:: Il mio primo libro di stoffa – Le figure di Francesca Ferri (Gallucci, collana Lìbrido, 2018) a cura di Maria Anna Cingolo

26 marzo 2018 by
Le figure

Foto Credit Maria Anna Cingolo

L’editore romano Gallucci pubblica “Le figure”, un libro di stoffa per bambini da 0 a 3 anni.
Il libro è costituito da sei pagine che illustrano una formica, una farfalla, una chiocciola, uno scoiattolo, una volpe e un gufo ai quali si aggiunge una gallina che trova spazio sulla copertina. La raffigurazione bidimensionale appare più adeguata rispetto alla costruzione di prospettive e tiene in considerazione che le competenze visive dei bambini variano a seconda dell’età ed evolvono progressivamente. Pertanto, immagini non sovraccaricate consentono una comprensione intuitiva e semplice che non richiede al bambino un’elaborazione faticosa. Analoghe considerazioni concernono le scelte cromatiche di questo libretto; infatti, Francesca Ferri sceglie il nero, il bianco e il rosso che rappresentano colori facili da elaborare. Questi colori sono utilizzati senza sfumature in modo tale da generare forti contrasti che aiutano il bambino a costruire le proprie immagini mentali e creano un contorno definito e circoscritto che stacca in modo netto su uno sfondo rigorosamente e opportunamente sempre bianco. Questi elementi consentono un’importante e iniziale educazione all’immagine attraverso un momento ludico e piacevole.
Come già detto, il libro non si costituisce di pagine di carta bensì di diversi tessuti, particolarmente piacevoli sono soprattutto la prima e la quarta di copertina in morbido pile. Il libro rappresenta dunque un’opportunità di esplorazione tattile che sarà fondamentale nella quotidianità del bambino durante la sua crescita. Le piccole mani possono percepire materiali diversi e muovendo le pagine possono generare suoni differenti originati da campanelli interni e fruscii. Lo sviluppo psicomotorio del bambino beneficia, dunque, di questo libretto che solo apparentemente è semplice ed è, invece, studiato dettagliatamente; un ulteriore esempio è dato da separatori presenti in ogni pagina che agevolano il bambino nell’azione di sfogliare il libro, inducendolo ad essere preciso e a prendere proprio l’apposito separatore.
Il genitore può guidare l’esplorazione del bambino muovendo inizialmente le sue piccole mani e poi usando soltanto la voce, finché il piccolo non sarà capace di farlo in modo autonomo. Questo libro è un oggetto multisensoriale, fonte di stimoli positivi che ogni bambino amerà toccare, scoprire, maneggiare e persino assaggiare, tutto questo con estrema sicurezza perché non ci sono elementi pericolosi, le pagine non si staccano e non si danneggiano. Come direbbe il grande Bruno Munari, “vietato non toccare” questo libro!
La piacevolezza della stoffa e l’attenzione alla scoperta, al gioco e alla curiosità tipiche della collana Lìbrido – e che ricordano la storica editrice Rosellina Archinto – rendono questo libretto un oggetto dal quale il bambino si separerà difficilmente portandolo ovunque, al letto, al bagno, a tavola e al parco e più sarà amato più si sporcherà pronto a tornare come nuovo dopo un giro di lavatrice!

Autrice: designer e grafica, Francesca Ferri è art director della Rettore, editore norvegese specializzato in libri-gioco destinati a bambini da 0 a 3 anni. Le sue opere sono ideate con lo scopo preciso di stimolarne l’immaginazione e lo sviluppo cognitivo e realizzate con materiali di altissima qualità

Source: libro consegnato al recensore dalla casa editrice. Ringraziamo Marina Fanasca dell’ufficio stampa Gallucci.

:: Come scrivere una mail a un ufficio stampa

26 marzo 2018 by

bny

Dopo aver parlato di Come ricevere libri dalle case editrici analizziamo più nello specifico come scrivere una mail a un ufficio stampa. Inizio col dire che non ci sono regole fisse, inflessibili, inderogabili, insomma non esiste una perfetta mail standard, sebbene esistano alcuni modelli base, alcune regole più che altro di buon senso, e la solita, indistruttibile educazione, che come tutte le regole del buon vivere civile, ci evita molti guai.

Innanzitutto ognuno ha il suo stile, pensate che noia se tutte le mail fossero uguali, fatte con lo stampino, per cui la creatività non è da sottovalutare. Dedicateci un po’ di tempo, non mandate mail senza cura, con refusi, grammaticalmente scorrette. Certo la fretta può fare brutti scherzi, ma queste mail sono un po’ il vostro biglietto da visita, per cui prestateci attenzione.

Tra le cose da evitare proprio sempre l’arroganza, l’aggressività, la volgarità. Insomma non è detto che diventerete i migliori amici di tutti gli addetti stampa in circolazione, ma anche con quelli con cui c’è meno feeling, si può sempre instaurare un rapporto civile, educato, di pacifica convivenza. Loro fanno il loro lavoro, voi blogger il vostro. Ognuno ha il suo ruolo, ognuno le sue competenze. Se chiedete un libro, un’ informazione su una data di uscita, la possibilità di intervistare un loro autore, fatelo con garbo, e se ricevete un no, non fatene una tragedia. Non iniziate una guerra di rappresaglia, perderete tempo voi e loro. Amen si va avanti, ci saranno altre occasioni.

Non siamo bambini, evitate mille mila mail, sullo stesso argomento se non vi rispondono (finireste nello spam). Evitate di lamentarvi che non vi è stato risposto, che non lo si è fatto velocissimamente, che il libro che tanto volevate non vi è arrivato (per colpa del perfido addetto stampa che vi boicotta). Se c’erano accordi potete certo segnalare che il libro non è arrivato, ma fatto questo finita lì. Amen, si va avanti.

Ricordarsi il nome della persona che contattate è una buona cosa, ehi tu “coso” vi assicuro fa un pessimo effetto.

Siate brevi, specifici, e esatti. Lunghissime mail non vengono lette, e se sono confuse, non sperate che l’addetto stampa si metta lì a cercare di capire cosa avrete mai voluto dire. Non ne ha il tempo. Siate gentili, ma fermi. Se l’addetto stampa lo conoscete, potete usare un tono più amichevole, se è un perfetto estraneo, un tono neutro e educato va più che bene.

Minacce, insulti, “non sa chi sono io”, vanno bene se siete delinquenti intenti nei loro traffici, non blogger alle prese con mail di “lavoro”. Toni lamentosi, imploranti, disperati, anche sono fuori luogo, evitateli, date retta a me.

Mi sembra tutto, le cose più importanti le ho dette. E voi come strutturate una mail diretta a un ufficio stampa? Quali sono le maggiori difficoltà? Premesso che nenache io sono infallibile cercherò di rispondere a tutte le vostre domande.

Vuoi saperne di più della mia esperienza di book blogger? Leggi Come diventare una book blogger (felice) un agile e divertente manuale di facile consultazione in cui racconto la mia esperienza di blogger in rete dal 2007.

:: fiore frutta foglia fango di Sara Baume (NN Editore 2018) a cura di Micol Borzatta

26 marzo 2018 by

Fiore frutto foglia fango

Clicca sulla cover per l’acquisto

Irlanda giorni nostri.
Ray è un uomo si cinquantasette anni che vive da solo nella casa che era appartenuta a suo padre. È un uomo immenso e trasandato. Un giorno, mentre sta camminando per la città si ferma davanti a una vetrina di un robivecchi e vede l’annuncio di un cane che cerca casa.
Ray si dirige in canile per adottarlo, la scelta gli viene d’impulso, senza pensarci, e quando arriva al canile, la prima cosa che gli viene detta è che quel cane sarebbe dovuto essere soppresso, che appena arrivato ha morso un altro cane e anche l’addetto del canile che li ha divisi, ma il cane che vede Ray è un cane spaventato, un cane pauroso, un cane che cammina a pancia a terra terrorizzato, non un cane aggressivo o mordace.
Ray lo chiama Unocchio per via del fatto che il cane ha un occhio solo.
La vita di Ray cambia radicalmente, finalmente ha qualcuno che lo ama incondizionatamente, qualcuno che tiene a lui e che lo fa aprire. Infatti con Unocchio Ray abbassa tutte le difese e gli racconta tutto. Gli racconta di se stesso, la sua vita, i suoi sentimenti.
Un giorno però Unocchio morde il cane di un vicino di casa. Basta la cittadina è stufa, quel cane deve essere soppresso, viene visto solo come un pericolo.
Ray però non vuole rinunciare al suo unico amico e così decide di andarsene con Unocchio. Solo così può sperare di salvargli la vita.
Fin dalla prima pagina si sente subito la forza delle emozioni, infatti il primissimo capitolo è la descrizione di quello che sente Unocchio mentre scappa con l’occhio fuori dall’orbita che gli sbatte contro il collo e qualcosa nella sua testa che gli dice di scappare.
Subito dopo la narrazione passa alla voce di Ray, al suo primo incontro con il cane, alle emozioni che la cosa gli smuove e possiamo vivere potentemente la sua scelta di andare a prendere il cucciolo.
Ho letto molti romanzi con cani protagonisti, e praticamente tutti mi hanno fatto piangere, ma il rapporto che si era creato era comunque quella di uno spettatore che si immedesima avendo lui stesso un cane, ma questa volta è stato diverso. Questa volta mentre si legge il romanzo ci si trasforma in Ray, Unocchio è il nostro compagno, il legame tre i due è il nostro legame e le emozioni descritte sono le nostre.
Un romanzo davvero potente e spettacolare che fa capire, anche a chi non ha mai avuto la fortuna di provarlo, cosa voglia dire essere legati a un amico a quattro zampe.

Sara Baume nasce a Lancashire e cresce in Irlanda. Ha scritto vari racconti e saggi che sono stati pubblicati sull’Irish Times e sul Guardian e ha ricevuto vari premi tra cui il Davy Byrnes Award, l’Hennessy New Irish Writing Award e il Rooney Prize.
Fiore frutto foglia fango è il suo romanzo d’esordio ed è stato finalista al Costa Award, al Guardian Award, al Desmond Elliott Prize e al Los Angeles Times Book Prize.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Francesca Rodella dell’ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Le lame del cardinale di Pierre Pevel (Mondadori 2017) a cura di Elena Romanello

26 marzo 2018 by

Le lame del cardinale - Pierre Pevel

Clicca sulla cover per l’acquisto

Ci sono luoghi letterari per antonomasia, in cui nessun lettore è vissuto perché in un altro mondo o in un altro tempo, ma che si conoscono come se fossero casa propria: uno di questi è la Parigi dei Tre Moschettieri di Alessandro Dumas, più volte imitata ma raramente eguagliata, modello per tutto il romanzo storico successivo e ricercata da chi si reca oggi nella capitale francese.
Ci riesce ottimamente a restituirla Pierre Pevel, autore di punta del fantasy d’oltralpe che è bene che sia stato tradotto anche in Italia, ne Le lame del cardinale , romanzo che rievoca le atmosfere note aggiungendoci però una forte componente fantastica.
Siamo nel 1633 a Parigi, appunto, Luigi XIII regna ma chi comanda davvero è il cardinale Richelieu che incarica il gruppo chiamato appunto le lame del cardinale di uccidere un emissario della misteriosa organizzazione Artiglio nero. Ci sono intrighi e duelli, oltre che giri nei bassifondi di Parigi e nei corridoi dei palazzi, ma la Francia che racconta Pierre Pevel è un po’ diversa, visto che ci sono esseri discendenti dai draghi che vivono in mezzo a uomini e donne normali, esseri capaci di vivere a lungo e di nascondersi sotto sembianze umane, rigenerandosi periodicamente secondo un procedimento spaventoso e meraviglioso allo stesso tempo e nascondendo il loro segreto eccetto quando si guardano in determinati specchi.
Ci sono tanti sottofiloni del fantasy, alcuni più frequentati altri meno: Le lame del cardinale si pone tra l’ucronia, la storia alternativa, e il fantasy a sfondo storico, scegliendo un’epoca diversa dall’interessante ma forse un po’ troppo già letto Medio Evo alternativo. Il libro è senz’altro interessante per chi ama il romanzo storico ed è nostalgico delle atmosfere di Dumas, ma è consigliabile anche a chi ama il fantasy e cerca qualcosa di insolito e nuovo, con toni che si mescolano e la descrizione comunque accurata di un’epoca con in più l’elemento magico, che irrompe nelle prime pagine con una metamorfosi da drago a donna e che poi emerge periodicamente, con draghi tenuti come animali domestici, anche da Richelieu al posto dei famosi gatti, ma anche con qualcosa di ben più inquietante.
Il libro di Pierre Pevel è solo uno dei tanti titoli fantasy usciti oltralpe in questi ultimi anni e si spera che faccia da testa di ponte per la scoperta di un immaginario tra l’altro vicino al nostro e molto prolifico, in un Paese come la Francia che adora il fantastico d’importazione e produce anche un suo fantastico mescolandolo in particolare con il romanzo storico. Le lame del cardinale presenta una vicenda che si conclude ma con un cliffhanger finale che fa presagire nuovi sviluppi, che inftti ci sono stati, perché a questo seguono altri due libri con nuove avventure per questi moschettieri cacciatori di draghi e di magie.

Pierre Pevel è nato nel 1968. Per seguire il padre, militare di carriera, nella sua giovinezza ha abitato in diverse città tra cui Berlino. È scrittore, giornalista e autore di giochi di ruolo. Diversi sono i suoi romanzi fantasy tra cui Les Ombres de Wielstadt (2001), che gli è valso il Grand Prix de l’Imaginaire nel 2002. Nel 2005 è stato insignito del Prix Imaginales. La trilogia delle “Lame del Cardinale” è stata pubblicata con successo in dieci paesi stranieri. L’autore vive a Nancy.

Source: acquisto personale del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Onde di Alessandro Esu

23 marzo 2018 by

Sunset_by_Caspar_David_Friedrich

Caspar David Friedrich, Il tramonto (1830-1835)

Un giorno ti imbarchi su una nave come marinaio. Non sai esattamente perché. Forse per spirito d’avventura, forse per spirito d’iniziativa, o forse solo per mancanza di spirito. Il mare è un olio per settimane, e poi ci sono il sole, la solitudine, i sogni ad occhi aperti dell’orizzonte infinito, e ti chiedi cosa avrà mai da lamentarsi chi fa questa vita per tutta la vita.
Una mattina ti svegli cadendo dalla branda, la nave è una gigantesca culla infernale che non smette di rullare, e quando sali sul ponte sembrano le dieci di sera anche se sono le dieci del mattino da quanto è buio il cielo. Nuvole grigie, nuvole nere, nuvole che vomitano lampi. Passi un paio di giorni senza sapere se è più la voglia di vivere o la paura di morire che ti tiene su, ma non ti arrendi finché la tempesta si placa e torna la calma. Sbigottito riprendi la vita di tutti i giorni, col passare del tempo comprendi che la vita in mare è dura, a volte hai nostalgia della terraferma ma resisti e resisti e resisti, e il mare ti ripaga con tramonti mozzafiato ed albe celestiali.
Un giorno, mentre sei indaffarato nei tuoi lavori di marinaio, noti intorno a te una gran frenesia, i tuoi compagni sono agitati a mille, alzi lo sguardo ma il cielo è terso, non c’è una nuvola ma soltanto una leggera brezza che ti rinfresca la pelle nuda bruciata dal sole e dalla salsedine. Chiedi in giro che c’è, il perché di tutta quella agitazione, e un facchino ti sorride divertito e ti risponde che tra poco lo vedrai che c’è, tra poco lo vedrai! Pensando che siano tutti matti abbassi la testa e torni al lavoro, di tanto in tanto la nave oscilla ma non è niente di preoccupante e ti perdi nei tuoi pensieri, non è niente di preoccupante, niente di preoccupante continui a ripeterti… finché un vento caldo e arrabbiato inizia a soffiare da est e prima che te ne accorga una pioggia di spilli trasversali inizia a bucarti la pelle secca, incessantemente. Le onde che si infrangono sulla prua scavalcano lo scafo e allagano te, il ponte, tutto, e passano le ore e inizia a fare buio e tu sei bagnato fradicio in mezzo a quel vento bollente, e quella pioggia diventa acquazzone, e quell’acquazzone diventa tempesta, e devi farti in quattro per non volare giù. La forza del vento e delle onde è implacabile, ognuno cerca in tutti i modi di contrastarne la furia ma è tutto inutile, ti leghi con una corda ad un albero della nave e continui a togliere acqua dal ponte mentre lo stillicidio continua. Poi improvvisamente senti un boato incredibile, il cordame che teneva i barili agganciati ad un angolo della nave si è spezzato e centinaia di chili di provviste rotolano sul ponte e cadono in mare, perduti. Anche la tua corda si spezza, e anche tu inizi a rotolare e cadresti in acqua se la fortuna, annaspando, non ti facesse sbattere contro la ringhiera della nave. Rimani lì aggrappato sotto il peso di un vento ed una pioggia inverosimili, e pensi che stavolta è arrivata la tua ora, che cadrai in acqua e morirai lì, in mezzo all’oceano, ma lo spirito di sopravvivenza è più forte di tutto e resti abbracciato a quel pezzo di legno e anche se le dita e le mani e le braccia sembrano prese a morsi non molli la presa e alla fine, dopo ore, nel bel mezzo della notte la tempesta passa e ti ritrovi quasi svenuto, sanguinante su tutto il corpo ma vivo.
I giorni seguenti scorrono tutti uguali, con l’unico pensiero che non metterai mai più piede su una nave. Non sei tagliato per questa vita. Quando finalmente all’orizzonte spunta la terraferma sei la persona più felice del mondo, ce l’hai fatta, la nave attracca al porto e appena scendi senti le gambe molli, cadi in ginocchio e scoppi in un pianto liberatorio. I primi giorni li passi ad ubriacarti insieme agli altri marinai sopravvissuti come te, gli altri marinai sono amici sconosciuti che riconosci  dallo sguardo, senza parole. Pensare che ora sei sulla terra ti dà sicurezza e serenità, la vita di mare non fa per te. Ma poi inizia ad insinuarsi un pensiero che si fa sempre più presente, ti ritrovi a cercare il mare senza pensarci, fissi per ore le sagome delle navi all’orizzonte, ti svegli la mattina con la sensazione che manchi qualcosa, finché un giorno mentre cammini per il porto vedi una nave in procinto di salpare, e senza accorgertene ti ritrovi a caricare barili e ad annodare corde e a sistemare le vele. La nostalgia del mare ha colpito anche te e ormai la terra inizia a starti stretta, senti l’irrefrenabile desiderio di imbarcarti nuovamente senza pensare ai pericoli che hai corso o a quelli che ancora dovrai correre, tutti sono presi dalla febbrile eccitazione della partenza e tu non fai eccezione. Il viaggio è lungo e difficile, ma ora sai governare le tempeste che sorprendono la nave e dopo ognuna sei sempre un po’ più calmo, ormai hai imparato a gestirle o almeno credi che sia così. Ma poi ne arriva una che stravolge tutto quello che pensavi di sapere, piove a dirotto per giorni e notti, l’aria è gelida, arranchi sul ponte mentre tu e i tuoi compagni lavorate senza sosta per evitare che la nave venga inghiottita dalle onde. Questa volta sei convinto di non farcela, sei convinto che il mare sarà la tua tomba e maledici te stesso per essere salpato. La tempesta diventa un uragano e dopo giorni la stanchezza e la mancanza di sonno iniziano a farsi sentire, perdi la forza, perdi la lucidità, ma resisti, quando ad un tratto un colpo di vento come la mano di un dio invisibile spezza un albero della nave e nella confusione un pezzo di legno ti trafigge la gamba. La ferita è molto grave e sembra non ci sia niente da fare, ma in mezzo alla bolgia e alla furia dell’uragano, mentre sei mezzo svenuto, senti due braccia che ti sollevano e ti portano di peso in salvo, e finalmente perdi i sensi.
Quando ti risvegli sei su una branda, al sicuro. Non senti più le urla agitate degli altri marinai, il pericolo anche questa volta è passato, abbassi gli occhi e ti guardi la gamba. Una stretta fasciatura la avvolge e non riesci a piegarla, provi a scendere dalla branda ma non ci riesci e così resti sdraiato in attesa che arrivi qualcuno. Quando il capitano scende a vedere le tue condizioni e ti trova sveglio un gran sorriso si apre sulla sua faccia burbera di vecchio lupo di mare, ti spiega che te la sei vista brutta, che un pezzo di legno ti si era conficcato in una coscia e che hai veramente rischiato di morire, e dal suo sguardo capisci che sei vivo solo grazie a lui. Questa volta giuri a te stesso che non salperai mai più, che una vita noiosa e sicura è cento volte meglio di una vita avventurosa e pericolosa, e ripensi a quando ti sei imbarcato la prima volta e a quanto la vita in mare sia diversa da come l’immaginavi. Soffrire la fame e la sete, il caldo ed il freddo, dormire su un’asse di legno e svegliarsi più stanco di quando ti sei coricato, ora ti sembrano incubi dai quali non puoi svegliarti, e passi settimane sdraiato su quella branda incapace di muoverti mentre la nave continua il suo viaggio e finalmente arriva a destinazione. Con una stampella di fortuna riesci a scendere aiutato da un compagno, stavolta non cadi in ginocchio ma invece quando metti il primo piede a terra tutti i pensieri che avevi avuto fino a quel momento svaniscono e una gioia incosciente ti conduce con tutti gli altri alla solita taverna del porto, ad ubriacarti e fare casino ed esorcizzare la paura che ha abitato il tuo corpo per mesi. Passi tre giorni a fare baldoria fino a non ricordare neanche più come ti chiami, fino a non ricordare più niente, poi come sempre dopo qualche giorno non hai più la necessità di dimenticare gli orrori che hai vissuto, e ricominci a passare le giornate in riva al mare a guardare l’orizzonte e a sognare.
Un giorno camminando per le vie del porto, la vedi. Il tuo sguardo incrocia il suo e un brivido, come un fulmine, ti attraversa la spina dorsale. Con una scusa inizi a parlarle e scopri che è la figlia di un capitano di vascello scomparso in mare quando era bambina, che a quel tempo fu adottata dalle mogli dei marinai del posto e che ora si guadagna da vivere pulendo e vendendo in paese il pesce portato dai pescatori del luogo che ogni giorno partono all’alba e tornano la sera con i loro carichi. Dice che ama il mare, che non lo incolpa della morte di suo padre e che anzi ha un grande rispetto della natura e di tutto quello che viene con essa, anche delle tempeste e delle carestie e degli uragani. Dice che alla fine la natura vince sempre, anche se a volte scherza dando agli uomini l’illusione di avere il controllo su di essa… parlate e parlate e parlate, e con il tempo nasce tra voi un rispetto che si trasforma in amicizia e poi in amore. Tu le racconti delle tue avventure, della tua vita prima di essere marinaio e di come un giorno qualcosa che non riesci a spiegare ti abbia portato ad imbarcarti, delle albe che non si possono spiegare a parole e delle tempeste che invece le parole le tolgono del tutto. Lei ti guarda affascinata mentre le parli, dice che le ricordi suo padre, che vuole vivere con te, e alle tue orecchie quella frase risuona come la musica più dolce del mondo. Vi sposate e andate ad abitare in una casetta umile ma accogliente, e riesci a trovare lavoro su un piccolo peschereccio. E’ un lavoro faticoso, si parte col buio e col buio si torna, tutti i giorni, non esistono domeniche o feste o giorni di riposo e a volte è veramente frustrante tornare a casa con la stiva mezza vuota. E’ un lavoro faticoso, certo, ma non è niente in confronto a quello che hai passato, e dormire ogni notte in un letto con la donna che ami ti ripaga delle fatiche della giornata. E così passano i mesi, e tutto sembra ormai andare per il meglio, quando ancora una volta inizia improvvisamente a nascere nella tua testa un’idea.
All’inizio è un’idea piccola, che scacci dalla mente come si scacciano le mosche, ma come le mosche ritorna sempre a darti fastidio, e ogni volta non pensarci è sempre più difficile. Non ne parli con lei, ma una notte prima di addormentarvi, nel buio della stanza, ti dice che ha notato che il tuo sguardo è cambiato e che anche se la tua voce non vuole ammetterlo i tuoi occhi nascondono un segreto. Ti chiede se hai un’altra donna e tu quasi sorridi a quel pensiero, perché mai hai desiderato un’altra bocca da baciare che non fosse la sua, ma insiste e alla fine confessi, ti manca il mare. La sua reazione è malinconica ma rassegnata e ti spiega che si aspettava che prima o poi sarebbe accaduto, che tutti finiscono così, che anche suo padre per quanto l’amasse l’aveva lasciata lì da sola per seguire il richiamo delle onde. Ma non te ne fa una colpa, dice che non riuscirà mai a capire il perché della potenza di questo richiamo ma che lo accetta perché rispetta il mare e tutto quello che il mare significa. Poi vi addormentate e la mattina dopo lei fa finta di nulla, quando ti avvicini per parlare cambia discorso con un sorriso, quando ti vede pensieroso invece di arrabbiarsi o essere triste inventa mille modi per farti ridere, e nell’intimità della notte vi amate come neanche uno scrittore romantico potrebbe descrivere, come se foste le uniche due persone rimaste al mondo. Ma sai che dietro le apparenze le cose stanno cambiando, e anche se cerchi di reprimerlo con tutte le tue forze il desiderio di partire cresce dentro di te, provi ancora a parlargliene ma ogni volta lei riesce a cambiare discorso e alla fine ci rinunci, alla fine capisci che lei ti ha capito ancora prima di te stesso, che mai nessun uomo al mondo avrà la fortuna di conoscere l’amore che tu hai conosciuto con lei. Poi una notte ti svegli e non riesci più ad addormentarti, il vento sibila dalle finestre e la pioggia batte sul tetto di legno della vostra casa. Ti alzi, prepari un caffè con calma per non svegliarla, poi ti vesti con gesti rallentati, meccanici, e tutti i pensieri che hai in testa ti dicono di non farlo ma non riesci a fermarti, prepari la sacca con dentro qualche indumento, uno spazzolino ed un rasoio, e indossi la giacca.
La guardi per l’ultima volta. E’ bella come solo un angelo addormentato può essere e in quel momento la ami come non pensavi fosse possibile amare qualcuno. Una lacrima scende dai tuoi occhi e ti riga il volto mentre chiudi la porta di casa e ti incammini verso il porto, senza voltarti più. E pensi a tutti i racconti sentiti all’osteria, alla profonda malinconia negli occhi dei vecchi lupi di mare, a tutte quelle volte che hai dato dello stupido a qualche marinaio devastato nel fisico che saliva il ponte di una nave pronto ad imbarcarsi di nuovo… e comprendi che da quel momento in avanti, per tutta la vita, dovrai convivere con la più bella e la più triste delle sirene. La maledizione del mare.

Alessandro Esu, nato a Torino 35 anni fa da mamma veneta e papà sardo, forse per questo mi sento a casa ovunque e in nessun posto allo stesso tempo. Attratto da qualunque cosa venga classificata come horror (ma non solo), amo la musica, le arti figurative, il cinema e la letteratura, in particolar modo Palahniuk e Steinbeck oltre ovviamente a Poe e Lovecraft, che considero senza dubbio il mio scrittore preferito. Da buon Vergine ascendente Leone, prima di prendere una decisione tendo ad analizzare fin troppo qualunque aspetto della situazione salvo poi agire assolutamente d’impulso, e questo è anche il modo in cui nascono e si sviluppano i miei racconti, dove intreccio elementi autobiografici e di fantasia senza soluzione di continuità.

:: Guest post: JACK di Sara Di Furia (La Corte Editore 2017) di Alessandro Mana

22 marzo 2018 by

Jack Sara di Furia

Oggi ospitiamo su Liberi un guest post d’ Autore, di Alessandro Mana, ripperologo stimato e conosciuto anche internazionalmente, autore del principale blog in italiano Redjack, interamente dedicato alla figura e ai crimini di Jack the Ripper, nella Londra vittoriana. Ha recensito per noi Jack di Sara Di Furia. Lascio a lui la parola.

Jack lo Squartatore è il nome del più noto serial killer attivo nel distretto di Whitechapel ( Londra) nel 1888.
Gli attacchi attribuiti a Jack riguardarono prostitute che vissero e lavorarono nei bassifondi dell’East End della capitale dell’Impero Britannico. Le loro gole vennero tagliate prima di orrende mutilazioni addominali. La rimozione di organi interni di almeno tre delle vittime portò all’idea che l’assassino avesse conoscenze anatomiche o chirurgiche di qualche genere.
Quando gli omicidi si intensificarono, nel settembre e nell’ottobre del 1888, alcune lettere vennero recapitate ai media e a Scotland Yard da qualcuno che affermò di essere l’assassino. Il nome “Jack lo Squartatore” ebbe origine proprio da una di queste lettere.
Quando George Lusk, presidente del Comitato di Vigilanza di Whitechapel, ricevette la lettera “From Hell” con la metà  di un rene umano conservato – presumibilmente estratto da una delle vittime – il pubblico si convinse sempre di più della presenza di un serial killer sia a causa della natura straordinariamente brutale degli omicidi, che per il trattamento di questi dai media dell’epoca. L’ampia copertura giornalistica conferì infatti una notorietà  internazionale e duratura allo Squartatore.
L’indagine della polizia su undici brutali omicidi avvenuti a Whitechapel fino al 1891 non fu in grado di collegarli tutti in modo definitivo a Jack.
Solo cinque vittime – Mary Ann Nichols, Annie Chapman, Elizabeth Stride, Catherine Eddowes e Mary Jane Kelly – conosciute come le “cinque canoniche”, e i loro relativi omicidi (tra il 31 agosto e il 9 novembre 1888) vengono spesso considerati i più probabili da imputare a Jack lo Squartatore.
Gli omicidi non furono mai risolti e le leggende che li circondano sono diventati una combinazione di autentica ricerca storica, folklore e pseudo-storia. Oggi ci sono oltre un centinaio di ipotesi sull’identità  dello Squartatore, e gli omicidi hanno ispirato molte opere di finzione.
Una di queste è “Jack” di Sara Di Furia, edito da La Corte Editore.
Nel tentativo di dissolvere le ombre che avvolgono questa serie di efferati omicidi e far luce sulla identità  del misterioso serial killer, l’autrice costruisce una storia tra il thriller ed il paranormale utilizzando elementi storici ed una narrativa avvincente che tiene il lettore incollato alle pagine, fornendo una personale interpretazione dei fatti.
Per rendere al meglio la narrazione di quei tragici eventi utlizza il personaggio di Damon Blake, trasferitosi in Inghilterra dall’ India per sfuggire ad un passato burrascoso di truffe e suicidi.
Sebbene i delitti portino la firma di Jack Lo Squartatore, Blake ne viene coinvolto e travolto finendo nel mezzo di un vero e proprio incubo che, tra visioni notturne e donne misteriose, lo porterà  a dubitare anche delle sue stesse facoltà  mentali, facendolo giungere sull’ orlo della follia.
In qualità  di ripperologo ed autore di Redjack (un blog dedicato allo studio e all’analisi del caso di Jack lo Squartatore), mi sento in obbligo di ricordare al lettore più esigente e/o informato sugli eventi narrati che l’opera della Di Furia è comunque una storia di Fiction.
L’autrice, che tra le righe del suo romanzo dimostra di aver fatto ricerca sugli eventi del 1888 e sulla possibile identità  del serial killer, utilizza tuttavia questi dati per raccontare la sua storia e dipingere le atmosfere di una Londra vittoriana in cui la realtà  storica cede il passo alla fantasia.
Considerato tutto questo, le 256 pagine del romanzo risultano avvincenti, ben scritte e piene di colpi di scena che celano sino all’ultimo la soluzione del mistero.

Sara Di Furia: è nata a Brescia e ha all’ attivo già  diverse pubblicazioni, tra cui LA REGINA ROSSA, con La Corte Editore, che l’ hanno fatta apprezzare da lettori e critica per la sua scrittura intensa e le atmosfere intrise di mistero. E’ membro dell’ associazione EWWA (European Writing Women Association) ed è insegnante nella scuola secondaria di secondo grado. Con questo romanzo la sua scrittura vira decisamente verso tinte più scure, pur mantenendo le sue qualità  intatte.

Guest blogger

Alessandro Mana: orientalista, DJ, promoter, organizzatore eventi e ripperologo originario di Torino, attualmente residente in un piccolo paese rurale della provincia di Asti.
Dal 2013, la passione per il caso irrisolto di Jack lo Squartatore, lo ha condotto allo studio dilettantesco della criminologia e della ricerca storica per contestualizzare il blog Redjack, il principale sito dedicato a Jack lo Squartatore in lingua italiana.
Collabora dal 2014 con la comunità  internazionale di studiosi del caso del Ripper.

:: Al via Book Pride Fiera Nazionale dell’ Editoria Indipendente

22 marzo 2018 by

Book Pride 2018

Al via domani venerdì 23 marzo 2018 a Milano il BOOK PRIDE, Fiera Nazionale dell’Editoria Indipendente, alla sua quarta edizione, che si svolgerà negli spazi dell’ex Ansaldo fino a domenica 25. Il cuore della fiera si conferma BASE, ormai affermato polo culturale della città di Milano, a cui si affianca il MUDEC, il Museo delle Culture. BOOK PRIDE è organizzato da Odei, Osservatorio degli editori indipendenti, in collaborazione con il Comune di Milano, e diretto per la prima volta da Giorgio Vasta. Ingresso gratuito.

:: Review Party – Giallo di Mezzanotte di Franco Matteucci (Newton Compton 2018)

22 marzo 2018 by

RP matteucci

Esce oggi 22 marzo Giallo di Mezzanotte di Franco Matteucci, sesta indagine dell’ispettore Marzio Santoni, detto Lupo Bianco, in quel di Valdiluce, ameno luogo montano in un immaginario angolo dell’Appennino tosco-emiliano, già teatro dei precedenti romanzi della serie.
Questa volta tutto ruota e prende spunto da un evento folcloristico (reale, leggere le note finali) che ha luogo nella valle, la mitica “Caccia al Daü”, leggendario animale che tutti sanno non esistere, ma che nello stesso tempo raduna una folla festante e goliardica armata di un sacco e di un campanaccio (per la cattura del mitologico animaletto), più intenta a darsi ai piaceri illeciti di un ancestrale rito orgiastico pagano che alla caccia o alla rievocazione storica.
Ma questa volta la festa e funestata da alcune morti. E’ arrivata infatti a Valdiluce a gettare scompiglio una celebre star della televisione, Diana Caselli, tanto bella quanto pericolosa (leggete cosa combina all’inizio al suo fidanzato) e ambigua, come è ambiguo e torbido il rutilante e dorato mondo da cui proviene fatto di ricatti, volgarità e compromessi, quasi sempre penalizzanti per le donne. Tema piuttosto attuale dati gli scandali degli ultimi mesi.
Lei e il suo nuovo amante, il maestro di sci Franz Sitter, non sanno che il pericolo giace nell’ombra ed è ben più grande di quanto immaginano.
Nuovo giallo di ambientazione italiana per il bravo Franco Matteucci, autore e regista televisivo oltre che romanziere, che si diverte a portare le poche luci e le tante ombre dei divi della tv nella amena Valdiluce, costruendo una storia abbastanza nera in cui nulla è come sembra.
I capitoli sono molto brevi, veloci, sì legge davvero in poco tempo. Ci ho messo un pomeriggio, tanto volevo sapere come sarebbe andata a finire. Marzio Santoni è sempre simpatico, affiancato dal suo fido assistente Kristal Beretta, che sgranocchia cioccolatini alla ciliegia, facendomi una certa invidia.
Questa volta i sospettati sono pochi e abbastanza circoscritti, ma un alone di mistero avvolge tutta la storia, con il suo retrogusto di ricatti e gente potente che trama nell’ ombra. Marzio Santoni dovrà portare avanti la sua indagine non proprio sicuro di potere fare giustizia questa volta. Ma così è la vita, anche lontana dalle trame intricate dei libri gialli.

Franco Matteucci, autore e regista televisivo, vive e lavora a Roma. Ha scritto i romanzi La neve rossa (premio Crotone opera prima), Il visionario (finalista al premio Strega, premio Cesare Pavese e premio Scanno), Festa al blu di Prussia (premio Procida Isola di Arturo – Elsa Morante), Il profumo della neve (finalista al premio Strega), Lo show della farfalla (finalista al Premio Viareggio – Rèpaci). È autore di una serie di gialli di grande successo che hanno per protagonista l’ispettore Marzio Santoni: Il suicidio perfetto, La mossa del cartomante, Tre cadaveri sotto la neve, Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco, Delitto con inganno e Giallo di mezzanotte. I suoi libri sono stati tradotti in diversi Paesi.

:: Free Book #Giveaway: Tutto un altro mondo di Alessia Mosca

21 marzo 2018 by

Tutto un altro mondo

Globalizzazione e innovazione tecnologica: la strada europea. Prefazione di Enrico Letta.

Per quanto abbia portato grandi progressi e nonostante abbia plasmato una realtà che, dati alla mano, è generalmente migliore del passato anche recente, la globalizzazione è oggi pesantemente sotto attacco. Questo perché gli effetti della sua evoluzione rapidissima non sono stati tutti positivi e si sono create diseguaglianze. È venuto, dunque, il momento di discutere di come l’apertura del commercio su scala mondiale influisca sulla vita di ciascuno, e di quali siano i pericoli concreti che può causare e quali, invece, le false accuse che le vengono mosse. Ma è anche venuto il momento di rendere conto di come la percezione che la riguarda, spesso negativa, nasconda in realtà molti dei vantaggi che ha introdotto. Alessia Mosca prende il concetto di globalizzazione e lo spezzetta, gettando nuova luce sulle tante ombre che lo attorniano, con onestà e senza sconti, nell’intento positivo di mostrare, in modo semplice, tutte le sfaccettature che lo rendono un argomento tanto complesso e così sfidante per i sistemi tradizionali di rappresentanza democratica. Lo fa concentrandosi in particolar modo sulla prospettiva europea, che in questi ultimi anni, grazie al suo ruolo nella Commissione Commercio internazionale del Parlamento Europeo, ha contribuito a delineare.

Alessia Mosca, Tutto un altro mondo. Globalizzazione e innovazione tecnologica: la strada europea, Edizioni San Paolo 2018, pp. 160, euro 17,00.

ALESSIA MOSCA è deputata al Parlamento Europeo dal 2014. È coordinatrice del Gruppo S&D nella Commissione Commercio internazionale e vice presidente della Delegazione per le relazioni con la Penisola arabica. Si occupa principalmente di tematiche connesse alla globalizzazione e, in modo particolare, segue e ha seguito diversi accordi e negoziati commerciali condotti dall’Unione Europea. Dal 2018 è Invited Professor presso l’Università Sciences-Po di Parigi, dove tiene un corso di EU Trade Policy. Prima di arrivare a Bruxelles, è stata deputata al Parlamento italiano, dal 2008 al 2013, dapprima membro della commissione Lavoro poi capogruppo nella commissione Politiche Europee. Ha dedicato molto del suo impegno alle tematiche di genere e ai temi del lavoro e delle opportunità per i giovani. Sua è la proposta che ha portato alla legge n. 120/2011, conosciuta come legge “Golfo-Mosca”, volta a introdurre quote di genere nei consigli di amministrazione delle società quotate e partecipate.

Ecco il libro scelto per il giveaway in occasione del mio compleanno: una copia cartacea di Tutto un altro mondo di Alessia Mosca messa gentilmente a disposizione dall’editore Gruppo Editoriale San Paolo e da Alessandro che ringraziamo.

Come si partecipa?

E’ semplice: commentando questo post e scrivendo cosa vi viene in mente sentendo parlare di globalizzazione. Tra tutti i partecipanti verrà estratta copia del libro più alcuni adesivi di Liberi.

Alcune regole:

  • Possono partecipare a questo giveaway tutti i lettori di Liberi (maggiorenni) residenti in Italia (non effettuerò spedizioni all’estero).
  • Si partecipa commentando questo post e rispondendo alla domanda secondo le modalità sopra riportate.
  • Nessun acquisto è necessario. Ogni persona può partecipare con un solo commento.
  • Il libro è messo a disposizione dall’editore, io mi occuperò della spedizione.
  • Il vincitore non è obbligato a recensire il libro. Ma se poi vuole lasciare un commento, sempre a questo post sarà molto gradito, come una foto che dimostra che l’ ha ricevuto. Se lo recensite sul vostro blog, segnalate che l’avete ricevuto gratuitamente tramite il blog Liberi di scrivere.
  • Il giveaway apre oggi mercoledì 21 marzo e termina sabato 21 aprile. Il vincitore sarà avvertito per email lunedì 23 aprile e dovrà fornire un indirizzo valido per la spedizione.
  • C’è una soglia minima di partecipanti: devono partecipare almeno 10 lettori altrimenti il giveaway sarà annullato (e io mi tengo il libro 🙂 )
  • Gradita, ma non obbligatoria, una foto che testimoni il ricevimento del libro.

Ecco è tutto! Partecipate numerosi!

Vince: Ippolita Luzzo.

:: Scuola di Cavalieri di Vivian French, illustrazioni di David Melling (Gallucci, 2018) a cura di Maria Anna Cingolo

21 marzo 2018 by

Scuola di cavalieri

Foto Credit Maria Anna Cingolo

Caro diario,
La primissima cosa che vorrei fare è cambiare nome.
Questo perché la mia seconda e più importante ambizione è diventare un Nobilissimo Cavaliere e non si è mai sentito di un Nobilissimo Cavaliere che si chiama Tom.

In effetti, rispetto alla nomenclatura tradizionale dei grandi eroi della Chanson de geste, Tom J. Profitterol, il nome del giovane protagonista delle due nuove divertenti avventure edite da Gallucci, non è un granché come presentazione, soprattutto se la personcina in questione desidera ardentemente diventare un cavaliere. Mentre si impegna a cercare un nome più idoneo alla sua futura professione, Tom soggiorna temporaneamente dagli zii alla Rocca delle Falene, in attesa che i suoi genitori ritornino a prenderlo. La zia Edvige è una donna severa e austera, piuttosto dispotica e puntigliosa, invece lo zio Archibald nasconde un passato da cavaliere e, anche se non gli è permesso rivangare i tempi andati, aiuta sottobanco il piccolo Tom a iniziare questa nuova “carriera”. A Rocca delle Falene c’è anche un’altra inquilina, la cugina Prunella, una ragazzina intelligente ed esuberante che prende lezioni di cornamusa. Inizialmente, Tom e Prunella non vanno molto d’accordo ma ad unirli sarà proprio un’impresa da cavalieri: salvare dal pozzo un simpatico cucciolo di drago che zia Edvige ospita alla Rocca per guadagnare qualche soldo in più. Per diventare cavaliere bisogna seguire delle regole ben precise e una pergamena magica saprà dare le giuste indicazioni ai due bambini sia nel primo (Scuola di cavalieri – La pergamena magica) sia nel secondo e ancora più divertente episodio (Scuola di Cavalieri – Il candido destriero), entrambi ambientati in un ducato immaginario, luogo in cui tutto può succedere.
Nuovi acquisti della collana Baby UAO – Universale d’Avventure e d’Osservazioni, questi due titoli rappresentano prime letture perfette per bambini che iniziano ad affacciarsi al mondo delle parole stampate. Le proposizioni brevi e poco articolate e un lessico accessibile, ma non banale, consentono una lettura autonoma ma stimolante. Anche il formato risulta agevole, appena inferiore alle misure standard, leggero e più adatto a piccole mani. Inoltre, nonostante siano in bianco e nero, le illustrazioni di David Melling donano più colore alla trama, raffigurando i protagonisti delle due avventure e i loro simpatici amici animali, a volte attraverso piccoli disegni decorativi, altre occupando gran parte del foglio, in entrambi i casi polarizzando l’attenzione del bambino. La copertina dei libri e molte pagine interne sembrano macchiate di inchiostro, caratteristica che rimanda sia alla scrittura giornaliera del diario a cui Tom affida i suoi pensieri, sia all’amico più stretto del bambino, Scarabecco, un uccello particolare che schizza inchiostro e il cui nome , infatti, gioca con le parole “scarabocchio” e “becco”. In conclusione, design e grafica di questi volumi sono curati nel particolare, solleticando la curiosità e gli occhi dei bambini.
Chiuso il libro, il giovanissimo lettore rifletterà su come scovare nella quotidianità una prova di coraggio che attesti il proprio valore e trasformare così anche una giornata qualunque in un’ occasione per diventare un ardito cavaliere. Divertimento e immaginazione sono più che assicurati!
Traduzione di Elena Battista.

Autrice: Nella sua lunga carriera Vivian French ha scritto più di 250 libri per bambini, tradotti in tutto il mondo. Dal 2016 è membro dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico per i suoi meriti in ambito artistico ed educativo ed è inoltre nella top 10 degli autori più letti nelle biblioteche del Regno Unito.

Illustratore: David Melling ha cominciato la carriera come dise­gnatore per film di animazione. Finora ha illustrato più di 60 libri, alcuni di ambientazione cavalleresca.

Source: Copie consegnate al recensore dalla casa editrice. Si ringrazia Marina Fanasca dell’Ufficio Stampa Gallucci.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Come richiedere una recensione a un blog letterario

21 marzo 2018 by

bny

A grande richiesta (va beh grande, diciamo di qualcuno) ecco un articolo rivolto a quegli scrittori che mandano tante mail ai blogger e non ricevono risposta, e neppure una recensione. E si chiedono dove sbagliano. A volte non sbagliano neanche, ma certe cose è bene tenerle presente.

Senza pretese di esaustività sull’argomento naturalmente, e senza nulla togliere agli articoli di numerosi colleghi reperibili in rete, scrivo dunque questo post per essere d’aiuto a quegli scrittori che senza ufficio stampa, o in accordo con loro, scrivono direttamente ai blogger letterari proponendo il loro libro affinché venga letto e recensito. Non nego che in 10 anni ne ho viste di richieste bizzarre, o perlomeno formulate in maniera bizzarra, e a parte la maleducazione la cosa che indispone più di tutto un recensore è la trascuratezza e la superficialità. Ma andiamo con ordine.

Ci sono due scuole di pensiero: una prevede che le recensioni non vadano richieste, che siano spontanee. L’altra ammette che si richieda a un recensore di leggere il proprio libro. Badate bene ho detto leggere, la successiva recensione sia per un quotidiano, o per una rivista, o un blog non è mai dovuta, e tanto meno la si può pretendere.

Chiarito questo, non lo dovrei dire, ma il recensore non è una divinità indiana, di un ipotetico pantheon di intoccabili. Fosse anche super influente, super rinomato, super qualificato, esprime sempre un parere, un punto di vista personale delle cose e del mondo, a volte è vittima di preconcetti, e debolezze, come tutti. Per cui se temete il suo giudizio, non sottoponetegli i vostri testi. Se lo fate, aspettatevi di accettare critiche e giudizi a volte anche se non spietati molto sulfurei.

Risentirsi di una stroncatura, criticarla, attaccare il recensore (dopo), è una cosa da non fare mai. Lo dico per voi, nel vostro interesse. I recensori si parlano, i nomi degli scrittori che dopo anche una pur velata critica scatenano la propria orda di fan dietro al critico, fosse anche un giovanissimo blogger alle prime armi, circolano e bene non credo vi sia difficile immaginare, che i blogger poi cestinino le successive richieste, per quieto vivere o per stanchezza.

Se nella mail (breve mi raccomando) specificherete che accettate con educazione le opinioni altrui, vi assicuro questa breve frase aumenterà esponenzialmente le probabilità di essere presi in considerazione. (Poi naturalmente lo dovete fare sul serio, non usarla come frase di circostanza).

Cercate le parole adatte con cura, siete scrittori, non dovrebbe essere difficile. Evitate il linguaggio burocratico (per carità), o quello troppo confidenziale, da amiconi quando a volte manco ci si consoce, o peggio quello di chi pretende un servizio che il blogger non è minimamente tenuto a concedere.

Visitate il sito di riferimento, assicuratevi che il blog accetti libri da recensire, mi raccomando, può sembrare strano e incredibile, ma ci sono anche blogger che non lo fanno. Che vogliono scegliere da soli cosa leggere. Leggete dunque sempre la policy del blog, il genere di libri che il blogger recensore preferisce leggere, i suoi tempi, se ha messo in un cartello (ideale) sono sospese le richieste di recensioni, rispettatelo. Non farà eccezioni perché voi avete scritto un capolavoro. Ha i suoi buoni motivi che siano familiari, di salute, o perché si è stancato. Insomma rispettateli.

Vi confido un segreto, i blogger non stanno tutto il giorno ad aspettare le vostre richieste, fanno altro, a volte anche meno piacevole di dare una scorsa alle mail. E un blogger medio grande, riceve decine e decine di mail simili al giorno e il tempo essendo limitato, non permette di dedicare troppo tempo a questa attività. Se una mail non cattura l’interesse, viene lasciata indietro, vi confesso senza tanti sensi di colpa. E’ più una questione di sopravvivenza, ne convenite?

Quindi scrivete in buon italiano, perlomeno comprensibile, date segno di aver letto la policy e compreso i tratti salienti. Fate capire che ci tenete davvero al parere di quel blogger, e non solo per vendere più copie del vostro libro. Non è il mestiere del blogger fare vendere più libri. Il blogger scrive principalmente alla community dei suoi lettori, a loro deve rendere conto, loro con le loro visite tengono in vita il blog. Ciò non toglie naturalmente che le vendite possano aumentare, come effetto collaterale, se di un libro se ne parla, se ne discute ha più probabilità che circoli, che venga letto, e acquistato.

Infine, sperando di esservi stata utile, e nonostante ci siano tanti altri punti da toccare, ma sempre nel tentativo di essere sintetica ed efficace, nel concludere ricordatevi di ringraziare una volta pubblicata la recensione, che sia con una mail o con due righe sui social. Non è un pagamento in denaro, ma vuol dire molto per il recensore, e non c’è nulla di peggio che sentirsi usato e sfruttato. Un grazie può far miracoli, ve lo assicuro. E non vi sminuisce. I più importanti e famosi scrittori trovano il tempo per ringraziare del tempo dedicato ai propri libri. Gli addetti stampa, subissati di lavoro, trovano il tempo di scrivere due righe anche solo per far sapere che la recensione la si è letta davvero, e non si è solo appiccicato una testa impagliata nella parete del salottino da caccia. Non è solo bon ton, è più solidarietà tra colleghi (che si rispettano) e amici. Alla prossima.

:: Un’ intervista con Antonio Lanzetta a cura di Elena Romanello

21 marzo 2018 by

DSCN1815

La Corte editore di Torino propone il nuovo romanzo thriller di Antonio Lanzetta, I figli del male, e sotto la Mole l’autore ha incontrato un vasto pubblico di appassionati lettori, raccontandoci un po’ di cose su un libro che promette molto bene.

Quando hai capito che scrivere per te sarebbe stato così importante?

Tutto nasce dal mio amore per i libri, trasmesso dai miei insegnanti, da ragazzino rimasi folgorato da Dieci piccoli indiani di Agatha Christie e in parallelo alla lettura di libri vari, scrivevo recite da far interpretare dai ragazzi del mio condominio.

Tu però hai fatto poi altro nella vita.

Sì, ho studiato economia con indirizzo statistico e ho perso per un po’ di anni il contatto con la scrittura. Io sono e resto un nerd, da ben prima che questa cosa diventasse di moda, sono appassionato di pc e ho passato intere estati a giocare a Dungeons & Dragons e la scrittura fa parte del mio modo di essere.

Hai iniziato con romanzi di letteratura fantastica, come mai sei passato poi al thriller?

Credo che i generi siano etichette che vengano dati ai libri per facilitare il lavoro dei librai. Io amo scrivere di cose che amo, di cose che sento. Ho adorato scrivere narrativa fantasy e di fantascienza rivolta ad un pubblico di ragazzi, ha soddisfatto il mio essere un nerd creativo e ho capito quanto sono vere le parole di Salinger sul fatto che quando leggi un libro diventi amico dello scrittore. Del resto è stato grazie al fantasy che ho conosciuto Gianni La Corte e la sua casa editrice, a Mantova fantasy nel 2012. Ci siamo scelti a vicenda e poi ad un certo punto gli ho detto che volevo cimentarmi con il thriller.

Che tipo di lettore hai in mente quando scrivi?

Nessuno in particolare, scrivo per comunicare, amo molto i lettori non tecnici, che si lasciano trascinare dalla storia.

Qual è per te la cosa più difficile dello scrivere?

La caratterizzazione dei personaggi e trovo molto duro mettermi nei panni dei cattivi, inevitabilmente presenti in un thriller. Credo che un autore debba essere un bravo attore, perché in fondo deve recitare i suoi personaggi per renderli reali. D’altro canto come ho avuto modo di dire anche alle trasmissioni a cui mi invitano come opinionista, ogni singola azione criminale deriva comunque da una patologia.

Come e quando scrivi?

Alberto Moravia diceva che bisogna scrivere almeno due ore al giorno, in realtà non è una cosa sempre possibile e penso che noi scrittori abbiamo sempre una mente dissociata con la realtà, perché viviamo anche nel nostro libro anche quando non ci stiamo lavorando. Comunque ho impiegato un anno a scrivere I figli del male anche se ci pensavo già da veri mesi prima. Mi aiutano molto i miei gatti, che mi svegliano presto così posso scrivere prima di andare al lavoro.

Ne I figli del male tornano alcuni personaggi de Il buio dentro. Sono collegati o possono essere letti in maniera indipendente?

Ci sono dei collegamenti, ma si può leggere anche da solo senza aver letto Il buio dentro, svelo meglio alcuni personaggi del primo romanzo, e poi racconto molto anche il passato, gli anni Cinquanta a Salerno dove tutto è iniziato.

Quanto si nutrono del male reale i tuoi libri?

Io sono appassionato di serie tv, sono Netflix dipendente, ma fin da ragazzino ho sempre amato molto Chi l’ha visto, e quello che mi sconvolge sempre nelle storie reali di morte è come gli assassini riescano a nascondere le loro vere intenzioni fin quando è troppo tardi. Del resto come scrittore penso che la sfida più grande è stata quella di indossare i panni del cattivo, anche se prima di tutto penso che le mie siano storie di formazione, un genere che adoro da sempre.

Nel tuo libro la grande protagonista è la città di Salerno. Che rapporto hai con la tua città?

Io amo raccontare quello che conosco, inoltre i problemi del Meridione non sono un luogo comune, una città come Napoli potrebbe vivere sulla sua Storia e la sua arte, ma non riesce ad andare oltre le etichette e a cambiare. Del resto, Saviano non ha fatto altro che portare alla luce una verità nota ma che si preferiva non ammettere.

Stai avendo successo all’estero, ti hanno definito lo Stephen King italiano. Come vivi questo successo?

Fa un certo effetto essere paragonati ad uno dei miei autori preferiti di sempre, Stephen King, anche perché per me It è il romanzo contemporaneo per antonomasia. Anche essere uno dei cinque autori italiani, con nomi come quelli di Donato Carrisi e Massimiliano de Giovanni, presenti al festival Quai de polar ad aprile a Lione è un grandissimo onore, e anche essere stato indicato come uno degli autori non statunitensi di thriller più significativi.

Nei tuoi romanzi torna spesso il tema del cold case, il delitto irrisolto. Come mai?

Penso che non esista l’omicidio perfetto, chiunque fa sbagli anche se crede di poterla fare franca e il far scoprire la verità nonostante tutto, in un microcosmo che si spiega dopo anni come capita ne I figli del male. Del resto io faccio sempre ricerche anche storiche per i miei libri, per raccontare un passato che influenza il presente.

Ti piacerebbe un film o una fiction tratti dai tuoi libri?

Ovviamente sarebbe il mio sogno, per ora mi accontento della lettura da brivido del prologo de I figli del male che ha fatto il grande doppiatore Edoardo Stopacciaro, anche autore fantasy per La Corte.