Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Mi manca il Novecento: Rocco Fasano, il poeta che viene da lontano a cura di Nicola Vacca

24 novembre 2020

Mi piace curiosare nell’archivio del Novecento alla ricerca di primizie letterarie e di scrittori di cui non si trova molto da leggere e si parla poco ma che vale la pena leggere e scoprire.
Conosco personalmente Rocco Fasano, grande uomo di cultura che viene dal quel Sud ricco di fermenti. Un intellettuale illustre che viene da Gioia del Colle, paese in cui sono nato.
Rocco ha dedicato la sua vita alla scuola e alla cultura, ha scritto libri, si ĆØ impegnato in politica, ci ha fatto conoscere scrittori e artisti notevoli.
Rocco Fasano ĆØ anche poeta. Stoppie ĆØ il suo libro più importante. La sua pubblicazione risale al 1956 nella collana “Poeti d’oggi” dell’editore Gastaldi di Milano.
Libro praticamente introvabile. L’autore qualche anno fa ha curato una riedizione in copie limitate.
Il poeta, come scrive nella breve nota che accompagna la seconda edizione, si muove tra situazioni, emozioni, immagini, spesso accennate, frantumate o sospese, richiamando le forme adeguate di scrittura: abbozzi, appunti, mottetti e scorci, con cui meglio si concentra la portata lirica del sentimento di tempo interrotto, di tramonto rapido dell’etĆ  dei sogni, speranze, illusioni che lui steso chiama Ā«Stoppie di campo mietutoĀ».
Partire da questa dichiarazione di poetica ĆØ indispensabile per avventurarsi nel mondo lirico di Rocco Fasano dove la poesia ĆØ una trama di voci e il poeta le ascolta tutte affidando la sua intuizione al tempo che scorre e da cui lui si lascia attraversare.
Quella di Rocco Fasano ĆØ una poesia che contiene suggerimenti infiniti e la parola ĆØ sempre pronta a accogliere significati profondi.
Il poeta si avventura negli abissi del giorno, sa che il suo verso ĆØ incerto come la vita che si vive in un quotidiano in cui le cose e le persone tremano.
Ma ĆØ alla poesia che Fasano affida tutto il suo mondo interiore, si impiglia con le parole nella rete di spazi senza tempo, non rinuncia a un colloquio con i fantasmi del giorno, scava tra le macerie del paese sepolto, fa i conti con la zavorra della carne e la maledizione dell’anima.
Rocco Fasano ĆØ un viandante nella cognizione del dolore, nella sua poesia ĆØ documentata con una consapevole malinconia crepuscolare la stanchezza dell’esistere:

Ā«Ormai non segno tappe. /Ad assonata plaga torco i passi. / Cielo senza punto, / stanchezza, lungo male / che il corpo e l’anima rode.Ā»

Le Stoppie di Rocco Fasano sono come i Trucioli di Camillo Sbarbaro.
Materiale residuo dallo spessore sottilissimo, quasi inesistente su cui si posa il vuoto malinconico del tempo con le sue evocative suggestioni.
Nei suoi trucioli impressionisti Sbarbaro cerca un’intesa impossibile con le cose, la parola della sua poesia ha le stimmate di una genesi dolorosa e necessaria: con ogni verso il poeta raccoglie sulla carta il totale di mancanze infinite.
Rocco Fasano colleziona Stoppie e ascolta la loro voce mentre si sbriciola il tempo nelle sue distanze. Il poeta raccoglie quello che resta e dai residui scava a mani nude nel caproniano muro della terra.

Una storia di magia di Chris Colfer (Rizzoli, 2020) a cura di Elena Romanello

22 novembre 2020

5014391-9788817145787-285x424Chris Colfer, autore della saga fantasy fiabesca La Terra delle Storie, inizia una nuova storia, uscita in italiano sempre con Rizzoli, portando in un altro mondo di fantasia, con Una Storia di Magia.
Il nuovo mondo ideato dall’autore ĆØ un posto dove la magia ĆØ stata messa al bando e perseguitata, da un potere integralista che, tra le altre cose, ha messo le donne fin da bambine in un ruolo subalterno, oltre a favorire differenze sociali e esclusioni arbitrarie.
Brystal, un’adolescente che vive nel Regno del Sud, ĆØ oppressa da una famiglia e da una scuola che la prepara solo per il ruolo di moglie e madre, e ha trovato nei libri che legge di nascosto una valvola di sfogo. Un giorno, riesce con l’inganno a iniziare a lavorare nella biblioteca come donna delle pulizie, scoprendo anche i libri normalmente proibiti, come quelli dove si parla della magia, scoprendo di essere una fata.
Brystal viene scoperta e rinchiusa per punizione vita natural durante nel Centro di Correzione Altostivale, da cui però viene salvata dalla misteriosa Madame Tempofiero, che ha ottenuto dal re la possibilitĆ  di aprire un’Accademia di magia per ospitare ragazzi e ragazze dotati di poteri e cercare di cambiare l’opinione del mondo verso di loro.
Nell’Accademia Brystal trova amici e amiche, scopre il suo potenziale, si sente finalmente felice e realizzata, ma nello stesso tempo viene a conoscenza dei problemi anche del mondo magico, in cui ĆØ implicata anche Madame Tempofiero, che nasconde alcuni oscuri segreti.
La scuola di magia è un archetipo ormai della narrativa fantasy, grazie soprattutto  a Harry Potter, e qui viene presentata come un luogo davvero di riscatto e scoperta, in una storia di fantasia ma con forti metafore di tante società reali, che davvero impediscono alle bambine e alle ragazze di studiare e le pongono in situazioni di oppressione. Leggendo il libro, soprattutto nei primi capitoli, non si può non pensare alla storia reale di Malala e alla sua lotta contro i talebani, e a tante altre situazioni di questi anni o comunque presenti anche nella Storia occidentale.
Nelle pagine del libro si parla quindi di discriminazioni, intolleranze, integralismi, senza rinunciare ad atmosfere di incanto e un ritmo serrato di colpi di scena, in attesa del proprio capitolo.
Forse è prematuro dirlo, ma Una storia di magia può essere il degno erede della saga di Harry Potter per i prossimi anni.

Chris Colfer,Ā autore bestseller in cima alla classifica del ā€œNew York Timesā€ con la serieĀ La Terra delle StorieĀ e autore premiato con un Golden Globe, ĆØ stato incluso dalla rivista TIME100, la lista annuale delle persone più influenti del mondo.

Provenienza:Ā omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Il fuoco non uccide un drago di James Hibberd (Mondadori, 2020) a cura di Elena Romanello

21 novembre 2020

50709-james-hibberd-il-fuoco-non-uccide-un-dragoOgni lunedƬ sera, per chi non l’avesse ancora vista, ĆØ in onda su RAI 4 l’ottava e ultima stagione di Game of ThronesĀ oĀ Il trono di spade, una delle serie di maggiore successo e più discusse degli ultimi anni, scaricata, guardata in streaming, acquistata in DVD, mentre tutti attendono i nuovi libri e il prequel televisivo.
Alla serieĀ Game of ThronesĀ ĆØ dedicato uno studio portato avanti da James Hibberd, giornalistaĀ  per The Hollywood Reporter, non era in origine particolarmente interessato al genere fantasy e ai serial TV, ma ĆØ rimasto affascinato dal lavoro che stavano svolgendo David Benioff e D.B. Weiss dai romanzi di Martin e, dopo averli intervistati per il suo giornale, ha iniziato a seguire attivamente il loro progetto, scrivendone poi perĀ Entertainment Weekly, il periodico in cui ĆØ entrato a lavorare in seguito.
Il fuoco non uccide un dragoĀ raccoglie l’esperienza di Hibberd, raccontando tutta la storia della lavorazione del serial, dai primissimi incontri dello staff creativo fino al finale, svelando aneddoti, scontri, contrasti, difficoltĆ  ma anche traguardi raggiunti lavorando ad una storia che ha cambiato la televisione.
Il libro ĆØ arricchito da molte interviste e da fotografie sul set, di attori e scenografie, ed ĆØ una guida interessante ad una storia incredibile, quella di un’idea impossibile, difficile, considerata troppo audace e irrealizzabile, ĆØ diventata uno dei più grandi successi di sempre, capace di legare allo schermo milioni di persone in tutto il mondo, di etĆ , culture e provenienza sociale anche molto diverse.
Il fuoco non uccide un dragoĀ ĆØ un libro per appassionati, non autocelebrativo ma emblematico a raccontare una pagina della cultura pop degli ultimi anni, che ha cambiato l’immaginario fantasy e il modo di fruire delle storie.

James Hibberd ĆØ un pluripremiato giornalista statunitense che si occupa da vent’anni di intrattenimento culturale. Dopo aver lavorato perĀ The Hollywood ReporterĀ ĆØ ora inviato diĀ Entertainment Weekly. Vive ad Austin, in Texas. “Negli anni ho scritto centinaia di articoli suĀ Il Trono di Spade, ma ognuno parlava di questioni specifiche. InĀ Il fuoco non uccide un dragoĀ ho potuto finalmente raccontare l’intera storia dall’inizio alla fine, e nel farlo ho scoperto nuove e sorprendenti vicende. Non vedo l’ora che i fan deĀ Il Trono di SpadeĀ possano intraprendere questo viaggio, che fornirĆ  loro una nuova prospettiva su una serie epica.”

Provenienza: libro del recensore.

La spia di Richelieu di M. G. Sinclair (La Corte editore, 2019) a cura di Elena Romanello

21 novembre 2020

laspiaCi sono periodi storici che sono rimasti iconici, grazie alla finzione di romanzi e film: uno di questi ĆØ la Francia dei primi decenni del Seicento, dove il corpo dei moschettieri serviva i reali lottando contro intrighi e nemici, stranieri e interni, resa famosa da Alessandro Dumas padre e ancora amatissima oggi.
Non sempre ĆØ facile confrontarsi con questo periodo oggi, ma c’ĆØ chi ci riesce, come M. G. Sinclair, che racconta una pagina poco nota neĀ La spia di Richelieu uscito per La Corte Editore.
L’autore ĆØ partito da un quadro che ha visto al Museo del Prado di Madrid, quello del nano Sebastian Morra, per costruire una storia tra realtĆ  e fantasia, quella di un Tyrion Lannister reale, spia del celeberrimo e famigerato cardinale Richelieu, qui meno cattivo che nei libri di Dumas.
Sebastian Morra ĆØ nato in un villaggio povero, da una famiglia non certo agiata, e il suo problema di statura, una malattia genetica allora non conosciuta dal punto di vista medico ma vista come stigma, gli crea non pochi problemi fin dall’infanzia.
Sebastian, trattato come un abominio, ĆØ intelligente e ostinato, ama i libri, la cultura e osservare il mondo, e per questo motivo riesce a studiare grazie all’intercessione di un religioso e poi parte per Parigi, dove però il suo lavoro come segretario di un nobile finisce male. Dopo aver conosciuto la miseria e una vita ai confini della legalitĆ , riesce però ad entrare come giullare di corte, ma avere un tetto sulla testa e da mangiare non mitiga il vedere un mondo di intrighi, segreti e prevaricazione.
Sebastian saprĆ  conquistare la fiducia del Cardinale, diventando una sua spia e sventando i complotti del nobile Cinq Mars e della sua amante, la contessa di Chevreuse, mentre la salute di Richelieu peggiora e si pone il problema della successione al re Luigi XIII, il cui matrimonio con la regina Anna d’Austria era tutto tranne che riuscito.
Un romanzo storico che porta in un’epoca lontana ma giĆ  nota tramite alla finzione, svelando nuovi aspetti, inventando e romanzando qualcosa, ma basandosi comunque su fatti realmente accaduti e personaggi esistiti.
Interessante la scelta dell’autore di raccontare non la storia di un protagonista solito, giovane, bello, forte, coraggioso, come da stereotipo di tanta letteratura di consumo, ma di un freak, un emarginato, che mancando di quello che rende gli altri attraenti e fortunati, sa trovare il suo posto nel mondo, affrontando minacce e intrighi, e uscendone vincente.
La spia di RichelieuĀ coniuga una vicenda avvincente con riferimenti reali precisi, appassionando, intrattenendo e facendo scoprire di nuovo o per la prima volta un’epoca che ha comunque ancora molto da dire oggi.

M. G. Sinclair ĆØ inglese, figlio unico di due scrittori, ed ĆØ cresciuto in un mondo che ruotava attorno alla letteratura. Ha cercato di rompere la tradizione familiare e lavora come dirigente nel marketing. Tuttavia, non ĆØ riuscito a sfuggire all’inevitabile e ha scritto la sua prima opera, un romanzo storico ispirato a un viaggio al Prado di Madrid, diventato subito un grande successo in Inghilterra.

Provenienza:Ā libro del recensore.

Breve storia dei capelli rossi, Giorgio PodestĆ , (Graphe.it, 2020) A cura di Viviana Filippini

15 novembre 2020

Cosa hanno in comune Paolo Cognetti, Renzo Arbore, Mina, Giuseppe Garibaldi e Maria Pia di Savoia? Tutti hanno il rutilismo, ossia i capelli rossi. A raccontarci qualcosa in più sulle chiome fulve ci pensa Giorgio PodestĆ  con il libro ā€œBreve storia dei capelli rossi”, edito da Graphe.it.  Il testo, con copertina rossa, ĆØ un interessante viaggio nel tempo e nella cultura nei secoli, alla scoperta delle origini, delle superstizioni, dicerie e rivincite che si sono create spesso e volentieri nel corso del tempo per coloro che avevano i capelli rossi. PodestĆ  ci porta dentro alla storia dei capelli scarlatti facendo un’indagine storica dalla quale emerge come il gene dei capelli rossi, presente nell’Homo sapiens, non derivi direttamente dall’uomo di Neanderthal (50-80mila anni fa), ma da tre varianti genetiche che evidenziano la presenza dei capelli rossi giĆ  prima delle invasioni indoeuropee. Poi, tra le pagine del libro, si scopre in modo dettagliato il fatto che la capigliatura rossa ha origine dalla variazione di un gene che determina, per chi lo possiede, i capelli vermigli e la pelle chiara. Il testo evidenzia la presenza delle persone dalla testa rossa nel mondo pari al 2% della popolazione e sottolinea il fatto che in alcune localitĆ  il colore rosso sia diventato un pregio, anzi un motivo di orgoglio. Alcuni esempi sono il raduno di Crosshaven in Irlanda dove accorrono di media, ogni anno, circa 25mila persone; quello di Redhead Days in Olanda e il Festival di Favignana in Italia. Il rosso nei capelli ha popolato a 360 gradi anche il mondo delle arti dove i essi sono stati spesso i diretti protagonisti di dipinti, romanzi, poesie, componimenti musicali, romanzi, racconti. Basti pensare ai capelli rossi presenti nella ā€œCrocifissioneā€ di Antonello da Messina, o la ā€œVenere di Urbinoā€ di Tiziano che con quella chioma biondoramata ha fatto palpitare più di un cuore nel corso dei secoli e ancora la ā€œRagazza Rossaā€ di Modigliani. Passando alla letteratura, come non andare a Verga e il suo Rosso Malpelo, dove il colore rosso ĆØ simbolo di discriminazione, di derisione che si abbattono sul personaggio (e sappiamo tutti la tragica fine che fa il protagonista della novella verghiana), oppure ad ā€œAnna dai capelli rossiā€ della Montgomery o ā€œPippi Calzelungheā€ di Astrid Lindgren. I capelli rossi come una caratteristica spesso legata ad un carattere sferzante e irrequieto, ma anche segno di profonda sensualitĆ . Tanto per capirci basta far volare la mente alle donne ritratte dai pittori Preraffaelliti e farsi ammaliare della loro delicata e, allo stesso tempo, sensuale bellezza.  Ok, ma chi aveva i capelli rossi? Qualche nome? Il re Davide che sconfisse Golia, Ulisse, Alessandro Magno, Erik il Rosso che scoprƬ la Groenlandia, Federico Barbarossa, Elisabetta Tudor, Galileo Galilei, Vincent Van Gogh, Rita Hayworth, Harry d’Inghilterra e la nostra Milva. Questi sono solo alcuni dei nomi che troverete nel testo, perchĆ© alla fine il libro presenta un indice dei nomi dove si trovano gli artisti, pittori, attori, cantanti, uomini e donne di cultura o che ebbero e hanno un ruolo nella societĆ , tutti accomunati dal fatto di avere dei capelli rossi.  ā€œBreve storia dei capelli rossiā€ ĆØ un interessante saggio nel quale Giorgio PodestĆ  oltre a raccontare la storia dei capelli fulvi attraverso la storia e l’arte, evidenzia quanti di coloro che in passato avevano i capelli rossi erano considerati una minoranza da temere, erano il “diverso” che incuteva sospetto timore e mistero. Diversi pregiudizi che con il passare del tempo hanno lasciato spazio (meno male cosƬ abbiamo artisti come Ornella Vanoni, Tori Amos, Ed Sheeran, Eva Schubert e Jess Glynne) ad una rivincita dove la diversitĆ  del capello rosso ĆØ diventato fonte di arricchimento e originalitĆ .

Giorgio PodestĆ  ĆØ nato in Emilia e si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon). Appassionato di letteratura italiana, inglese e americana del secolo scorso, ha sempre scritto poesie, annotandole su quadernini che conserva gelosamente. Con lo stesso editore ha pubblicato la raccolta poetica ā€œE fu il giorno in cui abbaiarono rose al tuo sguardoā€ (Graphe.it edizioni).

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’ufficio stampa 1A Comunicazione.

:: Lena e il Moro di Nicoletta Sipos (Edizioni Ares 2020) a cura di Giulietta Iannone

12 novembre 2020

La felice penna di Nicoletta Sipos ci porta tra le montagne, sotto una nevicata storica e ci narra una Vigilia di Natale molto diversa da quella che i nostri protagonisti avrebbero mai immaginato. Ma chi sono? Innanzitutto c’ĆØ Lena, ex professoressa in pensione, vedova, viso screziato di rughe, naso affilato, penetranti occhi azzurri e una vaga somiglianza con l’attrice Maggie Smith, la mitica nonna della teleserie Downton Abbey. Poi c’ĆØ il Moro, Gerardo Moro, Gerry per gli amici, ventidue anni compiuti a settembre, altezza un metro e ottantaquattro per settanta chili,[…]sconcertanti occhi grigi a illuminare il viso circondato da lunghi capelli bruni. Il destino, (Manzoni direbbe la Provvidenza) li fa incontrare la notte più magica dell’anno, e da quell’incontro nasce un’amicizia che cambierĆ  per sempre le loro vite. Con garbata ironia, e una spruzzata di sano e divertito ottimismo Nicoletta Sipos ci racconta una favola di Natale adatta a piccoli e grandi lettori, ancora capaci di sognare e di credere nella bontĆ  (anche se a volte molto nascosta) del prossimo. Non tutto fila liscio fin da subito, perchĆØ nasca quest’amicizia ha bisogno di tempo, perchĆØ la fiducia ĆØ un bene prezioso e si fa fatica ad accordarla su due piedi a uno sconosciuto, ma col passare delle ore Lena e il Moro imparano a conoscersi ed ad apprezzarsi in una notte degli equivoci che porterĆ  poi solo cose buone, finanche l’amore per due coppie che si formeranno sotto gli occhi divertiti dei lettori. Una storia lieve, delicata, di sentimenti, tessuti come lievi tele di ragno, un piccolo spicchio di felicitĆ  in questo periodo tanto buio che ci troviamo a vivere. L’ho letto in due giorni, e mi ha tenuto compagnia allietandomi questi giorni feroci. Ho imparato ad apprezzare il Moro, e la sua saggezza nata dalle massime di Lao Tze e Confucio, e soprattutto Lena, una nonna che un po’ tutti noi abbiamo sognato di avere. E il colonnello Marini, e Martina, e financo Cesare e Marco che finiranno imbavagliati in cantina. Ma non vi dico altro, lascio a voi il piacere di leggere questa storia, un regalo ideale da mettere sotto l’albero, per una persona speciale. Buona lettura!

Nicoletta Sipos ha scritto per quotidiani (Ā«Il GiornoĀ» e Ā«AvvenireĀ»), settimanali (Ā«GenteĀ» e Ā«ChiĀ») e mensili (Ā«Studi CattoliciĀ») e parla ancora di libri su Ā«ChiĀ» e sul blog http://www.nicolettasipos.it come alibi per poter leggere e intervistare scrittori straordinari. Ha un debole dichiarato per le storie vere: un caso di violenza domestica ne Il buio oltre la porta (Sperling&Kupfer), ma soprattutto la Shoah ne La promessa del tramonto (Garzanti) e ne La ragazza con il cappotto rosso (Piemme). Ha curato con  Elena Mora tutte le antologie benefiche del collettivo Ā«Donne di parolaĀ» da Cuori di pietra a Mariti. ƈ sposata con l’uomo più paziente del mondo, ha quattro figli amatissimi, felicemente accasati, e sei quasi sempre adorabili nipoti.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Simona Mirata per la sorpresa.

Oregon Hill di Howard Owen, Traduttore : Chiara Baffa (NN editore 2020) a cura di Fabio Orrico

10 novembre 2020

Grazie a NN Editore, ormai punto di riferimento imprescindibile per chi ama la letteratura americana, arriva nelle librerie italiane Howard Owen, autore di una ventina di romanzi molti dei quali dedicati al giornalista Willie Black. E proprio Willie Black ĆØ il protagonista di questo Oregon Hill, noir dal forte impianto civile, attraversato da toni blueseggianti e malinconici. Ma partiamo dal titolo: Oregon Hill ĆØ il quartiere operaio della cittĆ  di Richmond nello stato della Virginia in cui Black ha passato l’infanzia. ƈ il posto in cui ancora abitano molti suoi amici, nonchĆ© una madre più bisognosa di venire accudita di quanto sia qualsiasi figlio. Non ĆØ un particolare secondario in un libro che fa della sua geografia un elemento narrativo di primo piano. L’indagine di Black attraversa infatti la cittĆ  mappandone confini e anfratti, zone residenziali e bassifondi. Owen ĆØ attentissimo al genio del luogo, cosƬ come ĆØ preciso e minuzioso nel descrivere le differenze di classe dei suoi protagonisti. Anzi, in una realtĆ  come la nostra, che ha progressivamente (e inesorabilmente) visto erodere il mondo del lavoro e i suoi diritti, lo sguardo di Owen acquista un rilievo sociologico raro nel poliziesco. In fondo la storia di Oregon Hill ĆØ anche una storia di odio di classe, declinata senza retorica e luoghi comuni. Uno degli aspetti più convincenti dell’arte di Owen ĆØ proprio quello di mettere in scena personaggi prismatici, dei quali ĆØ facile riconoscere i torti ma anche le ragioni. In questo senso Willie Black incarna un eroe noir archetipico. Abbastanza smagato da affrontare il male del mondo con sarcasmo e una buona dose di umanitĆ , Black non si fa illusioni sugli esseri umani, ma non per questo sottovaluta il potenziale di bontĆ  che chiunque può manifestare. Ma di cosa parla precisamente Oregon Hill? Di un delitto, naturalmente. Una studentessa viene trovata decapitata. Un poliziotto ansioso di chiudere il caso offre al pubblico e al sistema dei media il colpevole perfetto: un uomo frequentato dalla ragazza, un poco di buono manesco e con una certa inclinazione per le droghe. Ma le cose non sono cosƬ semplici e le apparenze, nel mondo a doppio fondo del thriller, facilmente ingannano. Lontanissimo da atteggiamenti stereotipati, Black conduce la sua inchiesta muovendosi tra sottotrame familiari che danno la misura della brillante capacitĆ  descrittiva di Owen. Bellissimo il modo in cui viene reso l’ambiente del giornalismo di piccolo cabotaggio del quale il nostro protagonista fa parte. La vita di redazione, con i suoi opportunismi e le sue reticenze, la precarietĆ  che compromette anche i legami più saldi. Black ĆØ un uomo decisamente maturo, ha quasi cinquant’anni, diversi matrimoni alle spalle e una figlia con cui i rapporti non sono facili. Oltre a questo deve fatalmente fare le spese della grande crisi che ha sconvolto l’America e il mondo e soprattutto deve vedersela con la rivoluzione tecnologica (e antropologica) che ha trasformato il giornalismo per come lo conosceva. In fondo una delle grandi dialettiche del noir da Chandler in poi ĆØ quella che contrappone l’(anti)-eroe al proprio tempo. Da questo punto di vista Willie Black non fa eccezione: uomo e giornalista novecentesco che ĆØ costretto a fare i conti con l’informazione online, i blog, modalitĆ  del tutto nuove di fabbricare e guidare il consenso. Romanzo trascinante e ricco, abilissimo nel descrivere le mille complessitĆ  di una societĆ  imprendibile, Oregon Hill sembra dare ragione al maestro francese Jean Patrick Manchette quando individuava nel poliziesco il vero genere beahviourista nonchĆ© la più autentica letteratura di intervento sociale.

Howard Owen ĆØ nato in North Carolina, ma vive a Richmond, Virginia. Ha lavorato come giornalista per quarant’anni e ha scritto numerosi romanzi di genere. Con Oregon Hill, il primo libro della serie di Willie Black, ha vinto l’Hammett Prize, dopo scrittori come Elmore Leonard, Margaret Atwood, George Pelecanos e Stephen King.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Francesca Rodella dell’Ufficio stampa NN editore.

Raffaello tra Leonardo e Michelangelo, Silvano Vinceti (Armando editore, 2020) A cura di Viviana Filippini

10 novembre 2020

Quando si pensa al Rinascimento pittorico italiano tra i tanti nomi, di solito, la nostra attenzione va a Leonardo, Michelangelo e Raffaello. A raccontare i tre artisti, anzi a darne un’immagine del tutto nuova tra l’artista e l’animo umano, c’è ā€œRaffaello tra Leonardo e Michelangeloā€ di Silvano Vinceti, edito da Armando editore. Il testo racconta la vita dei pittori in modo parallelo partendo dall’infanzia, passando al periodo della formazione, arrivando all’etĆ  matura fino alla morte narrando gli importanti cambiamenti che i tre fecero nel mondo dell’arte Italiana con il loro fare artistico. Raffaello (Urbino, 28 marzo o 6 aprile 1483 – Roma, 6 aprile 1520), Leonardo (Anchiano, 15 aprile 1452 – Amboise, 2 maggio 1519), Michelangelo (Caprese, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564) ebbero modo di lavorare con i potenti con rapporti di lavoro e personali, divisi tra la complicitĆ  e la conflittualitĆ . Tra i committenti ci furono re e principi delle corti italiane e straniere per i quali misero a disposizione le loro conoscenze e competenze artistiche. Vinceti ci racconta il fare arte dei tre geni del Rinascimento italiano puntando però a far conoscere al lettore una dimensione più umana, comportamentale e psicologica dei pittori. L’autore ci presenta i tre artisti in parallelo, affrontando la loro fase di formazione in etĆ  giovanile, e allora si conosce che Leonardo studiò dal Verrocchio, Michelangelo ebbe la sua formazione dal Ghirlandaio e Raffaello nella bottega del Perugino. Nel libro l’autore riporta i loro pensieri e riflessioni sul fare arte con riferimento alla fede, alla religione, alla filosofia, alla scienza, a dimostrazione di quanto fosse complesso e sfaccettato ognuno di questi artisti. In questa maniera Vinceti propone al lettore una dimensione umana e terrena di personalitĆ  che di solito si conoscono solo per aver realizzato dipinti, affreschi e sculture. Certo ĆØ che i tre pittori avevano caratteri differenti. Leonardo, morto a 37 anni, era esuberante, affascinante e sempre pronto ad assecondare i sui committenti. Leonardo passò la sua vita dedicandosi in modo completo all’arte della pittura, della scultura e dello studio di forme, colori, anatomie, progetti di macchine che anticiparono invenzioni diventate realtĆ  nel futuro. Michelangelo fu l’animo pittorico tormentato, diviso tra quelle che erano le sue ricerche artistiche e filosofiche. Tale trambusto emotivo non rese facile la vita al pittore che lavorò per undici Papi, perchĆ© l’artista non sempre riusciva a mitigare ciò che lui pensava o il suo modo di fare arte con quelle che erano le richieste dei committenti. Spesso e volentieri Michelangelo faceva di testa sua, scontrandosi anche con i committenti. Leggere ā€œRaffaello tra Leonardo e Michelangeloā€ ĆØ compiere un viaggio nella vita di tre grandi geni dell’arte del Rinascimento italiano conoscendoli dal punto di vista artistico, professionale, emotivo e umano.

Silvano Vinceti, scrittore, autore e conduttore televisivo in Rai di programmi storico-culturali. Fra gli ultimi libri pubblicati: ā€œL’enigma Caravaggioā€, ā€œPorto Ercole l’ultima dimora di Caravaggioā€, ā€œFrancesco il Rivoluzionario di GesĆ¹ā€, ā€œLeopardi il filosofo della speranzaā€, ā€œAlla Ricerca della Giocondaā€. ƈ Presidente del Comitato per la valorizzazione dei Beni Storici, Ambientali e Culturali. Ha concluso felicemente la ricerca dei resti mortali della modella della Gioconda.

Source: richiesto dal recensore. Grazie ad Anna Ardissone di 1A Comunicazione.

:: Review Party: Il traditore di Roma di Simon Scarrow (Newton Compton 2020) a cura di Giulietta Iannone

10 novembre 2020

56 d.C. Il tribuno Catone e il centurione Macrone, veterani dell’esercito roĀ­mano, sono di stanza sul confine orientale, consapevoli che ogni loro mossa ĆØ costantemente monitorata dalle spie del pericoloso e misteĀ­rioso Impero parto. Ma la minaccia esterna potrebbe non essere nulla rispetto a quella interna.
Tra i ranghi della legione si nasconĀ­de un traditore. Roma non mostra alcuna pietĆ  verso coloro che tradiĀ­scono i commilitoni e l’Impero, ma prima di poter punire il colpevole, bisogna trovarlo. Catone e Macrone cominciano cosƬ una corsa contro il tempo per scoĀ­prire la veritĆ , mentre i potenti neĀ­mici oltre il confine non aspettano altro che poter sfruttare qualunque debolezza per annientare la legioĀ­ne. Il traditore dev’essere trovato, o per l’Impero sarĆ  la fine.

Per gli appassionati del genere sword and sandal, specializzati nell’Antica Roma, Simon Scarrow ĆØ una garanzia. Lo scrittore britannico, nato in Nigeria, ĆØ infatti uno degli scrittori più letti e prolifici. La serie dedicata al tribuno Catone e al centurione Macrone, veterani dell’esercito roĀ­mano, prosegue con Il traditore di Roma (Traitors of Rome) tradotto da Andrea Russo. Cosa colpisce dello stile di Scarrow? Innanzitutto la preparazione tecnica quando si tratta di descrivere le azioni più puramente militari, il linguaggio colorito dei soldati di Roma, un venato interesse per la caratterizzazione psicologica dei personaggi, e una certa inventiva che sa rendere appassionanti mere avventure guerresche. La scrittura poi ĆØ piana e rende la lettura agevole e interessante. Se siete curiosi di sapere come vivevano i soldati di Roma al tempo di Nerone, quali erano le loro aspirazioni (oltre al mero desiderio di salvare la pelle durante i combattimenti) non avete che da leggere i libri di Scarrow ĆØ molto attento a descrivere le cicatrici che martoriavano i loro corpi e le loro anime.

In questa avventura Catone e Macrone sono a Tarso, grande e prosperosa cittĆ  della Cilicia (odierna Turchia) ai confini dell’impero romano. Il regno dei Parti, oltre l’Eufrate ĆØ pronto alla guerra ma l’esercito del generale Corbulone non ĆØ pronto, e cosƬ Catone viene mandato in missione per prendere tempo o ancora meglio per siglare un trattato di pace con Vologese. Di questo piccolo contingente fa parte anche Flaminio, un veterano ridotto in schiavitù appena comprato da Catone, e il greco Apollonio, intrigante e aggiornatissimo sui fatti recenti, di cui Catone non sa se fidarsi e considerarlo un alleato o un nemico. E’ proprio Apollonio a insinuare il dubbio che ci sia un traditore, una spia dei Parti all’interno dell’esercito romano. Macrone restato a Tarso, fresco sposo della procace Petronilla, si trova mandato in missione per riportare l’ordine sulle montagne. Ma il tempo stringe, trovare il traditore si trasforma in una questione di vita o di morte. Appassionante come un’indagine poliziesca questa nuova avventura di Catone e Macrone ci condurrĆ  nel cuore di un impero che nel bene o nel male ha segnato le sorti del mondo antico. Se vi piacciono i romanzi storici ambientati nell’Antica Roma, da non perdere. Se non conoscete Scarrow vi consiglio di rimediare, la sua bibliografia anche in italiano ĆØ ricca.

Simon Scarrow ĆØ nato in Nigeria. Dopo aver vissuto in molti Paesi si ĆØ stabilito in Inghilterra. Per anni si ĆØ diviso tra la scrittura, sua vera e irrinunciabile passione, e l’insegnamento. ƈ un grande esperto di storia romana. Il centurione, il primo dei suoi romanzi storici pubblicato in Italia, ĆØ stato per mesi ai primi posti nelle classifiche inglesi. Scarrow ĆØ autore delle serie Le aquile dell’impero, Roma arena saga, I conquistatori e Revolution saga. Ha firmato anche i romanzi L’ultimo testimone (con Lee Francis), Eroi in battaglia e La flotta degli invincibili (con T.J. Andrews). Le sue opere hanno venduto oltre 5 milioni di copie nel mondo.

:: Liberi junior – Mai visto un regalo cosƬ brutto! e Non sopporto le vacanze! di GĆ©rard Moncomble e FrĆ©dĆ©ric Pillot (Gallucci editore 2020) a cura di Giulietta Iannone

9 novembre 2020

Oggi vi parlo di due libri illustrati per bambini, usciti questa estate per Gallucci editore: Mai visto un regalo così brutto! e Non sopporto le vacanze! della serie Ciao sono Frida Miao. Sono due piccoli albi con bellissime illustrazioni a colori (facili da copiare), io me ne sono innamorata subito. Se amate i gatti poi non dovete perderli. Appartengono alla collana prime letture con EasyReading Font (Dyslexia friendly) e sono simpatici e divertenti, la lettura ideale per chi appunto sta ancora imparando. Il testo è di Gérard Moncomble, i disegni di Frédéric Pillot. La traduzione dal francese di Marina Karam. Consigliati dai 7 anni in su.

Gérard Moncomble (1951) a nove anni batteva sulla macchina da scrivere con due dita e ancora oggi compone così i suoi testi. Vive in mezzo ai boschi, nel Sud-Ovest della Francia, con una gatta che ha ispirato le avventure di Frida.

Frédéric Pillot è un illustratore di libri e riviste per bambini e ragazzi molto conosciuto in Francia.

:: Il pianto dell’alba: Ultima ombra per il commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni (Einaudi 2019) a cura di Giulietta Iannone

7 novembre 2020

E cosƬ la saga del commissario Ricciardi ĆØ giunta al termine, Il pianto dell’alba: Ultima ombra per il commissario Ricciardi chiude un ciclo che ha segnato davvero il panorama letterario italiano di questi anni. Forse un po’ più opaco dei precedenti, anche se conserva lo spirito che ha animato la serie, Il pianto dell’alba come tutti gli addii (forse ci saranno ancora dei racconti con Ricciardi protagonista, ma prendete l’informazione con le pinze) lascia un velo di malinconia e un senso di perdita, anche se ricordiamolo l’intera saga ha componenti noir che giustificano il tragico e inatteso finale, che non anticipo ma rattristerĆ  sicuramente molti lettori. ƈ un finale inatteso, io avevo immaginato tutto ma non questo, tuttavia riflettendo non da lettore ma da scrittore ĆØ l’unico finale credibile, adatto all’economia della storia. La trama poliziesca di quest’ultimo episodio ĆØ forse un po’ debole, l’intuizione di Modo un po’ repentina (non sarĆ  Ricciardi ad averla) pur tuttavia si colloca nel filone del noir storico. De Giovanni ha avuto il pregio di arricchire con un linguaggio letterario e poetico un genere di solito caratterizzato da una lingua scarna, essenziale, veloce. In tutta sinceritĆ  credo che non sia il personaggio ad avere stancato l’autore, ma più che altro il periodo storico che sarebbe succeduto, cosƬ drammatico da mettere da parte le storie minime di cui de Giovanni si occupa. Le fasi più drammatiche del fascismo, la guerra, la fine di un’epoca non erano più uno scenario adatto a un barone all’antica che vede i morti. Ricciardi poi ammettiamolo era un personaggio invadente se non ingombrante, intendo per uno scrittore, anche faticoso psicologicamente da gestire. Ora l’autore ĆØ più orientato a scrivere storie contemporanee, e ben venga, la parentesi che si ĆØ chiusa però non sarĆ  dimenticata, e bene o male potremo rileggere i passati episodi anche fra vent’anni, senza che perdano di freschezza. Arrivederci Ricciardi speriamo di rincontrarti.

Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Su questo personaggio si incentrano Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore, Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d’inverno, Il purgatorio dell’angelo e Il pianto dell’alba (tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero). Dopo Il metodo del Coccodrillo (Mondadori 2012; Einaudi Stile Libero 2016; Premio Scerbanenco), con I Bastardi di Pizzofalcone (2013) ha dato inizio a un nuovo ciclo contemporaneo (sempre pubblicato da Einaudi Stile Libero e diventato una serie Tv per Rai 1), continuato con Buio, Gelo, Cuccioli, Pane, Souvenir, Vuoto e Nozze, che segue le vicende di una squadra investigativa partenopea. Ha partecipato, con Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva e Carlo Lucarelli, all’antologia Giochi criminali (2014). Per Rizzoli sono usciti Il resto della settimana (2015), I Guardiani (2017), Sara al tramonto (2018), Le parole di Sara (2019) e Una lettera per Sara (2020); per Sellerio, Dodici rose a Settembre (2019); per Solferino, Il concerto dei destini fragili (2020). Con Cristina Cassar Scalia e Giancarlo De Cataldo ha scritto il romanzo a sei mani Tre passi per un delitto (Einaudi Stile Libero 2020). Sempre per Einaudi Stile Libero, ha pubblicato Troppo freddo per Settembre (2020). I libri di Maurizio de Giovanni sono tradotti in tutto il mondo. Molto legato alla squadra di calcio della sua cittĆ , di cui ĆØ visceralmente tifoso, de Giovanni ĆØ anche autore di opere teatrali.

Source: acquisto del recensore.

:: La quarta dimensione del tempo di Ilaria Mainardi (Les FlĆ¢neurs Edizioni, 2020) a cura di Giulietta Iannone

7 novembre 2020

Nella Grande Mela James Murray abitava da circa trent’anĀ­ni, tanti ne erano passati da quella fuga notturna su mezzi di fortuna, e anche se lei, con i suoi incroci trafficati e i suoi grattacieli, a volte lo stordiva fin quasi all’ottundimento, orĀ­mai poteva chiamarla, a pieno titolo, casa.

James Murray ĆØ l’antieroe di questa tragicomica avventura, drammatica e seria per i fatti, comica per il narrato, che Ilaria Mainardi ci racconta con lievitĆ  e disincanto in La quarta dimensione del tempo edito da Les FlĆ¢neurs Edizioni, piccolo editore di libri di qualitĆ .

Murray, come nonna Aigneis e come i bisnonni Kenneth e Ana prima di lei, aveva dovuto arrendersi abbastanza presto all’idea che del sogno americano, il sogno che tutti invocavaĀ­no e che qualcuno ancora cercava con commovente pervicaĀ­cia, erano rimasti i coriandoli attaccati lungo il battiscopa al termine di una festa di carnevale.

La Mainardi infrange la legge chiariana che un buon racconto nasca solo nel vissuto ambientale che l’autore sperimenta e metabolizza. L’autrice, pisana di nascita, ci porta infatti negli Stati Uniti e con una sorte di spudorata appropriazione culturale al contrario, nata da una sorta di multiculturalismo spirituale che rende universale un immaginario comune (nato dal cinema, dal teatro, dalla letteratura, dall’arte tutta) ci proietta nella vita di un affascinante pubblicitario di successo (anche l’irlandesissimo Leopold Bloom a modo suo lo era) di mezza etĆ , newyorkese per scelta, come quasi tutti i newyorkesi prima che questa maledetta pandemia spopolasse la più multiculturale cittĆ  del mondo.

Murray stava per sbottare quando Burt troncò la digres­sione e arrivò al punto: «James, abbiamo trovato una vecchia lettera di tua madre. O di una persona che si qualifica come tale».

Dopo 27 anni trova in una cassapanca (grazie a due inquilini impiccioni) una lettera di sua madre che quasi gli intima con toni molto vivaci di tornare a casa, in Missouri. Sebbene venerasse il padre, il nostro James non aveva splendidi rapporti con la madre, ma anche grazie a Gav amico di una vita si trova in tasca i biglietti aerei per tornare a casa.

Peter F. Murray aveva un vero e proprio talento per le stoĀ­rie, quasi tutte false o connotate da voli di fantasia talmente pindarici che i giĆ  scarsi elementi di realtĆ  si mischiavano con sogni di gioventù, leggende popolari, pettegolezzi, fino a dissolversi in quell’intruglio immaginario.

Una storia di amicizia, di sentimenti, di crescita personale, di radici ritrovate si forma sotto in nostri occhi tra flasback e citazioni, aneddoti cinematografici (gustoso quello su come nacque la carriera artistica dell’eroe di Fronte del porto[1]), in un crescendo musicale quasi.

Le brave persone alla fine ottengono sempre una ricompensa.

Ogni tassello ĆØ al suo posto, la Mainardi ha una scrittura fluida e matura, grazie anche a un ottimo editing che ha saputo valorizzarla al meglio. Io giĆ  sapevo che era brava, ho giĆ  letto altri suoi lavori, poi il suo umorismo tutto toscano si coniuga col cipiglio da critica cinematografica con un bagaglio di notizie curiose sul mondo del cinema quasi sconfinato.

Con una nota a margine per la signora Higgins.

La signora Higgins altri non era che l’anziana dirimpettaia dei due inquilini. Era stata anche la dirimpettaia di James, quando viveva lƬ, e lui l’aveva reputata molto anziana giĆ  a quei tempi. La sua etĆ  presunta si attestava dunque intorno ai centoquattordici anni.

Ne consiglio caldamente la lettura, specie in questo periodo di depressioni da lockdown, e soprattutto perchĆ© i piccoli editori fanno più fatica a farsi strada, per cui il passaparola ĆØ ancora un’arma vincente. Buona lettura!Ā 

[1] Qui apro una parentesi divertente il padre di James Murray ĆØ un racconta frottole inveterato, e anche questa ĆØ una delle sue, ma io ci sono cascata, sono propensa a credergli dopo tutto Hollywood e fitta di misteri e di leggende, anche se la storia ufficiale ĆØ un’altra  

Ilaria Mainardi ĆØ pisana di origine e cosmopolita per viaggi mentali. Da sempre appassionata – innamorata – di cinema, lo ha studiato per cercare di capirlo e non c’è riuscita. Da questa impasse ĆØ emerso un amore ancora più solido. L’altra sua più grande passione riguarda la drammaturgia in lingua inglese: da William Shakespeare a Martin McDonagh (che ĆØ anche uno dei suoi registi preferiti) passando per Enda Walsh e David Mamet. Sogna di vincere la Palma d’oro a Cannes per un film sceneggiato a sei mani con i fratelli Coen e di bere un caffĆØ nero con David Lynch.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Les FlĆ¢neurs Edizioni.