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Isabel Allende a Torino per Aspettando il Salone a cura di Elena Romanello

29 ottobre 2019

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In occasione dell’uscita del suo ultimo libro per Feltrinelli, Lungo petalo di mare che racconta le vicende dei richiedenti asilo sul piroscafo Winipeg nel 1939, la scrittrice Isabel Allende ha incontrato a Torino il pubblico, intervistata da Rosella Postorino, parlando del libro e della sua vita.

Lungo petalo di mare racconta una vicenda di ottant’anni fa, ma sembra che parli del nostro tempo, dell’immigrazione e dei richiedenti asilo, attraverso la vicenda di un gruppo di spagnoli in fuga dalla Spagna di Franco. Conoscevi questa storia da molto tempo, grazie ad una persona che era sul piroscafo Winipeg  e che ha ispirato il personaggio di Victor, come mai la racconti solo oggi?

Conosco infatti la storia del Winipeg da quarant’anni, Victor Rey me la raccontò in Venezuela allora, dove vivevo in esilio dopo essere fuggita dal Cile dopo il colpo di stato di Pinochet. Ne parlo oggi perché il tema dei rifugiati è di attualità adesso, e grazie a Victor ho avuto modo di conoscere dettagli che non ci sono scritti da nessuna parte, sul cibo, su come soffrivano il freddo, sul terrore, sul senso di allontanamento dalla propria patria. Ho tenuto una corrispondenza con lui mentre scrivevo il libro e Victor è morto sei giorni prima che gli potessi mandare il manoscritto, aveva 103 anni ed era lucido.

Nel libro si racconta di questo gruppo di rifugiati spagnoli che scappano dalla dittatura, vanno in Francia dove vengono respinti e chiusi in campi di prigionia, poi grazie a Pablo Neruda arrivano in Cile, dove però trovano difficoltà, a causa della crisi economica ma anche dell’atteggiamento della Chiesa cattolica, che li vedeva come atei, comunisti, anarchici e violentatori di suore. 

Queste cose sono vere, certo, ma va detto che invece la popolazione cilena accolse i rifugiati a braccia aperte, e oggi i loro discendenti sono musicisti, artisti, filosofi, scienziati e hanno dato un apporto al Cile enorme. Purtroppo oggi non succede più questo con i nuovi profughi e rifugiati.

Nel libro ad un certo punto il destino di Victor viene scelto quando soccorre con un massaggio cardiaco d’urgenza salvandolo un giovanissimo soldato, facendo vedere quanto la vita sia fragile ma anche meravigliosa, e come le cose belle possano capitare anche quando non le si è scelte.

La vita di Victor è sempre molto fragile, rischia più volte ma si salva sempre e quell’atto sul cuore di quel ragazzo è un simbolo dell’amore che ha per sé e per gli altri, ma credo che queste siano interpretazioni da critiche, ai lettori piacerà la vicenda nel suo complesso.

Lungo petalo di mare parla di un’identità spezzata, dello sradicamento, ad un certo punto Carmen, la madre di Victor, si chiede dove sarà sepolta, in un’angoscia di sentirsi divisi e di non appartenere a nessun posto.

Il problema di quando si deve fuggire e andare in un altro Paese è il doversi creare nuove radici: anche per me è così, non ho radici da nessuna parte, sono nata in Perù, ho vissuto pochi anni in Cile, poi sono scappata in Venezuela e adesso abito negli Stati Uniti. Comunque quando mi chiedono di dove sono dico che sono cilena. Il Cile ha un magnetismo speciale, anche in un momento difficile come questo, e infatti c’è gente che ci va e ci resta. I passeggeri della Winipeg erano stati messi infatti in guardia dalle donne cilene, molto affascinanti e autoritarie, e del resto anch’io ho detto questo al mio nuovo marito come prima cosa, che sono molto autoritaria e non cambio.

Stiamo assistendo ad un momento difficile per il Cile, tra manifestazioni e repressione della polizia, che non può non ricordare eventi passati ma sempre presenti nella memoria.

Il Cile fino a qualche tempo fa appariva come un Paese stabile e in crescita economica, ma le statistiche non tengono mai conto delle disuguaglianze sociali. L’un per cento della popolazione detiene il 26 per cento della ricchezza e il 10 per cento, compreso l’uno di sopra, il 60 per cento della ricchezza. Per gli altri ci sono solo ingiustizie e povertà, è un sistema economico che non funziona e deve cambiare, e mi fa piacere che i giovani siano in prima fila. Tutte le rivoluzioni, da quella francese a quella russa, sono state causate dalla diseguaglianza più che dalla povertà: se tutti sono poveri ci si accontenta, ma se pochi hanno tutto la situazione è insostenibile.

Nel libro è fondamentale il tema della memoria.

Vero, è un romanzo sulla memoria, che è un qualcosa che costruiamo ogni giorno, del resto la Storia è un riflesso del presente.

Nei tuoi libri si parla d’amore, ci puoi dire qualcosa della tua ultima storia sentimentale?

Mi chiedono come è innamorarsi alla mia età, ho 77 anni, ma non è che sono una mummia. Io rispondo che è come innamorarsi a 18 anni, solo che in più c’è l’urgenza di non avere più tempo da perdere, perché non so quanti anni mi possano rimanere. Ho conosciuto Roger, il mio attuale marito, a 72 anni, l’anno prima avevo divorziato da Willy, il mio precedente marito, e pensavo che non avrei più avuto altre storie con uomini. Avevo infatti comprato un piccolo appartamento dove vivere sola con il mio cane.
Un giorno ero a New York  e Roger, rimasto vedovo da un po’ di tempo, mi ha sentita in radio e per cinque mesi mi ha scritto tutti i giorni. Sono tornata in città qualche mese dopo, sono andata a cena con lui e mentre mangiava il primo credo di avergli fatto andare per traverso i ravioli chiedendogli che intenzioni aveva perché io non avevo tempo da perdere. Dopo poco è venuto a vivere con me, e ci siamo sposati qualche mese dopo.

Anche in questo tuo ultimo romanzo si parla molto d’amore, in tutti i suoi tipi, quello adolescenziale, quello duraturo, quello a cui appoggiarsi durante le difficoltà e  quello fatto di pura passione.

Oggi le nostre vite sono molto più lunghe, e in una vita possono starci più amori, e l’amore deve essere in grado di cambiare e rinnovarsi, anche per consolidarsi.

Le tue storie sono piene di personaggi femminili forti e indimenticabili, e anche questo non fa eccezione.

Rosen è diventata forte perché fin da bambina ha dovuto fare i conti con la povertà, lavorando come pastorella per mantenersi, ha conosciuto poi la guerra, ha amato un uomo che è morto e ha messo al mondo un figlio senza padre. Ofelia invece è cresciuta in una famiglia ricca, ha avuto tutto e per questo è fragile, anche perché in realtà è sempre stata succube di una mentalità patriarcale.

Tra l’altro è curioso scoprire che le donne spagnole dell’epoca fossero così emancipate.

La guerra civile spagnola aveva respinto tutta una serie di valori conservatori della Chiesa e delle forze fasciste ed erano emerse le miliziane, donne che ebbero un ruolo fondamentale nella società, rifiutando tutta una serie di ruoli e stereotipi. Rosen si sente dire quando nasce suo figlio senza padre che questo non importa, perché è spagnolo e questo basta.

I rifugiati del Winipeg arrivano in Cile grazie a Pablo Neruda, che rapporto hai avuto con questo personaggio fondamentale della cultura del Ventesimo secolo?

Neruda organizzò lui tutto per far scappare i rifugiati con il Winipeg: personalmente lo incontrai quando ero una giovane giornalista, andai a casa sua per intervistarlo, e lui mi disse che mi trovava pessima, raccontavo falsità e volevo essere al centro dell’attenzione, e che forse avrei dovuto dedicarmi alla letteratura, dove questi non erano difetti ma pregi. E forse la mia carriera di scrittrice è iniziata allora.

:: Afrodita di Isabel Allende (Universale Economica Feltrinelli, 1998) a cura di Elisa Napoli

25 marzo 2019

afrodita imageAfrodita, un viaggio tra i sensi, tra le fantasie più perverse e goderecce della tavola e della vita, un mémoire di ricordi e racconti personali condito da ricette succulente e gustose. L’amore e la cucina si uniscono in un mélange perfetto nel quale erotismo e cibo sono per la Allende un binomio prelibato ed irrinunciabile, il cui confine è talmente labile da confondersi. Afrodita vuole essere un viaggio guidato dal piacere del palato e dalle tre guide che hanno accompagnato la stesura dello stesso: Isabel, straordinaria e divertente nella sua inclinazione ciceronica, Panchita, fantasiosa ed intuitiva cuoca nonché madre dell’autrice, e Robert, amico e abile disegnatore di ninfe e satiri baccanti protagonisti del libro. Non è un ricettario ma un qualcosa di unico, di atipico, un testo nel quale la lussuria e l’erotismo accompagnano questa interessante lettura, sapientemente indirizzata dalla sensualità e dall’autoironia di una scrittrice che, per la prima volta, si mostra per come è. Non solo una delle autrici latinoamericane di maggior successo ma la regina della cucina che, rifuggendo dall’archetipo domestico, spazia nelle perversioni e nei piaceri risvegliando nella nostra mente desideri voluttuosi sapientemente accostati a succulenti piatti. Ciliegie civettuole, pere ubriache, sospiro di carciofi, mele stregate, salse ed entrées sono dei veri e propri inviti al peccato che noi tutti aneliamo volendone cibarci. Ma il vero piatto forte è l’amore, vissuto senza paracadute, senza freni, regole, con una buona dose di romanticismo e, perché no, di simpatia. Isabel Allende è estremamente esilarante, cinicamente divertente, capace di risvegliare primitivi istinti, ridestando ad uno ad uno i nostri sensi conducendoci verso il peccato originale che, a ben pensarci, altro non è che la disobbedienza di cui possiamo servirci in piccole dosi, in amore ed in cucina.

Isabel Allende è nata a Lima nel 1942, vivendo poi in Cile fino al 1973. Dopo il golpe di Pinochet si è stabilita in Venezuela e, successivamente, negli Stati Uniti. È una delle voci più importanti della narrativa contemporanea in lingua spagnola.

Source Acquisto personale.

:: Oltre l’inverno di Isabel Allende (Feltrinelli 2017) a cura di Marcello Caccialanza

26 gennaio 2018
oltre l' inverno

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Oltre l’inverno, ultimo splendido romanzo di Isabel Allende, rappresenta senza ombra di dubbio una sorta di specchio, che imprigiona con estrema delicatezza le vite parallele di tre personaggi alla perenne ricerca del tanto sospirato equilibrio interiore.
Il testo prende dunque il via da un tema di stretta attualità, ovvero l’onerosa questione dell’immigrazione; ponendo però l’accento sull’essenza ultima di una possibile rinascita, che si concretizza nell’inaspettata meraviglia di una seconda opprtunità.
Lucia, una dei tre protagonisti, a causa del nefasto regime di Pinochet, prende la drammatica decisione di lasciare la propria patria, per ripiegare sul suolo canadese. La sua vita è costellata da grandi e soffocanti dolori: dalla misteriosa sparizione dell’amato fratello ad un matrimonio ormai allo sbando, per arrivare dulcis in fundo ad una devastante lotta contro il cancro. Ma nonostante ciò, grazie anche all’affetto di una figlia adorata, che le ha regalato numerose gratificazioni, ha la concreta possibilità di ribaltare a proprio favore un’esistenza fino a quel momento davvero assai malevola. Arriva a Brooklyn in seguito all’accettazione di un nuovo incarico professionale e qui, come per magia, il suo animo riceve nuove emozioni.
Richard, unico protagonista maschile di questa storia, è un docente universitario alquanto riservato e depresso, che conduce una vita “sotto anestesia” per cercare ad ogni costo di metabolizzare un passato disgraziato, che non gli ha risparmiato proprio nulla, dalla prematura morte dei figli al tormentato suicidio della moglie.
Evelyn, ultima pedina di questa scacchiera, causa forza maggiore è dovuta scappare dal Guatemala, con al seguito bande criminali pronte a tutto. Negli Stati Uniti trova lavoro presso una famiglia dai loschi contorni: un figlio disabile malvisto dal padre malavitoso ed una madre malinconica ed alcolizzata.
Durante un inverno assai rigido, dove una tempesta di neve la fa da padrona, i destini di questi tre personaggi, così diversi tra loro per costume ed esperienze, si incroceranno in un crescendo di situazioni spettacolari e coinvolgenti: un incidente d’auto ed un cadavere nascosto nel cofano della medesima vettura li farà inevitabilmente precipitare in un thriller mozzafiato. Ma oltre l’inverno, come suggerisce la stessa autrice, c’è sempre una primavera pronta a sbocciare, c’è sempre una rinascita interiore pronta ad abbracciare quell’innato senso di spiritualità che dona all’uomo la consapevolezza della sua natura più vera.

Isabel Allende è nata a Lima, in Perù, nel 1942, ma è vissuta in Cile fino al 1973 lavorando come giornalista. Dopo il golpe di Pinochet si è stabilita in Venezuela e, successivamente, negli Stati Uniti. Con il suo primo romanzo, La casa degli spiriti del 1982 (Feltrinelli, 1983), si è subito affermata come una delle voci più importanti della narrativa contemporanea in lingua spagnola. Con Feltrinelli ha pubblicato anche: D’amore e ombra (1985), Eva Luna (1988), Eva Luna racconta (1990), Il Piano infinito (1992), Paula (1995), Afrodita. Racconti, ricette e altri afrodisiaci (1998), La figlia della fortuna (1999), Ritratto in seppia (2001), La città delle Bestie (2002), Il mio paese inventato (2003), Il Regno del Drago d’oro (2003), La Foresta dei pigmei (2004), Zorro. L’inizio di una leggenda (2005), Inés dell’anima mia (2006), La somma dei giorni (2008), L’isola sotto il mare (2009), Il quaderno di Maya (2011), Le avventure di Aquila e Giaguaro (2012), Amore (2013), Il gioco di Ripper (2013), L’amante giapponese (2015), Oltre l’inverno (2017). Negli Audiolibri Emons Feltrinelli: La casa degli spiriti (letto da Valentina Carnelutti, 2012) e L’isola sotto il mare (letto da Valentina Carnelutti, 2010). Inoltre Feltrinelli ha pubblicato Per Paula. Lettere dal mondo (1997), che raccoglie le lettere ricevute da Isabel Allende dopo la pubblicazione di Paula, La vita secondo Isabel di Celia Correas Zapata (2001). Nel 2014 Obama l’ha premiata con la Medaglia presidenziale della libertà.

Source: libro del recensore.

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