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:: Hotel Silence di Auður Ava Ólafsdóttir (Einaudi 2018) a cura di Michela Bortoletto

17 aprile 2018
Hotel silence

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Che fare se a quasi quarantanove anni ti ritrovi divorziato, con un padre morto alla tua stessa età, una madre la cui memoria appare e scompare e scopri che tua figlia di ventisei anni in realtà non è tua figlia? Jónas, il protagonista di questo romanzo entrato nella cinquina dei finalisti al Premio Strega Europeo, è un quarantanovenne la cui vita di colpo perde ogni punto di riferimento: il divorzio e la scoperta del segreto legato alla nascita della figlia fanno scomparire in lui ogni certezza. Jónas, che nella vita aggiusta le cose, si trova di colpo a dover aggiustare la propria esistenza. Ma Jónas si sente sopraffatto, non riesce più a riconoscersi, perde il senso della vita e decide quindi di porvi fine prima chiedendo il fucile al suo vicino, poi pensando di agganciare una corda al soffitto. Ma un dettaglio lo blocca: il suo corpo potrebbe essere trovato dall’amata figlia. E allora decide così di lasciare il Paese per andare a morire il più lontano possibile scegliendo come meta un luogo appena uscito da una violenta e sanguinolenta guerra. Arriva così all’Hotel Silence, un vecchio albergo recentemente riaperto, gestito da un fratello e una sorella, che al momento ospita solo altri due ospiti: un’attrice e un uomo. Poco importa a Jónas se la stanza che gli hanno assegnato ha qualche problemino con l’acqua calda, la carta da parati alle pareti si sta scollando e la lampadina va a intermittenza : niente potrà distoglierlo dal suo scopo. Niente tranne Mai, la ragazza che gestisce l’albergo insieme al fratello Fífí. Niente tranne Adam, figlio di Mai, il cui padre è stato barbaramente ucciso in guerra. Niente tranne il proprietario della locanda in cui pranza che gli chiede aiuto per costruire una porta. Ninete tranne la ristrutturazione di una casa per le donne. Niente tranne la fiducia che tutte queste persone cui la guerra ha portato via tutto sembrano porre in lui. Ed è così che Jónas si ritroverà a ricostruire un paese per ritrovare sé stesso.
Hotel Silence è il racconto di come si possa sempre trovare una ragione, una motivazione per andare avanti nonostante le difficoltà che la vita ci pone. È un romanzo essenziale, che non si dilunga in descrizioni di particolari ma porta avanti la storia attraverso le azioni e le richieste dei protagonisti secondari che salveranno, forse, la vita di Jónas.

Auður Ava Ólafsdóttir è nata a Reykjavík nel 1958. Ha insegnato Storia dell’arte ed è stata direttrice del Museo dell’Università d’Islanda. Per Einaudi ha pubblicato Rosa candida (Supercoralli 2012, Super ET 2014; tradotto in tutti i maggiori paesi europei e negli Stati Uniti), La donna è un’isola (Supercoralli 2013, Super ET 2014), L’eccezione (Supercoralli 2014, Super ET 2015), Il rosso vivo del rabarbaro (Supercoralli 2016) e Hotel Silence (2018).

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Si ringrazia Gaia e Carla dell’ Ufficio Stampa Einaudi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Mi manca il Novecento – Un genio di nome Boris Vian a cura di Nicola Vacca

17 aprile 2018

VianBoris Vian, nello spirito della migliore tradizione francese, perpetua la serie degli scrittori maledetti.
Tra i più antipoetici poeti francesi, Vian era un personaggio eclettico che spesso fu ignorato dall’editoria ufficiale.
Fu scoperto e amato dai contestatori del maggio francese che videro in lui l’uomo nuovo capace di preparare l’avvento di una società governata dall’immaginazione poetica piuttosto che dal profitto.
Tra i suoi libri più belli è immaginifici c’è appunto La schiuma dei giorni, romanzo surreale, dolce e pirotecnico, surreale fiaba d’amore e feroce denuncia del conformismo, piena di invenzioni che fanno ridere e piangere.
Questo libro è il capolavoro di un genio ventisettenne.
Boris Vian era davvero un genio che non si preoccupava di scandalizzare, anzi la sua penna affondava nel torbido di una società ipocrita per scoprire i nervi dei benpensanti.
Con il romanzo Sputerò sulle vostre tombe fu condannato per offesa della morale e distrutto dalla critica. Il libro fu censurato ma in pochi giorni divenne un best –seller.
Nella poesia si sente davvero un uomo libero che si diverte a reinventare la parola per muover l’attacco al mondo con le sue costruzioni incongrue.
Il suo fare poetico si tiene lontano dall’intimo e dall’autoreferenzialità lirica. I suo versi uccidono l’esibizionismo dell’ego.
Quando nel 1946 pubblica Cantilènes en Gelée Vian non è ancora conosciuto. Ma leggendo i dodici pezzi che costituiscono il libro subito ci si rende conto che sta nascendo un autentico antipoeta di nome Boris Vian.
Versi come intelligenti parodie che negano atmosfere poetiche per azzardare un scomoda lettura del reale e soprattutto inventano situazione assurde che creano capovolgimenti incredibili e radicali.
Le opere di Boris Vian scaturiscono da una meditazione sofferta sulla crisi di una società e di una morale lacerati nel loro intimo. La sua penna si scaglia sempre contro la corruzione e l’ipocrisia. La sua prosa sempre eccentrica non smette mai di essere provocazione: una rivolta nei confronti del mondo che respinge e non include.
Boris Vian è soprattutto un uomo libero che rifiuta il compromesso, ed è proprio nella libertà e nella ricchezza della povertà troverà il senso profondo e vitale dell’esistere.
Per Boris la vita è come un dente, così scrive in una bellissima poesia tratta dal libro Non vorrei crepare, che si guasta e si cura. Ma per essere veramente guariti «Bisogna strapparlo, la vita».
Vian, poliedrico individuo geniale, nella sua breve vita ha dissacrato il mondo. Eclettico e patafisico e con in mano un mazzo di chiavi dell’assurdo come pochi ha indagato le profondità dell’attività umana.
Lo ha fatto in maniera insolita, evitando etichette e definizioni, distruggendo le gabbie e le accademie e soprattutto vivendo nell’assoluta povertà di uomo libero.

:: Come aumentare i commenti nel vostro blog

17 aprile 2018

bny

Innanzitutto è bene precisare che non sono un guru del blogging o una dispensatrice di formule miracolose, vi parlo unicamente della mia esperienza e di cosa ho imparato in questi 10 anni. Sono punti di vista personali sempre nell’ottica che una cosa che funziona per me non è detto che funzioni per te, soprattutto i fattori sono così molteplici che è bene fare questi distinguo. Se comunque sei qua, e leggi questo articolo, sicuramente consideri i commenti un bene, un valore aggiunto per il tuo blog e sei pronto a impegnarti a lavorare perché siano più numerosi, più vari, più interessanti e perchè no, divertenti.

Non è facile, diciamolo subito, raccogliere una community di commentatori che apportino reali contributi alla discussione (la concorrenza dei social è soverchiante) e soprattutto tornino, devono trovare un’ ambiente piacevole, amichevole, serio, e nello stesso tempo non spocchioso. Tu sarai sempre il padrone di casa, l’ospite che deve vigilare che le cose funzionino, ma non vengono a corte, intimiditi e servili. I commentatori hanno opinioni, che possono essere diametralmente opposte alle tue, e questo lo devi accettare, sempre seguendo le norma naturalmente della buona educazione e se qualcuno le viola, bisogna intervenire prontamente. Regole fisse, di buon senso, valide per tutti. Magari scrivendo una policy dedicata ai commenti e pubblica.

Chiarito questo se lanciate dei segnali in questo senso, insomma che gradite i commenti sul vostro blog, dovete considerare alcuni fattori:

  1. prima di tutto il tempo. Se non avete tempo, di rispondere a tutti, di vigilare sulle regole della community di commentatori, di interagire pubblicamente con persone che a volte vogliono solo mettervi in difficoltà (alcuni personaggi così li ho incontrati, non spesso, ma ci sono), bene allora o chiudete i commenti, o non date quei segnali di cui parleremo in fine, che indicano ai vostri lettori che commentare sul vostro blog è bello, costruttivo, e arricchisce.
  2. seconda cosa la voglia. Se lo fate sotto sforzo, solo perchè così fan tutti, perché vi hanno detto che tanti commenti tanto onore, che un blog senza commenti viene scansato dalle aziende come la peste etc… bene per voi sarà una via crucis, i lettori lo percepiranno e non dovrete preoccuparvi perché davvero in pochi commenteranno.
  3. terza cosa evitare la disperazione. Se chiedete commenti a destra e a manca, ossessivamente, vi assicuro che l’effetto è l’ opposto. I commenti devono essere spontanei, naturali, la gente, i lettori devono essere felici di commentare sul vostro blog perché ci siete voi, perché ci sono altri commentatori interessanti e intelligenti, perché si impara qualcosa, perché si cresce, perché si passa del tempo di qualità, senza paura di venire aggrediti (per le proprie idee) offesi, derisi.
  4. evitare come la peste di fare tecniche di sabotaggio da guastatori nei blog degli altri per creare zizzania, flame, con il losco obbiettivo di azzerare la concorrenza. Perderete tempo, e per quanto lo farete sotto mentite spoglie, se venite scoperti, beh non sto io a dirvi cosa succederebbe. Occupate invece il tempo per scivere commenti di qualità, divertenti, positivi, unici come siete voi, che vi caratterizzino e distinguano da tutti gli altri. Certi blog è bello frequentarli perché ci sono i commenti, alle volte tanto belli da leggere quanto il post che li ha generati.
  5. evitare come la peste i subdoli giochetti psicologici, (dal ricatto morale, al puntare sulle debolezze altrui, al proponi un’ alternativa, le difese cedono e una cosa la fa). Le scuole di marketing sono piene di guru del lato oscuro, che vi insegnano a manipolare gli altri, e di tecniche ce ne sono parecchie, e funzionano, poi dannazione, ma i lettori non sono cavie, sono vostri amici. Non giocate coi loro sentimenti, con le loro fragilità o con la fiducia che pongono in voi.

Parlavo poi dei segnali da inviare, il primo il più immediato è quello di invitare a commentare, ma in modo easy, (già prima vi ho indicato le derive da evitare) naturalmente da solo non basta, ma è un inizio.

Lasciare nei vostri articoli domande aperte, stimoli di discussione. Se fate blocchi di testo granitici dove voi siete la verità, senza spazio per nessun contradditorio, è ben difficile che qualcuno si prenda la briga di sgretolare questo muro di cemento. Vi lascerà nel vostro beato isolamento a parlare con voi stessi.

E ultima cosa, forse la più importante divertitevi, siate gioiosi, l’allegria si trasmette. Certo non tutti i giorni sono the best of the year, ma non scaricate la vostra frustrazione sugli altri. I social stanno prendendo questa brutta deriva, voi sul blog avrete dalla vostra, la lentezza e la durata nel tempo (gli articoli e il corollario di commenti) sono sempre disponibili e ritrovabili con motori di ricerca.

E voi? Come avete aumentato i commenti nel vostro blog? (Oh, ve lo chiedo perché mi interessa davvero, e su siate generosi, svelateci i vostri segreti).

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:: La settimana di Torino che legge a cura di Elena Romanello

16 aprile 2018

Torinochelegge

Dal 16 al 23 aprile torna sotto la Mole Torino che legge, la settimana dedicata ai libri in contemporanea con la festa di san Giorgio, san Jordi in Catalogna, diventato nume tutelare a Barcellona e dintorni per chi ama il mondo della carta stampata e ormai un appuntamento irrinunciabile in vista del Salone del libro, per cui ormai è partito il conto alla rovescia.

In programma ci sono tantissimi eventi presso biblioteche civiche e specialistiche, Musei, scuole, librerie: tra i luoghi coinvolti ci sono tutte le Civiche torinesi, la Biblioteca Reale, vari biblioteche universitarie, il centro Binaria Book del gruppo Abele, La Piola di Borgo Vittoria, la Libreria Braccini, la Borgo San Paolo, la Gulliver, i licei Alfieri e D’Azeglio, il Centro studi Piero Gobetti, il Politecnico, il Polo del Novecento, la Cascina Roccafranca, il centro Alma Mater, il Circolo dei lettori, il centro Ladàan delle donne, il Mufant, Museo del fantastico, la Scuola Holden e altri ancora.

Si parte lunedì pomeriggio alle 17 e 30, quando alla Biblioteca Civica centrale verrano premiati i lettori forti delle Biblioteche torinesi. Tra gli altri eventi speciali, ricordiamo domenica 22 aprile con i giri con letture sul tram storico 3104 in partenza ogni mezz’ora da piazza Castello, la proiezione lunedì 23 aprile al cinema Romano con due spettacoli, uno alle 16 e uno alle 20 e 30, del documentario dedicato alla Biblioteca di New York, un seminario alle 17 al Campus ONU in corso Unità d’Italia e un approfondimento presso la Casa Circondariale Lorusso e Cotugno sul leggere in carcere.

Tra gli ospiti di questa edizione si segnalano i nomi di Margherita Oggero, Bruno Gambarotta, Sandra Petrignani, Carlo Greppi, Enrico Pandiani, Rocco Ballacchino, Ilaria Urbinati, Gianrico Carofiglio, Gian Carlo Caselli, Maurizio de Giovanni, Fulvio Gatti, Helena Janeczek.

Il programma completo della manifestazione, con gli incontri nel dettaglio, è disponibile nel sito http://www.torinochelegge.it

:: L’altro addio di Veronica Tomassini (Marsilio 2017) a cura di Giulietta Iannone

15 aprile 2018

L'altro addio

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Dopo la caduta del Muro di Berlino, parlo per intenderci del periodo che va dalla fine degli anni Ottanta del Novecento all’inizio degli anni Novanta, molti ragazzi e ragazze dell’Est lasciarono gli ex paesi della Cortina di Ferro (Germania Est, Cecoslovacchia, Albania, Polonia, Ungheria, Romania etc…) in cerca di fortuna nel nostro edonistico e consumistico Ovest.
Anche l’Italia fu terra di approdo di questi flussi migratori e se molti trovarono una nuova sistemazione legale e favorevole, impiegandosi come badanti, infermieri, taxisti, tecnici informatici, o aprendo piccole attività dal negozietto alimentare sottocasa, a ditte di import export magari verso i propri paesi d’origine, altri finirono nella zona d’ombra della criminalità, dell’accattonaggio o della prostituzione.
Questa marginalità trova dignità letteraria nei libri della siciliana Veronica Tomassini, come in quest’ ultimo L’altro addio, edito da Marsilio.
Della Tomassini ricordiamo già Sangue di cane, caso letterario del 2010, edito da Laurana Edizioni, in cui per la prima volta il personaggio del polacco Slawek prendeva vita nelle pagine di un libro in bilico tra autofiction, e ritratto sociale, che per potenza e asprezza ricorda uno Zolà, dove le storie degli ultimi assumono valenze epiche e universali, non tralasciando i lati più sordidi e dolorosi di una umanità reietta ma sempre umanissima e vera.
Sebbene forse più che al naturalismo francese, forti sono gli echi verso il verismo tutto nostro di scuola siciliana di un Capuana per esempio, per sensibilità e sincerità di intenti, e per il suo assillo continuo verso la malattia e la morte.
Tuttavia la Tomassini si scosta da queste scuole strutturate e teorizzate, per spontaneità e per l’uso prevalente del flusso di coscienza, strumento che nello stesso tempo è la parte più affascinante e il principale limite della sua scrittura.
Limite perché non è facilmente comprensibile da un lettore distratto, privo degli strumenti idonei per capire la complessità della sensibilità dell’autrice, che si espone quasi senza filtri, superando anche alcuni limiti di opportunità per il suo tendere verso l’aderenza al vero (se non fattuale e oggettivo, sicuramente psicologico e morale).
Insomma non è un libro facile, può scoraggiare, se non respingere, ma se si superano questi ostacoli concettuali, allora si può apprezzare con più consapevolezza il coraggio, la fede (sì, anche nella letteratura oltre che nella umanità o in Dio), l’autenticità di questa autrice che ignora mode, atteggiamenti arroganti o scuole di pensiero.
Il suo tipo di scrittura è molto personale, quasi sovversivo: alterna periodi involuti, ad altri molto piani e immediati, proprio seguendo le onde del pensiero.
Il dolore, l’amore, la malattia, la marginalità si aggiungono all’ universale difficoltà del vivere, del comprendere gli altri, del perdonare. Tanto che l’amore tra la ragazza siciliana e il “migrante” (uso con consapevolezza questa parola che ormai quasi per tutti ha un’ accezione unicamente negativa) polacco, acquista in breve tutte le valenze e le sfumature di uno scontro incontro tra due opposti difficilmente conciliabili. Fino al punto che al lettore, terminata la lettura, non restano che due certezze: il loro è un amore senza futuro, e nello stesso tempo destinato a non estinguersi mai. Doloroso e scorticante.

Veronica Tomassini è siciliana, ma di origine umbre, e lei molto puntigliosamente tiene a precisarlo. Giornalista, ama le ambientazioni suburbane, gli outsider, gli immigrati,  gli sfrattati ad oltranza dal sentire borghese. Ama i perdenti perché neanche lei ha vinto mai qualcosa, nella vita in generale. Scrive sul Quotidiano La Sicilia dal 1996. Il suo romanzo d’esordio, Sangue di cane (Laurana 2010) fu un caso letterario. Successivamente ha pubblicato Il polacco Maciej (Feltrinelli Zoom 2012) e Christiane deve morire (Gaffi 2014). A lungo collaboratrice del quotidiano catanese «La Sicilia», dal 2012 scrive per «il Fatto Quotidiano».

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Chiara dell’Ufficio Stampa Marsilio.

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:: Petrademone: l’ultimo libro di Manlio Castagna a cura di Lucrezia Romussi

13 aprile 2018

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Manlio Castagna regista del pluripremiato cortometraggio ‘’Indice di frequenza’’ con Alessandro Haber, vicedirettore artistico del Giffoni Film Festival e dal 2017 anche Direttore Marketing, creative advisor per il Doha Film Institute in Qatar, critico cinematografico per Virgin Radio, docente di Teoria e Tecnica della Sceneggiatura, Neurocomunicazione, Event Manager e Social Media Marketing per il Cinema, scrittore di libri dal successo mondiale come “Pronto soccorso cinematografico per cuori infranti”, ‘’Il Punto di Incontro’’ e ‘’Io e il cane’’, sceneggiatore e regista di svariate opere quali videoclip, documentari, cortometraggi e webseries, nel 2018 ha pubblicato ‘’Petrademone’’ un nuovo romanzo per ragazzi, edito da Mondadori.

Petrademone è ambientato sui monti Lucretili, nella fantastica località di Petrademone. La protagonista è Frida, ragazza rimasta da poco orfana, trasferita in città perché affidata agli zii. La fanciulla, non si ambienta facilmente nel nuovo paese nonostante la zia Cat sia molto dolce, infatti, spesso si abbandona a momenti di estremo dolore in solitudine, ciò nonostante spesso mostra determinazione, carattere e passionalità portando degnamente l’illustre nome che richiama alla mente l’indimenticata pittrice Frida Kahlo. Contemporaneamente, nella misteriosa tenuta dei parenti spariscono gli amati border collie così come tutti gli altri cani della zona. L’adolescente, intanto, incontra Tommy, Gerico e Miriam ragazzi coetanei che, contrastando la sua iniziale diffidenza riescono a renderla più serena. La zia si ammala e ad accudire la ragazza interviene la sorella che la raggiunge con la figlia muta. L’esistenza di Frida si complica poiché da quel momento le vengono imposte dure e insensate regole. Mistero, intrigo, divertimento e avventura sono componenti fondamentali di ‘’Petrademone’’. Questi si riflettono magistralmente, non solo, nell’incredibile intreccio della storia, ma anche nella descrizione minuziosa e suggestiva dei paesaggi: nebbia animata, notti inquiete e giorni immobili trasportano Frida e il lettore in un mondo parallelo malvagio che farà loro intraprendere un’avventura fantastica degna di veri sognatori. Petrademone è un libro ricco di colpi di scena in cui trovano equilibrio vari generi: dal giallo al fantasy. Si rivela, quindi, adatto a incontrare le preferenze dei più svariati lettori e, in questo, Manlio Castagna ha dato ancora una volta segno di ineccepibile bravura. Manlio Castagna con il suo ‘’Petrademone’’ costituisce, senza dubbio, uno tra i tesori d’Italia, del quale la nostra Nazione dovrebbe essere fiera. Quindi, grazie a tutti gli scrittori come lui che credono ancora nell’arte e nella letteratura, perché entrambe rappresentano sicuramente una potentissima arma contro molti mali presenti nel mondo contemporaneo.

:: Scrivere è un piacere?

13 aprile 2018

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Per me senz’altro. Se non lo fosse chiuderei il blog e sceglierei come hobby che so il giardinaggio. Ho un bel giardino che trascuro ignominiosamente per seguire i lavori del blog, dopo tutto.

Mettere insieme parole, seguire il flusso dei pensieri, vedere dove il testo scritto ti porta credo sia uno dei piaceri più intensi che ho provato in vita mia. Superato da ben poche altre cose. Un po’ come il cioccolato, mette in circolo le endorfine e uno si sente meglio. Si sente più felice. Non a caso è citato come uno dei maggiori antidepressivi naturali.

Scrivere mette in moto parti del cervello, che rilasciano sostanze molto simili, ritengo.

Scrivere rende più allegri, soddisfatti, appagati.

E poi è una sfida. Non certo che sia facile. Scrivere implica esercizio, capacità tecniche, costanza, perseveranza, pazienza. Fatto a livello professionale è un vero e proprio lavoro. Costa fatica, sacrifici, delusioni, periodi di buio. Può capitare il temutissimo blocco dello scrittore. Cosa che sto attraversando adesso.

Oltre a scrivere per il blog, recensioni, articoli e interviste, scrivo anche racconti, saggi, romanzi, e attualmente quest’ ultima parte del mio lavoro si è come paralizzata. La scrittura libera, va ancora alla grande, ma la scrittura strutturata, con ricerche, una trama, personaggi già ideati, beh quella attualmente è andata in ferie.

E da parecchi mesi. Cosa che in realtà inizia un po’ a preoccuparmi.

I motivi?

Tanti e tutti reali: la stanchezza, i molti impegni, le preoccupazioni, le priorità (stare troppo sui social?). Ho provato a buttare giù una trama per un racconto giallo, da sviluppare per un’ antologia, e il nulla, il vuoto, il buio più fitto. Devo portare avanti un racconto giallo storico, di cui ho fatto per mesi ricerche di ogni genere, e anche lì, non riesco ad andare avanti. Ho da finire un racconto fantasy cinese, e niente tutto scorre fino a un punto, oltre il niente. Ho un saggio sul blogging da terminare,  rivedere e niente, manco quell’ impegno va avanti. E grazie al cielo che non ho ricevuto anticipi e nè firmato contratti. Forse la mia vena creativa si è inaridita, il mio timore è che arrivi davvero la sindrome del foglio bianco e non riesca più a scrivere nemmeno articoli per il blog, recensioni, ideare domande per le interviste.

Che fare in questi casi? Il consiglio più diffuso è: leggere, ascoltare musica, guardare film, raccoglier input insomma, poi qualcosa alla fine dovrebbe sbloccarsi, almeno spero.

Premesso questo, scrivere resta un piacere, uno dei pochi con ben poche controindicazioni, e piuttosto a buon prezzo. Mal che vada serve un foglio di carta e una bic blu.

E voi che ne pensate? Scrivere è un piacere? Cosa fate quando la vostra vena narrativa si inaridisce? Rispondete nei commenti, sarò felice di iniziare una discussione con voi. Ah, e poi comunque c’è sempre il giardinaggio.

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:: Un atomo di verità – Aldo Moro e la fine della politica in Italia di Marco Damilano (Feltrinelli 2018) a cura di Nicola Vacca

12 aprile 2018

Un atomo di verità. Aldo Moro e la fine della politica in Italia

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Ha ragione Marco Damilano. Il 16 marzo 1978 in via Fani è avvenuta la fine della politica.
Questa è la tesi che il direttore de l’Espresso sostiene nel suo libro Un atomo di verità. Aldo Moro e la fine della politica in Italia.
Non un saggio storico, neppure un romanzo, ma un viaggio nella memoria.
Sì, proprio così Damilano ama definire il suo libro.
Un viaggio che inizia con un ricordo personale nitido che lo riguarda.
L’autore racconta che quella mattina, venti minuti prima della strage brigatista in Via Fani, lui bambino passò con il pulmino che lo portava a scuola da quel luogo che avrebbe completamente cambiato la storia politica d’Italia.
«Quel giorno sono diventato grande», scrive Marco Damilano all’inizio del suo viaggio nella memoria di un romanzo della Nazione che proprio il 16 marzo 1978 ha visto i suoi ideali soccombere nel sangue.
Via Fani è stato il luogo del nostro destino e il sequestro di Aldo Moro ha segnato la fine della Repubblica dei partiti.
Marco Damilano con una prosa ricca di suggestioni scrive un memoir, prestando attenzione alle carte personali di Aldo Moro finora rimaste inedite, non trascurando nulla di quel periodo drammatico.
Interessante nel libro l’approfondimento che Damilano dedica ai protagonisti della vita culturale che in quegli anni intervennero su Moro, primi fra tutti Pasolini e Sciascia.
Giorni tragici quelli del sequestro e del delitto di Aldo Moro. Uno dei periodi più bui della storia repubblicana che è stato fatale alla nostra Repubblica. Soprattutto ne ha decretato la morte attraverso la fine della politica e dei partiti.
Dopo la morte di Moro questo è molto altro è accaduto. Damilano lo scrive nel suo libro senza giri di parole:

« La fine della Repubblica dei partiti, rappresentativi della società in ogni sua piega, e l’emergere di leader, partiti e movimenti, forze che si proponevano di rappresentarsi da soli, seguendo “ il moto indipendente delle cose” che portava all’annullamento della politica».

La Repubblica ha cominciato la sua agonia il 16 marzo 1978 e poi il 9 maggio con l’assassinio da parte delle Brigate Rosse di Aldo Moro. E terminò il giorno del lancio delle monetine contro Bettino Craxi.
Ma l’agonia continua oggi che il narcisismo ha preso il sopravvento e quella che chiamano politica non coltiva più la speranza, ma la paura dei cittadini e la loro rabbia.
Marco Damilano è lucido nella sua analisi e fa bene a usare parole così dure.
È interessante leggere le motivazioni che hanno spinto il giornalista a scrivere questo libro, a intraprendere questo viaggio nella memoria individuale e collettiva.
Damilano, perso nelle lettere di Moro, nei ritagli stampa e nelle foto dell’epoca, vuole strappare Aldo Moro al caso Moro, restituirlo ai suoi pensieri di professore universitario, di uomo politico e soprattutto di persona, farlo uscire libero dalla prigione delle Brigate Rosse, dove lo hanno confinato i suoi nemici, ma anche chi nel suo nome ha giocato una partita di potere e chi lo ha dimenticato.
Il viaggio della memoria di Aldo Moro per capire anche dove la politica italiana si è bloccata definitivamente.
Ancora oggi Via Fani è uno scenario vuoto, ma è anche il luogo collettivo del nostro destino. A distanza di quaranta anni quello che manca è un atomo di verità.

«Muore ignominiosamente la Repubblica. / Ignominiosamente la spiano / i suoi molti bastardi nei suoi ultimi tormenti»

scrisse il grande poeta Mario Luzi nei versi tragici di Al fuoco della controversia nel 1978.
Il 16 marzo di quaranta anni fa è stato il giorno più lungo della Repubblica.
Marco Damilano nel suo (e nostro) viaggio nella memoria, oggi che la politica non è più orizzonte di senso ma narcisismo e nichilismo, invita noi tutti a non smettere di credere che la nostra Repubblica possa tornare a essere una democrazia adulta, ad avere fame di giustizia, sete di un atomo di verità, che come diceva Aldo Moro, è più resistente di milioni di voti.

Marco Damilano (Roma, 1968), giornalista, è il direttore del settimanale “l’Espresso”. Tra le sue ultime pubblicazioni: Eutanasia di un potere. Storia politica d’Italia da Tangentopoli alla Seconda Repubblica (Laterza, 2012); Chi ha sbagliato più forte. Le vittorie, le cadute, i duelli dall’Ulivo al Pd (Laterza, 2013); La Repubblica del selfie. Dalla meglio gioventù a Matteo Renzi (Rizzoli, 2015); Processo al nuovo (Laterza, 2017). Ha curato Missione incompiuta. Intervista su politica e democrazia di Romano Prodi (Laterza, 2015) e partecipa alla trasmissione “Propaganda Live” su La7. Per Feltrinelli ha pubblicato Un atomo di verità. Il caso Moro e la fine della politica in Italia (2018).

Source: libro del recensore.

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:: L’edizione 2018 di Torino Comics, a cura di Elena Romanello

12 aprile 2018

torino-comics-2018

Dal 13 al 15 aprile torna al Lingotto Torino Comics, per l’edizione primaverile, quella che dovrebbe essere la più importante e amata.
In quest’ultimo anno si è parlato molto, con toni non sempre simpatici ma provocati da situazioni indubbiamente non belle, di Torino Comics, dopo la deludente edizione di aprile 2017, tra esclusioni arbitrarie di realtà adorate dai fan come il Quartiere giapponese, spazio eccessivo dato agli youtuber e dati relativi ai biglietti venduti falsati.
Vedendo il programma di questa edizione si nota però il tentativo di provare a fare qualcosa di più pertinente con i fumetti, un percorso lungo e difficile anche perché con le passate gestioni ci sono stati allontanamenti di case editrici e espositori per motivi di soldi e non solo, anche se purtroppo rimane lo spazio dedicato agli youtuber, anche se per fortuna con meno star del genere rispetto all’anno scorso.

Come l’anno scorso, anche quest’anno Torino Comics si svolgerà nei padiglioni 2 e 3 di Lingotto Fiere, all’interno quindi di uno spazio di 30 mila metri quadrati: il padiglione 3 accoglierà l’area commerciale, con fumetterie, autoproduzioni, case editrici anche di libri, distributori, gadget e oggettistica, mentre il padiglione 2 conterrà le aree su youtuber, cosplay e entertainment, senza più il non riuscitissimo quartiere medievale del 2017 e con probabilmente nemmeno le fracassone esibizioni dell’Umbrella.
Quest’anno tornano a Torino Comics, ed è una gran bella cosa, case editrici importanti, che da anni hanno preferito venire sotto la Mole per il Salone del libro ma non per l’evento sui fumetti, come Tunuè, BD, Magic Press, Shockdom, Dark Zone, No lands Comics, Cronaca di Topolinia, con la conferma di Star Shop distribuzione, che porterà le pubblicazioni di Panini, Star Comics e Kappalab.

Tra gli eventi in programma, oltre alle due gare cosplay di sabato e domenica pomeriggio, ci saranno varie anteprime, come sabato pomeriggio nello spazio Agorà i due autori Davide Furnò e Giovanni Marinovich che presentano la nuova uscita Il Corvo: Memento Mori (Edizioni BD), Planet dead, edito da Cronaca di Topolinia e scritto a quattro mani da Stefano Bonazzi e Luciano Costarelli e Healing Blood di Dark Zone ideato da Candida Corsi e Lavinia Pinello.

Tornano anche dopo una vergognosa assenza i bravissimi doppiatori italiani, con le voci dei supereroi Marvel Massimiliano Manfredi (Voce di Thor), David Chevalier (Loki), Paolo Buglioni (Nick Fury), Francesca Fiorentini (Virginia “Pepper Potts”) che incontreranno il pubblico domenica alle 11.

Inoltre non mancheranno i seminari della Scuola di Comics e altri momenti di approfondimento, con workshop in tema su argomenti come il ritratto fantasy, la prospettiva, l’impaginazione di un fumetto, fare i fumettisti come lavoro e tanto altro ancora. Tra gli altri ospiti ci saranno Paolo Eleutieri Serpieri, creatore di Druuna, Paolo Mottura, autore Disney presente anche con una mostra con cui ha reinterpretato i classici del cinema con Paperi e Topi, Don Alemanno e Boban Pesov, acclamate mente dietro all’irresistibile NaziVegan Heidi.

Il Quartiere giapponese continua ad essere il grande assente, ma i torinesi non devono disperare, perché sarà il grande protagonista di Turin Toys, evento del 21 e 22 aprile a Torino Esposizioni, dove i giocattoli e i giochi di ruolo saranno affiancati da stand e eventi in tema con i manga e il Giappone, con particolare attenzione ai quarant’anni di Goldrake.

:: Contro corrente di Alice Keller (Sinnos editore 2017) a cura di Viviana Filippini

11 aprile 2018

Contro corrente

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A volte abbiamo dei sogni, e non sempre è facile realizzarli, ne sa qualcosa Emily, protagonista di “Contro Corrente” libro di Alice Keller, illustrato da Veronica Truttero, edito da Sinnos. La storia è quella di Emily nata nel XX secolo e della sfida che deve affrontare per far accettare alla sua famiglia il suo voler nuotare. Il tutto nasce dalla venerazione che Emily ha per la cugina Gertrude, esperta nuotatrice. Non a caso, mentre le sue sorelle si dividono tra vestiti e trucchi, Emily fa il possibile per imparare a nuotare come fa la cugina. La protagonista dovrà affrontare la ritrosia e le paure della madre, che farà il possibile per impedirle di nuotare e dovrà sfidare anche i pregiudizi del tempo che consideravano un po’ fuori luogo vedere una donna nuotare libera nell’acqua. Ad un certo punto i genitori di Emily cominceranno a cambiare idea quando verranno a sapere delle imprese sportive delle nipote Gertrude: una campionessa di nuoto medagliata pronta attraversare tutta sola soletta la Manica. Questo entusiasmo per Gertrude sarà l’elemento vincente per Emily, che potrà continuare ad esercitarsi al nuoto fino ad imparare ad essere una brava nuotatrice, per attraversare il lago vicino a casa e far vedere a tutti quanto vale. Emily, protagonista di “Contro corrente” è un personaggio nato dalla fantasia di Alice Keller, perché effettivamente non si sa se Gertrude Ederle avesse una cuginetta di nome Emily con la passione per il nuoto. Emily è quindi una figura letteraria, ma è importante, in quanto attraverso lei, attraverso la sua voglia di imparare, il piccolo lettore può conoscere la tenacia e la voglia di mettersi in gioco della piccola protagonista e, allo stesso tempo, la figura vera e reale della Ederle. Gertrude Ederle nacque a New York nel 1905, partecipò alle Olimpiadi di Parigi del 1924 e nel 1926 decide si attraversare la Manica, dopo averci provato nel 1925 ed essersi fermata per un malore. Gertrude riuscì nell’impresa e qui 14 ore e 34 minuti di nuoto per attraversare il canele tra Inghilterra e Francia rimase un record imbattuto fino al 1940. Questo mettersi in gioco e volercela fare a tutti i costi è quello che spinge Emily a voler imparare a nuotare e a non scoraggiarsi mai. “Contro corrente” di Alice Keller racconta, grazie anche alle immagini equilibrate e ed eleganti di Veronica Truttero, una storia tutta al femminile, nella quale una ragazzina prende a modello la cugina più grande non solo per l’amore per il nuoto, ma per far capire agli altri che la circondano che devono accettarla per come lei è e non per come vorrebbero che lei fosse. Un libro per raccontare la sfida ai pregiudizi, per valorizzare il coraggio e l’unicità del singolo e per sentirsi liberi di esistere.

Alice Keller nasce a Bologna nel 1988. Dopo un periodo trascorso tra il teatro e la musica, ha inizato a occuparsi di scrittura per bambini e ragazzi. È autrice di “Hai preso tutto?” (Sinnos 2015, ill. Veronica Truttero) e “Di becco in becco” (Sinnos 2016, ill. Veronica Truttero), “Nella pancia della balena” (Camelozampa 2017). Nel 2015 ha aperto, insieme a due socie, “Momo”, libreria per bambini e ragazzi a Ravenna.

Veronica Truttero ha fatto studi in Accademia di Belle Arti e artistici. Ha lavorato nel mondo dei costumi per il teatro e ha sempre desiderato diventare illustratrice. Tra i libri illustrati:“Hai preso tutto?” (Sinnos 2015, ill. Veronica Truttero) e “Di becco in becco” (Sinnos 2016, ill. Veronica Truttero)

Source: acquisto del recensore.

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:: Il Regno del male di Sandro Ristori (Newton Compton Editori 2018) a cura di Elena Romanello

11 aprile 2018

Il regno del male

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Spesso ci si lamenta delle poche proposte di autori italiani nel genere fantasy, spesso si dice anche che forse non siamo così bravi a scrivere questo tipo di storie, ma si può sempre scoprire qualcosa di nuovo, perché chi scrive fantastico c’è anche alle nostre latitudini, non copiando per forza modelli stranieri.
Come il primo libro di una nuova saga in tema scritta da Sandro Ristori, Il regno del male, che porta in un mondo in cui ci sono echi di Joe Abercrombie e Terry Goodkind, spietato e senza speranza, in preda a guerre, carestie, epidemie e pregiudizi che si traducono in discriminazioni, omicidi e altri comportamenti disumani.
Secondo un’antica leggenda, chi manifesta durante l’adolescenza una macchia particolare sulla pelle, visibile solo da un mago con una fiamma e chiamata il Segno, è maledetto e va esiliato, mentre sua madre va condannata ad un supplizio crudele in un lago vicino al villaggio, dove resta immersa finché non muore.
Questo è quello che capita ai due protagonisti, Kausi e Coral, due vite spensierate con qualche ombra fino al momento in cui scoprono di essere maledetti: devono lasciare il loro villaggio, valicare le Grandi Paludi, da dove nessuno è mai tornato e inoltrarsi in una terra di cui si parla solo nei miti e nelle leggende. Ma forse, lontani da un mondo che li ha traditi, potranno scoprire nuovi modi di vivere e persone simili a loro con cui ricominciare a relazionarsi, in un mondo che comunque si presenta senza speranza.
Infatti tutto il Regno in cui vivono anche i due ragazzi è in ginocchio: da ovest sta arrivando una terribile pestilenza che sta devastando interi territori uccidendone gli abitanti, il re è da sempre troppo debole per opporsi agli intrighi degli avidi duchi della sua corte, mentre i barbari premono sui confini del nord e a sud stanno arrivando migliaia di profughi in fuga dalla fame e dalla guerra. E non ci sono solo queste vicende da raccontare, ma anche quella di Rakha, ragazza dotata di strani poteri, che in passato ha incrociato la strada dei due ragazzi esiliato e che ora ha nelle sue mani l’erede del duca di Courtenaray.
Una storia incalzante, raccontata al presente come una cronaca di guerra di oggi, dove l’elemento fantastico alla fine non è predominante, rispetto ad una metafora del mondo reale, tra discriminazioni verso il diverso, migrazioni, guerre, carestie. Un microcosmo cupo e senza speranza, molto più spietato a tratti di Westeros, ma alla fine simile a quello che sta accadendo qui, con una trama comunque appassionante di cui si spera di leggere presto i nuovi sviluppi.

Sandro Ristori è nato a Firenze nel 1982 e vive e lavora a Roma. Scrive, traduce, legge, impagina e immagina libri. Il Regno del male è il primo capitolo di una saga.

Source: inviato al recensore dalla casa editrice, si ringrazia Federica Cappelli dell’Ufficio stampa.

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:: Esce per i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno un piccolo gioiello editoriale di Nicola Vacca e Mario Pugliese “Dal tratto alle parole”

11 aprile 2018

Dal tratto alle parole

Dal tratto alle parole è il tentativo riuscito di un confronto tra due artisti: il pittore e il poeta si sono incontrati e hanno dato vita non solo a un libro, ma anche a un principio: nella cultura e nella vita nessuno si salva da solo. Questo ci hanno insegnato i grandi della letteratura, che qui sono omaggiati dal tratto di Mario Pugliese e dalle parole di Nicola Vacca.

“Dal tratto alle parole, il libro che vi apprestate a leggere, è il frutto della collaborazione tra Nicola Vacca, poeta, e Mario Pugliese, artista. È un omaggio ad alcuni giganti, quasi tutti vissuti nel Novecento, o comunque sofferenti testimoni della modernità, appartenenti a filoni letterari differenti e ad aree geografiche disparate, accomunati dal desiderio mai sopito del fare letteratura a partire da sé, da esperienze difficili, estreme, assurde o labirintiche. Tutti hanno scavato nel cuore malato dell’uomo: Emil Cioran, Federico Garcia Lorca, Fernando Pessoa, Cesare Pavese, Italo Calvino, Albert Camus, Edgar Allan Poe, Charles Bukowski, Virginia Woolf, Alda Merini, Wisława Szymborska, Simone Weil, Marcel Proust, Boris Pasternak, John Fante, Jorge Luis Borges. (…) Un viaggio rapido e incisivo tra i ritratti di scrittori e poeti che si sono opposti all’imperativo massificante del quieto vivere e si sono donati al demone della scrittura, spillando inchiostro dalle proprie vene”.

Dalla prefazione di Alessandro Vergari

“Sono orgoglioso di pubblicare questo lavoro – dichiara l’editore Stefano Donno – perché è un dono straordinario all’arte e alla letteratura in una perfetta simbiosi di linguaggi che si contaminano: quelli della poesia di Nicola Vacca e quelli del segno del maestro Mario Pugliese. Emil Cioran, Federico Garcia Lorca, Fernando Pessoa, Cesare Pavese, Italo Calvino, Albert Camus, Edgar Allan Poe, Charles Bukowski, Virginia Woolf, Alda Merini, Wisława Szymborska, Simone Weil, Marcel Proust, Boris Pasternak, John Fante, Jorge Luis Borges. Questi sono i grandi nomi da cui nasce la collaborazione tra Nicola Vacca e Mario Pugliese. Il risultato è un piccolo gioiello editoriale”

Nicola Vacca è nato a Gioia del Colle, nel 1963, laureato in giurisprudenza. È scrittore, opinionista, critico letterario, collabora alle pagine culturali di quotidiani e riviste. Svolge un’intensa attività di operatore culturale, organizzando presentazioni ed eventi legati al mondo della poesia contemporanea.

Mario Pugliese, classe 1964, diplomato al liceo artistico di Bari si specializza a Udine in grafica pubblicitaria. Collabora con diversi artisti e musicisti alla divulgazione dell’arte e della musica come strumento di comunicazione. È presidente dell’associazione “Artensione” e direttore artistico di “Spaziounotre” a Gioia del Colle dove risiede e lavora.