Posts Tagged ‘La quarta parete’

:: La quarta parete di Giuseppe Perrone (L’Argolibro editore 2020) a cura di Giulietta Iannone

16 aprile 2021

Una poesia evocativa, densa di significati, anche sofferti, colma i versi liberi della raccolta La quarta parete del medico-poeta tarantino Giuseppe Perrone. Raccolta divisa in cinque parti: La stanza vuota, Davanti al muro è impossibile capire, Passi perduti e altri inciampi, In compagnia della cenere, e l’ultima Accadono scene mute.

Una poesia chiaroscurale fatta di zone d’ombra illuminate da improvvisi lampi di luce. Il pessimismo che ne emerge non è assoluto, sebbene il dolore, la solitudine e la morte rendono difficile la costruzioni di mondi gioiosi e luminosi, ma la poesia che si scrive da sola, come afferma nel componimento che dà il titolo alla raccolta è quel di fronte che può essere confine o spazio aperto dinnanzi alla vita chiusa in quattro pareti. La poesia sgorga dunque spontanea quando il canale di questa percezione è aperto, autentico e sincero come in questo caso.

Versi densi di saggezza misteriosa, anche se come scrive Nietzsche, nella citazione in esergo, la saggezza può porre limiti alla conoscenza, ma il poeta la possiede, avendo visto il dolore e la morte in faccia come medico ed essere umano sensibile che ben conosce l’abisso della sofferenza che la vita dispensa a piene mani. Ma non si arrende.

Ho trovato molto toccante e vera Vigilia (senza giorno di festa) della quinta sezione, specialmente nei versi O furia di cielo e santi/ attenzione all’estasi dei salmi o nei versi O mani che si stringono per dirsi addio/ attenzione a non giurare “per sempre”. Versi essenziali, schietti, puri, capaci di toccare le più misteriose corde dell’anima che ci mettono in guardia dall’insidie dell’oggi nascoste in luoghi inattesi.

La poesia è come l’anima, che forse non si vede ma si fa sentire, se è autentica e in questi versi si ha schietta questa sensazione. È una poesia che ha un ritmo, una cadenza, una voce personale e intima molto particolare.

Ho amato molto questa raccolta, di un poeta giustamente premiato e apprezzato, che ho conosciuto grazie a Nicola Vacca che cura la collana Agorà, dove questa raccolta è inclusa. Se amate i poeti contemporanei, Perrone è nato nel 1959, sono certa certa che questa silloge saprà parlare anche a voi.

Permettetemi due notazioni finali: il componimento grafico in copertina è una fotografia di Rino Scarpa e la prefazione di Cosimo Argentina.

Giuseppe Perrone nasce il 1959 a Taranto, ove svolge attività di medico. Nel mese di ottobre 2013 pubblica, per Manni Editori, la prima raccolta di poesie dal titolo “ Tra i passi e le strade “. Nel 2014 ottiene un terzo posto per silloge inedita al Concorso Letterario Nazionale di Basilicata e Calabria; un primo posto per poesia inedita al Concorso di Poesia di Positano. Ottiene un terzo posto per silloge inedita al Concorso Internazionale Lilly Brogy di Firenze. Entra nella finale del Premio Letterario Nazionale Città di Castello ( PG ). Nel 2015 ottiene premio di merito per libro edito al Concorso Letterario Internazionale “ Vitruvio “ di Lecce. Ottiene premio speciale della giuria al Concorso Internazionale di Latina per poesia inedita; terzo posto per silloge inedita al Concorso Letterario Internazionale “Il Convivio” di Castiglione di Sicilia ( CT ); terzo posto per poesia inedita al Premio Nazionale di Arti Letterarie Città di Torino. E’ presente in alcune antologie di poeti per la Casa Editrice Pagine.

Source: libro inviato dall’editore.

:: La quarta parete, Sorj Chalandon, (Keller editore, 2016) A cura di Viviana Filippini

25 novembre 2016

bny

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Geroges è un giovane pronto a rompere gli schemi andando contro le istituzioni. Lui ama il teatro e condivide la sua passione con Samuel Akunis, un regista greco. I due, si sono conosciuti per caso in un’aula di università e sono i protagonisti de La quarta parete, romanzo di Sorj Chalandon, pubblicato da Keller editore. Georges ha bruciato la cartolina militare per non andare in guerra in Vietnam e, nella Parigi del 1968, ha preso in mano sbarre di ferro per tenere a bada gli studenti fascisti. Samuel ha origini ebraiche ed è fuggito dalla dittatura. La passione viscerale per il teatro è quella che induce i due a diventare inseparabili amici e a pensare di mettere in scena l’Antigone composta nel 1942 da Jeanne Anohuil. Il tutto non più nel teatro, ma fuori, nelle strade di Beirut tra anni Settanta e Ottanta. La proposta è un azzardo perché frantumerebbe la quarta parete che separa gli attori dalla realtà e obbligherebbe le tensioni politiche e belligeranti presenti a Beirut ad un pace forzata per il tempo della messa in scena dello spettacolo. Chi sono gli attori? Di certo, secondo le volontà della coppia Samuel Geroges, non professionisti, ma gente comune delle diverse culture (libanesi, israeliani, sciiti, drusi) in conflitto all’interno di Beirut. La quarta parete di Chlandon è un romanzo nel quale il confine tra l’azione del palcoscenico e la realtà diventa sempre più debole fino alla sua totale scomparsa. Ad un certo punto si ha come la sensazione che il teatro diventi la vita e la vita si trasformi in teatro, perché è come se i personaggi scendessero dal palco e iniziassero a vivere nella quotidianità di ogni giorno quello che avrebbero dovuto mettere in scena durante la messa in scena. Il nuovo lavoro di Chaladon dimostra come l’esperienza della guerra e della distruzione vissute da Georges sulla propria pelle, a Beirut, lo abbiano trasformato in modo irreparabile. Il trauma subìto e il senso di impotenza per non aver provato, ed essere riuscito, a fermare una strage nella quale sono morte persone innocenti, tra le quali bambini e suoi amici, minerà per sempre la sua stabilità mentale. Georges, una volta tornato a casa, a Parigi (siamo negli anni ’80), soffrirà di un costante tormento interiore che lo renderà incapace di ritrovare la pace e l’armonia con la moglie e con la figlia piccola. L’uomo sarà talmente disperato da avere improvvisi e incontrollabili scatti di rabbia e ira che getteranno nel panico lui, la moglie e la figlia. Georges, una volta perso per sempre l’amico Samuel, deciderà di farsi ricoverare in un centro per persone con disturbi mentali, ma una volta uscito, nonostante sembri stare bene, lui lascerà la famiglia e la Francia per portare a termine la messa in scena della tragedia richiestagli da Samuel. E questa volta tutto accadrà nella realtà. La quarta parete di Sorj Chalandon è il dramma di un uomo, Georges, disperato, impotente davanti alla morte e alla devastazione causate dalla guerra. Il protagonista con il suo agire incarna un sentimento universale che molti uomini hanno sperimentato nel corso della storia dell’umanità, a dimostrazione del fatto che il dolore e il male di vivere sono un valore planetario. Traduzione Silvia Turato.

Sorj Chalandon è nato nel 1952. È stato giornalista per Libération prima di passare a Le Canard Enchaîné. I suoi reportage sull’Irlanda del Nord e il processo di Klaus Barbie gli valsero il Prix Albert-Londres nel 1988. Tra i suoi romanzi precedenti Le petit Bonzi (2005), Une promesse (2006, PrixMèdicis), Il mio traditore (Mondadori 2009) e La Légende de nos pères (2009) tutti editi in Francia da Gasset. Le sue opere sono state tradotte in numerosi Paesi. Per Keller è uscito in Italia Chiederò perdono ai sogni.

Source: Keller editore inviato dall’editore.

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