Archive for the ‘Recensioni’ Category

La grazia dei re di Ken Liu (Oscar fantastica, 2020) a cura di Elena Romanello

6 novembre 2020

graziareDa un po’ di tempo hanno fatto capolino nelle nostre librerie romanzi fantasy e di fantascienza di autori cinesi, un campo in grande fermento e crescita, a cui si sta guardando con molto interesse, tenendo conto che fino a un po’ di anni fa non erano generi praticati a quelle latitudini, e anzi scoraggiati dal regime, anche se il fantastico è sempre stato presente nella cultura popolare dell’Estremo Oriente.
Uno di questi libri, tra i più recenti usciti, è La grazia dei re di Ken Liu, primo volume di una saga che porta in un mondo molto simile alla Cina nei secoli subito prima dell’era cristiana, quando pian piano si costituì un impero durato per centinaia di anni e ancora capace di influenzare l’immaginario di oggi.
La vicenda parte raccontando la fine del regno dell’Imperatore Mapidéré, primo a unire i diversi regni dell’arcipelago di Dara sotto il dominio della sua terra d’origine, l’isola di Xana. Tutto questo capitava ventitré anni prima, e non è stato certo indolore, infatti le varie popolazioni sono state oppresse e sottomesse, con malcontenti mai sopiti e violenze.
Mapidéré è sul suo letto di morte, ormai malato, mentre i consiglieri complottano mirando ciascuno al proprio interesse e anche gli dei sono adirati. D’altro canto, dopo anni di angherie e tirannia la popolazione non ha nulla da perdere se si ribella, ma anzi molto da guadagnare.
In questa situazione emergono il truffatore Kuni Garu, un ragazzo di quel popolo soffocato da tempo, e Mata Zyndu, il coraggioso figlio di un duca deposto, discendente di una nobile stirpe particolarmente colpita dalla ferocia di Mapidéré, che ha giurato di vendicarsi. Due persone diversissime per tutto, ma durante la ribellione contro il potere imperiale le loro strade si incontrano e diventano amici fraterni, affrontando un mondo di eserciti, vascelli volanti, libri magici, creature mutanti e altro ancora.
Ma Kuni e Mata verranno divisi dal destino, una volta che l’Imperatore è stato rovesciato, e si trovano a capeggiare due fazioni rivali su come costruire il nuovo mondo appena nato  non certo sotto una buona stella.
Questa è solo la vicenda principale di un libro denso di eventi e personaggi, pronto a evocare un mondo fantasy decisamente diverso da quello a cui si è abituati, complesso e particolare, con elementi steampunk ma anche legati a leggende e ballate cinesi.
Il richiamo alla Storia vera, rievocando fatti di un’epoca lontana ma fondante per la Cina, è presente anche nei romanzi di Martin, là con la Guerra delle due Rose, e qui porta a scoprire una cultura millenaria, oggi a tratti molto discussa, ma non certo priva di fascino.
La grazia dei re ricorderà a chi li ha visti i film di genere wuxia, nati da un genere letterario popolare per anni malgrado gli stravolgimenti politici di quelle latitudini, che raccontano in chiave fantastica il passato della Cina, che hanno prodotto titoli come La tigre e il leoneHero.
Un affresco complesso e coinvolgente, che avvolge e porta in un universo altro, dove rivivono archetipi di tutte le culture, nell’epopea di due eroi e delle loro diverse visioni del mondo, ma anche di cosa li ha resi simili e fratelli. In attesa ovviamente dei prossimi capitoli.

Ken Liu (Lanzhou, Cina, 1976), emigrato in California da piccolo, laureato in legge ad Harvard ed esperto di tecnologia, ha all’attivo oltre cento racconti e alcuni romanzi, tra cui The Paper Managerie, che ha ricevuto nel 2016 i premi Hugo, Nebula e World Fantasy come miglior racconto. È il traduttore dell’autore di culto Cixin Liu, che ha fatto conoscere in Occidente, oltre che autore della Dandelion Trilogy, di prossima pubblicazione presso Mondadori.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

:: L’inferno invisibile di Luca Martini (Golem Edizioni 2020) a cura di Paola Rambaldi

5 novembre 2020

“Le tre e ventuno. Non dormo, non riesco. Il tuo neo, quei denti bianchi, regolari e perfetti. Dove sei adesso? Non ce la faccio, mi alzo. Solo il tuo nome, solo quello. Perché ci hanno messo l’h alla fine?
Riapro il libro dei nomi. Leggo e imparo a memoria. In arabo è اراسma non lo so pronunciare. In ebraico è.ereva eved omissilleb onous ehc àssihc ,הרש In finlandese suona come da noi, Saara, soltanto avrà i capelli più chiari e più pazienza nel pronunciarne il nome. In russo è strano, è scritto in cirillico, Capa, all’incirca, ma si pronuncia Sara. Bizzarrie delle lingue. In svedese è Zarah e l’immagino con le trecce e i maglioni con gli alci rossi indosso. In tutte le altre lingue del mondo è Sara.
Un nome universale, tre lettere diverse, due vocali, due consonanti, una sola magia.”

Alessandro lavora in un SerT e sul lavoro ha il vizio di affezionarsi troppo ai pazienti. La sua ex, Emma, l’ha lasciato per un altro. Ogni sera va a trovare il padre ricoverato in una struttura per anziani, anche se per il genitore, che lui vada o non vada, non fa alcuna differenza. Non lo riconosce nemmeno e vive solo nel rimpianto dell’amata moglie Ada. Sua madre

“Alessandro se la ricordava sempre uguale, forse perché non l’aveva vista invecchiare ed era rimasta una specie di icona sacra. Gli era sempre sembrata identica, precisa e irraggiungibile, perfettamente ordinata nella sua “divisa” di ordinanza che teneva nella vita: camicia bianca perennemente inamidata, una gonna nera, calze intonate e un paio di scarpe con tacco, sempre scure. Era stata una maestra elementare esemplare, una donna tutta d’un pezzo, di quelle di una volta, con il carattere forte e sfuggente di una leonessa ferita”.

Alessandro va a trovare il padre per tacitare i sensi di colpa e fatica a staccarsi da Emma e dalla fede che porta al dito. È un pasionario in tutto. Ma la sua vita deve cambiare e si trova costretto a comprare una casa sua e a creare uno stacco netto con la ex, anche se non vorrebbe.
E qui il destino ha qualcosa in serbo per lui.
Sarah arriva quando meno se l’aspetta. In un momento delicato, dopo la morte di un paziente a cui era sinceramente affezionato.
Si incontrano di sfuggita in un negozio di dischi.
Lei senza volere gli scippa il disco che cercava da anni. Il tempo di inseguirla e di vederla sparire dietro l’angolo che la ritrova dal notaio al momento del rogito.
È lei la proprietaria dell’appartamento che sta per comprare. E per Alessandro è un colpo di fulmine.
Nei giorni a seguire se la ritrova più volte sotto casa. Sarah con la H dice di avere nostalgia del suo vecchio appartamento. Lui la fa entrare. Fanno l’amore.
Ma saranno davvero i batticuori di cui Alessandro ha tanto bisogno?
La sua vita cambia drasticamente e passare dalla felicità al dolore è un niente.
Ma fino a che punto siamo disposti ad arrivare per amore?

Un susseguirsi di emozioni in crescendo trascineranno il lettore a un finale inaspettato.
Dopo il successo di Mio padre era comunista ecco di nuovo la bella scrittura di Luca Martini in una storia personale e sensibile. Una scrittura che ti fa sentire a casa.

Luca Martini – Bologna – 1971 – presente in numerose antologie e riviste letterarie – è autore di romanzi, poesie, racconti, monologhi teatrali e favole illustrate. Ha pubblicato i romanzi: Mio padre era comunista, Il tuo cuore è una scopa, le raccolte di racconti: L’amore non c’entra, Manuale di sopravvivenza per bambini invisibili, Il nostro due agosto e ha curato le antologie: Vinyl – Storie di dischi che cambiano la vita con Gianluca Morozzi e On The radio – Storie di radio, DJ e rock’n’roll con Barbara Panetta.

Source: libro del recensore.

Il mare senza stelle di Erin Morgenstern (Fazi, 2020) a cura di Elena Romanello

4 novembre 2020

il-mare-senza-stelleLa collana Lainya di Fazi editore si arricchisce di un nuovo romanzo di genere fantastico, che spicca per il suo essere originale e insolito: Il mare senza stelle di Erin Morgenstern.
Zachary Ezra Rawlins studia all’Università nel Vermont e un giorno trova un libro misterioso nascosto fra gli scaffali della biblioteca universitaria: all’apparenza si tratta di un romanzo d’avventura, con pirati e simili, ma fra quelle pagine è raccontato un episodio della sua infanzia, chiaramente privato e non certo noto all’autore o autrice di un libro scritto chissà quando.
Da qui parte una lunga serie di enigmi e misteri: Zachary trova tre indizi, un’ape, una chiave e una spada, con cui arriva prima ad una festa in maschera a New York, poi in un club segreto e alla fine arriva in un’antica libreria sotterranea, non solo un nascondiglio per i libri, ma molto altro.
Infatti si accede in un mondo alternativo, fatto di città disperse e mari immensi, amanti che comunicano attraverso il tempo e lo spazio, storie raccontate da ombre, un regno dimenticato che c’è chi è disposto a proteggere a costo della vita e chi invece vorrebbe annientare. 
Zachary non è solo, con lui c’è la rossa Mirabel, pittrice e evocatrice di universi, e il giovane e misterioso Dorian, e con loro compierà un viaggio attraverso fiabe, miti e leggende, per capire la verità su quel libro e qualcosa di più, a qualunque costo. 
Il Mare senza Stelle è un libro tra fantasy e gotico, insolito nei contenuti e nelle tematiche, un viaggio dell’eroe tra mondi incredibili, che celebra innanzitutto il potere delle storie e l’amore per i libri, omaggiando storie e generi, fino ad un finale che lascia senza fiato. Chi ama leggere, troverà nelle sue pagine echi (ma non somiglianze) con Lewis Carroll e il suo mondo di Alice, con La storia infinita di Michael Ende, con i romanzi del compianto Zafon, ma anche molto altro, molto di insolito, molto di nuovo. 
In fondo, ogni volta che si legge un libro si viene portati in un mondo altro, nelle pagine de Il Mare senza Stelle i mondi sono tanti, a ricordare l’infinità di storie raccontate dal genere umano dalle sue origini, e le storie ancora da raccontare.

Erin Morgenstern, classe 1978, è un’artista multimediale americana. Nata in Massachusetts, vive a New York. Il Mare Senza Stelle è il suo secondo romanzo.

Provenienza: libro del recensore.

:: Il male degli angeli di Luisa Gasbarri (Baldini+Castoldi 2020) a cura di Giulietta Iannone

3 novembre 2020

Il mistero del male affascina e respinge da sempre e mai come in questi ultimi tempi spinge l’uomo a interrogarsi, a porsi delle domande fondamentali, etiche, naturali. La storia stessa sembra un elenco inarrestabile di drammi: guerre, persecuzioni, massacri, epidemie sciagure di ogni genere e forse nella storia recente nessun altro periodo come quello della Germania nazista e della Seconda Guerra Mondiale ha spinto le persone a chiedersi se sia davvero il male il motore della storia. In nessun altro periodo infatti il suo ruolo è stato così eclatante, terribile e totalizzante.
Gli uomini sono intrinsecamente malvagi? Non conoscono altra legge che la violenza, il sopruso, l’annientamento dell’altro, del proprio simile? A rispondere a queste domande ci prova Luisa Gasbarri nel suo ultimo libro, uscito un po’ in sordina lo scorso luglio, senza grande clamore mediatico, Il male degli angeli, un thriller originale che scava negli abissi di questo mistero. Non sono molti i libri, tanto meno i thriller, che trattano i temi di cui parla Il male degli angeli, temi a dire il vero piuttosto criptici e anche difficili di cui anche con le migliori intenzioni è difficile indagare trattando anche se accidentalmente di sette esoteriche perlopiù scomparse. E si sa il confine tra storia e leggenda in questi ambiti è molto labile.
Il nazismo esoterico è di per sé un tema oscuro, per non parlare dei legami con alcune credenze che non trovano grande credito nel mondo contemporaneo, dall’esistenza degli alieni, alle capacità medianiche, a l’occulto in genere. Da molti tutte cose tacciate di superstizione e irrazionalità, ma tuttavia un terreno perfetto per essere indagato dalla fiction, che può liberamente vagare con la fantasia in campi inesplorati.
Protagonista del romanzo è una donna, forte e fragile nello stesso tempo, Sara Wolner, da sempre l’autrice è interessata a tematiche di genere e al ruolo delle donne nella nostra quotidianità, con un passato familiare specifico e quasi ingombrante, il suo essere una donna ed ebrea con un passato militare ora in forza all’Interpol avrà un ruolo specifico nel romanzo.
Che come dicevo è un thriller, parte come un’indagine poliziesca e tra passato e presente ci porta verso un finale decisamente inquietante e sopra le righe. Ma non è solo un thriller, è un romanzo di formazione in cui una donna oltre a conciliare vita e personale e lavoro indaga su se stessa, e su cose di se stessa e della propria famiglia che faticherà ad ammettere.
Le prime due cose che colpiscono di questo libro sono la padronanza narrativa e l’accuratezza storica (venata da tocchi esoterici). Si legge come un page turner per capire chi è il colpevole e quale è il mistero a monte di tutto, e nello stesso si fa luce e si aprono strade interpretative su pagine di storia ancora oscure. Merita una riscoperta.

Luisa Gasbarri è saggista, sceneggiatrice, studiosa di storia delle donne e docente di creative writing.  Ha inaugurato il genere noir shocking con il romanzo. L’istinto innaturale. È autrice di manuali alternativi e i suoi racconti compaiono in diverse antologie.

Source: libro inviato dall’autore.

Oxford, Giacomo Pirovano, (Oltre edizioni, 2020) A cura di Viviana Filippini

3 novembre 2020

Avete mai pensato di andare a fare una vacanza a Oxford, uno dei centri del sapere più antichi al mondo? Va bene, lo so che in questo periodo di pandemia è un po’ difficile andarsene in viaggio liberamente, ma una soluzione c’è. Mi sto riferendo a “Oxford”, il libro di Giacomo Pirovano, pubblicato da Oltre edizioni per la collana “I quaderni del Dragomanno”. Giacomo Pirovano, scienziato milanese, ha svolto il suo dottorato all’Università di Oxford (DPhil) e ha deciso di scrivere una piccola, agevole e simpatica guida di istruzioni per l’uso per tutti coloro che fossero interessati ad andare alla scoperta della città universitaria poco distante da Londra, immersa nella campagna inglese. Per cominciare, l’autore menziona tutti le principali università, istituti e college (38 in totale) presenti a Oxford, narrando come sono fatti al loro interno, ma anche fuori nei loro parchi, per addentrarsi poi nelle vie e viuzze della città, dove non sempre la convivenza tra gli abitanti e i tanti studenti presenti è stata facile nel tempo. Ecco allora che ci si imbatte nel Bresanose College nato nel lontano 1509 e posizionato su una delle piazze più belle della città. Si scopre Carfax Square dove nel 1355, nell’angolo fra Queen Street e St Aldate’s, avvennero i disordini di santa Scolastica a causa di una lite fra un oste e due studenti locali. Camminando ci si imbatte in Radcliffe Square dove si nota la struttura circolare della Radcliffe Camera, la biblioteca nella quale gli studenti studiano ore e ore, con le teste chine su libri. Si passa poi al Magdalene College (il preferito di Pirovano), con le sue architetture medievali e i suoi 120 acri di terra. In realtà lo scrittore porta il lettore anche fuori dal circuito dei luoghi nei quali si studia, per scoprire cosa si può vedere e vistare a Oxford. Andando a zondo per le vie della città ci si imbatte nel Covered Market, il mercato permanente, o nel Museo di storia e della scienza eretto nel 1683 per ospitare la collezione di Elias Ashmole (Ashomolean Museum) e diventato il primo museo pubblico al mondo. Non mancano teatri, pub, ponti e un’intrigante visita di Oxford dal fiume e sul fiume, per poter apprezzare a 360 gradi le bellezze della cittadina abitata da 150.000 persone. Pirovano arrivato a Oxford come ricercatore e dopo un aver finito un master in Scozia, accompagna il lettore, ed è come se ci prendesse per mano, e lo fa mettendo in evidenza la storia della città, i suoi usi, costumi e tradizioni e la presenza di tanti studenti arrivati un po’ da tutto il mondo per studiare in una delle università non solo più antiche, ma anche rinomate dell’intero globo. “Oxford” di Giacomo Pirovano è un vero e proprio concentrato di consigli utili e interessanti per viaggiare leggendo alla scoperta delle bellezze dell’antica città anglosassone, nell’attesa (pandemia permettendo) di visitarla dal vero.

Giacomo Pirovano è uno scienziato nato a Milano. Ha svolto il dottorato di ricerca (DPhil) presso l’Università di Oxford, nel Regno unito. Qui si è trovato a contatto con il fascino di una tradizione centenaria, che cerca di trasmettere attraverso le pagine di questo libro. Giacomo vive oggi a New York dove si occupa di ricerca sui tumori.

Source: richiesto all’editore. Grazie ad Anna Ardissone dell’ufficio stampa.

Unico di Osamu Tezuka (J-POP, 2020) a cura di Elena Romanello

31 ottobre 2020

La J-POP continua la collana Osamushi Collection, dedicata ad Osamu Tezuka, fondatore del manga moderno, con l’inedito Unico, un volume unico prezioso e incantato, un’opera tutta da scoprire, di cui forse qualche appassionato ricorderà il film animato in giro negli anni Ottanta sulle reti Rai.
Con Unico Osamu Tezuka volle rivolgersi agli appassionati di fumetti di tutto il mondo, presentando una storia con il senso di lettura all’occidentale, e colorata, sul modello dei comics e delle BD francesi. Il manga fu pubblicato nel 1976 dalla Sanrio, nota per aver poi dato vita al personaggio di Hello Kitty e dei suoi amici.
Unico però, pur rientrando perfettamente nei canoni dell’animaletto kawaii che si ritrova poi con grande piacere in pupazzi e gadget, ha una sua peculiarità e Osamu Tezuka non rinuncia alle tematiche che gli stanno a cuore, l’amore per gli animali, l’ecologismo, la condanna di ogni guerra e della violenza, sempre senza retorica.
Unico è un piccolo e delizioso unicorno, che porta gioia a chi entra in contatto con lui, come la giovane e bella Psiche: per questo motivo, la dea Venere, gelosa, ordina al vento Zefiro di portarlo lontano, in epoche e mondi diversi, cancellandogli la memoria ogni volta. Unico viaggerà nel tempo e nello spazio, portando ovunque gioia e amore a chi entra in contatto con lui, e dimenticando ogni volta il bene che ha fatto, ogni volta che Zefiro lo porta lontano, tra suggestioni mitologiche, fiabesche e steampunk.
Una storia malinconica, un apologo sull’amicizia e contro la solitudine, una fiaba incantata che commuove e diverte, che fa pensare e sognare, per tutte le età, e un omaggio dell’autore al fantastico e a tutte le culture, in un’ottica di ricerca di un mondo migliore.

Osamu Tezuka ((1928-1989) è il più noto autore di manga della storia, tanto da meritarsi l’appellativo di Manga No Kamisama, il Dio del manga.
Dal talento precoce, inizia a disegnare alle elementari, con lo pseudonimo di Osamushi, parola che indica un tipo di coleottero ed è scritta aggiungendo ai caratteri del suo nome la parola in kanji mushi, insetto.
Laureato in medicina all’Università di Osaka, non eserciterà mai la professione, dedicandosi prima all’illustrazione e poi ai fumetti. Ha creato alcuni dei personaggi più famosi di sempre, come Kimba il leone bianco, La principessa Zaffiro, Black Jack e Astroboy, protagonista della prima serie anime di sempre.
Osamu Tezuka realizzò anche fumetti su tematiche religiose e politiche, come BuddhaLa Fenice La storia dei tre Adolf. La sua opera consta di oltre 400 volumi e alla sua memoria è dedicato un Museo nella città di Takarazuka.

Provenienza: libro del recensore.

Falce di Neal Shusterman (Oscar Fantastica, 2020) a cura di Elena Romanello

31 ottobre 2020

L’epoca attuale non è certo delle migliori, soprattutto in questi ultimi mesi, e non deve stupire allora un fiorire o rifiorire della cosiddetta fantascienza distopica, storie di futuri più o meno prossimi dove le cose non sono andate in maniera decisamente positiva, tra dittature, strapotere delle macchine e altre storture sociali.
Accanto ai classici, da Orwell ad Huxley, ci sono tante storie nuove da scoprire, anche rivolte all’apparenza ad un pubblico di giovanissimi (ma non certo banali), come la saga di Falce, di Neal Shusterman.
L’autore immagina un mondo che all’apparenza è perfetto, perché ha sconfitto la morte: tutti possono vivere vite pressoché eterne, rigenerandosi anche in nuove giovinezze grazie ad una chirurgia estetica ormai completa, senza più malattie, fame, incidenti, guerre, tutto governato dal cervello elettronico Thunderhead, che non sbaglia mai e non ha sentimenti, né rimorsi, né rimpianti.
C’è però un ma, dato che si continua a nascere, per scongiurare la sovrappopolazione, ogni anno qualcuno deve essere comunque spigolato, cioè ucciso, su esecuzione delle Falci, esseri umani che devono portare avanti un compito non certo facile, ma per cui godono di una grande considerazione sociale, oltre che di un certo timore. Gli spigolati vengono scelti in teoria in base ad una percentuale varia in base all’età, ma non mancano gli abusi.
In questo mondo vivono un ragazzo e una ragazza, Rowan Damisch e Citra Terranova, convinti che sia il migliore possibile, anche se vedono le sue contraddizioni: la loro vita cambia di colpo nel momento in cui la Compagnia delle falci, in cerca di nuove reclute, decide di reclutarli come apprendisti nella persona del venerando maestro Faraday.
Rowan e Citra sono schietti, coraggiosi, leali, e non vogliono diventare due assassini, tenendo conto che alla fine del’addestramento come prova finale uno o una dei due dovrà eliminare l’altro o l’altra, e per questo motivo sono potenzialmente delle falci perfette, diverse da chi incontreranno sulla loro strada, spinto solo dalla voglia di uccidere a tutti i costi.
Un romanzo che riecheggia per gli appassionati le atmosfere de Il mondo nuovo e anche de La fuga di Logan, con uno sguardo anche al successo di Hunger Games, ma con una sua grande originalità e con all’interno il tema eterno del rapporto tra vita e morte, di cosa dà valore alla vita e su quanto mostruosa sia la morte data, per qualsiasi motivo, e alla fine arbitrariamente come in questo futuro non certo perfetto, dove l’incertezza di una fine comunque inevitabile è stata sostituita da una lucidità chirurgica su quanti comunque eliminare ogni anno.
Il viaggio di Rowan e Citra, in una società solo all’apparenza idilliaca ma in realtà spietata, inizia così, in una storia di formazione in cui emergono tutte le debolezze ma anche la forza dell’animo umano, in un inno alla vita e al suo valore stravolto da una missione spietata,  in un mondo che non potrà rimanere così dopo che ci sono passati i due ragazzi.

Neal Shusterman è nato a New York nel 1962 ed è autore di libri per ragazzi e young adult di grande successi, ed è vincitore del National Book Award per Il viaggio di Caden. Tra le sue opere, oltre alla saga di Falce, ci sono anche DownsidersFull Tilt Unwind La divisione. E’ anche autore di sceneggiature per il cinema e la televisione, oltre che di libri game, di racconti, saggi e novelizzazioni di serie TV come The X-Files.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

Il segreto del mercante di libri di Marcello Simoni (Newton Compton, 2020) a cura di Elena Romanello

30 ottobre 2020

il-segreto-del-mercante-di-libri-x1000Torna puntuale in libreria la serie storica di Marcello Simoni dedicata ad Ignazio da Toledo, con il nuovo capitolo, sempre appassionante e ricco di colpi di scena, Il segreto del mercante di libri.
Siamo nel 1234 ed Ignazio ha passato gli ultimi due anni alla corte di Federico II in Sicilia, ma deve tornare in Spagna per una nuova impresa non certo priva di rischi: trovare la Grotta dei Sette Dormienti, un leggendario sepolcro in cui, secoli prima, sette martiri cristiani si sarebbero addormentati in un sonno eterno.
Ignazio si muove non in cerca di una reliquia, la sua specialità in un’epoca in cui sono molto richieste ed amate, ma del mistero dell’immortalità, che sembra nascondersi dietro ad una delle tante leggende che giravano nel XIII secolo e la cui eco è giunta fino a noi, ispirando altre storie: in particolare, come non pensare alla saga di Indiana Jones?
Ignazio giunge, con gli indizi che sono nelle sue mani, tra Castiglia e Léon, la sua terra natale, dove vive la sua famiglia, e trova problemi non certo da poco: sua moglie Sibilla è scomparsa, forse perché si sentiva minacciata da qualcuno di terribile, mentre suo figlio Uberto è in carcere con l’accusa di aver ucciso un uomo. Dietro a queste sciagure si nascondono probabilmente un infido frate domenicano, stretto confidente di Ferdinando III di Castiglia, oltre che i vecchi nemici del mercante, la setta Saint-Vehme.
Ritrovare un vecchio amico come Ignazio da Toledo, di cui si seguono ormai da anni con passione e interesse le peripezie, è sempre un gran piacere, come venire immersi in un mondo lontano, arcano, su cui spesso si hanno preconcetti sbagliati dovuti ad una storiografia che per anni ha influenzato la sua percezione è un viaggio incredibile.
Marcello Simoni ricostruisce un tredicesimo secolo avventuroso e appassionante, dove si mescolavano interessi economici, misticismo, leggende metropolitane, misteri, cacce al tesoro, con tanti temi eterni che funzionano da sempre, nel romanzo storico e d’avventura.
Qualcuno ha paragonato Marcello Simoni a Alexandre Dumas, sono tempi e universi diversi, ma entrambi sanno creare eroi che colpiscono e rendere il mondo di epoche lontane molto vicino ad oggi e vivo.

Marcello Simoni è nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, ha pubblicato diversi saggi storici; con Il mercante di libri maledetti, romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. I diritti di traduzione sono stati acquistati in venti Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato L’isola dei monaci senza nome, con il quale ha vinto il Premio Lizza d’Oro 2013; La cattedrale dei morti; la trilogia Codice Millenarius Saga (L’abbazia dei cento peccatiL’abbazia dei cento delitti e L’abbazia dei cento inganni) e la Secretum Saga (L’eredità dell’abate nero, Il patto dell’abate nero e L’enigma dell’abate nero). Nel 2018 Marcello Simoni ha vinto il Premio Ilcorsaronero. Il segreto del mercante di libri è l’attesissimo seguito della Trilogia del mercante di libri, la saga che ha consacrato Marcello Simoni come autore culto di thriller storici.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo

Binti di Nnedi Okorafor (Oscar Fantastica, 2019) a cura di Elena Romanello

24 ottobre 2020

Il pubblico italiano ha già conosciuto l’interessante voce dell’autrice di fantascienza Nnedi Okorafor, nigeriana trapiantata negli Stati Uniti, capace di dar voce a personaggi di altre culture.
Il volume Binti raccoglie i romanzi brevi Binti, Ritorno a casa, La maschera della notte e il racconto Il fuoco sacro e presenta una nuova eroina, che ha conquistato tra gli altri l’autore Neil Gaiman.
Una serie di storie con un taglio femminista e anti razzista, ma non banalmente e retoricamente politicamente corrette, come va di moda oggi: al centro di tutto, in un futuro imprecisato, c’è Binti Ekeopara Zuzu Dambu Kaipka di Namib, una ragazza di etnia Himba, bravissima in matematica e nella tecnica dell’astrolabio, e per questo motivo selezionata per frequentare la prestigiosa Oomza University, un’università in un altro pianeta.
La sua famiglia, legata ancora ad antichi schemi anche in questo futuro, è contraria, ma Binti si ribella, fugge dal suo villaggio pieno di tradizioni e si imbarca sull’astronave Terzo Pesce per arrivare ad Oomza. Tutto sembra perfetto, ci sono vari suoi coetanei e coetanee con cui stringe amicizia, ma di colpo arriva un attacco da parte delle creature aliene Meduse, feroci e mostruose, che fanno una strage, lasciando viva solo lei.
Binti si trova a doversela cavare da sola, in un’astronave piena di esseri assassini, e mancano cinque giorni all’arrivo ad Oomza. Ma pian piano scopre la storia delle Meduse e il perché della loro guerra contro i Khoush, con motivazioni molto più profonde di quelle che potevano sembrare.
Dovrà sopravvivere alla trasferta, proteggere gli abitanti di Oomza e provare a fare di porre fine ad un conflitto sanguinoso.
Una storia che prende stilemi della fantascienza dei decenni passati (come non pensare per esempio ad Alien?), arricchendoli di originalità e modernità, per raccontare una storia di formazione, una guerra intergalattica, un viaggio nello spazio e portando nuova linfa ad un genere che periodicamente rinasce dalle sue ceneri, grazie anche all’apporto di nuove culture e di voci femminili.
La prefazione del libro è di N. K. Jemisin, autrice afroamericana di fantascienza, anche lei impegnata a rinnovare un genere che non smette mai, in ogni generazione, di proporre nuove storie e di usare il filtro dei mondi futuri, delle guerre galattiche e dei viaggi nel cosmo, per far riflettere sull’oggi.
La saga di Binti è interessante per gli amanti di fantascienza di ogni età, per chi conosce i classici ma anche per chi inizia adesso, magari con questo libro, a confrontarsi con viaggi in futuri e dimensioni altre, in cui trovare comunque una parte di noi stessi e del nostro mondo.

Nnedi Okorafor (Cincinnati 1974), di origini nigeriane, insegna scrittura creativa all’università di Buffalo ed è autrice di numerosi libri per adulti e ragazzi. Oltre a Binti, ricordiamo Chi teme la morte (miglior romanzo al World Fantasy Award 2011 e attualmente in corso di adattamento come serie televisiva HBO), Laguna e Akata Witch.

Provenienza: libro del recensore.

Verso la Terra di Keiko Takemiya (J-Pop, 2019) a cura di Elena Romanello

23 ottobre 2020

A distanza di anni, stanno finalmente arrivando tradotti in italiano vari shojo manga classici interessanti, molto lontani dall’idea che si ha di questo filone come storielle sentimentali di ragazzine in mondi lontani nel tempo o sui banchi di scuola.
Uno di questi è Verso la Terra di Keiko Takemiya, disponibile in un box per J-Pop o in volumi singoli, una curiosa storia di fantascienza dall’autrice del manga di culto e capace di stravolgere un mondo e un modo di raccontare, Il poema del vento e degli alberi.
Tradizionalmente, si pensa alle storie di fantascienza in ambito manga come rivolto ai ragazzi, nel filone dei cosiddetti shonen, con dentro nomi illustri come Go Nagai, Leiji Matsumoto e Katsuhiro Otomo: in realtà, nessuno vieta ad un’autrice di scrivere una storia di questo genere, con risultati molto interessanti.
In questa serie di tre volumi, Keiko Takemiya porta i suoi lettori in un futuro imprecisato e distopico, in cui il nostro pianeta è praticamente distrutto da inquinamento e sfruttamento, una tematica che torna in manga e anime. Gli esseri umani si sono autoesiliati nello spazio e si sono assoggettati al Superior Dominant, una rete di computer che deve rimuovere dalle menti umane ricordi e legami affettivi, in modo da rendere tutti obbedienti ed innocui per l’ecosistema terrestre. Solo i migliori potranno tornare sulla Terra, mentre in questo sistema folle sono cancellati senza pietà gli esseri che hanno spiccate capacità telepatiche, i MU.
Il protagonista, Jomy Marcus Shin, 14 anni appena compiuti, scopre di essere un MU e diventa l’erede di Soldier Blue, il leader dei telepatici che vuole tornare sulla Terra i suoi: il suo antagonista è Keith Anyan, studente modello futuro membro dell’èlite, in realtà piena di dubbi verso un sistema che non convince. Intorno a loro ci sono tanti altri personaggi, in una lotta per la sopravvivenza tra basi spaziali, colonie abbandonate e astronavi, in un affresco che mescola fantascienza sociologica, distopia e space opera.
Keiko Takemiya ha preso ispirazione da varie storie e autori, dall’universo di Star Trek Slan di A.E. Van Vogt, dal Ciclo delle Fondazioni di Isaac Asimov alla saga di Dune di Frank Herbert, con temi come la Terra in pericolo, il controllo delle macchine, la diversità che spaventa e che è vista come un alieno da distruggere.
A quarant’anni di distanza, in un momento che sembra esso stesso una distopia, leggere finalmente Verso la Terra è senz’altro molto interessante, tenendo conto appunto che riprende idee da altri ma anticipa temi che sono arrivati fino ad oggi e che mai come adesso sono attuali e su cui riflettere.
L’autrice ha raccontato riguardo a questa opera di aver voluto fare qualcosa di diverso, creare un’opera bizzarra che non è né uno shojo né uno shonen manga, in cui porta avanti la sua riflessione sulla diversità, già presente ne Il poema del vento e degli alberi, in un contesto diverso ma sempre valida.
Un manga da leggere per tutti gli appassionati e appassionate di fantascienza, non solo guardando a quella giapponese, ma anche una storia per confrontarsi sull’alterità, sul presente e sul futuro, su temi mai così attuali come adesso.

Keiko Takemiya  è stata una delle autrici di fumetti che nei primi anni Settanta fecero da pioniere del fumetto per ragazze che avevano come soggetto l’amore omosessuale maschile, a partire dalla sua prima opera, In the Sunroom, uscita nel 1970.
Fra i suoi lavori più noti si possono citare i manga Terra e… e Il poema del vento e degli alberi, pubblicati a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta. Nel 1979 vinse il Shogakukan Manga Award sia nella categoria shōjo manga che nella categoria shōnen manga rispettivamente per Kaze to Ki no Uta e Verso la Terra  ed il prestigioso Seiun Award nel 1978 sempre per Verso la Terra.
Dal 2000, Keiko Takemiya insegna presso la facoltà di manga della Kyoto Seika University ed è l’attuale rettore. Nel 2009, è stata membro della commissione selettiva per il Premio culturale Osamu Tezuka.

Provenienza: libro del recensore.

Storie di gente felice, Lars Gustafsson, (Iperborea 2020) A cura Viviana Filippini

18 ottobre 2020

Vi siete mai chiesti cos’è la felicità? Soprattutto, essa esiste? Gli esseri umani riescono sempre a fare tutto quello che desiderano nella loro vita? E quando lo fanno, sono davvero soddisfatti? A queste, e a tante altre domande sul vivere e l’essere felici, il lettore può trovare interessanti spunti di riflessione in “Storie di gente felice” di Lars Gustafsson, pubblicato in Italia da Iperborea. Dieci storie di vita nella quale l’autore filosofo, poeta e drammaturgo svedese affronta molte delle tematiche che hanno caratterizzato la sua produzione letteraria dagli anni Cinquanta in poi. Addentrandosi nella narrazione il lettore del libro, la cui prima comparsa nel mondo letterario risale al 1981, scopre diverse vicende umane dalle quali emergono le sensazioni e impressioni, ma anche i pensieri e i tormenti emotivi e esistenziali dei protagonisti, un po’ tutti accomunati dalla ricerca e spiegazione della felicità. Ad esempio nelle prime pagine ci si imbatte in Zio Sven, un professionista ingegnere chimico della ferriera inviato in Cina durante il periodo della rivoluzione culturale. Sarà proprio osservando la società cinese in trasformazione e riflettendo sui pensieri di Mao, che Sven troverà un interessante soluzione per la sua missione. Dalla storia di zio Sven si passa a quella di un fisico con problemi di insonnia, che re guardando un elenco telefonico scopre che forse la sua fidanzata di un tempo è ancora viva e questa possibilità lo rende felice, anzi gli dona una speranza di poterla chiamare e magari incontrare. Interessanti anche i diversi personaggi che compaiono nel racconto “Le quattro ferrovie di Iserlhon” dove viaggiatori, macchinisti con la passione per la filosofia e gente comune esternano i loro pensieri sul vivere, così come un bar ad Atene fornisce tutti gli elementi per dare forma ad una nuova storia d’amore. La cosa che colpisce di queste storie di vita è che in ognuna delle situazioni nelle quali i diversi personaggi si trovano (compresi pittori, artisti, filosofi messi accanto a gente comune) hanno la possibilità di essere loro stessi, nel senso che in quegli istanti sono davvero felici e anche il lettore percepisce questo stato d’animo e il loro stare bene. E allora si rimane stupiti davanti al racconto della storia di un bambino diventato adulto e impegnato ad affrontare le sue paure e a trovare le piccole gioie del quotidiano che rendono meno cupi tutti i giorni della sua vita trascorsi in una casa di cura per persone diversamente abili. Gli uomini e donne (come quella innamorata che subito dopo il matrimonio vede il marito trasformarsi nel suo peggiore aguzzino) di Gustafsson compaiono a noi lettori nella loro umana natura, forte e fragile allo stesso tempo, come è anche il tormentato e noto filosofo di Röcken (Nietzsche) consumato dal dolore. Ogni storia narrata da Gustafsson è un alternarsi continuo tra dimensione reale e onirica, passato e presente, vita vissuta e ancora da vivere, ricordi d’infanzia e riferimenti geografici a luoghi ben noti (Svezia, Italia, Grecia), che l’autore stesso ha recuperato dal proprio vissuto personale e messo in queste dieci storie di vita. Le esistenze umane di “Storie di gente felice” sembrano le parenti nordiche delle vicende narrate da Borghes e i protagonisti di ognuna di esse appaiono al lettore come delle vite in continuo movimento tra le salite e le discese che l’esistere quotidiano ci riserva e dove si ha la sensazione che la felicità sia sempre presente, anche se nascosta e tutta da scovare. Traduzione di Carmen Cima Giorgetti.

Lars Gustafsson (1936-2016), originario del sud della Svezia che fa da sfondo a molti suoi romanzi, è considerato il più internazionale scrittore svedese contemporaneo. Studioso di matematica e filosofia, poeta, saggista, drammaturgo e romanziere fra i più tradotti all’estero, ha insegnato per vent’anni Storia del pensiero europeo a Austin, in Texas. Nei suoi racconti come nelle poesie si riconosce quella vena fantastica, quel gioco dell’erudito che scherza con la propria erudizione, quell’ossessione per il tempo e per l’identità che l’hanno fatto definire il «Borges svedese». In Italia ha ricevuto il Premio Agrigento, il Premio Boccaccio, il Grinzane Cavour e il Premio Nonino. Tra i suoi titoli pubblicati da Iperborea, Morte di un apicultoreIl pomeriggio di un piastrellistaLe bianche braccia della signora Sorgedahl, L’uomo sulla bicicletta blu.

Source: richiesto all’editore Iperborea. Grazie a Francesca Gerosa dell’ufficio stampa.

:: Poesie giovanili di Paolo Volponi (Einaudi, 2020) a cura di Nicola Vacca

14 ottobre 2020

Ho avuto la fortuna di studiare a Urbino tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta. Per un giovane affamato di cultura e di conoscenza la realtà urbinate con i suoi riferimenti letterari è stata davvero un territorio da esplorare. Non dimenticherò mai la prima volta che ho conosciuto Carlo Bo, i miei numerosi incontri con scrittori e poeti che dalla città ducale passavano per presentare i loro libri (in modo particolare vorrei ricordare le conversazioni indimenticabili con Franco Fortini, Fulvio Tomizza e Mario Luzi).
Non si può comunque parlare dei fermenti culturali di Urbino in quegli anni senza che il pensiero vada a Paolo Volponi, uno dei maggiori scrittori e intellettuali del secondo Novecento, nato proprio nella città dei Montefeltro, di cui era talmente innamorato da farne il teatro di quasi tutti i suoi romanzi. Ci incontravamo spesso davanti a un bianchetto del Metauro. Era un piacere sentirlo parlare di letteratura e delle trasformazioni sociali del nostro Paese abbruttite dallo strapotere dell’industria e dalle sue logiche perverse di profitto.
Volponi è sicuramente uno dei più grandi intellettuali del Novecento, uno scrittore fondamentale ancora oggi per comprendere il rapporto tra la realtà e il territorio in un paese che ha subito trasformazioni radicali e spesso involutive.
Paolo Volponi è stato anche poeta, e che poeta. Indimenticabili i suoi tre libri di poesia: Il ramarro (1948), L’antica moneta (1955) e Le porte dell’Appennino (1960, premio Viareggio).
Volponi ha esordito in letteratura come poeta e nella sua esistenza, anche quando è diventato uno scrittore affermato, non ha mai smesso di lavorare ai suoi versi.
Il giovane poeta Volponi, allegorico e controcorrente, si muove inizialmente nella tradizione lirica, usa il verso breve e sembra influenzato da Ungaretti.
Poi c’è la seconda fase in cui lo scrittore si distanzia dalla vocazione degli esordi.
Qualche anno fa, in un cassetto della casa urbinate dello scrittore, sono stati trovati alcuni fascicoli: fogli manoscritti e dattiloscritti, autografi, appunti e frammenti.
Tra questo materiale prezioso c’erano anche poesie inedite che risalgono alla seconda metà degli anni Quaranta, alle soglie del Ramarro, e arrivano fino ai primi anni Cinquanta, quando Volponi sta scrivendo L’antica moneta.
Adesso quel materiale è stato raccolto e pubblicato per la prima volta nella collana bianca di Einaudi con il titolo Poesie giovanili (a cura di Salvatore Ritrovato e Sara Serenelli).
Nel Volponi giovane poeta si incontra un’immediatezza matura, un verso scarno e pungente che sa essere di carne e immanente.
Paolo Volponi fa sanguinare le parole, scrive versi per cogliere la parola nel suo stato di crisi. Il poeta è vicino in questo periodo alla lezione Ungarettiano de L’Allegria.
Le parole sono schegge, i versi arrivano alla coscienza dei lettori come siluri che cercano la deflagrazione.
La parola di Paolo Volponi nella prima fase della sua poesia è forte, la sua scrittura non cerca mai mediazioni, colpisce e affonda con una carnalità che si avvicina al vero delle cose.

«Volevi ingannarmi. / Stringevi / le cosce, / e smaniavi / per la tua verginità. / T’ho tirata giù / dal letto / per i capelli, /nuda sul pavimento. / Mi sono rivestito /Senza più guardarti».

Il giovane Paolo Volponi è un poeta autentico, un lirico diretto che ha tra le mani una parola sempre pronta a esplodere.
Ha ragione Salvatore Ritrovato, alla fine della sua nota introduttiva quando scrive che i versi raccolti in questo volume ci mostrano un Volponi che cerca fisicamente il suo lettore per metterlo di fronte a una poesia che ha più certezze.
Questa percorsa dal giovane Volponi, oggi che si leggono troppi poeti che mostrano una sicurezza granitica e hanno la presunzione di avere la verità in tasca, è la strada maestra per riportare la poesia nella sua casa.

Paolo Volponi è nato a Urbino il 6 febbraio 1924. A ventiquattro anni, laureato in legge, pubblica la sua prima raccolta di poesie, Il ramarro. Nel 1950 inizia il suo rapporto di lavoro con la Olivetti, via via più impegnativo fino ai massimi livelli dirigenziali, che si chiuderà soltanto agli albori degli anni Settanta. Nella primavera del ’54 prende avvio l’amicizia con Pier Paolo Pasolini, da cui riceverà uno stimolo decisivo in direzione del romanzo. Nel ’72 viene chiamato a Torino da Umberto Agnelli per uno studio sui rapporti fra città e fabbrica, e prende il via la sua collaborazione con la Fiat. Nell’83 viene eletto al Senato nel collegio della sua città: il suo impegno parlamentare si interromperà solo nel 1993, per ragioni di salute. Volponi muore il 23 agosto dell’anno successivo.
Einaudi ha pubblicato Corporale, La macchina mondiale (Premio Strega 1965), Poesie e poemetti 1946-66, Il lanciatore di giavellotto, Il sipario ducale, Con testo a fronte. Poesie e poemetti (Premio Mondello 1986) e inoltre, negli «Einaudi Tascabili»: Memoriale, Il pianeta irritabile, Le mosche del capitale, La strada per Roma (Premio Strega 1991) e Poesie. 1946 – 1994 (2001). Nella «Nue» sono stati pubblicati Romanzi e prose I (2002), Romanzi e prose II (2002) e Romanzi e prose III (2003); nelle «Letture», I racconti (2017) e, nella «Collezione di poesia», Poesie govanili (2020).

Source: inviato al recensore dall’editore. Ringraziamo l’ufficio stampa Einaudi.