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Breve storia dei capelli rossi, Giorgio Podestà, (Graphe.it, 2020) A cura di Viviana Filippini

15 novembre 2020

Cosa hanno in comune Paolo Cognetti, Renzo Arbore, Mina, Giuseppe Garibaldi e Maria Pia di Savoia? Tutti hanno il rutilismo, ossia i capelli rossi. A raccontarci qualcosa in più sulle chiome fulve ci pensa Giorgio Podestà con il libro “Breve storia dei capelli rossi”, edito da Graphe.it.  Il testo, con copertina rossa, è un interessante viaggio nel tempo e nella cultura nei secoli, alla scoperta delle origini, delle superstizioni, dicerie e rivincite che si sono create spesso e volentieri nel corso del tempo per coloro che avevano i capelli rossi. Podestà ci porta dentro alla storia dei capelli scarlatti facendo un’indagine storica dalla quale emerge come il gene dei capelli rossi, presente nell’Homo sapiens, non derivi direttamente dall’uomo di Neanderthal (50-80mila anni fa), ma da tre varianti genetiche che evidenziano la presenza dei capelli rossi già prima delle invasioni indoeuropee. Poi, tra le pagine del libro, si scopre in modo dettagliato il fatto che la capigliatura rossa ha origine dalla variazione di un gene che determina, per chi lo possiede, i capelli vermigli e la pelle chiara. Il testo evidenzia la presenza delle persone dalla testa rossa nel mondo pari al 2% della popolazione e sottolinea il fatto che in alcune località il colore rosso sia diventato un pregio, anzi un motivo di orgoglio. Alcuni esempi sono il raduno di Crosshaven in Irlanda dove accorrono di media, ogni anno, circa 25mila persone; quello di Redhead Days in Olanda e il Festival di Favignana in Italia. Il rosso nei capelli ha popolato a 360 gradi anche il mondo delle arti dove i essi sono stati spesso i diretti protagonisti di dipinti, romanzi, poesie, componimenti musicali, romanzi, racconti. Basti pensare ai capelli rossi presenti nella “Crocifissione” di Antonello da Messina, o la “Venere di Urbino” di Tiziano che con quella chioma biondoramata ha fatto palpitare più di un cuore nel corso dei secoli e ancora la “Ragazza Rossa” di Modigliani. Passando alla letteratura, come non andare a Verga e il suo Rosso Malpelo, dove il colore rosso è simbolo di discriminazione, di derisione che si abbattono sul personaggio (e sappiamo tutti la tragica fine che fa il protagonista della novella verghiana), oppure ad “Anna dai capelli rossi” della Montgomery o “Pippi Calzelunghe” di Astrid Lindgren. I capelli rossi come una caratteristica spesso legata ad un carattere sferzante e irrequieto, ma anche segno di profonda sensualità. Tanto per capirci basta far volare la mente alle donne ritratte dai pittori Preraffaelliti e farsi ammaliare della loro delicata e, allo stesso tempo, sensuale bellezza.  Ok, ma chi aveva i capelli rossi? Qualche nome? Il re Davide che sconfisse Golia, Ulisse, Alessandro Magno, Erik il Rosso che scoprì la Groenlandia, Federico Barbarossa, Elisabetta Tudor, Galileo Galilei, Vincent Van Gogh, Rita Hayworth, Harry d’Inghilterra e la nostra Milva. Questi sono solo alcuni dei nomi che troverete nel testo, perché alla fine il libro presenta un indice dei nomi dove si trovano gli artisti, pittori, attori, cantanti, uomini e donne di cultura o che ebbero e hanno un ruolo nella società, tutti accomunati dal fatto di avere dei capelli rossi.  “Breve storia dei capelli rossi” è un interessante saggio nel quale Giorgio Podestà oltre a raccontare la storia dei capelli fulvi attraverso la storia e l’arte, evidenzia quanti di coloro che in passato avevano i capelli rossi erano considerati una minoranza da temere, erano il “diverso” che incuteva sospetto timore e mistero. Diversi pregiudizi che con il passare del tempo hanno lasciato spazio (meno male così abbiamo artisti come Ornella Vanoni, Tori Amos, Ed Sheeran, Eva Schubert e Jess Glynne) ad una rivincita dove la diversità del capello rosso è diventato fonte di arricchimento e originalità.

Giorgio Podestà è nato in Emilia e si occupa di moda, traduzioni e interpretariato. Dopo la laurea in Lettere Moderne e un diploma presso un famoso istituto di moda e design, ha intrapreso la carriera di fashion blogger, interprete simultaneo e traduttore (tra gli scrittori tradotti in lingua inglese anche il premio Strega Ferdinando Camon). Appassionato di letteratura italiana, inglese e americana del secolo scorso, ha sempre scritto poesie, annotandole su quadernini che conserva gelosamente. Con lo stesso editore ha pubblicato la raccolta poetica “E fu il giorno in cui abbaiarono rose al tuo sguardo” (Graphe.it edizioni).

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’ufficio stampa 1A Comunicazione.

Goffredo di Buglione, Sergio Ferdinandi (Graphe.it 2020) A cura di Viviana Filippini

29 maggio 2020

goffredo-di-buglione-619076Le biografie e le autobiografie sono un genere letterario che apprezzo perché permettono a noi lettori di conoscere le vite di personaggi più o meno famosi, vissuti nel presente ma, soprattutto nel passato. L’ultima del genere che ho letto è quella dedicata a “Goffredo di Buglione”, scritta da Sergio Ferdinandi, edita da Graphe.it. Goffredo di Buglione, colui che guidò la prima Crociata, lo abbiamo trovato nei libri di storia, negli scritti di Dante e nella “Gerusalemme Liberata” di Torquato Tasso, ma nel libro di Ferdinandi, l’autore procede proprio ad un dettagliata ricostruzione della vita del condottiero, dall’infanzia alla maturità. Il volume è inserito nella collana “I condottieri” nella quale l’editore raccoglie le vite di quelle personalità che, nel corso della storia, riuscirono a conquistare la fiducia della massa e Buglione, l’incarnazione del cavaliere perfetto, fu una di loro. Si ma chi era Buglione? Goffredo di Buglione nato verso il 1060 (1060 circa-1100), fu Duca di Bassa Lotaringia, e da subito, ne libro si scopre l’importanza delle origini genealogiche del crociato che era figlio di Eustachio II di Boulogne, protagonista nella battaglia di Hastings, e Ida di Lorena, nipote di Matilde di Canossa e, giusto per non farsi mancare nulla, pure discendente di Carlo Magno. Il testo di Ferdinandi ci racconta la formazione del giovane Goffredo, la sua crescita umana, religiosa e militare, fino alla partenza per la missione da compiere. Quella svoltasi tra il 1096 e il 1099 (la Prima Crociata) per la restituzione ai Cristiani del tanto amato e venerato Sepolcro di Cristo, da secoli sotto la dominazione musulmana. Quello che emerge da questa biografia è l’immagine di un condottiero che divenne, per il suo modo di agire, per i racconti su di lui presenti nelle  chansons de geste e anche per un consistente agire propositivo della Chiesa Romana, l’incarnazione del modelle ideale del “Cavaliere perfetto, di colui” che in sé aveva profonda umanità, pietà religiosa, eroismo e grande abilità militare. Sergio Ferdinandi è riuscito a creare una biografia di piacevole lettura, molto approfondita e con un taglio didattico-scientifico che mostra il Buglione nel suo essere condottiero e uomo di grande fede e forza. Non solo, perché grazie alla ricostruzione della vita del Buglione, il lettore ha la possibilità di avere allo stesso tempo una visione del quadro storico dell’epoca della Prima Crociata, sia in Europa che in Terra Santa. Goffredo morì giovanissimo, a soli 40 anni, certo è che fu un uomo delle qualità rare e uniche, le stesse che gli permisero di essere scelto dai suoi compagni d’armi come primo sovrano latino di Gerusalemme, adottando anche il titolo di Advocatus Sancti Sepulchri (Difensore del Santo Sepolcro) e di entrare nella leggenda arrivando fino ai giorni nostri.

Sergio Ferdinandi (Sedan 1963), archeologo e storico medievalista, dirigente generale del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, ha ricoperto diversi incarichi governativi. Componente del Consiglio Superiore per i beni e le attività culturali e paesaggistici del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, esperto della Commissione nazionale italiana UNESCO per le crociate e Bisanzio, è membro di diversi istituti di ricerca storica e archeologica internazionali fra i quali l’ISMEO-Associazione internazionale di studi sul Mediterraneo e l’Oriente e la Scuola Archeologica Italiana di Cartagine (SAIC). Docente e relatore in convegni nazionali e internazionali, è autore di numerosi saggi e contributi scientifici in particolare sull’Oriente Crociato; tra i lavori più recenti il volume La Contea Franca di Edessa. Fondazione e profilo storico del primo principato crociato nel Levante (1098-1150), edito dalla Pontificia Università Antonianum.

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’uffcio stampa Graphe.it

:: Fiabe di Natale di Guido Gozzano e Francesca Sanzo (Graphe.it Edizioni 2017)

11 dicembre 2017

fiabe di natale

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La Graphe.it Edizioni, piccola casa editrice di Perugia, dal 2013 porta avanti una simpatica collana, Natale ieri e oggi, nata da un’ idea di Roberto Russo. Collana che propone un racconto del passato e un racconto del presente accomunati appunto dallo spirito natalizio. Sono libri piccolini, una sessantina di pagine, agili nel formato e nelle dimensioni, ma piacevoli da leggere e perché no regalare.
Quest’anno l’autore del passato è Guido Gozzano, poeta crepuscolare piemontese nato a Torino nel 1883. Partecipa con il breve racconto Il Natale di Fortunato, una fiaba edificante dalle forti componenti morali, scritta nello stile un po’ antiquato di inizio Novecento, ma da cui però traspare una grande freschezza e autenticità, tipica di questo autore davvero singolare. Per chi avesse erroneamente l’idea che Gozzano fosse un tipo triste, se non tetro, posso assicurare che era tutto il contrario. Amava l’umorismo, lo scherzo goliardico e pure la burla, mi raccontava mia nonna che l’aveva conosciuto da bambina, erano cugini, che con i suoi amici organizzava dei gavettoni per colpire le eleganti signore di Torino, per poi scappare ridendo come un matto.
Poi amava le fiabe e le favole, ne scrisse parecchie dedicate ai bambini, tra cui anche questa che ha per tema l’irriconoscenza di cui spesso più o meno tutti siamo vittime. Se è facile essere pii e generosi quando si è poveri, difficilmente lo si rimane quando si è investiti da un’ improvvisa e immeritata ricchezza. Lo sperimenterà a sue spese il povero Fortunato che avrà modo di incontrare sotto mentite spoglie niente meno che Gesù in transito sulla terra.
Francesca Sanzo è invece l’autrice del secondo racconto, quello contemporaneo, che ha per titolo Il Natale di Amalia. Protagonista è Amalia Zamboni, borghese benestante, moglie di un medico, e donna gretta e chiusa nel suo piccolo mondo, senza nessuna sensibilità verso gli altri specialmente i bambini. Quando le luci di Natale dei vicini di pianerottolo diventano un’ offesa al suo senso estetico, organizzerà uno stratagemma, che purtroppo le si ritorcerà contro.

Guido Gozzano (1883-1916) è stato un poeta e scrittore, spesso associato al crepuscolarismo, attento alle «buone cose di pessimo gusto», come egli stesso definiva, ironicamente, la sua poetica. A causa della tubercolosi, morì a soli trentadue anni.

Francesca Sanzo, bolognese, classe ’73, dal 2002 si occupa di comunicazione digitale: oggi è una copywriter e digital strategist e oltre a fare la consulente è anche una formatrice.

Source: inviato dall’editore, si ringrazia Roberto Russo.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.