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:: Wintersong di S. Jae-Jones (Newton Compton Editori 2017) a cura di Elena Romanello

30 novembre 2017

wintersongLe storie d’amore in stile Harmony che hanno invaso gli scaffali dei romanzi di genere fantastico sono state un capitolo decisamente poco felice dell’editoria degli ultimi anni, oltre che un ennesimo modo per screditare filoni in realtà ben più complessi e interessanti. Per fortuna il nuovo titolo Newton Compton Wintersong è un romanzo ben diverso dalle vicende di vampiri luccicanti e altre amenità, una storia fiabesca con richiami a vari archetipi, con più livelli di lettura.
In un’epoca sospesa tra barocco e Romanticismo la giovane Liesl sogna di diventare compositrice di musica, ma deve fare i conti con i limiti imposti alle donne dalla società in cui vive. Fin da bambina sente leggende sul Re dei Goblin che cerca periodicamente una sposa per il suo regno sotterraneo, con ricordi di un incontro con un giovane misterioso.
Quando la sorella di Liesl viene rapita proprio dal Re dei Goblin e sparisce dalla memoria di tutti tranne che dalla sua, Liesl si mette in viaggio per salvarla, scendendo in un mondo pericoloso e magico e giungendo al sacrificio della sua libertà, rimanendo lei nel Sottomondo e confrontandosi con una storia di solitudine e ricerca d’amore che dura da secoli, oltre che con creature inquietanti e pericolose e con il rischio di perdere se stessa per sempre.
La prima storia che viene in mente leggendo il libro è quella, della mitologia classica, tra Ade e Persefone, archetipo di vita che svanisce sotto terra per rinnovarsi. Poi, ovviamente, ci sono echi de La Bella e la Bestia, fiaba ridiventata popolarissima grazie al cinema, ma anche del cult anni Ottanta Labyrinth, con il personaggio del Re dei Goblin che ricorda non poco il Jareth di David Bowie. Per finire, il richiamo della musica non può che ricordare Il fantasma dell’Opera, non tanto il romanzo di Gaston Leroux ma il musical di Andrew Lloyd Webber.
Wintersong racconta con questi elementi una storia originale, dove si parla di solitudine, di ricerca dell’amore, di identità, di creatività, di desiderio, di sacrificio, di amore che non è chiedere ad un’altra persona di rinunciare alla sua libertà. Un romanzo denso di suggestioni, con riferimenti reali, a cominciare dal ruolo subalterno della donna nella musica per secoli, non banale, che non scade nel consolatorio e melenso romanzetto rosa e che anzi ha una conclusione insolita, amara forse ma non improntata all’annullamento del personaggio femminile.
In fondo Liesl e il Re dei Goblin rappresentano due solitudini che si incontrano, provano a confrontarsi e poi proveranno a trovare un modo di andare avanti oltre allo scontato e vissero tutti felici e contenti. Un romanzo per chi ama le riletture moderne delle fiabe e per chi cerca storie oltre stereotipi e cose trite e ritrite.

S. Jae-Jones è un’artista e una scrittrice. Nata e cresciuta nella soleggiata Los Angeles, ha vissuto dieci anni a New York – dove ha lavorato come editor di narrativa Young Adult – prima di trasferirsi nel North Carolina. Quando non è impegnata a scrivere, la si può trovare a scalare rocce, praticare skydiving, far fotografie, disegnare o trascinare il suo cane in lunghissime escursioni. Wintersong è il suo esordio nella narrativa.

Source: acquisto personale del recensore.

:: Gli occhi neri di Susan, Julia Heaberlin (Newton Compton, 2016)

14 aprile 2016
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Rudbeckia hirta, comunemente chiamata in Americablack-eyed-susan”, è una pianta erbacea, altamente invasiva, simile alle nostre margherite, caratterizzata da petali gialli e un bottoncino nero al centro simile a un occhio, da cui prende il pittoresco nome. Una curiosità: è il fiore dello stato del Maryland.
Se leggerete Gli occhi neri di Susan, (Black-Eyed-Susans, 2015) di Julia Heaberlin, edito da Newton Compton e tradotto da Marianna Cozzi e Angela Ricci, questo fiore vi risulterà familiare. Lo troverete in copertina, lo troverete nelle pagine del romanzo. Ricopriva infatti la fossa e il prato in cui fu ritrovata negli anni Novanta Tessa Cartwright, un’ adolescente dai fiammanti capelli rossi, assieme a un mucchietto di ossa di ragazze uccise. Da un serial killer. Un serial killer che la credette morta e fece così uno dei suoi tanti, innumerevoli, errori. Per una malformazione cardiaca, la ragazza aveva un cuore i cui battiti erano molto inferiori della media. Facile perciò sbagliarsi. Facile crederla morta.
E soprattutto lo ritroverete sul davanzale della camera da letto di Tessa ormai adulta. Qualcuno ce l’ ha piantato, fuori stagione. Qualcuno che vuole mandarle un chiaro messaggio. Qualcuno che vuole istillarle il dubbio di non essere al sicuro, lei e sua figlia Charlie.
E se il serial killer fosse ancora a piede libero, e l’uomo in carcere, in attesa dell’ iniezione letale (siamo in Texas) fosse innocente? E’ questa la domanda che ormai l’ ossessiona.  Terrell Darcy Goodwin, è un nero, in uno stato razzista come il Texas, è normale che se ne stia nel braccio della morte. Le percentuali sono a suo sfavore. A credere alla sua innocenza solo un’ attivista che combatte la pena di morte, ormai morta, ma che ha instillato il dubbio in Tessa.
Nella sua memoria c’è il volto dell’assassino, ma la sua memoria è un buco nero, una cassaforte di cui nessuno conosce la combinazione. Né lo psichiatra che l’ ha in cura e la prepara al processo nel 1995, né lei stessa. Ma Tessa non vuole che sia giustiziato un innocente, e così inizia una corsa contro il tempo, aiutata da un giovane avvocato e da una dottoressa specializzata nel risalire dal DNA all’identità delle persone scomparse (sulle ceneri delle Torri gemelle, fece miracoli). E il mistero è chiuso nella sua mente, ancora popolata dalle voci senza pace delle povere Susan, alle quali si darà finalmente un nome.
In un alternarsi di passato e presente i capitoli di questo thriller psicologico si susseguono fino al colpo di scena finale, e alla (possibile) risoluzione della storia. Nulla sarà certo comunque, fino alla fine, e anche oltre. La mente umana è un labirinto o meglio è simile alle sabbie mobili, non solo quella dei serial killer.
La scrittura della Heaberlin mi è piaciuta, densa, fantasiosa, insolita. Caratterizzata da descrizioni approfondite di particolari anche quotidiani, consueti, e uno scavo paziente nella mente disturbata di Tessa, che deve affrontare e superare un trauma non comune in cerca della normalità per il bene di sé stessa e di sua figlia.
Lo scollamento tra passato e presente, normalità e malessere, crea un effetto straniante che ci impone di prendere con le molle i dati che si susseguono alla nostra attenzione.
Tra bugie, vere e proprie menzogne, rimozioni, occultamenti più o meno consapevoli, è difficile discernere la verità oggettiva, il reale concatenarsi di causa e effetto, e su questo gioca la penna dell’ autrice, dandoci appunto più verità secondo gli occhi di chi guarda. E proprio questo è contemporaneamente sia il punto di forza del romanzo, che la sua debolezza.
Per apprezzare questo romanzo bisogna fidarsi del proprio intuito, senza lasciarsi ingannare dalla più o meno simpatia che si prova per i vari personaggi. Dallo psichiatra, a Lydia, la migliore amica di Tessa adolescente. Da Terrell Darcy Goodwin, vittima o carnefice, a Tessa stessa.
Grande successo negli Stati Uniti, forse più sensibili a temi per loro strettamente attuali come la pena di morte, lo studio del DNA per risalire a persone di cui non si conosce l’identità, i meandri della giustizia con i giusti risarcimenti agli innocenti incarcerati e condannati ingiustamente e il razzismo che ancora determina molte condanne, alla fiducia che deve legare terapeuta e paziente, in un pese dove la psicanalisi è forse più comune che da noi, Gli occhi neri di Susan è tutto sommato un buon romanzo. Se ne trarrà presto un film. Consigliato soprattutto a chi ama sondare i misteri della mente umana, più che a chi ama inseguimenti, scazzottate, pericoli nascosti in ogni pagina.
La scrittura particolare della Heaberlin è comunque ben superiore della media dei thriller che siamo soliti leggere. E già solo per questo sicuramente una interessante scoperta.

Julia Heaberlin Nata in Texas, è una giornalista pluripremiata, che ha lavorato per varie testate locali («Fort-Worth Star Telegram», «The Detroit News» e «The Dallas Morning News»). Con Gli occhi neri di Susan è arrivata in vetta alle classifiche degli Stati Uniti e presto dal suo romanzo sarà tratto un grande film. Vive a Dallas. Per maggiori informazioni, visitate il sito juliaheaberlin.com.

Source: bozza non corretta inviata dall’editore, ringraziamo Antonella dell’Ufficio Stampa Newton Compton.

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