Posts Tagged ‘Emil Cioran’

:: L’orgoglio del fallimento. Lettere ad Arsavir e Jeni Acterian di Emil Cioran (Mimesis 2021) a cura di Nicola Vacca

10 aprile 2021

È proprio vero, per conoscere a fondo uno scrittore bisogna immergersi nei suoi carteggi.
Antonio Di Gennaro da anni sta scavando nella personalità di Emil Cioran curando la pubblicazione di volumi che raccolgono la corrispondenza che il grande scrittore ha avuto con molti intellettuali del suo tempo.
Da qualche mese è uscito per i tipi di Mimesis L’orgoglio del fallimento, un volume che raccoglie le lettere che Cioran ha scritto ad Arșavir, un brillante giornalista e a Jeni Acteran.
Questo epistolario è molto importante. In queste lettere Cioran parla di Cioran, esprimendo tutto il suo mondo di pensatore privato.
«Ho intrapreso l’avventura del distacco con un certo coraggio: il coraggio del fallimento» così scrive l’autore di Squartamento in una lettera del 23 giugno 1975.
Distacco, disgusto, dubbio, scetticismo. Queste sono le parole chiave che troviamo nelle lettere che Emil scrive carico di quell’ orgoglio del fallimento che lo rende un essere speciale e controverso.
Cioran incontra Arșavir, giornalista culturale di profonda sensibilità e intelligenza, presso la Biblioteca della Fondazione Carol di Bucarest.
Sarà subito amicizia. Tra i due si stabilirà una forte intesa intellettuale.
Questo carteggio è importante per capire fino in fondo il mondo di Emil Cioran.
Qui i due intellettuali che fanno parte della stessa generazione tragica, si confrontano con le loro parole profetiche.
In queste parole troviamo Cioran, che si definisce uomo sterile, che argomenta attraversa il distacco della scrittura il suo disgusto per se stesso e per il mondo senza mai sottrarsi al suo scetticismo, quella straordinaria forza interiore che caratterizzerà tutta la sua opera e che lo porterà sempre a scegliere il dubbio con tutti i suoi vitalismi di intelligente perplessità.
Emil e Arșavir sono due fratelli d’anima che sentono lo stesso sconforto generazionale.
Cioran in una lettera del 11 giugno 1969 scrive:

«La nostra generazione ha conosciuto tutte le forme di sconfitta; come non esserne orgogliosi? Inoltre, detto tra noi, senza l’orgoglio del fallimento, la vita sarebbe a stento tollerabile. »

Senza l’orgoglio del fallimento Cioran non sarebbe stato quel grande pensatore che noi oggi amiamo incondizionatamente.
Cioran scrive al suo amico ammettendo di sprofondare sempre di più nel suo scetticismo speciale.
Senza rinunciare al paradosso e al gusto letterario della contraddizione, Cioran vive di contraddizioni che gli impediscono di appartenere a qualsiasi dottrina.
Uomo libero che ha rotto con la scena letteraria del suo tempo, e la sua libertà ha senso solo per la fedeltà a se stesso.
Così si mostra Emil Cioran nelle lettere al suo compagno fraterno di penna.
Nel coraggio del fallimento in queste pagine troveremo un Cioran autentico che confessa di avere un grande difetto: quello di avvertire in sogno l’essenziale.
«L’ossessione per la felicità ci trascinerà presto nella disgrazia» scrive il profetico Cioran mentre accusa il genere umano che si lascia sedurre nell’incoscienza dalla feccia degli utopisti, rivendicando per tutti quella grande dolcezza che c’è nello svanire delle illusioni.
Il Cioran che troveremo in questo carteggio, è il grande scettico che nell’orgoglio del suo fallimento, di sconfitta in sconfitta («quelle che ci vengono inflitte dalla vita quotidiana e quelle che ci vengono dispensate in abbondanza dalla Storia») troverà attraverso il suo pensiero la verità in assenza di ogni verità.

Emil Cioran (1911-1995) rappresenta una delle voci filosofiche di maggior rilievo nell’ambito del “pensiero tragico” contemporaneo. Tra le sue opere: Al culmine della disperazione (1934), Lacrime e santi (1937), Sommario di decomposizione (1949), Sillogismi dell’amarezza (1952), La tentazione di esistere (1956), Storia e utopia (1960), La caduta nel tempo (1964), Il funesto demiurgo (1969), L’inconveniente di essere nati (1973), Squartamento (1979), Esercizi di ammirazione (1986), Confessioni e anatemi (1987). Fra le sue numerose opere pubblicate da Mimesis, Vacillamenti (2010) e Lettere al culmine della disperazione (1930-1934) (2013).

Source: libro del recensore.

:: Cioran e l’utopia. Prospettive del grottesco di Paolo Vanini (Mimesis 2018) a cura di Nicola Vacca

3 aprile 2019

cop vPaolo Vanini è uno studioso appassionato del pensiero di Emil Cioran. Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento, si occupa principalmente del pensiero utopico e della scetticismo nella tradizione moderna e contemporanea.
È da poco uscito il suo saggio Cioran e l’utopia. Prospettive del grottesco. Un volume corposo e approfondito in cui Vanini affronta in maniera esaustiva l’incontro –scontro tra Cioran e il concetto di utopia.

«Questo saggio – scrive l’autore nell’introduzione- nasce dalla tentazione di considerare teoreticamente la provocatoria definizione di Cioran secondo cui l’utopia rappresenterebbe il grottesco in rosa».

Cioran definisce l’utopia come «il grottesco in rosa», ossia come una caricatura della storia umana il cui aspetto grottesco, e dunque ridicolmente mostruoso, è determinato non da un’ eccessiva presenza del male, ma da una claustrofobica onnipresenza del bene.
Partendo da questa provocazione di Cioran, Paolo Vanini indaga il ruolo giocato dalle utopie nella riflessione del pensatore romeno.
La critica all’utopia di Cioran è radicale e trova il punto più alto nell’illusione e nella menzogna della città ideale.
La critica all’utopia, scrive Vanini, a questo grottesco in rosa per cui l’avvenire sarebbe la soluzione ai nostri problemi, rientra in questa attitudine a essere forzatamente ottimisti; il che, di riflesso, significa non essere obbligatoriamente tragici.
L’autore entra nella mente e nei pensieri di Cioran scettico s e attraverso un confronto con i fondatori della tradizione utopica occidentale (Platone e More) e con i critici più scettici di tale tradizione (Montaigne, Swift, De Maistre e Fondaine) mette in evidenza, approfondendo i contenuti, l’originale posizione cioraniana sul fallimento del pensiero utopistico e di tutte le illusione rivoluzionarie da esso generate.
Cioran, lo scettico, il disilluso, il disincantato, come giustamente scrive nel paragrafo conclusivo di Histoire et utopie, solo lui poteva scrivere di non nutrire speranze nel tempo storico e nemmeno nel tempo paradisiaco.
A Cioran non appartiene nessuna età dell’oro, non è figlio di nessuna utopia e di nessun paradiso.
L’utopia con un vizio devastante del pensiero che ha ingannato per lungo tempo l’uomo inebriandolo di ideologie malsane che hanno promesso paradisi in terra, elisir di vita nuova e fantomatiche città ideali. Invece, l’utopia con i suoi meccanismi perfetti di distruzione di ogni forma autentica di libertà ha lasciato il mondo annegare nel mare del terrore.
Utopia significa da nessuna parte. Da nessuna parte siamo andati e Cioran aveva avvertito e intuito il senso della sollecitudine diabolica che le utopie manifestano verso gli uomini.
Paolo Vanini con Cioran e l’utopia ci mostra tutti gli aspetti profetici dell’immenso autore di Squartamento, che da scettico prima di tutto ha compreso anzitempo che l’utopia è un inferno che ha generato terrore facendo cadere l’uomo nel fallimento di un’illusione orrenda.

Source: libro inviato dall’autore al recensore.

:: Parla come mangi – Libri letti in lingua originale: Le crépuscule des pensées di Emil Cioran (Èdition de l’Herne, 1991) a cura di Nicola Vacca

16 ottobre 2018

cC’è ancora un Cioran non ancora pubblicato in Italia. Si tratta di alcuni libri che invece in Francia sono già in circolazione da oltre venti anni.
Tra questi, degno di nota è Le crépuscule des pensées pubblicato dalle Èdition de l’Herne nel 1991 .
Libro che Cioran scrisse in romeno e in cui è già presente quel corrosivo scetticismo nei confronti delle possibilità umane che caratterizzerà le fasi del suo pensiero successivo.
Questo volume fu pubblicato per la prima volta nel 1940 e fu l’ ultimo che Cioran scrisse nella sua lingua prima di abbracciare in maniera incondizionata il francese.
L’amore, la solitudine, la musica, Dio, i sentimenti, l’arte e la creazione e molte altre considerazioni in queste pagine che già mostrano quella straordinaria filosofia dello squartamento e dei vacillamenti che Cioran presenterà nelle opere successive risalenti al periodo francese.
Le crépuscule des pensées è un libro incandescente, la lingua di Cioran è estrema e tagliente e già affonda le radici in quella profetica tentazione di esistere attraverso cui lo scrittore, il pensatore e il filosofo si avventurerà per annotare sulle pagine tutti gli elementi che definiscono la malattia morale degli esseri umani in caduta libera nelle tenebre della Storia.
Ci auguriamo che anche questo libro di Cioran venga pubblicato al più presto in Italia. Intanto ci chiediamo perché non è stato ancora fatto.

L’uomo dipende da Dio alla maniera in cui lui stesso dipende dalla divinità.

La timidezza è l’arma che la natura ci offre per difendere la nostra solitudine.

Nella tristezza una cosa è dolorosa: l’impossibilità di essere superficiali.

Il nichilismo: la forma limite della benevolenza.

Nella passione del vuoto non c’è che un sorriso grigio di nebbia che anima che anima ancora la decomposizione grandiosa e funebre del pensiero.

Tutte le acque hanno il colore della noia.

Il male lasciando l’indifferenza intatta, ha preso per pseudonimo il tempo.

Due cose mi hanno riempito sempre di un’isteria metafisica: un orologio che non funziona e un orologio che funziona.

Un pensiero deve essere strano come le rovine di un sorriso.

La nostalgia della morte eleva a rango l’universo intero a rango della musica.

Le introspezioni sono gli esercizi provvisori per un necrologio.

Il terrore è una memoria del futuro.

L’universo è una pausa dello spirito.

Scetticismo: nessuna consolazione di non essere cielo.

(Da Emil Cioran , Le crépuscule des pensées, l’Herne 1991)