Archive for the ‘Recensioni’ Category

Dispassione, Maria Laura Rosati (LiberiLibri, 2021)A cura di Viviana Filippini

8 aprile 2021

“Mi chiamo Fiamma, e sono cattiva. Non sono stata sempre così, credo, ogni tanto la mia mente ha strani ricordi, tenerezze, turbamenti, lacrime. Forse. Non ne sono sicura. Magari l’ho solo sognato. Una volta, molto tempo fa, avevo un’altra vita, poi è arrivato il vuoto”. Questa è la voce di Fiamma la protagonista di “Dispassione” il romanzo di Maria Laura Rosati edito da LiberiLibri. Fiamma ci appare da subito come una donna scontrosa, cupa, che si rivolge direttamente a noi lettori facendoci capire che lei è davvero il peggio del peggio. Fiamma è e vuole restare sola, accetta solo Valeria, un’amica che sopporta comunque a fatica, mentre Paola e la piccola Claudia sono per lei un fastidio ogni volta che si fanno sentire. Quello che stupisce della donna è che oltre a non voler contatti con il prossimo, vive una vita fatta da mille ossessioni e non a caso mangia solo alcuni cibi e cucinati in un certo modo, odia la polvere e la sporcizia e teme i parassiti. Fiamma è una donna complessa e difficile, ma ha nel suo io profondo un qualcosa che la tormenta e che le impedisce di ricordare. La protagonista ha perso la memoria da tempo e non c’è verso di recuperarla, così sembra. Fiamma è affetta da dispassione (da dispassion in inglese, visto che nel vocabolario italiano non c’è), ossia distacco, e non a caso la protagonista prende le distanze da tutto e da tutti per timore, paura, per rabbia verso qualcosa o qualcuno che nemmeno lei conosce, o forse lo sa, ma non riesce a ricordarlo. Poi, un giorno, durante un viaggio che Fiamma non ha compreso perché ha fatto, la convinzione di aver perso di vista la figlia scatena in lei qualcosa. Fiamma comincia un cammino, anzi una fuga del tutto personale per cercare di capire che fine ha fatto la sua amata bambina. A complicare il tutto nella mente della protagonista arrivano ricordi improvvisi e imprecisi che la portano in un passato del quale non ricorda nulla, se non frammenti confusi e poco confortanti. Una gita in montagna con il marito e la figlia. La bimba (Pia) abile danzatrice che chiede ai genitori di andare a sciare con l’amichetto appena conosciuto. Il sì del babbo, i dubbi della mamma che parte sugli sci per cercare la figlia prima che si faccia male. Un gran caos emotivo, di ricordi e frammenti assedia la fragile Fiamma e il suo bisogno di trovare la pace la porta – e lei non sa perchè- a Parma. Qui Fiamma passa giornate intere a guardare il ritratto di una fanciulla ritratta da Leonardo, a non rispondere al telefono e a evitare lo strano uomo con il cane che incontra al parco deve lei va a cercare un po’ di pace. Il romanzo della Rosati è un grande puzzle nel quale Fiamma – e anche noi lettori- passo dopo passo, evento dopo evento, prende nuova coscienza di sé rimettendo assieme i tasselli di un passato oscuro che forse non le ha lasciato ferite nel corpo, ma le ha di certo creato un abissale vuoto nelle mente. “Dispassione” di Maria Laura Rosati è una storia travolgente, dal ritmo incalzante, con dialoghi che ti trascinano dentro alla trama facendoti sentire parte del vissuto di Fiamma. “Dispassione” compie una fine e acuta indagine nella mente e nell’animo umano e la Rosati, che è medico oltre che scrittrice, conduce il lettore dentro alle fragilità umane ed emotive di una donna che ha subìto un trauma profondo che le ha rotto qualcosa dentro e l’ha gettata nella paura e nella completa disperazione, impedendole di capire che l’amore, quello costante e vero, salva. Il romanzo è tra i finalisti del Premio Campiello del 2021.

Maria Laura Rosati è medico e scrittrice.  “Dispassione” è il suo secondo romanzo dopo “Passaggi”, uscito nel 2016. Nel 2017 ha ideato il collettivo di scrittura Scriviperbene, di cui fanno parte numerosi autori italiani, con il quale ha pubblicato e curato il ro­manzo “La giusta luce” e la raccolta di racconti “Acqua”.

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’ufficio stampa di LiberiLibri.

:: Biancaneve nel Novecento di Marilù Oliva (Solferino 2021) a cura di Giulietta Iannone

5 aprile 2021

In attesa di quell’incantesimo, la nostalgia del secolo passato già si insinuava silente. Il Novecento ci respirava ancora addosso, lo sentivo dileguarsi sulle torri frastornate dal caos urbano dell’ultima notte, sugli aliti frammisti ai calici consumati, sulla scia degli autobus indefessi, in quella mano inedita che scaldava le mie dita, nella reclame di un cartellone pubblicitario per metà staccato da un muro. Abbiamo svoltato in una viuzza e lì abbiamo capito, senza dircelo, quale era il punto in cui fermarci, il giardinetto dietro l’abside di san Domenico, mentre la Storia scivolava giù dalle nostre gambe e un’altra epoca si sovrapponeva come carta velina.

Cosa unisce Lili, ingenua ragazza bretone nata nel 1919, andata sposa senza amore a Parigi poco prima dell’occupazione nazista della Francia e Bianca bimbetta bolognese quattrenne nel 1980, innamorata del suo papà, ferita dall’apparente freddezza con cui la madre la lascia crescere privandola di quella complicità e di quell’affetto di cui avrebbe tanto bisogno? Lo scoprirete durante la lettura, mentre le loro voci a capitoli alternati si fondono e si  intrecciano in Biancaneve nel Novecento (Solferino) libro davvero struggente e di una dolcezza dolorosa davvero rara che Marilù Oliva ha saputo scrivere mettendo molto di sé, se non nei fatti biografici oggettivi perlomeno in quel magma oscuro che orienta i moti dell’anima. Nelle note finali infatti la Oliva precisa che non è un testo autobiografico, seppure come ogni scrittore ha lasciato briciole di sé perlopiù nel personaggio di Bianca, perlomeno anagraficamente a lei più vicina. Marilù Oliva ha una grande sensibilità soprattutto quando tratta e delinea i bambini e i ragazzi e il suo lavoro di insegnante sicuramente le ha dato gli strumenti per indagare la loro psiche ancora in formazione e i vezzi più buffi che avvicina con rispetto, tenerezza e candore. Ma è soprattutto il personaggio di Lili che emerge potente come uno squarcio di luce nelle tenebre del Novecento che ha visto due Guerre Mondiali, i campi di concentramento, nella sua prima metà, il terrorismo, la droga diffusa tra i giovani, nella seconda metà. Lili e Bianca dunque si completano e si integrano e come in uno specchio riflettono una nell’altra quella visione femminile della storia che alla violenza e all’aggressività, al dolore aggiungono la potenza dei sentimenti, della dolcezza e della tenerezza. Lili soprattutto ha saputo sorprendermi con la sua forza, la sua determinazione, la sua volontà di non farsi sopraffare dalla violenza fisica e psicologica subita nel campo di concentramento di Buchenwald (la parte più drammatica della narrazione). Conoscevo la storia della principessa Mafalda di Savoia, non che fosse stata assistita da una ragazza che si prostituiva nel Sonderbau, che la Oliva ha sostituito con Lili. È raro leggere libri, o ascoltare testimonianze di queste vicende e sebbene abbia letto libri che testimoniano anche fenomeni di prostituzione maschile nei campi, l’impatto è sempre enorme quando li si affronta. Il libro dell’Oliva si fa quindi anche testimonianza e memoria, e la sua scrittura (non calca mai la mano, mai una parola di troppo) lo rende fruibile anche a un pubblico di lettori giovani e sensibili. La scrittura dell’Oliva poi è piacevole, curata, piena di rimandi e dettagli anche poetici, pur nascondendo una forza e ruvidezza che ne determinano la peculiarità. Buona lettura!

Marilù Oliva è scrittrice, saggista e docente di lettere. Ha scritto due thriller e numerosi romanzi di successo a sfondo giallo e noir. Ha co-curato per Zanichelli un’antologia sui Promessi Sposi, e realizzato due antologie patrocinate da Telefono Rosa, nell’ambito del suo lavoro sulle questioni di genere. Collabora con diverse riviste ed è caporedattrice del blog letterario Libroguerriero. Il suo libro più recente è L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre (Solferino 2020). http://www.mariluoliva.net

Source: libro sia inviato dall’editore che acquistato. Ringraziamo l’Ufficio Stampa Solferino.

:: Qohelet e Gesù – Credere in altro modo di Ludwig Monti (Edizioni San Paolo 2021) a cura di Giulietta Iannone

5 aprile 2021

Il piccolo libretto di Qohelet, “scandaloso” gioiello biblico, sembra scardinare tutte le nostre certezze e consegnarci a un pessimismo disperante. Che legame ci può essere tra questo libro della Bibbia e Gesù?

A tale interrogativo vuole rispondere il presente volume. Partendo da un’intuizione fondamentale dei Padri della Chiesa – «il nostro Ecclesiaste è Cristo» –, l’autore ci propone una rinnovata lettura cristiana di Qohelet, intendendola più o meno così: l’uomo Gesù Cristo si è confrontato con le domande e i problemi lasciati aperti da Qohelet. Li ha affrontati, pensati, solo in parte risolti, anzi spesso li ha trasformati in nuove domande, ben sapendo che l’autore di questo libro si rivolgeva «a tutta la creazione e al mondo intero riguardo ad argomenti comuni a tutti».

Un particolare cammino di lettura di Qohelet poco battuto ma, come ben dimostra Ludwig Monti in questo volume, capace di aprire sentieri inediti di riflessione in vista di una lettura cristiana, dunque umana, di Qohelet. E, di conseguenza, dell’esistenza tout court, perché tra i libri biblici Qohelet è tra quelli più moderni, o forse eterni, nel tratteggiare il mestiere di vivere. 

Il Qohelet, o altresì noto come l’Ecclesiaste, (nella tradizione ebraica, uno dei cinque rotoli (meghillot) inclusi del Tanakh), è il più misterioso libro della Bibbia cristiana. Un testo breve se vogliamo, moderno per sensibilità e profondità, capace di scardinare molte certezze e portare alla luce le contraddizioni e le dissonanze che la vita porta con sé.

Ludwig Monti, biblista e monaco di Bose ha voluto nel suo saggio Qohelet e Gesù – Credere in altro modo, raccogliere i commenti su questo testo da Lutero a Girolamo, da Ravasi ad altri teologi e biblisti contemporanei, aggiungendoci anche sue personali intuizioni che spera siano di aiuto per la comprensione a chi si avvicina a questo testo che forse più di altri è stato vittima di fraintendimenti e interpretazioni discordanti.

Innanzitutto una precisazione è d’obbligo: non è un testo interpretabile esclusivamente spiritualmente, tutte le creature terrene sono create da Dio e perciò racchiudono quella bellezza e quella bontà che rende il creato emanazione stessa del divino.

La vita terrena, la gioia conviviale, l’amore per la propria donna, la felicità insita nei piccoli piaceri della vita sono realtà oggettive positive, non in contraddizione con i dettami morali. La vita racchiude in sé quelle ricchezze che la rendono un dono del creatore per le sue creature, e perciò vanno epurati tutti quei preconcetti negativi che hanno inquinato molte interpretazioni distorte di questo testo.

La vita è un soffio, eccetto… In questo eccetto sta racchiuso tutto il mistero e l’essenza di questo libro. Eccetto l’amore, eccetto la bellezza, eccetto la felicità, eccetto Dio. E ci svela che il grande segreto per condurre una vita giusta e seguire i comandamenti e le prescrizioni morali. Semplice, non c’è altro che dobbiamo conoscere, e come dice Gesù tutti i comandamenti sono concentrati in un’unica prescrizione: ama, ama Dio e il tuo prossimo come te stesso.

Sia Qohelet che Gesù sono stati a loro modo pietre di scandalo, per i contemporanei e per le generazioni seguenti. Hanno posto domande scomode, hanno dato risposte scomode, fuori da quella comfort zone dove amiamo rifugiarci per stare al sicuro, per crogiolarci nelle nostre false sicurezze.

Il testo di Ludwig Monti è invece prezioso proprio perché fa chiarezza su molti punti oscuri, confronta traduzioni e commentari, ed è sorprendente la preparazione di questo monaco, e la sua conoscenza dei testi e dei giusti significati delle parole antiche.

La lettura di Qohelet e Gesù – Credere in altro modo è  sicuramente complessa da affrontare e bisogna avere una certa disposizione d’animo tesa all’apprendimento alla conoscenza, ma lo sforzo è compensato da un arricchimento personale davvero notevole.

Ludwig Monti, nato a Forlì nel 1974, è monaco di Bose e biblista. Collabora, tra l’altro, alle riviste Parola, Spirito e Vita, Ricerche storico bibliche, Rivista Biblica, Rivista del Clero e Rivista Liturgica. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Una comunità alla fine della storia. Messia e messianismo a Qumran, Paideia, Brescia 2006; Le parole dure di Gesù, Qiqajon, Magnano 2012; I Salmi: preghiera e vita, Qiqajon, Magnano 2018; Gesù, uomo libero, Qiqajon, Magnano 2020; L’ infinito viaggiare. Abramo e Ulisse, EDB, Bologna 2020 (con B. Salvarani). Con Edizioni San Paolo ha pubblicato: Le domande di Gesù (2019), volume più volte ristampato.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Alessandro dell’Ufficio Stampa Gruppo San Paolo.

:: Ogni luogo un delitto di Flavio Troisi (Autori Riuniti, 2021) a cura di Giulietta Iannone

4 aprile 2021

Nel parcheggio stazionava una dozzina di vetture malridotte. In mezzo a quella ferraglia spiccava un massiccio autocarro militare Iveco verniciato di un arancio squillante, con abbondanti bozzi di ruggine. Una via di mezzo fra un’auto e un mezzo d’assalto.
«Il panzer?» Chiese Fabio, ricordando l’allusione di Raffa a tavola.
Costel gonfiò il petto. «Bello, eh?»
«Non sapevo che fossimo in guerra.»
«Siamo sempre in guerra.»
«Con chi?»
Costel scoppiò a ridere. «Come, con chi? Siamo rom, gagio! Rom! Contro la miseria!»

Due investigatori improbabili, lo scenario maestoso della Val di Susa, un senatore a vita eccentrico la cui morte è avvolta in una nuvola di mistero, una comunità rom che vive rispettando la natura, una misteriosa lapide con su scritto i nomi di partigiani uccisi, un presunto fantasma, un carico di refurtiva che nasconde un orrore indicibile, questi sono gli ingredienti del thriller d’esordio di Flavio Troisi, che in realtà dell’esordiente ha poco o nulla, dopo una lunga carriera di ghost writer ha imparato i segreti del mestiere se vogliamo, e grazie anche a un ampio parco di buone letture ha raggiunto una buona maturità compositiva, aggiungendosi di suo un certo talento innato per il bizzarro e l’insolito.

Ma andiamo con ordine: Fabio Castiglione, il protagonista, arriva in Val di Susa per aiutare un’amica e “socia” d’affari, per cui ristruttura case che poi la donna rivende a prezzi esorbitanti, Flaminia Giraudo, figlia unica del senatore a vita Vittorio Giraudo, ritiratosi nella valle per sfuggire i mali della vita moderna e improvvisamente morto. Flaminia vuole che ristrutturi la baita dove il vecchio viveva per rivenderla, e Fabio, la cui situazione è piuttosto precaria e vive al minuto più che alla giornata, accetta e arriva da Roma con le migliori intenzioni.

Ecco inizia così la nostra storia, dirvi troppo della trama sarebbe un crimine, per cui cercherò di essere criptica quanto l’incipit:

Per imparare a essere un rom, innamorarsi ancora, portare alla luce una catena di efferati delitti, vedersela con un serial killer e impazzire una volta per tutte, Fabio Castiglione prese il volo diretto delle 14.15 per Torino.

Insomma in poche righe abbiamo tutte le coordinate principali per seguire questo insolito thriller, molto americano negli sviluppi, se non fosse che invece della periferia e provincia americana ci ritroviamo nei boschi della Val di Susa, uno scenario quanto mai adatto a imbastire una storia che oltre al thriller prende derive horror e weird tipiche di una narrativa altra che non a caso ha fatto accostare Troisi a maestri come Joe R. Lansdale, Elmore Leonard e soprattutto Stephen King, che a mio avviso è la sua maggiore fonte di ispirazione per tutta la parte che sfiora con l’assurdo e l’irragionevole.

Ma noi sappiamo che la vita è assurda e irragionevole, sappiamo che la follia si nasconde negli anfratti più dimenticati e spinge a credere ai fantasmi, alle leggende, alla percezione di dimensioni altre o a poteri (non si sa quanto reali) come quello di percepire l’aura dei luoghi in cui si sono maturate sofferenze e dolori. Fabio infatti sente il dolore delle case, dei luoghi e questa sua capacità lo rende d’ufficio un investigatore sui generis, con una marcia in più. Come finisce a fare coppia con Costel e innamorarsi di Shermina e conoscere la comunità rom di San Michele, lo scoprirete leggendo il libro, probabilmente vi ho già detto troppo.

Flavio Troisi scrive bene, con ironia e divertito disincanto. Sporca il suo narrato di critica sociale, dalle venature ambientaliste, alla critica ai pregiudizi che inquinano ancora l’anima di molti contro i rom, chiamati zingari ovvero schiavi. E lo fa in modo naturale, affatto didascalico rendendo appieno l’assurdità del tutto. Resta un thriller per l’ossatura narrativa, ma la sua anima horror emerge dalle spruzzate di soprannaturale e dalle descrizioni quasi splatter di alcune scene che se turbano proprio la vostra sensibilità potete saltare. Noi non possiamo che augurare a Flavio Troisi altri libri e altre storie come queste da raccontare con la sua originalità e il suo talento.

Flavio Troisi, classe 1972, scrittore e ghost writer per diversi editori. A suo nome per Mondadori ha pubblicato: “Lascia tutto e seguiti” (2015), manuale per reiventarsi e ripartire in tempi travagliati, e il romanzo “L’altra linea della vita” con Roberta Cuttica (2017). Sempre per Mondadori ha curato il romanzo “Portami lassù” di Cristina Giordana (2018). Con l’ex presidente globale di Apple Marco Landi ha dato alle stampe “Business Humanum Est” (2018). Pubblica inoltre racconti e romanzi brevi in ebook che potete scaricare da Amazon e altri siti online. Cura un canale youtube dal titolo Broken Stories – Narrazioni avvincenti e immaginifiche e potete leggere qualcosa di suo anche sul suo sito La Fattoria dei Libri.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo l’ufficio stampa Autori Riuniti e l’autore.

:: Una specie di scintilla di Elle McNicoll (Uovonero, 2021) a cura di Federica Belleri

1 aprile 2021

Esce oggi in Italia un libro speciale, come speciale è la sua autrice, Elle McNicoll. Scozzese trapiantata a Londra è una donna neurodivergente e questo esordio non può che rispecchiarla.”Una specie di scintilla” edito Uovonero. La storia di Addie, undicenne autistica, in perenne lotta contro la cosiddetta “normalità” dei suoi pari. Una ragazzina coraggiosa che non si perde d’animo nemmeno davanti alla sua insegnante che la isola ogni volta che può. Addie affronta una storia nella storia, che il lettore scoprirà man mano. Si batte con tutte le forze a disposizione perché la diversità diventi uguaglianza, si uniformi, si amalgami. Ci riuscirà?La bellezza di questo piccolo libro sta nella sincerità del linguaggio, nell’empatia immediata che si prova e nella spontaneità. Caratteristica tipica dello spettro autistico.Ricordando che il 2 aprile è la giornata internazionale della sensibilizzazione sull’autismo vi invito alla lettura  di questo libro.
Una specie di scintilla, già uscito in UK. Vincitore del Blue Peter Book Awards 2021. Nominato Carnegie Medal per il 2021. Long list Branford Boase Award 2021. Waterstones libro per ragazzi del mese Blackwell’s libro per ragazzi 2021. Libro della settimana per The Times. Libro della settimana per The Sunday Times.
La neurodiversità in un testo adatto a tutti. Aperto a tutti. Dove una ragazzina speciale trasmette positività. Buona lettura. Traduzione di Sante Bandirali.

Elle McNicoll è una scrittrice scozzese e neurodivergente che vive felicemente a Londra. Si è laureata in scrittura creativa e ha lavorato come libraia, barista, blogger e babysitter, il tutto mentre si divertiva a scrivere storie. Dopo aver completato la sua tesi di laurea sulla scarsa rappresentazione dei bambini neuro-divergenti, si è stancata della mancanza di inclusività nell’editoria e ha scritto lei stessa un libro.

Il suo primo romanzo, A Kind of Spark (Una specie di scintilla nell’edizione italiana di uovonero), è stato pubblicato nel giugno 2020 dalla pluri-premiata casa editrice indipendente Knights Of e ha come protagoniste due giovani donne apertamente autistiche. Dopo la pubblicazione, A Kind Of Spark è diventato in breve tempo il Blackwell’s Children’s Book of the Month e “libro per bambini della settimana” sia del Times che del Sunday Times. Il libro ha vinto il Blue Peter Book Awards 2021, a dicembre ha ottenuto il riconoscimento di Blackwell’s Children’s Book of the Year, è stato nominato per la Carnegie Medal e recentemente è entrato nella longlist del Branford Boase Award. Il secondo libro di Elle McNicoll, Show us who you are, uscirà in Inghilterra il 4 marzo 2021 e per uovonero nel 2022.

Fonte: omaggio al recensore della casa editrice. Ringraziamo Francesca Tamberlani di LaChicca Ufficio Stampa Specializzato in libri per bambini e ragazzi.

Faten, Fatima Sharafeddine (Gallucci-Kalimat, 2021) A cura di Viviana Filippini

1 aprile 2021

Faten, è il nome e il titolo del romanzo di Fatima Sharafeddine, edito da Gallucci. La storia si svolge nel Libano del 1985 dove Faten, 15 anni, è una giovane ragazzina obbligata a lasciare la scuola per andare a Beirut per lavorare come domestica in una famiglia molto benestante. La vita con i datori di lavoro non è facile come sembra, perché sono molto esigenti e Faten passa le giornate a far le pulizie di casa. La famiglia dove si trova ha due figlie, la maggiore ha pressappoco l’età della protagonista, l’altra invece è più piccola. Faten le osserva e si rende conto di quanto siano fortunate perché hanno tutto. Le sorelle possono studiare, divertirsi, mentre lei fa le faccende domestiche e ritiene di non avere possibilità alcune di riscatto. O almeno così le sembra. Faten e Dalia piano piano si conoscono meglio e si capisce che sono due giovani donne poste davanti a destini differenti. Dalia, la figlia dei datori di lavoro di Faten, è un po’ ribelle, lei vorrebbe fare la pittrice, ma tutto cambia quando i genitori cominciano a presentarle i possibili mariti. La ragazza comprende che non ha via di scelta e decide di sposarsi, non tanto per amore, ma perché obbligata dalla famiglia. Questo dimostra quanto i legami con la tradizione siano forti nella società libanese del 1985 e di come non sempre sia facile, e possibile, contrastarli per fare ciò che si vuole. Faten, la protagonista, invece non demorde, perché sì è vero lei lavora ma, allo stesso tempo, riprende a studiare. Lo fa la sera, in gran segreto, nella sua cameretta dopo aver lavorato tutto il giorno e lo fa per poter realizzare il suo sogno: prendere il diploma, iscriversi all’università e diventare infermiera. Certo è un fare davvero faticoso, anche perché Faten deve tenere nascosto tutto alla sua famiglia al villaggio, soprattutto al padre, che mai accetterebbe il fatto che la figlia voglia studiare. Unica consolazione per Faten è il ragazzo con l’auto blu della casa di fronte e la musica che lui suona. Marwan, questo è il suo nome, diventerà amico e forse anche qualcosa di più per la protagonista. In realtà quando il giovanotto è con Faten si ha come la sensazione che, come Dalia, sia un po’ imprigionato in quello che i suoi genitori vogliono per lui. Il libro della Sharafeddine è un romanzo di formazione nel quale la giovane protagonista, anche se deve lavorare per dare un contributo alla famiglia, è pronta a lottare per ottenere quello che vuole e cambiare il suo destino ed è una cosa del tutto impensabile per il Libano della metà degli anni ‘80. A differenza di Dalia e Marwan che in un certo senso si rassegnano alle volontà altrui, Faten no. Lei è più combattiva, lei vuole migliorare la sua vita, ed è davvero pronta a tutto per di cambiare e diventare una giovane donna autonoma, che ha un proprio lavoro e che è in grado di mantenersi da sola. “Faten” di Fatima Sharafeddine è un libro che mostra uno spaccato storico sociale e culturale libanese e, allo stesso tempo, narra la tenacia, l’impegno e il coraggio della giovane protagonista nel voler costruire il proprio futuro in un mondo dove l’andare oltre le tradizioni, il volere essere liberi di creare un domani migliore per sé e vivere fuori dagli schemi convenzionali è difficile da accettare. Traduzione di Barbara Teresi.

Fatima Sharafeddine, scrittrice, traduttrice e curatrice di libri per ragazzi, vive tra Beirut e Bruxelles. Ha pubblicato più di 120 libri, molti dei quali sono stati tradotti in varie lingue, dall’inglese all’hindi. Tra i numerosi premi che ha ricevuto figurano il Bologna Ragazzi Award 2016 (New Horizons) e la candidatura per ben tre volte al prestigioso Astrid Lindgren Memorial Award. Fatima conduce anche workshop di scrittura creativa e assiste i giovani scrittori nella realizzazione dei loro progetti. “Faten” rientra tra i Libri pensati per favorire un dialogo tra i bambini del Mediterraneo e le diverse culture ed è stato realizzato in collaborazione con Kalimat, partner di Galluccimpremiato come Miglior Editore dell’Anno dalla Fiera del libro per ragazzi di Bologna.

Source inviato dall’editore. Grazie all’ufficio stampa Gallucci.

:: The Spank di Hanif Kureishi (Scalpendi Editore 2021) a cura di Giulietta Iannone

31 marzo 2021

Scalpendi editore non poteva inaugurare meglio la sua collana dedicata al Teatro, diretta da Federica Mazzocchi, che pubblicando The Spank di Hanif Kureishi, romanziere, drammaturgo, sceneggiatore anglo-pakistano di fama internazionale che molti conosceranno forse soprattutto per le brillanti sceneggiature di due magnifici film diretti da Stephen Frears: My Beautiful Laundrette e Sammy e Rosie vanno a letto, e che col tempo è diventato una delle voci più significative della sua generazione.

The Spank è un’opera, tradotta in italiano da Monica Capuani, che se vogliamo racchiude tutte le tematiche care all’autore e sprigiona un fascino di vita vissuta davvero rari. Tema centrale di questa piece è l’amicizia che lega due uomini, Vargas e Sonny, di mezza età, immigrati, di successo, giunti a quel punto della vita dove si iniziano a fare bilanci, e si ha la necessità, quasi dolorosa, di fare chiarezza sui propri sentimenti, sulle proprie scelte, sul senso da dare a una vita per certi versi anche subita, sulla ricerca dell’autenticità prima che dell’utile o del benessere materiale. La loro amicizia sembra indistruttibile, un rifugio, come lo stesso pub, The Spank appunto, dove passano ore e ore a confidarsi e a bere birra, quando un fatto inatteso (un amico vede l’altro in compagnia di un’amante) cambia le carte in tavola, e innesca una serie di eventi a cascata dalle conseguenze inattese.

Leggere il teatro è una sensazione incredibile, tanto quanto vederlo sulla scena recitato dagli attori, consente di immaginare mondi e atmosfere soprattutto quando è scritto da autori sensibili e anche divertenti come Hanif Kureishi che con levità e leggerezza parla dei temi più importanti della vita accompagnandoci con l’alchimia delle sue parole. Solo chi ha visto finire un’amicizia, visto tradita la fiducia che si ripone in un amico, apprezzerà e comprenderà le pieghe di questa commedia che lascia alla fine anche qualche graffio nell’anima, ma soprattutto la sensazione di avere compreso qualcosa di più sulla vita e su sé stessi.

Pagine di grande teatro dunque che ci accompagno in questo periodo di pandemie e di chiusure, in cui però non finisce la speranza. Se tutto andrà bene, accogliendo la volontà dell’autore, la prima mondiale della piece, con Valerio Binasco e Filippo Dini nei panni di Vargas e Sonny, avverrà al Carignano di Torino martedì 11 maggio e le repliche fino al 30 maggio. 

Hanif Kureishi è nato a Londra da padre pakistano e madre inglese. È romanziere, drammaturgo, sceneggiatore (e per una volta anche regista: “London Kills Me”, 1991). Ha scritto le sceneggiature per i film di Stephen Frears “My Beautiful Laundrette” (1985) e “Sammy e Rosie vanno a letto” (1987) e per “The Mother ”(2003), “Venus” (2006). L’autore ha scelto l’Italia per la prima assoluta di The Spank regia di Filippo Dini, con Valerio Binasco e Filippo Dini, Teatro Stabile di Torino.    

:: Viva i contanti Le banche li attaccano solo per guadagnarci: l’evasione non c’entra. Convengono e sono sicuri di Beppe Scienza (Ponte alle Grazie 2021)

31 marzo 2021

Libro di sicuro interesse per approfondire temi e aspetti che sfuggono magari ai più ma che vengono invece illustrati specificamente con tesi ed esempi per smontare anche paradossi ed equivoci della politica e dell’economia di tutti i giorni.

Se da un lato però il sistema bancario viene correttamente analizzato ed accusato di pensare ai propri interessi senza aver come obiettivo il benessere economico dei risparmiatori e l’organizzazione politica sembra proprio agevolare questi fini (in primis si può pensare al caso del cashback) alla stessa stregua non viene analizzata con la stessa severità invece l’utilizzo, il possesso e l’accumulo di contante, del quale giustamente vengono decantate le qualità positive (dalla sua utilità in quanto riserva di valore alla sua capacità di difesa da insidie nascoste ma sempre presenti quali fallimenti degli istituti di credito, imposte patrimoniali improvvise o cambio forzoso della valuta causa default di interi Paesi), ma con un po’ troppo permissivismo si sorvola sugli aspetti meno nobili (affermare ad esempio che la grossa evasione avviene con altri mezzi piuttosto che con il contante, non ne giustifica la sua promozione incondizionata, analogamente al fatto che anche se le grandi guerre vengono combattute con armi pesanti, si cerca  comunque di evitare ulteriori crimini con il ridimensionamento della circolazione delle armi tra i cittadini).

Analogamente l’invito alla diversificazione tramite il contante, dovrebbe essere maggiormente approfondita e tener in maggior considerazione anche gli aspetti post-mortem, in quanto l’accumulo e poi il conseguente lascito di ingenti somme di denaro liquido, potrebbero essere comunque fonte di scocciature per gli eredi che improvvisamente si trovassero possessori di ingenti somme di contante. Alla fine quindi un libro che può sicuramente essere utile ad aprire meglio gli occhi e ad andare oltre al mero ottimismo pubblicitario, ma che invita a fare delle riflessioni più profonde su come gestire i propri risparmi, utilizzando innanzitutto la propria testa, prima ancora di quella di sedicenti consulenti.

Beppe Scienza, insegna al Dipartimento di Matematica dell’Università di Torino e dal 1976 si occupa di risparmio e previdenza integrativa. È autore, fra l’altro, de Il risparmio tradito (2001) e La pensione tradita (2007). Giornalista pubblicista, ha scritto oltre seicento articoli su varie testate: la Repubblica, il Corriere della Sera, Libero, La Stampa, Milano Finanza, Oggi ecc. Numerosi interventi anche nel blog di Beppe Grillo. Dal 2014 collabora al Fatto Quotidiano. Mette in Rete informazioni sul risparmio e la previdenza integrativa su www.ilrisparmiotradito.it.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Matteo dell’Ufficio Stampa Ponte alle Grazie.

La città di vapore di Carlos Ruiz Zafón (Mondadori, 2021) a cura di Elena Romanello

27 marzo 2021

978880473823HIG-312x480Sono passati ormai alcuni mesi dalla morte prematura e improvvisa, per un male incurabile, di Carlos Ruiz Zafón, uno dei più amati se non il più amato autore spagnolo contemporaneo, creatore dell’indimenticabile universo del Cimitero dei Libri Dimenticati di Barcellona e non solo.
Ora giunge anche in Italia la sua ultima opera. La città di vapore, una raccolta di racconti, anche brevi e fulminanti, ambientati in quello stesso mondo che l’ha fatto conoscere ed amare, e che va a raggiungere sullo scaffale le altre sue opere, in un angolo che sarà sempre nel cuore dei suoi lettori.
I racconti portano quindi di nuovo in quella Barcellona magica e oscura, così diversa dallo stereotipo che spesso se ne ha di città solare, per raccontare altri pezzi legati alla saga e ai suoi personaggi, ma anche a chi ha vissuto ed è passato tra quelle vie iconiche, antiche e che hanno visto Storia e storie.
Nelle pagine del libro, che si legge velocemente ma non certo in maniera superficiale, si incontrano un ragazzino di strada nella capitale catalana che decide di diventare scrittore quando i suoi racconti richiamano l’attenzione della ricca coetanea che gli ha rubato il cuore, una ragazza madre ricordata dal figlio che non ha mai conosciuto, la giovane figlia impossibile di un medico che non ha dimenticato di avere un cuore nei momenti più bui, un architetto che fugge da Costantinopoli con gli schizzi di un progetto per una biblioteca inespugnabile, un uomo misterioso che vuole convincere Cervantes a scrivere il libro che non è mai esistito, su un suo perduto amore, Gaudí in viaggio verso New York che si diletta con luce e vapore, la materia delle città ideali.
Una serie di storie, quindi, che estendono l’universo narrativo della saga di  Zafón amata in tutto il mondo, ormai nei classici contemporanei, tra narrativa fantastica, di realismo magico e vicina alla grande tradizione dell’Ottocento, da Dickens ad Hugo passando per Dumas: si scopre infatti come è stata costruita la mitica biblioteca o restroscena su alcuni celebri personaggi, tra scrittori maledetti, architetti visionari, edifici incredibili e una Barcellona mitica e magica.
Un’occasione quindi per dire addio ad un grande e ai suoi mondi incredibili, evocativi e avvolgenti come lo è solo la letteratura che resta nel cuore.

Carlos Ruiz Zafón (Barcellona, 1964 – Los Angeles, 2020) è uno degli scrittori più conosciuti nel panorama della letteratura internazionale dei nostri giorni e l’autore spagnolo più letto in tutto il mondo dopo Cervantes. Le sue opere sono state tradotte in più di cinquanta lingue. Ha cominciato la sua carriera nel 1993 con un libro per ragazzi, Il Principe della Nebbia, che, insieme a Il Palazzo della Mezzanotte e Le luci di settembre, forma la “Trilogia della Nebbia”. A questa serie è seguito poi Marina. Nel 2001 ha pubblicato L’ombra del vento, il primo romanzo della saga del “Cimitero dei Libri Dimenticati”, che comprende Il gioco dell’angeloIl Prigioniero del Cielo Il Labirinto degli Spiriti: un universo letterario che si è trasformato in uno dei più grandi fenomeni editoriali dei cinque continenti. I suoi romanzi, in Italia, sono tutti pubblicati da Mondadori. La città di vapore è uscito postumo in Spagna nel 2020.

Provenienza: libro del recensore.

:: L’ora muta di Simone Cerlini (AlterEgo edizioni 2021) a cura di Fabio Orrico

26 marzo 2021

L’ora muta è il terzo romanzo di Simone Cerlini (i primi due sono Andreina delle frottole, uscito per Guaraldi nel 2004 e Il profilo dei lupi, Pubblicato da Giraldi nel 2008) e aggiorna l’idiosincrasia dell’autore reggiano per i temi della famiglia e del lutto. Ho usato il termine temi ma non è giusto nei confronti di Cerlini utilizzare in modo un po’ sbrigativo e forse banale simili occorrenze. Famiglia e lutto sono prima di tutto ossessioni oltre che campi d’indagine e sono tra loro strettamente correlate. La famiglia è il palcoscenico su cui si muovono le sue storie e il lutto è l’innesco che dà vita alla deflagrazione. Lutto inteso nel senso più ampio, dall’abbandono fisico fino all’agonia degli ideali, dallo spegnersi di un sistema valoriale fino all’avvicendarsi di generazioni ed epoche storiche. Rispetto ai suoi libri precedenti (e non vanno dimenticati i racconti di Segrete usciti per Prospettive nel 2011, perché, se non lo sapete, e se non lo sapete ve lo dico io, Cerlini è anche un maestro della forma breve) smarrimento generazionale e catastrofe esistenziale vengono proiettate su uno sfondo molto più ampio, se vogliamo quasi sociologico. Siamo a Reggio Emilia (non solo in realtà, ma diciamo che questa è la scena del delitto) e Giorgio Doveri, manager di successo, si trova drammaticamente coinvolto nei problemi finanziari dell’azienda per cui lavora, in maniera tale da dover ridefinire radicalmente la sua vita e i suoi affetti, primo fra tutti il rapporto con la figlia Camilla, vera protagonista del romanzo e in una certa misura vittima del retaggio paterno. È tramite lei che assistiamo al crollo di una prestigiosa azienda tessile, controfigura della Mariella Burani, ed è sempre lei a intercettare, come in una tragedia greca, una specie di madre vicaria, quella Moira che è un personaggio-chiave del libro (e, per inciso, nel mondo greco ricordato poco sopra c’era un’altra Moira professionista del tessile, solo che si occupava di destini e non di abiti).
Spesso il fascino di un romanzo è dato dall’abilità del suo autore di tacere particolari e dosare i segnali di crisi dei personaggi, mantenendoli in aristocratiche quanto irritanti zone d’ombra. L’ora muta procede in modo del tutto contrario. Ogni personaggio ci appare inserito nella sua luce, quasi sovraesposto, e ne vediamo pregi e difetti, ne capiamo le ragioni; con diabolica assertività Cerlini ci costringe a comprendere anche le pulsioni più sgradevoli. Riesce in questo delocalizzando la trama in forme e generi diversi. Se nei suoi primi due romanzi Fitzgerald alternava la prosa con il linguaggio teatrale, ecco che Cerlini a metà libro usa l’artificio della sceneggiatura per decodificare la scatola nera di Camilla, mentre le ragioni della sua madre biologica, Nimat, personaggio laterale e centrale, dirompente e dirimente, vengono affidate a un’intervista.
Con L’ora muta Cerlini alza il tiro della sue ambizioni e tende all’opera – mondo. Romanzo di formazione, romanzo d’amore, romanzo sul lavoro, spy story e sguardo fenomenologico, il tutto fuso in una struttura perfettamente scandita, mobile, capace, come già detto, di dare voce piena a ogni personaggio. L’accumulo di sottotrame è risolto con assoluta naturalezza, niente forzature ma un piacere di narrare contagioso che spinge chi legge a voltare pagina.
Alla fine di questa saga tragica che abbraccia due generazioni e che parte dal 1985 per arrivare ai giorni nostri, violando confini anche fisici e scavando e poi riempiendo nuovamente trincee tra gli uomini, resta forse la consapevolezza di come tutte le esistenze siano collegate e tra loro dipendenti. Una consapevolezza ben sintetizzata da Nimat nella sua parabola esistenziale e politica. Anche se non è la protagonista, Nimat è comunque la figura che riesce a dare la misura del talento entropico di Cerlini. Una donna portatrice della propria tragedia personale e nazionale (è palestinese) che impatta con le strutture della vita italiana, del suo stato e si pone come ideale cattiva coscienza, controcanto e specchio deformato del cammino compiuto da sua figlia Camilla. Ne L’ora muta c’è questa tensione continua a scoprire le contraddizioni e poi metterle l’una accanto all’altra, evidenziarle e tentare di farle convivere: l’amore paterno con la pratica del ricatto, la borghesia che crolla nel sottoproletariato si direbbe per pura incomprensione familiare. Camilla, che riassume nel suo DNA tradizione contadina e rampante yuppismo, entrambi calati nelle nuove e nevrotiche forme del nostro mondo del lavoro, ha il suo momento-chiave nella lunga tirata fatta all’amica Luisa contro il suo stile di vita alternativo. C’è, in quel dialogo acuminato, una comprensione profonda (comprensione piena dell’autore, parziale del personaggio) dell’enorme equivoco in cui, improvvisamente, ci siamo trovati a vivere. Un mondo di valori spazzato via apparentemente senza violenza. E invece la violenza c’è stata e c’è, eccome. L’ora muta mostra questa violenza che noi lettori possiamo sperimentare in ogni istante della nostra vita, semplicemente uscendo di casa. Il termometro è nei contratti di lavoro che firmiamo e nello spaesamento che proviamo se solo ci mettiamo a riflettere sulla nostra identità di lavoratori e cittadini. L’ora muta parla anche di questo perché, forse, non è solamente un romanzo ma anche un referto. Se vogliamo farci un’idea dell’Italia, è bene leggerlo.

Simone Cerlini nasce a Reggio Emilia, nel 1972. Scrive di letteratura e costume per Pangea.news. Ha collaborato con Il primo amore e Scrittinediti. Nel 2013 pubblica con Fabio Orrico la raccolta di saggi “L’indicibile nella narrativa contemporanea”. “La ragazza che ballava sui cornicioni” (Feltrinelli Zoom, 2015) è la sua ultima raccolta di racconti.

Cani, topi e scarafaggi. Metamorfosi ebraiche nella zoologia letteraria, Luca De Angelis, Marietti 1820, (2021) A cura di Viviana Filippini

25 marzo 2021

Quello narrato in “Cani, topi e scarafaggi. Metamorfosi ebraiche nella zoologia letteraria” di Luca De Angelis è un viaggio nella letteratura attraverso alcune opere che avrebbero influito sullo sviluppo dell’antisemitismo. Il libro, edito da Marietti 1820, analizza romanzi e testi evidenziando come le forme di odio verso gli ebrei presenti nella Seconda guerra mondiale, affondano in realtà le loro radici in letteratura (e non solo), già ben tempo prima del manifestarsi della tremenda macchina di sterminio messa in atto dal Nazismo. L’autore ripesca quei libri nei quali gli ebrei sono presenti e vengono spesso denigrati. De Angelis si sofferma sulla figura di Shylock, l‘usuraio ebreo de “Il mercante di Venezia” creato da Shakespeare, per passare alle “Melodie ebraiche” di Heinrich Heine dove gli ebrei subiscono una “metamorfosi canina” o ancora in Kafka, in “La metamorfosi”. Qui il protagonista si risveglia con le sembianze di un enorme insetto (scarafaggio). Ciò che colpische è che la parola usata da Kafka per definire il suo personaggio -“Ungeziefer” (parassita)-, venne recuperata poi dai nazisti per riferirsi agli ebrei nei campi di sterminio. Il fatto che gli ebrei venissero paragonati a parassiti non fu rimarcato solo dall’utilizzo della termine omonimo con il quale venivano chiamati, ma anche dal fatto che per sterminarli i nazisti usarono lo Zyklon B, un potente pesticida impiegato di solito per eliminare i pidocchi e le cimici. Il libro di De Angelis è molto interessante, perché evidenzia come l’astio nei confronti degli ebrei fosse ben radicato non solo nelle opere letterarie, ma anche nella società attraverso parole e frasi che hanno rimarcato la netta e chiara volontà di denigrare in modo spregiativo gli ebrei. Il salto dalle parole ai tremendi fatti della realtà riguardanti lo sterminio degli ebrei fu breve. Tra le pagine del volume dello studioso della condizione ebraica emergono una serie di stereotipi, di immagini cementate nella mente e nella cultura alle quali gli ebrei erano associati: animali, insetti, parassiti come cani, pulci, zecche, cimici, topi e pure il camaleonte. Esseri che portavano infezioni e malattie, che cambiavano idea e atteggiamento in modo repentino e per tale ragione erano pericolosi e poco affidabili. Nel corso del tempo questi cliché hanno portato a vedere negli ebrei entità vive, ma non umane, piuttosto disumane, portatrici del male, di una infezione che doveva essere eliminata. Il processo di disumanizzazione completo venne attuato nei campi di sterminio dove agli ebrei fu negato il nome proprio in funzione di un numero, perché essi rappresentavano l’elemento dannoso e pericoloso che secondo i nazisti doveva in qualche modo essere fermato. “Cani, topi e scarafaggi. Metamorfosi ebraiche nella zoologia letteraria” è un libro che far pensare e dove il lettore compie un viaggio in una parte di letteratura e in quelle tappe che nel tempo e nella storia portarono allo sviluppo sempre maggiore dell’antisemitismo, il quale si radicò sempre più nella società fino alla messa in atto di un’ insensata strage di persone innocenti spogliate della loro umanità.

Luca De Angelis, studioso della condizione ebraica e delle sue modalità di espressione letteraria negli scrittori italiani ed europei, ha insegnato in diverse università (Trento, Trieste e Münster) e attualmente collabora con Pagine Ebraiche.

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie all’ufficio stampa 1A Comunicazione.

:: Review Party: Leonardo da Vinci. Il mistero di un genio di Barbara Frale (Newton Compton 2021) a cura di Giulietta Iannone

22 marzo 2021

Firenze, 1482.

Il giovane Leonardo da Vinci si è già fatto un nome, come apprendista alla celebre bottega del Verrocchio. Ma insieme alla fama il talento gli ha portato anche molti nemici, tanto che la città non è più un luogo ospitale per lui. Così, quando Lorenzo il Magnifico, suo protettore, gli offre una possibilità di riscatto, Leonardo accetta senza remore.

Dovrà recarsi a Milano, dal duca Ludovico il Moro, alleato dei Medici. Ufficialmente sarà uno dei valenti artisti chiamati a dare lustro alla corte degli Sforza, e avrà l’occasione di creare capolavori che lo renderanno immortale. Ma quella che nasce come una nobile collaborazione finirà presto per trasformarsi in un insidioso legame, quando il nuovo mecenate di Leonardo si rivelerà il suo antagonista…

Tra storia e leggenda, una sfida pericolosa per un genio che non ha avuto pari.

Barbara Frale, l’autrice

È una storica del Medioevo, nota in tutto il mondo per le sue ricerche sui Templari. Autrice di varie monografie, ha partecipato a trasmissioni televisive e documentari storici. Ha curato la consulenza storica per la serie I Medici. Masters of Florence in onda sulla RAI ed è autrice, insieme a Franco Cardini, del saggio La Congiura. La Newton Compton ha pubblicato con successo I sotterranei di Notre-Dame, In nome dei Medici, Cospirazione Medici, La torre maledetta dei templari, Leonardo da Vinci. Il mistero di un genio e il saggio I grandi imperi del Medioevo.

Francia, 1519. Troviamo un Leonardo anziano, al termine della sua vita, all’inizio del romanzo storico Leonardo da Vinci. Il mistero di un genio di Barbara Frale. Sua Eminenza Cristoforo Numai, legato apostolico di papa Leone X, al secolo Giovanni de’ Medici figlio di Lorenzo il Magnifico e il re di Francia Francesco I si recano al castello di Clos-Lucé, dove Leonardo si è rifugiato, per motivi opposti. Il Cardinale su incarico del Papa Leone X vuole da Leonardo un prezioso libro, dal contenuto eretico, condannato dalla Chiesa, che Leonardo custodisce in segreto, Sui principi di Origene nella versione originale non nella traduzione del monaco Rufino. Contenente, si presume, un trattato sulla Creazione, ma non la Genesi, bensì un testo apocrifo. Un’altra Bibbia, precedente e non scritta da Dio. Una conoscenza proibita agli uomini, la stessa che il Serpente rivelò ad Adamo, il segreto stesso della somma conoscenza che rende simili a Dio.

Francesco I dal canto suo vuole solo difendere Leonardo senza mettersi però in aperta opposizione del Papa di cui necessitava i favori per ambire al trono del sacro Romano Impero lasciato vacante dalla morte di Massimiliano I d’Asburgo. Leonardo nega di possedere quel libro, anche se minacciato di scomunica, pur tuttavia affermando di non essere un eretico, in cambio gli narrerà una storia e ascoltandola sapranno anche del libro che tanto interessa al Papa, e all’alba verrà svelata l’ultima verità, la più grande eredità che Leonardo lascia al mondo.

E così da quel momento la narrazione passa in prima persona e Leonardo ricorda di quando era giovane a Firenze in un momento di grave crisi creativa, quando non riusciva a terminare nessuna opera che iniziava, braccato dalla giustizia e Lorenzo il Magnifico stesso, suo mecenate e protettore per salvarlo da se stesso gli propone di andare a Milano alla corte di Ludovico il Moro, alleato dei Medici, apparentemente come artista, in realtà incaricato di una missione segreta, oltre ad acquistare De igne, del celebre Leon Battista Alberti, deve trovare un documento prezioso di inestimabile valore per Lorenzo.

Leonardo accetta e fa la conoscenza con Lisandro Dovara, un incontro capace di cambiare per sempre la sua vita… Per chi ama i libri una lettura appassionante, l’autrice è davvero brava a rendere tutto misterioso e nello stesso tempo avvincente. Che poi Leonardo oltre che genio ineguagliato versatile in ogni tipo di arte e scienza abbia anche vissuto una storia d’amore capace di dare un senso alla sua vita tra intrighi, macchinazioni dei potenti è una parte che ho apprezzato molto. Ve ne consiglio senz’altro la lettura, sia per le competenze storiche dell’autrice, che rende tutto credibile anche le parti volutamente inventate, che per la fluidità della narrazione. Buona lettura.