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:: L’Antonia, Poesie, lettere e fotografie di Antonia Pozzi scelte e raccontate da Paolo Cognetti (Ponte alle Grazie 2021) a cura di Nicola Vacca

14 maggio 2021

L’esperienza poetica di Antonia Pozzi è tutta nella sua breve vicenda esistenziale.
Antonia attraversa il suo mondo ponendosi in ascolto della solitudine della sua stessa vita.
Scrive i suoi versi cadendo nella forza e nei sentimenti delle parole:

«Vivo nella poesia come le vene vivono nel sangue».

Così esplora il giardino della propria anima chiedendo alla parola un riscatto dall’infelicità.
La sua è una delle più radicali esperienze poetiche del Novecento: Antonia Pozzi cade nelle parole, ci precipita dentro perché vuole ascoltare il loro terribile silenzio.
Così finisce per sfidare il silenzio delle parole. Una partita terribile che si gioca a viso aperto, senza maschere.
Fare poesia, per Antonia Pozzi, è appartenere ugualmente alla morte e alla vita.
La sua stessa poesia diventa una lama affilata che ferisce a morte la vita.

«Forse l’età delle parole è finita per sempre»,

scrive a Vittorio Sereni nell’imminenza del silenzio definitivo.
Antonia Pozzi muore suicida la sera del 3 dicembre 1938. Resta, a parlare di lei, la sua poesia, vocazione e impegno di tutta la sua breve vita.
Paolo Cognetti ripercorre le orme della poetessa dedicando al suo mondo un libro particolare.
L’Antonia è un viaggio nelle passioni della Pozzi: Milano, la montagna e la scrittura.
Cognetti mescola nelle pagine del libro la sua voce con quella di Antonia, una ragazza milanese innamorata ella montagna.
La poesia incontra le lettere che la giovane poetessa inviava ai suoi interlocutori .
Nella solitudine e nel tormento della sua poesia la Pozzi specchia la sua anima, si mostra nuda e fragile davanti al terribile vuoto che non riesce a colmare.
Soltanto tra le sue montagne, la Grigna, le Dolomiti e il Cervino, trovava rifugio e calma e la forza di scrivere.
Tutto quel silenzio la portava a cercare le parole perché, come giustamente osserva Cognetti, scrivere è stato così urgente per lei, così connaturato al suo sentire e pensare.
Attraverso i diari, lettere, poesie e foto e grazie al commovente racconto di Paolo Cognetti, Antonia Pozzi rivive in queste pagine con la sua poesia colma di grazia e di ferite.

«Non so: non ho mai provato forte come in questi giorni il senso di essere trasportata da una corrente violenta, ad una tensione altissima. E, nello stesso tempo, mai avuto così solido il senso della personalità e della responsabilità. Mi sento un destino».

Così scrive Antonia il 10 settembre 1937, la donna e la poetessa che si sente destino prima della caduta nell’eternità del buio.

ANTONIA POZZI è nata a Milano nel 1912. È stata poetessa, fotografa e alpinista. Ha frequentato la facoltà di Lettere e si è laureata in Estetica con Antonio Banfi, ha girato l’Europa ma ha amato soprattutto Pasturo, ai piedi della Grigna, dove suo padre aveva comprato una casa. È lì che ha messo la prima volta le mani sulle rocce, è lì che ha scritto molti dei suoi versi, è lì che ha trascorso il tempo straordinario delle sue poche estati. Ha amato molto anche le Dolomiti e il Cervino, la musica classica, la lingua tedesca, i bambini. Ha messo fine alla sua vita nel dicembre del 1938, in un fosso a Chiaravalle, nella periferia sud di Milano. Le sue poesie sono state pubblicate postume e solo allora è stata riconosciuta tra i grandi poeti italiani del Novecento.

PAOLO COGNETTI è nato a Milano nel 1978. Ha cominciato a scrivere giovanissimo, nel frattempo ha provato a fare molte altre cose: il matematico, il documentarista, il cuoco in un ristorante di montagna. A ventisei anni, l’età a cui Antonia Pozzi moriva, ha esordito con la sua prima raccolta di racconti. Con Le otto montagne (Einaudi, 2016) ha vinto il Premio Strega ed è stato tradotto in tutto il mondo, mentre l’ultimo libro è Senza mai arrivare in cima (Einaudi, 2018). La sua montagna è la Valle d’Aosta, in particolare le valli del Monte Rosa, dove ha aperto un rifugio.