:: Non ti faccio niente di Paola Barbato (Piemme 2017) a cura di Federica Belleri

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non ti faccio niente

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Gli anni ’80-’90 sono stati sconvolti da misteriosi rapimenti di bambini, tra i sei e gli otto anni. Bambini presi, fatti giocare, divertire. Bambini con vestiti nuovi e un sorriso meraviglioso stampato in viso, quando venivano riportati a casa dopo tre giorni. Bambini trascurati dalle loro famiglie, quasi sempre soli, a giocare per strada. Alcuni avevano dei lividi sul corpo, altri erano sporchi. Lui li avvicinava, loro si fidavano. Lui li coccolava e li faceva sentire importanti, nessuna violenza subita. Lui voleva solo fare del bene.
Anno 2015. Il papà di Greta va a prenderla all’asilo, ma in quell’asilo la bimba non è mai entrata. Il suo corpicino pulito e ricomposto in maniera ordinata verrà ritrovato sulla scrivania d’ufficio del padre.
Chi è Greta, chi è il responsabile della sua morte?
Il thriller di Paola Barbato segue lo scorrere del tempo. Segue un’indagine dimenticata che forse sta tornando a galla con prepotenza. Qualcuno rapiva i bambini e lasciava sul luogo del prelievo una paperella di gomma. Qualcuno rapisce i bambini, li uccide e lascia sul luogo del prelievo una paperella di gomma. Perché?
Questa storia scatena angoscia e immediata empatia. Chi si preoccupava all’epoca dei bambini soli era questo rapitore mai identificato. Chi se ne preoccupa ora lo fa per un motivo diverso, o forse identico. È la stessa persona?
La vicenda vede coinvolte un’ispettrice e la sua vice, assorbite dai loro opposti caratteri, difficili da amalgamare, e un commissario in pensione che si era occupato dei casi precedenti. A loro si unisce un gruppo di bambini in un certo senso mai cresciuti, che ostacola le indagini e crea confusione, anche se con buone intenzioni. Nel frattempo spariscono altri bambini, e vengono assassinati. Non sembrano esserci collegamenti fra passato e presente, o forse sembrano essercene troppi. Cosa sta succedendo?
Non ti faccio niente è una storia lunga decenni, attraversata da paura e angoscia, dal desiderio di salvarsi scappando. È la condivisione di un’esperienza traumatica ma positiva, condivisa per poter accedere a un pass verso una vita migliore. È l’osservazione rassegnata del dolore di genitori che perdono i loro figli e che vengono catapultati nel loro passato personale. È la resa dei conti verso le proprie ossessioni e manie, verso il disagio e la solitudine. Perché non ci si può mai fidare di nessuno e si deve sempre rimanere sospesi nella paura.
Lettura assolutamente coinvolgente, ottima la scrittura e la trama. Non sono previsti sconti o bonus per il lettore che si avvicina a questa storia. Tutto è molto chiaro e diretto, anche la morte. Buona lettura.

Source: acquisto personale del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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