:: Mi manca il Novecento – La rabbia, l’onestà e l’anarchia di Luciano Bianciardi a cura di Nicola Vacca

4 febbraio 2019 by

luciano bianciardi

Luciano Bianciardi ha attraversato il mondo culturale italiano del secondo Novecento con rabbia, intelligenza, onestà intellettuale. Tre caratteristiche che hanno fatto di lui uno scrittore libero che non è mai sceso a compromessi con il mondo editoriale che lo ha accolto e poi lo ha respinto.
Di Luciano Bianciardi si può dire che ha attraversato il potere culturale senza mai esserne sedotto.
La sua Trilogia della rabbia ancora oggi rappresenta l’atto d’accusa alla nevrosi quotidiana del mondo editoriale schiacciato dai suoi stessi giochi di potere e dalle compromissioni con scelte che nulla hanno a che fare con la letteratura e la cultura.
Il lavoro culturale, L’integrazione e La vita agra, i tre romanzi che compongono il mosaico di Bianciardi, oggi più di ieri fotografano la decadenza del mondo editoriale troppo occupato a giocare con il clientelismo del marketing e del marchettificio.
Dai tempi di Bianciardi la situazione è peggiorata, eppur di molto.
Ne La vita agra si legge: «La verità è che le case editrici sono piene di fannulloni frenetici: gente che non combina una madonna dalla mattina alla sera ma che dà l’impressione – fallace – di star lavorando. Si beccano persino l’esaurimento nervoso».
L’ironia corrosiva e anarchica di Bianciardi è davvero profetica.
Uomo libero e scrittore determinato, come Pasolini aveva intuito la deriva trent’anni di anticipo.
Non rinunciò mai alle sue idee e nel suo lavoro intellettuale scelse sempre il richiamo della coscienza lasciando ai posteri un’autentica lezione morale: non barattare mai la propria arte con i compromessi, non svendere mai la dignità, non tradire la scrittura e la vita, che poi sono la stessa cosa, per farsi addomesticare da un sistema che vuole solo comparse e non menti pensanti.
Bianciardi con onestà intellettuale e coraggio ha raccontato i deteriorarsi della del suo tempo tra i progetti infondati di rivoluzione culturale del dopoguerra e le ugualmente infondate convinzioni del benessere economico.
Oreste Del buono così scrisse di lui: «Luciano è stato uno dei pochi arrabbiati italiani sinceri. Arrabbiati per che cosa? Via non siamo ingenui. Non c’è che l’imbarazzo della scelta».
Bianciardi non ha mai rinunciato ad aprire il fuoco, anche se la conseguenza fatale della sua vita agra e anarchica è stata l’autodistruzione attraverso l’alcol, che lo porterà alla morte, il 14 novembre 1971.
Anche se in letteratura non sempre il tempo è galantuomo, le parole e le amare riflessioni di Luciano Bianciardi leggendole oggi sono attualissime e profetiche. Il mondo editoriale, e non solo quello, che lui ha corrosivamente dipinto è qui in mezzo a noi con tutte le sue brutture.

“Vampiri”. Bram Stoker, Joseph Sheridan Le Fanu, John W. Polidori (ed Skira, 2018) A cura di Viviana Filippini

3 febbraio 2019 by

“Vampiri” è il volume totally black con eleganti scritte dorate, edito da Skira per la collana Gotica, nel quale sono raccolte tre storie di vampiri: “Dracula” di Bram Stoker, “Carmilla” di Joseph Sheridan Le Fanu e “Il vampiro” di John W. Polidori. VampiriLe tre opere letterarie sono le prime ad essersi occupate della misteriosa figura del vampiro succhia sangue. “Dracula” di Bram Stoker, uscito nel 1897 e ispirato alla figura del conte Vlad III principe di Valacchia, apre la raccolta e trascina il lettore in un mondo cupo, tetro, nel quale il male incarnato dal Conte si manifesta in Transilvania e anche in Inghilterra. Accanto ad esso ci sono due racconti che lo hanno preceduto e che evidenziano come l’interesse per la misteriosa figura del vampiro fosse già presente prima del lavoro di Stoker. Abbiamo l’horror “Carmilla” di Le Fanu, un racconto ambientato in Stiria e pubblicato nel 1872. Qui il vampiro è una donna, o meglio ha le sembianze di una ragazza dalla salute un po’ cagionevole che viene ospitata della giovane Laura. Tra le due nasce subito una profonda amicizia, anche se, Laura a volte non comprende l’affetto un po’ troppo espansivo che Carmilla ha per lei. Inoltre Carmilla, che ama svegliarsi tardi e prova ribrezzo per i canti religiosi assomiglia molto, forse troppo, ad un vecchio ritratto di Mircalla, contessa di Karnstein, vissuta duecento anni prima e signora di quella terra. Poi una strana malattia che colpisce Laura e le improvvise sparizioni notturne di Carmilla mettono in evidenza che forse qualcuno, dentro alla pagine del racconto, non è chi vuole far credere di essere. Il terzo racconto presente nel tomo di Skira è “Il vampiro” di Polidori, uscito in Inghilterra nel 1819 e primo racconto della letteratura moderna con protagonista l’omonima creatura leggendaria. In esso Aubrey, giovanotto inglese, incrocia il suo destino con quello di Lord Ruthven, un individuo del quale si sa poco o nulla, ma che sta avendo grande successo nella società di Londra. Aubrey incontra Lord Ruthven e lo segue a Roma, poi l’agire del Lord spinge il ragazzo ad andarsene altrove: in Grecia. Qui Aubrey incontra Ianthe, se ne innamora e lei gli racconta la storia del vampiro e poco dopo viene ritrovata cadavere. Dentro le pagine della storia si susseguono strane morti, sparizioni di personaggi che sembrano deceduti, ma non lo sono e verità agghiaccianti che lasceranno senza parole – e qualcuno altro senza sangue- i protagonisti e il lettore. Le tre vicende sono un misto tra fantasia e horror ma, allo stesso tempo, i tre scritti evidenziano temi ancora attuali oggi come il fascino per il mistero, l’attrazione e la repulsione per ciò che è sconosciuto, la paura del diverso e della morte, e anche una buona dose di manipolazione psicologica che si scatena nei personaggi non sempre consci delle proprie azioni. Il libro “Vampiri” è una riscoperta di alcuni classici della letteratura horror e delle paure che tormentano da sempre gli esseri umani, corredato anche da un’interessante appendice con una serie di immagini del passato con protagonista la misteriosa ed enigmatica figura del vampiro. Traduzioni di Remo Fedi, Andrea Montemagni, Attilio Brizzi e Angelo Randazzo.

Abraham Stoker, detto Bram (1847–1912), è stato uno scrittore irlandese, divenuto celebre come autore di Dracula, uno fra i più conosciuti romanzi gotici del terrore. Autore di “Dracula”.

Joseph Sheridan Le Fanu (1814–1873) è stato uno scrittore irlandese, ricordato soprattutto per le sue storie di fantasmi e di paranormale. Autore di “Carmilla”.

John William Polidori (1795 –1821) è stato uno scrittore e medico britannico. Autore di “Il vampiro”.

Source: inviato dall’editore, grazie a Letizia Castiello dell’ufficio stampa.

Trottole di Tillie Walden (Oscar Ink, 2018) a cura di Elena Romanello

1 febbraio 2019 by

978880468649hig-344x480Fin da bambina Tillie ha sempre amato e praticato il pattinaggio artistico, una passione che è sopravvissuta a difficoltà e traslochi, e anche a non sempre facili rapporti in casa, a scuola e sulla pista. Ma negli anni si cambia, e dodici anni significano tante cose, e Tillie capisce che gli allenamenti prima dell’alba sui pattini, gli esercizi tutto il giorno e le gare a fine settimana non possono più essere la sua ragione di vita.
Da bambina pattinare era un porto sicuro contro disagi e stress, tra bulli e genitori poco attenti anche se non cattivi, ma al liceo Tillie ha scoperto di amare il disegno, di non iscriversi all’Università e di frequentare la Scuola d’Arte. Inoltre, dopo varie peripezie ha deciso di non nascondere più la sua omosessualità, di fare coming out e iniziare anche una relazione seria, dopo varie delusioni. E i palazzetti del ghiaccio non riescono più a contenere la sua voglia di cambiare, evolversi e fare nuove esperienze.
Un racconto autobiografico che parla dell’impegno a dedicarsi ad una passione totalizzante ma anche della fatica di crescere e trovare se stessi, del coraggio di cambiare e di seguire la propria natura, costi quello che costi. Non è la prima volta che le graphic novel si occupano di omosessualità, anche di quella femminile, ma Trottole lo fa senza tragedie, raccontando una condizione e una scoperta, tra difficoltà e voglia comunque di vivere come si è.
Un’opera quindi interessante da vari punti di vista, come storia di formazione, come vicenda legata ad uno sport che da anni affascina più generazioni, come coming out e presa di coscienza di se stessi, delicata e con uno stile minimalista ma mai banale, per riempire le pagine comunque di contenuti.
Trottole è senz’altro un titolo da leggere per tutte le persone che hanno amato e amano il pattinaggio artistico, consapevoli anche del fatto che nella vita si cambia, cambiano gli interessi, cambiano le passioni , cambiano le esigenze e bisogna adeguarsi a questo, senza rimpianti.
Ma è anche un’opera per chi sta crescendo o ricorda quando è cresciuto, per capire e riflettere, e magari trovare nuovi spunti per la sua vita. Per questi vari meriti Trottole ha vinto l’Eisner Award, uno dei premi più importanti a livello mondiale per fumetti e graphic novel, riconoscendo il valore di un’opera che mescola riflessione e vita vissuta, un’esperienza e il tema eterno della crescita.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa Oscar Mondadori, che ringraziamo.

Tillie Walden (Austin, Texas, 1996), disegnatrice di fumetti e illustratrice, è diplomata al Center for Cartoon Studies del Vermont e ha iniziato a occuparsi di fumetti al liceo. Il suo libro d’esordio, The End of Summer (2015, Ignatz Award) ha colto un grande successo di critica, confermato per i seguentiI Love This Part (2015, nominato agli Eisner Award), A City Inside (2016), Trottole (2017) e On a Sunbeam (2018).

:: Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2018 a cura di Francesco Anghelone e Andrea Ungari (Bordeaux, 2018) a cura di Giulietta Iannone

31 gennaio 2019 by

1Il fenomeno migratorio che ha attraversato il Vecchio continente negli ultimi anni sta creando profonde spaccature all’interno dell’Unione europea e nei singoli paesi membri. La questione è stata affrontata – troppo a lungo – come una semplice emergenza e non come un processo strutturale destinato a proseguire nei prossimi decenni. Dalla sua corretta gestione dipenderà molto probabilmente la tenuta futura dell’Unione, così come la creazione di stabili e pacifici rapporti tra le due sponde del Mediterraneo. Quale sarà dunque la risposta dell’Europa e quale l’atteggiamento dei singoli paesi membri? Quali saranno gli effetti sui rapporti tra questi ultimi e i paesi del Nord Africa e del Medio Oriente? A queste e a tante altre domande risponde l’Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2018. Il volume, divenuto negli anni punto di riferimento per gli studi sul tema, è corredato da 11 schede paese relative agli Stati della sponda sud del Mediterraneo, redatte da storici e analisti con l’obiettivo di raccontare l’attuale situazione geopolitica dell’area e gli scenari futuri.

È uscita l’edizione 2018 dell’Atlante Geopolitico del Mediterraneo a cura di Francesco Anghelone e Andrea Ungari, dell’Istituto di studi Politici “S. Pio V”, in collaborazione con il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) e oltre alle consuete schede paese, riservate ai paesi che si affacciano sulle sponde Sud del Mediterraneo, gli approfondimenti quest’anno sono rivolti al tema delle migrazioni, con due mini saggi: Europa e Africa alla prova delle migrazioni, di Marco Di Liddo e Paolo Crippa, e La risposta dell’Unione europea alla crisi migratoria del Mediterraneo. Tema caldo in questo momento di crisi economica, recessione e instabilità politica.
Da emergenza a processo strutturale il passo non è semplice anche nella percezione del semplice cittadino che osserva i processi in atto senza poter intervenire, perlomeno nei processi alla fonte del fenomeno, che al più vede lo straniero come un concorrente nelle politiche di welfare. Capire cosa sta succedendo invece è il primo passo per formulare e prendere decisioni consapevoli sia politiche che economiche o eventualmente assistenziali.
Emerge chiaro dai due saggi di cui poc’anzi vi ho parlato che lasciare la gestione logistica dei processi migratori alla criminalità comune o legata alle frange terroristiche più estremistiche non è una scelta saggia e ponderata e in questa direzione vanno tutte le politiche, anche comunitarie, atte a rispettare sia i diritti umani, che la sovranità dei paesi in cui questi migranti transitano o si dirigono definitivamente.
Il tema è vasto e complesso, non si può esaurire la sua discussione in poche pagine, o ancor più poche righe di questo mio commento, tuttavia è importante capire alcuni punti sostanziali dall’inutilità delle politiche repressive (è un fenomeno di tale portata che né muri e né steccati potranno arginarlo, e questo proposito consiglio di leggere approfonditamente la scheda paese Libia) alla necessità (nonostante le immani difficoltà) di una strategia comune di Bruxelles.
Se vogliamo sintetizzare le difficoltà da gestire non sono solo economiche, ma anche politiche, sociali, e psicologiche. I migranti essendo persone non oggetti che dove li collochi stanno hanno necessità dalla salute, al lavoro, all’integrazione, al benessere psico-fisico, tutti fattori da tenere presente se non si vuole rendere ancora più drammatico un fenomeno che già di per sé lo è.
Se anche non sono profughi scappati dalle varie guerre in atto (sì sottolinea come questi siano maggiormente ammassati in condizioni precarie in campi profughi o all’interno dei paesi stessi in guerra o nei paesi confinanti, avendo perso tutto non hanno neanche le risorse per iniziare viaggi), tuttavia sono persone che anche grazie a internet e alla globalizzazione in atto conoscono il nostro modo di vivere e le opportunità che i paesi dell’Europa possono offrire.
Sono persone di cultura medio alta, istruiti, pronti ad affrontare immani sofferenze con l’obbiettivo magari in futuro grazie al ricongiungimento familiare, di portare anche il resto della famiglia in paesi dove le condizioni di vita sono migliori.
La lettura di questo testo, indirizzato non solo a specialisti della materia, insomma amplierà le vostre conoscenze sull’argomento, migliorando la percezioni dei problemi che via via si pongono in essere. Buona lettura.

Link di approfondimento:

Più libri più liberi 2018 – Presentazione dell’Atlante geopolitico del Mediterraneo 2018

L’invasione dei migranti? Non c’è stata e la migrazione va regolata. Perché l’Italia dovrebbe aderire al Global Compact for Migration di Pier Giorgio Ardeni

Francesco Anghelone Coordinatore scientifico dell’Area di ricerca storico-politica dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, è dottore di ricerca in Storia d’Europa presso la “Sapienza” di Roma e collabora con «Aspenia online». È autore di numerose pubblicazioni su Grecia, Turchia, Cipro e l’intero Mediterraneo sud-orientale.

Andrea Ungari Professore associato di Storia contemporanea presso l’Università Guglielmo Marconi e docente di Teoria e Storia dei Partiti e dei Movimenti politici presso l’Università Luiss-Guido Carli. I suoi studi si sono concentrati sulla storia politica dell’Italia liberale e di quella repubblicana e sulla storia militare, con una particolare attenzione al ruolo dell’Esercito e dell’Aeronautica nella Prima guerra mondiale. Recentemente, ha collaborato con lo Stato Maggiore dell’Esercito all’elaborazione del volume Prospecta, sulle linee evolutive dell’Esercito italiano.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Giulia dell’ Ufficio Stampa Bordeaux.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Nerdopoli a cura di Eleonora C. Caruso (Effequ, 2018) a cura di Elena Romanello

31 gennaio 2019 by

31n2br3ps8zl._sx258_bo12c2042c2032c200_La scrittrice Eleonora C. Caruso nasce come nerd e membro attivo dei fandom dedicati a fumetti e fantastico e partendo da questo ha curato il volume Nerdopoli, una raccolta di saggi su un mondo di quelle che una volta si chiamavano controculture giovanili e che oggi stanno comunque acquisendo un peso sempre maggiore nelle varie industrie, a cominciare da quella dell’intrattenimento.
Dopo la prefazione dello storico e scrittore Tito Faraci si viene proprio immersi in vari universi, su cui riflettere e scoprire cose nuove, perché non sono solo storielle banali.
L’esperta di cultura otaku, quella che concerne manga ed anime, Susanna Scrivo esamina le storie animate e su fumetto che arrivano dal Giappone concernenti il mondo omosessuale, sia quelle inventate dagli appassionati (spesso appassionate) su determinate serie, sia quelle ufficiali, iniziate in maniera sotterranea con opere come Versailles no Bara e poi diventate sempre più presenti.
Eleonora C. Caruso si ritaglia uno spazio per parlare delle fanfiction, le storie inventate dai fan su un determinato fumetto, film, telefilm, nate decenni fa all’epoca del ciclostile ma assurte a vero e proprio fenomeno di costume con Internet, in vari fandom. L’autrice tratta una storia delle fanfiction partendo dalla sua esperienza personale, e ricordando che da sempre si è cercato di raccontare in maniera diversa le storie che si ascoltavano, in fondo da un certo punto di vista scrissero fanfiction su universi noti anche Virgilio e Ariosto, senza dimenticare le appassionate di Sherlock Holmes che vollero che il loro beniamino fosse resuscitato da Conan Doyle.
Alice Cucchetti parla invece di un altro fondamentale contenitore dell’immaginario di oggi, le serie TV, partendo dall’apporto dato da Joss Whedon con Buffy, Angel e soprattutto Firefly, cult presso vari appassionati, senza dimenticare i vari Star Trek, Battlestar Galactica, The X-Files  e Lost, non dimenticando i cambiamenti di fruizione che ci sono stati.
Arianna Buttarelli si concentra sui videogiochi, elemento fondamentale della cultura nerd, e altra cosa che ha accompagnato ormai più generazioni, anche qui con un diverso modo di fruizione e l’inevitabile evoluzione tecnologica che ha cambiato i rapporti.
Simone Laudiero mette a confronto due universi essenziali, i giochi di ruolo e la narrativa fantasy, che nel corso degli anni si sono influenzati, viaggiando di pari passo ma sviluppando anche un antagonismo più o meno sano, come in una sorta di storia d’amore.
Matteo Grilli torna sull’universo degli otaku, raccontandone l’evoluzione e la liberazione, partendo dall’avvento delle serie di orfani e robot a fine anni Settanta e vedendo un punto fondamentale di questo processo con l’esplosione del fenomeno Dragonball all’inizio del nuovo Millennio, ma anche con l’opera e la personalità di Hideaki Anno.
Aligi Comandini esamina invece le dinamiche delle comunità nerd reali e virtuali, raccontando anche come certe storie hanno preso piede anche al di fuori del fandom degli appassionati.
Un libro per tracciare quindi delle linee guide su mondi sempre più presenti e capaci di influenzare economia e intrattenimento, anche perché ormai i nerd non si fossilizzano più su un solo immaginario o media, ma spaziano. Interessante sia per chi vuole approfondire e capire meglio la propria passione, sia per chi vuole scoprire di più su queste strane persone che stanno cambiando il mondo.

Provenienza: omaggio al recensore dell’ufficio stampa che ringraziamo.

Eleonora C. Caruso (1986) ha pubblicato i romanzi Comunque vada non importa (Indiana Editore 2012) e Le ferite originali (Mondadori, 2018). Il prossimo è in uscita nel 2019, sempre per Mondadori. Edita manga, collabora e ha collaborato con numerose riviste («Wired», «Prismo») e case editrici di fumetti (JPop, RW). Vive a Milano, in una casa che contiene a stento le sue action figures.

:: Ingiustizia totale di Scott Pratt (TimeCrime 2018) a cura di Giulietta Iannone

31 gennaio 2019 by

ingiustiziatotaleTerzo romanzo della serie con protagonista il procuratore legale Joe Dillard, Ingiustizia totale (Injustice for All, 2010) di Scott Pratt, tradotto da Carlo Vincenzi, ci porta nel profondo Sud degli Stati Uniti, più precisamente nel Tennesse, anima rurale delle Dixieland.
La serie in America è giunta al 9° episodio (nell’ ordine: An Innocent Client, In Good Faith, Injustice For All, Reasonable Fear, Conflict of Interest, Blood Money, A Crime of Passion, Judgment Cometh: And That Right Soon, Due Process). Solo i primi quattro titoli sono pubblicati in Italia da Fanucci, nella collana Time Crime.
Nel lontano 2009 intervistammo Scott Pratt, qui il link, per scoprire che non ha scritto solo libri di questa serie ma anche stand-alone.
Tornando al libro, Ingiustizia totale è un legal thriller che si differenzia un po’ dai classici thriller di argomento legale. Scott Pratt scrive infatti legal thriller molto particolari, più legati ai dilemmi etici, alle faccende private dei personaggi (non solo principali) che alla reale vita da tribunali con cavilli legali compresi.
Questa caratteristica è particolarmente accentuata in questo romanzo che inizia subito con l’esecuzione di Philip Johnson, e riflessioni etiche e morali sulla pena di morte, presente ancora in molti stati americani. L’efferatezza dei crimini, la quasi certezza delle prove, il dolore dei parenti delle vittime e della vittima stessa, giustificano questo omicidio legalizzato? Sembra chiederci il protagonista, anche lui combattuto tra dilemmi etici e la semplice e atavica vendetta.
Sull’effetto deterrente della pena di morte si è discusso in molte sedi, ma il tema non viene approfondito e invece l’autore ci porta nel cuore della trama del romanzo che si divide in due filoni: quello legato a Katie Dean (in che modo le vite di Katie di Joe Dillard sono legate lo scoprirete nel proseguo della lettura), e quello legato all’ omicidio, particolarmente efferato, del giudice Green, non esattamente una persona di specchiata moralità e integerrima condotta, a sua volta causa principale del suicidio del migliore amico di Joe Dillard.
Entrambi i casi si intrecceranno, rendendo ancora più complesso il dipanare degli eventi, in cui però c’è da dire tutto è consequenziale, e perfettamente credibile e verosimile.
Da avvocato penalista Scott Pratt conosce la legge, i diritti dei testimoni e delle persone coinvolte in fatti criminosi, i diritti degli stessi presunti colpevoli e inserisce queste informazioni nella narrazione senza apparire fastidioso o troppo didascalico, ma anzi accentuando suspense e colpi di scena, come si richiede da un vero thriller.
Quindi anche se non amate troppo le divagazioni legali, dovreste trovare ugualmente godibile questo romanzo, ricco anche di riflessioni umane e psicologiche, che vanno dall’assistenza di malati gravi, quando sono parte della nostra famiglia, al dramma di chi vive il suicidio di un genitore, a cosa vivono le vittime di stupri, aggressioni o sevizie di vario genere, a chi da innocente viene ingiustamente perseguitato dalla legge. Questa parte seppur trattata con una certa sensibilità, può in effetti essere non adatta a tutti, specie le pagine dove l’autore descrive le medicazioni che Joe Dillard fa alla moglie (malata di tumore al seno).
Insomma il romanzo è molto realistico anche psicologicamente, e sicuramente coinvolgente. Ho apprezzato l’abilità dell’autore nel far si che Joe Dillard resti un personaggio positivo, seppur affronti scelte e decisioni combattute, tra il suo conoscere la legge e perseguire la giustizia. Come sempre legge e giustizia possono viaggiare su binari separati, e spesso, bisogna fare ciò che è giusto, e tutelare i nostri cari, anche rischiando di persona, e salato. Decisamente notevole.

Scott Pratt, classe 1956, è nato a South Haven, nel Michigan. Laureato in giurisprudenza presso l’Università del Tennessee, ha svolto per diversi anni la professione di avvocato penalista prima di dedicarsi completamente alla scrittura. Vive nel Tennesse con sua moglie e quattro cani. Per Fanucci Editore nella collana TimeCrime sono usciti i romanzi Un cliente innocente, In buona fede e Ingiustizia totale, primi tre volumi del ciclo di libri che vedono come protagonista Joe Dillard.

Source: libro inviato dall’ editore. Ringraziamo Giulia Luciani Ufficio Stampa – Gruppo Editoriale Fanucci.

:: Tutto è Jazz di Lili Grün (Keller 2018) a cura di Viviana Filippini

29 gennaio 2019 by
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“Tutto è jazz” è un piccolo capolavoro letterario recuperato. L’autrice è Lili Grün, viennese di origine ebraica deportata e uccisa nel 1942. “Tutto è jazz”, pubblicato da Keller ha per protagonista Elli, una ragazza partita da Vienna e diretta a Berlino in cerca di fortuna. La giovane, che in certi giorni si sente ragazzina e in altri donna matura, si troverà nella capitale tedesca negli anni Trenta e sarà travolta dal rutilante ritmo e dalla sferzante vitalità che anima il luogo. Elli è in cerca di riscatto e come lei il gruppo di amici che vogliono lavorare nel mondo delle spettacolo, però non è per loro così semplice. Provini, incontri, promesse fasulle sono quelle con le quali Elli e gli altri si dovranno scontrare e, allora, in loro nascerà un’idea: aprire un kabarett. Prenderà forma il Jazz dove la simpatica combriccola farà tutto: scriveranno le musiche, plasmeranno le scenografie, creeranno i testi, canteranno e balleranno per prepararsi al debutto. Poi, il grande giorno arriva e tutto sembra perfetto, tanto è vero che si affacceranno all’orizzonte figure come Fritz Lang, Max Reinhardt, René Clair e altri importanti registi interessati- a quanto sembra- a scovare qualche talento. Ellie, Hullo e i suoi amici vivranno nella trepidante attesa dell’evento che possa cambiare per sempre, e in meglio, le loro vite. In netto contrasto con le aspirazioni di Elli troviamo la figura di Robert, il suo fidanzato, un po’ apatico e tutto serioso, che non riesce a capire perché Ellie e gli amici, ma soprattutto lei, si ostinino a voler lavorare nel mondo dello spettacolo. “Tutto è jazz” è un romanzo frizzante, pieno di entusiasmo e di aspettative, ma non mancano in esso e nei suoi personaggi le preoccupazioni per le incertezze, i timori e le inquietudini per un futuro che all’inizio sembra chiaro, solo che che con il passare del tempo esso sembrerà diventare un po’ troppo incerto e precario. Questo accadrà perché Elli e i suoi compagni di avventura dovranno scontrarsi con la realtà nella quale, a volte, i sogni vengono traditi da false promesse e da improvvisi ostacoli che pregiudicheranno il fare dei protagonisti. Elli di “Tutto è jazz” ricorda molto da vicino la figura di Lili Grün, perché come la protagonista del romanzo ad un certo punto della sua vita – verso la fine degli anni Venti- Lili decise di trasferirsi a Berlino in cerca di fortuna e lavoro nel mondo del teatro. Solo che nella vita vera gli eventi non vanno come nei libri dove è chi scrive a decidere il destino dei personaggi. Nella realtà la povera Lili non ebbe vita facile, nel 1933 pubblicò questo suo romanzo d’esordio, ma la salute cagionevole e il poco lavoro la costrinsero a tornare a Vienna. Il tutto precipitò nel 1938 quando l’Austria venne annessa al Reich e nel 1942 la povera Lili venne deportata e uccisa. Dopo la sua morte, la Grün e le sue opere finirono nel dimenticatoio per ottanta anni e solo la recente e fortunata riscoperta di “Tutto è jazz”, permetterà a noi lettori di oggi di conoscere la piacevole scrittura di Lili Grün. Traduzione dal tedesco Enrico Arosio.

Lili Grün nasce a Vienna nel 1904 in una famiglia ebrea e perde precocemente sia la madre sia il padre. Dopo aver effettuato l’apprendistato come impiegata segue la propria vocazione per il teatro fino a spostarsi a Berlino sul finire degli anni Venti. Vi rimane fino al 1933, anno in cui per problemi economici e di salute ritorna a Vienna, ma nel quale pubblica anche il suo sorprendente libro d’esordio Tutto è Jazz. L’annessione al Reich nel 1938 e la conseguente adesione al nazionalsocialismo dell’Austria segnano il suo drammatico destino: nel 1942 viene rastrellata e uccisa.

Source: inviato dall’editore al recensore, grazie all’ufficio stampa Keller.

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:: Di morte, d’insonnia e d’altre canzoni di Riccardo Landini a cura di Federica Belleri

29 gennaio 2019 by

di morte, d'insonnia e d'altre canzoni di riccardo landiniCittadina di provincia del Nord Italia. Omicidi cruenti prendono a pugni in faccia l’ispettore capo Ezio Marvelli, rientrato in ufficio dopo alcuni mesi di assenza. Omicidi che lo scuotono nel profondo, anche se non lo dimostra. Morti violente che lo riportano indietro nel tempo, che spaccano il ghiaccio che si è formato a proteggere la sua sofferenza personale. Uno squarcio alla gola, la causa di queste morti. Un machete, l’arma utilizzata. Musicassette inviate in forma anonima all’ispettore Marvelli. Perché proprio a lui? Un magistrato, la dottoressa Maggio, molto ben disposta davanti ai riflettori. Un profilo da creare, che aiuti Marvelli e i suoi colleghi a individuare questo killer spietato. Chi è, e perché agisce in maniera fredda e spietata?
Nonostante alcune piccole imprecisioni nella stesura, ho trovato questo giallo molto interessante e ricco di spunti sui quali riflettere. Potrebbero sembrare scontati, ma così non è a mio avviso. Quanto conta l’amore e il supporto dei propri cari quando si sta seguendo un’indagine di questo tipo? Quanto è importante il proprio vissuto e quanto può influenzare le percezioni di ispettori e commissari? Quanto si ha paura di morire?
Di morte, d’insonnia e d’altre canzoni è un giallo ben costruito, dove alcuni dettagli apparentemente innocui hanno invece un’importanza decisiva per la risoluzione della vicenda. Interessanti i versi di alcune canzoni utilizzati come intro ai diciotto capitoli del libro.
Buona lettura.

Riccardo Landini, nato in Emilia, ma d’origine ed estrazione romagnole, nel 2009 ha presentato al pubblico il suo primo romanzo, “E verrà la morte seconda”, che gli è valso l’interesse della stampa e dei lettori. A questo hanno fatto seguito, negli anni a venire, parecchi altri lavori per Mondadori, Cordero, Eclissi e diverse altre Case. Per Cento Autori ha pubblicato il romanzo “Il primo inganno”, capitolo iniziale di una trilogia cui sono seguiti “Non si ingannano i morti” e “Ingannando si impara”. Vincitore di parecchi premi letterari, ama ricordare, tra tutti, il premio Giallo Stresa 2013.

Fonte: omaggio dell’editore al recensore.

:: La stella che non brilla, Guia Risari, (Gribaudo 2019) a cura di Viviana Filippini

27 gennaio 2019 by

la stella che non brilla, guia risari,In occasione della Giornata della Memoria, Guia Risari torna in libreria con “La stella che non brilla”, edito da Gribaudo. Eva è una bimba curiosa e un giorno, mentre mamma corregge i compiti e il babbo legge, la piccola va a giocare in soffitta. Poi, all’improvviso Eva trova una scatola con oggetti strani per lei. Dentro a quella vecchia scatola arrugginita ci sono una stella a sei punte, una foto con tanti uomini in pigiama e un dente. Quando la piccola chiede ai genitori cosa siano quegli strani ricordi, la coppia non ha il coraggio di raccontare e chiama il nonno. Sarà proprio grazie a lui che Eva scoprirà la Seconda guerra mondiale, il Nazismo, il Fascismo e che quegli uomini della foto non indossano un pigiama, ma sono prigionieri, sono ebrei deportati in un campo di concentramento. Guia Risari torna in libreria con un libro per bambini illustrato da Gioia Marchegiani, nel quale si affronta con parole e illustrazioni il tema della Shoah. Il tutto con delicatezza e profonda sensibilità. Eva ascolta attenta il nonno, scoprendo le sofferenze che lui e la sua famiglia, come molti altri ebrei e deportati, furono costretti a sopportare. Eva comprende il significato della stella, della foto e di quel dente al quale il bisnonno era tanto legato. Tra la bambina e l’adulto si crea una forte empatia che permette all’uomo maturo di tramandare alla nipotina (e ad ogni lettore) una parte dell’immenso dramma che colpì innocenti vite durante il conflitto mondiale. Quello che si crea in “La stella che non brilla” di Guia Risari è uno scambio di sapere, di ricordi, di emozioni e sensazioni che giungono a noi lettori con un invito esplicito e importante: Zakhor, ossia Ricordare in lingua ebraica, e ricordare sempre, nella speranza che tragedie come quella dei campi di concentramento e dello sterminio di vite innocenti non accadano più. Il libro edito da Gribaudo è munito anche di un interessante appendice storica nella quale vengono fornite tutte le informazioni base sullo sviluppo del Nazismo, del Fascismo, del numero di vittime che quell’epoca causò. Accanto ad essa un’appendice artistica con indicate le opere artistiche, in Italia e all’estero, che hanno il compito di fare Memoria.

Guia Risari è nata nel 1971 a Milano, dove ha compiuto studi classici e si è laureata in Filosofia Morale all’Università Statale, lavorando come educatrice e giornalista per “L’Unità”. Si è specializzata in Modern Jewish Studies alla Leeds University con ricerche su Saadia, Maimonide, Mendelsohn, Rosenzweig, Lévinas, Jabès, Rawicz, Bauman, Rose e una tesi di M.A. sull’antisemitismo italiano. In seguito, si è trasferita in Francia, dove, oltre a scrivere e tradurre, ha insegnato e svolto ricerche in sociocritica, storia, letteratura orale e comparata delle migrazioni. Ha pubblicato due saggi, vincendo cinque premi letterari. Scrive anche racconti e testi per l’infanzia. Lavora con case editrici, riviste, compagnie teatrali, radio e quotidiani.

Gioia Marchegiani è nata a Roma nel 1972. Diplomata in Illustrazione all’Istituto Europeo di Design di Roma, illustra e scrive libri per l’infanzia. Insegna disegno e pittura ai bambini della scuola primaria. È cofondatrice dell’associazione “Semidicarta”, per la quale progetta e svolge laboratori didattico-creativi e di promozione alla lettura. Ha pubblicato vari albi illustrati per l’infanzia, tra cui Iole, la balena mangiaparole con Gribaudo, vincendo diversi premi.

Source: richiesto all’autrice. Grazie a Guia Risari.

:: Un’ intervista con Laura Frausin Guarino a cura di Giulietta Iannone

25 gennaio 2019 by

“suite francese” di irène némirovsky (adelphi)Benvenuta professoressa Frausin Guarino su Liberi di scrivere, e grazie per avere accettato questa mia intervista, è davvero un onore poterla ospitare, lei è come la decana dei traduttori italiani. Menzione speciale per la migliore traduzione alla nona edizione del Liberi di Scrivere Award per la sua traduzione di Suite Francese di Irène Némirovsky (Adelphi). È risultato il libro più votato, e come tradizione siamo felici intervistare il traduttore. Naturalmente è un semplice riconoscimento di un blog, niente di istituzionale, lei sicuramente ha vinto premi ben più prestigiosi, ma è un’ occasione per conoscere meglio anche il lavoro del traduttore. La sua vita è affascinante come quella di un libro, ci parli della sua famiglia di cultura mitteleuropea, dove è crescita? che libri leggevano nella sua casa durante la sua infanzia e adolescenza?

R: Sono nata a Trieste, in una famiglia dalla mentalità molto evoluta e molto laica, ma tutta la mia vita e i miei studi si sono svolti a Milano. Ho fatto studi classici, e ho avuto la grande fortuna di essere allieva del poeta Vittorio Sereni, che fin dagli anni della maturità mi ha indirizzata alla traduzione letteraria.

Ci parli dei suoi studi. Come è diventata traduttrice? Che lingue ha studiato? Ha svolto tirocini all’estero, o ha studiato prevalentemente sui libri?

R: Ho amato e studiato subito il francese; contemporaneamente al liceo classico, ho passato quasi tutte le vacanze estive in Francia per conoscere meglio la lingua. A Grenoble ho frequentato l’Università estiva per stranieri. Intanto leggevo molta letteratura francese, che è una cosa diversa dallo studiare “sui libri”, molto più formativa.

Quali autori ha tradotto? Quali sono le sue traduzioni più importanti?

R: Ho cominciato a tradurre nel 1967 (!) e ho avuto la fortuna di tradurre subito grandi Autori per Case editrici importanti. La mia prima traduzione professionale è stata un romanzo di Simenon per Mondadori. Ho tradotto poi per Bompiani, Feltrinelli (molte opere di Marguerite Duras), MargueriteYourcenar, Michel Foucault e altri. Traduco molto volentieri saggistica filosofica e politica; per Adelphi ho tradotto anche Mauriac e molti romanzi di Simenon , ma sono onorata che Ena Marchi mi abbia affidato, un anno fa, il saggio di Marc Fumaroli “La Repubblica delle Lettere”. Lavoro anche per le Edizioni Henry Beyle: testi particolari di Voltaire, Dumas, Perec, Balzac, Stendhal. E per «Pagine d’Arte», Casa editrice svizzera.

Che esperienza è stata tradurre Irène Némirovsky? Cosa ha amato di più di questa autrice e del suo libro?, giunto miracolosamente fino a noi, seppure incompleto, l’autrice non ha potuto finirlo perché deportata nel Campo di concentramento di Auschwitz.

R: Tradurre Irène Némirovsky è stata un’esperienza esaltante, un’emozione costante che ho accompagnato con la lettura di alcuni saggi sulla sua vita e la sua terribile tragica morte. Di questo libro ho amato TUTTO.
Ed è stato bello tradurre anche gli altri suoi romanzi.

Insegna ancora presso la Civica Scuola Interpreti e Traduttori? Quali consigli darebbe ai giovani traduttori che si avvicinano a questa difficile ma affascinante professione?

R: Da due anni non tengo più il corso di traduzione letteraria, che ho tenuto per più di vent’anni, presso la Scuola Interpreti e Traduttori . Il solo consiglio che posso dare a chi comunque abbia una certa “stoffa”, una precisa sensibilità e una grande passione, è di LEGGERE, leggere buona letteratura, non solo per il piacere della cosa in sé, ma per capire, studiare e impossessarsi dei diversi registri di scrittura. E abituarsi a coltivare l’attenzione, il pensiero, e a non fare niente in modo affrettato.
Continuo a tradurre con passione; non è mai diventato un “mestiere”, nel senso di qualcosa che ormai si conosce e si fa con disinvoltura: ogni testo nuovo è ancora per me un affascinante mistero da scoprire, da portare alla luce.

:: Un’intervista a Philippe Georget a cura di Giulietta Iannone

25 gennaio 2019 by

philippe_georgetBenvenuto Philippe, e grazie per aver accettato questa intervista. Cominciamo con una domanda molto semplice: ci racconteresti qualcosa su di te? Dove sei nato? Che studi hai fatto? Hai fatto altri lavori prima di diventare scrittore?

Sono nato nel 1963 a Epinay sur Seine, alla periferia di Parigi, ma buona parte di infanzia e adolescenza le ho passate a Orléans.
Qui ho studiato storia prima di dedicarmi al giornalismo. Sono giornalista da trent’anni. Ho lavorato prima in radio e poi in televisione.

Sei autore di Polar, ci racconteresti come è nato il personaggio del tenente Gilles Sebag? Come si inserisce nei tuoi romanzi?

Nel cinema come in letteratura, si trovano molti eroi poliziotti o giornalisti. In generale, sono dei personaggi in rotta con le loro famiglie perché poco presenti in casa. Vivono il loro mestiere come una passione, una missione alla quale sacrificano tutto. Personaggi come questi, purtroppo, non ne ho incontrati molti nella mia professione (nemmeno uno, a essere onesti!). Ogni mestiere ha la sua routine, a lungo andare diventa pesante, e non si può pretendere di avere ogni giorno la stessa motivazione, la stessa intensità. E poi si può amare il proprio lavoro e avere anche altri piaceri, altri interessi. Servono anche quelli, per una vita equilibrata.
Per questo ho voluto immaginare un eroe « normale », non senza talento, ma pieno di dubbi, e che, a volte, affronta il lavoro con una certa stanchezza. E non devo essere andato così lontano dalla realtà, se la polizia di Toulouse mi ha conferito il premio dell’Embouchure – per «In autunno cova la vendetta ». Penso che si siano riconosciuti nei miei personaggi.

Ho letto il tuo «La stagione dei tradimenti: Variazioni sull’adulterio e altri peccati veniali », ma so che, in Italia, E/o ha pubblicato anche “D’estate i gatti si annoiano”, “In autunno cova la vendetta” e “Il paradosso dell’aquilone”. Ci sono altri romanzi in questa serie?

Dedico un romanzo su due a questo poliziotto di Perpignan, Gilles Sebag. Ogni volta, dopo aver passato un paio d’anni a scrivere le sue storie, sento il bisogno di mettere in scena altri personaggi e descrivere paesaggi diversi da quello catalano. In Francia ho pubblicato anche i romanzi “Le Paradoxe du Cerf-Volant”, “Tendre comme les Pierres” e l’ultimo uscito, “Amère Méditerranée” (Giugno 2018), che non riprendono questo personaggio seriale.
Nei paesi in cui sono tradotto (Germania, Italia, USA), in generale vengono proposti solo i miei « polar catalani ».
Penso che gli editori e i lettori apprezzino sia il personaggio seriale che la descrizione del paese catalano in sé. In Italia, eccezionalmente, è stato tradotto anche “Il paradosso dell’aquilone”, che però non è andato molto bene.

Lo humour mi sembra una delle caratteristiche più importanti del tuo stile, ho trovato le parti in cui parlavi delle riviste femminili e dei siti d’incontri veramente esilaranti. È come se la maggior parte delle donne francesi fossero sempre intente a cercare nuovi modi per tradire i loro compagni.
Insomma, a leggerti si ride parecchio. Pensi che il polar non dovrebbe essere troppo cupo o triste?

Trovo che, nel cinema come in letteratura, si calchi troppo la mano sugli aspetti scuri. Viviamo in un’epoca in cui si pensa che il pessimismo sia segno di lucidità. Troppo spesso gli assassini sono psicopatici assoluti che uccidono per il puro piacere di farlo. Certo, personaggi del genere esistono, ma non sono poi così tanti. Nei tribunali, che come giornalista ho frequentato parecchio, non ne ho mai incrociati. Ho visto molti assassini « normali », invece, persone violente che uccidono per rabbia o gelosia, dei poveracci che uccidono per futili motivi, o senza averne la volontà. Queste persone mi sembrano più interessanti rispetto agli psicopatici « duri e puri » ; sono infatti persone umane. Sono loro, ma sono anche un po’ noi. Quella è la verità, ed è della verità che mi piace scrivere e che mi piace descrivere.
I miei «cattivi » hanno sempre una parte di umanità. In Francia, il polar è anche chiamato « romanzo noir », ma tutto sommato il nero non è un colore che mi interessa : io amo piuttosto il grigio e le sue infinite sfumature. Per questo motivo, e anche perché mi piace scherzare, metto sempre un po’ di humour nelle mie storie. Sono storie oscure (nere o grigie che siano), e ogni tanto bisogna ridere. E poi certi miei personaggi non hanno una vita o un mestiere semplice, e mi pare giusto far divertire un po’ anche loro.

Chi sono i tuoi maestri? Hai dei modelli, scrittori che ti hanno ispirato e dai quali hai imparato molto?

Ho sempre trovato difficile rispondere a questa domanda. Gli autori che ho più amato o che ho letto di più non sono necessariamente quelli che mi hanno influenzato di più. Penso che un autore si nutra di una moltitudine di influenze – autori, libri, film, che deve digerire prima di mettersi a scrivere a sua volta.
Ma, per essere onesto e non eludere del tutto la domanda, dirò che i polizieschi di Mankell mi hanno ispirato per la struttura dei miei libri, il modo di portare avanti i lettori in due tempi, seguendo il o i poliziotti e il criminale, del quale fino in fondo si ignora l’identità, pur scoprendone la psicologia e i moventi pezzo dopo pezzo. Per quanto riguarda lo stile, mi piacerebbe aver imparato da Jean-Claude Izzo, i cui libri ho molto amato (tutti, non solo i polar), ma sarebbe un po’ pretenzioso.

Pensi che i film dell’età dell’oro del noir americano abbiano in qualche modo influenzato le tue trame o i tuoi personaggi?

Per rispondere a questa domanda ci vorrebbe un cinefilo… Cosa intendi per « età dell’oro del noir americano » ? di sicuro, comunque, i film recenti, quelli di cui si parlava prima, che mettono in scena degli « psicopatici assoluti », mi hanno fornito soprattutto dei controesempi.

Tu ami raccontare la realtà sociale e la vita dei poliziotti; ho sentito che hai chiesto aiuto a degli amici poliziotti per raccontare i problemi dei sindacati di polizia, e i danni che questo lavoro può causare a chi lo esercita (questo anche se dà vita a relazioni di solidarietà molto forti ecc.). E poi c’è il problema del metodo investigativo… Ti senti, insomma, uno scrittore realista, no? E perché hai scelto il realismo come chiave?

L’aspetto interessante del romanzo noir, è la possibilità di descrivere la società e le grandi questioni contemporanee. Ma come si fa a risultare credibili se, nel descriverle, si fanno troppi errori nel mettere in scena le procedure investigative ? Il mio mestiere di giornalista mi ha permesso di confrontarmi con l’universo quotidiano dei poliziotti e ho potuto constatare quanto questo fosse lontano da quello descritto in certi libri e film. Per me il romanzo noir deve essere realista.

C’è in progetto qualche adattamento di tuoi romanzi per il cinema? Se potessi fare il casting, chi vorresti come regista? E chi come protagonisti?

Che io sappia, non ci sono progetti di adattamento in ballo. Peccato per il portafogli, ma bene per l’ispirazione. I miei personaggi esistono nella mia testa, e in quella dei miei lettori. Penso che loro come me non abbiano bisogno di vederli impersonati da attori. Per quanto buono possa essere il risultato, ci sono comunque degli aspetti che vengono travisati nel passaggio da un romanzo a un film. E visto che non ho ancora finito con Gilles Sebag e i suoi colleghi, preferisco che continuino ad appartenere a me. Se diventassero degli attori, mi sarebbe difficile metterli in scena così come li ho immaginati.
Certo, può capitare di ispirarsi a personaggi famosi, attori o altro, per immaginare fisicamente certi personaggi, ma non ne dirò i nomi, perché, nella grande maggioranza dei casi, si tratta solo di un punto di partenza. Nella scrittura del romanzo, i personaggi si evolvono e finiscono per non assomigliare più ai modelli di partenza.

Ora torniamo alla letteratura: Cosa stai leggendo in questo periodo ? C’è qualche autore di polar che vuoi segnalare agli autori italiani ? C’è qualche tuo libro che sta per essere pubblicato? E, se sì, lo presenterai in Italia ?

In questo momento non sto leggendo romanzi, ma libri di storia, uno sui vichinghi, e uno sul vicino oriente. Da quando ne scrivo, leggo pochissimi polar !
Non voglio fare nomi, ma suggerire ai lettori italiani (così come faccio con quelli francesi) di non esitare nell’allontanarsi dai sentieri battuti, ovvero non leggere solo autori americani, scandinavi, o francesi autori di best-seller, per dire. Ci sono tanti altri autori da scoprire, tante strade da battere.
Il mio ultimo libro, “Amère Méditerranée”, è uscito a giugno, ma non sarà tradotto. Né in italiano, né in tedesco, né in inglese, perché tratta di un argomento poco popolare in questi paesi. Così come in Francia, purtroppo. Per riassumerlo in qualche parola: “Amère Méditerranée” è un romanzo noir che si svolge su un’isola immaginaria del Mediterraneo sulla quale, certe mattine, si raccolgono più cadaveri che conchiglie.

Ti piace presentare i tuoi libri? Vuoi raccontarci qualche aneddoto divertente relativo a qualche tua presentazione?

Mi piace molto presentare i miei libri e parlarne con i lettori. È meraviglioso constatare che le storie e i personaggi che si inventano nella solitudine di un ufficio, di fronte alla tastiera del computer, prendono vita nell’immaginazione delle altre persone, e che i temi che ci hanno ossessionati per le settimane della scrittura, sono condivisi da altre persone.
Uno degli incontri che più mi hanno segnato è avvenuto nel 2017 a Cagliari. Degli attori leggevano brani estratti dai miei romanzi. Non parlo l’italiano e riconoscevo solo, ogni tanto, i nomi dei miei personaggi. Il pubblico in sala sorrideva, a volte rideva persino. Io, l’autore, ero l’unico che non ci capiva niente, ma non era grave. Anzi, al contrario: i miei personaggi e le mie storie non avevano più bisogno di me per continuare a esistere.

Stai scrivendo un nuovo romanzo? Vuoi parlarcene?

Sto chiudendo un romanzo che riporterà in scena il mio Gilles Sebag. Dopo estate, autunno e inverno, sarà chiaramente ambientato in primavera. La quarta stagione di Sebag. L’ultima? Solo il tempo ce lo dirà.

An interview with Philippe Georget

Bienvenu Philippe, et merci d’avoir accepté de répondre à cette interview.
On va commencer par une question très simple: veux-tu nous reconter quelque chose sur toi? Où est que tu es né, qu’est-ce-que tu as étudié, et est-ce-que tu as fait des autres travails quand tu n’étais pas un écrivain?

Je suis né en 1963 à Epinay sur Seine en banlieue parisienne mais c’est à Orléans que j’ai vécu la plus grande partie de mon enfance et de ma jeunesse. J’y ai notamment suivi des études d’Histoire avant de bifurquer vers le journalisme. Je suis journaliste dans l’audiovisuel (d’abord radio puis télévision) depuis trente ans.

Tu es auteur de polars, veux-tu nous raconter comment est né le personnage du lieutenant Gilles Sebag? Comment fais-tu pour inscrire ton personnage dans tes policiers?

On trouve dans le cinéma comme dans la littérature beaucoup de héros policiers ou journalistes. En général, ce sont des personnages en rupture avec leur famille car toujours absents de leur domicile. Ils vivent leur métier comme une passion, voire comme une mission à laquelle ils sacrifient tout. Des personnages comme ceux-là, je n’en ai pourtant pas croisé beaucoup dans mon travail (pas un seul en vérité!). Chaque métier a ses routines, ses lourdeurs, et on ne peux pas le pratiquer au quotidien avec la même passion, la même intensité. Et puis on peut aimer son travail et avoir en même temps d’autres plaisirs, d’autres centres d’intérêt. Je pense même que c’est nécessaire pour une vie équiibrée.
J’ai donc imaginé un « héros ordinaire », talentueux certes mais pétri de doutes et qui, par moments, assume parfaitement une certaine lassitude vis-à-vis de son métier. Et je ne suis finalement pas tombé trop loin de la réalité puisque les policiers de Toulouse m’ont remis un prix en 2013 – le prix de l’Embouchure – pour Les Violents de l’Automne. C’est donc qu’ils se sont retrouvés dans mes personnages.

J’ai lu ton “Méfaits d’hiver: Ou variations sur l’adultère et autres péchés véniels”, mais je sais qu’en Italie, E/o a publié D’estate i gatti si annoiano, In autunno cova la vendetta e Il paradosso dell’ aquilone aussi. Est ce que il y a des autres romans dans cette série?

J’écris un roman sur deux avec ce ppolicier perpignanais récurrent, Gilles Sebag. Mais, quand j’ai passé un à deux ans avec lui à bâtir une histoire, j’éprouve le besoin de mettre en scène d’autres personnages et de décrire d’autres paysages que ceux du pays catalan. En français, il y a eu successivement Le Paradoxe du Cerf-Volant, Tendre comme les Pierres et le petit dernier sorti en juin 2018 Amère Méditerranée, qui ne reprennent pas ce personnage fétiche.
Dans les pays où je suis traduit (Allemagne, Italie et Etats-Unis), on ne reprend en général que mes « polars catalans » (Méfaits d’hiver en italien a donné La Stagione dei tradimenti). Je crois que les éditeurs et les lecteurs apprécient ce personnage récurrent et aussi la description du pays catalan. L’Italie a fait toutefois exception en traduisant également Il paradosso dell’ aquilone. Mais il n’a pas très bien marché !

L’humour me semble une des caractéristiques les plus importantes de ton écriture, j’ai trouvé les parties dans lesquelles tu recontais de magazines féminins, ou de sites de rencontres, très amusantes. C’est comme si la pluparte des Françaises avaient toujours le souci de trouver de nouveaux moyens de trahir ses copains.
En te lisant, on rit aussi.
Est-ce que tu penses que le polar doit par être trop lugubre ou sombre.

Je trouve qu’il y a souvent, au cinéma comme dans la littérature une surenchère dans la noirceur, signe d’une époque sans doute où l’on considère que pour se montrer lucide, il faut être pessimiste. Trop souvent les tueurs sont des psychopathes absolus qui ne tuent que pour le plaisir. Bien sûr, de tels personnages existent dans la vraie vie mais ils ne sont pas si fréquents. Dans les tribunaux que j’ai beaucoup fréquentés comme journaliste, je n’en ai personnellement jamais croisés. J’y ai surtout vu des « assassins ordinaires », des types violents qui tuent par jalousie ou colère, de pauvres gars qui tuent par bétise ou par accident. Ces gens-là me semblent plus interessant à mettre en scène que les psychopathes « purs et durs » car ils sont humains, ils sont eux et un peu nous également. C’est cela la réalité et cela que j’aime écrire et décrire. Mes salauds à moi ont toujours une part d’humanité en eux. En France, on appelle le polar du « roman noir » mais le noir finalement n’est pas une couleur qui m’intéresse. Moi, j’aime plutôt le gris et ses multiples nuances.
Pour cette raison, et aussi parce que j’aime plaisanter dans la vie, je place toujours un peu d’humour dans mes histoires. On écrit des histoires sombres (noires ou grises…), il faut bien sourire de temps en temps. Mes personnages n’ont pas toujours un métier et une vie faciles, il faut bien qu’eux aussi s’amusent un peu.

C’est qui, tes maitres à écrire? Est-ce que tu as des modèles, des écrivains desquels tu as beaucoup appris, et qui t’ont inspiré ?

J’ai toujours beaucoup de mal à répondre à cette question. Les auteurs que j’ai les plus aimés ou les plus lus ne sont pas forcément ceux qui nous m’ont le plus influencé. Je pense qu’un auteur se nourrit d’une multitude d’influences, d’auteurs, de livres, de films, qu’il doit digérer avant de se mettre lui-même à écrire.
Pour être tout à fait honnête et ne pas esquiver complètement la question, je dirais que les romans policiers de Mankell m’ont inspiré pour la structure de mes livres, la façon de faire avancer le lecteur en deux temps, avec le ou les personnages principaux de policiers mais aussi avec le criminel dont on ignore jusqu’au bout l’identité mais dont on découvre peu à peu la psychologie et les motivations. Pour le style, j’aimerais avoir été inspiré par celui de Jean-Claude Izzo dont j’ai adoré tous les livres ( et pas seulement les polars) mais ce serait très prétentieux de l’affirmer.

Est-ce que tu penses que le film noir American de l’âged’or ait eu quelque influence sur tes intrigues ou tes personnages?

Je ne suis pas assez cinéphile pour répondre à cette question. Qu’entendez-vous par « film noir américain de l’âge d’or » ? Il est certain en revanche que les films plus récents mettant trop souvent en scène, comme je le disais plus haut, des « psychopathes absolus » m’ont, eux, surtout fournis des contres exemples.

Tu aimes bien raconter la réalité sociale et la vie des policiers ; j’ai lu que tu a demandé le support de quelques amis policiers pour raconter les problèmes des syndicats de police, et les problèmes que ce boulot peut causer aux personnes qui l’exercent, même si ça donne des relations de solidarité très fortes etc. Puis, il y a le problème de la méthode d’investigation. Tu es donc un écrivain réaliste, hein ?
Pourquoi as-tu décidé de reconter du côté du réalisme?

L’intérêt du roman noir, c’est de pouvoir décrire la société et les grandes questions de l’époque. Mais comment être crédible sur ces sujets si on fait trop d’erreurs sur le travail des flics et sur les procédures d’investigation ? Mon métier de journalisrte m’a permis de me confronter à l’univers quotidien des policiers et j’ai pu constater combien il était parfois loin de ce que je pouvais lire dans certains livres, voir dans certains films. Pour moi, le roman noir se doit être réaliste.

Est-ce qu’il y a des projets d’adaptation de tes romans pour le cinéma ?
Si tu pouvais en faire le casting, qui voudrais-tu pour réalisateur? Et qui pour les protagonistes ?

Il n’y a pas, à ma connaissance, de projets d’adaptation de mes romans pour le cinéma. Dommage pour mon porte-monnaie, tant mieux pour mon inspiration. Mes personnages existent dans ma tête, dans celles aussi de mes lecteurs. Je pense qu’eux comme moi n’avons pas besoin de les voir incarner par des acteurs. Quel que soit le résultat – il est parfois réussi – , il y a forcément trahison lors du passage d’un roman à un film. Tant que je n’en ai pas fini avec Gilles Sebag et avec ses collègues, je préfère qu’ils continuent de m’appartenir. S’ils devaient être incarner par des acteurs, j’aurais sans doute du mal à continuer de les faire vivre tels que je les ai imaginés.
Il peut m’arriver de m’inspirer de personnes célèbres, acteurs ou autres, pour imaginer physiquement certains personnages mais je ne citerai pas de nom car la plupart, il ne s’agit que d’un point de départ et mes personnages évoluent souvent pendant l’écriture du roman et finissent pârfois très loin du modèle de départ.

Maintenant, retournons à la literrature : qu’est-ce-que tu lis en ce periode ? Y a-t-il des auteurs de polar que, selon toi, nous, les lecteurs Italiens, devrions lire ?
Est-ce que tu as des livres qui vont sortir bientôt en Italie, et, si tu les as, vas-tu les presenter en Italie ?

Je ne lis pas de romans en ce moment mais des livres d’Histoire, un livre sur les Vikings, un autre sur le Proche-Orient. En fait, je lis très peu de polars depuis que j’en écris !
Je ne veux pas citer de noms d’auteurs aux lecteurs italiens mais je leur suggérai surtout comme aux lecteurs français de ne pas hésiter à sortir des sentiers battus, c’est-à-dire les auteurs américains ou scandinaves ou même les auteurs français best-sellers. Il y a tant d’autres écrivains à découvrir, tant de chemins différents à parcourir.
Mon dernier livre, Amère Méditerranée, est sorti en juin dernier mais il ne sera pas traduit. Ni en italien, ni en allemand, ni en anglais. Parce qu’il traite d’un sujet qui n’est populaire dans aucun de ces pays. En France non plus malheureusement. Pour vous résumer en quelques mots : Amère Méditerranée est un roman noir qui se déroule dans une île imaginaire de Méditerranée où, certains matins, on ramasse sur les plages plus de cadavres que de coquillages.

Est-ce que tu aimes bien presenter tes livres, ou pas ? Veux-tu nous raconter quelque chose d’amusante que s’est passée a l’occasion d’une de ces rencontres ?

J’apprécie beaucoup de présenter mes livres et d’en parler avec les lecteurs. C’est merveilleux de constater que les histoires et les personnages qu’on invente dans la solitude d’un bureau, devant un clavier d’ordinateur, prennent vie dans l’imaginaire d’autres personnes et que les thématiques qui nous ont obsédé pendant des semaines d’écriture sont partagées par d’autres gens.
Une des rencontres les plus marquantes pour moi s’est déroulée en septembre 2017 à Cagliari. Des acteurs lisaient des extraits de mes romans. Je ne parle pas italien et je ne pouvais que reconnaître de temps en temps les noms propres de mes personnages. Les gens dans la salle souriaient, riaient même parfois. Moi, l’auteur, était le seul qui n’y comprenait rien. Mais ce n’était pas grave, bien au contraire. Mes personnages et mes histoires n’avaient plus besoin de moi pour continuer d’exister.

Est tu en train d’écrire un nouveau livre ? Veux-tu nous en parler ?

Je termine un roman qui remettra en scène mon personnage de Gilles Sebag. Après l’été, l’automne et l’hiver, il se passera évidemment au printemps. Ce sera la quatrième saison de Sebag. La dernière? L’avenir le dira.

Mostri, supereroi e navi spaziali di Fulvio Gatti (Impressionigrafiche, 2018) a cura di Elena Romanello

24 gennaio 2019 by

mostri-supereroi e navi spaziali_fulvio gattiFulvio Gatti è tornato in libreria con una nuova fatica, sempre dedicata alla cultura nerd dei fumetti e del fantastico: Mostri, supereroi e navi spaziali si presenta con un sottotitolo molto esplicativo Inventario emotivo delle storie globali e immerge in un mondo di suggestioni varie degli ultimi quarant’anni almeno di immaginario, proveniente da Oltre oceano ma non solo.
L’autore parte raccontando un aneddoto molto simpatico sulla sua infanzia su un cuginetto lontano dall’altra parte del mondo a cui lo unì la passione comune per le Tartarughe Ninja e poi costruisce un dizionario enciclopedico, divertente e divertito ma non banale, in cui trovano spazio vari personaggi e suggestioni, raccontati per sommi capi ma in maniera che riesce comunque ad essere esauriente.
I toni sono leggeri ma non certo sciocchi, per raccontare mondi che hanno unito persone dagli angoli del mondo più lontani, in un pianeta in cui si cerca ormai purtroppo di costruire sempre più muri e sempre più ponti. Nelle pagine del libro trovano spazio storie e filoni, dagli alieni agli zombie, passando per un film cult come Matrix, il serial per antonomasia degli anni Novanta The X-Files, l’universo di Star Trek, la principessa Leia di Star Wars, l’icona horror Freddy Kruger, il mondo di Game of thrones, i viaggi intergalattici di Doctor Who e molto altro ancora.
Un libro per appassionati, dove chi si interessa di cultura nerd e otaku troverà storie e eroi, ma anche per chi vuole saperne di più, per i nostalgici e non solo, perché tira le somme su decenni di sogni e avventure in maniera simpatica e esauriente.
La copertina e le vignette interne sono di Gabriele Sanzo, con riletture divertite di vari universi.

Provenienza: libro del recensore.

Fulvio Gatti (Torino, 1983), giornalista e scrittore, scrive da alcuni anni su testate locali e nazionali. Ha ideato il festival di satira Tuco a Calamandrana (Asti) e dirige la webzine e podcast Finché c’è nerd. Ad Alba (Cuneo) ha curato la mostra su Dylan Dog Alba e i morti viventi. Ha pubblicato per Las Vegas edizioni I nerd salveranno il mondo. Il suo sito ufficiale è http://www.fulviogatti.it