Posts Tagged ‘Milano’

Stranimondi 2018 a Milano a cura di Elena Romanello

2 ottobre 2018

654x368

Il 6 e 7 ottobre torna a Milano, negli spazi della Casa dei Giochi in via Sant’Ugozzone 8 Stranimondi, la convention dedicata al mondo del fantastico letterario, con case editrici indipendenti, convegni, conferenze e incontri con gli autori, tra gli eventi più amati nel nostro Paese intorno a generi considerati di nicchia ma in realtà capaci di crescere di anno in anno, tra editoria indipendenti e grossi colossi.
All’interno di Stranimondi si svolgono altri eventi, come i Delos Days, approfondimenti su dove vanno i generi del fantastico oggi e Weirdiana, convention dedicata alla narrativa Weird. Tra gli argomenti di cui si parlerà ci sono i Paesi emergenti dove si scrive nuova fantascienza, dalla Cina all’Africa, la diversità nel fantastico, da Frankenstein La forma dell’acqua, i cinquant’anni dell’allunaggio, le attività del Mufant, Museo del fantastico di Torino, l’opera di Lovecraft, le traduzioni della saga del Trono di spade di George R. R. Martin, il realismo fantastico, il fantasy da Ariosto ad oggi.
Tra gli editori presenti si segnalano i nomi di Watson, Elara, Tabula Fati, Nero Press, Delos Books, Zona 42, Runa, Plesio, La Ponga, Hypnos, Alia Evo, Future Fiction, Acheron e altri, con novità e autori agli stand.
Nutriti gli ospiti, con l’autore britannico Ian McDonald, che nei suoi libri mescola fantastico e tematiche sociali, Michele Mari, capace di rileggere la narrativa gotica, Licia Troisi, l’autrice fantasy italiana più letta non solo nel nostro Paese reduce dall’aver terminato la saga del Dominio con il terzo volume di prossima uscita, Bruno Bozzetto, il maestro dell’animazione italiana, l’illustratore Gregory Panaccione, il copertinista Max Bertolini e Dario Tonani, che presenterà la sua ultima fatica, Naila di Mondo9, ambientata in un universo fantastico steampunk e attesissimo dagli appassionati.
Il programma completo, con tutte le diverse possibilità di accesso alla manifestazione, è disponibile nel sito ufficiale della manifestazione Strani mondi.

Mi vivi dentro, Alessandro Milan, Dea Planeta 2018 A cura di Viviana Filippini

24 giugno 2018

Milan.jpg

“Mi vivi dentro” di Alessandro Milan, edito da Dea Planeta è un libro potente. “Mi vivi dentro” non è un romanzo, è un pezzo di vita vissuta che Milan mette su carta, raccontando il rapporto con la moglie Francesca Del Rosso, a tutti nota come Wondy, scomparsa a causa di un tumore nel dicembre del 2016. “Mi vivi dentro” è una storia di coraggio perenne, nonostante le storture che il destino ci riserva. È un inno alla vita che agisce contro quel senso di vuoto che ci attanaglia, che ci brucia nel petto e ci consuma, come se ci mancasse un pezzo del corpo, quando muore qualcuno che amiamo o a cui vogliamo bene. “Mi vivi dentro” è un cammino nel quale Milan, pagina dopo pagina, accompagna il lettore tra gli ultimi giorni di vita di Francesca e il viaggio a ritroso nel tempo e nei ricordi della loro storia d’amore. Alessandro Milan parte dal loro incontro alle sei di mattina, in radio, dove loro due, giornalisti spesso assonnati, si davano il turno. Un po’ di fretta, un pizzico si casualità del Fato e Alessandro si ritrovò a casa con il telefono di lei e, Francesca, in redazione con il telefono di lui. Questo piccolo e simpatico equivoco permise ai due colleghi di dare vita ad un’amicizia che, in poco tempo, è diventata una potente storia d’amore. “Mi vivi dentro” è un libro toccante dal quale traspare il profondo amore tra Alessandro e Francesca ma, allo stesso tempo, si sente in modo netto e chiaro il senso di vuoto e di dolore che anima il giornalista. Lui, rimasto vedovo, sta crescendo i due figli (Angelica e Mattia), sta cercando di far capire loro quello che è successo alla madre, una donna che in sei anni ha lottato fino alle fine combattendo come una vera e propria leonessa. Una wonder Woman. Milan però non racconta solo la malattia di Wondy. Tra le pagine ci sono i viaggi, il lavoro in radio e quello di scrittura di libri. Il desiderio di Francesca di aprire una libreria con la sua migliore amica, i figli, un gatto, i bonsai, la simpatica e dolce goffaggine di Alessandro e i piccoli litigi di coppia, velati da ironia e da profonda complicità, a dimostrazione di una relazione solida, purtroppo devastata dalla malattia. Oggi gli occhi azzurri di Francesca non brillano più, ma quella sua luce, la sua voglia di non arrendersi mai e di lottare sempre, sono rimasti nelle persone che l’hanno conosciuta. Francesca/Wondy e la sua vicenda personale sono un canto alla resilienza (ossia a quell’incassare colpi e imprevisti della vita, senza mollare mai) da alimentare ogni singolo giorno. Francesca è stata, ed è ancora oggi, un esempio per molti malati di tumore e questo scritto ne fa memoria facendoci conoscere in modo ancora più dettagliato e intimo la sua persona, il suo agire e pensare. Quello che Alessandro Milan fa è un vero e proprio gesto d’amore che vuole mantenere vivo il ricordo delle moglie, la sua schiettezza e sincerità nel fare e nel dire. In “Mi vivi dentro” Milan parla sì di morte ma, allo stesso tempo, è anche un inno alla vita che spera, che combatte e va avanti. L’o scrittore e i figli hanno perso una moglie, una madre ma è come se Francesca fosse ancora con loro, grazie alle tante persone che li circondano e che ricordano e parlano di Wondy e poi, da non scordare, c’è quella farfalla bianca che spesso volentieri appare nella vita di Alessandro, Angelica e Mattia.

Alessandro Milan (Sesto San Giovanni, 1970) lavora come giornalista da quasi venti anni a Radio24, dove conduce programmi di approfondimento. È presidente dell’associazione “Wondy Sono Io” wondysonoio.org, impegnata nella diffusione della cultura della resilienza.

Source: inviato dall’editore. Grazie a Riccardo Barbagallo dell’ufficio strampa.

 

:: Al via Book Pride Fiera Nazionale dell’ Editoria Indipendente

22 marzo 2018

Book Pride 2018

Al via domani venerdì 23 marzo 2018 a Milano il BOOK PRIDE, Fiera Nazionale dell’Editoria Indipendente, alla sua quarta edizione, che si svolgerà negli spazi dell’ex Ansaldo fino a domenica 25. Il cuore della fiera si conferma BASE, ormai affermato polo culturale della città di Milano, a cui si affianca il MUDEC, il Museo delle Culture. BOOK PRIDE è organizzato da Odei, Osservatorio degli editori indipendenti, in collaborazione con il Comune di Milano, e diretto per la prima volta da Giorgio Vasta. Ingresso gratuito.

:: A Milano è Tempo di Libri

8 marzo 2018

Tempo-di-Libri

Inizia oggi giovedì 8 marzo Tempo di Libri, seconda edizione della Fiera Internazionale dell’Editoria voluta dalla Associazione Italiana Editori e dalla Fiera di Milano. Tanti gli incontri, per chi non partecipa direttamente potete seguire l’hashtag ufficiale #tdl18 o  l’account Facebook di Alberto Forni (commentatore sempre divertente della manifestazione). Lo sciopero dei mezzi non aiuta, ma non essendo più a Rho ma in Milano città (Viale Lodovico Scarampo, 2) forse i disagi saranno minori. Aprirà alle 10, fra circa un’ ora e almeno per oggi non è prevista pioggia. La Fiera durerà fino a lunedì 12 marzo. Per tutte le iniziative vi rimando al sito ufficiale in lingua italiana: http://www.tempodilibri.it/it/.

:: Stranimondi a Milano, a cura di Elena Romanello

13 ottobre 2016

2

Il 15 e 16 ottobre torna a Milano un appuntamento autunnale fisso, Stranimondi, il festival del libro fantastico, con presentazioni, convegni, mercatino di libri, tutto inerente un mondo i cui appassionati e stimatori non accennano a diminuire, anzi, ma è cresciuto come eventi, interesse e presenze.
L’evento si organizza, con varie modalità di accesso, su vari filoni, con la possibilità di confronto diretto con autori, autrici e professionisti.
In programma ci sono i Delos days, due giorni dedicati al meglio del fantastico di ieri e di oggi a cura della casa editrice Delos Books, specializzata in fantastico, che vuole fare il punto dello stato di un genere in Italia. Un genere che si articola su tanti mondi e immaginari.
Da non perdere il convegno Weirdiana, dedicato ad un filone eclettico del fantastico, quello del weird, che comprende strane storie in passati alternativi o con mescolanze di generi, con un approfondimento a cura di Paolo Bertetti sulle riviste pulp di fantastico partendo dalla collezione del Mufant di Torino appartenuta allo studioso Riccardo Valla.
Tra glli ospiti ci sono tra gli altri Franco Forte, Silvio Sosio, Danilo Arona, Silvia Treves, Tricia Sullivan, vincitrice dell’ultimo Hugo, Rampsey Campbell, Alan D. Alteri, Giuseppe Lippi, Dario Tonani, Alastair Reynolds, Massimo Polidoro.
Molti gli editori presenti, come Tabula Fati, Plesio, Nero Press, La Ponga, Watson, Imperium, Elara, con le loro novità e il loro catalogo, per scoprire vecchie e nuovi voci, spesso anche italiane del fantastico.
Stranimondi è alla UESM Casa dei Giochi, in via Sant’Uguzzone 8, raggiungibile con la metro rossa fermata Villa San Giovanni. Il sito web dell’evento, che non è solo una convention o una fiera dedicata al fantastico, ma un momento di incontro tra tutti, professionisti e appassionati, è sotto http://stranimondi.it/

:: Figli della stessa rabbia, un noir di rivolta, Matteo Di Giulio (AgenziaX, 2016)

13 giugno 2016
index

Clicca sulla cover per l’acquisto

Figli della stessa rabbia di Matteo Di Giulio è un noir particolare, che sì si può certamente accostare ai noir di denuncia, con chiari intenti sociali, politici o anche solo se vogliamo di amplificazione della realtà, ma tuttavia per certi versi possiede anche caratteristiche sue proprie, tra cui un sano gusto per la sperimentazione, che lo differenzia da un filone mai del tutto esaurito, mai del tutto abbandonato. E’ un noir di rivolta (come dice il sottotitolo in copertina) dunque, un noir che denuncia una società priva di quegli anticorpi che le permetterebbero di essere sana, costruttiva, giusta, e nello stesso tempo propone un modello, forse un po’ anarchico ma efficace, dove la giustizia personale si sovrappone a quella che dovrebbe garantire uno Stato, minato dall’interno e forse incapace di curare le proprie derive. E’ un tema abusato, quello del singolo che si fa giustizia da solo, ma Di Giulio non si fa intrappolare dagli stereotipi, non ci presenta ovvero una rivisitazione aggiornata e corretta de Il Giustiziere della notte, non c’è esaltazione della violenza, forzature o scollamenti da un contesto metropolitano credibile e soprattutto verosimile. E’ un romanzo con una forte componente rivoluzionaria questo sì, una certa propensione per una poetica underground non di facciata, una paradossale frattura con il sistema, minato da una violenza strisciante che tende a giustificare se stesso, anche quando dovrebbe invece isolare e perseguire con più efficacia chi utilizza un potere anche minimo, o una divisa come in questo caso, per compiere veri e propri crimini, sopraffare e farla franca. Gli accenni alla cronaca sono numerosi, ma la storia si discosta da casi reali, per parlarci delle molteplici variabili del possibile. Emigrazione, disoccupazione, povertà, precarietà, centri sociali, manifestazioni, case popolari, rifiuto dello straniero, un nonno antifascista, tutto si dispiega sotto i nostri occhi con naturalezza, senza eccedere o santificare la figura del loser, ma conferendogli una sorta di dignità e di positività. Il nemico non sono le forze dell’ordine come istituzione, ma sono coloro che all’interno di questo sistema rinnegano la loro missione di proteggere e servire, tradendo in ultimo la loro umanità (purtroppo le guerre sporche tra polizia e antagonisti, con infiltrati e strumentalizzazioni varie sono all’ordine del giorno). E in questo scenario i nomi di Cucchi e Aldrovandi o l’accenno ai fatti del G8 non paiono fuori luogo, o peggio capziosi, ma contestualizzano una piaga sociale troppo spesso sottovalutata. E ben venga un noir a parlarne. Capitoli brevi, taglienti, poco adatti a una lettura superficiale e non partecipata, inserimento nel tessuto narrativo di testi di canzoni, (i cui titoli trovate in verticale a margine delle pagine o alla fine in una sorta di playlist), un idealismo ancora autentico, forte di valori autentici, personali, dolorosi, trasmessi nell’immediatezza da una scrittura essenziale, e a tratti dura, fanno di questo noir un’ opera originale e nel complesso interessante. Da leggere.

Matteo Di Giulio, scrittore, saggista e traduttore, vive a Milano, dove è nato nel 1976.
Critico cinematografico, ha collaborato con festival e riviste. È stato vicedirettore dell’Asian Film Festival di Roma. Nel 2008 ha curato il saggio Non è tempo di eroi. Il cinema di Johnnie To. Suoi articoli sono stati tradotti in inglese e cinese.
Ha pubblicato i romanzi La Milano d’acqua e sabbia (2009), finalista al Premio Belgioioso Giallo, e Quello che brucia non ritorna (2010). Suoi racconti sono apparsi su diverse antologie e su “Velvet – la Repubblica”.
Per Agenzia X ha curato la collana noir “Inchiostro rosso”. Ha fondato il portale Cuéntame, dedicato alla narrativa spagnola.
Il suo ultimo romanzo è I delitti delle sette virtù, finalista al Premio Carlo Oliva: un thriller storico uscito a settembre 2013 per Sperling & Kupfer e ristampato per le edicole da Fabbri nel 2015.

Source: inviato dall’autore, ringraziamo l’uffcio stampa Agenzia X.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Un’ intervista con Elena e Michela Martignoni

18 maggio 2016

index

E’ appena uscito il nuovo romanzo di Emilio Martini, Il mistero della gazza ladra nuovo capitolo della serie dedicata al commissario Bertè. Forse non tutti sanno che Emilio Martini è lo pseudonimo di due sorelle scrittrici, milanesi, Elena e Michela Martignoni. Oggi abbiamo l’occasione di conoscerle meglio. Seguiteci.

Benvenute su Liberidiscrivere. Inizierei con le presentazioni. Ognuna descriva l’altra, anche fisicamente.

Elena: Michela è estroversa, sensibile, abilissima pr, e soprattutto un vulcano d’idee, infatti la chiamo Leonarda (è nata il 15 aprile, come lui!) ed è pure un’inguaribile zuccona.

Michela: Elena è bugiarda! (scherzo…). Misurata nei gesti e nelle parole, è l’intellettuale del duo. Ha letto di tutto (ora addirittura testi e riviste di… fisica!). Precisione e cultura però non limitano la sua fantasia scoppiettante: a volte mi fa quasi paura, anche perché spesso è imprevedibile.
Fisicamente non ci assomigliamo, ma si vede che siamo sorelle e abbiamo la stessa voce.

Come vi siete avvicinate alla scrittura?

Siamo lettrici accanite fin dall’infanzia e ci siamo sempre cimentate nella scrittura, ma la volontà di farlo professionalmente è scattata vent’anni fa, dopo ‘l’incontro’ con i Borgia, protagonisti di cinque dei nostri romanzi.

I vantaggi e gli svantaggi di scrivere in coppia?

Non vediamo svantaggi, mentre i vantaggi sono molti; uno su tutti: imparare ad accettare le critiche e le prese di posizione dell’altra. Una lezione di umiltà che rende più ‘morbide’ e preparate di fronte agli inevitabili giudizi, non sempre positivi, di editori e lettori. In due poi possiamo lavorare ‘il doppio’.

Come vi dividete i compiti della stesura di un libro?

Intanto parliamo moltissimo tra noi, e nell’impossibilità di farlo de visu, ci telefoniamo (molto). Il primo passo infatti è l’invenzione della storia, la parte che ci diverte di più. Discutiamo a lungo, cambiamo spesso idea e smontiamo tutto, nomi dei personaggi compresi. Una volta stabilita la trama, la dividiamo in capitoli che ci suddividiamo. Questo sarebbe il metodo che ci siamo imposte, ma accade anche che Elena, improvvisamente inizi a scrivere a metà della storia e allora… cominciamo da lì. Insomma, prima regola: non ci sono regole, l’importante è che alla fine il prodotto ci soddisfi e i conti tornino, il che, soprattutto nel poliziesco, è la parte più difficile.

Il personaggio di Berté è un personaggio letterario, ma ispirato a uno sbirro in carne ed ossa, molto conosciuto a Milano. L’avete mai incontrato di persona? Che impressione vi ha fatto?

Il personaggio Gigi Berté non è la fotocopia perfetta del vero ispettore che ci ha ispirate, ma ha la sua stessa etica, il suo coraggio, la sua coda brizzolata e il suo amore per la buona tavola. Il ‘vero’ Gigi è per noi un amico e lo incontriamo sempre con grande piacere.

E’ da poco uscito Il mistero della gazza ladra. Un’ambientazione ligure per il vostro commissario. Come è nato il vostro interesse per la Liguria. E’ legato a ricordi di infanzia?

Da sempre frequentiamo la Liguria e quindi ne conosciamo il territorio e le dinamiche. È stato divertente spedire ‘in punizione’ il nostro commissario nel luogo dove passiamo le vacanze e immaginare il suo impatto con una realtà diversa da quella metropolitana. Ci piace immaginare Berté che si rilassa (o si infuria) passeggiando lungo la banchina del porto di… Lungariva, come facciamo anche noi.

Una commercialista viene uccisa in casa sua. Macabra la messinscena: un piede di porco, dei tarocchi, delle monete. Toccherà a Bertè intuire chi è il colpevole. A che tipo di noir vi ispirate? Quali autori vi hanno maggiormente influenzato?

Il nostro è un poliziesco piuttosto scanzonato, anche se trattiamo temi come il disagio sociale, le ossessioni, le diversità, il perbenismo. La connotazione prettamente noir invece si trova nei diversi racconti, scritti da Berté, inseriti all’interno dei romanzi. Prendiamo esempio e lezioni dai grandi scrittori, non solo noir; l’elenco dei loro nomi, e delle lezioni di stile che ci hanno impartito, sarebbe lunghissimo. Ne citiamo solo alcuni in un gran guazzabuglio: Manzoni, Maria Bellonci, Sandor Marai, Vargas Llosa, Garçia Marquez, Elisabeth Von Arnim, Simenon, Scerbanenco, ma sono solo alcuni tra i grandi autori che amiamo. C’è sempre da imparare dai classici, ma poi… bisogna cercare di andare oltre e inventare qualcosa di originale.

Datemi una vostra personale definizione di “noir”.

Noir è la parte deteriore del cuore umano. C’è chi riesce a dominarla o a sublimarla, chi no. Compito di chi scrive ‘di noir’ è portare all’attenzione di tutti il nero che vive in ognuno di noi per poterlo comprendere e governare.
Ci sono luoghi più ‘noir’ di altri. Le città in primis (ad esempio Milano e Torino), o appunto una località turistica descritta d’inverno, quando gli ombrelloni sono chiusi e le case deserte.
Infine il Noir come genere letterario non dà soluzioni o speranze. Semplicemente descrive, denuncia.
Un antidoto al noir presente nell’uomo? Natura, Cultura e Arte, in tutte le loro manifestazioni.

Ditevi una cosa che non vi siete mai dette prima. Senza ridere.

Tra noi non abbiamo segreti, ma se li rivelassimo… che ne sarebbe del mistero delle ‘sorelle noir’?

L’aneddoto più curioso della vostra carriera, il più insolito, imbarazzante o divertente?

Gli aneddoti più curiosi sono legati alle ricerche storiche (chi ha detto che la Storia è noiosa? Provate a fare ricerca e vedrete le risate!). Abbiamo incontrato personaggi straordinari e ci siamo spesso cacciate nei guai o in situazioni ridicole. In famiglia da anni ridono di noi perché quando viaggiamo per lavoro sembriamo ‘possedute’ e trascinate dall’entusiasmo perdiamo il buon senso. Ad esempio abbiamo girato tre volte intorno alla rocca di Senigallia cercandone l’ingresso (e chiedendo aiuto persino a turisti americani che ci guardavano straniti), provando a spingere con tutte le nostre forze una porticina di ferro murata da secoli… senza notare l’enorme ponte levatoio che portava all’ingresso. L’emozione a volte ci ottenebra i cervelli!

C’è un esordiente che vi ha particolarmente colpito? Quale consiglio gli dareste? Lo stesso che avreste voluto ricevere all’inizio delle vostre carriere.

Ragazza/o, continua a scrivere, anche se ti sembra che vada tutto storto e che nessuno si interessi al tuo lavoro; fallo per te, per quelli che credono in te, perché non ne puoi fare a meno… ma non farlo MAI copiando qualcuno, occhieggiando i generi di moda, o pensando ai soldi e al successo: rischieresti una grande delusione.

Avete mai litigato? Cosa avete fatto per fare pace?

Litighiamo quasi quotidianamente, ma solo per il ‘bene’ del testo. Finita la discussione, parliamo d’altro e… litighiamo d’altro.

A che libro state lavorando in questo momento?

Abbiamo mille progetti, ma il tempo per realizzarli scarseggia: la priorità comunque resta il sesto e ultimo episodio del commissario Berté, ma in contemporanea stiamo scrivendo uno storico, ambientato a Milano nel XV secolo, che da anni ci intriga (gli amici sono stanchi di sentircelo raccontare e mai realizzare).

Avete già scritto, o in futuro scriverete un romanzo da sole, non in coppia?

Sai che non ci abbiamo mai pensato? Non si può mai dire, però… anche i Beatles si sono divisi…

:: Regole Di Sangue – Scrivere Pulp Fiction – Sabato 14 maggio, incontro con Stefano Di Marino

8 maggio 2016

regole di sangue eventoFantasia, creatività, capacità di trasformare ogni stimolo in uno spunto narrativo. Voglia di raccontare sempre e comunque. Queste sono qualità innate, che si possono coltivare ma non apprendere se non si possiedono. Ma scrivere significa anche conoscere la tecnica e migliorarla con l’esercizio, la dedizione e la sperimentazione. Ci sono risvolti tecnici che possono essere insegnati e devono costantemente essere sottoposti ad aggiornamenti e miglioramenti. Il fulcro di questo incontro è appunto la trattazione di questi aspetti. Myamoto Musashi, spadaccino e pittore del 1600 nipponico, autore de Il Libro dei Cinque Anelli, un testo ancora oggi usato come viatico per manager, generali e artisti marziali, equiparava la figura del generale a quella del carpentiere e dello spadaccino. Credo che non sia un’esagerazione avvicinarla anche a quella del narratore. Un buon carpentiere, come un bravo generale, diceva, esercita un mestiere. Conosce i suoi strumenti e i materiali che impiega in modo di fare l’uso migliore di ogni attrezzo o risorsa a seconda delle situazioni. Ciò significa usare il legno più solido per le strutture portanti, quello più pregiato per le decorazioni e quello di minor qualità per correggere buchi e zeppe. Si presume che chi pratica una professione, quale che sia il suo livello innato di abilità, ne conosca gli aspetti anche più tecnici. Ciò significa praticare la Via della Spada, diceva Musashi. E questo vuol dire essere narratori, dico io. Prima di ogni altra cosa è necessario rendersi conto che, se esiste un lato più ‘alto’ dell’attività del narratore legato all’ispirazione e alla necessità di far partecipi gli altri delle proprie emozioni, ne esiste uno decisamente più tecnico. Per esercitare il mestiere dello storyteller è necessario applicarsi sia nelle attività puramente creative (che richiedono tecnica oltre che passione) anche in tutte quelle fasi che vanno dalla proposta del proprio lavoro alla promozione. Se non ci sentiamo di farlo e preferiamo restare chiusi nel nostro studio come in una torre d’avorio dove solo l’Arte è importante, è meglio che scriviamo per noi stessi. Soprattutto oggi, visto che le case editrici poco fanno per la promozione e la diffusione dei lavori dei loro autori. Salvo pochissimi casi, il narratore deve essere manager e ufficio stampa di se stesso. Usare la Rete e ogni altra occasione per proporsi al suo pubblico, farsi conoscere e apprezzare. Oltre a ciò, apprese le tecniche di scrittura e applicate alla propria creatività è necessario imporsi un’autodisciplina. Scrivere sempre, anche poco, costantemente, concentrarsi su progetti selezionati e portarli a termine. Tutte cose che, ad alcuni, possono sembrare restrizioni, addirittura attività poco gradite o antitetiche alla creazione. Purtroppo, l’attività di scrittore comporta anche una notevole aderenza alla realtà, capacità di superare ostacoli, non ultimo quello della frustrazione che è sempre in agguato. In pratica, scrivere non è un’attività mistica. Non credo a quegli autori che dicono di cominciare un romanzo come si entra in una nebbia e poi procedere a seconda di quello che suggerisce la Musa della Creatività. Tutto ciò è molto bello, persino accattivante da dirsi. Crea un’immagine idealizzata dell’autore, ma non corrisponde a verità. Scrivere è un lavoro come costruire sedie o fare il pane. Merita lo stesso rispetto e richiede il medesimo impegno. Mi irrito sempre un po’ quando qualcuno mi chiede: Come fai a scrivere così tanto? Come se alla mattina chiedessi al mio panettiere come fa a sfornare michette, pizze e focacce tutti i giorni. Mi alzo presto e comincio a lavorare. Ecco come faccio. L’idea che un testo più è lavorato nel tempo più è bello e valido artisticamente, è una finzione. Un po’ snobistica se vogliamo. Legata a quella visione della ‘letteratura alta’ che purtroppo affligge il mercato editoriale italiano che è stato ed è ancora dominato da editor e funzionari di formazione classica che privilegiano criteri crociani nella scelta dei testi. Come se, d’altro canto, adesso non imperassero regole di marketing che, al contrario, disdegnano il contenuto al di fuori di dogmi commerciali per cui il libro buono è quello che vende. Tra queste due deleterie tendenze il narratore deve mediare, districarsi per produrre un lavoro che sia al tempo stesso vendibile e non tradisca la sua ispirazione. È questo che hanno sempre fatto i narratori pulp.
E perciò questo è il tema di questo incontro, che è una guida alla scrittura creativa di genere. Questa non disdegna la qualità ma, anzi, l’abbina alla fruibilità da parte del lettore. Che vuol essere intrattenuto, emozionato, stimolato. In pratica, vuole che gli si racconti una bella storia. Le belle storie sono sempre una fusione di forma e contenuto. Raccontare il genere – quale che sia – significa appunto applicare la nostra fantasia a una tecnica che ci permetta di plasmarla in modo da renderla comprensibile e divertente per un pubblico vasto che non ci conosce personalmente ma con il quale è necessario stabilire un ponte, trovare affinità nei gusti e nei desideri.
Leggere è soddisfazione di bisogni psicologici. Scrivere il genere significa appagare tali bisogni. Giallo, thriller, spy-story, romance, fantascienza, fantasy, western, avventura, storico, erotico. I generi secondo un’etichetta commerciale e sottilmente dispregiativa. Barriere e formati stabiliti dalle reti di vendita per identificare prodotti a basso costo che, si suppone, ripetano sempre se stessi secondo formule care a un popolo di lettori ingenui. I ‘generi’, in realtà, sono molti di più e decisamente più intercambiabili e inclini a mescolarsi tra loro di quanto non si immagini. Soprattutto, sono una parte estremamente vitale della Narrativa Popolare sin dai suoi esordi.
I generi sono il campo d’azione specifico per chi legge questo manuale che è una guida a chi vuol cimentarsi con la scrittura creativa d’intrattenimento, ma anche una serie di spunti di riflessione per chi si qualifica semplicemente come ‘lettore’.
Perché il lettore forte, quello che sceglie e con il suo acquisto, alla lunga, influenza il mercato è quello che ha elaborato un giudizio personale. Il lettore che sa non solo dire cosa gli piace e cosa no, ma è anche in grado di sapersi spiegare il perché.
Il lettore, infine, che non si ferma alle piramidi di best seller esposte in libreria ma va a scartabellare negli scaffali divisi ‘ovviamente’ per genere alla ricerca del prodotto che lo soddisfa. Non si creano nuovi autori di qualità se non si coltivano i gusti dei lettori tra i quali una piccola, ma significativa percentuale, passerà dietro la tastiera con cognizione di causa.

Stefano Di Marino

REGOLE DI SANGUE- SCIRVERE PULP FICTION

Incontro con STEFANO DI MARINO

Sabato 14 maggio- ore 14,30

Sala delle associazioni di Milano via Marsala 8 (metrò Moscova)