:: Tra nevi ingenue, Paola Baratto, (Manni Editore 2016) a cura di Viviana Filippini

3 giugno 2017 by
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“Tra nevi ingenue” è l’ultimo libro di Paola Baratto edito da Manni editore. Più che un romanzo, il libro è una galleria letteraria composta da tanti piccoli quadri di parole che raccontano pezzi di vita, spazio e tempo. Leggere il libro di Paola Baratto è entrare dentro a degli scatti istantanei delle vite dei diversi personaggi che caratterizzano tutta il testo. Se dovessi fare un elenco quello che si trova tra le pagine ecco sono persone, ambienti diversi, ricerca di un senso e di pace descritti con uno stile essenziale, elegante e comunicativo. Paola Baratto ha un linguaggio diretto, che non si perde in fronzoli descrittivi, perché quello che intende fare è carpire l’attenzione del lettore e trascinarlo all’interno del frame narrativo presente nella pagina. Si potrebbe dire che è uno stile minimalista, ma il minimalismo della Baratto è carico di colori ed emozioni alle quali è impossibile rimanere indifferenti. Dodici brevi racconti e cinque poesie nei quali gesti, colori, suoni, aromi e condizioni atmosferiche si mescolano alla perfezione trascinando il lettore dentro a vite altrui che, proprio grazie all’atto della lettura, rivivono e permettono al fruitore di ritrovare un po’ di se stesso nei diversi personaggi presenti nell’impianto narrativo. Sei donne e sei uomini, lì pronti a prenderci per mano e portarci con loro nei luoghi dove hanno trovato la propria condizione ideale di esistere, perché ognuno di loro ha un personale paesaggio dove si sente davvero in pace e a casa, anche se in alcuni casi si ha come la sensazione che il panorama sia una vera e propria ossessione. Per esempio c’è Mara innamorata degli altipiani e delle brughiere, perché spazi sconfinati e immensi. Arriva poi Bruno che calamita il suo interesse in un piccolo cortile (casa di parenti) delimitato da alti muri che lo rendono una sorta di locus amoenus protetto dalla caotica città. Ben diversi i bisogni di Emilia, che ama camminare sulle strade irte, non tanto per vedere il verde dei boschi, ma per sentire la consistenza della Terra Madre sotto i piedi. Se ci sono personaggi alla ricerca di luoghi specifici, ci sono quelli che come Vittoria partono in vero e proprio pellegrinaggio in tutti i posti che le ricordano i libri più amati che ha letto. Altri, come Camilla, trovano conforto solo passeggiando nei chiostri (portoghesi, spagnoli, bretoni o francescani) o Viola, che usa Google Maps per andare a cercare i tanti territori dove è stata, ma che ha lasciato per sempre. In “Tra nevi ingenue” Paola Baratto dipinge, perché leggendo del personaggio e della sua storia, essi prendono forma nella mente del lettore come un rapido schizzo. Quella della Baratto è un’umanità umile che ama e le piccole cose del vivere di ogni giorno, animata allo stesso tempo da un concentrato di sentimenti ed emozioni che ribollono nei cuori e negli animi del genere umano che trova pace nei propri luoghi del cuore.

Paola Baratto nasce a Brescia, in una famiglia con radici in più regioni d’Italia. All’inizio degli anni Ottanta comincia, come tanti, a scrivere poesie. L’idea di quello che sarà il primo romanzo nasce durante un viaggio in Irlanda nell’estate del 1989 e sboccerà in “La cruna del Lago – Tír na n Og” (1994, Ermione). Nel 1995 Paola Baratto inizia una collaborazione con la pagina culturale del “Giornale di Brescia”, quotidiano per il quale ancora oggi scrive elzeviri. Diventa giornalista pubblicista. Nel 1998 pubblica la fiaba d’ambientazione gallese “Mac y Moc cantava i sogni”. Nell’ottobre dello stesso anno la Baratto pubblica il suo secondo romanzo, intitolato “Finisterre (Zanetti ed.). Nel novembre 2000 pubblica il terzo romanzo, “Di carta e di luce”, sempre per l’editore Zanetti. 2005 Paola Baratto entra nel catalogo della Manni, editrice che pubblica il suo quarto romanzo intitolato “Solo pioggia e jazz”. Nell’aprile 2007 è sempre Manni a dare alle stampe “Carne della mia carne”, il quinto romanzo. Sempre Manni, nel febbraio 2010, pubblica “Saluti dall’esilio”, il sesto romanzo di Paola Baratto. Alla fine del 2011, il Giornale di Brescia affida a Paola Baratto “Conosci Brescia?” Nell’ottobre 2014, nuovamente per Manni, arriva “Giardini d’inverno”.

Source: autrice Paola Baratto.

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:: Il topazio perduto, Daniela Distefano

2 giugno 2017 by

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Nel 1986, quando avevo circa dieci anni,  usciva nelle sale cinematografiche un film: Heartburn – Affari di cuore con Meryl Streep e Jack Nicholson.
Una pellicola d’amore, una coppia scopre di non amarsi più. Lui la tradisce, lei ne prende atto mentre ascolta le conversazioni di alcune signore in un salone di bellezza.
Come la protagonista del film, sfoglio una rivista, ho i capelli frizionati dall’inserviente, ma riesco ad ascoltare i pettegolezzi che finiscono per instillarmi un dubbio: e se anche mio marito mi tradisce?
Ovvio che è così, come non averci pensato prima?
I pezzi combaciano nel mosaico, anch’io mi rendo conto di aver vissuto dentro ad un’ampolla.
Dopo la nascita di Carlotta sono stata assorbita dal suo universo. E poi volevo coronare il sogno dei miei genitori, sarei diventata presto Magistrato.  Il povero marito  era orgoglioso ma anche timoroso.  Forse negli ultimi tempi anche un po’ trascurato, ma non ero e non sono Wonder Woman.
Comunque tutto era una pagina già stampata del mio libro esistenziale.
Poi un pomeriggio, mentre Carlotta riposava saporitamente, ho visto questo film.              Non c’erano segnali di tradimento nella mia coppia, ma non c’erano neanche indizi di passione o sconvolgimento amoroso.
Volevo qualche emozione forte. Gli chiesi di portarmi a cena fuori, Carlotta sarebbe rimasta in casa con nonna Adele.
Lui non fu sorpreso da questa proposta, anzi, lo vidi rivitalizzato e subito passò a me la voglia di uscire.
Credevo che avesse un appuntamento con l’amante e che avrebbe escogitato una scusa per rimandare la serata insieme, ma adesso che avevo vinto il primo round dell’attacco al suo cuore diviso ero inerte come un rifiuto organico dentro la busta del cestino.
La seconda mossa sarebbe stata il controllo giornaliero della sua posta elettronica, dei suoi sms, delle telefonate nello smartphone. Un piano ben articolato.
Non riuscii ad ottenere nulla, solo un pugno di mosche. Ero certa che mi tradisse ma avevo anche il terrore di una conferma. Come se avessi paura di veder sconvolta la mia quotidianità così faticosamente  conquistata.
Dovevo sapere però se i miei sospetti erano fondati, poi ci sarebbe stato tempo per pensare al dopo.
Passarono i giorni, le settimane, i mesi, il mio traguardo lavorativo, la mia vita di mamma chioccia, non mi distolsero dalla rabbia di non riuscire a smascherare la tresca del mio uomo con una donna che a volte immaginavo bellissima, avvenente, elegante, e non sformata come me dopo la maternità e le sue propaggini.
Non era più un’ossessione, era diventato un diversivo. Io dovevo ridare peso alla verità. Lui non era più il compagno perfetto, il marito inappuntabile, la mia spalla familiare. Ma davvero era difficile stanarlo.
Parlargli a muso duro? Dove volevo arrivare? Volevo sul serio metterlo con le spalle al muro senza alcuna prova?
Mi ero rassegnata. Era tutto frutto della mia immaginazione, il film, le chiacchiere dal parrucchiere, tutto creato dalla mia fantasia.
Le persone che vedevo attorno a mio marito erano le stesse da anni; facendo il responsabile di un negozio di computer, elettronica, informatica, aveva un giro di conoscenze perlopiù maschili. Pochissime le donne il cui numero di telefono era stato da lui memorizzato.
Ad alcune avevo pure telefonato di nascosto per sentire la loro voce, per scovare la sensualità di un timbro vocale, ma senza ricavarne alla fine nulla di nulla.
La vita si era fatta più acida. Non parlavamo quasi mai, nessun argomento di condivisione amorosa. Non sapevo più neanche se continuavo ad amarlo o no.         Avevo ideato il suo tradimento perché sommersa dalla noia. Non mi sentivo in colpa, ma neanche ne andavo fiera.
Venne giugno e il due era la Festa della Repubblica. Lui non lavorava. Era la giornata ideale per portare Carlotta in spiaggia, avrebbe raccolto i sassolini e li avrebbe regalati a nonna Adele una volta a casa.
Il lido era pieno di gente al primo mare. Ovunque corpi color mozzarella, come il mio  nel costume nascosto dal pareo gigante.
Carlotta era nel suo elemento, giocava con i suoi giochi di bimba che non ha paura degli spruzzi d’acqua, ero felice anch’io.
Non pensavo di poterlo essere perché credevo di non meritarlo.
Mentre toglievo la carta su cui era avvolto il gelato confezionato di mia figlia,
vidi in lontananza mio marito che parlava con una coppia di conoscenti.
Mi avvicinai meglio. L’uomo era di spalle ma la donna aveva un che di dejà-vu.
Non sapevo dove l’avessi vista prima, forse la moglie di qualche suo amico del passato.
Aveva un’abbronzatura dorata, sembrava una cotoletta impanata al punto giusto, era alta, più alta di me ma non aveva tratti regolari sul viso. Anzi, questo aspetto arzigogolato me la faceva sembrare ancora più intrigante.
Portava sandali e indumenti da spiaggia, però al collo aveva una collana con un ciondolo di topazio.
Ti ricordi, amore, che ti avevo detto anni fa di aver perso i gioielli della nonna e poi di averli ritrovati?
No, tesoro, ma se li hai ritrovati non mi sembra un gran smarrimento.
No, infatti, solo il ciondolo di topazio non c’era più nella scatoletta, ma io neanche me ne ero resa conto, fino ad oggi, quando l’ho rivisto al collo della tua amica.
Lui rimase di pietra, poi disse: non ci frequentiamo più da tre anni. Sta con un altro come hai potuto vedere tu stessa.
Lascialo al collo di lei, mentre io ho deciso tre anni fa di rimanere con te.
Così ho ritrovato il topazio che dopo tanti anni non sapevo neanche di aver perduto.

:: Maigret 11, Georges Simenon, (Adelphi, 2015) a cura di Daniela Distefano

1 giugno 2017 by

2Maigret si mette in viaggio, Gli scrupoli di Maigret, Maigret e i testimoni recalcitranti, Maigret si confida, Maigret in Corte d’Assise.

In questi cinque racconti si articola la fervida immaginazione di Georges Simenon, uno scrittore che alla prolificità della produzione letteraria unisce la qualità di una stesura sempre fresca e avvincente.
Non conta – molto spesso – la trama ma la ragnatela narrativa, l’incastro di pezzi che combaciano con il gusto del lettore avido di arrivare all’ultima pagina senza perdersi in dissertazioni, senza però rinunciare alla meticolosità dei dettagli.
Chi era veramente il personaggio inventato da Simenon? Un commissario, un poliziotto e:

“Un poliziotto, il poliziotto ideale, dovrebbe sentirsi a suo agio in qualunque ambiente..” Era stato Maigret a dirlo, tanto tempo prima, e per tutta la vita si era sforzato di dimenticare le differenze superficiali che esistono tra gli individui, di grattare via la vernice per scoprire, sotto la diversità delle apparenze, l’uomo messo a nudo.

In questa prima storia, Maigret si mette in viaggio, il commissario deve dunque scoprire gli altarini del bel mondo del jet set e non mancano precisioni psicologiche baciate dall’acutezza e penetrazione del ragionare:

Non c’era ancora niente di preciso, ma il commissario aveva la sensazione di stare facendo una scoperta importante. Si trattava di questo, in sostanza: tutta quella gente – e ci metteva dentro i clienti del George V, di Monte Carlo, di Losanna, i Ward, i Van Meulen, le contesse Palmieri, chiunque conducesse un simile genere di vita – , quelle persone dunque, se all’improvviso fossero state gettate nella vita normale, quasi sicuramente si sarebbero sentite perse, indifese, in un certo senso completamente nude, e incapaci, maldestre, fragili come bambini piccoli.

Nel secondo racconto, Gli scrupoli di Maigret, invece, cambia l’acquario delle indagini:

“Di solito prima c’è un delitto, e soltanto quando è stato compiuto dobbiamo cercare il movente. Questa volta abbiamo il movente, ma il delitto ancora no”.

Non mi soffermo a raccontare plot e personaggi di un caleidoscopio umano ritratto con piglio perfetto dall’Autore di questi cinque scrigni; ciò che fuoriesce dal libro è la melodia della suspense, la caparbietà di un tessitore che riesce a mandare in frantumi convenzioni e mentalità stagnanti nei nostri pensieri ristretti. Una società – quella fotografata da Simenon – che rimane chiusa in se stessa, un lago dove galleggiano crimini efferati, testimoni attivi, la vita di una Parigi segreta e misteriosa, autunnale o invernale, la tecnologia di un pensiero capace sempre alla fine di sbrogliare la matassa, o perlomeno di non ingarbugliarla mai. Consiglio di leggere Simenon non solo ai patiti del giallo, ma a tutti coloro che si trastullano con cruciverba, rebus, giochi intellettivi: la sua opera è un monumento all’intelligenza e ci aiuta ad allenarla. Non è poco.

Georges Joseph Christian Simenon (Liegi, 13 febbraio 1903 – Losanna, 4 settembre 1989) è stato uno scrittore belga di lingua francese, autore di numerosi romanzi, noto al grande pubblico soprattutto per avere inventato il personaggio di Jules Maigret, commissario di polizia francese. Tra i più prolifici scrittori del XX secolo, Simenon era in grado di produrre fino a ottanta pagine al giorno. A lui si devono centinaia di romanzi e racconti, molti dei quali pubblicati sotto diversi pseudonimi. La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta Paesi, supera i settecento milioni di copie. Secondo l’Index Translationum, un database dell’UNESCO che raccoglie tutti i titoli tradotti nei Paesi membri, Georges Simenon è il sedicesimo autore più tradotto di sempre e il terzo di lingua francese dopo Jules Verne e Alexandre Dumas (padre) – Wikipedia

Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo l’Ufficio Stampa “Adelphi”.

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:: Se una notte d’inverno un narratore. Viaggio a fumetti nelle opere di Italo Calvino, Gianluigi Pucciarelli/Redhouse Lab (Beccogiallo, 2016), a cura di Maria Anna Cingolo

31 maggio 2017 by
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Se una notte d’inverno un narratore. Viaggio a fumetti nelle opere di Italo Calvino è un graphic novel pensato, scritto ed illustrato in onore di Italo Calvino, considerato oggi l’ultimo degli scrittori classici della letteratura italiana.
Il filone centrale del testo ha come protagonista un uomo dal volto oscurato che rappresenta il lettore, ogni lettore, come me e come te. Il lettore, che durante la storia incontrerà anche la lettrice, vuole leggere la biografia di Calvino ma, proprio come succede nella quasi omonima opera calviniana (Se una notte d’inverno un viaggiatore), il testo che ha davanti si rivela altro da quanto aspettato e spinge la curiosità del protagonista verso una ricerca mai pienamente soddisfatta. Più si ha sete di conoscenza, più il risultato della queste non disseta pienamente. Il lettore si ritroverà a leggere accidentalmente sezioni di altre opere di Calvino, iniziando con Il barone rampante, continuando con Il sentiero dei nidi di ragno, Ti con zero, e Le città invisibili finendo con Il castello dei destini incrociati. Ciascuna di queste parti costituisce un capitolo a sé, intervallato da intermezzi che descrivono l’avventura del lettore e della lettrice alle prese con la loro straordinaria avventura metaletteraria. Ogni capitolo ha un titolo aggiuntivo che lo connota e gli attribuisce una chiave di lettura intelligente: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità, ovvero i cinque titoli delle cosiddette Lezioni americane, un ciclo di conferenze che Calvino fu chiamato a presiedere ad Harvard nel 1984 nell’ambito delle Poetry Lectures ma che per le sue aggravate condizioni fisiche non furono mai tenute, solamente pubblicate postume.
Ideatore di questo bellissimo omaggio ad Italo Calvino è Gianluigi Pucciarelli che, avendo studiato da sceneggiatore, ha avuto fin dall’inizio in mente la congiunzione tra letteratura nel senso più classico ed illustrazione. I disegnatori provengono dal Redhouse Lab, la prima scuola di illustrazione e fumetto lucana e in questo testo si sono divisi equamente il lavoro. Se, infatti, esistono tanti modi di scrivere concentrandosi, per esempio, su uno dei cinque fondamentali sostantivi che danno il titolo ai capitoli del libro, così il disegno può veicolare sensazioni diverse, ponendosi obiettivi precisi e vari. Pertanto, gli stili che avrete modo di incontrare sfogliando queste pagine, sono frutto di un’arte che rimane fedele ai colori del testo, arricchendolo, rendendolo ancora più intellegibile e limpido.
Se una notte d’inverno un narratore è, proprio come afferma il sottotitolo, un vero Viaggio a fumetti nelle opere di Italo Calvino, un percorso senza meta o forse il cui traguardo è il tragitto stesso. La vera conquista, infatti, è non smettere mai di essere curiosi, non saziarsi, non essere satolli di conoscenza perché, senza insuperbirsi come l’Ulisse dantesco, la Verità assoluta è impossibile da raggiungere ma l’avventura che ci avvicina ad essa è un tesoro indescrivibile. Perciò, iniziate a riempire il vostro forziere procurandovi questo volume: se avete già letto l’opera di Calvino, potrete abbracciarla sotto nuove vesti, altrimenti darete inizio al vostro meraviglioso viaggio negli scritti di uno scrittore unico, vero orgoglio della letteratura nostrana.

Gianluigi Pucciarelli vive tra Salerno e Potenza. Tra i suoi libri Gian Maria Volonté sempre per la BeccoGiallo edizioni (2014)

Redhouse Lab è la prima scuola lucana del fumetto e dell’illustrazione che ambisce a costituire un centro di formazione, informazione e produzione nell’ambito della comunicazione per immagini. A questo volume hanno partecipato Gianfranco Giardina, Giulio Giordano, Annamaria Santopietro, Mario Berillo, Rosa Maria Gallone, Alessandra Messina, Marìca Montemurro, Fabio Ponticelli e Carmen Violante.

Suorce: inviato al recensore dall’editore, si ringrazia l’ufficio stampa.

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:: Gli eredi, Wulf Dorn (Corbaccio, 2017)

22 maggio 2017 by
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Spesso ci chiediamo che mondo lasceremo ai nostri figli, alle nuove generazioni che seguiranno, e se lo deve essere chiesto, anche seriamente, Wulf Dorn, autore di Gli eredi, (Die Kinder, 2017) edito in Italia da Corbaccio e tradotto da Alessandra Petrelli. Se nei precedenti romanzi la parte thriller si può dire aveva un ruolo predominante, (sebbene molte sfumature horror io le ho sempre notate) questo romanzo è diverso, più horror che thriller se vogliamo, per quanto possa essere horror Il signore delle mosche di William Golding. C’è una parte sovrannaturale (non la si può definire in altri termini) e un messaggio morale piuttosto forte e serio, che mi preme evidenziare non ho trovato moralista, ma autentico e sincero. Questo nuovo Dorn può non piacere, forse alcuni lettori rimpiangeranno il thriller psicologico puro, ma è sicuramente apprezzabile il coraggio di uno scrittore che sperimenta un nuovo stile per dare voce a un messaggio che lui reputa importante. Un’ altra cosa che ci tengo a dire è che per buona parte del romanzo, fino almeno a pagina 199 non avevo assolutamente capito dove l’autore voleva andare a parare. Insomma almeno con me il meccanismo del page-turning ha funzionato a meraviglia. Il romanzo inizia su una strada di montagna stretta e tortuosa, durante un nubifragio. Patrick Landers sta cercando di raggiungere l’ex moglie e la figlia, sentendo che c’è qualcosa che non va. Trova invece la cognata, Laura, svenuta su un’auto incidentata. Ma il peggio arriva quando apre il bagagliaio. Ciò che trova dentro non ve lo dico, mi limito a dirvi che la donna sarà portata in una clinica e affidata a uno psicologo e a un criminologo, che devono scoprire cosa della assurda storia che racconta sia vero o frutto della sua mente sconvolta. Tutti gli abitanti di un piccolo villaggio della zona sono realmente scomparsi in circostanze che nessuno si sa spiegare, quindi qualcosa deve essere accaduto sul serio, ma cosa? Quali mostri minacciano la valle, o è Laura, invece che la vittima, la colpevole. Dire senza non dire non è facilissimo, come non è facile parlare di infanzia, di bambini problematici, delle sofferenze e degli abusi che subiscono ogni giorno in varie parti del mondo che siano civilizzate o meno, secondo i nostri metri di giudizio. Ci sono bambini soldato, bambini vittime di abusi fisici e psicologici, bambini che a causa della povertà sopportano malattie di per sé curabilissime e non possono invece accedere alle cure. Certo il romanzo Gli eredi è una parabola dilatata, ma anche solo pensando per un attimo che quegli eventi si verifichino davvero, credo aiuti a riflettere che qualcosa va cambiato, che è fondamentale che i più piccoli tornino ad essere al primo posto. Che la responsabilità che gli adulti hanno, non è un gioco.

Wulf Dorn è nato nel 1969. Ha studiato lingue e per anni ha lavorato come logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici. Vive con la moglie e il gatto vicino a Ulm, in Germania. In Italia Corbaccio ha pubblicato con grande successo «La psichiatra», che è diventato un bestseller grazie al passaparola dei lettori, «Il superstite», «Follia profonda», «Il mio cuore cattivo» e «Phobia».

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Valentina dell’Ufficio Stampa Corbaccio.

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:: Congiura, Federica Introna (Newton Compton, 2017) a cura di Laura M.

22 maggio 2017 by
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La liberta Epicari è alla base di una congiura che vuole eliminare Nerone, il tiranno che dopo aver incendiato mezza Roma ne ha dato la colpa ai cristiani. Tra i tanti crimini commessi da Nerone c’è anche l’assassinio di sua madre Agrippina rea soltanto di farsi notare a corte. Marco Aurelio Mela torna a Roma dal fratello che gli racconta la storia di Epicari, la congiurata. Epicari era la domina della madre di Proculo, ma una notte assistette alla violenza e quindi al suicidio di una ballerina che danzava durante una cena sulla nave di Proculo. Data l’indifferenza di quest’ultimo per il tragico fatto, Epicari fugge con la sua schiava e sbarcata a Roma torna dal suo vecchio padrone al quale racconta le sue peripezie. A casa di Varo Epicari diventa un’ esperta tessitrice tanto da rifornire persino la casa di Nerone, ovvero al sua seconda moglie Poppea. Da qui in poi Marco Aurelio Mela narra i tragici fatti che portarono alla congiura contro Nerone. Per chi conosce la storia, le vicende legate a Epicari, personaggio realmente esistito, sono note, Tacito le narra negli Annales e finanche Boccaccio ne De mulieribus claris, per chi non li conoscesse non voglio anticipare gli accadimenti, rovinandone la lettura. Sta di fatto che questa è una storia di coraggio, lealtà e eroismo, non di meno funestata da tradimenti egoismi, e crudeltà, dove una donna, per lo più una liberta, (nell’ Antica Roma un liberto era uno schiavo affrancato che riacquistava appunto la libertà) è la vera protagonista. Immedesimarsi in Epicari, donna tra l’altro bellissima, non è automatico, ma nel contempo non se ne può non ammirare il coraggio, e la forza che ne fanno un personaggio sicuramente eccezionale. Per chi ama la storia, e i romanzi ambientati nell’Antica Roma, Congiura è sicuramente un romanzo interessante, scritto da una professoressa di materie letterarie e latino, che conosce bene la vicenda e forse come il lettore è indubbiamente affascinata da questo personaggio insolito e singolare. Buona lettura.

Federica Introna è nata a Bari dove si è laureata in Lettere e ha poi conseguito il Dottorato di ricerca in Filologia greca e latina. Ha pubblicato diversi saggi scientifici fra cui La retorica nell’antica Roma. Attualmente insegna Materie letterarie e Latino nei licei e continua la sua attività di ricerca. Per promuovere la lettura e la scrittura partecipa all’organizzazione di eventi e concorsi. La congiura è il suo primo romanzo.

Source: acquisto personale al Salone del libro.

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:: Il grande libro di Neil Gaiman, J. Bolton, P. C. Russell, (Magic Press, 2016), a cura di Elena Romanello

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La serie American Gods, dal romanzo omonimo, ha confermato il talento visionario e immaginifico di Neil Gaiman, scrittore, fumettista e sceneggiatore tra i più interessanti per chi si occupa di fantastico oggi. Per scoprire al meglio la sua altra produzione, non c’è niente di meglio di buttarsi nelle proposte a fumetti di Magic Press, che sta ristampando le sue graphic novel.
Sandman è il fumetto della vita di Neil Gaiman, ma ci sono anche altre storie interessanti e magari meno impegnative per un primo approccio o per integrare la propria conoscenza su un autore, come Il grande libro di Neil Gaiman, raccolta di sue storie brevi e slegata da universi più complessi ma non per questo meno interessanti.
Neil Gaiman è infatti un autore del fantastico, non ascrivibile ad un solo genere, visto che nelle sue storie ci sono elementi del folklore popolare, della fiaba, del gotico, della fantascienza, del mito, delle leggende, del fantasy: Il grande libro di Neil Gaiman propone storie appunto molto diverse ed eclettiche, realizzate dall’autore in collaborazione con i disegnatori P. Craig Russell, John Bolton e Michael Zulli.
Per cui in Mistero celeste ci si troverà alle prese con degli angeli in chiave molto cruda e realistica, mentre Il San Valentino di Arlecchino si presenta come un fumetto con didascalie come ai primordi per raccontare un’icona del folklore che in origine era un simbolo oscuro delle potenze delle tenebre. Creature della notte racconta due storie distinte, un gatto che difende la sua famiglia dai demoni della foresta e una donna gufo che si vendica di un villaggio in un passato molto vicino a quello delle fiabe più cupe dei Grimm. Si chiude con Le vicende relative al caso della scomparsa di Miss Finch, variante sul tema dei portali verso mondi alternativi, possibili anche quando non si è più ragazzini.
Un’antologia in graphic novel interessante quindi sia per i fan dell’autore sia per i neofiti, per scoprire un talento del fantastico che gioca tra passato e presente, archetipi e modernità, sogni e incubi, universi che sanno incantare e spaventare in un modo che non lascia certo indifferenti.

Neil Gaiman, inglese, classe 1960, è autore di romanzi, graphic novel e sceneggiature. Tra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Buona Apocalissi a tutti, scritto a quattro mani con Terry Pratchett, Nessun dove, Stardust, American Gods, I ragazzi di Anansi, L’oceano in fondo al sentiero per adulti e per ragazzi Coraline, Il figlio del cimitero, La regina del bosco. Come fumetti, oltre a Sandman, ha sceneggiato opere come The Books of Magic, La crociata dei bambini, 1602 e lo spin off di Sandman su Death, con L’alto costo della vita e Il grande momento della vita. In tv e al cinema ha fimato tra gli altri MirrorMask, La leggenda di Beowulf e i due episodi di Doctor Who La moglie del dottore e Nightmare in silver.

Source: omaggio al recensore dell’ufficio stampa Magic Press.

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:: Liberi di Scrivere al Salone Internazionale del Libro di Torino 2017 – trentesima edizione

19 maggio 2017 by
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L’immagine è disegnata da Gipi

Sarà un post in progress, aggiornerò pian piano con il contributo di tutti i collaboratori che ci racconteranno la loro esperienza.

Per una concomitanza felice di circostanze, ieri ho visitato la fiera, nella giornata inaugurale (la manifestazione si terrà dal 18 al 24 maggio). Ed è stato molto divertente, non ostante ci stia stata poco. Ma a suffcienza per farmi un’ idea delle cose. Tanta gente, tante scolaresche, tanti bambini e giovani, tante blogger (abbiamo fatto la fila per ricevere il pass in Sala Stampa).

Incremento della sicurezza. Quest’anno i controlli all’ingresso sono stati più capillari con metal detector e controllo visivo di cosa avevi in borsa, sacchi, zaini. L’allerta terrorismo insomma ha cambiato anche la fisionomia del Salone.

Comunque superate queste formalità si entra nel Salone vero e proprio. Tantissimi stand, circa 100 editori in più rispetto all’ anno socorso, secondo le stime. Una cosa che ho notato è l’assenza di panche per fare soste (penso sempre per motivi di sicurezza), tanto che quasi volevamo sederci nello stand delle crocerossine. Anche nei punti di ristoro, interni al Salone, si mangia in piedi, proprio per invitarti a consumare e allontanarti.

Alcuni volontari raccoglievano libri in ceste di ferro per i carcerati, mi è sembrata una bella iniziativa.

Passando gli stand che ho notato di più sono stati quelli de La nave di Teseo, Feltrinelli, Sellerio, Bollati Boringhieri (questo è il suo 60° anniversario). Da Newton Compton, la cui fila alla cassa era significativa (per lo meno quando sono passata io vendevano parecchio) ho comprato un libro e ritirato un gadget per blogger (utile oltre che carino). Già che c’ero ho preso qualche catalogo, ma bisognerebbe tornare. Non sono stata a nessun incontro specifico, più che altro ho vagato per i corridoi e gli stand.

Mancavano i grandi editori Mondadori, Rizzoli, gruppo Gems etc…, lo sapevo che non ci sarebbero stati, ma vederlo davvero fa piuttosto impressione. Riuscire a trovare l’uscita è stato avventuroso, sì c’erano alcuni cartelli, ma bisognava fare un percorso un po’ accidentato. (Se cercate l’uscita, trovate anche le toilette).

Per oggi è tutto, ci aggiorniamo alla prossima.

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Il mio bottino al Salone

Sabato 20 maggio, grazie a mio fratello che mi ha sostituito (a cui ho preso una maglietta carinissima e un libro di cucina africana, da uno dei ragazzi che vendono libri fuori dal Salone) sono potuta tornare anche sabato. Una folla incredibile, più gente certo di giovedì, ma è normale naturalmente. Non amo particolarmente la folla, la confusione, ma di certo è una buona cosa per il libro, la lettura e l’editoria, (più ancora che  la stucchevole diatriba Torino/Milano, che spero finisca presto).

Tanti bambini, concentrati negli stand dei libri per l’infanzia, tante file davanti alle sale dove si tenevano incontri (con molta gente fuori, in quelli già iniziati). Sono passata da Bompiani, ma anche qui la gente era tanta, era difficile fermarsi per leggere i risvolti dei libri bloccando la fila. C’è un Camus che comq mi pento di non aver preso. Sarà per la prossima volta. Non sono entrata da Feltrinelli, ma anche lì folla immensa. Da Exorma ho preso la maglietta (Ignoranza esci da questo corpo) che per miracolo va bene a mio fratello. Temevo la small fosse troppo piccola.

Avevo in programma di passare da alcuni amici (mi riprometto di tornare lunedì, sparando ci sia meno gente), poi ho finito per riuscire a passare solo da Il Galeone, che se vi capita cercatelo è un piccolo editore di Roma con pochi libri ma interessanti.

Come Cenerentola ho poi dovuto lasciare il ballo ancora sacramentando perché i nastrini a cui attaccare il pass erano finiti e cercando l’ uscita (ho di nuovo fatto un giro un po’ tortuoso) per puro caso e in maniera del tutto inaspettata ho incrociato il Direttore Nicola Lagioia, era esausto ho preferito lasciarlo in pace e ai suoi impegni, e così la mia giornata al Salone si può dire conclusa. Ci aggiorniamo, sperando che lunedì possa riuscire a fermarmi a qualche incontro.

Ah, stasera al Valentino e Borgo Medievale c’è la festa per Tolkien, da non perdere assolutamente, se siete a Torino.

Lunedì 22 maggio, e così siamo arrivati alla fine, di una bella esperienza, di quelle che racconteremo ancora fra molti anni (ehi, ti ricordi il Salone del 2017!).

La cosa strana è che c’era folla pure oggi. Tanta gente, per lo più ragazzi, con il loro sacchettino colmo di acqusiti librari. Bambini piuttosto ubbidienti in fila indiana con le loro sacche di tela con il logo della fiera. Volevo la maglietta (finirà che la collezionano) con il logo di Gipi, ma ho preferito acquistare un libro, un bel libro di Mabanckou.

All’ incontro a cui volevo partecipare sono arrivata tardi. Alcuni amici che volevo incontrare li ho persi per un soffio, altri erano già andati via ieri e non lo sapevo. Ho salutato la ragazza dello stand cinese, sembrava felice pure lei.

Mi hanno fermato in ordine Greenpeace, Medici senza Frontiere, e un ragazzo che vendeva (credo) un metodo per l’apprendimento veloce. (Se non vi ferma sappiate che c’è qualcosa che non va).

C’era lo stand Albin Michel, spero che l’anno prossimo ce ne siano di più di stand stranieri.

Sono andata via che c’era ancora confusione, volevo aspettare fino alle 20 ma non ho potuto. Che dire è stato bello, (segnalo però che l’ascensore all’inzio del ponte pedonale del Lingotto non funziona, e per chi soffre di vertigini è un po’ così). Un cartello scritto a mano dava l’appuntamento al Salone del 2018, chiudo questo post estendendo l’invito anche a tutti voi che mi leggete.

:: La crêuza degli ulivi. Le donne di Bacci Pagano, Bruno Morchio, (Garzanti, 2017) a cura di Elena Romanello

18 maggio 2017 by
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Garzanti ripropone il primo giallo di Bruno Morchio, uscito in precedenza per Fratelli Frilli editori, La crêuza degli ulivi, sottotitolo Le donne di Bacci Pagano, per raccontare quella che è stata la prima indagine del suo personaggio, in una versione riveduta e corretta, quindi nuova anche per chi l’ha già letto in precedenza.
Il momento in cui si svolge il romanzo è particolarmente importante, uno di quei periodi che sembra rimosso ma che torna: siamo nell’agosto del 2001, a qualche settimana dal tragico G8 di Genova, che ha segnato un punto di ritorno dal punto di vista politico e sociale.
L’investigatore privato Bacci Pagano si trova da solo in una città desolata e ferita, mentre la sua fidanzata del momento, Mara, è in vacanza in Grecia con un altro uomo. Bacci cerca, per alleviare la solitudine in un momento che non è il massimo né da un punto di vista soggettivo che oggettivo, la compagnia di Valeria, sua vecchia fiamma mai dimenticata, che sembra felice di rivederlo in quello che sarà probabilmente un legame senza un futuro. Ad un certo punto arriva anche un’opportunità di lavoro, anche se non certo entusiasmante, visto che una signora della buona borghesia genovese viene a chiedergli di investigare sul presunto tradimento del marito, il cardiochirurgo Eugenio Amidei. Qualche giorno dopo una giovane donna verrà trovata assassinata nella sua casa fuori città, e Bacci Pagano scoprirà che era proprio l’amante di Amidei, oltre che una cara amica di Mara. Mentre la polizia sospetta del facoltoso amante, Bacci Pagano capisce che la verità è ben diversa e inizia a indagare scoprendo realtà che si preferirebbero tenere nascoste.
Alicia Giménez Bartlett ha detto recentemente che il giallo è l’erede del romanzo realistico ottocentesco, per come sa parlare della società e dei suoi problemi: verissimo, soprattutto quando ci troviamo di fronte ad un buon giallo, come questo, diviso tra una ricerca di verità di un caso di omicidio, un voler dare un nuovo senso e inizio alla propria vita, come capita a Bacci Pagano, diviso tra amori sbagliati o presunti tali, e il dramma di una città dove si è consumato uno dei fatti peggiori della modernità, le cui conseguenze le stiamo scontando ancora oggi e per chissà quanto.
La crêuza degli ulivi piacerà ai cultori del giallo di casa nostra e a chi ama Genova, città interessante e spesso dimenticata, ma anche a chi non vuole dimenticare la contemporaneità e i suoi fatti, perché vita privata e fatti dell’attualità non sono mai scollegati.

Bruno Morchio vive a Genova, dove lavora come psicologo e psicoterapeuta; ha pubblicato articoli su riviste di letteratura, psicologia e psicoanalisi. Il suo romanzo Il profumo delle bugie è stato Premio Selezione Bancarella 2013. È autore di altri dieci libri che hanno per protagonista l’investigatore privato Bacci Pagano. Sono apparsi in edizione Garzanti: Con la morte non si tratta, Le cose che non ti ho detto, Rossoamaro, Colpi di coda, Lo spaventapasseri, Fragili verità.

Source: omaggio dell’ufficio stampa Garzanti, si ringrazia Franco Pugnaloni.

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:: Le lame di Myra, Licia Troisi (Mondadori, 2016) a cura di Elena Romanello

17 maggio 2017 by
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La prolifica Licia Troisi, una delle autrici fantasy più amate solo in Italia, inizia una nuova saga, quella del Dominio, di nuovo incentrata su un’eroina in cerca di se stessa in mezzo a vari pericoli e prove da affrontare.
Il mondo del Dominio è stato vittima di un’apocalissi, i Cento Giorni d’Ombra, ed è quasi interamente ricoperto di ghiaccio e neve, tranne che per una piccola porzione di terre al Sud. Ma non è questo il solo problema, il condottiero Acrab ha messo in moto un processo di conquista, per rovesciare il potere dei maghi Camminanti, che hanno messo in schiavitù gli Elementali e cercare di costruire un mondo più giusto, a qualsiasi prezzo.
Con Acrab c’è la giovane Myra, salvata dal comandante dall’arena degli schiavi e cresciuta da lui come una figlia, addestrata nelle arti della guerra: ma un giorno la ragazza scopre che i suoi genitori sono morti non per una disputa sulla terra dove abitavano, cosa comune nel mondo del Dominio, ma per un segreto mortale, che forse riguarda proprio lei e la sua natura. Myra lascia quindi l’esercito di Acrab e parte per un viaggio, con l’unica compagnia del drago rinnegato Icenwarth, scoprendo man mano una verità inquietante e che può davvero distruggere il mondo come è conosciuto, ma forse questa può essere davvero l’unica strada per un nuovo inizio.
Quello di Licia Troisi è un fantasy popolare e rivolto prevalentemente ad un pubblico di adolescenti, ma questo non vuole essere sminuente, anche perché l’autrice sta portando avanti un lavoro interessante sulle sue storie, rendendole man mano sempre più intriganti e interessanti senza venire meno ai suoi punti di forza.
La ragazza guerriera, con echi dei manga, in particolare dei personaggi di Miyazaki, ma anche il mondo in pericolo, sospeso tra post apocalissi e cambiamento che fa paura, sono due dei temi portanti del romanzo, in un universo debitore a Martin ma comunque con una sua originalità. Ma nelle pagine de Le lame di Myra ci sono anche il razzismo, la lotta per la giustizia, l’amicizia tra persone e creature diverse e la quest di un qualcosa, un viaggio iniziatico non per trovare un tesoro ma per risolvere un segreto. Il libro parla anche del rapporto di un padre e una figlia, non legati da vincoli di sangue ma di affetto, con vari lati oscuri da ambedue le parti, perché non è chiaro chi è veramente Myra ma nemmeno cosa vuole Acrab, forse il personaggio più interessante di tutta la vicenda, non eroe senza macchia ma nemmeno cattivo assoluto, forse solo un uomo che vuole un mondo migliore dove vivere.
Un romanzo di formazione e d’avventura, appassionante non solo per i più giovani, di cui a questo punto diventa importante poter leggere il seguito, ricordando che comunque il fantasy non è mai banale e pura evasione, ma fra le righe può dire molte cose sulla realtà e non solo, partendo da mondi e personaggi fantastici.

Licia Troisi, romana, classe 1980, è laureata in astrofisica ed è l’autrice italiana di fantasy più venduta al mondo. Ha scritto le saghe fantasy del Mondo emerso, della Ragazza drago, di Nashira e quella gotica di Pandora, e alterna l’attività di scrittrice con quella di collaboratrice con l’Università di Tor Vergata. Alla sua attività di astrofisica è legato il libro Dove va a finire il cielo. Il suo sito ufficiale è http://www.liciatroisi.it

Source: libro preso in prestito nelle biblioteche del circuito Sbam della cintura di Torino.

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:: Liberi junior – SuperSorda!, Cece Bell (Piemme junior/Il battello a vapore, I vortici, 2017) a cura di Maria Anna Cingolo

16 maggio 2017 by
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SuperSorda! è uno dei titoli di esordio della nuova collana del Battello a vapore, I Vortici, dedicata ai ragazzi a partire dai dodici anni. Questo graphic novel, il primo della casa editrice, racconta l’infanzia dell’autrice ed illustratrice Cece Bell, tra elementi puramente autobiografici e alcuni di fiction. Cece è una coniglietta come le altre, è molto carina, ha una bella famiglia e una vita ordinaria, questo finché a quattro anni la meningite non le procura una sordità di un livello tra il grave e il profondo. La sua vita, naturalmente, cambia. La piccola Cece è costretta a portare un apparecchio fonico, una scatoletta ingombrante a cui si legano degli auricolari e senza la quale Cece non distingue le parole. La sordità della protagonista è resa visivamente attraverso i baloon, il cui contenuto è vuoto quando Cece non sente nulla, è sbiadito quando sente molto poco e molto spesso è costituito da parole prive di senso, come il suono che, distorto, arriva alle orecchie lunghe di Cece. 3Queste strategie rappresentative aiutano molto il lettore ad immedesimarsi nella difficoltà vissuta dalla piccola coniglietta e negli sforzi che deve compiere per comunicare. Cece deve osservare sempre il labiale degli altri, frequentare controvoglia lezioni di lingua dei segni, sopportare amiche che le parlano urlando e a rallentatore o fare finta di ridere per quello che dicono alla radio; la coniglietta cerca di nascondere la sua sordità e vuole essere come una qualsiasi delle sue compagne di giochi. Di fronte alle avversità, Cece si immagina in veste di supereroina, SuperSorda che con strabilianti poteri e con il suo apparecchio fonico riesce a risolvere ogni situazione: i litigi con le amichette, la goffaggine di fronte alla prima cotta, le ingiustizie e le lezioni di educazione fisica. Piano piano Cece inizierà a percepirsi come SuperSorda anche nella realtà e non solo nell’immaginazione, scoprendo la differenza che c’è tra sentire bene e sentirsi bene.

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L’autrice da piccola

La piccola coniglietta di SuperSorda! spiega ai ragazzi di oggi, vittime di una società che li intrappola nell’omologazione più ferrea, l’importanza della diversità e dell’inclusione. Come Cece, infatti, tutti siamo diversi ed è questo il nostro superpotere; il compito che ciascuno di noi ha è quello di utilizzarlo a fin di bene, proprio come farebbero gli eroi dei fumetti, impegnandoci affinché le differenze che ci contraddistinguono non siano più percepite come carenze e difetti, ma come quella ricchezza aggiunta che ci rende unici al mondo.
Traduzione di Elena Orlandi

Cece Bell è autrice e illustratrice di libri per ragazzi e con Supersorda! ha vinto numerosi premi come il Newbery Honor 2015 e Eisner Award 2015.

Source: libro inviato al recensore dalla casa editrice. Ringraziamo Federica del web marketing Piemme Junior.

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:: Il cerchio, Dave Eggers, (Mondadori, 2017) a cura di Micol Borzatta

16 maggio 2017 by
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Mae ha sempre vissuto in un paesino di provincia, insieme ai genitori, ma sapeva perfettamente che la sua vita non era quella.
Grazie alla sua amica Annie riesce a entrare nella famigerata azienda Il Cerchio, il nuovo futuro.
Il Cerchio infatti è una nuova azienda molto tecnologica che racchiude in un programma unico tutti gli account che una persona, durante la sua vita, crea sui vari Social Network, Home Banking, Posta Elettronica, etc…
Il programma che descrivono è davvero interessante, e inoltre permette a Mae di inserire nella sua assicurazione i suoi genitori che sono sul bordo del lastrico a causa delle cure mediche necessarie al padre che soffre di Sclerosi Multipla.
Tutto è perfetto e a Mae sembra di essere in paradiso, quando le viene fatta una proposta: rinunciare completamente alla sua privacy per entrare a far parte di un regime di trasparenza totale.
Mae accetta, ma inizia anche a farsi domande su quali potrebbero essere le conseguenze di un programma del genere.
Romanzo davvero spettacolare che riesce a portare il lettore a vedere il mondo con occhi diversi.
La bravura di Eggers è quella di descrivere talmente bene e con talmente tanta passione il programma del Cerchio che per due terzi del libro siamo veramente convinti che sia un’idea geniale.
Infatti il programma del Cerchio sembra davvero risolvere tantissimi problemi causati dalla società odierna, creando un luogo lavorativo in cui il lavoratore viene veramente giudicato secondo un concetto di meritocrazia, e la popolazione è aiutata a facilitare la propria vita grazie ai prodotti firmati Il Cerchio.
Andando avanti con la lettura, però, si incomincia a notare che molto probabilmente il detto non è oro tutto ciò che luccica è più vero di quanto ci si possa immaginare.
Un romanzo con tantissimi spunti di riflessione, che narra una storia fantascientifica con uno stile magistrale che sa appassionare anche chi non è portato per il fantascientifico.
Da questo romanzo è stato tratto anche un film con Tom Hanks ed Emma Watson.

Dave Eggers nasce a Boston nel 1970.
Editore della leggendaria rivista e casa editrice McSweeney’s.
Vive a San Francisco dove ha fondato 826 Valencia, una scuola di scrittura creativa per bambini.
Il suo romanzo d’esordio, L’opera struggente di un formidabile genio, è stato un caso editoriale.
Altre pubblicazioni sono: 2003 Conoscerete la nostra velocità, 2005 La fame che abbiamo, 2009 Le creature selvagge, 2010 Zeitoun, 2013 Ologramma per il re, 2014 Il cerchio (prima edizione), 2015 I vostri padri, dove sono? E I profeti, vivono forse per sempre, tutti pubblicati sempre da Mondadori.

Source: libro inviato al recensore dall’ufficio stampa Mondadori, ringraziamo Anna.

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