La tradizione cristiana propone, come punto di riferimento per la costruzione di una vita pienamente realizzata, l’esercizio di tre virtù che non sono riducibili all’umano, ma aprono la nostra esistenza al divino: si tratta della fede, della speranza e della carità.
Anselm Grün riprende questa tradizione e la traduce con finezza teologica e psicologica nella vita attuale, a partire dall’assunto che vede ogni donna e ogni uomo alle soglie della realizzazione della propria felicità, del proprio benessere. Infatti, egli sottolinea,
«la fede è già dentro di te come potenzialità che ti è stata data con la tua natura umana. La speranza è infusa in te. Ti fa vedere di cosa sei capace. E l’amore è la tua realtà più intima».
Perciò, riflettere oggi sulle virtù significa ritrovare un angolo profondo di noi stessi, riprendere in mano il filo della gioia che ci attende, e metterci all’opera per realizzare quello che già siamo nel cuore di Dio.
Forse avete già sentito parlare di Anselm Grün, tra i filosofi e pensatori cristiani di questi anni travagliati è uno dei più conosciuti, anche grazie alla grande prolificità dei suoi scritti. Teologicamente ineccepibili, umanamente fecondi. Ho avuto modo di leggere questo suo libro quest’estate, e fino a oggi non mi sono sentita di scrivere nulla al riguardo, un po’ perchè la dimensione spirituale è una delle cose più intime e personali che ci siano, e poi vige la regola che ogni percorso spirituale ha un moto suo proprio. Insomma ognuno deve scoprire le cose da sè, a volte è controproducente imporle, sia a credenti che non credenti. Credo un libro come questo sia più utile ai secondi, a patto che rispettino alternative visioni del mondo. Non ho fatto studi teologici, quindi la mia analisi sarà puramente emozionale, come si suol dire. Anselm Grün parte da un assunto molto semplice: che l’uomo sia nato per essere felice. Questo è il progetto, questo è l’essenza più profonda del “cuore” di Dio. Per raggiungere questa felicità dobbiamo percorrere un percorso terreno che inevitabilmente termina con la morte. Ma questo stadio dell’esistenza è solo l’inizio. Per conquistare questa felicità, già terrena come espressione massima delle nostre potenzialità, un cristiano ha tre doni molto speciali: la fede, la speranza e l’amore. Fede in Dio, in sè stesso, negli altri. Speranza nel futuro, nel presente, nell’uomo come essere razionale e aperto all’eterno. E poi l’amore, già San Paolo nel suo “Inno all’amore” Prima Lettera ai Corinti, ci aveva detto che questo dono/virtù è il fondamento di tutto. Ecco se privilegiate la dimensione spirituale dell’essere questa lettura potrebbe farvi bene. A me l’ha fatto.
Anselm Grün è monaco nell’abbazia benedettina di Münsterschwarzach (Germania). Dopo aver compiuto gli studi filosofici, teologici e di economia aziendale, dal 1977 è “cellerario”, ossia responsabile finanziario e capo del personale dell’abbazia di Münsterschwarzach. Apprezzato consigliere e guida spirituale, è attualmente tra gli autori cristiani più letti al mondo. Tra le pubblicazioni per le edizioni San Paolo ricordiamo: Autostima e accettazione dell’ombra. Come ritrovare la fiducia in se stessi (20033); Per vincere il male. La lotta contro i demoni nel monachesimo antico (20062); Lottare e amare. Come gli uomini possono ritrovare se stessi (20072); Regina e selvaggia. Donna, vivi quello che sei! (2005); La gioia dell’armonia (2005); La gioia della gratitudine (2005); La gioia dell’attenzione (2006); La gioia dell’incontro (2006); La gioia della salute (2007); La gioia di chi si contenta (2007); La gioia dell’amore (2007); La fede dei cristiani (2007); Felicità beata (2008), Il libro delle risposte (2011).
Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Alessandro dell’ufficio stampa di Edizioni San Paolo di Cinisello Balsamo.
La tradizione cristiana propone, come punto di riferimento per la costruzione di una vita pienamente realizzata, l’esercizio di tre virtù che non sono riducibili all’umano, ma aprono la nostra esistenza al divino: si tratta della fede, della speranza e della carità.
“Decamerock. Ribellioni, amori, eccessi dal lato oscuro della musica” edito da Marsilio è il nuovo libro di Massimo Cotto. Nel titolo, oltre al rock, riecheggia il “Decamerone” di Boccaccio (citato all’inizio di ogni nottata), e questo ci fa capire che il lettore farà un viaggio in una sorta di metaforica peste (vita di eccessi estremi) la quale, nel corso del tempo, ha colpito il mondo del rock. Vero, qui non ci sono un gruppo di ragazzi che si ritira in un luogo protetto per salvarsi dall’epidemia, ma ci sono storie su storie, grazie alle quali Cotto ci intrattiene. Lo speaker ci accompagna un viaggio nelle vite dissolute e sregolate di molti artisti della musica rock, organizzando i contenuti del libro in Dieci nottate, più un momento intitolato “Prima dell’alba”, alternati a frammenti narrativi nei quali lui racconta la sua infanzia e adolescenza a Genova. “Decamerock” ti porta nelle vite vissute all’estremo, che sono sì un po’ maledette, ma che hanno anche tante fragilità e un fascino travolgente e appassionante. Per esempio c’è il Club del 27 dove si trovano quei cantanti che morirono, per una strana coincidenza, tutti a 27 anni. Qualche nome? Brian Jones, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Janis Joplin, Amy Winehouse e tanti altri con alle spalle una vita breve, fatta di eccessi, dove la musica era però il cuore che li animava. Tanti nomi, tanti cantanti e musicisti che sono passati alla storia per ciò che suonavano o per la band dove militavano, ma anche per dei retroscena non sempre noti. Un esempio? Avete mai sentito la musica di Moondog? Lui, all’anagrafe Louis Thomas Hardin, era un compositore e musicista americano, non vedente, e nonostante questo compose musiche eccellenti, scrisse poesie e inventò pure strumenti musicali. Lo si notava subitoperché, oltre a vivere come un homeless, girava sempre con un lungo mantello e un cappello in stile vichingo. Che dire poi di John Bonham, che non sapeva suonare strumenti musicali e che diventò il batterista ufficiale dei Led Zeppelin di Jimmy Page e Robert Plant. Bonham suonò in ben nove album della band, prima di morire a soli 32 anni, dopo aver bevuto litri su litri di alcolici e super alcolici. La cosa interessante del libro di Massimo Cotto è che l’autore non si limita a narrarci le vite del mondo del rock e del jazz, perché lo scrittore ad un certo punto tra i lunghi viaggi, le stanze di albergo, le bottiglie di alcool , ci infila la musica classica con Mozart e Paganini. Mozart con la sua morte ammantata da un’atmosfera misteriosa e con quel “Requiem” che compose poco prima della sua scomparsa e prima di finire in una fossa comune. Accanto a lui, la figura istrionica di Paganini, che conquistò tutti per la sua bravura così fuori dalla norma, tanto che i suoi coevi pensavano avesse fatto un patto col diavolo per suonare in quel modo. “Decamerock” di Massimo Cotto è una lettura davvero piacevole, perché se da un lato, ti fa conoscere la dimensione umana e nascosta degli eccessi esistenziali di molte icone della musica, dall’altro, ad ogni storia letta, si sente l’irrefrenabile bisogno di andare ad ascoltare quella musica del passato che ti conquista anche nel presente.
Fanucci editore continua la sua missione di promuovere e presentare fantasy scritto da autori italiani con Il dominio del sangue, primo volume di una trilogia che porta in un mondo che può rassicurare e far passare il tempo agli orfani di George R. R. Martin, in attesa degli ultimi due volumi della Saga del Ghiaccio e del Fuoco che continuano a latitare nelle nostre librerie e biblioteche, dopo la fine del serial che non ha accontentato tutti.
Le sorti della guerra civile spagnola stanno volgendo a favore del dittatore Francisco Franco, e molti spagnoli sono costretti a fine anni Trenta a scappare dal loro Paese, in particolare dalla Catalogna e Barcellona, due delle zone più ribelli, per riparare in Francia dove finiscono in campi di concentramento in attesa di un futuro incerto.
Benjamin Lacombe, acclamato illustratore francese, tra i migliori oltre che i più inconfondibili come tratto sognante e realistico insieme, torna in libreria con un volume di immagini che piacerà innanzitutto ai gattofili: Vite di gatti straordinari, su testi di Sebastien Perez, è un viaggio tra immagini e frasi nel mondo dei felini più amati del mondo, gli unici che gli esseri umani siano riusciti ad addomesticare.
Empatia. Quante volte abbiamo sentito questa parola? Quante volte ci è capitato di sentire empatia con il prossimo. “Empatia” è anche il titolo del primo romanzo di Iris Bonetti, pubblicato con You can print. Protagonista di questa storia, che non è solo un thriller, è Sara. La giovane italiana è in America, in Oregon, poco lontana da Portland, al Bewitched Horse Ranch, dove aiuta il prossimo (bambini affetti da autismo) con attività terapeutiche. Questa giovane ha una qualità rara, nel senso che Sara non solo riesce a sentire emotivamente le sensazioni degli altri. Lei fa qualcosa in più, perché Sara riesce ad immedesimarsi nel prossimo, vivendo le stesse emozioni degli altri. Tale esperienza la fa con qualsiasi essere vivente con il quale si relaziona, dimostrando di avere una profondità empatia con il prossimo. Una qualità davvero rara che attira l’attenzione di Marc, uno studioso di neuroscienze. Lui vede in Sara un’importante risorsa per dare forma concreta al suo progetto: creare una medicina per curare quel vuoto di empatia che attanaglia il mondo. Tra un esperimento e l’altro destini di Sara e Marc si intrecceranno e si scoprirà che, da una parte, ci sono coloro che lavorano a fin di bene, ma altri, che a tratti sembrano insospettabili, agiscono per interessi che vanno ben oltre il valore positivo e umano che può avere l’empatia. Anzi, sono pronti a tutto pur di ottenere ciò che vogliono per dominare e sottomettere il mondo. Il romanzo di Iris Bonetti mescola nella trama narrativa diversi generi (thriller, psicologia, avventura, scienza) e pone attenzione anche su vari temi riguardanti l’uomo e la ricerca continua in ambito scientifico. C’è l’amore per il proprio lavoro, messo in campo dalla protagonista e quella tenacia che spinge ad andare oltre gli ostacoli, per raggiungere la meta. C’è la volontà di sperimentare e di fare tutto il possibile, per ottenere i propri obiettivi. Ci sono il mondo dell’infanzia, l’indagine della psiche e dei sentimenti umani e il tema universale dell’eterno conflitto tra bene e male. Una lotta perenne che torna da sempre nel corso dei tempi e che dimostra quanto possono essere differenti le forme attraverso le quali esso si manifesta. Il romanzo della Bonetti è corposo (quasi 500 pagine suddivise in tre parti), ma l’incastro ben fatto tra le componenti crea un ritmo serrato, cinematografico, che porta, pagina dopo pagina, ad assistere al passaggio del tempo e alla trasformazione (in bene o in male) dei protagonisti. Non mancano colpi di scena che non ti aspetti e quei paesaggi che fanno da ambientazione, così ben definiti e tratteggiati, da avere la sensazione di essere in quei posti narrati. “Empatia” di Iris Bonetti trascina il lettore in un’avventura palpitante, a tratti anche metafisica ma, allo stesso tempo, porta chi legge a riflettere sul rapporto col prossimo e all’empatia che mettiamo in gioco nella relazione con l’altro.
Tutti o quasi i forti lettori adulti hanno iniziato la loro carriera tra le pagine dei libri con la letteratura per ragazzi, negli ultimi anni alcuni dei più importanti fenomeni letterari siano stati narrativa per i più giovani, Harry Potter in testa, ma nonostante questo, come dice l’autrice di questo agile pamphlet, nonché più giovane docente di Oxford: La letteratura per ragazzi ha una lunga e nobile storia di scarsa considerazione. Sul volto di certe persone si disegna un sorrisetto particolare quando racconto loro che cosa faccio, più o meno lo stesso che mi aspetterei di vedere se dicessi che costruisco minuscoli mobili da bagno per elfi. Scrivo narrativa per ragazzi da oltre dieci anni ormai, e faccio ancora fatica a darne una definizione. Ma so con certezza che cosa non è: non è solo per ragazzi.
“Una questione di tempo” è il romanzo di Alex Capus uscito in Italia per Keller editore. La storia è particolare, perché comincia con una scena della quale capiremo il senso solo addentrandoci nel romanzo dello scrittore nato in Francia. Fin dalle prime pagine assistiamo a quello che accade a Anton Rüder, in fuga dalla savana, finalmente vicino ai binari, così affamato su un pentolone di pappa di avena di soldati inglesi che gli stanno attorno. Poi scappa, di nuovo, con il malloppo per gustarselo in santa pace.
La narrativa fantastica così come la conosciamo oggi ha avuto vari antecedenti più o meno illustri, come le famose riviste pulp inglesi e americane, che dietro copertine colorate ad effetto raccoglievano storie più o meno lunghe introducendo immaginari che hanno ispirato vari autori e autrici contemporanei, anche al cinema, visto che sia George Lucas che Steven Spielberg si sono formati su questo tipo di pubblicazioni.
Un aereo dal Brasile fino all’Italia: è un viaggio di ritorno alle origini quello che compie un giovane uomo per raggiungere un paesino di cui non conosciamo il nome, situato vicino alla costa tra la Toscana e la Liguria. Lì lo attende la casa di famiglia, pronta per essere finalmente venduta.
Era alquanto difficoltoso trasformare un romanzo celebrale come Il medico di corte di Per Olov Enquist in un film.
























