Archive for dicembre 2017

:: Leggere rende migliori?

29 dicembre 2017

reading

Leggere rende persone migliori? Cittadini migliori? Persone più consapevoli delle proprie scelte, più libere, più indipendenti, più difficilmente manipolabili? Dall’ uscita dei dati ISTAT sull’ennesimo calo di lettori in Italia questa è la domanda che maggiormente si sente fare. E voi cosa ne pensate? E’ giusto colpevolizzare chi non legge facendolo sentire una persona a cui manca qualcosa? La lettura indubbiamente ha molti lati positivi: aumenta il numero di vocaboli usati, tiene in esercizio il cervello, allarga gli orizzonti. Ma tutti capiscono sempre quello che leggono? Più si legge e più si combatte l’analfabetismo funzionale? O leggere come scrivere e anche essa una attività “creativa” che mette in moto quella parte del cervello adibita alla creatività? Ogni lettore interpreta e decodifica un libro ovvero la realtà in modo differente? E’ un discorso interessante, non fermatevi alla provocatorietà della domanda. E voi cosa ne pensate? Scrivetelo nei commenti, sono davvero curiosa, e sarebbe davvero bello generare un dibattito che superi gli stereotipi.

:: Autismo – Pensieri e Parole a cura di Federica Belleri (Historica edizioni 2017)

24 dicembre 2017
autismo

Clicca sulla cover per l’acqusito

L’autismo non è una malattia, è una condizione. La sindrome dello spettro autistico ha una vasta gamma di sintomi e di gravità, per cui mai come in questo caso un bambino autistico è da considerare un caso a sé, come sono singoli e unici tutti i bambini. Un bambino autistico ha una diversa percezione della realtà, un diverso modo di comunicare, di interagire con gli altri, e proprio per questo implica impegno, nel cercare di capire il suo mondo sia da parte dei genitori, degli educatori dei medici che l’hanno in cura. Questo si impara leggendo AutismoPensieri e Parole, a cura di Federica Belleri edito da Historica Edizioni. Un percorso fatto di parole in cui genitori, fratelli, amici parlano della loro esperienza a contatto con bambini con questa sindrome. C’è rabbia, dolore, speranza, coraggio, ottimismo, tanti sentimenti che delineano un percorso che inizia con la diagnosi, (per tutti i genitori il momento più traumatico) e prosegue con la cura e il supporto che questi bambini necessitano, che può portare a veri miglioramenti anche se non alla vera e propria guarigione. L’origine della sindrome, la sua evoluzione, la sua diffusione (sembra che ci sia un incremento di questo dato) sono tutti temi dibattuti e complessi, che non prescindono mai dall’ affetto che questi bambini speciali suscitano, e ascoltando le voci di questi genitori, educatori, fratelli si ha un’ idea più veritiera di cosa l’autismo sia e di come si faccia a combatterlo. C’è molta indifferenza per questo tema tra i cosiddetti “sani” e “normali”. Se il problema non ti tocca da vicino insomma è difficile che si voglia approfondire il tema, quando invece per la sua portata sociale, e per la possibilità di poter o dovere interagire con persone autistiche ci dovrebbe portare tutti a volere sapere di cosa si tratta. Anche essere normali è una condizione, quando cosa sia la normalità nessuno lo sa veramente. Questo libro, con coraggio, porta queste voci, voci di genitori, fratelli, amici normali nelle nostre vite, ci fa riflettere, ci fa interrogare su quanta attenzione sensibilità necessitino alcuni bambini. Nulla di più, ma credo sia già tanto. Il volume è impreziosito dai disegni di Niccolò Pizzorno. Segnalo che i diritti d’autore sul venduto saranno devoluti al Centro Francesco Faroni di Brescia. Per effettuare una donazione libera: fo.b.a.p. onlus via michelangelo, 405 – 25124 brescia banco di brescia, ag.17 di via masaccio, 29 – brescia abi: 03500 cab: 11217 iban: it38p0311111217000000009000 causale: donazione centro francesco faroni.

Federica Belleri, è nata a Brescia nel 1970. Diplomata perito aziendale. Due figli. Appassionata lettrice, divoratrice di gialli, noir e thriller. I libri, per lei, non hanno età. Quando ne apre uno lo sradica, cercando le sfumature e i sottintesi. Il suo block notes  è colorato e fitto di appunti. Scrive per diversi blog letterari, tra i quali Sugarpulp di Matteo Strukul.  Ha scritto alcuni racconti, due dei quali sono stati pubblicati sull’antologia Racconti Bresciani (I II III edizione), edita da Historica Edizioni. Entrata da pochi anni in questo mondo bellissimo, ha già al suo attivo alcune presentazioni di autori, che lei ama incontrare per condividere emozioni e parole.

Source: pdf inviato dall’autrice.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Onte il Camaleonte di Viviana Filippini (Edizioni Arpeggio Libero 2017)

23 dicembre 2017
camaleonte

Clicca sulla cover per l’acquisto

Delicata storia per ragazzi Onte il Camaleonte è l’ultimo libro della nostra Viviana Filippini, che oltre che giornalista è anche autrice di libri sia per adulti che ragazzi. Onte il Camaleonte, edito da Edizioni Arpeggio Libero è una favola con protagonisti piccoli animali che come nella tradizione più antica da Esopo in poi donano ai ragazzi, e a tutti noi, preziosi insegnamenti morali e etici. Tema centrale di questa favola è la diversità, come viene normalmente accolta per i ignoranza o vera cattiveria, e come invece non bisogna averne paura e anzi spesso nasconda capacità e doni sottovalutati. Insegnare ai ragazzi cos’è il bullismo, quanto dolore provochi e quanto sia stupido infierire contro chi molto spesso è solo troppo buono per potersi difendere è una cosa importante e Viviana Filippini veicola questo messaggio nella sua narrazione con grande sensibilità. A Camalandia vivono due fratellini camaleonti Bina e Onte. Onte però non è un camaleonte come tutti gli altri, due escrescenze arancioni sulla schiena, la corporatura piccola, tozza, minuta lo rendono diverso da tutti gli altri e agli occhi degli etranei brutto e sgraziato. I compaesani spettegolano e malignano provocando grande sofferenza al piccolo camaleonte, che però non è certo uno che si arrende e quando conosce Gelsomina la vedova nera inizierà a far luce sul vero significato delle sue gobbette colorate. Non vi anticipo sicuramente il colpo di scena, ma sicuramente sorprenderà i piccoli lettori. Onte il Camaleonte è una storia buffa, tenera curiosa, scritta con uno stile semplice e immediato, con piccoli tocchi di poesia. Le deliziose illustrazioni sono state eseguite da Daisy Romero, una giovane studentessa del Liceo Artistico C. Piazza di Lodi. Consigliato.

Viviana Filippini (Orzinuovi –Bs-, 1981) è giornalista pubblicista e collabora dal 2007 con il quotidiano «Giornale di Brescia» come corrispondente esterno. Laureata in Dams (Cinema e audiovisivi) presso la Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Brescia con una tesi sul Bildungsroman (Romanzo di formazione), scrive di libri su blog letterari e culturali (Liberi di scrivere, Sul romanzo). Dal 2015 ha un blog dedicato all’arte (Art in Pills) sul portale Cultora.it. Tiene corsi di Scrittura creativa, di Riscoperta dei Classici della letteratura e di Storia del Cinema. Ha curato le antologie di “Racconti bresciani”(Vol I e II) per Historica edizioni, 2015 Cesena, e scritto “Brescia segreta. Luoghi, storie e personaggi della città”, Historica, 2015 Cesena e la storia per ragazzi “Furio e la Beata Paola Gambara Costa”, illustrata da Barbara Mancini, progetto realizzato da Radio Basilica di Verolanuova e Parrocchia di Verolanuova, ebm edizioni, Manerbio 2015. “A passo sospeso. The Floating Piers Christo & Jeanne Claude”, Temperino Rosso, Brescia 2016.

Source: pdf inviato dall’autrice.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Seme di strega – Una riscrittura della Tempesta di Margaret Atwood (Rizzoli 2017) a cura di Giulietta Iannone

22 dicembre 2017
seme di strega

Clicca sulla cover per l’acquisto

Che Margaret Atwood sia la più importante, e significativa, scrittrice canadese della sua generazione, (classe 1939), non è un segreto per nessuno.
Non bisogna essere necessariamente femministe militanti per apprezzare testi come Il racconto dell’ancella o L’altra Grace, forse i suoi libri più famosi, anche tra coloro che non leggono libri e guardano più che altro la tv, per le due trasposizioni televisive di successo.
Margaret Atwood non ha solo il dono di costruire grandi trame dense di coerenza narrativa, ma sonda il suo tempo e l’animo femminile con la stessa grazia.
La sfida di misurarsi con Shakespeare penso l’abbia accolta con divertita curiosità. Non è stata la sola, altri autori contemporanei da Tracy Chevalier, a Jo Nesbo, a Anne Tyler hanno accettato di partecipare all’iniziativa di riscrivere Shakespeare, riadattandolo per le nuove generazioni.
La Hogarth Press ha infatti inaugurato una collana di opere shakespeariane riscritte da autori contemporanei, alcune tradotte in Italia da Rizzoli.
Margaret Atwood ha scelto La Tempesta, e penso in tutta sincerità sia davvero la più adatta al suo stile, alle sue tematiche, al suo concetto del tempo narrativo e psicologico.
Seme di strega, questo è il titolo italiano, è una storia di vendetta, di giustizia, di ricerca di equilibri infranti dall’ arrivismo, dall’ avidità, dalla sete di potere.
Protagonista è un regista teatrale shakespiriano di nome Felix Phillips. Geniale, istrionico, carismatico, con una carriera di successi e gratificazioni, a cui il destino presenta immancabilmente il conto.
Prima la morte della figlia, da cui fatica a riprendersi, poi il tradimento del suo socio in affari Tony, lo portano a perdere tutto e a ritirarsi in una catapecchia in mezzo al nulla. Un eremo dal quale cova la sua inesauribile voglia di vendicarsi di tutti coloro che l’ hanno distrutto.
L’occasione si presenta quando assunto come insegnante di recitazione in un carcere (sotto falso nome) scopre che i sui ex nemici (ora ancora più potenti e riveriti) verranno in visita al carcere per assistere alla sua rappresentazione de La Tempesta. L’ultima opera di Shakespeare che voleva proporre al Makeshiweg Teatre Festival, prima della cacciata, e del pubblico ludibrio.
Riuscirà a ottenere vendetta o meglio farsi giustizia?
E soprattutto cosa ha in mente il terribile Felix?
Il fantasma di sua figlia, che l’ha accompagnato per tutto questo esilio e solo lui può vedere, finalmente troverà pace?
Avere a che fare con attori non professionisti, carcerati, si rivelerà davvero per lui l’esperienza più profonda della sua vita e non solo uno strumento per rimettersi in pari col destino?
A queste e altre domande si troverà puntualmente risposta fino all’immancabile lieto fine che ben si adatta a una storia di riscatto e liberazione.
Niente poteva essere diverso.
Traduzione di Laura Pignatti.
Buona lettura!

Margaret Atwood è autrice di oltre quaranta opere tra romanzi, saggi, raccolte di poesie. È stata cinque volte finalista al Booker Prize, vinto nel 2000 con L’assassino cieco. Le sue opere hanno ricevuto riconoscimenti in tutto il mondo ed è una delle scrittrici più amate dal pubblico internazionale. Figura ecclettica sul piano artistico, politicamente impegnata soprattutto in seno alle tematiche del femminismo, è considerata tra le scrittrici più importanti in attività ed è stata più volte segnalata per il Premio Nobel per la letteratura.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Giulia dell’ Ufficio Stampa Rizzoli.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Un ultimo dell’anno a Parigi di Dianella Bardelli

22 dicembre 2017

parigi

La casa era quella di un famoso filosofo francese, uno di quelli alla moda, tutti comprano i loro libri, nessuno li legge ma tutti dicono che bravi che sono. A volte sono persone generose come quello che ci ospitò a Parigi a casa sua. Lui era non ricordo dove all’estero. Immagino a fare cose importantissime per l’umanità. Noi eravamo in tre nella sua bella casa e già lì erano ospitati degli attori vietnamiti che ci guardarono subito storto perchè occupavamo un “loro” posto. Noi ce ne fregammo ignorandoli per il tempo che ci fermammo a Parigi. Pochi giorni in realtà, a cavallo di un ultimo dell’anno. Io mi ero accodata a due amici, Laura e Giorgio che era quello che aveva conosciuto in Italia il filosofo che ci stava ospitando. Laura e Giorgio si stavano stuzzicando in una specie di gioco “forse stiamo un pò insieme, forse un pò no”. Alla fine non stettero insieme anche perchè lei più che altro era lesbica e infatti lì a Parigi doveva incontrare Francesca, una sua amica italiana, che lavoricchiava in un bar per pagarsi un corso alla Sorbona. Io in quella breve vacanza stavo in mezzo a tutti loro, davo loro un pò noia, interferendo sia nel rapporto tra le due ragazze che in quello tra Giorgio e Laura, con cui lui avrebbe voluto scopare e per un pò anche stare.

Francesca ci venne a trovare appena arrivammo. Grandi sorrisi, abbracci tra lei e noi tre. Si portò dietro un’amica dall’aria triste, una ragazza francese che era stata per un periodo in Italia, a Firenze per la precisione e lì aveva amoreggiato con un ragazzo bello e spietato amico anche nostro, che le aveva scritto che sarebbe venuto con noi a Parigi. Invece era rimasto Firenze, perdutamente innamorato di una ragazza americana che studiava qualcosa che aveva a che vedere con l’arte italiana. La ragazza parigina dall’aria triste quando vide che il bello e spietato fiorentino non era con noi ammutolì e poi se ne andò, dicendoci che sarebbe tornata il giorno dopo, ultimo dell’anno, per stare di nuovo con noi. Laura e Giorgio si ritirarono subito nella stanza in cui avevano deciso di dormire, “dobbiamo parlare di cose importanti”, dissero a me e Francesca. Allora noi due decidemmo di uscire insieme. Camminammo un pò per i viali parigini fino al suo mini appartamento all’ultimo piano di una bel palazzo d’epoca. Era un sottotetto, una chambre de bonne, che lei aveva cercato di abbellire con cuscini e stoffe colorate. Ci sedemmo sul suo piccolo letto a chiacchierare. Mi parlò di cosa faceva a Parigi. Lavorare qualche ora in quel bar le piaceva. Lì aveva conosciuto un sacco di gente, giovani con cui passare belle nottate alle feste nelle case o in altri locali. Il corso alla Sorbona, sì lo frequentava, si trattava di antropologia e se voleva avrebbe potuto accodarsi ad un gruppo di ricercatori che tra poco sarebbe partito per la foresta amazzonica a studiare una tribù di indigeni di cui si sapeva poco. Ma non lo avrebbe fatto, era troppo divertente vivere a Parigi, c’erano feste tutti i giorni, si potevano incontrare persone famose, cineasti, attori, scrittori, parlare e cazzeggiare con loro; “magari la mia vita cambierà da un momento all’altro e andrò a vivere con una di queste persone famose e non dovrò più servire café au lait o bicchieri di vino in quel bar, sì carino, ma sempre lavoro è”, disse Francesca. “E Laura?”, chiese io. “Con lei una storia c’è”, mi rispose. “Sono venuta anche a trovarla in Italia proprio per approfondire il nostro rapporto. Ci eravamo conosciute qui a Parigi mesi prima ad un convegno di antropologia cinematografica. A casa sua in Italia abbiamo parlato, parlato nottate intere bevendo litri di caffè, ma di concreto non abbiamo ancora combinato niente. Io non avrei problemi, sono già stata con delle ragazze, ma è Laura che cincischia. Adesso se ne viene a Parigi con Giorgio, che ho conosciuto una sera a casa sua, ora lei è lì con lui e io…”. ” E tu sei qui con me che non c’entro nulla”, dissi. ” Dai”, fece Francesca, ” usciamo, mangiamo qualcosa in una brasserie che conosco qui vicino, poi giriamo per i locali a vedere chi c’è e chi non c’è e infine andiamo ad una festa dove mi hanno invitato”. ” Ma non devi andare a lavorare?”, chiesi. ” Ho lavorato stamattina e riattaccherò dopo capodanno”, rispose. “E Laura e Giorgio?”, chiesi. “Che ne so”, disse Francesca, “faranno senza di noi, così imparano”, aggiunse.

Alla festa facemmo le sceme. Ballavamo sfiorandoci continuamente, guardandoci negli occhi e ridendo; i francesi neanche ci fumavano e questo mi scocciava, volevo provocarli, scandalizzarli forse, flirtando sfacciatamente con Francesca. Ma loro non ci degnarono di uno sguardo. Che stronzi, stì francesi, pensavo, due belle ragazze italiane ballano muovendo tette e culo, scuotendo i loro bei capelli lunghi e loro niente? Continuano a parlare di cinema, teatro, tutte cose noiose, quando invece potrebbero guardarci che davvero ci divertiamo, e chissà come andrà a finire tra noi la serata.

Non andò a finire in nessun modo. A tarda notte tornammo a casa del filosofo e Laura ci stava aspettando alzata e furibonda. Cominciò a discutere con Francesca su dove eravamo state e a fare cosa, una scena di gelosia in piena regola, insomma. Io mi ritirai nella mia stanza. Giorgio dormiva. Cercando di addormentarmi sentii discutere Laura e Francesca per parecchio tempo. Il mattino dopo ognuno di noi fece come niente fosse. Francesca se ne era andata all’alba dicendo a Laura che sarebbe tornata verso sera. Noi tre andammo a fare colazione in un bar vicino e poi passammo il pomeriggio dell’ultimo dell’anno in casa a leggere e dormire. Tra Laura e Giorgio l’intesa era naufragata e io non provai nemmeno a fargli capire che se Laura non c’era più per lui c’ero pur sempre io. Lasciai perdere in attesa di quello che avremmo fatto la notte dell’ultimo dell’anno.

Cenammo a casa mangiando pane e formaggio e bevendo vino rosso comprati nel negozio sotto casa e verso le dieci arrivarono Francesca e la parigina triste.Quest’ultima esordì dicendo: ” C’è un giradischi qui?”. “Sì”, rispose Giorgio, ” è lì in quell’angolo dietro il divano”. Lei senza dire altro staccò la spina del giradischi e se lo mise sotto il braccio insieme ad alcuni dischi di Jacques Brel e Gilbert Becaud. ” Vado ad ascoltare tutta la notte questa musica che mi ricorda l’amore che ho perduto”, disse. ” Ma no”, disse Giorgio, ” vieni con noi, magari ti distrai e ti diverti pure”, aggiunse. “No”, disse lei, ” nulla può farmi divertire. Sono fatta così, devo soffrire molto perchè un innamoramento mi passi”. E se ne andò. Noi quattro ci guardammo e non riuscimmo a non ridere di lei che aveva preso sul serio quel ragazzo fiorentino che si innamorava ogni cinque minuti e altrettanto velocemente si dimenticava di esserci innamorato. Ma la parigina non aveva capito che tipo era. “Almeno noi due non abbiamo mai creduto di fare una cosa seria, qualche incontro, buon sesso allegro e finita lì”, disse Francesca rivolta a Giorgio. Perchè voi siete stati insieme?”, chiesi io. ” Sì, quella volta che venni in Italia a trovare Laura”, rispose. “E tu Laura sei al corrente che loro due si erano messi insieme?”, chiesi. “Ma non si erano messi insieme”, disse Laura. ” Gli uomini si sa sono interscambiabili, con le donne le storie sono più serie”, aggiunse. Giorgio non disse nulla, si limitò a sorridere.

La notte di capodanno la passammo per le strade. I parigini si affollavano in tutte le vie del centro con bottiglie e calici di champagne. C’erano anche un sacco di italiani come noi, che si intristivano nei locali all’aperto non riuscendo a partecipare alla sincera, spontanea euforia parigina. Noi quattro si andava qua e là stupiti anche noi di tutta quella allegria. Parlammo con gli italiani che incontravamo. Io mi immalinconii, come mi succede sempre a capodanno. Tanto è vero che negli ultimi anni lo ignoro.

Il giorno dopo io, Laura e Giorgio eravamo già sul treno per l’Italia. Francesca rimase a Parigi un altro anno. Poi tornò in Italia. Non ha sposato un uomo famoso. In compenso è diventata famosa lei.

Dianella Bardelli per molti anni ha insegnato Lettere presso l’Istituto Tecnico Industriale Aldini Valeriani di Bologna. Nel 2008 ha pubblicato una raccolta di poesie dal titolo “ Vado a caccia di sguardi” presso l’editore Raffaelli di Rimini. Nel 2009 un romanzo intitolato “Vicini ma da lontano”, presso la casa editrice Giraldi di Bologna; nel 2010 un altro romanzo dal titolo “ I I pesci altruisti rinascono bambini” sempre per l’editore Giraldi. Nel Gennaio 2011 ha pubblicato un romanzo intitolato Il Bardo psichedelico di Neal presso le edizioni Vololibero ispirato alla vita e alla morte di Neal Cassady, l’eroe beat. Nel 2014 ha pubblicato il romanzo Verso Kathmandu alla ricerca della felicità per l’editore Ouverture. Appassionata della letteratura americana della beat e hippy generation, accanto alla sua attività di scrittrice guida corsi di Scrittura Creativa secondo il Metodo della poesia e prosa spontanea. Ha da parte vari romanzi inediti e racconti.

:: È stato breve il nostro lungo viaggio di Elena Mearini (Cairo editore 2017) a cura di Viviana Filippini

22 dicembre 2017
È stato breve il nostro lungo viaggio

Clicca sulla cover per l’acquisto

Cesare Forti è il protagonista di “È stato breve il nostro lungo viaggio” di Elena Mearini, pubblicato da Cairo. Il protagonista, che ha il nome come gli imperatori romani, ha cinquant’anni e una vita perfetta, dove lui possiede tutto il meglio possibile che si possa immaginare. Non a caso, ha una moglie bella e affascinante (Margherita) e una figlia che i due adorano e coccolano (Maya). Non solo, perché Cesare, sempre a zonzo con la sua sfavillante Bentley, è un asso nel suo lavoro, e tutti lo adorano come se fosse una divinità alla quale dare massimo rispetto e devozione. Cesare è per tutti il ritratto della perfezione e dell’uomo che, come recitava una vecchia pubblicità, “non deve chiedere mai”. Peccato che sotto la superficie di inattaccabilità, della perfezione imposta per volontà altrui e non propria, Cesare Forti, non è così forte come tutti lo credono. A far crollare l’uomo tutto d’un pezzo ci penseranno una affasciante ragazza (Alma), che gli farà perdere completamente la testa trascinandolo in un gioco di bugie e sotterfugi che mai prima di quel momento fatidico, Cesare aveva sciorinato alla moglie. Accanto a lei arriveranno un ragazzo dall’assurdo ciuffo biondo, altri personaggi, e una morte inaspettata, seguita da un mirato ricatto. Tutto questo obbligherà Cesare a fare i conti con la realtà concreta dei fatti e con quel mondo dove lui ha sempre vissuto, ma al quale non ha mai sentito di appartenere per davvero. Il libro della Mearini, inserito nella cinquina dei finalisti dell’edizione 2017 del Premio Scerbanenco 2017, potrebbe sembrare un noir, però allo stesso tempo è un romanzo profondamente piscologico attraverso il quale la scrittrice ci racconta il processo di presa di coscienza di sé di un uomo – Cesare Forti- che solo in questa fase di cambiamenti comincerà a vedersi per come lui è davvero. Tolta la maschera delle regole imposte dal padre, il protagonista comprenderà di essere stato un figlio cresciuto senza la minima briciola di amore, messo in un mondo di bugie e falsità, utilizzate per creare agli occhi altrui l’immagine della famiglia perfetta. Cesare si renderà conto di essere insoddisfatto della vita che ha fatto, perché ha sempre agito per essere come lo volevano gli altri. Un vivere che lo ha portato ad essere un individuo non pienamente maturo, un marito traditore e un padre imperfetto. Dolore, sofferenza fisica ed emotiva, viaggio introspettivo e confronto con la morte –vera e simbolica- sono gli elementi presenti nel romanzo della Mearini e del processo di decostruzione del falso io al quale il protagonista si sottoporrà per comprendere davvero chi è e cosa vuole dalla vita. “È stato breve il nostro lungo viaggio” di Elena Mearini è la storia di un uomo che solo da adulto avrà, perché saranno gli eventi della vita a permetterglielo e imporglielo, il coraggio di guardarsi e di analizzare il proprio vissuto per comprendere, non solo di aver agito sempre nel rispetto delle regole imposte da altri, ma di essere un individuo i cui reali bisogni come quello essere amato, guardato, ascoltato per ciò che era ed è, non sono mai stati presi in considerazione da nessuno.

Elena Mearini si occupa di narrativa e poesia, conduce laboratori di scrittura in comunità e centri di riabilitazione psichiatrica. Nel 2009 esce il suo primo romanzo Trecentosessanta gradi di rabbia, (Excelsior 1881) con cui vince il premio giovani lettori “Gaia di Manici-Proietti”; nel 2011 pubblica Undicesimo comandamento (Perdisa pop) con cui vince il premio Speciale UNICAM – Università di Camerino e il premio giovani lettori “Gaia di Manici-Proietti”. Nel 2015 pubblica il romanzo A testa in giù (Morellini editore) e firma due raccolte di poesie: “Dilemma di una bottiglia” (Forme Libere editore) e “Per silenzio e voce” (Marco Saya editore). Nel 2016 esce “Bianca da morire” (Cairo Editore).

Source: inviato al recensore. Grazie ad Anna Maria Riva, addetto stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Non ti faccio niente di Paola Barbato (Piemme 2017) a cura di Federica Belleri

22 dicembre 2017
non ti faccio niente

Clicca sulla cover per l’acquisto

Gli anni ’80-’90 sono stati sconvolti da misteriosi rapimenti di bambini, tra i sei e gli otto anni. Bambini presi, fatti giocare, divertire. Bambini con vestiti nuovi e un sorriso meraviglioso stampato in viso, quando venivano riportati a casa dopo tre giorni. Bambini trascurati dalle loro famiglie, quasi sempre soli, a giocare per strada. Alcuni avevano dei lividi sul corpo, altri erano sporchi. Lui li avvicinava, loro si fidavano. Lui li coccolava e li faceva sentire importanti, nessuna violenza subita. Lui voleva solo fare del bene.
Anno 2015. Il papà di Greta va a prenderla all’asilo, ma in quell’asilo la bimba non è mai entrata. Il suo corpicino pulito e ricomposto in maniera ordinata verrà ritrovato sulla scrivania d’ufficio del padre.
Chi è Greta, chi è il responsabile della sua morte?
Il thriller di Paola Barbato segue lo scorrere del tempo. Segue un’indagine dimenticata che forse sta tornando a galla con prepotenza. Qualcuno rapiva i bambini e lasciava sul luogo del prelievo una paperella di gomma. Qualcuno rapisce i bambini, li uccide e lascia sul luogo del prelievo una paperella di gomma. Perché?
Questa storia scatena angoscia e immediata empatia. Chi si preoccupava all’epoca dei bambini soli era questo rapitore mai identificato. Chi se ne preoccupa ora lo fa per un motivo diverso, o forse identico. È la stessa persona?
La vicenda vede coinvolte un’ispettrice e la sua vice, assorbite dai loro opposti caratteri, difficili da amalgamare, e un commissario in pensione che si era occupato dei casi precedenti. A loro si unisce un gruppo di bambini in un certo senso mai cresciuti, che ostacola le indagini e crea confusione, anche se con buone intenzioni. Nel frattempo spariscono altri bambini, e vengono assassinati. Non sembrano esserci collegamenti fra passato e presente, o forse sembrano essercene troppi. Cosa sta succedendo?
Non ti faccio niente è una storia lunga decenni, attraversata da paura e angoscia, dal desiderio di salvarsi scappando. È la condivisione di un’esperienza traumatica ma positiva, condivisa per poter accedere a un pass verso una vita migliore. È l’osservazione rassegnata del dolore di genitori che perdono i loro figli e che vengono catapultati nel loro passato personale. È la resa dei conti verso le proprie ossessioni e manie, verso il disagio e la solitudine. Perché non ci si può mai fidare di nessuno e si deve sempre rimanere sospesi nella paura.
Lettura assolutamente coinvolgente, ottima la scrittura e la trama. Non sono previsti sconti o bonus per il lettore che si avvicina a questa storia. Tutto è molto chiaro e diretto, anche la morte. Buona lettura.

Source: acquisto personale del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Don Lorenzo Milani – L’esilio di Barbiana di Michele Gesualdi (Edizioni San Paolo 2016) a cura di Daniela Distefano

21 dicembre 2017
DON LORENZO MILANI

Clicca sulla cover per l’acquisto

Il Natale che ci accingiamo a festeggiare con più o meno gioia non sarà ricco e opulento come negli anni d’oro della nostra età moderna, ma dovrebbe essere celebrato con uno sguardo al Cielo riflesso sul pianeta, assimilando il buono che il Creatore ha seminato nel cuore degli uomini. Questo libro è un regalo perfetto sotto l’albero, benefico per chi lo fa e per chi lo riceve. Grazie ad esso sappiamo che a volte la parabola di una vita si misura e comprende dal suo finale. Non solo – quindi – un libro di ricordi, scritto da chi fu un “ragazzo” vicino a don Lorenzo Milani e un testimone, ma qualcosa di più profondo come se l’autore scrivesse nel linguaggio di Barbiana, questo piccolo mondo ormai scomparso, una montagna in cui sopravviveva un’Italia marginale e povera negli anni Cinquanta e Sessanta. Oggi Barbiana è legata per sempre alla memoria di don Lorenzo, evocata anche sulla sua tomba, dove oltre al nome e cognome, la data di nascita e morte, è scritto: “Priore di Barbiana”.
Don Milani, un vero simbolo, un’icona, non un semplice educatore ma anche un pedagogista rivoluzionario, un attivista sociale (infatti il suo scritto più eclatante, “Lettera a una professoressa”, ha avuto una funzione molto importante nel ’68, un testo di denuncia delle disuguaglianze scolastiche). Don Milani accettò l’esilio all’età di trentuno anni perché cristiano che ha scelto i poveri e il Vangelo.
Egli veniva da una famiglia ricca e colta con i genitori di diversa formazione religiosa.
Però da giovanissimo percepì un turbamento interiore che lo portò a rifiutare il mondo privilegiato della sua famiglia per intraprendere un’altra strada, quella che gli consentì di camminare fra i poveri e gli ultimi.
Da dove traeva questa forza interna? Perché si prodigò così tanto da spremersi per educare ragazzi dal destino monco?
Egli intuiva una verità ineluttabile, cioè che la vera supremazia del forte sul debole sta nel possesso della cultura, per chi ne è dotato tutto è libera scelta, per gli altri solo cieca fatalità.
La sua morte ne sancì l’immortalità: egli sapeva che “Dio non toglie nulla, e, se toglie, è solo per far posto a qualcosa di più grande”.
Buon Natale.

Michele Gesualdi è stato uno dei primi sei “ragazzi” per i quali Don Lorenzo Milani organizza in canonica di Barbiana la scuola nel 1956. Dopo Barbiana Gesualdi ha fatto il sindacalista a Milano e a Firenze come segretario generale CISL. Per due legislature è stato presidente della Provincia di Firenze dal 1995 al 2004.
Al termine dei mandati amministrativi è ritornato sulle sue colline di Barbiana in Mugello.
Oggi è presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani.
Da sempre porta avanti la sua opera di ricerca, raccolta e tutela della documentazione riguardante don Milani e la sua scuola che ha curato e ordinato in diverse pubblicazioni.
Per le Edizioni San Paolo ha pubblicato le “Lettere di don Lorenzo Milani Priore di Barbiana” (2007) e “Perché mi hai chiamato?” (2013).

Source: libro inviato al recensore dalle Edizioni San Paolo. Ringraziamo Alessandro dell’ Ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Partagas di Gianluca D’Aquino (Eden Edizioni 2017) a cura di Elena Romanello

21 dicembre 2017

partagasSpesso si accusa il fantasy di essere svincolato dalla realtà: questo ovviamente non è vero, sono tanti i libri che dimostrano il contrario, ma per chi continuasse a perseverare in quest’idea si può consigliare la lettura di un titolo uscito per l’editore romano indipendente Eden Edizioni, Pàrtagas, dell’autore alessandrino Gianluca d’Aquino.
Con uno stile che ricorda molto quello di uno dei nuovi nomi del fantasy internazionale, Joe Abercrombie, Gianluca d’Aquino immerge in un universo parallelo molto simile al Medio Evo reale europeo, con al centro di tutto uno scontro tra regni, civiltà e religioni.
Il Pàrtagas del titolo è infatti un microcosmo suddiviso in nove regni, ognuno con le sue caratteristiche, a cui si aggiunge un decimo territorio, “le Terre di Nessuno”, abitato da popolazioni nomadi. Il romanzo racconta come i rapporti tra Paesi culture diversi tra di loro siano minati dai mutamenti nell’assetto politico di alcune di queste terre, dove sono giunti al potere persone immigrate dalle Terre di Nessuno, un luogo dove si pratica una religione particolare e diversa, la fede lisimaca, monoteista, totalitaria a tratti e che può quindi cambiare profondamente la società, gli equilibri, le abitudini.
Sullo sfondo di questo evento, metafora di come si espanse la religione musulmana dopo la predicazione di Maometto (ma non ci sono richiami reali), si intrecciano varie storie e vicende, senza buoni e cattivi assoluti, solo gente che si trova a dover vivere un momento storico particolare e non certo indolore.
Del resto il tema dello scontro tra culture e religioni è quanto mai attuale, e vederlo con lo specchio deformato del fantastico aiuta anche ad esorcizzarlo e forse pian piano a capirlo meglio, come accade da sempre con la buona letteratura fantasy e fantascientifica, che racconta la realtà in maniera all’apparenza irreale.
Non bisogna però pensare che Pàrtagas sia un noioso romanzo moraleggiante: ci sono avventure, ci sono intrighi, ci sono colpi di scena, con toni comunque mai troppo crudi, a differenza per esempio di un George R. R. Martin, tanto che è una lettura interessante per tutte le età, per chi cerca una storia curiosa e non già tanto letta con cui appassionarsi riconducibile al fantastico ma che faccia riflettere.
Da segnalare che il libro conta una bella prefazione del grande Sergio “Alan D.” Altieri, uno dei numi del fantastico che ci ha lasciati quest’anno, come sempre attento ai nuovi talenti in un genere in cui lui stesso ha dato molto.

Gianluca d’Aquino, alessandrino, classe 1978, è autore di romanzi, sceneggiature e racconti, alcuni dei quali apparsi nei Gialli Mondadori (Lettera dall’Eritrea, Il rumore del vento, La casa sul lago, La quintessenza, Il tempo delle risposte, Omicidio alla festa medievale) e nelle antologie e collane Delos Books (Quel che non è dato sapere, e la serie di Extinction e la novella Torino 1835, sul capoluogo sabaudo alle prese con il colera.

Source: inviato dall’ autore al recensore che ringraziamo.

:: La favola spezzata di Wendy Berry (Mondadori 1996) a cura di Marcello Caccialanza

21 dicembre 2017

favola spezzataMi è capitato di rileggere recentemente “La Favola Spezzata”, testo scritto da Wendy Berry edito dalla casa editrice Mondadori.
Non è l’ennesima ricostruzione puntuale ed ossessiva della tragica scomparsa della compianta Lady D. in quel di Parigi nella tragica sera del 31 Agosto del 1997; bensì una curiosa “collezione” di eventi intimi e privati che fotografano un Carlo e una Diana alla deriva.
Per essere più precisi ci si trova immersi in un diario proibito scritto a due mani dalla governante dei coniugi reali.
Con questo libro Wendy Berry, forte dei suoi otto anni di fedele servizio presso Highgrove, la residenza di campagna dei principi di Galles, ha volutamente disatteso a quel sottile vincolo di segretezza e di rispetto imposto dalla Corte a tutti i suoi collaboratori più stretti.
Highgrove per il primogenito della Regina Elisabetta II rappresenta il luogo più consono dove trovare riparo sicuro, con o senza famiglia, quel luogo ideale in cui avere la possibilità concreta di ricongiungersi con se stesso. Ma soprattutto incarna, a detta dei maligni, l’alcova romantica per consumare, lontano da occhi indiscreti, le sue molteplici scappatelle appassionate con l’amante storica Camilla Parker Bowles, la quale abita a soli venti chilometri di distanza.
Tutti dunque sono a conoscenza di questi intrallazzi amorosi, tutti tranne la povera Diana! Che proprio qui conosce l’istruttore di equitazione James Hewitt, personaggio subdolo e spigoloso che per vile denaro la venderà alla gogna mediatica mondiale con la pubblicazione di lettere tormentate e scandalose.
Carlo per Wendy Berry rivela il suo carattere più infantile con quel logoro orsacchiotto di peluche che si porta perfino a letto. Non si preoccupa minimamente di salvare il suo matrimonio, forse perché da sempre può contare sulla devozione incondizionata di una stagionata Camilla sempre pronta a consolarlo.
Mentre la bella e sconsolata principessa triste appare sempre più nervosa; instabile, ora adorabile, ora perfida ed autoritaria. Sembra un animale ferito ed umiliato dalla stessa vita, sembra arrendersi tacitamente e troppo in fretta alla fine lenta ed inesorabile della sua parabola di donna, senza lottare e tirare fuori gli artigli di moglie innamorata.
Libro asciutto, appassionato e particolarmente intrigante che racconta senza peli sulla lingua delle sconfortanti vicissitudini di una coppia moderna, che potrebbe avere tutto, ma che non riesce a preservare la loro unione neppure per amore dei due figli.
Una favola inevitabilmente spezzata!

Wendy Berry, laureata in letteratura inglese, madre di quattro figli. È stata per otto anni, dal 1985 al 1993, governante a Highgrove, la dimora di campagna dei principi di Galles.

Source: libro del recensore.

:: Letture natalizie a cura di Lucrezia Romussi

21 dicembre 2017

Christmas

Gentili lettori, siete ancora alle prese coi regali natalizi? Niente paura E per Natale regalate un libro è certo una fonte di validi consigli. Se non bastasse Lucrezia Romussi ci parlerà delle sue letture natalizie. Colgo l’occasione di augurare a tutti uno splendido e luminoso Natale ricordandoci di chi è più fragile e più debole. Buone Feste!

A Natale i ritmi frenetici del quotidiano sembrano sparire per qualche giorno, l’atmosfera è allegra e gioiosa, i cuori più sereni, vengono dimenticati anche i problemi e le insoddisfazioni sperando di conoscere un Babbo Natale così buono che possa risolverli tutti; le famiglie si riuniscono e le distanze perdono il loro significato, un abbraccio vale più di un insulto e un gesto altruista sembra essere scontato: questa è la magia del Natale. Per le letture natalizie ho deciso di proporvi testi ambientati proprio in questo periodo dell’anno. Così, guardando attraverso la finestra le luci e le decorazioni potrete riconoscere la stessa ambientazione anche nel romanzo che state leggendo come se foste davvero voi i personaggi della storia. I libri descritti sono tendenzialmente brevi, pensati appositamente per essere apprezzati nel periodo di festa e aggiungere magia dentro la magia del Natale. Il Canto di Natale scritto da Charles Dickens è un romanzo breve di genere fantastico. Dickens nasce a Portsmouth mentre correva l’anno 1812. A causa del padre, incarcerato, per debiti lo scrittore è costretto a interrompere gli studi. Lavora, prima, in un’azienda di lucido per scarpe, poi, in uno studio legale e, infine è impiegato come cronista parlamentare e collaboratore di riviste umoristiche. Questa fase della vita durante la quale regnano povertà, miseria e umiliazione lo segna profondamente sia da un lato personale che artistico. A 26 anni, pubblica “Il circolo Pickwick”, romanzo d’esordio, considerato una tra le opere più importanti della letteratura britannica. A questo seguiranno capolavori come ‘’Le avventure di Oliver Twist’’, ‘’Grandi speranze’’ e ‘’David Copperfield’’. La sua popolarità, quindi, diventa molto estesa. Quel bambino sfortunato e povero era diventato grazie alla sua bravura uno scrittore famoso. La celebrità di Dickens è collegata anche alla consuetudine di emettere sul mercato i testi in dispense mensili, con le conferenze, gli spettacoli teatrali da lui stesso organizzati. Nel 1846 Charles Dickens fonda il quotidiano “Daily News”, dal quale si ispira anche l’odierno ‘’Daily News’’ uno tra i periodici più letti d’ America fondato nel 1919 da Joseph Medill Patterson e Robert R. McDonald. Quasi cinquantenne Charles si innamora perdutamente di Ellen Ternan, attrice con una scarsa vocazione artistica. La relazione occulta tra i due rimane segreta fino al 1934: la notizia è stata per molti scandalosa, il cantore della probità familiare non può aver tradito la moglie per un semplice attricetta, in realtà così è stato. Infine, Charles Dickens muore nel 1870. ‘’Il Canto di Natale’’ racconta di Scrooge, un uomo d’affari, avaro, egoista, ricco senza moglie e figli, trasandato, magro e gobbo. Non tutti sanno che a questo personaggio poco raccomandabile si ispira Barks per il suo ‘’Paperon de’ Paperoni’’ e che la rivista ‘’Forbes’’ famosa rivista americana d’ economia lo pone al 6º posto nella classifica dei personaggi di fantasia più ricchi del mondo con un patrimonio di 8 miliardi di dollari. Durante la notte di Natale, quando le famiglie si riuniscono attorno a una tavola imbandita, i bambini attendono Babbo Natale dalle finestre, i biscotti alla cannella sono i veri protagonisti, e quado il dolce profumo di neve traspare dall’aria, ad Ebenezer Scrooge appare il volto del defunto socio Marley. Il fantasma gli consiglia di cambiare vita se non vuole vagare per l’eternità, portando il macigno della sua aridità come lui. Nella stessa notte, Scrooge incontra tre spiriti: lo Spirito del Natale Passato, Presente e Futuro. Il Natale passato fa rivivere al protagonista la sua infanzia, riportandolo agli anni del collegio, dopo la morte prematura della madre. Il Natale passato a questo punto, cambia scena e mostra un Ebenezer apprendista contabile presso l’anziano e benevolo Fezziwig. Ora, Scrooge, adulto e ricco, è di fronte a Bella, la fidanzata, una ragazza povera che decide di lasciarlo perché la ricchezza lo ha molto cambiato. Lo Spirito del Natale Presente lo risveglia dal sonno tormentato mostrandogli la gioia e l’atmosfera felice del Natale. Concludendo gli incontri metafisici ‘’Lo Spirito del Natale Futuro’’ mostra al protagonista la drammatica morte di un signore ricco che rimane solo, senza né cari nè affetti. Lo spirito personifica, quindi, la morte quando gli sfoggia la sua tomba, nell’ anno successivo. Ebenezer Scrooge è davvero molto turbato. ‘’Luci di Natale’’ scritto da Maria Grazia Deledda è un saggio breve. Grazia Deledda nasce da una famiglia benestante a Nuoro nel 1871. Grazia frequenta le elementari fino alla quarta, poi è seguita privatamente da un maestro che le impartisce lezioni di italiano, latino e francese. In seguito con audacia e determinatezza continua il suo viaggio culturale da autodidatta. Non ancora diciassettenne spedisce a Edoardo Perino, uno tra i rappresentanti più autorevoli dell’editoria di quel periodo, alcuni racconti, ‘’Sangue sardo’’ e ‘’Remigia Helder’’. Pirino apprezzandoli significativamente li fa pubblicare sulla rivista ‘’Ultima moda’’. Grazia, inizia, quindi la sua prolifera carriera letteraria, nascono così ‘’Memorie di Fernanda’’ pubblicato a puntate sullo stesso giornale, ‘’Cenere’’ dal quale è tratto il film con protagonista la dannunziana Eleonora Duse, e molti altri strabilianti romanzi. Grazia nel ‘’99 si trasferisce a Cagliari e qui conosce il marito, funzionario del ministero delle finanze prima e, agente letterario della moglie, poi. Il 1927 è l’anno della svolta: Maria Grazia Deledda riceve il premio Nobel per la letteratura, dimostrando come attraverso caparbietà e capacità nonostante non si abbia avuto l’opportunità di frequentare scuole rinomate si possa arrivare all’apice di un certo settore. Trasformandosi, così, da persona che non ha potuto studiare a materia di studio per i posteri. Nel 1936, la scrittrice muore. ‘’Luci di Natale’’ è ambientato nella terra natale di Grazia. I protagonisti sono Felle e Lia, bambini, vicini di casa e umili d’origine. Durante la Vigilia, a casa di Felle c’è attesa di conoscere il ricco fidanzato della figlia che, insieme al nonno, si unirà a loro per la cena. Felle e i fratelli, usciti dall’ovile per festeggiare il Natale con i parenti, sono trepidanti di conoscere l’uomo che ha rubato il cuore all’unica sorella. Nella casa accanto, invece, è descritta l’atmosfera nell’abitazione di Lia. La famiglia intera sta aspettando un grande dono e, proprio grazie a Felle, essi saranno in grado di riceverlo. Nel saggio il tema dominante è l’attesa: l’attesa del Natale, l’attesa di un futuro marito, l’attesa di un regalo prezioso, l’attesa la vera felicità, ancor più del momento atteso. ‘’Poesie di Natale’’ scritto da Aleksandrovič Brodskij è una raccolta di poesie. Aleksandrovič Brodskij nasce a Leningrado nel 1940 da una famiglia ebraica. Inizia la sua vita in una fase molto turbolenta della storia. In Russia, infatti, è in corso la seconda guerra mondiale: Leningrado è assediata. La famiglia, quindi, si trasferisce nella lontana Čerepovec per poi far ritorno in patria a guerra finita. A sedici anni Brodskij abbandona definitivamente la scuola per aiutare economicamente la famiglia. Lavora come apprendista tornitore, sezionatore dei cadaveri, fuochista, guardiano di un faro, esploratore geologico. Inizia, così da autodidatta a studiare inglese e polacco. Partecipa al ‘’Torneo dei poeti’’ a Leningrado, leggendo la poesia ‘’Cimitero ebreo’’, inaugura, perciò, la composizione poetica. Successivamente, conosce Marianna Pavlovna Basmanova pittrice e sua futura moglie. Nel 1964 dopo un tentato suicidio, il letterato viene arrestato e poi condannato alla pena massima per parassitismo: 5 anni di lavori forzati in esilio nel distretto di Konoša. Tuttavia, il periodo al confino non è stato triste per Brodskij anzi quelli sono stati per lui anni di estrema felicità. In seguito riesce a entrare nella sezione dei traduttori dell’Unione degli scrittori dell’URSS, evitando, così altre accuse di parassitismo. Nel luglio 1972 Brodskij parte per gli Stati Uniti: insegna storia della letteratura russa e teoria del verso alle Università di Michigan, New York e Columbia. Nel 1973 appare anche la prima raccolta di versi in inglese autorizzata dal poeta, ‘’Selected Poems’’. Nel 1987 i capolavori di Aleksandrovič Brodskij sono ufficializzati dal riconoscimento del Premio Nobel. Nel ’96 del secolo scorso muore e viene sepolto in Italia, a Venezia secondo la sua volontà. ‘’Poesie di Natale’’ contiene 18 poesie comunate tutte dal tema natalizio. Tuttavia esse sono molto diverse tra loro, alcune malinconiche, altre scherzose talune rabbiose ulteriori disperate, né un esempio la prima che si ispira a un’adorazione dei magi. Aleksandrovič Brodskij attraverso questa raccolta racconta svariati modi di vivere il Natale attraverso la poesia. ‘’Fuga dal Natale’’ scritto da John Ray Grisham Jr. è un giallo giudiziario. John Ray Grisham Jr. nato nel 1955 a Jonesboro, in USA, da una modesta famiglia, conseguita la laurea in legge, diventa avvocato. Durante gli anni successivi è eletto per i Democratici alla Camera dei Rappresentanti del Mississippi. A latere di quelle che sono già due impegnative professioni, Jonh riesce a trovare il tempo di scrivere romanzi. Escono così sul mercato ‘’Il momento di uccidere’’, opera d’esordio, ‘’Il rapporto Pelican’’, ‘’Il cliente’’, ‘’ Il professionista’’ ambientato a Parma, attraverso le sue opere colleziona oltre 60 milioni di copie vendute. ‘’Fuga dal Natale’’ è ambientato durante le festività natalizie. Quel periodo nel quale ci sono feste, cenoni, scambi di doni, visite di parenti ma anche quel periodo nel quale il consumismo sembra essere l’unico e vero protagonista. La famiglia Krank che ha da poco subito un esoso esborso di 6100 dollari, proprio per tale tendenza consumistica. Per il primo Natale, però, i Krank devono festeggiare il Natale senza la figlia neolaureata partita per il Perù in missione umanitaria. Il signor Luther Krank allora decide di investire più o meno la somma spesa l’anno precedente per una crociera ai Caraibi, fuggendo, dunque, da addobbi, regali, decorazioni e banchetti. L’impresa risulterà più difficile del previsto: i falsi moralismi e le vere falsità della gente sembreranno prendere il sopravvento, ma il finale sarà davvero inaspettato. ‘’La notte di Natale’’ scritto da Selma Lagerlöf è una raccolta di racconti. Selma Lagerlöf nasce a Mårbacka in Svezia. Terminati gli studi, diventata presto maestra elementare. Scrive successivamente diverse opere di straordinaria bellezza e incanto come la ‘’Saga di Gösta Berling’’ in un primo tempo censurata dalla critica, ‘’Viaggio meraviglioso di Nils Holgersson’’ grande successo letterario mondiale e ‘’I miracoli dell’Anticristo’’ ambientato in Sicilia. Selma, nel 1909 diventa la prima donna Premio Nobel e, inoltre, diviene la prima donna a essere nominata fra gli Accademici di Svezia nel 1914. Per questo motivo, nel 1958 il regista svedese Hasse Lagerkvist decide di girare un film sulla sua vita, raccontando aneddoti e curiosità riguardo a una tra le tante donne che non solo hanno contribuito in maniera fondamentale alla letteratura internazionale ma che hanno anche fornito un contributo essenziale per l’emancipazione femminile odierna. Selma Lagerlöf nel 1940, agli inizi del secondo conflitto mondiale. ‘’La notte di Natale’’ Contiene undici storie in cui le protagoniste implicite sono semplicità, umiltà, freschezza e bontà d’animo. Esse interpretano poeticamente, proprio in occasione del S. Natale, le leggende legate a Cristo Gesù. Le storie custodiscono in sé importanti messaggi di fratellanza, amore e religione.
Buon Natale e buona lettura.

:: Detective in poltrona – Come si diventa Sherlock Holmes di Ransom Riggs (Rizzoli 2017)

20 dicembre 2017
detective in poltrona

Clicca sulla cover per l’acquisto

Con un certo ritardo, uscì in America nel 2009, stesso anno dell’uscita di Sherlock Holmes di Guy Ritchie, film tratto dai fumetti di Lionel Wigram con Robert Downey Jr. nel ruolo del celebre investigatore Sherlock Holmes e Jude Law nella parte del dottor Watson, a novembre finalmente Rizzoli ha pubblicato in Italia Detective in poltrona – Come si diventa Sherlock Holmes (The Sherlock Holmes Handbook: Methods and Mysteries of the World’s Greatest Detective, 2009) di Ransom Riggs.
E se collezionate tutte le “memorabilia” legate a Sherlock Holmes, un testo che non dovrebbe mancare nelle vostra libreria del mistero.
Ultimamente sto guardando molti film con Basil Rathbone nel ruolo di Sherlock Holmes, e alcune sono chicche che proprio mi mancavano, per cui sono nello spirito giusto per affrontare questo testo che non è un testo apocrifo con nuove avventure del detective consulente di Baker Street, ma un vero e proprio manuale che ha l’ambizione di soddisfare molte curiosità che nel tempo sono venute un po’ a tutti i fan di sir Arthur Conan Doyle e del suo personaggio: dalle tecniche investigative, (come interrogare un sospettato, come decifrare i messaggi in codice, come analizzare le orme, come individuare una stanza segreta, etc…) alle strategie di sopravvivenza (come camuffarsi, come difendersi, come inscenare la propria morte, etc…), alle strategie di vita (come fiutare un imbroglio, come comportarsi con amici e parenti, come comportasi con le donne, come allevare le api, etc…).
Ransom Riggs, divenuto poi famoso con la trilogia fantasy per ragazzi di Miss Peregrine, al tempo era un blogger e collaborava con mental_floss magazine, decise così di raccogliere gli articoli scritti sui vari blog dedicati a Sherlock in un unico volume e da qui nacque Detective in poltrona – Come si diventa Sherlock Holmes.
L’ ho scoperto leggendo un articolo del Guardian, ciò non toglie che ho trovato il testo godibile e ricco di cose che in tutta sincerità non sapevo, a volte anche solo per pigrizia non collegandole le une alle altre.
Riggs ha uno stile ingegnoso e divertente, e dispensa informazioni senza darti l’idea di farlo, anche con una certa eleganza, facendoti insomma passare ore piacevoli in compagnia di uno dei personaggi più singolari della letteratura del mistero, di cui è difficile non ammirare l’ingegno e la versatilità.
E’ senzaltro rilevabile una certa organicità e coerenza narrativa ammirevole data la vastità degli argomenti trattati, se contenga errori non sono in grado di dirlo, ma sfido gli esperti più ferrati di me di trovarli.
Il testo tradotto da Enrica Budetta è impreziosito dalle illustrazioni di Eugene Smith (sono numerose e molto belle, quasi ne fanno un libro illustrato) e in appendice contiene un breve profilo di sir Arthur Conan Doyle e del suo tempo, un’ antologia di citazioni, e il canone completo di tutte le sue opere.

Ransom Riggs è cresciuto in Florida e oggi vive a Los Angeles con un gatto e la moglie Tahereh Mafi, anche lei scrittrice. È l’autore della trilogia di Miss Peregrine (La casa dei ragazzi speciali, Hollow City, La biblioteca delle anime), bestseller internazionale il cui primo volume ha ispirato Tim Burton per l’omonimo film del 2016. Tutti i suoi libri sono pubblicati in Italia da Rizzoli.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Giulia dell’ Ufficio Stampa Rizzoli.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.