un pittore, a pochi giorni di distanza dal marito del commissario.

Due fatti che provocano sbigottimento, lasciano senza fiato e chiedono a gran voce delle risposte. La Chiusano dimostrerà fragilità e tenacia. Soffrirà ma avrà la forza di portare avanti un’indagine complessa. Entrerà nei salotti e parteciperà alle mostre degli artisti, nel loro mondo non sempre limpido, nelle loro vite segrete e torbide. E scoprirà che l’arte ha delle regole precise. È colorata e sfumata. È bianca o nera a seconda dell’occasione e dell’opportunità. È sfuocata al punto giusto per non mostrare spigoli o brutture. Ed è crudele, purtroppo. 

Grande protagonista, la città di Napoli. Contraddittoria e bellissima, profumata a tavola e nauseante nella falsità dimostrata.

Lettura consigliata.

Letizia Triches è nata e vive a Roma. Docente e storica dell’arte, ha pubblicato numerosi saggi sulle riviste «Prometeo» e «Cahiers d’art». Autrice di vari racconti e romanzi di genere giallo-noir, ha vinto la prima edizione del Premio Chiara, sezione inediti, ed è stata semifinalista al Premio Scerbanenco. La Newton Compton ha pubblicato Il giallo di Ponte Vecchio, Quel brutto delitto di Campo de’ Fiori, I delitti della laguna e Giallo all’ombra del vulcano, che hanno tutti come protagonista il restauratore fiorentino Giuliano Neri; Delitto a Villa Fedora e Omicidio a regola d’arte, incentrati sulle indagini del commissario Chantal Chiusano. Per saperne di più: www.letiziatriches.com

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo l’ufficio stampa Newton Compton.

:: Che mito!: Ulisse e il gigante Polifemo e Il labirinto Il Minotauro e il filo di Arianna di Hélène Kérillis, disegni di Grégoire Vallancien (Gallucci 2021) a cura di Giulietta Iannone

17 aprile 2021

Gallucci editore pubblica in una simpatica collana che si chiama UAO (Universale d’Avventure e d’Osservazioni) Prime letture la serie Che Mito! per avvicinare i bambini alla mitologia greca e alla lettura.

E oggi vi parlo di due volumi di questa serie: Ulisse e il gigante Polifemo e Il labirinto, Il Minotauro e il filo di Arianna con testi di Hélène Kérillis e disegni di Grégoire Vallancien.

Sono due albi interamente a colori con illustrazioni spiritose e vivaci e testi con caratteri ad alta leggibilità.

Sono indicati per bambini dai 7 anni in su e si sa i bambini amano i mostri e le creature bizzarre, qui conosceranno il gigante Polifemo, un essere cattivissimo con un occhio solo al centro della fronte che ama sgranocchiare gli esseri umani e il Minotauro anche lui un gigante con il corpo di uomo e la testa di toro, sanguinario e cattivissimo pure lui, tanto da essere confinato in un labirinto a Creta. Ma si sa i cattivi non la fanno sempre franca per cui Ulisse e Teseo grazie alla propria astuzia, inventiva e coraggio l’avranno vinta.

Oltre a questi ci sono altri albi: Il tallone di Achille e Romolo e Remo sempre di Hélène Kérillis e Grégoire Vallancien. Traduzione dal francese a cura della Fondazione Unicampus San Pellegrino nell’ambito del corso “Tradurre la letteratura”.

Hélène Kérillis è appassionata della mitologia fin dall’infanzia e non ha mai smesso di studiarla. Ama anche l’arte e i viaggi, la lettura e la scrittura, che danno alla vita bellissimi colori.

Grégoire Vallancien adora disegnare e lo fa da quando era bambino. Gli piace moltissimo illustrare storie e soprattutto… leggerle ai suoi figli! È innamorato di Parigi e del Mediterraneo ed è un lettore vorace di gialli e di mitologia.

Source: albi inviati dall’editore. Ringraziamo Marina Fanasca dell’Ufficio Stampa Gallucci.

:: La quarta parete di Giuseppe Perrone (L’Argolibro editore 2020) a cura di Giulietta Iannone

16 aprile 2021

Una poesia evocativa, densa di significati, anche sofferti, colma i versi liberi della raccolta La quarta parete del medico-poeta tarantino Giuseppe Perrone. Raccolta divisa in cinque parti: La stanza vuota, Davanti al muro è impossibile capire, Passi perduti e altri inciampi, In compagnia della cenere, e l’ultima Accadono scene mute.

Una poesia chiaroscurale fatta di zone d’ombra illuminate da improvvisi lampi di luce. Il pessimismo che ne emerge non è assoluto, sebbene il dolore, la solitudine e la morte rendono difficile la costruzioni di mondi gioiosi e luminosi, ma la poesia che si scrive da sola, come afferma nel componimento che dà il titolo alla raccolta è quel di fronte che può essere confine o spazio aperto dinnanzi alla vita chiusa in quattro pareti. La poesia sgorga dunque spontanea quando il canale di questa percezione è aperto, autentico e sincero come in questo caso.

Versi densi di saggezza misteriosa, anche se come scrive Nietzsche, nella citazione in esergo, la saggezza può porre limiti alla conoscenza, ma il poeta la possiede, avendo visto il dolore e la morte in faccia come medico ed essere umano sensibile che ben conosce l’abisso della sofferenza che la vita dispensa a piene mani. Ma non si arrende.

Ho trovato molto toccante e vera Vigilia (senza giorno di festa) della quinta sezione, specialmente nei versi O furia di cielo e santi/ attenzione all’estasi dei salmi o nei versi O mani che si stringono per dirsi addio/ attenzione a non giurare “per sempre”. Versi essenziali, schietti, puri, capaci di toccare le più misteriose corde dell’anima che ci mettono in guardia dall’insidie dell’oggi nascoste in luoghi inattesi.

La poesia è come l’anima, che forse non si vede ma si fa sentire, se è autentica e in questi versi si ha schietta questa sensazione. È una poesia che ha un ritmo, una cadenza, una voce personale e intima molto particolare.

Ho amato molto questa raccolta, di un poeta giustamente premiato e apprezzato, che ho conosciuto grazie a Nicola Vacca che cura la collana Agorà, dove questa raccolta è inclusa. Se amate i poeti contemporanei, Perrone è nato nel 1959, sono certa certa che questa silloge saprà parlare anche a voi.

Permettetemi due notazioni finali: il componimento grafico in copertina è una fotografia di Rino Scarpa e la prefazione di Cosimo Argentina.

Giuseppe Perrone nasce il 1959 a Taranto, ove svolge attività di medico. Nel mese di ottobre 2013 pubblica, per Manni Editori, la prima raccolta di poesie dal titolo “ Tra i passi e le strade “. Nel 2014 ottiene un terzo posto per silloge inedita al Concorso Letterario Nazionale di Basilicata e Calabria; un primo posto per poesia inedita al Concorso di Poesia di Positano. Ottiene un terzo posto per silloge inedita al Concorso Internazionale Lilly Brogy di Firenze. Entra nella finale del Premio Letterario Nazionale Città di Castello ( PG ). Nel 2015 ottiene premio di merito per libro edito al Concorso Letterario Internazionale “ Vitruvio “ di Lecce. Ottiene premio speciale della giuria al Concorso Internazionale di Latina per poesia inedita; terzo posto per silloge inedita al Concorso Letterario Internazionale “Il Convivio” di Castiglione di Sicilia ( CT ); terzo posto per poesia inedita al Premio Nazionale di Arti Letterarie Città di Torino. E’ presente in alcune antologie di poeti per la Casa Editrice Pagine.

Source: libro inviato dall’editore.

:: Sibil di Marco Scardigli (Rizzoli 2021)

13 aprile 2021

Chi è Sibil? È una ragazzina che ama il caldo, non sopporta i rumori, con lei bisogna sussurrare e ama il cibo bianco. Potreste considerarle stranezze, ma la cosa che veramente colpisce di lei è il fatto che usa potenzialità del cervello che altri non usano, che la rendono molto, molto speciale.

Usa la mente-fuori e può scoprire tutto quello che nasconde la Rete. Può scoprire da dove provengono flussi di denaro, può cambiare le coordinate dei satelliti, può conoscere e decifrare conversazioni, dati, algoritmi. Un’arma non convenzionale nella lotta contro il crimine. Ed è così che una task force della Guardia di Finanza tutta al femminile si avvale dei suoi “poteri”.

Ecco in breve Sibil, thriller di Marco Scardigli, edito da Rizzoli. Un thriller tutto al femminile che indaga sui pericoli e i misteri della Rete, partendo dall’idea che ci possa essere un essere umano capace di competere con le intelligenze artificiali, e superarle.

L’idea è affascinante, la mente umana è davvero misteriosa con i suoi 100 miliardi di neuroni, e più di 150mila miliardi di sinapsi. Nessun computer può davvero ancora competere, è che le nostre potenzialità restano ancora inesplorate, e non si conosce cosa possa fare scattare questo accrescimento dalle facoltà diciamo comuni.

Marco Scardigli, storico, saggista e romanziere,  è una vecchia conoscenza, ricordo di suo  Evelyne. Il mistero della donna francese (Interlinea, 2018), qui si cimenta in un thriller tecnologico tutto italiano, che può competere con molti romanzi avveniristici, e fantascientifici alle prese con le nuove e diverse tecnologie.

Il valore di Sibil è sconfinato, se esistesse davvero vivrebbe blindata, impossibilitata a condurre una vita normale, perché naturalmente grandi doti nascondono anche gravi fragilità. E da questo partono molte riflessioni etiche e morali legate alla privacy, alla concentrazione di tanto potere in un’unica persona, alla violazione o superamento di leggi, confini e regolamenti che cesserebbero di avere importanza. A se sarebbe giusto utilizzare una persona come un’arma, anche se utilizzata dal lato giusto della legge.

Alla fine della lettura una sola domanda ci passa per la mente: e se Sibil esistesse veramente? Curioso. 

Marco Scardigli (1959) è storico militare e autore di numerosi saggi e romanzi. I suoi ultimi libri sono Evelyne. Il mistero della donna francese (Interlinea, 2018, Premio Selezione Bancarella) e Tina e il mistero dei pirati di città (Interlinea, 2020). Altre pubblicazioni sono Il mistero delle code di lucertola (Sperling & Kupfer); Lilibum (Liber International); Celestina. Il mistero del volto dipinto (Arnoldo Mondadori Editore).

Source: libro inviato al recensore dall’editore, ringraziamo l’Ufficio Stampa Rizzoli.

Sorcery of Thorns di Margaret Rogerson (Oscar Fantastica, 2021) a cura di Elena Romanello

11 aprile 2021
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I libri che parlano di libri, raccontando avventure a volte fantastiche legati ad esse, ci sono da molto tempo ma riescono comunque ad affascinare sempre: uno dei più recenti è il fantasy autoconclusivo Sorcery of Thorns, una delle proposte di Oscar Fantastica degli ultimi mesi.
Elizabeth Scrivener è cresciuta in un mondo dove trovano spazio grandi Biblioteche, Austermeer:  questi enti hanno un ruolo preciso, diverso da quello che hanno nel nostro mondo: proteggere tutti dalle minacce della magia. In queste biblioteche infatti non ci sono libri, fumetti e giornali da prendere in prestito e consultare come in quelle nostre, ma grimori magici, che se provocati possono trasformarsi in mostri inquietanti e commettere dei crimini.
Elizabeth, che non ha mai saputo chi siano i suoi genitori e ricorda di essere vissuta nella Biblioteca fin da piccolissima, vuole diventare una guardiana, per proteggere il regno dalle minacce magiche, che presto irrompono nella sua vita.
Un giorno, infatti, per impedire un atto di sabotaggio, libera il grimorio più pericoloso della biblioteca e viene sospettata di aver commesso un crimine, anche perché muore la Guardiana di Summershall, il luogo dove è cresciuta.
L’unico suo alleato è uno stregone, che lei ha sempre visto come un nemico, Nathaniel Thorn, che deve il suo potere al demone Silas: ma presto Elizabeth capirà che i veri nemici e pericoli sono altrove, in una congiura che potrebbe distruggere il mondo intero, partendo proprio dalle Biblioteche, e che Nathaniel e Silas sono ben diversi da quello che credeva, e che in fondo vogliono le stesse cose che vuole lei.
Elizabeth capirà anche che la sua vita è molto di più di quello che pensava, con un potere che non sapeva di avere e un destino che non avrebbe mai potuto immaginare, ben oltre quello che era stata la sua vita fino a quel momento e i suoi progetti di un’esistenza in mezzo ai libri.
Il potere dei libri magici per antonomasia, i grimori, non poi così presenti nell’immaginario ultimamente e in una nuova prospettiva, è al centro di una storia originale e appassionante, dove tutto si scatena in biblioteche insolite e appassionanti:  il paragone con quella di Hogwards di Harry Potter c’è, ma qui il ruolo è diverso, i libri sono veri e propri esseri viventi in potenza che possono scatenarsi. ,Gli appassionati di libri e lettura troveranno  echi  della biblioteca, leggendaria e nascosta, de Il nome della rosa di Umberto Eco e  di quella del Cimitero dei Libri dimenticati di Zafon, ma comunque nell’ambito di una storia originale e nuova.
Elizabeth è un’eroina fantasy diversa dal solito, anche nel suo essere una prescelta, ma anche i personaggi di contorno non sono da meno, a cominciare da Nathaniel e Silas, due nemici e poi amici che riprendono due archetipi, lo stregone e il demone, in chiave nuova.
Sorcery of Thorns è quindi un libro fantasy insolito, appassionante, che piacerà a chi crede nel potere dei libri, che contengono da millenni le storie di ogni genere: senz’altro, dopo averlo letto, si vedranno le biblioteche in un’ottica diversa, anche se la magia che capita nella realtà è diversa (per fortuna, i grimori non sarebbero gestibili), ma sempre magia è.
Il libro è completato dalle bellissime illustrazioni di Charlie Bowater, capaci di evocare un mondo che affascina, tra grimori, incantesimi e giochi di potere. Il libro è autoconclusivo, ma il finale lascia uno spiraglio per futuri seguiti o per la fantasia dei lettori.

Margaret Rogerson è l’autrice dei bestseller del New York Times An Enchantment of Ravens e Sorcery of Thorns. Laureata in Antropologia culturale all’Università di Miami, quando non sta leggendo o scrivendo ama disegnare, giocare, cucinare budini e guardare più documentari di quanto non sia socialmente accettabile (secondo alcuni). Vive vicino a Cincinnati, Ohio, di fianco a un giardino pieno di colibrì e di rose. Il suo sito è margaretrogerson.com.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

:: Diario Culinario di una Mamma in Quarantena di Valeria Gatti (Edizioni Convalle 2021) a cura di Giulietta Iannone

11 aprile 2021

È un libro speciale Diario Culinario di una Mamma in Quarantena di Valeria Gatti, edito da Edizioni Convalle.

Sì ci sono gustose ricette ma non solo, Valeria ci racconta il suo percorso di donna, madre, figlia alle prese con le  piccole e grandi fatiche di questi tempi difficili, e lo fa con creatività e allegria.

Ci apre la sua cucina, che un po’ per tutti è il cuore della casa, confidandoci alcune ricette della sua tradizione familiare rielaborate con fantasia e immaginazione (per piacere ai più piccoli) e ci racconta come ha affrontato gli scorsi mesi di lockdown, a Varese, una delle zone della Lombardia più toccate dal virus.

A ogni piatto un nome buffo dagli antipasti, ai primi, ai secondi ai dolci, per non lasciare indietro pizze e focacce.

Si sa tenersi occupati in cucina ha aiutato molti a superare questi mesi, soprattutto quando i piatti cucinati vengono condivisi in famiglia, per la gioia di tutti, e se sono buoni ancora meglio.

Oltre che scrivere libri Valeria Gatti cura anche un blog: https://bood.food.blog/

:: L’orgoglio del fallimento. Lettere ad Arsavir e Jeni Acterian di Emil Cioran (Mimesis 2021) a cura di Nicola Vacca

10 aprile 2021

È proprio vero, per conoscere a fondo uno scrittore bisogna immergersi nei suoi carteggi.
Antonio Di Gennaro da anni sta scavando nella personalità di Emil Cioran curando la pubblicazione di volumi che raccolgono la corrispondenza che il grande scrittore ha avuto con molti intellettuali del suo tempo.
Da qualche mese è uscito per i tipi di Mimesis L’orgoglio del fallimento, un volume che raccoglie le lettere che Cioran ha scritto ad Arșavir, un brillante giornalista e a Jeni Acteran.
Questo epistolario è molto importante. In queste lettere Cioran parla di Cioran, esprimendo tutto il suo mondo di pensatore privato.
«Ho intrapreso l’avventura del distacco con un certo coraggio: il coraggio del fallimento» così scrive l’autore di Squartamento in una lettera del 23 giugno 1975.
Distacco, disgusto, dubbio, scetticismo. Queste sono le parole chiave che troviamo nelle lettere che Emil scrive carico di quell’ orgoglio del fallimento che lo rende un essere speciale e controverso.
Cioran incontra Arșavir, giornalista culturale di profonda sensibilità e intelligenza, presso la Biblioteca della Fondazione Carol di Bucarest.
Sarà subito amicizia. Tra i due si stabilirà una forte intesa intellettuale.
Questo carteggio è importante per capire fino in fondo il mondo di Emil Cioran.
Qui i due intellettuali che fanno parte della stessa generazione tragica, si confrontano con le loro parole profetiche.
In queste parole troviamo Cioran, che si definisce uomo sterile, che argomenta attraversa il distacco della scrittura il suo disgusto per se stesso e per il mondo senza mai sottrarsi al suo scetticismo, quella straordinaria forza interiore che caratterizzerà tutta la sua opera e che lo porterà sempre a scegliere il dubbio con tutti i suoi vitalismi di intelligente perplessità.
Emil e Arșavir sono due fratelli d’anima che sentono lo stesso sconforto generazionale.
Cioran in una lettera del 11 giugno 1969 scrive:

«La nostra generazione ha conosciuto tutte le forme di sconfitta; come non esserne orgogliosi? Inoltre, detto tra noi, senza l’orgoglio del fallimento, la vita sarebbe a stento tollerabile. »

Senza l’orgoglio del fallimento Cioran non sarebbe stato quel grande pensatore che noi oggi amiamo incondizionatamente.
Cioran scrive al suo amico ammettendo di sprofondare sempre di più nel suo scetticismo speciale.
Senza rinunciare al paradosso e al gusto letterario della contraddizione, Cioran vive di contraddizioni che gli impediscono di appartenere a qualsiasi dottrina.
Uomo libero che ha rotto con la scena letteraria del suo tempo, e la sua libertà ha senso solo per la fedeltà a se stesso.
Così si mostra Emil Cioran nelle lettere al suo compagno fraterno di penna.
Nel coraggio del fallimento in queste pagine troveremo un Cioran autentico che confessa di avere un grande difetto: quello di avvertire in sogno l’essenziale.
«L’ossessione per la felicità ci trascinerà presto nella disgrazia» scrive il profetico Cioran mentre accusa il genere umano che si lascia sedurre nell’incoscienza dalla feccia degli utopisti, rivendicando per tutti quella grande dolcezza che c’è nello svanire delle illusioni.
Il Cioran che troveremo in questo carteggio, è il grande scettico che nell’orgoglio del suo fallimento, di sconfitta in sconfitta («quelle che ci vengono inflitte dalla vita quotidiana e quelle che ci vengono dispensate in abbondanza dalla Storia») troverà attraverso il suo pensiero la verità in assenza di ogni verità.

Emil Cioran (1911-1995) rappresenta una delle voci filosofiche di maggior rilievo nell’ambito del “pensiero tragico” contemporaneo. Tra le sue opere: Al culmine della disperazione (1934), Lacrime e santi (1937), Sommario di decomposizione (1949), Sillogismi dell’amarezza (1952), La tentazione di esistere (1956), Storia e utopia (1960), La caduta nel tempo (1964), Il funesto demiurgo (1969), L’inconveniente di essere nati (1973), Squartamento (1979), Esercizi di ammirazione (1986), Confessioni e anatemi (1987). Fra le sue numerose opere pubblicate da Mimesis, Vacillamenti (2010) e Lettere al culmine della disperazione (1930-1934) (2013).

Source: libro del recensore.